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Foscolo: il ruolo dell'eroe

letteratura

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IL RUOLO DELL'EROE

Ne "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" troviamo il prototipo dell'eroe romantico che soffre e si comporta secondo criteri sentimentali. L'eroe romantico è la novità letteraria dell'800, si contrappone all'eroe classico che combatte per la religione. Il romanzo è modellato sui "Dolori del giovane Werther" di Wolfgang Goethe. Le affinità sono evidenti: entrambe le opere hanno una struttura epistolare; in entrambe domina il tema di una passione fatale; sia Jacopo che Werther rappresentano il tipo dell'eroe sentimentale e generoso, connotato dal fallimento e dall'isolamento, ma capace di elevarsi al di sopra del mondo. Nel Werther non c'è il tema patriottico che è invece presente in Foscolo unito al tema sentimentale. Werther non deve combattere contro la società ostile, ma soffre per amore. Ortis è un personaggio romantico cond 555j97f annato all'inazione è sradicato dalla realtà crede fermamente nei suoi ideali e per questi pronto a rinunciare a tutto. L'eroe e la società sono collocati su due piani diversi: la società agisce secondo il criterio dell'utile mentre Ortis secondo quello sentimentale.Jacopo, come Foscolo, subisce la delusione storica dovuta al fallimento degli ideali di patria, di eroismo, di virtù e di amore. Il suicidio rappresenta la protesta di chi con la morte reagisce ad ogni forma di dittatura e alla realtà ostile; non è quindi un gesto di rinuncia e di resa di fronte alle avversità, ma un gesto dimostrativo. Durante il periodo risorgimentale Ortis rappresentò per i giovani patrioti una figura esemplare e anche Mazzini ne risentì l'influsso. Il suicidio era già stato concepito da Goethe come un sentimento di distruzione appartenente ad alcuni individui che in particolari momenti della vita se ne sentono irrimediabilmente attratti in quanto viene a mancare in loro la capacità di sopportare le sofferenze. Per Ortis il suicidio non arriva improvviso, ma già dalle prime pagine del romanzo si intravede il suo destino di sconfitta. Ortis non è soltanto un giovane amante infelice, ma un patriota tradito nei suoi ideali. Il suicidio non è provocato solo dalla delusione d'amore, ma anche dalla delusione politica susseguente all'abbandono di Venezia agli austriaci. Ortis, angosciato di fronte allo spettacolo della patria schiava dello straniero, è pessimista sulla natura umana e sulla società in genere. L'Ortis è quindi il manifesto della ribellione al dispotismo napoleonico ed alla morale dei benpensanti: la ribellione di un giovane intellettuale isolato, che non cerca collaborazione in alcuna classe sociale.Se si considerano le sue relazioni con gli altri personaggi del romanzo, possiamo dedurre una costante: egli è "innamorato impotente della propria città". Infatti dal punto di vista politico si vede sottrarre la patria in seguito al trattato di Campoformio e nell'ambito sentimentale gli è sottratta Teresa. Antagonisti dell'eroe-Ortis sono due figure autoritarie, il Signor T*** e Napoleone, dalle caratteristiche ambivalenti, ottimi e crudeli, che il protagonista non può interamente odiare. Solidale è invece la madre, confinata, però, in un ruolo inattivo. L'impossibilità di agire conduce Ortis a rivolgere l'azione contro se stesso, il suicidio.

Nel sonetto A Zacinto , nel quale il poeta sviluppa il tema dell'esilio, canta la patria ideale, esprime il nuovo concetto romantico dell'eroe, grande per la forza e la dignità con cui sa sopportare le ingiurie della sventura, gli oltraggi della vita: la condanna al finito, che si oppone allo slancio infinito dell'io. Nasce la poesia dei "vinti" soccombenti e tuttavia superiori al destino. La sensibilità è quindi romantica: parla di una vicenda dolorosa, Foscolo definisce se stesso in relazione e contrapposizione con Ulisse.Dal paragone emerge l'eroe romantico che ha il fato avverso e l'eroe classico che ha il destino amico. Omero cantò l'esilio di Ulisse e il suo ritorno, Foscolo canta invece il suo esilio e il suo non ritorno.

Nel carme "Dei Sepolcri" Foscolo riflette sul tema della tomba. Rendere le tombe tutte uguali sembrava al poeta un'offfesa ai meriti. Da un lato dice che non è importante la tomba, ma poi si accorge che anche nella morte gli uomini forti devono essere ricordati: ci sono degli uomini che combattono per affermare dei valori.Quindi la tomba serve per conservare il ricordo degli uomini forti che costituisce un esempio per i posteri. Anche quando la tomba sarà distrutta, resteranno le azioni degli uomini esaltate dalla poesia. Foscolo capisce che la storia ha un suo divenire, va verso la civiltà grazie agli uomini meritevoli per il loro contributo nella società.La tomba non ha solo un valore privato, ma è importante per un popolo come esempio di civiltà: suscita i sentimenti migliori.Le tombe dei grandi incitano a emulare le imprese, ad affermare nel mondo quegli ideali di verità, bellezza, libertà, giustizia per i quali essi lottarono. Ogni popolo trova nelle tombe dei propri uomini illustri l'espressione più alta delle proprie tradizioni, della propria civiltà e un incitamento a continuarle.Questo carme è sorretto da uno spirito energico e attivo di rivalsa, da uno spirito non domato, in virtù del quale il poeta è tratto a rivolgersi con commozione e fiducia alle glorie del passato, traendo da esse speranza per l'avvenire e travalicando così le angustie e le miserie dell'età contemporanea.

La successiva incarnazione di Foscolo è quella di Didimo Chierico, che rappresenta il poeta negli anni maturi, quando capisce che l'arte aiuta a vivere. Didimo più che vivere discorre e sentenzia sul mondo, sugli uomini, sulla letteratura.Lo stile non ha più l'accento passionale dell'Ortis, ma è pacato, condensato in massime venate d'umorismo.Didimo è lontano dagli eroici e appassionanti furori ortisiani. E' l'Ortis che si rivela più disingannato che rinsavito. Foscolo attribuisce a questo personaggio il carattere di colui che tiene nascoste le passioni o le lascia appena trasparire come "calore di fiamma lontana".Con Jacopo e Didimo il poeta fissò due esempi di comportamento.

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