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I fondamenti dell'economia del benessere

economia politica



I fondamenti dell'economia del benessere (cap. III°)


L'economia del benessere è la branca della scienza economica che si occupa di fornire criteri per valutare socialmente allocazioni alternative. Inoltre l'economia del benessere studia anche quali giudizi di valore ideologici siano impliciti in ciascun ordinamento sociale di allocazioni diverse. In poche parole è necessario capire che la configurazione finale a cui l'interazione degli agenti da luogo, non dipende solo dalle preferenze dei singoli ma anche dalle risorse iniziali, dalle decisioni prese dagli enti collettivi e dalle regole a cui si uniforma il comportamento dei soggetti.

L'economia del benessere segue diverse linee di pensiero:

o    La "vecchia economia del benessere" partendo dalle utilità degli individui che compongono la società, tenta di creare funzioni 525g66f di benessere sociale;

o    La "nuova economia del benessere" cerca di individuare una serie di criteri di minima da richiedere alla funzione di benessere sociale per poi studiare il modo di giungere a tali requisiti. In questo ambito è nato il teorema dell'impossibilità che mette in evidenza l'impossibilità di creare funzioni di benessere sociale che godano contemporaneamente di tutte le caratteristiche auspicabili;



o    "teoria delle votazioni", la scelta sociale deve dipendere dall'esito delle votazioni.

o    "public choices", secondo la quale i rappresentanti degli enti collettivi perseguono i propri fini, trascurando gli obiettivi individuali.

In questo capitolo parleremo del pensiero della vecchia economia del benessere.

Secondo il criterio individualista (criterio di valutazione proposto da Pigou), l'indicatore del benessere sociale, cioè il valore di una funzione di utilità collettiva, dipende dall'utilità dei componenti della collettività: SW=f(U1, U2, . Un).

Già l'economista Bentham aveva ipotizzato che il benessere di una collettività fosse la somma del benessere dei singoli individui. Quindi la funzione di benessere sociale di Bentham è: SW=∑ni=1Ui= U1+U2+.Un. Nel caso di una società formata da due soli individui, la funzione di benessere sociale può essere facilmente rappresentata in forma grafica: SW= U1+U2, U1=SW-U2 (retta). Si può infatti disegnare una mappa di curve, in cui ogni singola curva è associata ad un livello di benessere sociale; queste linee vengono chiamate curve di isobenessere. In questo tipo di grafico la curva di isobenessere è la curva che contiene tutte le combinazioni di utilità dei due individui a cui è associato il medesimo benessere sociale. Quindi un programma che modifica le allocazioni tra gli individui è da considerare positivo per la collettività se genera un incremento della somma dell'utilità individuale. Può anche capitare che gli individui non abbiano lo stesso peso nella costruzione dell'indice di benessere sociale. Questa situazione comporta la necessità di inserire coefficienti di ponderazione differenti per ogni utilità individuale che concorre al benessere sociale: SW=α1U12U2+.αnUn=∑ni=1αiUi dove le alfa rappresentano "pesi" (le rette di isobenessere hanno un'inclinazione di -α12).

Un'altra ipotesi è quella di prendere in considerazione il criterio secondo il quale meritano più attenzione le esigenze di quelle persone che stanno peggio. In questo caso incrementi di utilità di un individuo determinano incrementi del benessere sociale, ma via via decrescenti. Pertanto la funzione sarà crescente ma concava: SW=∑logUi, o SW=∑Uiαi con 0<α<1. Un caso estremo della precedente ipotesi è rappresentato dalla funzione di benessere sociale di Rawls; tale filosofo suggerisce di prendere in considerazione la seguente forma funzionale di benessere sociale: SW=min. Secondo tale funzione il livello dell'indicatore del benessere sociale coincide con il minimo del valore delle utilità dei singoli individui, cioè col livello di utilità dell'individuo che sta peggio.

Il caso opposto è rappresentato dalla funzione di benessere di Nietzsche: SW=max. Secondo tale funzione il livello dell'indicatore del benessere sociale coincide con il massimo del valore delle utilità dei singoli individui.

Le impostazioni che abbiamo esaminato, a prescindere dalla forma funzionale, richiedono che sia possibile misurare e confrontare l'utilità dei diversi individui appartenenti alla collettività. Secondo Pareto, l'utilità non è una grandezza misurabile, da ciò deriva l'impossibilità di costruire una funzione di benessere sociale.

Il criterio Paretiano

Secondo il criterio paretiano, una configurazione X è preferibile ad una configurazione Y, se tutti i soggetti nello stato X stanno almeno non-peggio che nello stato Y, e almeno un soggetto sta strettamente meglio.

Quindi un'allocazione si dice pareto-efficiente quando è impossibile trovare un'allocazione differente in cui almeno un individuo sta strettamente meglio e ciascuno degli altri stia almeno non-peggio.

Esiste una relazione (corrispondenza) tra gli equilibri concorrenziali e le allocazioni Pareto-efficienti; tale corrispondenza è spiegata dai teoremi fondamentali dell'economia del benessere:

o    Il primo teorema fondamentale dell'economia del benessere: afferma che ogni allocazione di equilibrio economico generale di perfetta concorrenza è un ottimo Paretiano.

Per allocazione di equilibrio economico generale, si intende un insieme di prezzi e di quantità domandate e offerte che soddisfano tutte le condizioni che riguardano il concetto di concorrenza perfetta:

Ogni consumatore è posto davanti a prezzi che prende come dati e domanda una quantità di beni tale da rendere massima la propria utilità, in relazione al bilancio;

Tutte le imprese producono beni utilizzando input secondo una tecnologia data, fronteggiano prezzi considerati dati, esprime la domanda dei fattori produttivi e offre output in modo da massimizzare i propri profitti, nel rispetto dei vincoli tecnologici;

Sul mercato di ogni bene si realizza l'equilibrio, la somma delle quantità domandate risulta uguale alla somma delle quantità offerte.

L'interpretazione politica del primo teorema risulta essere una difesa del meccanismo di libero scambio, capace, sotto determinate condizioni, di raggiungere l'efficienza paretiana. Quindi con l'equilibrio di libera concorrenza non vi è motivo dell'intervento pubblico se il fine è l'efficienza paretiana. Ma il verificarsi del primo teorema fondamentale dell'economia del benessere dipende dall'esistenza di precise condizioni:

Assenza di potere di mercato: vanno esclusi i casi in cui i soggetti godono di potere di mercato, cioè del potere di influenzare i prezzi con il proprio comportamento;

Assenza di esternalità: bisogna escludere l'esistenza di relazioni di interdipendenza strategica; quindi il comportamento ottimale di un individuo non deve dipendere dal comportamento degli altri;

Diritti di proprietà ben definiti: Devono essere definiti i diritti di proprietà dei beni, pertanto i beni esistenti devono essere beni privati;

Completezza dei mercati: devono esistere i mercati per tutti i beni esistenti;

Completezza e simmetria dell'informazione: l'informazione deve essere completa e simmetrica.

L'assenza di una delle precedenti condizioni, causa l'inefficienza del mercato: in questi casi per raggiungere l'efficienza paretiana è necessario un intervento esterno. È poi opportuno tirare in ballo la relazione tra efficienza ed equità. Infatti non sempre una situazione pareto-efficiente è desiderabile.

o    Il secondo teorema fondamentale dell'economia del benessere: afferma che ogni allocazione pareto-efficiente, nella quale si consumano e producono quantità positive di tutti i beni, e in presenza di preferenze e tecnologie "ben conformate", può essere raggiunta da un'economia di libero scambio, a patto di ridistribuire appropriamente le dotazioni iniziali.

In poche parole il secondo teorema afferma che la responsabilità dell'iniquità distributiva non è imputabile al meccanismo del libero scambio ma all'allocazione iniziale delle risorse. Il Teorema assicura che il mantenimento del libero mercato, corretto con un'appropriata redistribuzione iniziale delle risorse, consente di pervenire ad un'allocazione la quale, oltre che Pareto-efficiente, sia anche equa.

Comunque la difesa del Teorema all'istituzione di libero scambio è debole in quanto per procedere ad una redistribuzione appropriata delle risorse bisognerebbe conoscere perfettamente la struttura di preferenza di tutti i soggetti. Ed inoltre non si capisce perché tale redistribuzione non possa portare direttamente sull'allocazione finale.





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