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DEMOCRATIZZAZIONE DELL’EST EUROPA

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DEMOCRATIZZAZIONE DELL’EST EUROPA

Una data molto importante è il 1989, la democratizzazione è graduale ed è anche l’unica scelta che possono fare.

Tale processo non è rapido e occorre 10 anni di preparazione sotterranea.

Il processo si dissemina nei seguenti paesi:

Polonia,

Ungheria,

Cecoslovacchia,

Romania,

Bulgaria,

non ha preso la Germania orientale.



Iniziato in Polonia con il movimento Solidarnosh, si è stabilizzato in 10 mesi a differenza dell’Ungheria che ha richiesto poche settimane.

Le manifestazioni a Bucarest e tutte le televisioni del mondo l’hanno rappresentato come un evento drammatico.

Questo processo ha durato diverse: per la Cecoslovacchia 10 settimane, per la Romania e Bulgaria ha lo sbocco con la rivoluzione (10 ore) e non hanno avuto un’esperienza democratica.

La Rivoluzione di velluto si è realizzata nei paesi civilizzati.

Vi sono alcune realtà come la Bulgaria che era sotto un regime totalitario a differenza d’altri paesi più liberi, sotto regime autoritari come la Polonia che aveva uno spazio di libertà civica maggiore rispetto alla Bulgaria.

La differenza tra la Polonia e l’Ungheria è che la prima è stata organizzata con personalità politiche forti come Solidarnosh e Valesa, mentre per l’Ungheria vi fu una rivoluzione tecnocratica.

La situazione della Germania Orientale è diversa in quanto vi è contemporaneamente un processo d’unione; senza un certo dialogo si giungerà alla democratizzazione di un paese.

Nel 1968 vi è stato il primo evento di democratizzazione: la primavera di Praga dopo di ciò si è creato un sistema di controllo forte, come in Cecoslovacchia, il sistema schiacciò l’opinione di modo tale che nessuno si volesse pronunciare.

Esistono delle tradizioni storiche diverse come la Cecoslovacchia prima della II guerra mondiale, Praga era l’ombelico culturale non indifferente.

Dopo la II guerra mondiale, vi fu la scissione tra la Repubblica Ceca e quella Slovacchia, dove quest’ultima i comunisti salirono al potere grazie alle elezioni e addirittura chiesero di essere inglobati nella Russia come XVI nazione.

Le strutture preesistenti, anche se largamente distrutte, diedero un impulso allo sviluppo mentre le regioni del Sud ebbero maggiori problemi.

Esiste difficoltà nella Slovacchia nella stabilizzazione della democrazia a differenza degli altri paesi che l’hanno già raggiunta.

Dopo il patto di Varsavia, la Repubblica di Slovacchia in particolare Vesa, il leader del partito di maggioranza provò ad istituire una dittatura; il comunismo non ha carattere tendogini in queste società imposti dall’esterno quindi hanno sempre cercato di eliminarli.


ESPERIENZA DI TRAN 141h77b SIZIONE DELL’URSS

Due anni dopo la caduta di Berlino ha inizio il processo nelle Repubbliche Baltiche.

I paesi Baltici hanno tutt’ora le condizioni migliori anche se prima facevano parte dell’URSS; essi hanno cultura e lingua simile a quella scandinava.

La Polonia ha avuto nel periodo del potere polacco-littuano un momento di potenza ed ebbe un canale privilegiato con i paesi del Nord.

Comunque con l’apertura verso Occidente anche la produzione industriale crebbe passando da una produzione componentistica ad una produzione completa.

La dittatura di Stanlin fu particolarmente dura e repressiva.

Transizione del Sud della Russia (Georgia) è avvenuta con strascichi dolorosissimi.

In particolare modo la situazione è complessa anche la Bielorussia dove si è passati da una dittatura comunista ad una personale e Ucraina, dove vi sono stati dei conflitti sanguinosi con la Polonia.

Le condizioni di partenza sono accessibili in particolare modo per la Slovenia è stato facile perché aveva una cultura già democratizzata a differenza delle altre zone della exJugoslavia.

Si hanno tre fasi del processo:

-1 preparatoria, la più lunga è stato quella della Polonia (10 anni 1988-98) Ungheria (10 mesi dall’estate 1988 alla primavera 1989).

Altri paesi del Sud non hanno avuto una fase preparatoria avendo così un passaggio brusco.Vi sono quattro paesi che hanno tutte le caratteristiche di società consolidate aspettando sul marciapiede l’autobus europeo.

-2 trasformazione passaggio alla democrazia,

-3 consolidamento dell’istituzioni.

La transizione polacca è data anche dal partito: ala riformista (che vinse nel 1988 che è all’opposizione) ed ala conservatrice.

Il sistema delle tavole rotonde è tipico dei paesi democratizzati ed è la forma tipica di mediazione.

NASCITA DEGLI USA

Dal 1756-63 vi è la guerra franco-indiana, vicenda nord-americana della guerra dei sette anni.

Il rapido sviluppo demografico ed economico delle 13 colonie contribuisce a dare ai loro abitanti una nuova coscienza di sé come popolo distinto.

La pretesa degli inglesi di volgere la produzione e i commerci coloniali a proprio esclusivo vantaggio, attraverso una politica fiscale d’espansione, i poteri di veto e d’intervento attribuiti ai governatori (al re ed al primo ministro) e gli ostacoli frapposti all’espansione verso ovest provocano un crescente malcontento.

La guerra dei sette anni, eliminando la presenza francese nel Canada e nella Louisiana, solleva le 13 colonie da una minaccia che rendeva necessaria la protezione della madrepatria. Il governo inglese intende d’altra parte costringere le colonie a contribuire alle spese della difesa imperiale.

Gli americani si rifiutarono di farlo, in base alle tesi che per essere legittima la tassazione deve essere votata dai rappresentanti dei sudditi.

1773 Boston tea party un gruppo di patrioti travestiti da indiani salì a bordo di una nave in attesa di scaricare la sua merce nel porto di Boston e gettò in acqua tutto il carico di the da essa trasportato, con ciò ha inizio la fase delle ostilità aperte tra le 13 colonie e la madrepatria.

Il 4 luglio 1776 fu approvata la dichiarazione d’indipendenza da parte delle 13 colonie nordamericane, (linguaggio cartesiano di Locke), che proclamava il diritto degli americani a darsi un nuovo governo sulla base dell’uguaglianza naturale tra tutti gli uomini e del diritto inalienabile di ognuno alla vita, alla libertà ed alla ricerca della felicità; la concezione giusnaturalistiche è rimossa; conclusero fra loro una Confederazione che deliberata mediante l’approvazione dei c.d. articoli di Confederazione dal Congresso Continentale.

Molti stati si dotano di una Costituzione.

Gli articoli di Confederazione” votati nel 1777 lasciavano in pratica al Congresso solo la politica estera e la difesa, mentre tutti gli altri poteri erano prerogativa dei singoli Stati che mantenevano una certa autonomia e indipendenza.



La “convenzione di Philadelfia” (1787) alla quale tutti gli Stati inviarono i propri delegati fu un passo verso l’ammodernamento.


Tale convenzione portò a due modelli:

Modello bicamerale, del quale n’è un esempio la Virginia con un potere statale forte;

Modello monocamerale, del quale n’è un esempio il New Jersey con un potere statale molto debole.


LA FRANCIA

Ebbe un periodo d’instabilità istituzionale dopo la rivoluzione francese del 1789.

Il conflitto era focalizzato, non solo sull’acquisizione del potere ma anche per modificare la forma istituzionale del medesimo, tale problema fu risolto durante la V repubblica negli anni ’70.

Dal 1789 ad oggi la Francia ha avuto ben 17 costituzioni e cinque repubbliche (6 se si considerano anche quelle di brevissima durata).

Una costante è il conflitto tra il mondo delle campagne, conservatore, e quell’urbano, Parigi.

Un’altra costante è rappresentata dallo spirito repubblicano, volto al legislativo, e dallo spirito conservatore, volto all’esecutivo.

Dal 1812, Luigi XVIII fu invitato dal Senato ad occupare il trono di Francia in conformità ad una nuova Costituzione ispirata al modello inglese ed al principio della sovranità popolare (doveva essere espressione dell’Ancien regime).

Il sovrano tenne per se il potere di veto e le c.d. ordinanze d’emergenza, canali preferenziali con i quali il monarca poteva scalzare il Parlamento per prevenire insurrezioni (Rivoluzione francese docet).

L’ordinamento funziona in modo squilibrato, soprattutto, con Carlo X che era autoritario e volle restaurare la monarchia assoluta scontrandosi con il Parlamento che era di stampo liberale con connotazione bicamerale costituito da una camera Alta (regia) ed una camera Bassa (con sistema oligarchico).

Gli attriti con il Parlamento si focalizzarono nel 1830, anno in cui il sovrano emanò tre ordinanze d’emergenza: modificò la composizione del parlamento, lo sciolse e mise una censura sulla stampa.

L’insurrezione non si fece attendere e Carlo X venne sostituito da Luigi Filippo D’Orleans.

Il nuovo sovrano sperimentò una nuova Costituzione che prevedeva un sistema.           

Il Parlamento ebbe natura bicamerale con egemonia borghese, questa situazione terminerà nel 1848, anno dei moti, le nuove correnti di pensiero si schierano contro questa forma Parlamentare, per sedare le masse il governo decise un allargamento del voto, ma la manovra non riuscì, bloccata dalle campagne conservatrici.

Dopo i moti quarantottini, la Francia scelse la forma di governo repubblicana con sistema presidenziale ispirandosi al modello americano.

Nella Costituzione del 1781 sussistevano già il sistema parlamentare monocamerale che durava in carica tre anni ed il Presidente eletto dal popolo ogni quattro anni; in un articolo veniva affermato che la Repubblica si fonda sul lavoro, concetto ripreso dalla Costituzione italiana.

La Costituzione del 1848 fallì dopo tre anni a causa di Napoleone III, il quale si sentiva minacciato da essa in quanto secondo la Costituzione vigente il Presidente non era rieleggibile, ciò avrebbe impedito la sua ascesa come uomo forte.

Nel 1851 Napoleone III si proclama Imperatore dei francesi, esperienza anch’essa di breve durata terminata per cause esterne: sconfitta contro la Germania.


III REPUBBLICA

Nacque nel 1875, da tre leggi costituzionali che definivano i rapporti tra i poteri; essa interruppe l’instabilità per ben 65 anni sino a quando la Germania invase la Francia durante il secondo conflitto mondiale, fase che portò alla repubblica di Vichy.

A fare questa terza repubblica sono i monarchici, essi si presentarono divisi in due schieramenti resi antitetici dalla scelta del nuovo sovrano e dei simboli che dovevano apparire sulla bandiera. Le divergenze vennero appianate e nacque una repubblica in cui il potere del sovrano è limitato dal Parlamento, ma non tutto funzionò sin dall’inizio infatti il primo presidente, cercò, con un colpo di mano di prendere il potere. Dopo aver sciolto il parlamento, istituì delle elezioni in cui non riuscì ad ottenere la maggioranza, a questo punto dovette effettuare una scelta che si trova tutto oggi nella V Repubblica: “andarsene o sottomettersi”, egli scelse la seconda ipotesi e quindi si passò ad una forma di Stato che vedeva il Capo dello Stato come una specie di gran cerimoniere.

La III Repubblica ebbe un Parlamento bicamerale: una Camera veniva eletta con il maggioritario a due turni senza sbarramenti (al secondo turno si poteva presentare chiunque), con questo sistema si favorì la bipolarizzazione non stabilizzata, i senatori, al contrario, erano eletti con voto indiretto dei Notabili.

Dal 1879 al 1914, i Governi duravano in media sei mesi, fatto portato dal concetto inversamente proporzionale espresso in: instabilità di governo conduce a stabilità delle istituzioni, i governi quindi svolgevano la funzione di valvola di sfogo, con le loro cadute salvavano la Costituzione.


IV REPUBBLICA

Dopo la parentesi bellica si ritorna con un governo retto dalla sinistra antifascista; solo Lord Mumm si discostò dalle idee troppo radicali del suo partito, affermando che “democrazia e parlamentarismo sono indivisibili”, tale affermazione intendeva portare ad un sistema presidenziale.

Nel periodo postbellico la sinistra varò una nuova costituzione solamente con i propri partiti: socialista e comunista (51%).

Questa Costituzione cadde nel 1946, perché per il popolo francese le Costituzioni dovevano essere approvate per referendum.

Si afferma un sistema elettorale proporzionale che sposta il baricentro dal bipolarismo al multipartitismo.

Anche nella IV Repubblica i governi furono lampo: in 12 anni più di 27.

Il sistema si basa su un modello proporzionale costituzionalizzato, retto da un sistema di provvedimenti e di mezzi disfunzionali che favoriscono la disgregazione, per ovviare a ciò nel 1951 venne approvato un piano correttivo in senso maggioritario (in Italia copiato e definito come “ legge truffa”).

Nella IV Repubblica il capo di Stato presiede il Consiglio dei ministri, la fiducia è rivolta solo verso il Presidente e non verso il Parlamento; l’investitura è al solo primo ministro.

Il sistema è caratterizzato dallo scarsissimo uso del voto di sfiducia e da molte crisi extra parlamentari, ciò portò ad una crescita dei due partiti estremisti che minacciavano la democrazia del paese.



La situazione Algerina precipita, la Corsica si ribella, la guerra civile è alle porte e per questo viene richiamato al governo il generale De Gaulle, che era stato emarginato dalle forze della IV Repubblica.

Egli creò un nuovo partito di massa, le sinistre sentendosi minacciate vennero finanziate dalla Russia in questo modo il partito di De Gaulle collassò sotto i colpi dei partiti filorussi.


V REPUBBLICA

Ad essa si arriva attraverso De Gaulle che tentò di rafforzare il potere del Capo dello Stato, piano appoggiato dagli uomini di potere della IV Repubblica e dagli ex-primi ministri.

Nella V Repubblica non esiste la proporzionale, ma il sistema è ancora parlamentare.

De Gaulle aspirava alla creazione dell’uomo forte e per fare ciò non lesinò accordi sia a destra sia a sinistra nello schieramento creando così un potere centrale di larga maggioranza, a rafforzare queste idee subentrò anche Debré, il quale aspirava al bipartitismo con il maggioritario secco sul modello inglese e rafforzare la figura del primo ministro.

De Gaulle teme il bipartitismo poiché creduta soglia dell’insurrezione e della guerra civile, per questo motivo studia un sistema particolare: il maggioritario uninominale con sbarramento a due turni.

Il Capo dello Stato deve essere una sorta di freno posto alle forze politiche che altrimenti si distruggerebbero.

Con De Gaulle si passa dal multipartitismo frammentato a multipartitismo moderato, questo processo è molto duro per la Francia ed ha contraccolpi traumatici, infatti,

De Gaulle nel 1961 fu costretto i suoi poteri speciali, che egli stesso aveva inserito come legge, riuscendo in ciò perché egli poteva fare tutto tranne sciogliere il Parlamento.

Egli realizzò un principato plebiscitario grazie all’uso massacrante del referendum, (ciò riporta alla concezione di Weimar), in questo modo egli scalzò il Parlamento e lanciò l’idea di Presidente come arbitro tra i poteri.

Egli rimase al potere fino al 1969 quando il popolo si ribellò rifiutando il referendum abrogativo del senato, ultimo freno al potere presidenziale che venne usato come arma di ricatto dal 1958.

De Gaulle cadde e fu allontanato dai partiti gollisti perché reo di spaccare le nuove generazioni.

Prima delle sue dimissioni De Gaulle attraverso il referendum riesce a far approvare l’elezione diretta del popolo del Presidente della Repubblica (se nessuno dei due partiti ha la maggioranza si ricorre al ballottaggio ovvero scontro tra destra e sinistra), nel 1962, nel 1965 De Gaulle si candida pensando in un plebiscito ma il popolo lo infama mandandolo al ballottaggio, vinto da lui, grazie all’appoggio del partito creato da Pompidou dotato di una struttura forte, considerato un pilastro presidenziale.

Nasce il sistema semipresidenziale sull’onda di De Gaulle ed il presidente presiede il Consiglio dei ministri.

Gli altri partiti seguirono l’esempio di De Gaulle fondando movimenti politici comparabili al partito di quest’ultimo.

Nel 1971 Mitterand, uomo della sinistra, si fece federatore del cosmo in cui si erano frammentati i partiti progressisti nella IV Repubblica, ricomponendoli presentando alle lezioni un partito forte con un leader forte, la sua politica fu riassunta in una sua stessa parola: “Autogestione”.

Il sistema si stringe attorno ai due partiti presidenzializzati creati con un solo fine, condurre alla presidenza i loro leader.

A sostituire De Gaulle si presentò Pompidou che ereditò un partito gerarchico forte basato sul mito del suo predecessore, De Gaulle lasciò un potere forte ma il sistema mutò da un potere plebiscitario ad un presidenzialismo retto dal partito.

De Gaulle dotò la Francia di un armamento nucleare atto a conferire prestigio ed a rafforzare la sua posizione di Presidente.

In politica estera ed in politica interna attuò un dualismo: per il primo condusse una linea di sinistra mentre per il secondo una linea di centro-destra.

Nel 1974, muore il già malato Pompidou e vennero indette nuove elezioni, in cui Chirac indusse allo scontro una parte dei gollisti contro il resto del partito, ciò provocò confusione nell’elettorato che fu indotto a votare per il centro, grazie a questa manovra i partiti gollisti persero la leadership a favore del centro che nominò Chirac suo nuovo primo ministro creando un sistema di dominio nei confronti del legislativo.

Nella V Repubblica fu spesso attuato il sistema del settennato: chi avesse favorito la vittoria di un partito sugli altri avrebbe ottenuto un posto di rilievo o da primo ministro all’interno dello stesso.

Dopo il 1974 il Presidente diviene ago della bilancia dei poteri, egli non controlla più il partito principale, ma si fa promotore del Parlamentarismo legalizzato.

Durante gli anni ’70 si sviluppa il partito socialista, nato nel 1971, organizzato attorno ad un leader, esso si schiera in maniera antitetica rispetto al partito gollista, del quale diventa principale avversario.

Nel 1981 si realizza l’alternanza, il potere passa da centro-destra a sinistra che ottiene anche la maggioranza assoluta in Parlamento.

Il partito socialista pur essendo forte conserva in sè numerose fratture, quindi i meccanismi del parlamentarismo vengono sfruttati da Mitterand contro la sua maggioranza per tenerla a freno,questo sistema funziona anche con maggioranze molte frammentate perché non tocca al governo ma all’opposizione votare contro a maggioranza assoluta entro 24 ore.

L’articolo 49 comma 3 venne usato nel 1985 da Mitterand per fare approvare la proporzionale, con questa macchinazione il Presidente francese intende scalzare il partito di Lepen dalla destra, erodendo quindi voti a quello schieramento.

Il piano di Mitterand non funziona e nel 1986 le elezioni sono vinte dalla destra, quindi Mitterand entra in una fase di governo caratterizzata dalla coabitazione con Chirac, sistema attuato a causa dello spostamento di baricentro del Parlamento onde evitare uno scontro duro con il partito neoeletto al governo.

Nel 1988 alle presidenziali Mitterand vince, infatti, rifiutando lo scontro frontale ma usando malizie rinascimentali riesce ad attirare su di sé il favore degli elettori, Chiraq, invece viene sconfitto per i suoi modi non propriamente diplomatici.

Il centro-destra reintroduce il maggioritario, che da questo momento si conserverà inalterato. Mitterand sciolse il Parlamento e portò il suo partito alla vittoria senza aver ottenuto la maggioranza assoluta; il partito socialista governerà sino al ’93 attraverso i meccanismi parlamentari.



Nel 1993 il centro-destra vince le elezioni, ritornando così ad una coabitazione: Mitterand- Paladois, il primo risulta essere più debole e fa trarre profitto al centro-destra dalla coabitazione, infatti, al Presidente competono i settori di politica estera e militare mentre al Primo ministro i restanti.

Nel 1995 il centro-destra vince l’elezioni e porta alla presidenza Chirac, che nel 1997 scioglie l’assemblea a causa della competizione sorta tra il Presidente ed il partito, che però non riesce ad aggiudicarsi le elezioni, riportando così il sistema ad una nuova coabitazione.

Mentre le prime due coabitazioni durano solamente 2 anni, quest’ultima probabilmente si estenderà per una intera legislatura.

Si è pensato di ridurre il mandato del Presidente da sette a cinque anni per renderlo più partecipe alla vita politica, su questo pensiero De Gaulle rimase sempre molto scettico. 


PROCESSO DI DEMOCRATIZZAZIONE DEI PAESI AFRICANI

Questi stati hanno tentato di raggiungere un progetto istituzionale attraverso diversi periodi riassumibili in quattro cicli istituzionali:

-1° ciclo: viene elaborato dalle potenze coloniali

-2° ciclo: si mantengono le basi del primo, ma si aggiungono altri elementi ed il potere viene accentrato

-3° ciclo: il metodo costituzionale viene abbandonato focalizzandosi sul socialismo

-4° ciclo: il socialismo si radica definitivamente.


In molti stati il processo di laicizzazione dello stato è marginale, inquest’ottica vi sono paesi di stampo islamico che, rifiutando il sistema occidentale, si sono affidati a leader carismatici come ad es. Algeria e Sudan. In alcuni stati a stampo teocratico, la religione è parte integrante delle costituzioni, là dove esse eistano, in altri ordinamenti, per contro, religione e costituzione vengono messe su due piani diversi, scindendo così gli insegnamenti di fede dalle norme costituzionali, i sistemi elettorali sono ordinati non per linee geografiche, ma per orientamenti etinici-religiosi.

Le costituzioni vengono edificate principalmente su due modelli quello Inglese e Francese, poiché questi due paesi hanno lasciato forti impronte dovute alla loro forte pressione coloniale.

In quest’ottica, i poteri vengono divisi nelle forme classiche di legislativo, esecutivo e giudiziario; secondo il modello francese la nomina dei giudici ed i ministeri a loro attribuiti sono sanciti direttamente nella costituzione, a differenza del modello inglese in cui queste figure sono considerate fonte di diritto e quindi non inserite nella costituzione, inoltre hanno scarsi contatti con il governo.


In questo panorama emerge un paese, il Sud Africa, in cui si può scorgere un ulteriore problema oltre a quelli presenti in tutto il continente: il conflitto storico tra i colonizzatori bianchi e gli indigeni di colore. In questo paese ai primi del xx secolo l’impostazione del territorio ere simile a quella del west americano, in cui si applicava il government system.

Nel periodo che va dal 1926 al 1931 l’Inghilterra concesse l’indipendenza a questa sua colonia, ciò ricadeva nel piano di decolonizzazione votato dal parlamento d’oltremanica. Questo processo non fu rapido ed indolore, ma portò con sé profonde fratture e periodi di crisi, una delle fasi più calde va ricercata nel II dopoguerra con la comparsa dell’apartheid, infatti il Sud Africa divenne una repubblica, ma lo stampo della sua costituzione risultò quantomeno xenofobo e razzista. A modificare tutto ciò non giocava certo a favore la presenza totalitaria di bianchi nel parlamento,basato sulla bicamerale, tra i cui membri veniva eletto il presidente.

Il 1966 fu un anno di svolta, in quanto naque il partito di opposizione nera che catalizzò in sé l’urlo di protesta di un intero popolo.

Durante il 1989 il presidente Bota si ritira, poiché affetto da una grave malattia, da qui inizia un processo di apertura dei bianchi verso i neri, varco aperto da De Clair, presidente che per le sue aderenze con la popolazione nera venne additato come traditore dai bianchi, ma malvisto anche dai neri a causa della sua provenienza sociale altolocata.

Nei primi anni ’90 si inizia l’elaborazione di una nuova costituzione, che verrà in seguito approvata provvisoriamente nel 1993 ed in fine definitivamente nel 1996, l’innovazione portata da questo nuovo corpo di leggi va ricercato nel fatto che esse non erano più basate su fondo raziale.


In alcuni paesi africani si è verificato un passaggio dal pluripartitismo al partito unico di stampo dittatoriale-sovietico attraverso colpi di stato militari, questi governi, appoggiati dal partito unico, risultano forti anch’essi. In questi ordinamenti il ruolo del partito e dello stato coincidono, seguendo quelle che sono idee di stampo marxista, il potere risulta essere centralizzato, ciò è dato dal rifiuto economico liberale, le società locali non sempre risultano essere compatibili con le nuove idee di concezione liberale, inoltre le costituzioni africane non sempre tutelano i diritti umani. Questa situazione ebbe trend positivo in special modo durante gli anni ’60, periodo di forte decolonizzazione africana che scatena numerosi e violenti scontri interni fomentati principalmente dalla guerra fredda, infatti, i blocchi Est e Ovest erano molto interessati dalle risorse del sottosuolo africano. Ad avere più presa risultò il blocco orientale, in questi anni furono scritte numerose costituzioni-bilancio d’ispirazione sovietica. Questa fase transitoria portò ad una maggiore costituzionalizzazione di questi paesi, spostando l’ago della bilancia verso forme di governo più democratiche.


DEMOCRATIZZAZIONE NEI PAESI FRANCOFONI

Nel 1990 Mitterand organizzò una convention convocando 15 stati africani per discutere un modello costituzionale accomunabile a tutti i paesi del continente, soluzione già ventilata nel 1972.



DEMOCRATIZZAZIONE DEI PAESI DI LINGUA PORTOGHESE

Questi paesi sono i precursori dell’indipendenza africana, ottenendola già negli anni che vanno tra il 1860 ed il 1875, ottenuta però a caro prezzo, infatti, vi furono scontri di natura politico-militare dettati più da interessi finanziari, poiché il sottosuolo di questi paesi risulta essere ricco di materiali preziosi, che non da un reale bisogno di libertà. Erroneamente si fu indotti a pensare che dopo l’indipendenza questi paesi avrebbero raggiunto un nuovo benessere economico, ma questo non occorse a causa della corruzione dilagante e del corporativismo.







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