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Walter Benjamin: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

psicologia


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1.      Che cosa si intende per riproducibilità tecnica dell'opera d'arte?

La riproducibilità tecnica dell'opera d'arte introduce nella società la possibilità di immettere nel mercato prodotti in gran quantità con caratteristiche simili. Ma mentre l'autentico conserva la sua autorità di fronte alla riproduzione manuale, che viene bollata come un falso, ciò non accade per la riproduzione tecnica che può introdurre la riproduzione di un'opera originale in situazioni che allo stesso originale non sono accessibili,  permettendogli di andare incontro al fruitore nella forma della fotografia o del disco. Tuttavia mentre l'opera d'arte può assumere un valore di testimonianza storica, poiché l'autenticità non è riproducibile, nella riproduzione la virtù di testimonianza della cosa prende a vacillare. Nella riproduzione viene meno il concetto di "aura", perché la riproducibilità tecnica pone al posto di un evento unico una serie quantitativa di eventi.

 2. I rispettivi modi di esistenza di un opera d'arte: distingui la sinfonia dal quadro.



Nell' appercezione del fruitore l'irripetibilità delle immagini, che appaiono nell'opera cultuale, vie 858b15i ne sempre più sostituita dalla unicità empirica dell'esecutore o dalla sua esecuzione. Secondo Leonardo da Vinci, mentre la pittura nasce e diventa eterna, la musica muore immediatamente dopo la sua creazione, si va consumando mentre nasce. Le opere d'arte possono così essere distinte (secondo Goodman) in: autografiche (riproducibilità) esempi sono i quadri nati dalle mani dell'autore, per cui l'originalità verrebbe meno in una riproduzione; e  allografiche ( riproduttività) che sono opere di tipo musicale, la cui identità è stabilita da una sequenza di segni riproducibili e non falsificabili. In quest'ultimo contesto si può dire che . L'Ave Maria di Schubert può essere autentica anche nella riproduzione di uno spartito, poiché l'opera musicale non può essere contenuta nello spartito ma è nella melodia originata dalla sequenza di note che esso racchiude. L'autenticità di un opera musicale sta nell'esattezza dei segni che rappresentano i valori musicali, ovvero delle note musicali. Sarà poi l'interprete ad influenzarne la qualità, poiché l'interpretazione risulterà comunque personalizzata dall'esecutore.

 3. Che cosa intende Benjamin con l'opposizione tra estetizzazione della politica, e la politicizzazione dell'arte?

La politicizzazione dell'arte consiste nel trasmettere i messaggi politico- ideologici sottoforma d'opera d'arte. Determinate forme artistiche hanno potenzialità di soggiogare le masse grazie a tali mezzi comunicativi. L'arte al servizio della vita politica, a proposito del cinema di propaganda in Unione Sovietica la posizione assunta da Lenin (capo del partito bolscevico) fu emblematica, egli  dichiaro che l'arte cinematografica fosse la più importante delle arti . Il materiale girato si trasformava in pellicole di grande efficacia comunicativa che venivano proiettate in tutta la nazione; si trattava di film finalizzati al sostegno dell'ideologia comunista. Venne posto l'accento sulla necessità di narrare cinematograficamente in maniera semplice e diretta, in una luce ottimistica ben lontana da quella che era allora la realtà del regime stalinista e tesa all'esaltazione degli ideali comunisti, le vicende del popolo russo. L'industria cinematografica fu controllata dal partito comunista, gli artisti dovettero piegarsi ai dettami del regime.   Mentre l'estetizzazione della politica consiste nel far apparire la vita politica più bella facendola passare per i mazzi di comunicazione di massa. I regimi totalitari per veicolare l'ideologia del nazismo, fascismo utilizzano i nuovi mezzi di comunicazione di massa. Un esempio è il film della Riefenstahl "Il trionfo della volontà" girato nello stadio di Norimberga, viene ripresa un'adunata nazista che trasmette il messaggio del trionfo del potere nazista. Un altro film del 1936 della stessa regista, riguarda le olimpiadi svoltesi in Germania, insiste sullo stesso messaggio richiamando la classicità nell'esaltare la superiorità della razza ariana identificata nell'atleta tedesco, vi è un chiaro messaggio ideologico. Il film ha la possibilità di portare all'espressione certi messaggi, con mezzi naturali e con una capacità di convincimento incomparabile. Il duce si serve dell'apparecchiatura per la produzione di valori cultuali... Il fascismo consente alle masse di esprimersi e vedere, nella rappresentazioni delle grandi adunate oceaniche, il proprio volto trasmesso sugli schermi cinematografici. Si ha così l'illusione di un coinvolgimento nella vita politica delle masse, che però è tutto esteriore. La vita politica esce da questo processo più bella, estetizzata. Le masse si vedono partecipi della vita politica, tuttavia è tutto un modo per acquistare il consenso, le condizioni sociali di tali classi rimarranno invariate. Nel fascismo vi è una tendenza all'estetizzazione della vita politica.

 4. Che cosa intende Benjamin con il concetto di aura, e in che consiste il declino dell'aura?

L' "aura" dice Benjamin, è "apparizione unica di una lontananza (l'originale), per quanto questa possa essere vicina (nelle riproduzione)". La relazione con l'opera autentica ci porta al tempo e all'autore che l'ha prodotta, conservando due caratteristiche in qualità di originale, che sono: autorevolezza e autenticità. L'inavvicinabilità dell'opera d'arte è una delle caratteristiche principali dell'immagine che assume valore cultuale. La vicinanza di un opera d'arte ad un pubblico più vasto, nelle sue riproduzioni, non elimina la lontananza che essa conserva dopo il suo apparire, ma l'autenticità sostituisce il valore cultuale (la suggestione è minore e non costituisce culto ma valore artistico). L'aura è costituita anche da quel valore cultuale che viene attribuita  ad un opera che è accessibile solo in determinate circostanze, e quindi ne risulta limitata la fruizione. Anche se la riproduzione si presenta altamente perfezionata, manca però l'elemento proprio dell'originale, l'hic et nunc dell'opera d'arte (incrocio spazio tempo in cui è stata creata, autenticità, storia dell'opera) l'autenticità non è riproducibile. Con l'avvento della fotografia nel 1839, la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte consente un numero indefinito di riproduzioni tutte uguali, tutto ciò provoca una trasformazione del rapporto con l'opera d'arte in questione se questa era prima conoscibile solo da una fascia limitata di società, adesso un pubblico più vasto e differente può averne accesso. L'arte diventa più visibile, accessibile, le masse possono aumentare il loro sapere e la propria cultura, si è così davanti al mutamento dal valore cultuale dell'opera d'arte limitata a quello empirico espositivo dell'opera d'arte che ha una visibilità e una diffusione maggiore. La conseguenza di tutto ciò è il declino dell'aura, intesa come alone, guaina, atmosfera che avvolge l'oggetto artistico. Le opere perdono quel fascino sacro, mistico, l'atteggiamento di devozione che il pubblico aveva prima, di culto della bellezza del capolavoro artistico, di contemplazione muta. L'atteggiamento nei confronti dell'opera d'arte è più distaccato, disincantato e non più ipnotico. Per Benjamin il declino dell'aura ha un valore positivo perchè libera dall'atteggiamento di devozione nei confronti dell'oggetto artistico, la cui fruizione deve mantenere distanza critica, autonomia di giudizio, e mantenimento della propria individualità. Nell'espressione fuggevole di un volto umano immortalato nelle ultime fotografie vi è l'ultima emanazione di aura, e ciò ne costituisce la malinconica e incomparabile bellezza. Il ritratto è infatti al centro delle prime fotografie, nel culto del ricordo dei cari, siamo di fronte al valore cultuale.  Il cinema risponde al declino dell'aura costruendo la personalità fuori dagli studi: il culto del divo, cercando di conservare quella magia della personalità che da tempo è ridotta alla magia propria del suo carattere di merce.



5. Perché fotografia e cinema svelano un inconscio ottico?

Secondo Walter Benjamin la fotografia ed il cinema svelano l'inconscio ottico, la dimensione della visione originariamente preclusa, nascosta. Egli si riallaccia alla psicanalisi di Freud, ed all'interpretazione dei sogni dello stesso, nel suo concetto di inconscio. Freud sostiene che la coscienza dell'uomo si divide in strati, poi vi è l'inconscio (es), ovvero la dimensione della mente di cui l'uomo non è a conoscenza e che si rivela nei sogni facendo riemergere determinati ricordi, traumi, momenti passati. Cinema e fotografia ci consentono di vedere un aspetto della realtà che normalmente non percepiamo, facendo venire alla luce una sorta di inconscio ottico. La fotografia è un'immagine che cattura un istante, cristallizzando uno stato di cose. Il cinema è una moltiplicazione dei punti di vista. La natura che parla alla cinepresa è diversa da quella che parla all'occhio, al posto di uno spazio elaborato dalla coscienza dell'uomo interviene uno spazio elaborato inconsciamente. Dell'inconscio ottico sappiamo qualcosa, infatti, grazie alla cinepresa che con i suoi mezzi ausiliari rende analizzabile la realtà che riprende, catturando anche aspetti che all'occhio sfuggirebbero.

6. In che modo benjamin oppone cinema e pittura per quanto riguarda i modi della loro fruizione?

Lo spettatore del cinema reagisce in modo diverso rispetto che di fronte ad un opera pittorica, il continuo spostamento dei punti di vista, nel primo, lo spingono a ricostruire il senso dell'azione. Mentre per la pittura si è davanti ad una  passiva contemplazione, per il cinema si è di fronte ad uno shock che è generato nello spettatore dalla continua degradazione della realtà visiva. Benjamin paragona il cinema all'opera dadaista, perché l'effetto di shock che tali artisti volevano creare nello spettatore con l'opera fissa il cinema lo raggiunge grazie al movimento continuo delle immagini. Elogia la fruizione distratta, intesa come capacità  di rimanere sveglio di fronte all'opera cinematografica. Il film ha la possibilità di esprimere determinati concetti con mezzi naturali e con un'elevata capacità di convincimento.  Il pubblico è chiamato ad esprimere una valutazione sull'opera cinematografica senza venire a contatto con l'interprete. Il cinema rappresenterebbe un mezzo d'espressione assolutamente incomparabile e molti teorici attribuendogli elementi cultuali che non ha cercano di farlo rientrare nel campo dell'arte. Pirandello nel suo romanzo "Si gira.."dice a proposito degli attori del cinema: "Il loro corpo è quasi sottratto, soppresso, privato della sua realtà, del suo respiro, della sua voce, del rumore che produce muovendosi, per diventare soltanto un immagine muta". L'uomo viene quindi a trovarsi nella situazione di dover agire con la sua intera persona vivente, ma rinunciando all'aura. L'aura che sul palcoscenico circonda Macbeth non può venir distinta da quella che per il pubblico vivente avvolge l'attore che lo interpreta. Le riprese negli studi cinematografici pongono l'apparecchiatura al posto del pubblico , così l'aura che circonda l'interprete viene meno e con essa anche quella del personaggio interpretato ). Il rapporto tra l'operatore e il pittore è simile a quello del chirurgo e il mago. Il chirurgo intraprende sull'ammalato un intervento riducendo la distanza tra se ed il paziente, penetrando al suo interno, a differenza del mago nel momento decisivo, il chirurgo rinuncia a porsi di fronte al paziente da uomo a uomo operando al suo interno. Il mago invece conserva la distanza tra se e il paziente, l'accresce mediante la sua autorità. Il mago e il chirurgo si comportano esattamente come il pittore e l'operatore. Il pittore osserva ad una distanza naturale da ciò che gli è dato, l'operatore penetra nel tessuto dei dati ( montaggio). Le immagini che entrambi ottengono sono molto diverse, quella del pittore è totale, quella dell'operatore e frammentata. La pittura non è in grado di proporsi alla ricezione collettiva simultanea, cosa che invece riesce al film. Nel momento in cui la pittura viene messa a diretto contatto con le masse, grazie alla riproducibilità tecnica, lo stesso pubblico che di fronte al film reagisce in modo progressivo, di fronte al surrealismo (attuato dai dadaisti) diventa un pubblico retritivo. Con i dadaisti l'opera d'arte si poneva lo scopo di suscitare la pubblica indignazione, diventando una sorta di proiettile proiettato all'osservatore, così come il cinema proiettava le sue immagini in movimento al pubblico. Grazie alla sua struttura tecnica il film riesce a liberare l'effetto di shock fisico, che il dadaismo manteneva imballato nell'effetto di shock morale. Ma mentre il dipinto invita l'osservatore alla contemplazione, lo spettatore può abbandonarsi al flusso delle sue associazioni (darne un senso proprio); di fronte all'immagine filmica non può farlo, essa gli sfugge, muta e non può venir fissata. Su ciò si basa l'effetto di shock del film che esige di esser accolto con maggior presenza di spirito. 




7. In che modo la storia dei media è correlata ai modi di vedere e delle forme di percezione?

La storia dell'arte è fatta di immagini che nel tempo subiscono delle evoluzioni, nello stile, nelle forme (d'espressione), nei contenuti etc.. e si evolve a pari passo con la storia dei media ( i media sono i supporti che consentono la manifestazione delle immagini, la fotografia e il cinema sono solo due esempi). Col progredire dei media che supportano le immagini anche la fruizione da parte dell'osservatore cambia, il pubblico può così essere più ampio nel caso di un opera cinematografica, o più ristretto nel caso di una tela. Cambia così l'atteggiamento del fruitore nei confronti dell'immagine (perdita dell'aura qualora l'immagine sia riprodotta e portata alla visualizzazione di un pubblico sempre più vasto). La liberazione dell'oggetto artistico dall'aura, causata dalla possibilità di reperirne una riproduzione, fa sì che la percezione sia cresciuta al punto che tramite la riproduzione si cerca di uguagliare qualcosa che invece è unico, autentico. La riproduzione si differenzia dall'immagine diretta (che conserva l'aura), dal quadro la cui unicità e durata si intrecciano nella fragilità e (reperibilità) ripetitività della riproduzione.  Al cinema l'atteggiamento critico e quello del piacere del pubblico coincidono, le reazioni dei singoli sono condizionate dalla loro massificazione.

8. Riassumi il significato politico del testo di Benjamin.



A determinare la genesi del  saggio di Walter Benjamin è il contesto storico-politico in cui è stato scritto, che vede agire i regimi totalitari quali nazismo e fascismo. Mezzi di comunicazione come l'arte, la fotografia e il cinema possono fare da veicolo a messaggi ideologici che tali regimi volevano trasmettere alle masse. In Germania la regista Leni Riefenstahl si serve del cinema per arrivare ad un'estetizzazione della politica, comunicando i valori del nazismo di natura politico- ideologica che il cinema appunto fa si che assumano un valore estetico. Le riprese fotografiche diventano documenti di prova nel processo storico, questo ne costituisce il nascosto carattere politico. L'osservatore per accedervi deve cercare una strada, tramite la didascalia i giornali illustrati cominciano a proporre al lettore una chiave di lettura, le direttive diverranno più precise e impellenti nel film dove l'interpretazione di ogni singola immagine appare prescritta dalla successione di quelle precedenti.

9. Piccola storia della fotografia d Benjamin.

Quando Nièpce e Daguerre riuscirono a fissare le immagini della camera oscura, grazie alla scoperta Che alcune sostanze chimiche fossero sensibili alla luce, lo Stato prese in mano la cosa  la rese pubblica, previo indennizzo. Il periodo di fioritura della fotografia coincide col suo primo decennio e già a quell'epoca c'era chi si impadroniva della nuova tecnica a scopi mercantili. La nuova arte francese trovo anche una sorta di opposizione, c'era chi la definiva un'arte diabolica perché "voler fissare immagini effimere è un offesa a Dio, l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio,  l'immagine di Dio non può venir fissata da alcuna macchina umana".  I teorici della fotografia tentavano però di accreditare l'attività del fotografo, ritenendo la fotografia uno strumento d'indagine. Le fotografie di Daguerre erano lastre d'argento allo iodio impresse nella camera oscura, che richiedevano tempo, pazienza e vari procedimenti per poterne ricavare un immagine di un grigio delicato. Erano esemplari unici che tuttavia in mano a certi pittori diventavano mezzi ausiliari. L'osservatore di una fotografia sente il bisogno, rispetto ad un opera pittorica, di cercare quella scintilla di hic et nunc (la sua presenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova) con cui la realtà ha folgorato il carattere dell'immagine. La scarsa sensibilità ala luce delle prime lastre imponeva una lunga esposizione all'aperto, tutto in tali fotografie era disposto in modo da assicurarne la durata, quasi un passaggio all'immortalità. La vera vittima della fotografia fu il ritratto miniato, mentre i pittori cominciarono a servirsi delle immagini della  camera oscura per rendere i loro paesaggi con precisione. Mentre molti pittori di miniature divennero fotografi professionisti. Le immagini delle antiche lastre sono avvolte da una bella e significativa aura, con l'utilizzo di obiettivi più precisi successivamente l'immagina diviene più limpida, e l'aura si era quasi persa. Si ricorse così all'arte della mezzatinta, o agli artifici del ritocco quali il tocco crepuscolare. Via via la raffigurazione in fotografia di uomini assume un significato nuovo, il soggetto rappresenta una collettività, una determinata classe sociale, la foto assume una chiave di lettura empirica, quasi culturale. I mutamenti di potere trasformano in una necessità vitale l'elaborazione e il raffinamento dell'appercezione fisionomica (di natura morale). La fotografia riesce a portare l'opera d'arte ad una più vasta fruizione, si stabilisce così una relazione tra fotografia e arte. Benjamin condanna il fotografo prezzolato dicendo che : "solo una volta che la fotografia si è emancipata dalle connessioni con gli interessi economici, fisionomici, politici e scientifici diventa creativa" e di conseguenza assume valore. La creatività della fotografia è la sua abdicazione alla moda, e la sua connessione con la conoscenza. la realtà vera scivola in quella funzionale, si tratta di costruire qualche cosa di artificioso, e predisposto. Una tappa ulteriore in questo confronto tra fotografia creativa e fotografia costruttiva è costituita dal cinema russo, la fotografia non tendeva alla grazia e alla suggestione bensì all'addottrinamento.







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