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IDENTITÀ CULTURALE E PREGIUDIZI

psicologia


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CAPITOLO 5 - IDENTITÀ CULTURALE E PREGIUDIZI


Introduzione

La complessa realtà sociale contemporanea ci porta continuamente a contatto con gruppi ed individui diversi da noi, un'esperienza che ha sempre caratterizzato la storia dell'umanità ma che oggi ha dimensioni potenzialmente illimitate a causa dei fenomeni migratori che hanno investito il nostro paese, a partire dagli anni '90 del 900, e che hanno portato all'incontro con gruppi etnici diversi dal proprio.

Esisteva in origine la convinzione (o la sensazione generale) che vi fosse una relazione fra stereotipi, pregiudizi e discriminazione: gli stereotipi apparivano cattivi o sbagliati, ma ricerche più recenti ne hanno sottolineato il carattere involontario, la dimensione cognitiva automatica ed implicita

Nell'impiego irrinunciabile degli stereotipi c'è anche bisogno di accettazione sociale: agendo in conformità agli stereotipi 959i85j del gruppo una persona esprime simbolicamente la propria appartenenza.

Gli stereotipi sono quindi elementi di un sistema condiviso, consensuale di credenze e valori.

Stereotipi e pregiudizi sono fenomeni strettamente legati, anche se distinti.





Alle origini della ricerca sul pregiudizio

Già attorno agli anni '20, le opinioni che un gruppo si formava a proposito dei membri di altri gruppi rappresentavano uno dei principali oggetti di riflessione negli Stati Uniti.

L'America era allora impegnata a costruire la propria stessa identità di nazione sull'ideologia del meltin pot, in base a cui le differenze erano da considerare una risorsa ed una ricchezza. Nei fatti, i conflitti inter-etnici ed inter-culturali evidentemente non mancavano.

In seguito, degli studiosi europei (molti dei quali in fuga dal nazismo) svilupparono negli Stati Uniti la ricerca psico-sociale, portandovi anche la propria particolare sensibilità per i problemi del pregiudizio e per gli effetti distruttivi della xenofobia e del razzismo.

A partire dagli anni '20, molti studiosi si interessarono dunque al pregiudizio etnico, con l'intento dichiarato di ridurre e correggere queste credenze, giudicate arbitrarie ritenute fonte di comportamenti ostili e conflittualità sociale.

Sherif suggerisce che non sempre i pregiudizi sono la causa dell'ostilità e dei conflitti ma al contrario sono le situazioni oggettive di competizione, l'esistenza di interessi conflittuali fra gruppi a determinare rappresentazioni ostili e negative.

Inoltre, per Adorno la tendenza al pregiudizio è anche una caratteristica di personalità di certi individui.

Tajfel suggerisce quindi che la conoscenza di noi stessi e del mondo non è possibile senza questa incessante attività di confronto, basata su giudizi di somiglianza e differenza.

Nell'enfatizzare la differenza fra noi e gli altri è spesso implicito il messaggio che noi, in fondo, siamo migliori.


I pregiudizi sono subdoli

Le conoscenze contenute nei pregiudizi sono certamente parziali e distorte ma il processo cognitivo su cui questi si fondano conferisce loro una stabilità, una resistenza spesso difficili da intaccare.

Ai pregiudizi è associata un'impressione soggettiva di grande stabilità e certezza, anche perché le categorie sociali sono riconosciute non solo da un gran numero do individui, ma anche dalle istituzioni.

Tutti noi siamo esposti al rischio del pregiudizio, e nonostante ciò ormai è quasi impossibile trovare qualcuno che sia disposto ad ammettere di averne, perché manifestare dei pregiudizi contrasta con gli attuali criteri di desiderabilità sociale, ed espone in genere chi lo fa a conseguenze negative, come critiche e biasimo.

Inoltre, siamo spesso inconsapevoli dei nostri pregiudizi: esistono conoscenze sociali implicite che sfuggono completamente al nostro controllo cosciente. Esse si attivano di solito involontariamente, in modo quasi automatico: ad esempio quando si evita di sedersi in treno accanto ad un viaggiatore straniero.


Riduzione del pregiudizio

Lo studio del pregiudizio si è sviluppato di pari passo con la realtà economica e culturale di una società in rapida trasformazione: una società multietnica caratterizzata da un crescente pluralismo culturale. È una società stimolante e ricca, ma anche complessa, piena di incomprensioni, problemi di convivenza. Di qui la necessità di favorire l'integrazione e, appunto, ridurre i pregiudizi.

Secondo l'ipotesi del contatto, il modo migliore per diminuire le opinioni e gli atteggiamenti ostili sarebbe si entrare in contatto con gli esponenti di quei gruppi verso cui si nutrono pregiudizi, anche attraverso specifiche iniziative ad esempio in ambito scolastico, riguardo alla formazione di classi miste, formate cioè da bambini di gruppi etnici, culturali, religiosi diversi.

La realizzazione di efficaci esperienze di contatto è essenziale per migliorare l'atteggiamento verso gruppi oggetto di pregiudizio.


Limiti del contatto

L'ipotesi del contatto è apparsa spesso insufficiente perché aumentare i contatti consente di superare l'ignoranza (elemento importante del pregiudizio) ma questo non basta a sviluppare un orientamento più positivo poiché in certi casi può anche aumentare la consapevolezza di ciò che divide e diminuire la simpatia nei confronti di chi appartiene ad altre categorie sociali; d'altra parte, non è detto che per superare i pregiudizi sia necessario negare le differenze poiché queste rispecchiano l'identità culturale di un certo gruppo e bisogna quindi fare attenzione al delicato equilibrio fra integrazione e rispetto del patrimonio altrui.

In ogni caso, una coesistenza di mille voci, mille differenze appare piuttosto difficile poiché ogni cultura è molto attenta alla propria positività, ai propri valori, tende al sociocentrismo e all'etnocentrismo.

Non si è mai dato nella storia un momento, come quello attuale, in cui la comunicazione interculturale assumesse un'urgenza e delle proporzioni così vaste.

Per affrontare il problema dell'integrazione e del superamento delle barriere delineate dalle rispettive appartenenze bisogna quindi creare condizioni in cui l'altro sia visto come individuo invece che come membro di una specifica categoria. Si ritiene che questa rappresenti la più netta ed efficace strategia per favorire il superamento di atteggiamenti guidato dal pregiudizio.

Il contatto interpersonale quotidiano contribuisce notevolmente a sviluppare un atteggiamento reciproco più positivo; tuttavia questo cambiamento non sempre dà luogo ad una riduzione del pregiudizio. È possibile considerare il compagno o l'amico semplicemente come un caso a sé, senza dunque cambiare le proprie credenze più generali.

Una possibile strategia di riduzione del pregiudizio potrebbe proprio consistere nel considerare persone direttamente conosciute e con cui si stabilisce un contatto positivo come tipici esponenti dei propri gruppi di appartenenza piuttosto che come eccezioni della loro categoria. Ciò potrebbe indubbiamente aiutare a guardare sotto una luce diversa quei gruppi verso cui si nutrono pregiudizi.



Una più acuta consapevolezza della stretta interdipendenza fra identità personale e sociale potrebbe favorire lo svilupparsi di relazioni in cui l'individuo particolare con cui entriamo in contatto è anche, allo stesso tempo, rappresentativo della propria categoria.

In questo caso, l'identità personale e sociale non sono più poli opposti di un continuum, ma appaiono intrecciate in un'unica trama.


Confronto fra culture

Codol, analizzando la particolare direzione assunta dai giudizi di somiglianza in situazioni di confronto sé-altri precisa che la tendenza ad assumere il sé come modello, come punto di riferimento privilegiato, potrebbe essere caratteristica della nostra cultura, ma non di altri contesti culturali.

Infatti, è soprattutto nelle culture occidentali, caratterizzate da un più accentuato individualismo, che la somiglianza interpersonale viene stabilita preferibilmente assumendo il sé come termine di paragone.

In altre culture come quelle orientali (ad es. giapponese), invece, avverrebbe esattamente il contrario poiché le persone, rapportandosi agli altri, preferiscono accentuare la somiglianza assumendo loro come modello.

Perciò la psicologia sociale tradizionale non ha una portata universale, ma è applicabile soprattutto o forse esclusivamente al mondo occidentale.

Le questioni legate all'identità culturale oggi rappresentano anche nel nostro paese un tema strategico che, va assumendo, a causa dei fenomeni migratori, un'importanza crescente.

Anche se siamo ancora lontani da una reale dimensione interculturale, si potrebbe forse partire dall'accettazione effettiva di una multiculturalità che peraltro resta anch'essa ancora tutta da costruire.

Ciò che caratterizza e contraddistingue le diverse culture risale alla distinzione fra collettivismo e individualismo, cioè la specificità di atteggiamenti, norme, valori che distinguono il mondo occidentale industrializzato rispetto ad altri paesi, più lontani dai nostri modelli organizzativi, socio-economici e culturali.

Culture individualistiche e collettivistiche si differenziano per alcune tendenze:


INDIVIDUALISMO

COLLETTIVISMO

autorealizzazione;

autonomia;

priorità dei bisogni individuali;

credenze del singolo e indipendenza;

causalità: interna.

cooperazione;

appartenenza;

priorità degli scopi della comunità;

credenze condivise;

causalità: esterna.





Individualismo e modernità

Nelle culture individualistiche prevale dunque il valore del singolo, della sua indipendenza e autonomia, mentre nelle culture collettivistiche viene maggiormente valorizzata l'interdipendenza, il valore delle credenze condivise e delle tradizioni, la lealtà al proprio gruppo e ai suoi bisogni.

Si tratta però di una distinzione sommaria in quanto ogni cultura contiene elementi di individualismo e di collettivismo; ciascuno di noi è collettivista (nei confronti della propria famiglia) o individualista a seconda delle circostanze.

L'individualismo è al tempo stesso il punto di forza e la debolezza delle società occidentali poiché l'idea astratta di individuo ci porta a considerare un bene inalienabile la libertà individuale e certi fondamentali diritti umani, ma un individualismo spinto è anche una ragione di debolezza della nostra società poiché si rischia di vivere un'esperienza di frammentazione, di vuoti, di disorientamento: una qualche comunità di riferimento è sempre necessaria per dare senso ai comportamenti, altrimenti il sentimento di identità diventa precario e fragile, e l'esperienza esistenziale può essere improntata all'insicurezza e talvolta ad un profondo disagio.


Problemi di comunicazione

La differenza fra collettivismo e individualismo si traduce anche in diversi stili di interazione e, conseguentemente, dà luogo a non poche difficoltà nella comunicazione interculturale.

Nelle culture cosiddette occidentali, orientate alla prestazione, all'efficacia, si valorizzano meno ad esempio le pause e i silenzi, che invece sono una parte essenziale della comunicazione in altre culture, dove esprimono l'attenzione e il rispetto verso il proprio interlocutore.

Il linguaggio è franco, diretto, anche assertivo, nelle culture individualistiche, e mal si sopporta l'idea che si abbiano in pubblico atteggiamenti ed opinioni diversi da quelli del privato: viene cioè interpretata come falsità ciò che in altre culture è considerata una forma di garbo e civiltà.

È quindi molto difficile comprendersi, anche quando non manchino le buone intenzioni e la volontà di dialogo, a causa delle diverse abitudini, concezioni del tempo e dello spazio, rituali e routine: infatti, gli script, procedure automatiche, scontate nella vita quotidiana, sono molto diverse da cultura a cultura.


Conclusione

La nostra società che si dichiara (e si vorrebbe) egualitaria e democratica prova, di fronte alla diversità, una specie di imbarazzo: la diversità viene spesso semplicemente ignorata, oppure negata; basti pensare alle sempre più improbabili etichette che si vanno diffondendo per designare una persona con handicap di tipo visivo o uditivo, motorio. Con questa ricerca della forma politically correct si cerca, a volte un po' goffamente, di esorcizzare il disagio della società dei sani, la sua incapacità di pensare ed accettare veramente la diversità, ad integrarla senza negarla.

La sfida più difficile non è quella di annullare ogni distinzione, ma di includere le caratteristiche specifiche di ciascuno in un disegno collettivo e condiviso, dimostrando che le differenze ritenute un limite e un difetto possono invece produrre un complessivo arricchimento.




SCHEDA 5.1. - L'INDIVIDUO COME BASE DELLA CULTURA SOCIALE E DEL DIRITTO: LA PSICOLOGIA GIURIDICA


La psicologia e il diritto condividono l'interesse per lo stesso oggetto di studio, cioè il comportamento umano: la psicologia giuridica nasce dal rapporto fra queste due discipline e applica le conoscenze, i metodi e le pratiche psicologiche al mondo legale e forense.

La psicologia giudiziaria rappresenta certamente il settore di applicazione più noto ma anche più controverso poiché si concentra sull'interazione fra gli attori del processo penale: in questo campo, la psicologia rappresenta un valido aiuto alla gestione della difficile macchina processuale.



SCHEDA 5.2. - IDENTITÀ SOCIALE E COMUNICAZIONE INTERCULTURALE


Poiché la comunicazione permette la costruzione e il mantenimento dell'identità, particolarmente rilevante è la comunicazione interculturale, che coinvolge identità profondamente diverse, e significati e valori fino a quel momento mai condivisi e negoziati.

La competenza nella comunicazione interculturale, detta ICC (intercultural communicative competence), è la consapevolezza delle differenze culturali, la conoscenza dell'altra cultura e la capacità di gestire lo stress legato alla perdita del proprio sistema di valori

A tal fine, sono stati messi a punto degli specifici programmi di addestramento volti a migliorare gli aspetti dell'ICC rivolti a chiunque si trovi a dover interagire con esponenti di altre culture per motivi di studio, lavoro o turismo.

Nell'ambito dell'acquisizione di abilità specifiche di comportamento, sono molto utili tecniche come il role playing, cioè la simulazione di comportamenti sociali inseriti in contesti ben precisi (chiedere scusa in una particolare cultura).

L'incontro con le altre culture, a cui è ormai quasi impossibile sottrarsi, ci impegna dunque a rivedere il nostro concetto di identità e a considerarlo sempre più come prodotto di negoziazioni, non esenti da conflitti, e di giochi di differenze e somiglianze.








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