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"IL GIUDIZIO DEL POETA" Martha Nussbaum

politica




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"IL GIUDIZIO DEL POETA"

Martha Nussbaum


Questo testo ha un riferimento esplicito: Adam Smith e la sua "Teoria dei sentimenti morali".


La Nussbaum si chiede come l'immaginazione letteraria può entrare a far parte del discorso pubblico e quindi contribuire alla costruzione del giudizio, sia quello dei cittadini che quello dei decisori pubblici (politici, legislatori, .).


L'immaginazione letteraria è l'immaginazione narrativa, il suo luogo naturale di residenza è il romanzo. Nussbaum la chiama immaginazione compassionevole.




Schema de "Il 656c29g giudizio del poeta":

capitolo. Immaginazione letteraria, basata sulla simpatia e lo scambio dei posti, allargando i propri confini (si tratta anche qui di una immaginazione visitante, ma diversa da quella della Arendt in quanto "calda").

capitolo. Difesa dell'immaginazione letteraria dalla ricorrente obiezione, soprattutto dei fautori della razionalità per il discorso pubblico, ed in particolare della razionalità economica. L'obiezione mossa è che la immaginazione letteraria non è scientifica, non è adatta al discorso pubblico.

Nussbaum utilizza Dickens come spazio in cui la fantasia e la razionalità economica sono più distanti, formando una satira della mentalità utilitaristica.

Sono teorie razionali le correnti utilitaristiche, oggi le più diffuse delle quali sono le teorie della scelta razionale. Utilizzano come criteri di giudizio l'efficienza e l'efficacia, la razionalità dei mezzi.

capitolo. Discute la rilevanza rivestita dalle emozioni nella immaginazione narrative e del fatto che non possono non essere rilevanti nel discorso pubblico. Nussbaum ha una visione cognitiva delle emozioni.

capitolo. È incentrato su Withman. Ha riferimenti all'impiego fertile dell'immaginazione nel diritto, citando sentenze su casi controversi.


Immaginazione narrativa: è presentata come una componente importante di una posizione etica "altruistica".

Tradizione etica: insieme di proposizioni che stabiliscono come è giusto che gli individui si comportino. Contiene prescrizioni normative.

Egoismo: ognuno è autorizzato ad occuparsi del proprio bene e a promuoverlo al meglio.

Altruismo: si è legittimati a dare un peso ai propri interessi solo dopo aver dato peso a quelli degli altri. Si deve "tenere conto del fatto che esistono anche gli altri".

L'altruismo può essere:

altruismo positivo.

Altruismo negativo

Altruismo negativo: nessuno è solo nel mondo, ma gli altri potrebbero essere un ostacolo al perseguimento ottimale dei propri interessi.

Altruismo positivo: nessuno è solo nel mondo, ma gli altri potrebbero essere una risorsa per il perseguimento dei propri interessi.


EGOISMO SOLIPSISMO CONFINI

L'egoista puro si comporta come se fosse solo nel mondo. È confinato in un mondo dove esistono solo lui e i suoi scopi.


ALTRUISMO

NEGATIVO                          POSITIVO

Altri come problema                  altri come mezzi, risorse,

altre vite, altre prospettive da cui

considerare le cose,. posti da scambiare.


Con l'immaginazione narrativa riusciamo anche a prenderci cura (care) di vite estremamente diverse dalla nostra.

L'immaginazione narrativa è l'esito di buone letture, oltre che di una vita vissuta intensamente.

Un buon lettore è analogo ad un buon spettatore, simpatetico e imparziale.

Un romanzo "costruisce" il suo lettore. Nussbaum pensa che nella nostra società non abbondino buoni lettori. È diffuso invece il rifiuto di utilizzare l'immaginazione per fare uno scambio di posti con persone percepite come poco familiari o sgradevoli. Anche se nessuno è immune da questa diffidenza, ciò non impedisce l'uso della immaginazione nella vita pubblica.

Il rimedio alla incapacità umana di usare la fantasia in questo modo è imparare ad usarla.


Il signor Grandgrind di Dickens è l'esponente del discorso della "razionalità economica". Sostiene che non si devono leggere libri di narrativa, perché la letteratura è sovversiva, in quanto esprime una visione del mondo pluralista, complessa e per sua vocazione antiriduzionistica.

I curricula accademici tendono a segmentare la conoscenza e trattano la letteratura (se compresa) come un contributo secondario e complementare.

La letteratura sovverte, inspessice, complica i modi di guardare. La lettura esprime un "senso normativo della vita": ci dice come valutare certe situazioni, come avvicinarle, come affrontarle. La lettura ci orienta.

Alla letteratura quindi non può essere assegnata una funzione ornamentale o ancillare.


Obiezioni mosse a questa visione della letteratura:

l'immaginazione letteraria non è scientifica; mette in pericolo il ragionamento pubblico "scientificamente fondato", basato sulla razionalità, sulla logica.

L'immaginazione letteraria è del tutto irrazionale perché modellata dalle emozioni

L'immaginazione letteraria non può essere imparziale, non riesce a trattare casi simili in modi simili.


Nussbaum sostiene che ci sono altri modi di esprimere l'immaginazione letteraria, ma il romanzo è la sua migliore palestra.

Scopo dell'immaginazione letteraria è imparare a vedere come sarebbe vivere altre vite, per cui il romanzo è il mezzo migliore per "mettere a fuoco il possibile", assimilare o attraversare esperienze altrui.

Il romanzo annoda lettori e trame.


Il personaggio esercita una forza di attrazione sul lettore, e tanto più essa è forte, tanto più si indeboliscono le nostre tendenze autodifensive di egoismo o altruismo negativo.




Nel romanzo è l'ordinario, la vita comune, che narrata in un certo modo di cattura. Questo garantisce la "concretezza" del romanzo. Esso cattura bisogni e desideri soffocati, costanti della vita umana.


Lettore e personaggio sono distanti e consapevoli di esserlo, ma l'immaginazione permette di superare la distanza.

Nella conclusione di "Tempi difficili" la distanza è dichiarata ma collegata in entrambi i sensi. Lettore e scrittore compiono un lavoro di co-duzione (conduzione a due).

Se in Nussbaum il lettore è analogo allo spettatore smithiano, come fa a valutare i canoni dei personaggi, quali criteri utilizza? Utilizza uno standard di pienezza umana (umanità piena).

Il romanziere ha un mondo di valori che tende a comunicarci.

Il romanzo ha un gusto per l'ordinario; in "tempi difficili" ciò ci consente di vedere una realtà ordinaria ma altrimenti inaccessibile. La corda che ci attrae ce li fa visitare senza sentire troppa estraneità, ed è per questo che il romanzo può essere un forte tramite di democrazia.


L'esperienza della lettura ha due meriti principali:

il romanzo permette di costruirsi intuizioni che portino poi alla formulazioni di discorsi di giudizio.

sviluppa capacità morali.



2° capitolo. La fantasia.


Utilitarismo

classico, tradizione etica e politica, fondata da Bentham, e poi Stuart Mill.

Utilitarismo moderno, le più diffuse sono le teorie della scelta razionale.


L'utilitarismo è un modello monista: si può ordinare tutti i valori su un'unica scala, quella dell'utilità. Quindi i valori sono commensurabili.

Il criterio unico di riferimento è l'utilità e la sua massimizzazione. L'individuo e la società devono sempre comportarsi per massimizzare l'utilità, singola per gli uni e collettiva per l'altra.

Efficienza: maggiore o minore successo di una politica o manovra nello ottenere la maggiore utilità. L'utilitarismo tende a vedere nei valori solo piacere o dolore, utilità o disutilità. Il discorso utilitarista è quantitativo, è questo l'unico criterio comparativo.

È una teoria necessariamente riduzionista, per rendere i valori traducibili nel linguaggio utilitarista. I valori che non sono traducibili di eliminano.

Ai suoi albori (Bentham) è sicuramente una teoria riformatrice e sovvertiva.


Requisiti caratteristici

commensurabilità dei valori. Monismo. Riduzionismo.

Attitudine aggregativa: siccome si guarda i totali, ai risultati complessivi e collettivi, non si guarda a come gli esiti arrivano alle singole vite.

Massimizzazione. Una volta individuato il bene, cioè l'utilità, si deve cercare di ottenerne la massima quantità.

Partenza dalle preferenze e dagli interessi individuali, considerati come dati. Le preferenze sono esogene.


Alla base c'è un modello di persona vista come un contenitore di soddisfazioni e insoddisfazioni. Essa è mossa da un criterio di razionalità massimizzatrice. Le singole vite contano solo in quanto parte del totale.


Un critico dell'utilitarismo in economia è Amartya Sen (indiano, ha studiato in Gran Bretagna). Ha scritto "Rational fools". Attacca soprattutto il riduzionismo.

Molto spesso noi non agiamo per massimizzare la nostra utilità, spesso le nostre più importanti decisioni vanno contro la nostra utilità.

Bernard Williams: l'utilitarismo non è in grado di rendere conto della responsabilità personale (esempio: un archeologo va in una civiltà lontana. Le autorità del posto gli presentano 20 persone arrestate. Gli dicono che se non sceglierà una persona da condannare a morte, saranno giustiziate tutte e 20. L'archeologo non riesce a decidere e a condannarne una, anche se secondo l'utilitarismo la morte di una persona è preferibile  a quella di 20).


Contro questo tipo di modello l'immaginazione narrativa si muove, mettendo al centro il concetto di qualità della vita o pienezza dell'essere umano. È un criterio pluralista (intervengono diverse variabili, spesso non ordinabili), configura una vita umana degna di essere vissuta.

Come si stabilisce cosa danneggia la vita umana? L'essere umano, l'umanità,  è utilizzato come criterio normativo.


DEI

----- ----- ------ UMANI

ANIMALI


Gli umani, secondo i greci, sono coloro che vivono nelle città. Fuori possono vivere solo Dei o mostri.

La base del criterio normativo è l'umanità.

Tradizionalmente considerare qualcuno non umano voleva dire escluderlo dai criteri minimi che gli dovevano essere riservati.

È tale la forza del criterio umanità, che se si decide di non attribuirlo è difficile argomentare la decisione.


Umano è che può pretendere certi atteggiamenti, come il rispetto, e di essere considerato alla pari.

Umano è chi nella propria vita si rifà a diversi valori, che non possono essere ridotti monisticamente.

Non sempre è possibile mettere in ordine i valori.


(criteri adattivi: J. Elster, "L'uva acerba", "Ulisse e le sirene")


Bisogna rifiutare che l'unico criterio che guida il nostro comportamento sia l'interesse personale, il calcolo mezzi / fini.

Questo modello manca di plausibilità descrittiva, noi non siamo fatti così.



Si riscontra una cecità dell'utilitarismo rispetto ad ambiti della vita e criteri di giudizio.


Integrità: agire a partire da progetti costitutivi, quei criteri senza i quali io non mi riconoscerei più. Si può sperimentare una tensione tra ciò che ci richiede il nostro progetto costitutivo e ciò che ci richiede un sistema morale (etico) imparziale (utilitarismo, kantismo, cattolicesimo, .).


In che senso il romanzo e l'immaginazione letteraria contrastano coll'utilitarismo?

L'immaginazione narrativa ha bisogno di storie; il romanzo crea il suo lettore / spettatore.

Quale immagine della vita e degli esseri umani si coglie nel romanzo?

Attraverso il romanzo siamo in grado di cogliere la particolarità e il significato di ogni singola vita. Queste vite e i loro valori non sono ordinabili.

Ciascuna vita ci pone un problema diverso, non possiamo giudicarlo in base a criteri prestabiliti.

È un mondo qualitativamente complesso, che offre numerose risorse e numerosi ostacoli. Ciascuna vita è irriducibile ad un'altra.

Il romanzo ci offre la possibilità e la scelta di "muoverci", che potremmo applicare nella nostra vita, evolvendo.


Per l'utilitarismo le preferenze sono dei dati da massimizzare. Nell'immaginazione letteraria ci si interroga sulle preferenze e i desideri, sulla loro bontà o adeguatezza. Al centro del suo discorso c'è proprio ciò che l'utilitarismo rimuove.

L'immaginazione narrativa ci addestra a interrogarci sulla natura del nostro desiderio.

(in Dickens prestare attenzione a Bitzer, utilitarista perfetto. Un romanzo popolato solo da personaggi simili sarebbe di fantascienza. È impossibile scambiare il posto con lui, non riusciamo a simpatizzare con lui. Non ha densità, spessore.)

Lo scambio dei posti è in grado di suscitare piacere di per sé, il piacere della compagnia dei personaggi.


In Dickens si vede l'ostilità dell'utilitarismo per l'aspetto fantasioso dell'immaginazione, giudicata inutile e pericolosa.

Fantasia: qui è intesa come capacità visionaria, che scorge qualcosa in o dietro qualcosa d'altro, al posto di qualcos'altro. Qualcosa che non fa credere ai propri occhi. Cosa significa questo? Significa ritenere che non ci siano solo i fatti su cui puntare l'attenzione, c'è qualcosa al di là di ciò che appare a prima vista.


Contrapposizione tra tipi di sguardo:

immaginazione: sguardo ampio, vista lunga, generosa

Utilitarismo: vista corta, che si esercita si ciò che è alla sua portata, ristretta


Immaginazione letteraria: non bisogna accontentarsi di valutare cose e persone solo in base al loro valore d'uso, non bisogna accontentarsi dei fatti, non bisogna accontentarsi del riduzionismo.

Nussbaum paragona i due stili narrativi:

il discorso di Bitzer sul cavallo (descrizione quantitativa).

Il modo in cui Withmann parla e descrive che cos'è un filo d'erba.


questo modo di descrivere le cose annulla la nostra possibilità di immaginarle. Implica che Bitzer non si è mai affezionato ad un cavallo. Non c'è nessuna differenza tra il cavallo vivo o l'essere una macchina.


questo è l'atteggiamento opposto. Withman parte dall'ammissione di non sapere cosa sia esattamente l'erba. Ci dice cosa possiamo vederci (capacità visionaria). Ha la capacità di attribuire un significato complesso e multiforme alle cose. Ha una preferenza per le cose meno ovvie e descrittive.


Non è possibile descriverci solo dal punto di vista fisicalistico perché siamo animali che usano metafore, che cercano significati nascosti in noi e negli altri.

Il romanzo è lo spazio in cui l'immaginazione narrativa addestra questa nostra capacità di usare metafore.


(analogia lettore / spettatore: scambio di posti, viaggio, avvicinamento e presa di distanza.)


Nussbaum attribuisce un ruolo decisivo alle emozioni razionali (visione cognitiva delle emozioni).

Non è possibile, come vuole l'utilitarismo, separare ragione e sentimento (ragione/sentimento).

Privare l'immaginazione del suo carattere emotivo sarebbe mutilarla in modo radicale, privarla e impoverirla eccessivamente.


Obiezioni sui sentimenti:

le emozioni sono reazioni irrazionali idiosincratiche e quindi cieche, prive di un supporto adeguato a guidare. Sono quindi irrilevanti se non pericolose. Sono una forza cieca trascinante.

Le emozioni sono femminili, la razionalità è maschile. La divisione di generi instaura una gerarchia tra esseri umani e quindi tra competenze. La conoscenza femminile è capricciosa, inaffidabile, parziale, di secondo piano (mente/corpo).

Le emozioni non sono incompatibili coi giudizi, non sono necessariamente irrilevanti. Le emozioni però danno luogo a una conoscenza sbagliata. Il giudizio che viene dall'emotività è falso. Fare appello alle emozioni significa rivolgersi alla parte più vulnerabile e oscura della nostra individualità. La conoscenza è quindi contaminata da questa oscurità (luce/buio).

La vita emotiva è una vita di attaccamenti e parzialità, con delle preferenze affettive. L'emozione sollecita il nostro egoismo, ci ostacola nella presa di distanza da noi stessi e dalle persone care.

Il limite dell'emotività è la sua tendenza a concentrarsi sui particolari perdendo di vista la generalità. Questo è ad es. un elemento della critica letteraria marxista alla letteratura borghese incapace di cogliere lo sfondo storico / sociale, concentrandosi su piccole vicende.


Risposte alle obiezioni:

bisogna distinguere tra le emozioni basate su bisogni corporei e le emozioni come il dolore, la pietà, la collera. queste ultime hanno una struttura più complessa e costruita. Hanno una componente cognitiva più forte. Alle emozioni siamo in grado di associare delle convinzioni (visione cognitiva).

Discorso di Smith sull'appropriatezza.

Differenze con Arendt: Nussbaum è troppo "calda".

La soluzione è togliere il confine tra ragione e sentimento e procedere a una contaminazione; le emozioni possono essere cognitivamente elaborate senza essere rimosse, cosa che danneggerebbe la razionalità privandola di elementi valutativi importanti.

questa obiezione è contro il  nostro carattere vulnerabile, con dei bisogni, dipendenti, non autosufficienti. È una visione cognitiva non neutrale: dimostra di ritenere che l'autosufficienza e l'indipendenza hanno un valore. Se è così, allora l'emozione è nemica di questo valore, perché ci rende vulnerabili. Se però pensiamo che a essere importante non è l'autosufficienza ma il riconoscere i nostri bisogni, allora la componente emotiva ha piana cittadinanza.



In Nussbaum una visione imparziale è una visione astratta. Se si fa così, il lettore non può partecipare alla vita dei personaggi, non scambia il posto con essi. Ammettendo questo, ci rendiamo conto di un problema che esiste: noi siamo parziali. Se siamo imparziali siamo incapaci di discriminare, di cogliere le particolarità, in ultima analisi siamo incapaci di giudizio (che è separare, distinguere il bene dal male).


Un'obiezione di fondo frequente alle emozioni è la loro impossibilità a sorreggere un giudizio imparziale, che dovrebbe essere "freddo".

Sia Nussbaum che Smith pensano che non tutte le emozioni siano adatte, che si abbia bisogno di un filtro costituito dallo "spettatore imparziale". Egli deve avere uno sguardo esterno ma partecipe, distaccato ma anche coinvolto, deve restare in una condizione ambivalente (pag. 95).

Elementi di questo filtro sono

una visione esatta di ciò che sta avvenendo. Non esistono fatti innocenti, che non possono essere scelti e giudicati. I fatti devono essere sempre interpretati.

Le emozioni devono essere quelle dello spettatore, non quelle dell'attore.


Il giudizio del poeta (quello narrativo alla Whitman).

Il ruolo del poeta per Whitman è quello di essere un "equalizzatore", colui che rende le cose eque. Deve essere l'arbitro del diverso o colui che attesta la simpatia.

"Presso la riva dell'Ontario azzurro".

L'equalizzatore dà voce, considerazione e rispetto a coloro che non che l'hanno, a chi non ha voce. Il poeta democratico è colui che restituisce dignità al corpo, ridà luce a ciò che è oscuro.


Noi siamo attratti dalle vicende di chi soffre perché siamo consapevoli di essere possibili oggetti di dolore. Ma l'immaginazione narrativa ci fa anche oltrepassare i nostri confini e vivere dolori che non potremmo mai vivere.


Rolls (?) nessuno di noi sceglie il proprio profilo dotazionale (come e dove si nasce). Noi non abbiamo potere sul caso, ma lo abbiamo sul modo in cui le istituzioni trattano i frutti del caso. Ci interessiamo agli altri, quelli oscuri, se ci rendiamo conto che avremmo potuto nascere in una diversa e peggiore situazione.


Tema antiutilitaristico della separatezza della vita: noi vogliamo che le nostre vite siano considerate singolarmente e non come aggregati. L'immaginazione narrativa deve restituirci la singolarità (se manca). L'immaginazione narrativa cancella le barriere che raggruppano gli individui in insiemi annullanti, segreganti (ebrei, neri, donne, omosessuali). Questa segregazione spesso è solo simbolica, ma più efficace che se fosse fisica.


Pag. 127 Caso giuridico. I fatti. Osservare:

come il giudice sceglie i fatti importanti da raccontare.

Il dettaglio della narrazione.

L'incapacità del capo di mettersi al posto della donna.

Come il giudice sia analogo allo spettatore di una donna che ha perso il figlio.

L'asimmetria delle posizioni (una donna e molti uomini).

Partecipazione del giudice (indignazione) e suo distacco (pacatezza).

"Canto di me stesso"

Nonostante il titolo, non si tratta di un'opera autobiografica.

Prime linee: "io celebro me stesso. appartiene pure a te"; il percorso è inteso a costruire una comunanza tra se e il lettore, una universalità.

Sezione 47: qui la cosa è esplicitata.

Il poeta dà voce a chi con ce l'ha, senza nessun paternalismo. C'è un'idea di democrazia come forma di vita ideale, in cui tutte le esistenze ricevono l'attenzione dovuta, e nessuna più di quella.

Sezione 33: viaggio nella prospettiva dello schiavo. Esempio di come mettersi nei panni di un altro senza cadere nell'empatia completa. La distanza è necessaria per giudicare l'appropriatezza delle emozioni dell'altro.


Io sono stata o potrei diventare una qualsiasi delle forme di vita che incontro. Ogni vita, nella forma di vita democratica, vale quanto un'altra. Nemica di questa organizzazione è la gerarchia. Rinchiudere, limitare in categorie gli individui vuole anche dire negarsi la possibilità di diventare come loro.


Il poeta parte da se stesso, ma per cominciare un viaggio.


Sezione 11: le donne sono private della stessa libertà sessuale degli uomini. Il poeta trasporta la donna chiusa in casa a fare il bagno coi ragazzi. La donna soffre di una mancanza di libertà non politica (non esiste nessun divieto legale di fare il bagno coi ragazzi) ma prevalentemente esistenziale.


Sezione 24: il corpo non è meno dignitoso, non ha meno sfumature dell'anima. Rimuovere le porte significa rimuovere le barriere.

Equalizzazione: "non accetterò nulla il cui corrispettivo non sia accessibile a  tutti alle medesime condizioni".


Nessuna vita ha più valore di un'altra, nessuna ne ha di meno.

no

 




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Vite


 

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