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GIOVANNI PASCOLI (1855-1912 )

letteratura


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GIOVANNI PASCOLI (1855-1912 )

Anche nell'opera letteraria di Giovanni Pascoli (1855-1912) si riscontrano i toni drammatici del pessimismo che caratterizzavano l'epoca.

La concezione pascoliana della realtà è fondata sulla dominante presenza di un mistero insondabile al fondo della vita dell'uomo e del 838e47i cosmo.

Mentre il positivismo, fiducioso nella scienza, aveva concepito l'inconoscibile come una sorta di territorio ignoto da sottoporre progressivamente a una ricerca condotta col metodo sperimentale, Pascoli ne fa il centro di una sofferta meditazione. La scienza, secondo lui, ha ricondotto la mente dell'uomo alla coscienza del suo destino inesplicabile, non ha assolutamente donato libertà all'uomo, ma, anzi, la società industriale, valorizzata dal positivismo, soffoca l'uomo, gli nega ogni piacere: viene così definito il "rifiuto della storia" secondo il quale la storia viene contrapposta al mondo campestre delle piccole cose.

L'uomo, secondo Pascoli, brancola nel buio, ignaro della sua origine e delle finalità del suo vivere, è un essere fragile mosso da impulsi ciechi che lo spingono spesso all'odio e alla violenza. Di conseguenza, l'atteggiamento del poeta di fronte alla realtà è caratterizzato dalla "vertigine" davanti al mistero dell'essere, da una perplessità davanti al problema insolubile del dolore, del male, della morte.

Bisogna ancora inserire Pascoli nel generale orientamento del tempo, il decadentismo, che rifiutava la civiltà contemporanea: mentre autori come Huysmans, Wilde, D'Annunzio concretizzano questo rifiuto con il vagheggiamento di un mondo di pura bellezza , Pascoli lo concretizza o con il ripiegamento intimistico, spesso vittimistico, oppure nel vagheggiamento della campagna e delle umili cose, di un paradiso perduto.



Nel poeta, inoltre, il rifiuto della storia dà come conseguenza amara la solitudine, l'autocommiserazione, lo smarrimento di chi non riesce a vedere altro che la Terra come un atomo opaco del male. Ne deriva, quindi, la visione di una vita tutta raccolta nell'ambito della famiglia, gelosamente custodita e difesa.

 

    "...Nascondi le cose lontane,

    nascondimi quello che è morto!

    ch'io veda soltanto la siepe

    dell'orto,

    la mura ch'ha piene le crepe

    di valeriane.

    Nascondi le cose lontane:

    le cose son ebbre di pianto!

    Ch'io veda i due peschi, i due meli,

    soltanto..."

                                                                                      da Nebbia.

Per quanto riguarda i temi della letteratura Pascoliana,quelli di maggior rilievo sono:

IL NIDO: La famiglia viene concepita, da Pascoli, come famiglia d'origine chiusa ed esclusiva che si costituisce come alternativa al matrimonio.

In poesia il tema del nido simboleggia la famiglia e viene visto come un luogo caldo, protettivo e segreto. Tale protezione comporta però l'isolamento dalla realtà: si ha quella che viene definita "chiusura sentimentale". Questa è una situazione psicologica sofferta che lo conduce anche ad esasperare il tema dell'eros che verrà visto in maniera regredita.

I MORTI: Collegato al tema del nido, ricorrente è il tema dei morti: la vita di Pascoli, infatti, scandita da lutti, ha influito molto sulla sua produzione. Il tema dei morti viene espresso, attraverso la tecnica del correlativo-oggettivo, che consiste nel proiettare i propri stati d'animo su oggetti della realtà che, così, si carica di significati simbolici.Così avviene in Myricae e nei Canti di Castelvecchio.

Ecco alcuni esempi; nella poesia L'assiuolo il motivo conduttore è il canto notturno e lamentoso di questo uccello, l'assiuolo appunto, che viene considerato, dalla tradizione popolare, come il simbolo della tristezza, della vita dolorosa che si protende verso la morte.

In X Agosto viene ricordato, attraverso un lungo paragone con la morte di una rondine, l'assassinio del padre, avvenuto proprio il 10 agosto del 1867. Questo giorno è inoltre la festività di S.Lorenzo in cui si verifica il fenomeno delle stelle cadenti, simbolicamente viste come un pianto di stelle che inonda la Terra , definita atomo opaco del male.

Nella poesia Il gelsomino notturno,  il tema preponderante è quello dell'eros che viene spesso accostato al ricordo ossessivo dei defunti.

In Novembre viene descritta l'estate dei morti, o meglio il periodo iniziale di novembre. Con una serie di notazioni paesaggistiche viene richiamata l'idea della primavera; ma è un'illusione breve: i rami sono stecchiti, il cielo vuoto, la terra arida e compatta per il freddo; grava su tutto un silenzio sconfinato.

Vi è, senz'altro, il contrasto dell'apparenza con la realtà: realtà che è tutta connotata da espressioni funeree.

LA NATURA E LE PICCOLE COSE: La Natura è concepita da Pascoli come una presenza misteriosa e complessa che il poeta deve interpretare attivando l'immaginazione e aguzzando i sensi. Inoltre, condividendo le posizioni antipositivistiche e negando l'idea che la scienza abbia portato la felicità, Pascoli crede che la società industriale soffochi l'uomo condizionandolo pesantemente. Per questo contrappone la società alla Natura, agli aspetti semplici e dimessi della campagna. Perciò egli assume uno stato d'animo tipicamente decadente in quanto evade dalla realtà misteriosa e ostile rifugiandosi in luoghi chiusi, circondandosi di piccole e semplici cose rassicuranti e protettive.



 

    "...Ritornava una rondine al tetto:

    l'uccisero: cadde tra spini:

    ella aveva nel becco un insetto:

    la cena de' suoi rondinini...

    Anche un uomo tornava al suo nido:

    l'uccisero; disse: Perdono;

    e restò negli aperti occhi un grido:

    portava due bambole in dono...

    Ora là nella casa romita,

    lo aspettano, aspettano invano..."

          da: X Agosto­

    ".Sono apparse in mezzo ai viburni

    le farfalle crepuscolari...

    Splende un lume là nella sala.

    Nasce l'erba sopra le fosse..."

                                                            da Il gelsomino notturno

  

 "Gemmea l'aria, il sole così chiaro

    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,

    e del prunalbo l'odorino amaro

    senti nel cuore.

    Ma secco è il pruno, e le stecchite piante

    di nere trame segnano il sereno,

    e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante

    sembra il terreno.

    Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

    odi lontano, da giardini ed orti,

    di foglie un cader fragile. E' l'estate,

    fredda, dei morti."

                                        da: Novembre

    

    ".veniva una voce dai campi:

    Chiù.

    .Sonava lontano il silgulto:

    Chiù.

    .e c'era quel pianto di morte.

    Chiù."

                                        da: L'assiuolo 



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