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I beni pubblici

economia politica




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I beni pubblici (cap. X°)


Un bene pubblico è un bene dotato di due caratteristiche fondamentali:

È non-rivale nel consumo, ossia il fatto che venga consumato da un individuo non ne preclude il contemporaneo consumo da parte di altri individui;

È non-escludibile, ossia risulta impossibile evitare che il bene, una volta prodotto, sia consumato da chiunque lo desideri.

Oltre ai beni privati ed ai beni pubblici esistono beni che vengono detti beni misti, dato che godono soltanto in parte delle proprietà dei beni pubblici puri:

a)    Beni tariffabili (o beni di club): sono beni escludibili e non-rivali; in questo caso, il bene può essere utilizzato da più soggetti contemporaneamente, ma previo pagamento, da parte di ciascuno, di una tariffa (ad esempio: il pagamento del pedaggio autostradale);



b)   Common goods (beni comuni): sono beni rivali ma non-escludibili; in questo caso, il consumo del bene da parte di un individuo preclude il consumo del medesimo bene da parte di altri, ma è impossibile evitare che chi lo desidera possa consumarlo (ad esempio: il pesce pescato).

Tuttavia va segnalato che vi sono beni la cui natura può essere discutibile: per esempio, tutti i beni non-rivali, possono essere comunque soggetti a problemi di congestione (ad esempio: l'utilizzo di una piscina pubblica che, una volta utilizzata contemporaneamente da più individui diventa rivale per gli individui che aspettano fuori dalla piscina l'utilizzo di questa); oppure i beni escludibili (ad esempio: l'utilizzo di un software subordinato all'acquisto di una licenza, ma facilmente copiabile; che viene così utilizzato anche da chi non acquista la licenza).

Se i beni pubblici vengono scambiati sul mercato, essi danno luogo a configurazioni di equilibrio inefficienti in senso allocativo. Perché: i diritti di proprietà non sono esattamente definibili, in quanto l'utilizzo è aperto a tutti e non è possibile che qualcuno lo utilizzi anche senza pagarlo (fenomeno di free-riding); allora risulterà non-conveniente produrlo, ma tutti potrebbero stare meglio se il bene fosse prodotto, e ciascuno si impegnasse a pagarne in parte il costo di produzione; ecco perché la produzione di beni pubblici è affidata a Enti pubblici che possono far ricadere sulla fiscalità generale i costi di produzione.

Il fatto che i vantaggi derivanti da beni pubblici siano indivisibili implica che ciascun individuo consuma il medesimo ammontare di bene pubblico; occorre quindi valutare:

Quanto bene pubblico produrre per garantire l'efficienza allocativa;

Come ripartire i costi di produzione.

L'inefficienza allocativa dei beni pubblici.

Come abbiamo precedentemente detto la produzione, da parte di un individuo, del bene pubblico risulta non-conveniente. Consideriamo una società formata da due individui: dal punto di vista della Teoria dei giochi, la mossa "non-contribuisce" risulterà una strategia dominante e, l'intersezione delle scelte individualmente razionali (non-contribuisce, non-contribuisce) dà luogo ad una situazione di equilibrio (equilibrio di Nash) ma che è Pareto-inefficiente, dato che entrambi potrebbero stare meglio in un'altra situazione. Siamo pertanto di fronte a un gioco di "dilemma del prigioniero".



Per rispondere alla domanda "quanto bene pubblico produrre per garantire l'efficienza allocativa", occorre che sia soddisfatta la Condizione di Samuelson: in presenza di bene pubblico, la condizione di efficienza allocativa richiede di eguagliare il saggio marginale di trasformazione tra bene pubblico e bene privato (il prezzo relativo del bene pubblico in termini di bene privato) alla somma dei saggi marginali di sostituzione tra bene pubblico e bene privato degli "n" individui presenti.

In termini formali, deve valere: ∑ SMSig,x = p.

SMSig,x indica il Saggio Marginale di Sostituzione tra bene pubblico e bene privato per l'individuo i, mentre p indica il prezzo relativo del bene pubblico in termini di bene privato (saggio marginale di trasformazione del bene pubblico in bene privato).



L'impostazione di Lindhal.

Per rispondere alla domanda "come ripartire i costi di produzione", bisogna far riferimento a Lindhal che suggerisce di impostare il problema delle decisioni di produzione e finanziamento dei beni pubblici nel modo seguente: dapprima vanno trovate le domande ottimali degli individui, in funzione degli schemi di contribuzione proposti, e in una seconda fase, si risolve il problema trovando lo schema di contribuzione che renda soddisfatte la definizione di bene pubblico (i cui benefici sono indivisibili) e quella di fattibilità dell'allocazione.

I common goods.

Per common goods intendiamo un bene che è non-escludibile ma è rivale, ossia un bene il cui consumo è aperto a tutti, ma il cui stock viene progressivamente ridotto a causa della rivalità nel consumo. Ciascun individuo nel momento in cui sceglie di usare ulteriormente una risorsa pubblica o meno, non tiene conto del fatto che questa sua decisione influisce sul beneficio suo e dell'altro individuo. Il problema non è distante dall'inefficienza comportata dall'esternalità e le vie di uscita possono essere sostanzialmente simili: vendere a un privato le proprietà comuni, oppure mantenere la proprietà pubblica ma assegnando i diritti di sfruttamento.









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