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UMANESIMO E RINASCIMENTO - I CONCETTI D'UMANESIMO E DI RINASCIMENTO

letteratura italiana



Umanesimo e Rinascimento

I CONCETTI D'UMANESIMO E DI RINASCIMENTO

L'Umanesimo è la cultura della civiltà rinascimentale. Fra i concetti d'Umanesimo e Rinascimento esiste una stretta vicinanza, poiché il primo sottolinea in modo particolare il momento ideologico culturale, mentre il secondo si riferisce soprattutto alle manifestazioni artistiche e ai fenomeni di costume, alla civiltà nel suo complesso.

La parola Umanesimo implica la coscienza di una differenza fra mondo umano-naturale e mondo religioso, cioè alla scrittura dedicata al mondo umano-naturale e quella invece consacrata a quella divina; invece nel Medioevo ogni tipo di scrittura veniva considerata sotto la prospettiva religiosa.

Dalla fine del Trecento lo studio delle letterature greche e latine diviene rivendicazione dei diritti dell'uomo naturale, quale appunto si era rivelato nelle epoche classiche.



Il concetto di mondo umano-naturale (Humanitas) serviva a sottolineare una proprietà tipica degli uomini, il desiderio di conoscenza che li distingue fra tutti gli esseri animati.

La riscoperta del mondo classico costituisce la premessa culturale del Rinascimento. La parola "Rinascenza" viene usata nel XVI secolo per significare la rinascita degli studi classici e l'inizio di un'epoca nuova. Le generazioni dell'età umanistica e rinascimentale marcano con ciò una distanza rispetto all'età di mezzo e l'esigenza di ricollegarsi invece all'insegnamento del mondo greco e latino. Il concetto viene poi sviluppato nel Settecento dagli Illuministi, che vedono nella cultura rinascimentale la nascita del libero pensiero.


I TEMPI E I LUOGHI

Subito dopo il Mille, gli elementi di rinascita cominciano ad affermarsi; l'epoca iniziata allora continuerebbe di fatto sino alla fine del sistema feudale nel Settecento. Ciò tuttavia non deve impedire di cogliere gli indubbi elementi di novità che la cultura umanistica introduce nella civiltà rinascimentale, in cui giungono a maturazione tutti i fermenti emersi nei secoli precedenti. Lo stesso individualismo che si afferma nel corso del secolo non è nuovo come fenomeno in sé, ma solo come programma cosciente, consapevole acquisizione culturale vissuta come segno di identità storica in opposizione ai secoli precedenti. Nei confronti del passato, la cultura umanistica ha la percezione precisa di un distacco e di una distanza, che era invece ignota alla cultura medievale. Nei suoi confronti si possono fare scelte o di rifiuto o di accettazione e di esaltazione, ma sempre nella consapevolezza che si tratta di una realtà diversa e lontana.

L'età dell'Umanesimo e del Rinascimento va dalla fine del Trecento alla metà del Cinquecento, quando il Concilio di Trento nel 1545 apre la fase della Controriforma, e la pace di Cateau-Cambresis (1599) quella del dominio spagnolo in Italia. Si distinguono al suo interno due fasi, divise fra loro dalla morte di Lorenzo de' Medici e dalla scoperta dell'America (1492), a partire dalla quale incomincerebbe l'età moderna. La prima fase raggiunge il momento del suo massimo splendore a Firenze; nella seconda si manifestano forti momenti di crisi religiosa con la nascita della Riforma protestante e, in Italia, di crisi politica.

Nell'età che va dalla fine del Trecento al Concilio di Trento, si possono distinguere tre momenti: il primo va dal 1380 al 1469 e in esso prevalgono gli interessi umanistici e quindi una prevalenza del latino; il secondo va dal 1469 al 1492 ed è caratterizzato dalla rinascita delle letteratura in volgare; ed infine dal 1492 al Concilio di Trento (1545) c'è il terzo momento in cui abbiamo un predominio della letteratura in volgare.

La culla dell'Umanesimo e del Rinascimento è l'Italia, ma soprattutto Firenze grazie anche nel Trecento all'influenza di Dante, Petrarca e Boccaccio. Tuttavia l'Umanesimo mira a costruire una comunità internazionale di dotti che usano tutti la stessa lingua, il latino, e si riconoscono negli stessi valori, al di là delle barriere fra Stati.

La Francia e l'Inghilterra escono spossate dalla guerra dei Cent'anni. In questo secolo, le guerre diventano sempre più costose, e sempre più sanguinose anche a causa della polvere da sparo e dello sviluppo dell'artiglieria. Per l'Europa inoltre si presenta un altro pericolo, che impone nuovi preparativi bellici e quindi nuove spese: quello turco. I Turchi infatti conquistano Costantinopoli nel 1453 e premono ormai non solo sull'Europa occidentale ma anche sul Mediterraneo, minacciando i traffici veneziani e insediando già il sud dell'Italia.

In Italia, rispetto al resto d'Europa, si hanno invece sintomi di ripersa soprattutto al Nord con le città di Milano, Torino e Venezia, mentre nel Sud e anche sul litorale toscano al situazione economica tende a peggiorare. È in questo periodo che incomincia a manifestarsi differenza di sviluppo tra Nord e Sud. Nella Valle Padana incominciano opere di bonifica e di canalizzazione delle acque che assicurano al disponibilità di nuove terre da lavorare e di traffici anche per via d'acqua, particolarmente intensi quelli fra Venezia e Milano. La borghesia rurale getta così le basi di un capitalismo agrario.

Accanto alle vecchie famiglie di mercanti che tendono ad acquisire costumi ed abitudini della vecchia nobiltà terriera, a Firenze continua una borghesia più dinamica, che riesca a far fronte alla crisi della manifattura della lana sviluppando quella dei tessuti di seta. I mercanti italiani tendono infatti a specializzarsi sempre di più nei traffici dei generi di lusso. La tendenza non sembra tuttavia indirizzarsi all'investimento produttivo dei profitti, ma piuttosto all'acquisto della terra e a spese per palazzi, opere d'arte e generi di lusso. La parte più ricca della nuova e della vecchia borghesia cittadina e della antica nobiltà feudale costituisce ormai un'unica aristocrazia che ha il dominio dei nuovi Stati regionali. È il sistema delle signorie: lo Stato diventa una proprietà personale e famigliare; ci sono quindi dei vantaggi come la diminuzione delle contraddizioni interne e alcuni svantaggi quali il potere sottoposto sull'insidia delle congiure all'interno dell'oligarchia dominante talvolta della stessa famiglia del signore.

In Italia l'equilibrio politico è determinato dai contrasti e dalle alleanze dei cinque Stati regionali più importanti: Milano, Venezia, Firenze, Stato della Chiesa, Regno di Napoli; ognuno di essi è abbastanza forte da impedire l'espansione degli altri, e troppo debole per imporsi a livello nazionale sui concorrenti. È il particolarismo italiano, che impedisce al nostro paese di arrivare a uno stato nazionale unico: la pace di Lodi (1454) fra i cinque stati italiani segna la raggiunta consapevolezza di questo equilibrio e garantirà una relativa pace per circa un quarantennio.


RAZIONALISMO E ATTEGIAMENTO SCIENTIFICO NELLA CULTURA E NELLE ARTI

Il razionalismo entra nell'amministrazione del denaro e del commercio non solo per ragioni oggettive di tipo economico ma anche come un preciso atteggiamento culturale, che informa di sé varie manifestazioni del pensiero e delle arti. Esso caratterizza anche gli studi dei classici, assumendo la forma di una nuova disciplina, la filologia, che mira alla ricostruzione e alla corretta interpretazione di testi letterari e all'eventuale attribuzione della paternità dell'opera.

La filologia si sviluppò nel Quattrocento e con Lorenzo Valla e poi Poliziano: si cominciò un procedimento volto a collezionare i codici di una medesima opera per riscoprire la versione autentica. Valla sottopose a procedimento filologico anche la Bibbia; in tal modo anche l'approccio alle Sacre Scritture veniva sottoposto per la prima volta a critici laici. Valla mostrò anche la falsità del documento con cui la Chiesa faceva risalire a Costantino l'origine del suo potere temporale.

Nello stesso tempo la conoscenza del greco permise di risalire alle fonti filosofiche dell'antichità. La lingua greca divenne accessibile dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi (1453) e la conseguente fuga in Italia di numerosi studiosi bizantini, che portarono nel nostro paese preziosi manoscritti greci e ne insegnarono la lingua ai nostri umanisti: ciò permise di conoscere Platone e Aristotele.


LA NASCITA DEL CETO INTELLETUALE IN SENSO MODERNO, LE NUOVE CARRIERE PROFESSIONALI DEGLI SCRITTORI UMANISTICI

Il principale elemento di novità dell'età moderna umanistica è la nascita dell'intellettuale-cortigiano, che dipende dal mecenatismo signorile. A Firenze e a Venezia sopravvive fino al quarto decennio del Quattrocento un Umanesimo repubblicano o civile, in cui prevale la figura dell'intellettuale-legista, cioè notaio o politico. A Milano, Ferrara, Mantova, Roma, Napoli abbiamo un Umanesimo cortigiano, promosso dal signore ed espressione del mecenatismo:gli intellettuali provengono dalla nobiltà cittadina e vivono in una condizione necessariamente subordinata nei confronti del potere. A Venezia e a Firenze l'Umanesimo civile nasce nell'ambito dell'alta borghesia cittadina che detiene il potere e promuove in prima persona l'affermazione e la diffusione degli ideali di rinnovamento culturale; gli intellettuali cortigiani, vivendo a corte, praticano e teorizzano l'otium letterario, la separazione dagli impegni pratici per dedicarsi agli studi; i rappresentanti dell'Umanesimo civile sostengono il primato della vita attiva.

Con la scomparsa dell'Umanesimo civile, a seconda che i datori di lavoro siano i vari signori oppure il Papato e la Chiesa, si possono distinguere due principali carriere di intellettuali: quella del cortigiano vero e proprio e quella del chierico. La prima dipende da un signore, la seconda da una gerarchia ecclesiastica. Queste due figure sociali prevalgono ormai sull'altra dell'intellettuale-legista, che era invece tipica dell'età comunale.

In genere, gli scrittori di questo periodo sono erranti per mestiere, costretti a cercare protezione passando da corte a corte sottoposti a tutti gli imprevisti dei cambiamenti del potere signorile, delle rivalità fra le corti e all'interno delle corti, della competitività stessa che diventa sempre più viva all'interno del ceto intellettuale in seguito al crescente individualismo e al carattere sempre più privato che va assumendo il lavoro intellettuale. Questa mobilità favorisce un vasto e articolato uso delle epistole, cioè lettere quasi sempre in latino, con le quali i singoli letterati e i vari gruppi intellettuali mantengono fra loro fittissime comunicazioni.

Lo stesso concetto di libertà si va progressivamente modificando; diventa una condizione privata di sufficiente indipendenza, collegata alla possibilità di dedicarsi interamente all'otium umanistico e dunque da ricercarsi con continui spostamenti. L'intellettuale assume sempre maggiore coscienza di essere uno specialista e di far parte di un ceto sociale ormai autonomo e separato.




LE CORTI E L'ORGANIZZAZIONE DELLA CULTURA

Il mecenatismo delle corti diventa nel Quattrocento un fattore determinate nella produzione e nell'organizzazione della cultura. Le entrare fiscali e i profitti provenienti dalle imprese commerciali vengono usati per spese improduttive, per la costruzione di sontuosi palazzi, l'acquisto di opere d'arte, per la protezione, gli stipendi, i benefici agli intellettuali di corte.

Accanto all'iniziativa delle corti, va registrata però anche quella degli stessi umanisti, riuniti in cenacoli o in accademie, talora indipendentemente dal potere signorile, talora invece sotto la sua protezione. I cenacoli erano aggregazioni volontarie informali: gruppi di umanisti si riunivano al di fuori delle sedi tradizionali del sapere, per discutere liberamente dei propri studi e dei problemi filosofici ed etici che essi suscitavano. I cenacoli nascono dunque dall'esigenza del confronto fra posizioni diverse, dello scambio di esperienze intellettuali, del dialogo aperto. La formula organizzativa del cenacolo risponde a un modo diverso di concepire la conoscenza, concepita come un percorso di ricerca fondato sull'intercambio, su un atteggiamento fondamentale interdialogico.

Alcuni cenacoli tendono a organizzarsi e a divenire accademie; presentano forme più fisse e centralizzate, si fondano su rituali precisi e a volte su un vero e proprio cerimoniale. La struttura delle accademie si sviluppa soprattutto nella seconda metà del Quattrocento e si prolungherà sino a tutto il Settecento.

A partire dall'invenzione della stampa, luogo di incontro degli umanisti poteva essere anche la stamperia e la bottega del librario. Gli stampatori avevano infatti bisogno dei consigli e dell'esperienza filologica degli umanisti, e ne favorivano le riunioni e talora le aggregazioni.

Altra forma di organizzazione culturale è la biblioteca pubblica. Essa può essere creata da privati ma più spesso è promossa dal principe mecenate. A volte può trattarsi di biblioteche specializzate che si limitano a raccogliere codici antichi e manoscritti. In genere però la biblioteca tende ad accogliere tutta la numerosissima nuova produzione libraria di stampa. Certe biblioteche si specializzano in seguito anche a particolari avvenimenti storici, come a Venezia dove vengono assorbite un gran numero di opere in greco dopo la caduta di Costantinopoli.


LA CONCEZIONE UMANISTICA DEL MONDO

Nella concezione umanistico-rinascimentale, l'uomo è come un dio terreno, infatti è creatore e signore del mondo. L'uomo è infatti concepito come un microcosmo, cioè come una parte del mondo che riflette in sé l'armonia del macrocosmo, vale a dire dell'universo nella sua interezza. L'uomo deve il proprio potere a Dio, che lo ha fatto a sua immagine e somiglianza. Di qui il tema ricorrente del valore dell'uomo, non solo del suo ingegno ma anche del suo corpo: l'uomo infatti è concepito come equilibrio fra materia e spirito.

Ne deriva una rivalutazione dei valori laici e terreni e delle possibilità conoscitive dell'uomo, e un atteggiamento speculativo più libero e spregiudicato. Crollata la rigida e sistematica visione del mondo legata alla Scolastica e all'aristotelismo, vengono piuttosto privilegiate le indagini concrete e immediatamente utilizzabili. Si giunge a una concezione più attiva e dinamica della natura, che cessa di essere un'entità passiva, e viene vista invece come vita in movimento collegata da mille fili all'esistenza umana. La diffusione del pitagorismo matematico, che vede rapporti numerici, misteriose simmetrie e proporzioni armoniche in ogni aspetto dell'universo, e la scoperta dell'ermetismo greco, che teorizza pratiche magiche e la influenza degli astri sul mondo naturale e umano, contribuiscono ad alimentare un interesse per la realtà fisica in cui esigenze scientifiche e tendenze mistiche e irrazionali sono strettamente connesse. La magia, l'alchimia, l'astrologia che si diffondono rapidamente negli strati più elevati della società, portano tutte con sé questa costitutiva ambiguità, ma sono comunque già un segno dell'avvenuto superamento degli schemi medievali e di un'esigenza di manipolare il mondo naturale e di conoscerne le leggi.

Pico della Mirandola, tentando di conciliare ecletticamente il platonismo e l'ermetismo con il cristianesimo, aveva un atteggiamento più cauto ed equilibrato e si impegnò a scrivere un'opera rimasta incompiuta ma ripresa e terminata in volgare da frate Savonarola intitolata Dissertazioni contro l'astrologia indovina.

Nell'età umanistica e rinascimentale il razionalismo scientifico e misticismo irrazionale e magico si intrecciano e possono convivere anche negli stessi pensatori. Il bisogno che l'uomo prova di forgiare il proprio destino lo induce a una nuova attenzione per la formazione dei giovani, per i processi educativi e per la pedagna in generale. Ovviamente in questo atteggiamento si riflette anche l'esigenza pratica di innalzare a teoria la pratica di precettori dei figli del signore che impegna direttamente molti umanisti.


LA PRIMA FASE DELL'UMANESIMO FIORENTINO: L'UMANESIMO CIVILE

Il primo Umanesimo fiorentino è caratterizzato da un forte legame fra elaborazione intellettuale e impegno politico. D'altronde, alcuni dei suoi massimi esponenti, come Coluccio Salutati e Poggio Bracciolini furono cancellieri della Repubblica fiorentina.

Gli umanisti repubblicani o civili sono intellettuali laici, legati a una formazione di tipo giuridico, essi concepiscono ancora l'attività intellettuale come un impegno al servizio della comunità.

Questa concezione tenderà a venir meno nella seconda metà del secolo, quando l'elogio della vita contemplativa prevarrà su quello della vita attiva e si diffonderà una filosofia ispirata al neoplatonismo.

Due aspetti caratterizzano l'umanesimo civile fiorentino: il ritorno ai classici latini e greci e la teoria etica del primato della volontà come fondamento della vita civile.


IL NEPOLATONISMO E LA SECONDA FASE DELL'UMANESIMO FIORENTINO

Nel Quattrocento, la generale predilezione per Platone nasce nel segno del rifiuto della Scolastica e del pensiero aristotelico quale era stato elaborato dal tomismo. Il pensiero platonico può offrire la possibilità di concepire la religione in modo diverso rispetto al rigido razionalismo aristotelico-cristiano che l'ortodossia tomista aveva presentato.

Nel Medioevo Platone aveva avuta una larga influenza sino alla seconda metà del Duecento; il suo pensiero aveva influenzato sant'Agostino e attraverso questi era giunto al movimento francescano. Nel Quattrocento la conoscenza di Platone sì amplia. Ma il Platone dell'Umanesimo civile fiorentino è diverso dal Platone che si imporrà poi nella seconda metà del secolo con Marsilio Ficino: è un Platone socratico, dialogico, civile, non il Platone ermetico e gnostico.

Il platonismo entra nella cultura umanistica italiana attraverso il contatto con i dotti bizantini venuti a Firenze in occasione del concilio tenutosi prima a Ferrara e poi a Firenze. Fra i primi furono Giovanni Bessarione e Giorgio Gemisto Pletone, due filosofi seguaci di Platone che ne diffusero i testi fra gli umanisti italiani. Marsilio Ficino ebbe in dono da Cosimo de' Medici il codice contenente tutto Platone e fu esortato a tradurlo. Sempre per iniziativa di Cosimo, venne poi fondata nel 1462 l'Accademia Platonica.


L'ESTETICA, LA POETICA, LA QUESTIONE DELL'IMITAZIONE

Nel Medioevo la poesia è soprattutto esemplificazione tecnico-retorica di un valore assoluto dato una volta per tutte. Nell'Umanesimo la poesia è invece forma di educazione personale, stimolo al perfezionamento interiore.

Nei primi decenni dell'Umanesimo civile, questa funzione educativa non viene vista solo sul piano individuale, ma anche su quello etico politico e sociale. La bellezza artistica è considerata inseparabile dalla perfezione retorica: il poeta è visto come retore e filosofo nello stesso tempo. In un secondo tempo, la retorica diventerà invece culto tecnico-formale del bello e rivelazione di una saggezza divina.

Durante il primo Umanesimo si fa strada l'esigenza di una nuova retorica rispetto a quella medievale: si cerca un'armonia meno rigida e artificiosa, più naturale e più vicina al modello degli antichi. Lorenzo Valla (1444) considera ormai il latino una lingua morta, quindi lo studia nella sua evoluzione e sceglie come modello da imitare il latino aureo di Cicerone e Quintiliano. Nella letteratura umanistica altri modelli sono Tito Livio per la storiografia e Virgilio per la poesia epica. Dante, Petrarca e Boccaccio nelle loro opere in volgare spesso appaiono ormai lontani dalla perfetta eleganza dei classici latini.

Le arti si pongono fra oro in un rapporto gerarchico determinato dalla loro possibilità di emanciparsi dalla materia: è una concezione aristocratica dell'arte che riflette anche la condizione separata dell'intellettuale, la sua pretesa di superiorità e di privilegio. A questo punto, il periodo dell'Umanesimo civile è davvero tramontato.

Questo supremo ideale è costretto a confrontarsi con la questione dell'imitazione. Da un lato infatti l'accento viene posto sul potere creatore dell'artista, dall'altro sul fatto che i grandi esempi del passato classico si pongono come modelli. Secondo Petrarca la strada da seguire è quella dell'imitazione originale: il rapporto con i classici deve essere quello che ogni figlio ha con il padre.

La discussione più famosa avviene fra Paolo Cortese e Angelo Poliziano: Il primo rivendica la necessità di un modello unico da imitare, Cicerone; per il secondo, Cicerone, pur essendo somma autorità rappresenta un invito a creare originalmente, a essere se stessi attraverso la sperimentazione continua.

Quando nell'ultimo trentennio del Quattrocento, il volgare diventa di nuovo la lingua della letteratura alta, si profilano due pubblici separati e molto diversi: il volgare ormai può essere utilizzato per una lettura popolare di intrattenimento o di devozione, oppure per una letteratura raffinata e colta. Questa situazione esprime una profonda frattura sociale fra le classi e una crescente distanza culturale fra città e campagna.


ANGELO POLIZIANO

Poliziano è uno pseudonimo che assunse il poeta che in realtà si chiamava Ambrogini, e cambiò il suo nome perché era nativo di Montepulciano.

È uno dei principali poeti del 1400, visse alla corte di Lorenzo il Magnifico e qui fu un intellettuale di corte strettamente legato alla famiglia de' Medici. Ebbe ottimi rapporti con essa fino al 1479, quando sorsero dei contrasti che lo portarono ad allontanarsi da Firenze e a vivere prima a Venezia, poi a Mantova, presso Francesco Gonzaga. Negli ultimi anni della sua vita tornò a Firenze, dove fu letterato.

Poliziano prese gli ordini fino a diventare cardinale, anche se le sue opere non hanno un contenuto religioso; è una scelta di comodo per garantirsi una rendita di denaro e per poter continuare a scrivere. Le sue opere si dividono in opere in latino e in volgare.

Fu un umanista e un filologo, infatti scrisse molte opere in latino a carattere filosofico e filologico. Dal punto di vista filosofico, si avvicinò al neo-platonismo di Marsilio Ficino, poi, quando si trasferì, si occupò degli studi aristotelici.

Le sue opere di filologia furono molto famose.

Stanze per la giostra di Giuliano de' Medici

Le Stanze sono l'opera principale di Poliziano, scritte tra il 1475 e il 1478. Si tratta di un poemetto in ottave suddiviso in due libri. L'ottava è una strofa di otto versi endecasillabi che segue la rima AB AB AB CC; i primi sei versi sono alternati, gli ultimi baciati. Questo poemetto è un'opera encomiastica, scritta per elogiare Giuliano de' Medici e per onorare la sua vittoria in una giostra (torneo militare).

L'opera è dedicata a Lorenzo il Magnifico ed è incompiuta perché durante la stesura morirono i due protagonisti: nel 1476 morì Simonetta Vespucci Cattaneo; nel 1478 morì Giuliano durante la congiura dei Pazzi.

Le Stanze raccontano le vicende d'amore di Giuliano e Simonetta; il tema principale è amoroso; la loro vicenda viene trasportata in un luogo fantastico, mitico, lontano dal tempo e dalla storia. L'opera è una favola mitologica e il contenuto è idealizzato: nell'opera c'è una visione della vita che non corrisponde a quella reale.

La trama dell'opera è esile perché Poliziano non procede attraverso un racconto organico, ma per quadri e singole immagini: l'ottava di Poliziano è più descrittiva che narrativa. L'impianto narrativo è debole. L'opera è più vicina alla lirica che al poema ed è anche un'opera letteraria, perché Poliziano riprende le fonti classiche. Infatti, essendo un autore filologo, conosce molto bene la letteratura latina e medievale.

È un'opera molto colta, raffinata, basata più sulla rielaborazione dei modelli che sul rapporto con la realtà. Dal punto di vista stilistico, l'opera è caratterizzata da musicalità, è facile, scorrevole, vuole essere colta e popolare. Il lessico è colto, ripreso dai classici e da Petrarca, ma viene arricchito anche con termini ed espressioni popolari. I valori celebrati sono quelli mediceo-laurenziani, cioè quelli tipici dell'Umanesimo: la funzione edonistica, l'esaltazione della gioia del vivere e della classicità.

Il protagonista del brano è Iulo, un pastore che non si cura dell'amore perché dedito alla caccia. Ma Cupido, indispettitosi, lo fa innamorare della ninfa Simonetta e da cacciatore diventa cacciato. Il tema è la celebrazione della forza d'Amore che ingentilisce l'animo e rende Iulo raffinato. Questa è la funzione che all'amore attribuiva il neo-platonismo; l'amore non ha più nessuna implicazione religiosa. Simonetta è la sintesi del modello delle eroine antiche dei poemi classici, è una donna medievale e petrarchesca; rappresenta la bellezza che coincide con il bene. La novità è che per la prima volta si tratta di una donna reale.

Fabula di Orfeo

È un'opera teatrale composta a Mantova da Poliziano nel 1480 per rappresentarla presso i Gonzaga, dove era ospitato. Nell'opera viene meno l'equilibrio, l'armonia di cui erano espressione le Stanze: domina il pessimismo. È una fabula pastorale, cioè ambientata nel mondo dei pastori: Poliziano riprende questo genere dal mondo classico, però lo trasporta in teatro. L'opera è mitologica e riprende il mito di Orfeo. Orfeo era il simbolo della poesia; si era innamorato di una ninfa di nome Euridice, ma un pastore di nome Aristeo si innamorò di lei, la inseguì ma Euridice venne morsa da un serpente e morì. Orfeo scende negli inferi da Plutone e gli chiede di poterla riportare in vita; ottiene questo cantando, ma a patto di non voltarsi per guardarla; Orfeo non resiste e la guarda. Egli quindi perde Euridice e viene straziato dalle Baccanti.

L'opera ha un significato simbolico perché Poliziano vuole celebrare la poesia che ha una funzione civilizzatrice, cioè ingentilisce gli animi. Nello stesso tempo la poesia viene sconfitta e questo significa che Poliziano comincia a dubitare del valore della poesia in coincidenza con i dissidi con i Medici.

Poliziano anche con testi drammatici tende a non sottolinearne il dramma perché l'opera doveva divertire; c'è al massimo una vena malinconica.




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