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La NATO e le problematiche europee

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La NATO e le problematiche europee.

I problemi di coesione e cooperazione interni all'Alleanza - causa principale degli errori, dei ritardi e, in generale, della difficoltosa gestione della campagna a tutela del Kosovo - sono in contrasto con la linea di sviluppo ed espansione che la NATO sembra oramai destinata a percorrere. Da qui la necessità di una più profonda riforma, in grado di fornire maggiore sostanza e coerenza al complesso delle difficili decisioni politiche che essa si accinge ad affrontare.

Al centro di questo processo di revisione va posta l'Europa. Sotto la leadership strategica della NATO (e degli Stati Uniti tramite essa), l'Unione Europea ha potuto plasmarsi e crescere a picco 636i86g li passi; e per oltre quarant'anni ha potuto lasciare in secondo piano i problemi relativi alla sicurezza e alla difesa.



Pare ora giunto il momento per l'Unione Europea di perseguire un proprio progetto di sviluppo, che preveda un'autonoma strategia di stabilità e di sicurezza, non solo per riuscire finalmente a giocare un ruolo rilevante all'interno dell'Alleanza Atlantica, ma anche per alleggerire gli sforzi sin qui compiuti dagli americani al di qua dell'Atlantico. Ciò significa andare ben oltre l'indefinita divisione dei compiti tra le due organizzazioni,248  assegnando invece un ruolo e un contributo molto più importante agli alleati europei nel loro complesso: rimane inteso che ciò debba ovviamente implicare anche un aumento della loro responsabilità, che ora sembrano pronti ad assumersi.

Pochi giorni prima del vertice di Washington dell'aprile 1999, il Segretario di Stato americano Madeleine Albright si era espressa a proposito esponendo la sua "dottrina delle 3 D": no duplication, no discrimantion, no de-caupling.249

 Il primo divieto intendeva sottolineare come l'Europa dovesse rinunciare a ricoprire funzioni già svolte dalla NATO in generale o dagli Stati Uniti (ad esempio per ciò che concerne l'intelligence satellitaria).

Il divieto di discriminazione era volto ad impedire che in ambito europeo si formasse un'entità distinta, che potrebbe escludere membri della NATO che non fanno però parte dell'Unione Europea (come Turchia e Norvegia).

Il terzo divieto intendeva opporsi alla nascita di una forza armata organizzata europea, distinta da quella alleata.

E' chiaro come questi tre divieti fossero diretti contro la formazione di un autonomo sistema di difesa europeo. Contro di essa, poi, gioca anche il fatto che il cuore dell'Occidente è attualmente diviso in due parti, una filoamericana e un'altra filoeuropea che non sono ancora "abbastanza alleate" per costituire il motore ordinante all'interno dell'Alleanza.

I motivi di questa spaccatura vanno ricercati nelle differenze tra i modelli politici, varianti del medesimo ceppo di Welfare State, ma sostenitori di interessi economici non collimanti. Secondariamente, è ancora forte la tradizione geopolitica che ritiene gli americani (e solo loro) deputati a perseguire (e a garantire) una politica di potenza globale unica.250 Tuttavia, la NATO di oggi non è in grado di aumentare la forza e l'estensione delle politiche di sicurezza "poiché la pur potentissima America non è in grado di fare da sola il gendarme di un mondo sempre più grande".251

Nell'aprile 1999, però, a Washington si è deciso di cambiare rotta. Nel comunicato finale approvato il 24 aprile (ai punti 9 e 10 in particolare) i tre divieti della Albright vengono trasformati in semplici suggerimenti politici, e il discorso da cautelativo e limitativo diventa positivo e propositivo. Improvvisamente il North Atlantic Council (NAC) si spinge più in là rispetto alla sua precedente linea politica e sembra sposare senza indugi la prospettiva di una difesa europea.252

Dal comunicato del vertice di Washington approvato dai Capi di Stato e di Governo il 24 aprile 1999:

(...)

9. Noi plaudiamo al nuovo impeto dato dal Trattato di Amsterdam al rafforzamento di una politica comune europea della sicurezza e della difesa e alle riflessioni iniziate a partire da allora all'interno della UEO e (in seguito alla Dichiarazione anglo-francese di St. Malo) all'interno della UE, comprese le conclusioni del Consiglio di Vienna. Noi ribadiamo che un più forte ruolo europeo contribuirà alla vitalità della nostra Alleanza nel secolo XXI, a fondamento della difesa collettiva dei suoi membri. In questo quadro:

- prendiamo atto dell'intenzione dell'Unione Europea di acquisire la capacità per condurre azioni autonome, cosicchè essa possa prendere decisioni e approvare iniziative militari là dove l'Alleanza nel suo complesso non è impegnata;

- via via che tale processo prenderà corpo, la NATO e la UE dovranno assicurare lo sviluppo della reciproca consultazione, cooperazione e trasparenza, a partire dai meccanismi già esistenti tra NATO e UEO;

- plaudiamo alla decisione sia dei membri della UE che degli altri alleati europei, di prendere le misure necessarie per rafforzare le loro capacità militari, in particolare per missioni di nuovo tipo, evitando inutili duplicazioni;

- attribuiamo la massima importanza all'inserimento più pieno possibile degli alleati che non sono membri della UE in operazioni a guida UE di risposta alle crisi, sulla base degli accordi di consultazione già esistenti in ambito UEO.

Sottolineiamo anche l'interesse del Canada a partecipare a tali operazioni secondo le modalità più appropriate:

- siamo decisi a sviluppare ulteriormente le decisioni prese a Berlino nel 1996, incluso il concetto dell'utilizzazione di mezzi e capacità separabili, ma non separati, della NATO  in operazioni a guida UEO.




10. Sulla base dei principi sopra indicati e nello spirito delle decisioni di Berlino, noi siamo quindi pronti a definire e approvare gli accordi necessari per assicurare un rapido accesso dell'Unione Europea ai mezzi e alle capacità collettive dell'Alleanza, per operazioni nelle quali l'Alleanza nel suo complesso non sia impegnata militarmente in quanto tale. Il Consiglio in sessione permanente approverà questi accordi, che salvaguarderanno le necessità delle operazioni NATO e la coerenza della sua struttura di comando e che dovranno riguardare;

- assicurare l'accesso della UE alle capacità di pianificazione della NATO  in grado di contribuire alla pianificazione militare di operazioni a guida UE;

- La presunzione di disponibilità per la UE di capacità pre-selezionate e di mezzi comuni della NATO per il loro utilizzo in operazioni a guida UE;

- l'identificazione di una serie di opzioni di comando europeo per operazioni a guida UE, accelerando lo sviluppo del ruolo del Vice Comandante Supremo Alleato in Europeo, così che egli possa assumere pienamente ed efficacemente le sue responsabilità europee;

- l'ulteriore adattamento del sistema di pianificazione militare della NATO per incorporare in modo più completo il principio della disponibilità di forze per operazione a guida UE.

(...)

L'idea nuova è quella di "un nucleo forte di cultura occidentale che coopti con bastone e carota nei prossimi decenni tutti gli altri Paesi. E nascerebbe una comunità globale politica, premessa di istituzioni globali. Ma tutto il gioco comincia dalla formazione di un sistema euroamericano integrato".253

L'Europa, tuttavia, ha ancora un sistema militare frammentato in nazioni, che rispecchia la sua incompletezza politica.

A ciò si sta tentando di porre rimedio soprattutto dopo che, dall'autunno 1998, il governo britannico di Tony Blair decide di rilanciare un suo ruolo leader in Europa proprio nel settore che le è certamente più congeniale: la politica militare e della difesa.254

Il rischio di una possibile marginalizzazione del ruolo britannico sulla UE - sul momento in cui a quest'ultima si prospetta la possibilità di espandere funzioni e ruolo a livello mondiale - non poteva certo più essere affrontato dal governo di Blair, che decide di rilanciare in prima persona l'idea di una piena integrazione della UEO nella UE.255

Il 4 dicembre 1998, al vertice di St. Mal tra Francia e gran Bretagna, vengono gettate le basi del nuovo progetto Europa. Secondo il documento finale di tale vertice, "la UE, per prendere decisioni e approvare azioni militari in quei casi in cui l'Alleanza nel suo insieme non è impegnata, deve dotarsi di strutture appropriate e di una capacità per l'analisi delle situazioni, di fonti di Intelligence e di una capacità di pianificazione strategica, senza inutili duplicazioni, prendendo in conto quanto già esiste nella UEO e l'evoluzione delle relazioni di quest'ultima con la UE (...) che dovrà anche poter ricorrere ai mezzi militari più appropriati (capacità europee predesignate all'interno del pilastro europeo della NATO, ovvero mezzi nazionali o multinazionali esterni al quadro NATO) e a forze armate rafforzate, che possano reagire con rapidità ai nuovi rischi e che siano sostenuti da un'industria e una tecnologia europea della difesa forte e competitiva".256

Queste indicazioni vengono poi riproposte dalla stessa Gran Bretagna al vertice di Washington, e verranno quindi riportate nel comunicato finale.



248 Così, ad esempio, in Bosnia, dove i poteri politico militari spettavano alla NATO, mentre quelli economici alla UE.

249 Cfr. Silvestri, op. cit., 108.

250 Cfr. Pelanda, Carlo, Fantageopolitica: o fuori dalla NATO o nucleo occidentale, "Limes - Rivista Italiana di Geopolitica", n°4, 1999, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 51-64.

251 Pelanda, ibidem.

252 Pelanda, ibidem.

253 Pelanda, ibidem.

254 Ricordiamo che proprio la linea politica inglese era statala causa principale di paralisi di quel processo di integrazione ora finalmente messo in moto. Il governo britannico ancora "ad Amsterdam" si era opposto allo sviluppo di automatismi nella Difesa europea nonché all'assorbimento della UEO nella UE.

255 Cfr. Silvestri, ibidem.

256 Silvestri, ibidem.







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