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WOLFGANG BORCHERDT 1921 - 1947

letteratura tedesca


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WOLFGANG BORCHERDT  1921 - 1947


Fu condannato a morte durante la guerra per alcune frasi critiche nei confronti del regime in una lettera, ma fu salvato dai bombardamenti alleati.

"Draussen vor der Tür", radiodramma. Il protagonista è Beckmann, un reduce di guerra che torna a Berlino, dove trova una situazione diversa da quella di partenza: la moglie si è risposata e il figlio è morto. Decide di buttarsi nell'Elba, ma viene salvato da una ragazza, di cui si innamora, che gli dà i vestiti del marito defunto.

Quando indossa gli abiti del marito di lei, Beckmann si sente in colpa e pensa di essere stato lui ad averlo ucciso; chiede risposta a Dio. Nella domanda di Beckmann c'è la paura che ritorni la guerra.

Tema importante è quello della responsabilità: in Germania si cercano le responsabilità del nazismo e degli intellettuali dell'immigrazione interna 858h78i che avevano taciuto durante il regime.


Hans Werner Richter e Alfred Anderesch parlano della responsabilità della guerra; fondano una rivista chiamata DER RUF. Entrambi si dichiarano contrari alla divisione della Germania e si dibatte molto la questione della responsabilità dei tedeschi.




Thomas Mann riteneva che tutti i tedeschi dovevano ritenersi responsabili, mentre i due dicevano che i responsabili vanno individuati e sono contrari ad una ri-educazione del popolo tedesco.


Nasce un gruppo di intellettuali chiamato Gruppe 47, inizialmente nasce per leggere le opere di scrittori loro contemporanei (le opere colpite dalla censura nazista).

Si impone una tendenza KAHLSCHLAG, cioè un taglio netto per rimuovere la sterpaglia data dagli anni del regime. Allontanarsi dall'uso propagandistico del linguaggio ma anche da quello virtuosistico dell'immigrazione interna 858h78i (es. Heidegger). Taglio netto tra quello che c'è stato e quello che vorrebbero che ci fosse.

Vennero imitati nuovi generi dall'estero. Tendono ad essere anti-ideologici.


SHOAH: distruzione, desolazione, calamità.

OLOCAUSTO: ha come significato etimologico un'offerta fatta da Dio, è un insegnamento della Torah. Ha quindi una dimensione sacrale, è un sacrificio alla comunità.


Non si può separare la dimensione artistica da quella etica e morale, perché deve sensibilizzare i lettori, per non dimenticare.


Dopo la guerra c'è la ricostruzione e in questo periodo si cerca di dimenticare.

Ad un certo punto si decide di prendere atto di quello che è accaduto ed inizia un'ossessione per la storia dalla dimenticanza all'ossessione del ricordo


Siamo di fronte ad un fatto inspiegabile, umanamente inconcepibile. Possiamo trovare delle cause, ma non delle spiegazioni razionali.

ALESSANDRO COSTAZZA rappresentare la Shoah

Come considerare Auschwitz? E' un evento storico incomparabile o siamo autorizzati a collocare questo evento?


Un'opera artistica è comunque un'opera di finzione, quindi ha l'arte il diritto di rappresentare come irreale una tragedia reale? Il rischio è che dando una rappresentazione artistica l'evento perda di credibilità.


APPELFELD porta come esempio della rappresentazione della Shoah i disegni e i racconti dei bambini nei lager.

La tesi di Appelfeld è che i bambini la vivessero come una normalità; la descrizione sarà quindi fatta con quell'ingenuità tipica dell'infanzia.

"Die Ermittlung" di Peter Weiss.

Nel 1965 Weiss mette in scena questo spettacolo in 16 teatri europei. Si basa sui verbali del processo di Francoforte.


ADORNO: "Scrivere poesia dopo Auschwitz è barbaro".

Primo Levi ha reinterpretato questa affermazione come "dopo Auschwitz non si può fare poesia se non su Auschwitz".

Secondo Adorno l'ebreo è il capro espiatorio del capitalismo e di tutti i suoi mali.

L'antisemitismo è la conseguenza della sottomissione ad una autorità. La sottomissione si sfoga attraverso un atteggiamento autoritario verso chi ha meno potere.


ES dimensione inconscia

SUPER IO norme e regole sociali che ognuno conosce

IO media queste due istanze.


Secondo Adorno gli stati totalitari sono dati da una crisi della figura del padre, che è il garante dell'ordine e quindi del super io perciò si cerca un Führer, una guida.

L'ebreo è un elemento sconosciuto, ambiguo, e quindi per certe personalità diventa un pericolo perché in queste personalità non c'è un buon rapporto con la parte oscura, con l'es, e non lo accetta; lo proietta quindi su un altro soggetto.


Auschwitz dimostrazione del fallimento della cultura occidentale.


L'evento artistico non deve permettere una catarsi dal parte del fruitore.

Non avendo senso, Auschwitz impone una continua ricerca di senso e impone all'arte una continua riflessione sui limiti e modalità della propria rappresentazione.


Todorov dice che gli ebrei si riconoscevano dalla tristezza nel loro sguardo, anche se nell'aspetto non avevano niente che li tradisse.


MUSEI DEL RICORDO FUNZIONI:

1 - autoricognizione - presa di coscienza (partecipazione emotiva)

2 - consapevolezza storica

3 - azione collettiva






JÜDISCHES MUSEUM BERLIN

ARCHITETTO: DANIEL LIEBESKIND


E' stato concepito con un dialogo costante con la città di Berlino.

Liebeskind ha preso la cartina della città, ha annotato i punti dove hanno vissuto gli intellettuali, la ha uniti e ne è risultata quella forma.

In questo caso è un dialogo con il passato.

Vuole testimoniare un momento di rottura, di frattura per ricordare un vuoto che si è creato con lo sterminio degli ebrei.

Non si può dimenticare il contributo economico, culturale e intellettuale degli ebrei.

E' necessario integrare fisicamente la città con il ricordo.

La storia di Berlino può avere un riconoscimento attraverso la memoria.


STRUTTURA DEL MUSEO

E' diviso in tre assi; la prima è la via dell'esilio, che conduce il visitatore all'esterno in un giardino di stele verticali: è definito "Il giardino di Hoffmann".


La seconda asse è la via della deportazione, che conduce alla torre dell'Olocausto, un blocco di cemento armato staccato dal corpo principale del museo.


La terza asse è la via della continuità, uscita dalla torre.


La struttura è caratterizzata da dei "boid", che tagliano l'edificio in tutta la sua altezza; il visitatore non entra in questi spazi vuoti ma è condotto ad attraversarli mediante gallerie che collegano i diversi spazi.

Questi "boid" mettono in dubbio la capacità della memoria, fanno da contrappeso all'esposizione degli oggetti conservati nelle sale del museo.


PETER EISENMANN - MEMORIALE PEER GLI EBREI ASSASSINATI (Berlino, 2005)

In questa piazza ci sono 2711 stele con stessa circonferenza ma diversa altezza.

C'è stata una polemica per plagio al giardino del museo ebraico.

Anche altre comunità, come quella degli zingari, hanno criticato questa piazza perché sono stati ricordati solo gli ebrei.




ART SPIEGELMAN

Art Spiegelman è un ebreo americano, nato nel 1948. ha lavorato anche per il New York Times.

Tra il 1973 e il 1991 ha lavorato sul fumetto "Maus", che è una graphic novel.

Nel fumetto ci sono molti elementi autobiografici, perché il padre è un sopravvissuto ai campi di concentramento.

"Maus" non può essere metafora di Auschwitz, perché è una storia personale, circostanziata, ed entra in contrasto con Benigni perché dice che il suo film è una metafora, che Auschwitz è stato sostituito da un'immagine che fa perdere credibilità all'evento tragico.


"MAUS" trama:

Parla di un giovane fumettista, Art, del padre Vlad e delle sue esperienze durante la seconda guerra mondiale.

Il tempo narrato si intreccia col tempo della narrazione. Vlad e Art hanno vissuto esperienze molto diverse, quindi c'è un conflitto generazionale.

Vlad nasce a Sosnowiec, in Polonia; si narra della sua infanzia. Incontra Anja, che sarà la madre di Art.

Nel 1939 Vlad viene mandato al confine, la resistenza polacca fallisce, catturato dalle truppe nemiche viene poi rimandato a casa.

Nella sua città sarà costretto a vivere nel ghetto.

Verrà mandato ad Auschwitz con la moglie, dove sopravvivrà attraverso espedienti.

Nel fumetto gli ebrei perseguitati sono dei topi, e tedeschi sono gatti, i polacchi maiali e i francesi rane.

Il fumetto è diviso in due libri. Il primo ha 6 capitoli, il secondo ne ha 5, per un totale di 380 tavole. Ha vinto il Premio Pulitzer nel 1992.

L'idea nasce da un'intervista che Art fa al padre, e che dura circa 40 ore.

L'idea della rappresentazione attraverso animali è stata ispirata da Franz Kafka.

L'intuizione però viene da citazioni dei nazisti stessi. Apre la graphic novel con una frase di Hitler: "Gli ebrei sono sicuramente una razza, ma non sono umani".

Quindi nel rappresentare prende alla lettera Hitler e i nazisti.

Gli ebrei nella realtà sono declassati, nella finzione sono i portatori dei valori umani.

Ammette a più riprese che la sua è una conoscenza mediata e quindi anche nel trasporla ha come tramite gli animali.

Vlad non viene rappresentato come un eroe, ma con tutti i suoi difetti.



"Prigioniero sul pianeta inferno. Un caso clinico"

Madre di Artie si suicida. Il loro rapporto era conflittuale. Fra le cause di questo suicidio Artie cita anche Hitler e il genocidio degli ebrei.


CAPITOLO PRIMO: MAUSCHWITZ

Artie si fidanza con Françoise, alla quale racconta i suoi incubi sugli ebrei senso di colpa per aver vissuto una vita più facile di quella dei genitori, che sono stati in un campo di sterminio.

Artie si interroga sulla propria storia. Si passa continuamente dal presente di Artie al passato del padre.

Presa di coscienza del successo dell'opera di Artie.



Artie diventa simbolicamente bambino, e va da uno psicanalista polacco, che è stato pure lui in un campo di sterminio. Artie si sente in colpa per essere sopravvissuto.


Vlad, che ha subito sulla propria pelle il razzismo dei tedeschi, è a sua volta razzista nei confronti di un uomo di colore.







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