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Commento alla poesia "Lavandare" di Giovanni Pascoli

letteratura italiana


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Commento alla poesia "Lavandare" di Giovanni Pascoli.


La lirica "Lavandare" di Giovanni Pascoli fa parte della raccolta Myricae e presenta, a livello metrico, la struttura del madrigale, cioè di una forma poetica di origine po 757f59h polare. I versi sono endecasillabi, raggruppati in due terzine e una quartina rimati secondo lo schema ABAB CBC DEDE. Il lessico utilizzato è tipico della vita contadina e di una realtà rurale vissuta in prima persona dal Pascoli. La poesia si apre con il drammatico contrasto tra i tristi colori del grigio e del nero di un campo arato a metà; a questo punto si crea un'atmosfera vaporosa che sfuma i contorni del paesaggio e dietro alla quale si intravede l'immagine di un aratro senza buoi e abbandonato nel mezzo della campagna. Questo semplice e rozzo strumento da lavoro ha il grande potere di richiamare l'attenzione del lettore: i versi descrivono con incredibile melanconia i suoni e i coloro dell'abbandono e della nostalgia.

A tutto ciò si aggiunge il lavoro cadenzato e solenne delle lavandaie che sbattono i panni con colpi frequenti sulla riva del canale per cavarne il sapone, mentre cantano lunghe cantilene. Questi monotoni canti vengono collegati al fruscio del vento e al rumore delle foglie che si staccano dai rami e, volteggiando nell'aria, cadono a terra.

Questa placida e triste armonia è spezzata alla fine solo dall'immagine suggestiva di una donna, lasciata dall'amato proprio come "l'aratro in mezzo alla maggese". Vediamo quindi come la lirica, che si era aperta con la figura dell'aratro dimenticato, si chiude recuperando la stessa immagine, unita a percezioni visive e uditive.

E' interessante notare come la poesia pascoliana sia ricca di simboli, perlopiù nostalgici, di fenomeni fonetici e visivi allusivi: il "fumare" mattutino della nebbia, il cadere delle foglie, lo sciabordare delle lavandaie, gli oggetti semplici legati al mondo agricolo producono una sorta di "rivelazione", perché la COSA diventa SIMBOLO, colto per la prima volta da un poeta fanciullino che scandaglia a fondo, asporta e suggerisce al lettore l'essenza vera di tutto ciò che lo circonda.

GIOVANNI PASCOLI - LAVANDARE da Myricae, IL LAMPO da Myricae, IL TUONO, NOVEMBRE, L'ASSIUOLO, TEMPORALE







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