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GIOSUE CARDUCCI (1835 - 1907)

letteratura


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GIOSUE CARDUCCI

(1835 - 1907)

Dopo l'unità d'Italia viene meno la figura dell'intellettuale come colui che esprime gli ideali unitari del Romanticismo.

La crisi economica si fa sentire più al Sud, mentre la crisi letteraria e le reazioni dei letterati sono più presenti al Nord.

Giosue (non Giosué) Carducci è il poeta che domina la scena letteraria prima di Gabriele D'Annunzio ed era la figura di poeta presa come esempio da tutti. Egli si auto-definisce il «poeta-vate».

La poesia carducciana in alcuni testi trasmette dei valori altamente positivi: la vita affrontata con virilità, la forza d'animo e alcuni incrollabili valori patriottici. Questo messaggio del Carducci andava a genio all'Italia dell'imperialismo e ancor più nell'Italia fascista. Ma con la fine del fascismo e la conseguente caduta di alcuni va 959f53j lori, Carducci fu sempre più svalutato, fino quasi a sparire dai testi scolastici. Fu visto sempre più come pura retorica, un poeta fatto solo di parole. Egli effettivamente aveva grande abilità retorica, ma le sue poesie contengono anche ideali. Oltre che poeta Carducci era docente universitario e critico letterario. Carducci è il rappresentante di un certo gusto classicista diffusosi in Italia nel secondo Ottocento, dopo la fine del Romanticismo. Già da ragazzo egli si definiva «lo scudiero dei classici». Così incomincia la sua produzione letteraria all'insegna dei classici. Carducci aveva un pessimo carattere: amante del vino e delle donne, anticlericale, ostile a Savoia e insofferente ai falsi valori borghesi. In questo egli mostra molto bene la crisi di rigetto nei confronti del Romanticismo. Tutta la sua produzione è classicista e anticonformista. La prima opera significativa di Carducci è la raccolta Giambi ed epodi che già dal titolo richiama la poesia classica, almeno dal punto di vista formale, perché le tematiche sono attuali e si nota il grande stile retorico. Le altre opere sono: Rime nuove, Odi barbare, e Rime e ritmi. In queste opere successive a Giambi ed epodi Carducci perde l'impeto violento e soprattutto si riappacifica coi Savoia dopo aver visto la bellezza della regina Margherita; restano invece la retorica e il classicismo e i si accentua l'idealizzazione dei tempi passati che prevale sulla critica al presente. Con la celebrazione del passato Carducci riprende un tema romantico pur definendosi anti-romantico. Egli celebra anche la gloria della Roma del passato e per questo fu molto ben visto durante il periodo fascista. Col passare del tempo Carducci diventa un poeta sempre più in linea con l'idea politica del tempo e per questo fu nominato senatore a vita. Nel 1906 vinse il premio Nobel per la letteratura. Negli ultimi anni di vita fu colpito da paralisi progressiva e fu tagliato fuori dalla scena.




Nelle Rime nuove e nelle Odi barbare troviamo le migliori poesie di Carducci, dove egli si ricorda della sua giovinezza, si sente vicino alla morte, vicino alla malattia, e tutto è pervaso da un senso di tristezza. Carducci ricorda il figlioletto morto, il fratello suicida, la nonna che raccontava le storie. L'elaborazione retorica di Carducci esprime ora la grande semplicità della poesia intima. Rimane non solo la retorica, ma anche la nostalgia dell'eroico, perché il momento "eroico" della vita del poeta era stata la giovinezza.

Qualche appunto su alcune poesie di Giosue Carducci.

Traversando la maremma toscana

È un sonetto.

Si immagina che il poeta durante un viaggio attraversi le terre della sua fanciullezza, le terre dove è nato. Questa è una caratteristica topica di Carducci. La situazione offre al poeta spunti di riflessione sulla nostalgia dell'eroico, dei tempi della felicità.

Pianto Antico

   Il figlio di carducci è morto da circa un anno, torna la bella stagione e si sente la mancanza del bambino che gioca nel giardino.

   La struttura è classica: quartine di settenari. Il primo verso è senza rima, il secondo e il terzo rimano tra loro e il quarto ha rima ritornante.

   Il poeta è nella sua casa, vede il rifiorire del giardino, sente la mancanza del figlio e nota il melograno fiorito a cui il bambino tendeva la mano (pargoletta mano: è un'espressione ripresa dal Tasso).

   Orto: potrebbe intendere non il giardino (dal latino), ma l'orto vero e proprio sito dietro la casa di Carducci. Intorno a questa parola Carducci costruisce il senso di assenza della poesia, infatti l'orto è solingo e muto perché non c'è più il bambino e ciò che a Carducci manca di più è la voce del figlioletto che lui udiva mentre lavorava nel suo studio. I suoni sono cupi: il ripetersi della dentale (muto orto) e le vocali in prevalenza u e o, non c'è alcuna a e solo una i.



   Nella seconda parte della poesia Carducci si rivolge al bambino con un energico «tu». Carducci aveva altre figlie e il più piccolo era l'unico maschio, sul quale egli aveva posto più speranze e al quale si era più affezionato.

Carducci anche quando è straziato dal dolore non si allontana dalla sua scelta classicista. Egli è un romantico anti-romantico: è romantico perché celebra i valori antichi, ma è anti-romantico perché non dà libero spazio ai sentimenti, che sono dominati dalla forma e dalla struttura metrica.

Le Odi barbare e Nevicata.

Le Odi barbare si chiamano così perché Carducci si rifà alle odi classiche e perché usa delle forme metriche diverse sia dal metro antico sia da quello francese tipico di quel periodo, quindi le odi sono barbare sia per gli antichi, sia per i contemporanei.

Carducci cerca di riprodurre i versi latini con dei versi con numero di sillabe non fisso, cioè egli non stabilì che per riprodurre l'esametro bisognava usare un particolare verso, ma usava un verso doppio in cui la prima parte poteva essere un settenario o un quinario e la seconda parte un settenario, un ottonario o un novenario. Carducci doveva pensare anche a come rendere gli ictus (cioè gli accenti) e risolve il problema non riproducendo questi ultimi, ma gli accenti tonici delle parole latine, soprattutto per evitare l'uso delle parole tronche, poco usate in italiano, a fine verso.

Carducci in questo modo voleva riprodurre i versi classici, mentre quando leggiamo le poesie delle Odi barbare ci sembra di avere davanti dei versi sciolti, tipici della poesia successiva. Così Carducci aprì involontariamente le porte alla sperimentazione metrica che portò nel Novecento al verso libero.

La poesia Nevicata non è una poesia oggettiva, ma soggettiva, perché il poeta sta esternando in immagini concrete i suoi stati d'animo: anche questo è un carattere tipico della poesia del Novecento.







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