Caricare documenti e articoli online 
INFtub.com è un sito progettato per cercare i documenti in vari tipi di file e il caricamento di articoli online.
Meneame
 
Non ricordi la password?  ››  Iscriviti gratis
 

Tito Maccio Plauto (Sarsina, Romagna 259/251 - Roma 184 a.C. ca) - Vita

letteratura latina




Inviare l'articolo a Facebook Inviala documento ad un amico Appunto e analisi gratis - tweeter Scheda libro l'a WhatsApp - corso di

Tito Maccio Plauto
(Sarsina, Romagna 259/251 - Roma 184 a.C. ca)

Vita.

P. si dedicò solo ad un unico genere letterario, alla composizione di commedie, operando - grosso modo - una sintesi tra commedia greca nuova ed elementi indigeni, attinti dalla farsa italica.

Sappiamo poco di P. uomo e le notizie che possediamo [A. Gellio e S. Girolamo IV sec. d.C.] sono poco attendibili: nato come attore di successo, avrebbe investito malamente il capitale in commercio, ricoprendosi di debiti e costringendosi a guadagnarsi da vivere in un mulino girando la macina.

In questo periodo cominciò a comporre commedie, fra cui il "Saturio" ("Il pancia piena") e l' "Addictus" (schiavo per debiti), che già dai titoli richiamano gl'infelici rovesci personali; e una terza, dal titolo sconosciuto, che, rappresentate con successo, furono l'inizio di una fortunata attività teatrale durata oltre un quarantennio: alieno della politica, ma non insensibile agli avvenimenti del tempo [la sua produzione si svolse, del resto, praticamente durante la II guerra punica], visse interamente della sua arte, praticata con instancabile fervore creativo: egli, insomma, scriveva per vivere, la sua scrittura era non più che mera professione.

Inoltre, Ciceron 737b18h e, nel "De senectute", afferma che P. compose da "senex" alcune commedie fra cui lo "Pseudulus": nel 191 a.C., doveva essere quindi già vecchio. Sempre Cicerone, nel "Brutus", ci rivela l'anno della sua morte.




I codici, che contengono le commedie di P., ci hanno tramandato il suo nome completo, Tito Maccio P.. Ma "Tito" e "Maccio" sembrano fittizi: "Maccio", infatti, deriverebbe dall'omonima maschera atellana; lo stesso termine "Plautus" può significare o "piedi piatti" oppure "orecchie lunghe e penzoloni". Molto probabilmente, quindi, si tratta di nomi d'arte che P. aveva usato durante l'attività di attore.

Personaggi. I personaggi di P. non sono dei caratteri individuali ma delle maschere fisse, dei "tipi", e per questo già noti al pubblico nel momento stesso in cui si presentano sulla scena: anche i loro nomi propri servono esclusivamente a ribadirne la fissità del ruolo scenico.

*L' "adulescens": il giovane innamorato è sempre languido e sospiroso, perduto in un amore che lo travolge e lo paralizza, incapace di superare gli ostacoli che incontra sul suo cammino. Il suo linguaggio tocca molto spesso i registri "alti" e patetici della tragedia, naturalmente con effetti comici e parodistici, voluti dall'autore. P. non prende mai sul serio la sua storia né i suoi lamenti d'amore: lo guarda divertito, costringendolo spesso a subire i lazzi spiritosi del servus.

*Il "senex": il vecchio viene caratterizzato in modi diversi: è il padre severo e perennemente beffato, che cerca inutilmente di impedire i costosi amori degli adulescentes (come nella "Mostellaria"); ma talvolta è anche un ridicolo e grottesco concorrente dei figli nella battaglia, senza esclusione di colpi, per la conquista della donna desiderata (come nell' "Asinaria" o nella "Casina"). Nelle vesti dell'amico o del vicino, ha a disposizione un ricco ventaglio di funzioni drammatiche: può ad esempio essere alleato dei giovani (come nel "Miles gloriosus") oppure fornire un burlesco doppio del senex innamorato (come nel "Mercator").

*Il "parasitus": presente in ben nove commedie di P., il parassita è uno dei tipi più buffi e curiosi della "palliata", caratterizzato dalla fame insaziabile e dalla rapacità distruttiva, spesso fonte di rovina economica per il disgraziato che ha deciso di mantenerlo a sue spese. Esuberante e vitale nella sua mai placata ingordigia, il parassita non lesina lodi iperboliche e servizi di ogni genere nei confronti dei suoi benefattori, che naturalmente sono anche vittime delle sue sfavillanti battute, come accade nella famosa scena d'esordio del "Miles gloriosus".

*Il "miles gloriosus": come la cortigiana, anche il miles, il soldato mercenario che si mette al servizio di chi lo paga meglio, era una figura consueta nei regni ellenistici ma sconosciuta in Roma, dove all'epoca di P. il servizio militare era dovere di ogni cittadino. Il miles si presenta quasi sempre nelle vesti del "gloriosus", cioè del millantatore, del fanfarone che si vanta di grandi imprese mai compiute, spacciandosi per giunta per gran seduttore: è insomma un conquistatore immaginario di nemici e di donne, prontamente smentito dagli avvenimenti della commedia. E' probabile che i Romani, ridendo di questi milites ellenistici, si sentissero - per contrasto - orgogliosi del proprio valore militare.

*Il "leno": anche il lenone, il commerciante di schiave e sfruttatore di prostitute, era una figura sconosciuta presso i Romani. P. ne fa la figura più odiosa, anche perché di norma costituisce il maggior ostacolo al compimento dei desideri del giovane innamorato. Ma va subito aggiunto che nel teatro plautino non esistono personaggi buoni o cattivi, perché non esiste una partecipazione e un coinvolgimento emotivo nelle vicende, già scontate fin dall'inizio: l'odiosità, come l'avidità, sono solo i caratteri fissi che definiscono la maschera del lenone, irrevocabilmente destinato alla sconfitta e alla beffa. Colpisce molto di più, invece, la sua formidabile vitalità, la sua capacità di esser superiore a ogni giudizio morale, come rivela la bellissima gara di insulti che adulescens e servus ingaggiano contro di lui dello "Pseudolus".

*Il "servus": è la figura più grandiosa, il vero motore delle fabulae plautine, personaggio sfrontato e geniale, spavaldo orditore di incredibili inganni a favore dell'adulescens e contro l'arcigna taccagneria dei senes o l'avidità dei formidabili lenoni. Senza di lui, non ci sarebbe storia; la storia, anzi, è quasi sempre il risultato delle sue invenzioni e delle sue creazioni: P. lo definisce in vari luoghi come un "architetto" (Palestrione, nel "Miles Gloriosus"), un "poeta" (Pseudolo, nello "Pseudolus"), un "generale" (ancora in riferimento a Pseudolo e Palestrione), finendo palesemente per identificarsi nella sua figura.



Il ruolo del "personaggio" Fortuna. E' importante, però, ricordare che niente riuscirebbe al servo, o alla sua astuzia, senza l'ausilio determinante della "fortuna" (Tyche), che ne contempera - e di molto - il merito del successo, contribuendo - col suo "valore stabilizzante" - a "rimettere le cose a posto".

La particolarità degl'intrecci. Come visto, gl'intrecci delle commedie plautine derivano da originali greci, sono abbastanza complicati, ma altrettanto ripetitivi e caratterizzati da elementi convenzionali; 16 su 20 presentano infatti la stessa situazione di base: l'amore ostacolato di un adulescens per una giovane cortigiana: l'ostacolo è la mancanza di denaro (l'adulescens dipende economicamente dal padre) per ottenerne i favori o per "riscattarla". Può essere innamorato anche di una fanciulla onesta ma senza dote, e, in questo caso, gli ostacoli sono gli impedimenti sociali che ne derivano. L'adulescens lotta (ancora) per far trionfare l'amore contro qualche antagonista, il padre, il lenone o il miles gloriosus, il mercenario che compra la cortigiana. In questa lotta, egli viene aiutato da un amico, da un vecchio comprensivo o da un parassita, ma, soprattutto dal "servus callidus" (scaltro). Spesso la commedia si risolve in una serie di inganni organizzati da quest'ultimo per ingannare il padrone e carpirgli il denaro necessario all'adulescens. Ogni commedia termina con un lieto fine: i giovani vengono perdonati dai padri, che si riconciliano anche con i servi; i danni e le beffe spettano ai personaggi esterni alla famiglia, quali il miles e il lenone. Spesso il lieto fine coincide con il matrimonio, che è reso possibile dal "topos" dell' "agnizione" o "riconoscimento": si scopre infine che la ragazza era nata libera da genitori benestanti, ma esposta o rapita dai pirati.

Il rapporto coi modelli e la "contaminatio". Non ci sono pervenuti gli originali greci da cui derivano le commedie plautine, per cui non possiamo valutare l'indipendenza, l'originalità di P. rispetto ai modelli greci.

Tuttavia, una delle differenze fondamentali che comunque possiamo cogliere con la commedia di Menandro (ma modelli altrettanto validi sono Difilo, Filemone, Demofilo), per quanto concerne le trame, è che, mentre quello cerca la coerenza e l'organicità degli intrecci, P. sacrifica al contrario spesso le esigenze di verosimiglianza e di logica per il suo intento di trarre effetti comici dalla singola scena. Altra differenza è che il teatro di Menandro è un teatro grosso modo antropocentrico e "psicologico", mentre P. è portato ad accentuare i tratti caricaturali dei personaggi tipici, ricavandone maschere grottesche. Lo stesso "amore" non è visto come sentimento autentico, bensì come mera caricatura. Si parla, anche, di "rovesciamento burlesco della realtà", in una visione quasi carnascialesca: alla fine della commedia, sono i giovani a trionfare sui vecchi, le mogli sui mariti; ma con ciò, ancora, P. non vuole mettere in discussione i rapporti vigenti all'interno della società, vuole solo, semplicemente, far divertire.

Nei prologhi delle sue commedie, P., alludendo alla sua attività, parla poi di "vertere barbare" ("tradurre dal greco al latino"): infatti, P. fa suo il punto di vista dei greci, per i quali ogni lingua non greca è barbara. Le commedie plautine, tuttavia, come si può arguire, non sono semplici trasposizioni dal greco, ma libere interpretazioni di quei modelli: egli, infatti, ricorre alla cosiddetta "contaminatio", inserisce cioè in una commedia derivata da un originale greco una o più scene, uno o più personaggi attinti da un'altra commedia sempre greca, mescolando insomma l'originale con altre commedie [secondo alcuni critici, p. addirittura "contaminava" se stesso, ovvero ripeteva, con modificazioni e varianti, alcuni motivi dei suoi stessi drammi, che a lui maggiormente piacevano e il cui successo era già stato da lui sperimentato].







Privacy




Articolo informazione


Hits: 1777
Apprezzato: scheda appunto

Commentare questo articolo:

Non sei registrato
Devi essere registrato per commentare

ISCRIVITI

E 'stato utile?



Copiare il codice

nella pagina web del tuo sito.


Copyright InfTub.com 2021