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CONCLUSIONI. L'IDENTITÀ E LE SFIDE DEL NUOVO MILLENNIO

psicologia


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CONCLUSIONI. L'IDENTITÀ E LE SFIDE DEL NUOVO MILLENNIO

Un fenomeno come la globalizzazione riguarda anche la cultura, le identità etniche, la qualità della vita, i comportamenti, come dimostrano le biotecnologie, i trapianti d'organi.

Ci troviamo in un'epoca che intreccia in maniera finora inimmaginata immense possibilità ed inaudite minacce.

Si fanno sempre più problematiche le prospettive dell'etica, del diritto, delle regole del vivere civile.

Il momento di massima affermazione dell'individuo e dei suoi bisogni, della sua identità personale e della sua libertà coincide con il momento di massima insicurezza proprio a proposito della definizione, e dell'effettiva realtà di queste stesse categorie: l'individuo, i suoi bisogni, i suoi diritti.

Una riduzione della biodiversità come quella denunciata dai biologi e ambientalisti sta avvenendo an 434c22e che sul piano antropologico: quella biodiversità antropologica e culturale che finora ha caratterizzato il pianeta è seriamente minacciata.

Si rischia quindi un impoverimento della diversità e della ricchezza dei tipi umani, di caratteristiche e prerogative uniche: infatti, la complessità e la diversità rappresentano in sostanza un nodo cruciale, uno dei problemi con cui misurarsi nel nuovo millennio in quanto non devono essere ridotte, annullate, ma bisogna accettare le loro potenzialità e far maturare risorse sociali, culturali e anche psicologiche che consentano alla complessità e alla diversità di svilupparsi.

Gli psicologi sociali ad esempio si stanno interrogando già da alcuni anni sugli effetti che la comunicazione virtuale e la mediazione del computer potranno produrre in termini di concezioni del sé e della stessa società.



Lo sviluppo della comunicazione mediata dal computer fornisce anche una realtà parallela che, sebbene virtuale, non può essere considerata propriamente fittizia.

Lo sviluppo delle reti telematiche ha creato un ambiente sociale di genere nuovo e inedito, in cui ciascuno può sperimentare modi alternativi di essere e di presentarsi agli altri, occasioni di interazione e di scambio che riescono a superare i tradizionali limiti spazio-temporali.

Ha creato un nuovo mondo di relazioni sociali, nuovi codici e nuove regole della comunicazione e della presentazione di sé.

E coloro che non ricadono nei tipi umani standard o che rifiutano la competitività, le leggi del mercato, la corsa al successo e al denaro, sono ricacciati nella sfera della marginalità, della patologia.

La globalizzazione, l'omologazione di riferimenti ed abitudini, se da un lato creano immense possibilità di comunicare e di partecipare, contengono questo rischio di appiattimento ed, eventualmente, di esclusione.

Un altro tema su cui occorre riflettere riguarda la profonda trasformazione delle forme e del significato del lavoro, che è stato, per la generazione precedente e per quella dei suoi padri, un fondamentale contenitore ed un formidabile strumento di definizione di sé.

Oggi questo cruciale ancoraggio delle nostre identità sembra farsi più instabile a causa della flessibilità, dei lavori a termine o part-time.

L'idea dell'importanza del tempo libero, del problema che il tempo libero rappresenterà per la società occidentale prossima ventura stravolge profondamente il quadro tradizionale della gestione del tempo, dei rapporti sociali, del senso delle nostre vite.

L'importanza della prospettiva temporale per lo sviluppo equilibrato di sé, per il proprio benessere

 psichico, per quella capacità di progettare il proprio divenire che costituisce il nucleo essenziale e il senso profondo dell'esperienza personale è indubbia, ma com'è possibile perseguire obiettivi a lungo termine in un'economia che ruota attorno al breve periodo?

Com'è possibile mantenere obiettivi a lungo termine in una società a breve termine?

Non ci sono, oggi, riposte adeguate a questi fondamentali interrogativi, ma sicuramente essi ci invitano a riflettere.

SCHEDA 6.1. - GLOBALIZZAZIONE: VANTAGGI E RISCHI

 

La globalizzazione è la liberalizzazione a livello mondiale di tutti gli scambi e i movimenti economici, commerciali e finanziari; è una progressiva e sempre più radicale soppressione di protezionismi commerciali e di restrizioni alla libertà di movimento internazionale di capitali.

La globalizzazione degli scambi commerciali, favorita soprattutto dal rapido sviluppo dei trasporti e delle telecomunicazioni a basso costo che facilitano gli scambi internazionali, ha il vantaggio, per le aziende e i paesi competitivi, di poter disporre di un mercato molto più vasto di quello nazionale.

Il termine globalizzazione si riferisce però anche alla crescente libertà di movimento di capitali, che può essere intesa come libertà da parte delle imprese di spostarsi laddove le condizioni per investire sono più vantaggiose e il costo del lavoro più basso, cioè in paesi in via di sviluppo dove i lavoratori sono poco o per niente tutelati, mentre i lavoratori dei paesi occidentali si trovano spesso fuori mercato (soprattutto nei settori come il tessile).

D'altra parte, però, la libertà delle imprese di spostarsi dove le condizioni per investire sono più favorevoli può essere uno stimolo alla modernizzazione delle infrastrutture.

La globalizzazione dei movimenti di capitale finisce così con l'avere un'influenza anche sulle scelte della politica. È vero che i cittadini conservano il diritto al voto, ma alla fine a decidere delle politiche economiche dei governi è il mercati internazionale dei titoli.




È innegabile che un capitalismo senza vincoli sia estremamente efficiente nella creazione della ricchezza, ma conduce ad una grande frammentazione sociale.

Come può l'occidente continuare sulla strada di quello sviluppo che solo il capitalismo può generare, senza perdere le garanzie democratiche?

SCHEDA 6.2. - PAGINE WEB, CHAT, MOO, AVATAR: LE MILLE IDENTITÀ DI INTERNET

Attraverso internet si può accedere a strumenti diversi: pagine web, chat, posta elettronica, mondi tridimensionali dove gli utenti sono rappresentati da Avatar (parola originaria della cultura indiana che indica le varie facce incarnate dalla divinità Visnù: in internet gli avatar diventano incarnazione dello stato d'animo, della personalità, dell'identità che si vuole assumere in quel momento).

Le pagine web sono siti costruiti dagli utenti internet per auto-presentarsi e per rendere la propria immagine accessibile world wide; sono anche uno strumento di costruzione della propria identità, su un piano soprattutto sociale. Poter presentare, raccontare se stessi attraverso un proprio sito in cui inserire foto personali o prodotti narrativi (racconti, poesie) significa che in internet ciascun utente è al tempo stesso fruitore e produttore di informazione, non più di massa, ma personalizzate. La pagina, una volta pubblicata, influenza a sua volta la rete, produce un effetto circolare sulla cultura internet.

Questo è ancora più vero nel caso di spazi sociali di interazione simultanea, condivisi da più utenti (come i MUD e i MOO), all'interno dei quali è possibile usare emote che consentono di sorridere, fare l'occhiolino, esprimere tristezza, ecc.

Ma si può comunicare anche descrivendo testualmente la propria identità, intrecciando realtà e finzione: così si fa amicizia, si scambiano idee, si chiacchiera a volte su argomenti che non sempre si affrontano facilmente con un interlocutore faccia a faccia.

Internet offre quindi la possibilità di esplorare nuovi modi di essere (virtuali) e di comunicare: a questo proposito, uno dei fenomeni più diffusi era il gender swapping (scambio di sessi), per cui non si poteva mai essere sicuri di parlare con un uomo o una donna.

Le evoluzioni dell'identità virtuale e telematica ben si accordano con i recenti sviluppi del concetto di sé in psicologia, dove già da tempo si è affermata l'idea di un sé concettuale, creato attraverso la riflessione l'autoreferenzialità del linguaggio e determinato dalle relazioni con gli altri.

Si è approdati al concetto di sé multiplo e di sé possibili e la formazione del sé è considerata un processo interpretativo e costruttivo che varia in base alle relazioni sociali.

Bruner propone la nozione di sé narratore, creatore di una storia, di una narrazione, non necessariamente considerata come verità narrativa.

L'identità non ha più sede esclusivamente nella mente e/o nella coscienza, ma anche nelle azioni che compiamo, intenzionalmente o meno, e negli strumenti che utilizziamo.

Oggi l'identità è quindi considerata un fenomeno comunicativo e sempre più si sottolinea il ruolo del linguaggio come strumento capace di costruire la propria identità.

Sé ed identità non sono più considerati come causa di ciò che diciamo, ma piuttosto come conseguenza; non più entità separate dalla lingua, ma entità costruite nella lingua e nei discorsi.

 







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