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DEMOCRAZIA

politica




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DEMOCRAZIA

Con essa s’intende descrivere quella forma di Stato che tenta di identificare i governanti con la volontà dei votanti.


La democrazia può essere:

-Diretta: lo erano la democrazia svizzera e greca arcaica, caduta quasi in disuso, oggi si sta riaffacciando sulla scena mondiale grazie alle nuove tecnologie che permettono la virtuale presenza ovunque. Essa non è necessariamente un bene, perché potrebbe portare all’“uomo forte”, che catalizzando attorno a sé i voti potrebbe assurgersi a leader rendendo la democrazia plebiscitaria. Un retaggio della democrazia diretta è il referendum.

-Rappresentativa: forma più moderna ed agile, è caratterizzata dall’eleggibilità del parlamento, le figure dei giudici possono o meno essere elette dal popolo.




La democrazia è un sistema basato sul governo della maggioranza, nel rispetto dei diritti delle minoranze. Se una società è troppo omogenea o disomogenea si rischia di far saltare l’equilibrio che intercorre tra maggioranza ed opposizione. In questo secolo si è passati da un equilibrio sincronico ad uno diacronico, il primo è caratterizzato da un bilanciamento dei poteri, mentre nel secondo viene applicata la cosiddetta “oscillazione del pendolo” che alterna periodi di governo da una parte all’altra dello schieramento, mantenendo l’ordine.


In tempi moderni le norme costituzionali diventano armi per la conquista del potere, mentre nel 19° secolo garantivano il potere. Per arginare questo fenomeno occorsero nuovi strumenti per tutelare la stabilita, mezzi trovati nella rigidità costituzionale, ciò garantisce che le regole del gioco siano uguali per tutti e superiori alle singole volontà dei giocatori. Si è creato un sistema che rendesse più ostico la modifica della costituzione, sistema che prevede il coinvolgimento delle minoranze.


Governo ombra: nell’ottica della maggioranza si crea un’opposizione che si coalizza in un governo ombra, organo speculare al governo ufficiale, composto da una commissione in seno all’opposizione che osserva il governo ufficiale, questa forma di controllo non è attuata in Italia perché deficitari di bipolarismo.


FORME DI GOVERNO

Le classificazioni più antiche risultano oggi desuete perché non rappresentano più le odierne realtà. Le forme di governo erano considerate i sistemi di divisione, separazione e unione dei poteri, oggi ciò appare una classificazione anatomica dei sistemi. In questo secolo sì c’è focalizzati principalmente sull’indirizzo politico del potere esecutivo e legislativo, poteri che si stanno lentamente accorpando.



I sistemi si dividono in:

1) Presidenziali,

2) Parlamentari

3) Semipresidenziali

4) Direttoriali

5) Costituzionale puro


COSTITUZIONALE PURO

È un sistema monarchico con divisione dei poteri, che sono amministrati dal sovrano e dai suoi ministri, ma è il re ad avere in mano la sanzione e quindi il potere. Il Cancellierato si pone come via di mezzo, poiché la figura del cancelliere è eletta a tramite tra Re e ministri. I governi costituzionali puri sono sorti pressoché ovunque, infatti, si possono considerare come una forma di transizione verso i governi parlamentari.


PRESIDENZIALE

Si attua quando il costituzionale puro è collocato in ambiente parlamentare, in esso vi è una netta divisione dei poteri, la figura del presidente ha carattere esecutivo ed è staccata nettamente dal parlamento con ambiti legislativi. Nessuno dei due può interferire con l’altro. Questa forma di governo nel 19° secolo veniva interpretata più in maniera congressuale, in altre parole il centro del potere risultava il parlamento al contrario di ciò che succede oggi. Questo sistema venne copiato in America latina, sommandovi elementi che portarono ad una degenerazione del sistema detto presidenzialismo. Anche in Europa si tentò il trapianto del sistema, ma naufragò miseramente, perché in Francia durante la II Repubblica, un nipote di Napoleone venne eletto presidente, ma con un colpo di stato si elesse Napoleone III, disgregando la fiducia in questo sistema.



Negli Stati Uniti i sette articoli della Costituzione federale del 1787 sono rispettivamente dedicati ai Poteri: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario rappresentano il testo del più antico documento costituzionale ancora in vigore.

Inoltre, esso si presenta come una costituzione rigida, modificabile solo con appositi emendamenti, richiedenti un complesso procedimento di formazione in cui intervengono anche gli Stati- membri, mentre l’autorità giudiziaria può non applicare le leggi ordinarie con esso contrastanti (c.d. controllo giurisdizionale di costituzionalità delle leggi).

I poteri devono essere divisi e l’obiettivo è difendere i cittadini dal potere così come per gli Stati dalla Federazione; quest’ultima non deve essere troppo forte.

Secondo la visione illuministica, la Costituzione è espressione del contratto sociale, inoltre la Costituzione americana fu rettificata nel 1788-89.

Nella guerra di secessione, gli Stati del Nord vinsero contro quelli del Sud, tale fase si concluse definitivamente negli anni ’50.

Nel 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese.

La Costituzione americana prevedeva la possibilità di introdurre emendamenti al testo: i primi 10 emendamenti, votati nel 1791, consistettero in una specie di dichiarazione dei diritti individuali dei cittadini americani.

Alla corte suprema era attribuita una giurisdizione estesa a “tutti i casi, di diritto e d’equità”.

La funzione legislativa è stata attribuita ad un congresso bicamerale formato da una Camera dei Rappresentanti e da un Senato di 100 membri; i deputati sono eletti per due anni in altrettanti collegi uninominali mentre i senatori sono eletti per sei anni dagli elettori dei singoli Stati membri.



Il senato si rinnova per un terzo ogni due anni.

Le leggi elettorali sono leggi statali cioè di competenza dello Stato.

La prima camera ha un ruolo dominante rispetto all’altra; anche se vi è un bicameralismo paritario nella progettazione delle leggi.


Il congresso ha i suoi organi che possono essere:

  1. le commissioni parlamentari (22 per la camera e 16 al senato);
  2. le commissioni di difesa.

DIRETTORIALE

Quando si pensa a questa forma di governo ci si riferisce immediatamente alla Svizzera, il nome direttorio venne prelevato dai governi che si susseguirono durante la Rivoluzione francese, i “direttori”. Si tentò di farla attecchire anche in America meridionale per ben due volte: dal 1917 al 1933 e dal 1951 al 1966, ma il tentativo fallì anche perché si tentò di superare un’eccessiva personalizzazione del potere.

In Svizzera vi è un’assemblea bicamerale e un parlamento bicamerale, che in seduta comune eleggono sette membri, in carica per quattro anni, che a loro volta eleggono un leader che unisce in sé la figura di capo dello stato e capo di governo, e viene eletto a rotazione. Non esiste il voto di sfiducia e lo scioglimento anticipato, così in caso di crisi il presidente non si dimette, ma sposta le proprie idee per compiacere l’assemblea, questo può avvenire perché si è in un sistema omogeneo.







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