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Psicologia e Guerra - Sigmund Frued Da "Considerazioni attuali sulla guerra e la morte"

psicologia


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Psicologia e Guerra


Sigmund Frued

Da "Considerazioni attuali sulla guerra e la morte"


L'obbiettivo di Frued in quest'opera era quello di dimostrare, come l'esperienza psicoanalitica quotidiana tuttora ci insegna,che proprio nel coltivare la disponibilità interiore a soffrire per la perdita delle cose e delle persone care, si alimenta la nostra capacità di amare e la consapevolezza della potenza perenne delle forze distruttive ci obbliga a mantenere vivo l'amore e rinnovarlo.


  • Soffrire per la perdita delle cose e delle persone care
  • Consapevolezza della potenza distruttiva per mantenere vivo l'amore e rinnovarlo




La parte più fertile e creativa di Considerazioni attuali sulla guerra e la morte è infatti quella in cui Simund Frued mette in luce la tenace resistenza con cui ogni individuo è attaccato alle sue illusioni, a partire da quella, conservata nell'inconscio di ciascuno, di non credere alla propria mortalità.


Tenace resistenza di attaccamento alle illusioni inconsce

Incredulità della morte


Si creda o no alla distruttività come "istinto", il livello intellettuale dell'uomo ha subito una significativa evoluzione temporale il suo livello istintivo e pulsionale sembra incapace.


  • Incapacità di controllare l'istinto intellettuale

La psicoanalisi non può certo sconfiggere l'aggressività innata ma può aiutarci a capire come quella inconscia sia la più pericolosa.


  • Pericolosità dell'inconscio

Si può riconoscere la necessità biologica e psicologica del dolore per l'economia della vita umana, e tuttavia 343e48d si può non demordere dalla condanna, nei suoi scopi e nei suoi mezzi, e aspirare alla cessazione delle guerre.


  • Riconoscimento biologico e psicologico del dolore per l'economia della vita

I conflitti vennero presentati come "dispute cavalleresche" che si sarebbero dovute limitare a stabilire la superiorità di uno dei contendenti, ma invece comportarono anche orrori e pesanti sofferenze, tuttavia non interruppero lo sviluppo delle relazioni etiche tra le grandi individualità umane: i popoli e gli Stati.


  • "Dispute cavalleresche" = conflitti per la supremazia

I popoli, più o meno, sono rappresentati dagli Stati che si formano; e gli Stati dai governi che li guidano. Lo Stato ha interdetto al singolo la pratica dell'illecito, non perché voglia abolirla, ma solo perché intende averne il monopolio.


  • Lo Stato rappresenta il popolo
  • Lo Stato provoca la completa manipolazione del popolo

Dai suoi cittadini, lo Stato pretende il massimo di obbedienza e di spirito di sacrificio, ma "li tratta come dei minorenni", esagerando nella segretezza ed esercitando nei confronti di ogni comunicazione ed espressione di pensiero una censura. Recede da tutti gli accordi e il cittadino deve approvare tutto questo per patriottismo.


  • Lo Stato richiede la massima obbedienza per patriottismo

A riguardo dell'illusione che il cittadino percepisce nei confronti delle istituzioni e della stessa guerra occorre precisare che le illusioni ci aiutano ad aggirare ogni sentimento di frustrazione, consentendoci di godere di un senso di soddisfazione.


  • Le illusioni aiutano ad aggirare ogni sentimento di frustrazione

In questa guerra due sono le cose che hanno determinato la nostra delusione: la scarsa moralità verso l'esterno, dimostrata dagli Stati che all'interno si pretendono i custodi delle norme morali, e la brutalità nella condotta dei singoli.


  • Scarsa moralità verso l'esterno
  • Brutalità nella condotta dei singoli

La ricerca psicologica mostra piuttosto che, nella sua essenza più profonda, l'uomo è costituito da moti pulsionale di natura elementare, orientati alla soddisfazione di determinati bisogni originari.


  • l'uomo è costituito da moti pulsionale di natura elementare

Tali impulsi primitivi devono percorrere un lungo cammino di evoluzione, prima che sia loro permesso di divenire attivi.


  • Evoluzione impulsi per maturazione

Le formazioni reattive nei confronti di determinate pulsioni simulano il mutamento del loro contenuto, come se l'egoismo diventasse altruismo, la crudeltà compassione. Tale situazione prende il nome di "ambivalenza del sentimento".


  • L'ambivalenza del sentimento si manifesta con la contrapposizione di moti pulsionali

La modificazione delle pulsioni "cattive" è opera dell'azione convergente di due fattori: uno interno l'altro esterno.

Il fattore interno consiste nell'influenza che sulle pulsioni cattive ha l'erotismo in modo egoistico,le pulsioni egoistiche si trasformano in pulsioni sociali.

Il fattore esterno riguarda la coercizione educativa, la quale incarna le pretese dell'ambiente civile. Educazione e ambiente non offrono soltanto premi d'amore, bensì esercitano la loro azione anche con premi d'altro genere: con la ricompensa e la punizione.


  • Alterazione pulsioni cattive e sinergia del fattore Interno e Esterno
  • Fattore Interno = influenza sulle pulsioni cattive
  • Fattore Esterno = coercizione educativa

Il secondo elemento che fa sì che oggi ci sentiamo così estranei in un mondo che una volta appariva talmente bello e familiare, sta nel perturbamento intervenuto nel nostro tradizionale modo di porci di fronte alla morte. Abbiamo mostrato una chiara tendenza a metter da parte la morte, ad eliminarla dalla vita.


  • Accantonamento della morte per l'eventuale eliminazione dalla vita

Preferiamo dunque sottolineare il motivo fortuito di essa: l'incidente, la malattia, l'infezione, l'età avanzata - traendo così la nostra preoccupazione di ridimensionare la necessità della morte fino a farne un fatto accidentale; è comprensibile quindi che noi cerchiamo nel mondo della finzione, nella letteratura, nel teatro, un sostituto a tutto ciò cui rinunciamo nella vita. Nell'ambito della finzione troviamo quelle molte vite di cui abbiamo bisogno.


  • Bisogno di ricerca nel mondo della finzione per compensare alle rinunce della vita

La morte dell'altro gli appariva del tutto opportuna: per lui significava l'annientamento dell'individuo odiato, sicché non conobbe scrupolo alcuno nel provocarla. Egli era certamente più crudele e malvagio di altri animali. Uccideva volentieri e come fosse cosa assolutamente ovvia. La propria morte risultava di certo all'uomo delle origini altrettanto irrappresentabile e irreale di quanto lo sia oggi per ciascuno di noi.


  • Bisogno dell'uomo di annientare l'individuo odiato

Ma in realtà a dare il là alla ricerca umana non è stato l'enigma intellettuale bensì il conflitto emotivo provocato dalla morte di persone amate, ma nel contempo sentite come estranee e odiate. L'uomo non riuscì più a tenere la morte lontana da sé, da quando ne ebbe gustato l'amaro sapore nel dolore per la scomparsa di una persona amata, e così si adattò a un compromesso: ammise l'eventualità della propria morte.


  • L'uomo ammise l'eventualità della propria morte soltanto dopo averne gustato il sapore

La persistenza del ricordo del defunto fondò la supposizione di altre forme di esistenza, gli suggerì l'idea di una vita che continua dopo la morte apparente. Fu solo più tardi che le religioni giunsero a proclamare questa esistenza ulteriore la più preziosa,che la morte conclude, a mera preparazione.


  • Il ricordo del defunto genera la possibilità di una vita continuativa dopo la morte

Il nostro inconscio non crede alla propria morte, si comporta come se fosse immortale. Ciò che noi chiamiamo inconscio non conosce alcunché di negativo. Il nostro inconscio non mette in atto l'uccisione, ma semplicemente la immagina e la desidera. Nelle dinamiche del nostro inconscio noi eliminiamo tutti coloro che ci sono d'intralcio, quelli che ci hanno offeso o danneggiato.


  • Incredulità del nostro inconscio della morte

Le più tenere ed intime relazioni d'amore portano con sé, ad eccezione di rarissime situazioni, anche una certa dose di ostilità che può stimolare l'inconscio desiderio di morte. L'azione della guerra lascia riapparire l'uomo primitivo.


  • Le relazioni d'amore creano ostilità
  • L'ostilità fa desiderare all'inconscio la morte

Non dovremmo forse credere a questa realtà ed adattarci alla guerra ? 

Ricordiamo l'antica massima: Si vis pacem, para bellum - se vuoi conservare la pace prepara la guerra che è ormai tempo di modificare così: Si vis vitam, para mortem - se vuoi sopportare la vita, disponiti ad accettare la morte.


  • L'antica massima diceva che se vuoi sopportare la vita, disponiti ad accettare la morte.

Da una simile immersione nella caducità di tutto quanto è bello e perfetto possono prodursi ,due diversi moti psichici: L'uno conduce al doloroso disgusto del mondo, l'altro alla ribellione contro questa realtà.


  • I moti psichici conducono al doloroso disgusto del mondo e alla ribellione contro questa realtà

Il tutto è un grande enigma: ciascuno di noi possiede, in una data misura, quella capacità d'amare a cui abbiamo dato, il nome di libido, e che nelle prime fasi dello sviluppo è rivolta verso il nostro proprio io. Non riusciamo tuttavia a comprendere perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba rappresentare un evento così doloroso.


  • Il libido è rappresentato dalla capacità individuale d'amare

Ci limitiamo dunque a costatare che la libido si aggrappa ai propri oggetti,e che, anche quando gli oggetti sostitutivi sono a disposizione, non intende rinunciare a quelli che ha perduto. Questo, dunque , è il lutto.


  • La libido cade in lutto quando perde un oggetto

Non appena il lutto sarà superato, ci renderemo conto che la grande considerazione che avevamo per i beni della civiltà non è stata affatto intaccata dall'esperienza della loro precarietà. E allora ricostruiremo tutto ciò che la guerra ha distrutto, magari su basi ancora più stabili e durature di prima.




  • Ricostruzione da parte della libido della situazione antecedente al lutto

Erich Fromm

Anatomia della distruttività umana


Istinti e Passioni umane


L'opera di Fromm si apre con una riflessione critica sul pensiero di Lorenz, uno studioso eminente nel settore del comportamento animale e particolarmente quello dei pesci e degli uccelli, che decise di avventurarsi in un campo in cui aveva scarsa esperienza e competenza, quello del comportamento umano.


  • Formazione dell'opera di Fromm attraverso Lorenz (studioso animale)

"Il cosiddetto male" divenne un bestseller e fece una profonda impressione su un ampio settore del pubblico colto, che, in buona parte, accettò l'opinione di Lorenz come la risposta definitiva al problema.


  • Successo del Bestseller "il cosiddetto male"

La violenza ha origine dalla nostra natura animale, da un irrefrenabile pulsione aggressiva e la cosa migliore che possiamo fare, asserisce Lorenz, è capire le leggi dell'evoluzione che giustificano la potenza di questa pulsione.


  • Pulsione controllata dell'evoluzione

Ma la teoria dell'aggressività innata diventa facilmente un'ideologia, che aiuta a sopire la paura per quello che dovrà accadere e a razionalizzare il senso di impotenza. L'accettazione della teoria istintuale libera l'uomo dalla necessità di comprendere e criticare il mondo attuale fornandogli un facile alibi.


  • Aggressività innata diventa facilmente un'ideologia
  • Facile alibi creato dall'istinto

Dato lo schieramento di opinioni attuale dominante nell'ambito del pensiero psicologico, la critica alla teoria di Lorenz sull'aggressione umana doveva necessariamente innestarsi nell'altra teoria dominante in psicologia, quella del comportamentismo.


  • Aggressione umana alimentata dal comportamentismo

Diversamente dall'istintivismo, la teoria comportamentista non si interessa alle forze soggettiva che spingono l'uomo ad agire in un certo modo, non si interessa a quello che egli sente, ma soltanto al suo modo di comportarsi e al condizionamento sociale che plasma il suo comportamento.


  • L'Istintivismo e solamente condizionato dal sociale che plasma il suo comportamento

Fromm propone un'alternativa tra comportamentismo e istintivismo attraverso l'individuazione negli esseri umani di due tipi di aggressione;


  1. Benigna
  2. Maligna

Lorenz, con una serie di ingegnose elaborazioni classifica tutta l'aggressione umana, compresa la passione di uccidere e torturare, come risultato di un'aggressione originata biologicamente.


  • Classificazione dell'aggressione;  benigna o maligna
  • Lorenz, definisce che l'aggressione umana è originata biologicamente

La paleontologia, l'antropologia, la storia offrono ampie prove contro la tesi istintivistica:


i gruppi umani presentano, rispettivamente gradi così fondamentalmente diversi di distruttività che sarebbe impossibile spiegare i fatti col presupposto che distruttività e crudeltà siano innate;

i diversi gradi di distruttività possono essere correlati ad altri fattori fisici e alle differenze esistenti nelle rispettive strutture sociali, e

il grado di distruttività aumenta con il crescente sviluppo della civiltà, l'uomo si differenzia dagli animali perché è assassino; è l'unico primate che uccida e torturi membri della propria specie senza motivo, ne biologico ne economico, traendone soddisfazione.


La tesi istintivistica storica è formata da distruttività: innata, fisica,sociale e solamente umana


La distinzione fra aggressione benigno-difensiva e maligno-distruttiva richiede un'ulteriore distinzione : quella tra istinto e carattere. Gli istinti sono le risposte alle esigenze fisiologiche dell'uomo, le passioni condizionate dal carattere sono le risposte alle sue esigenze esistenziali e sono specificamente umane. Per spiegare le passioni umane, passiamo dal principio fisiologico freudiano a un principio storico e sociobiologico.


  • Distinzione fra aggressione benigno-difensiva e maligno-distruttiva
  • Gli istinti sono esistenze fisiologiche
  • Le passioni possono essere condizionate dal carattere

Questa base teorica ci offre la possibilità di una discussione particolareggiata sulle varie forme di aggressione maligna, radicata nel carattere: il sadismo innanzitutto è la passione di raggiungere un potere illimitato su un altro essere senziente, e la necrofilia, la passione di distruggere la vita e l'attrazione per tutto quanto è morto, in disfacimento e puramente meccanico.


  • Il sadismo = manipolazione di un essere umano per il proprio soddisfacimento
  • La necrofilia = perversione sessuale consistente nell'attrazione verso i cadaveri

Gli istinti sono una categoria puramente naturale, mentre le passioni radicate nel carattere sono una categoria sociobiologia storica. Sebbene non siamo direttamente al servizio della sopravvivenza fisica, esse sono altrettanto forti e spesso ancor più forti degli istinti.


  • Istinti = categoria puramente naturale
  • Passioni = categoria sociobiologia storica

Smantellando il punto di vista riduzionista, meccanicistico, che gli istinti hanno un intenso potere motivazionale, e basandosi invece su una promessa olistica ( Governo dei pochi o dei ricchi nel proprio esclusivo interesse ), si comincia a capire che le passioni umane devono essere considerate nel contesto della loro funzione rispetto al processo vitale dell'intero organismo.


Olistica = le passioni umane devono essere considerate nel contesto della loro funzione rispetto al processo vitale dell'intero organismo


Le passioni umane trasformano l'uomo da semplice cosa in eroe, in un essere che cerca di dare un senso alla vita, nonostante spaventosi ostacoli. Le passioni umane non sono banali complessi psicologici che si possono spiegare adeguatamente con qualche trauma infantile. Per capirle, bisogna spingersi al di là della sfera della psicologia riduzionista e riconoscere per quelle che sono: il tentativo umano di dare un senso alla vita e di sperimentare l'optimun di intensità e di forza che egli può (o crede di poter) raggiungere in determinate circostanze.


Trasformazione delle passioni umane

Importanza delle passioni

Definizione di passioni oltre la psicologia






Istintivismo e comportamentismo


Mentre la teoria ambientalistica è strettamente imparentata con le speranze rivoluzionarie delle classi medie in ascesa nel diciottesimo secolo, il movimento istintivista, basato sugli insegnamenti di Darwin:


  1. Variazione nella popolazione:  la specie ha bisogno di individui sufficientemente diversi
  2. Variazione nell'ambiente:  al mutare delle circostanze ambientali nuovi individui sopravvivono
  3. Selezione naturale:  sopravvivenza del più forte ( più adatto a quel tipo di ambiente mutato )
  4. Adattamento:  alla fine solo i più adatti riescono a riprodursi

Riflette i principi fondamentali del capitalismo del diciannovesimo secolo.


  • Teoria ambientelistica = speranze rivoluzionarie delle classi medie
  • Il movimento istintivista  = insegnamenti di Darwin

Prove contro la tesi istintivista




L'aggressività nelle culture primitive: analisi di trenta tribù primitive.

L'analisi di queste trenta società ci permette di distinguere tre sistemi diversi e chiaramente delimitati (A,B,C). Egli ha poi differenziato queste Società non semplicemente secondo la loro "maggiore o minore" aggressività o non aggressività, ma secondo i diversi sistemi caratteriali contraddistinti da una serie di tratti che formano il sistema, alcuni dei quali non presentano una connessione ovvia con l'aggressione.


L'aggressività nelle culture primitive: analisi di trenta tribù primitive

Tre sistemi diversi e chiaramente delimitati (A,B,C)

Aggressività caratteriale non connessa con l'aggressione


Sistema A: società che esaltano la vita:

In questo sistema, ideali, usanze e istituzioni servono soprattutto a preservare e a incoraggiare la vita in tutte le sue forme.


Sistema B: società aggressiva non-distruttive

Questo sistema ha in comune col primo la caratteristica fondamentale di non essere distruttivo, ma si differenzia da esso nel senso che aggressività e guerra sono eventi normali, sebbene non di importanza centrale, e nel senso che competizione, gerarchia e individualismo sono presenti.


Sistema C: società distruttive

La struttura del sistema C è nettamente delineata. È caratterizzata da grande violenza interpersonale, distruttività, aggressione, crudeltà, sia all'interno della tribù sia contro il mondo esterno, da piacere della guerra,malignità, tradimento.

La mia argomentazione non è statica, ma qualitativa. Il contrasto investe da un lato sistemi A e B, entrambi affermatori della vita, e dall'altro il sistema C, fondamentalmente a causa degli istinti che animano l'incoscio. Prova ne sia che guardando alla storia possiamo constatare che le guerre sono più frequenti e violente con il crescere della civiltà. Le guerre non hanno come fondamento l'istinto bensì gli interessi di vario tipo connessi alla gestione del potere che utilizza strumentalmente l'aggressività.



  • Sistema A = ideali, usanze, istituzioni e incoraggiamento alla vita
  • Sistema B = competizione, gerarchia e individualismo
  • Sistema C = Le guerre non hanno come fondamento l'istinto bensì gli interessi di vario tipo connessi alla gestione del potere che utilizza strumentalmente l'aggressività.

L'aggressione difensiva e maligna


L'aggressività è ricondotta a due forme: quella difensiva e quella maligna. La prima ha funzione biologica-adattativa, serve a proteggere l'uomo dai potenziali pericoli. Per abbassare il livello di tale aggressività occorre agire sui pericoli reali, attraverso riforme politiche sociali.

L'aggressività maligna non è di origine istintuale ma l'evoluzione dell'uomo non assolve ad alcune funzioni adattive: è una risposta ad esigenze psichiche specifiche dell'esistenza umana sulle quali l'uomo può intervenire.

Nell'uomo lo sviluppo cerebrale non produce solo l'incremento di una ragione strumentale ma delle consapevolezze di sé che comporta una situazione di conflitto ( con l'istinto ). Le loro esigenze psichiche e la loro soddisfazione è necessaria perché l'uomo resti sano di mente, così come la soddisfazione dei bisogni organici è necessaria perché resti in vita.


  • Lo sviluppo cerebrale non produce solo l'incremento di una ragione ma anche una situazione di conflitto

Questi diversi modi di soddisfare le esigenze esistenziali si manifestano in passioni. Esse sono chiamate passioni "radicate nel carattere" , o semplicemente umane, perché sono integrate nel carattere umano.


  • Soddisfazione delle esigenze esistenziali = passioni "radicate nel carattere"

Quel che tutti gli uomini hanno in comune sono le passioni organiche e le esigenze esistenziali. Quel che invece non hanno in comune sono i tipi di passioni dominanti nei rispettivi caratteri, passioni radicate nel carattere.



Tra le esigenze fondamentali dell'uomo e le passioni radicate nel carattere che si sviluppano per soddisfarle, Fromm individua le seguenti:


  1. Bisogno di avere uno schema di orientamento e un oggetto di devozione. L'uomo trascende se stesso e lascia la prigione dell'egocentrismo assoluto.
  2. Bisogno di "mettere radici" attraverso legami profondi con gli altri. Accanto ad una forma matura e libera di amore ne esiste un'altra simbiotica che tende a controllare gli altri

( sadismo ), oppure a essere controllato ( masochismo ).

  1. Bisogno di creare unità con se stesso e il mondo esterno. "Dimenticarsi" , nel senso di anestetizzare la propria ragione, è l'obbiettivo di tutti questi tentativi di ristabilire l'unità. L'unità può avere successo senza mutilare l'uomo ( la religione ).
  2. Bisogno di essere efficace nel compiere qualcosa.
  3. Bisogno di stimolazione e di eccitazione; la natura, l'arte, le idee, oppure alla ricerca avida di piaceri sempre nuovi.






Condizioni per lo sviluppo di passioni radicate nel carattere


Dobbiamo considerare in primo luogo che queste passioni non compaiono come singole unità, ma come sindromi. Amore, solidarietà, giustizia, ragione che chiamerò "sindrome che incoraggia la vita". D'altra parte anche sadomasochismo, distruttività, avidità, narcisismo, "sindrome che ostacola la vita".


  • Considerazione di pluralità di passioni
  • Ragione = sindrome che incoraggia la vita


Elogio della guerra


La guerra non è da considerare solo come una calamità e come un danno per l'uomo ma è anche da vedere come una degli elementi fondati dall'umanità stessa. Ciò si capisce constatando che la guerra esiste praticamente da quando esiste l'uomo e che ogni civiltà, ha sempre praticato la guerra considerandola a volta sacra e/o una licenza di uccidere.


La civiltà ha sempre praticato la guerra considerandola sacra e/o una licenza di uccidere


L'importanza della guerra è anche definita dal fatto che, mentre questa attività ha una definizione, il suo contrario, la pace, è definita solo come assenza di guerra. Nella storia inoltre la guerra è sempre stata ritenuta giusta e utile all'uomo e molti pensatori come Lutero ( guerra preferibile a pace ingiusta ), Heleg ( guerra plasma lo stato ). Clausewitz hanno riconosciuto l'importanza della guerra.


La guerra è definita con la mancanza di pace

La pace è definita solo come assenza di guerra


Il successo della guerra nella storia è dovuto al fatto che essa è paragonabile all'antica festa orgiastica poiché sfoga l'aggressività e sovverte le regole convenzionali; per questo il bisogno di guerra è aumentato al progredire della civiltà che, come dice Frued, crea regole e contribuisce a ad aumentare i desideri repressi.


  • Successo della guerra attraverso lo sfogo dell'aggressività e sovversione delle regole convenzionali
  • Bisogno di incrementare la guerra per la progressione della civiltà

Al giorno d'oggi la guerra è stata bandita perché la minaccia nucleare l'ha resa troppo pericolosa tanto che quando è necessaria, la si camuffa sotto il nome di " azione di pace ". Prima della Bomba però anche nelle società civilizzate, la guerra è sempre stata utile poiché oltre ad essere foriera ( che precede e annunzia ) di pace ha sempre promosso la nobiltà sociale; le classi dinamiche sono sempre a favore della guerra mentre quelle statiche hanno paura di perdere i privilegi e sono contrarie.


  • Guerra bandita perché la minaccia nucleare l'ha resa troppo pericolosa
  • le classi dinamiche sono sempre a favore della guerra mentre quelle statiche hanno paura di perdere i privilegi e sono contrarie.

La guerra ha anche favorito gli scambi culturali tra popoli diversi e il progresso tecnico determinando pesantemente la società ed ha anche assunto il ruolo regolatrice tra popolazione e risorse.


  • La guerra favorì gli scambi culturali tra popoli diversi
  • La guerra favorì anche il progresso tecnico

Oggi questa funzioni le svolge in parte l'economia, ma la guerra è più completa perché ha in sé anche la variabile del ribaltamento sociale. La guerra è un fenomeno periodizzabile in tre stadi: lo stadio arcaico, quello medioevale e quello moderno.

Nel primo periodo la guerra è condotta per necessità e per riequilibrare  le risorse; è considerata come un avvenimento accidentale e non è sistematizzata in nessuna filosofia. Essendo la vita dura, la guerra non è intesa come un diversivo.

Nel periodo medioevale la guerra determina la formazione di una vera e propria classe sociale ( bellatores oltre che oratores e laborantes ) ed è rappresentata dalla cavalleria pesante. In questo periodo la festa è molto simile alla guerra poiché le battaglie sono piene di regole e la guerra coinvolge solo chi è intenzionato a farla ed è cortese, moderata e non fanatica.

Nel periodo moderno, che inizia circa con la rivoluzione francese, nasce il concetto della nazione in armi e ciò che provoca il coivolgimento nella guerra del popolo, dell'economia e della scienza. Questo tipo di guerra totalizzante mobilita l'intera nazione e spersonalizza il nemico in quanto questo diventa un bersaglio a cui sparare e ciò rende più facile ai soldati combattere.




La guerra arcaica era condotta per necessità e per riequilibrare le risorse

La guerra medioevale era determinata dalla formazione della cavalleria pesante

La guerra moderna era formata dal concetto della nazione in armi


L'apogeo ( il punto più lontano della terra dell'orbita che un corpo le descrive intorno ) di questo tipo di guerra è rappresentato dalle due guerre mondiali: il primo conflitto si delinea come guerra totale in quanto è combattuta con tutti i mezzi ma distingue la situazione del fronte e quella della società civile, il secondo conflitto invece è una guerra assoluta perché coinvolge davvero tutti gli aspetti della nazione facendo entrare davvero tutta la popolazione in guerra.


  • Apogeo è rappresentato dalle guerre mondiali
  • Primo conflitto = delineato come guerra totale del fronte e della società civile indistintamente
  • Secondo conflitto = guerra assoluta di tutta la popolazione

In questi due conflitti per la prima volta il guerriero perde prestigio e il termine militarismo; ciò avviene perché le macchine superano l'uomo, anche in questi conflitti, i reduci sono felici di ciò che è accaduto.


  • Perdita di prestigio e militarismo del guerriero

Questa constatazione però non vuol dire che l'uomo è portato all'odio ma che il desiderio di guerra cresce con la civiltà e con essa cresce l'importanza etica. Nelle società moderne però l'aggressività sale perché lo stato esercita il monopolio della forza.


  • l'uomo non è portato all'odio ma desidera la guerra per fa crescere la civiltà e l'etica

La società contemporanea sembra aver bisogno della guerra anche perché questa risveglia i valori di altruismo e di solidarietà, sviluppa il cameratismo, soddisfa i desideri di avventura della classe piccolo borghese, deresponsabilizza l'individuo.


  • Bisogno della guerra da parte della società

Inoltre la guerra, con la presenza della morte, da un enorme valore alla vita e rende la morte, in quanto violenta, morte feconda per l'umanità. La guerra determina anche l'autocoscienza individuale poiché mette alla prova l'individuo e ciò sarebbe molto utile nella nostra società in cui impera la crisi di identità.


  • Crescita di valore della vita attraverso la guerra

Oggi però è impossibile e per la prima volta si assiste ad un numero crescente di giovani pacifisti; infatti i giovani storicamente erano quelli più portati alla guerra mentre oggi ripiegano la loro vitalità verso il pacifismo.


  • Crescita dei giovani pacifisti

La minaccia nucleare azzera la possibilità di guerra utilizzando l'equilibrio del terrore e fondando così la pace sulla minaccia di auto distruzione e quindi sulla possibilità potenziale di fare la guerra. Ciò porta ad un pacifismo obbligato basato sulla minaccia e quindi sulla violenza e porta anche ad un concetto di pace perpetua hobbesiana dove un super stato mondiale impone con la sua forza e la sua autorità una pace a lui favorevole.


  • La minaccia nucleare azzera la possibilità di guerra

In questo caso si potrebbe parlare di pax russo-americana dove questi due super stati impongono la pace tramite il reciproco ricatto nucleare. Questa situazione di impossibilità di far la guerra fa proliferare le alternative del terrorismo, della guerriglia e della guerra civile, soluzioni che permettono alle due superpotenze di combattere per interposta persona senza così dover ricorrere all'arma nucleare.


  • Pax russo-americana = pace tramite il reciproco ricatto nucleare

Queste forme di combattimento però sono peggiori della guerra perché in primo luogo non essendo legalizzate dai due contendenti sono lotte senza quartiere e colpiscono persone neutrali.

Per queste ragioni queste modalità di combattimento non soddisfano più alcune pulsioni legate alla guerra e aggiungono solo ulteriori pesi sulla coscienza.


  • Illegalità reciproca del nucleare da parte dei due contendenti

In occidente invece è impossibile condurre anche questi tipi di combattimento a causa del troppo controllo delle due super potenze, per questo si sono elaborate varie contromisure alla guerra che però si sono rivelate inutili o nefaste. La prima contromisura è costituita dal calo demografico; questa contromisura però è bilanciata dal crowding che aumenta l'aggressività e quindi il bisogno di guerra.


  • Impossibilità due condurre combattimenti in oriente a causa delle due super potenze
  • Prima contromisura creata dal calo demografico bilanciata dal crowding

Un'altra alternativa è costituita dal permissivismo sessuale che dovrebbe stemperare l'aggressività. Una terza soluzione è il consumismo che, come una droga, tranquillizza la gente ponendola nell'agio e nella tranquillità costituita dall'avere tutto subito, però anche questa soluzione, come ogni droga, dopo poco diventa eccessiva e contribuisce ad esasperare l'aggressività.


permissivismo sessuale che dovrebbe stemperare l'aggressività

consumismo tranquillizza la gente


Anche lo sport serve a canalizzare la violenza e la stessa funzione è assunta dalle bande giovanili e dagli spettacoli violenti; queste istituzioni però sono insufficienti perché si limitano a far vedere la violenza ( escluso lo sport ) senza però lasciarla praticare.

Un'altra modalità di sopportazione della mancanza della guerra è costituita dagli sport estremi che forniscono a chi li pratica il rischio senza però quella naturalità e inevitabilità proprie della guerra.


lo sport canalizza la violenza

Lo sport estremo fornisce il rischio


Anche il potlach ( emulazione autodistruttiva dove si sperperano risorse) è una valida alternativa alla guerra e la stessa corsa agli armamenti nucleari è un potlach; questo tipo di potlach però, basandosi sulla repressione dell'aggressività, contribuisce ad acuire la sete di guerra.


Il potlach contribuisce ad acuire la sete di guerra


Tutte queste contromisure sono quindi poco efficaci perché mancano della naturalità della guerra e a volte sembrano rischi inutili. L'assenza di guerra nella nostra società ha anche portato all'aumento della criminalità, dei suicidi, del problema della droga e delle nevrosi; ciò è avvenuto perché con la scomparsa della guerra, è venuta meno la solidarietà, portando così l'individuo ad una solitudine interiore; inoltre il singolo, non potendo più essere aggressivo, ha riversato questa aggressività contro di sé.


Tutte queste contromisure sono quindi poco efficaci perché mancano della naturalità della guerra e a volte sembrano rischi inutili


L'essenza di guerra ha anche provocato l'aumento delle malattie dovute allo stress poiché, come hanno osservato molti reduci della prima guerra mondiale, in guerra lo stress sembra svanire

( eccetto la nevrosi da fonti )

Nella società di oggi la guerra è stata uccisa dalla tecnologia poiché la Bomba ha impedito oggettivamente di condurre una guerra convenzionale. Prima delle società industriali infatti l'uomo e la tecnica erano in equilibrio poiché ogni guerriero possedeva la sua arma che però, pur essendo rispettata, non si sostituiva mai troppo all'elemento umano in guerra.


La guerra provoca l'aumento delle malattie

Nella società di oggi la guerra è stata uccisa dalla tecnologia


Prima della Bomba però c'era sempre il sistema arma-contromisura che permetteva la dialettica difesa-offesa tipico della guerra; con l'arma atomica questo sistema è saltato e ciò ha ammazzato la guerra.


Il sistema arma-contromisura permetteva la dialettica difesa-offesa


Concludendo, nel nostro secolo ci sono due importanti problemi: il primo è il fatto che l'Atomica può distruggere il mondo; il secondo è il fatto che la Bomba non lascia più condurre la vecchia, cara, onesta tradizionale guerra.


l'Atomica può distruggere il mondo

La Bomba non lascia più condurre








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