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ORIGINI DEL MONDO MODERNO

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ORIGINI DEL MONDO MODERNO

446 d.C.: caduta dell’impero romano d’occidente a causa delle invasioni delle popolazioni del Nord-Est Europa. L’impero era una forza che manteneva coesi diversi paesi attraverso il commercio reciproco. Insieme con esso collassa anche il sistema stradale ed inizia una deurbanizzazione.

Questo processo è arrestato, anche se in parte, dalle invasioni islamiche, infatti, tramite la loro minaccia l’impero carolingio funse da polo attrattore per tenere unita l’Europa. Quest’unione risultò debole, perché non fu supportata da scambi di beni, inoltre ogni regione dell’impero decise di amministrarsi autonomamente, creando una forza centripeta sino alla definitiva rottura datata 877, da qui il sovrano non venn 111e41b e più considerato sacro, ma fu posto sullo stesso piano dei vassalli.




Ebbe luogo una grande frantumazione del potere, in special modo in Francia, caratterizzata da mancanza di economie di scambio e strutturata su un sistema concentrico dove il sovrano più forte difende quello più debole ricevendo in scambio favori, ciò dà vita ad una nuova pseudo-gerarchia ed ad un nuovo processo di riurbanizzazione.


Nel 1330 nascono le prime assemblee rappresentative, introdotte dalle popolazioni del Nord, come Vichinghi e Normanni.


SCHEMA PER LA COMPRENSIONE DELLA PROPRIA TENDENZA POLITICA


Per capire se si è progressisti o conservatori si può regolarsi con questo schema:


A

Fiducia nel potere                  


B

Fiducia nella società


Se si tende verso il punto A, si risulterà di destra, se si tende verso B la natura del nostro pensiero sarà di sinistra.


STATO ASSOLUTO

Il potere pretende di perseguire il benessere collettivo e della persona, si punta all’ampliamento delle ricchezze. Il sovrano cerca di staccarsi dai vassalli con l’istituzione di un esercito autonomo che non dipenda da essi, ma che fosse regolamentato dalla burocrazia. Il sistema burocratico inizia ad instaurarsi, ciò costituisce un preambolo alla gestione privatistica antica. I funzionari amministrativi perdono la loro carica a vita, carica che non viene comperata, ma affidata dal sovrano.



Per regolamentare e regolamentarsi viene inserita la consuetudine, che diviene prassi e qui si fonda il nucleo centrale delle istituzioni future. Si dà corpo anche ad un apparato fiscale che consente al sovrano di non appoggiarsi più ai vassalli.


-In Francia il sovrano svuota la nobiltà di poteri, poteri tolti anche agli stati generali, che per 175 anni non si riuniranno più. Essi comprimevano la borghesia, vero asse portante dell’economia.

-In Inghilterra, invece, la borghesia e i nobili si dividono in due camere. Da qui nasce il bicameralismo e grazie ad una fiorente economia di commercio, la camera dei lords (nobiltà) si atrofizza dando lustro a quella dei comuni (borghesia).


(PRINGEPS LEGIBUS SOLUTUS: il sovrano è sciolto dalle leggi, questo fatto non occorre mai, giacché il reggente non è al di sopra delle leggi, ma ne è anch’egli sottoposto.)


Durante lo stato assoluto esso assume la sua personalità giuridica, fatto che esenta l’Inghilterra, dove le persone giuridiche rimangono tre. Purtroppo lo stato assoluto non è ancora stabile perché sottovaluta la borghesia ed il popolo, quindi nel momento in cui essi si ribellano cercando la propria “felicità”, lo stato assoluto crolla. Questa ribellione fu portata dal rivalutarsi della figura umana e ciò corrode lo stato, che era abituato a considerare la borghesia ed il popolo incapaci di regolamentarsi in maniera autonoma.


Durante il 1600 in Inghilterra si prepara il futuro in maniera diversa, in quanto non avviene una rottura tra passato e presente, ma il passaggio risulta più graduale, poiché figure cancellate da altri stati continuano ad esistere. Ciò fu fonte di numerevoli critiche, prima tra tutte quella di Rosseau, che riteneva questo sistema pericoloso e controproducente. Il filosofo francese sostiene che l’uomo nasce libero. Libertà: autodeterminazione per la creazione dell’ordine sociale, l’individuo è in armonia e quindi libero quando anch’egli prende parte alla stesura delle leggi. Si partecipa con il criterio della maggioranza, la volontà popolare si esprime nella forza delle leggi, che devono essere generiche ed astratte. Se le persone non sono soddisfatte sono accettate la ribellione e la rivoluzione.




Durante il 1610 il giudice Hook affermò che vi erano dei limiti alle leggi del parlamento, poiché esistono leggi superiori ed i giudici hanno il potere di discutere ed adottare nel momento giusto. Questo non andava contro il parlamento, ma contro il re. Le idee espresse da Hook sbocceranno nella costituzione americana. Secondo il giudice inglese tutto si basa su leggi giusnaturalistiche, invece negli Stati uniti si pensa che i giudici siano la fonte del potere.


Alla fine del 1600 Locke scrive due trattati sulle fonti del diritto e dello stato, in cui lo stato è dominato dalla ragione (giusnaturalismo), egli attua uno studio di antropologia positiva.


Montesquiet afferma che chi ha il potere tende ad abusarne, quindi occore una barriera per limitarlo. Egli osserva l’Inghilterra, ma non si rende conto che già durante la pubblicazione de “Lo spirito delle leggi” è già nota la figura del primo ministro. Montesquiet fornisce una visione sociologizzata infatti accosta equilibrio interno ad equilibrio istituzionale, fornisce già la divisione dei poteri, ma a differenza di Locke aggiunge il potere giudiziario.


I giudici non danno interpretazioni delle leggi, ma sono semplicemente delle “bocche”, sono meri esecutori, non hanno volontà propria, ma devono giudicare secundum legem e non interpretando le leggi.

Il potere esecutivo va conferito al re, che funge da blocco, può dare ordini e può bloccare gli altri poteri per creare equilibrio là dove venisse a mancare.


Ad attuare la divisione dei poteri ci pensano le prime costituzioni francesi dopo la rivoluzione francese, in precedenza già gli USA avevano applicato queste divisioni (1797) ed avevano voluto un presidente che si ponesse come figura antitetica al re. Questo sistema di divisione dei poteri è tutt’ora operante in America, poiché l’economia è forte e la società sostanzialmente rimane stabile, condizionata dalla paralisi dei poteri.



In alcuni paesi, però, la divisione dei poteri è respinta, essi sono gli stati socialisti e totalitari, ciò succede perché in loro il potere è mitizzato e le dialettiche paralizzanti sono accantonate.


Nel mondo moderno cade il mito della centralità della legge, auspicata da Rosseau, secondo il quale gli unici limiti della legge erano rappresentati da quelli naturali (es. “tramutar l’uomo in donna”). Non esistendo limiti attraverso le leggi si poteva fare ogni cosa, ciò comportava una supremazia schiacciante della maggioranza sulla minoranza, infatti, i primi schiacciavano i secondi legiferando a loro piacimento.

Per limitare ciò naque un nuovo limite: la corte costituzionale, che fu eletta garante delle leggi.


Nel nostro secolo nascono i partiti di massa e si fa più evidente la figura di uno stato astensionista, questo indusse ad un cambiamento, catalizzatosi nella normativizzazione della società. Ciò occorre anche ai giorni nostri e ci si sta movendo verso uno spostamento delle stesure verso il legislativo e l’esecutivo.

Entra in crisi la divisione dei poteri ed emerge la funzione d’indirizzo politico, quello che prima veniva considerato potere esecutivo (governo) diviene indirizzo, da qui il cambiamento dello stato astensionista in stato interventista, perché ora può intervenire anche sui diritti sociali, diritti considerati da molti non risiedenti sul piano legislativo, come in Francia dove essi figurano come preambolo alla costituzione.








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