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L'esperienza di Renzo attraverso l'inferno cittadino si configura come un percorso di formazione.

letteratura italiana


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L'esperienza di Renzo attraverso l'inferno cittadino si configura come un percorso di formazione. Mostra i cambiamenti che subisce il personaggio nel corso del romanzo.


Renzo "era, fin dall'adolescenza, rimasto privo de' parenti, ed esercitava la professione di filatore di seta"; possedeva inoltre "un poderetto che faceva lavorare e lavorava egli stesso, quando il filatoio stava fermo; di modo che, per la sua condizione, poteva dirsi agiato". Questa è la descrizione iniziale di Renzo Tramaglino, un montanaro con un 313c24d animo semplice e umile, con conoscenze mondane limitate e che viveva in un piccolo paese. Egli però è molto esuberante e ribelle, ciò si capisce fin ad subito quando apprende la notizia dell'impossibilità di sposare la sua amata poiché Don Rodrigo glielo vuole impedire: Renzo si trova in casa ed inizia a muoversi senza meta per la camera e a meditare vendetta ai danni di Don Rodrigo: "<<ah birbone! Ah dannato! Ah assassino!>> gridava Renzo correndo innanzi e indietro per la stanza e stringendo di tanto in tanto il manico del suo coltello.[.]<<ah questa è l'ultima che fa quell'assassino>> [.] in que' momenti, si figurava di prendere il suo schioppo, d'appiattarsi dietro una siepe, aspettando se mai, se mai don Rodrigo venisse a passar solo". Successivamente Agnese, madre di Lucia, propone di andare a chieder consiglio sul da farsi al Dottor Azzecca-Garbugli, Renzo è disposto a qualsiasi cosa pur di sposare Lucia, così accetta la proposta che, purtroppo, non ha un esito positivo. È disposto anche ad imbrogliare pur di non sottomettersi ai potenti, ed acconsente anche ad un matrimonio "a sorpresa" che fallisce, come tutti i tentativi della "notte degli imbrogli". Così parte per Milano, ma s'imbatte casualmente in una protesta per il prezzo del pane: spinto da un'ingenua curiosità e dal sentirsi sempre chiamato in causa, prende parte al movimento lasciandosi trasportare troppo dalla nuova emozione finendo per essere arrestato. Inizialmente dimostra di essere misericordioso donando del pane ad alcuni poveri, ma poi, quando arriva in carrozza il cancelliere Ferrer, si rende d'aiuto facendo spazio per il passaggio del veicolo. Gli occhi del paesano, come quelli di tutte le persone, si incrociano con quelli di Ferrer, così si sente ringraziato e importante per il suo gesto appena compiuto. Renzo si comporta irragionevolmente anche quando, compiuta prima di essere arrestato, inizia un discorso alla folla che lo fa sembrare un arringatore. In questi momenti, mentre espone i suoi pensieri di carattere universale, ascolta solamente i commenti benevoli della gente, mostrandosi un po' presuntuoso. Questo episodio serve a Renzo per sfogare tutte le sue rabbie, il discorso poi prende infatti una piega molto personale, con riferimenti a Don Rodrigo, Lucia, all'Azzecca-Garbugli e alla sua avventura, senza però lasciarsi sfuggire nessun nome. Ecco la prima di una serie d'azioni prudenti e ragionate di Renzo. Inizia infatti da Milano quel percorso di maturazione che proseguirà fino alla fine del romanzo. Dopo essere scappato dagli sbirri che l'hanno ammanettato si dirige verso Bergamo, da suo cugino. Nel percorso verso l'Adda, in un bosco buio inizia a meditare e si vede determinato a coronare il suo sogno di sposarsi. Un Renzo diverso: cresciuto, silenzioso e pensieroso. Ma appena scorge in lontananza le rive dell'Adda ritorna il Renzo di sempre, pieno di fiducia e di speranza e, alla vista del fiume, urla: "<<è l'Adda>>". Successivamente decide di affrontare la peste e ritrovare Lucia, anche se non può sposarla per il suo voto di castità. Diviene coraggioso: non vuole rinunciare al suo amore: ritrova Lucia al lazzaretto e riesce a sciogliere il voto con l'aiuto di fra Cristoforo. L'ultimo gesto di compassione e di maturità di Renzo è il perdono concesso a Don Rodrigo, morente di peste, questo fatto mette in luce un Renzo adulto capace di perdonare."tutto commosso e tutto confuso disse: << capisco che non gli avevo mai perdonato davvero; capisco che ho parlato da bestia, e non da cristiano:e ora, con la grazia del signore, si, gli perdono proprio di cuore, [.] pregherei il Signore di dar pazienza a me, e di toccare il cuore a lui>>". Renzo è quindi un ragazzo di indole buona, ma con un temperamento impetuoso. Si tratta di esuberanza, più che di prepotenza. Renzo tende a giudicare il prossimo con ottimismo, ma quando è sicuro di essere oggetto d'ingiustizie si ribella, mettendo in moto la sua furbizia: possiede quell'intelligenza necessaria a tirarlo fuori dei guai. Contro il rivale, Don Rodrigo, si scaglia furiosamente, ma alla fine il suo equilibrio e la propria fede in Dio lo inducono a perdonare.










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