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I TESSUTI - Il tessuto epiteliale, Il tessuto connettivo, muscolare

anatomia




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I TESSUTI


Epiteliale

Connettivo

Muscolare

Nervoso


Il tessuto epiteliale

Formato dall'insieme delle cellule che (prevalentemente) proteggono e rivestono l'organismo all'esterno o nelle cavità. Esempio: cute, cavità interna dello stomaco. Inoltre queste cellule assorbono o secernono delle sostanze. Esempio: nello stomaco la mucosa produce sostanze come HCl, nell'alveolo polmonare l'epitelio assorbe O2.



Gli epiteli vengono distinti in base alla forma e agli strati delle cellule che li compongono.

L'epitelio pavimentoso (cellule di forma appiattita) semplice (formato da un solo strato) è il più facile da classificare. L'epitelio poggia sempre sulla membrana basale. Sotto l'epitelio c'è il tessuto connettivo. Le cellule dell'epitelio sono unite da giunzioni che le aderiscono completamente le une alle altre. L'epitelio pavimentoso semplice lo ritroviamo a livello polmonare e nei vasi sanguiferi (il rivestimento interno, detto endotelio).

Un altro tipo di epitelio è il cubico semplice (cellule più voluminose), rintracciabile come rivestimento nei dotti.

Altro tipo è l'epitelio colonnare (cilindrico, bachiprismatico) semplice (con cellule alla massima estensione possibile) rintracciabile nelle cavità in cui l'epitelio necessita di essere attivo (ad esempio nell'intestino); questo tipo di epitelio può anche essere cigliato, dove le cellule, a livello apicale, hanno delle espansioni (ciglia) mobili che facilitano lo scorrimento di elementi nella cavità (nella donna a livello delle tube uterine, per esempio).

Inoltre c'è l'epitelio colonnare cigliato pseudostratificato (le cellule poggiano tutte sulla membrana basale, ma non tutte arrivano alla stessa altezza a livello apicale) ritrovabile nelle vie respiratorie perché le cellule secernono il muco e con le ciglia trattengono le particelle che introduciamo.

Ci sono poi gli epiteli pluristratificati (stratificati), dove alla base c'è sempre la membrana basale e le cellule verso l'apice si assottig 656d35g liano diventando pavimentose. Lo vediamo nel tratto digerente perché rinforza le pareti contro gli urti del cibo (le cellule sono poi in continuo rinnovo)

Poi c'è l'epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato, sulla cute, perché la cheratina rinforza la pelle.

Inoltre abbiamo l'epitelio cubico stratificato che troviamo nei dotti ghiandolari.

Infine abbiamo l'epitelio di transizione, formato da più strati, che poggia sempre sulla membrana basale e possiede cellule di forma irregolare. Lo ritroviamo nell'apparato urinario perché è impermeabile ed elastico.

Gli epiteli non sono vascolarizzati ed il nutrimento passa per diffusione dal tessuto connettivo a quello epiteliale.


Specializzazioni dei tessuti a livello cellulare

Le ciglia sono espansioni della membrana plasmatica sul polo apicale delle cellule e sono mobili. Nei fumatori le ciglia rallentano la loro motilità, e a lungo termine non sono più in grado di trattenere o trasportare le particelle.

I microvilli, espansioni più brevi della membrana plasmatica, si vedono nell'intestino, dove aumentano la superficie assorbente dell'epitelio.

Talvolta all'interno dell'epitelio troviamo le cellule mucose (produttrici di muco), visibili all'interno dell'epitelio, tra le cellule; comunicano con la superficie esterna tramite apposite espansioni.

Tra le cellule inoltre ci sono elementi di giunzione, come i desmosomi o le giunzioni serrate, in corrispondenza delle quali le cellule aderiscono.

L'epitelio può poi presentarsi sotto forma ghiandolare: si crea quando alcune cellule dell'epitelio stesso si spostano nel tessuto connettivo, mantenendo però il contatto con l'esterno (creazione di una ghiandola esocrina). Quando invece l'epitelio invaginato nel tessuto si stacca, si ha la creazione di una ghiandola endocrina. In questo caso l'epitelio ha funzione di secrezione. Esempi di ghiandole esocrine sono quelle salivari (3 nella cavità boccale), il cui compito è di versare il secreto all'esterno tramite i dotti ghiandolari. Le ghiandole endocrine invece liberano il proprio prodotto (in genere di natura glicoproteica), tramite la grande vascolarizzazione che le caratterizza, direttamente nel sangue. I prodotti da loro secreti sono gli ormoni. Nelle ghiandole esocrine lo sviluppo ghiandolare può essere di svariati tipi:

Tubulare, di forma allungata, il più semplice;

Tubulare ramificata semplice, ramificata, con un unico dotto;

Tubulare composta, ramificata, con più dotti;

Alveolare (acinosa), di forma più arrotondata;

Alveolare ramificata semplice, con un unico dotto;

Alveolare composta, con più dotti;

Tubuloalveolare composta, contenente tutte le caratteristiche.


Il tessuto connettivo

Ci sono 3 tipi di tessuto connettivo: tessuto connettivo propriamente detto (che si divide in lasso, cioè formato da una rete fibrosa aperta, e denso, formato da una rete di fibre impaccate), tessuto connettivo liquido (formato da sangue e linfa) e tessuto connettivo di sostegno (l'insieme della cartilagine e delle ossa).


Il tessuto connettivo propriamente detto fornisce supporto metabolico e strutturale agli altri tessuti e ai vari organi. Inoltre rappresenta un tessuto di riempimento (cicatriziale, ecc.) e la zona privilegiata per l'accumulo del grasso. Gli elementi che lo costituiscono sono cellulari, ma abbiamo anche una matrice extracellulare, nella quale troviamo i vasi sanguiferi; questa matrice è formata dalla cosiddetta sostanza fondamentale e dalle fibre. La sostanza fondamentale è a sua volta formata da H2O, catene glucidiche complesse e acido galatturonico, e al suo interno vediamo fibre come il collagene, fibre elastiche e fibre reticolari. Esistono poi diversi tipi di collagene, ma il più comune nel corpo umano è quello di tipo 4. Il tessuto connettivo cambia il suo aspetto da lasso a denso a seconda della concentrazione e dell'impaccamento di tali fibre. Le cellule che lo compongono sono dette fibroblasti. Ogni tanto, all'interno di questo tessuto, si incontrano delle "aperture" che corrispondono alle zone di passaggio dei capillari sanguiferi. La parete più interna di questi piccolissimi vasi prende il nome di endotelio (pavimentoso stratificato).



Nel tessuto connettivo denso le fibre sono disposte casualmente ma sono molto impaccate tra loro. Le fibre di tipo reticolare, che fungono da vera e propria impalcatura dove le cellule connettivali si appoggiano, sono comuni nei tessuti ad alta concentrazione di cellule, come il fegato. Invece le fibre elastiche le ritroviamo in particolar modo nelle vie urinarie (o, più in generale, dove i tessuti necessitano di molta elasticità e capacità di estensione).

Gli spazi tra le fibre e tra le cellule non sono vuoti, ma contengono gli adipociti, che assorbono il grasso accumulandolo. Inoltre negli spazi del tessuto connettivo possiamo vedere anche altre popolazioni cellulari, come i globuli bianchi o altre cellule appartenenti al sistema immunitario.


Il sangue è parte del tessuto connettivo liquido ed è divisibile a sua volta in due parti: liquida (plasma) e corpuscolata (cellule del sistema immunitario, globuli rossi, ormoni, ecc.). Il sangue ha la funzione di trasportare il nutrimento e i prodotti di scarto delle cellule attraverso tutto il corpo e di mantenere l'omeostasi tra gli elettroliti dell'organismo.

Il plasma è formato da H2O e proteine plasmatiche (fibrinogeno, ecc.) e rappresenta la totalità della parte liquida del sangue.

La porzione corpuscolata è invece composta da vari elementi.

I globuli rossi (elementi semplici, tondeggianti, enucleati, delimitati da una membrana plasmatici, il cui citoplasma contiene molta emoglobina), a forma di disco biconcavo, utile perché devono passare attraverso capillari più stretti di loro (deformandosi) e devono "caricare" O2 e CO2; i globuli rossi invecchiati (dopo 3-4 mesi di vita) sono meno concavi e vengono eliminati nella milza e nel fegato, i quali assolvono l'importante compito di recupero del Fe e dell'emoglobina, riutilizzabili per globuli rossi "nuovi". Nel midollo osseo si trovano gli elementi per costituire i globuli rossi: dal midollo vengono creati i reticolociti che daranno poi origine ai globuli rossi propriamente detti.

I leucociti, globuli bianchi, sono un'altra porzione della moltitudine di corpuscoli nel sangue. Ne troviamo di diversi sia dal punto di vista dell'aspetto che dal punto di vista delle caratteristiche. La prima grande divisione differenzia i granulociti dagli agranulociti (il nome deriva dalla presenza o meno di granuli nel citoplasma). I granulociti si differenziano in gruppi in base alla colorazione in laboratorio: troveremo allora i neutrofili (i più numerosi, circa dal 40% al 70% della popolazione totale, che intervengono nei processi infettivi), gli eusinofili (che intervengono nelle parassitosi) e i basofili (che servono all'organismo in caso di allergie e si differenziano per dimensione forma del nucleo). Negli agranulociti il nucleo occupa invece gran parte della cellula (quasi tutto il volume). I più rappresentati nella totalità della popolazione sono i linfociti che, poco più grandi dei globuli rossi, intervengono nei processi di infezione; abbiamo poi i macrofagi (mastociti), molto più grandi dei globuli rossi, che racchiudono al loro interno ciò che è nocivo per l'organismo umano e lo digeriscono grazie all'azione di processi enzimatici tipici.

Il sangue è inoltre formato da una porzione cellulare, rappresentata dalle piastrine, porzioni di cellule derivate dalla germinazione di cellule più grosse (i megacariociti, contenuti nel midollo delle ossa piatte, come lo sterno e la cresta iliaca), dette anche plasmacellule.

L'origine di tutte le cellule è comunque data dalle cellule staminali totipotenti, capaci di differenziarsi in tutti i tipi di cellule presenti nell'organismo.

La linfa è un liquido di colorito trasparente, formata prevalentemente da H2O, proteine e cellule che vengono trasportate da un sistema vascolare associato a quello sanguifero (da notare il fatto che il sistema vascolare linfatico corre praticamente in modo parallelo a quello sanguifero). La funzione principale della linfa è quella di supportare il sistema circolatorio sanguifero. Infatti, il sangue è diviso in arterioso ("pulito", che trasporta l'O2 e le sostanze utili al metabolismo delle cellule) e venoso ("sporco", che trasporta la CO2 e tutte le sostanze di scarto del metabolismo cellulare); tuttavia non tutte le sostanze perse dal sangue arterioso vengono poi recuperate da quello venoso: interviene la linfa, che recupera e trasporta (per poi rimetterle in circolo) le sostanze perse dal sangue durante gli scambi cellulari. Se ciò non dovesse avvenire, si andrebbe incontro a conseguenze quali edema (accumulo di liquidi in eccesso), cellulite (ristagno di liquidi, ma rimediabile con l'esercizio fisico, poiché i muscoli, contraendosi, stimolano il movimenti dei liquidi in eccesso verso il cuore).


Il tessuto connettivo di sostegno fornisce supporto al nostro corpo, essendo formato dalla cartilagine e dalle ossa: senza di esso non potremmo muoverci, non riusciremmo a stare in piedi e non potrebbero essere protetti i nostri organi vitali.

Esso è formato sempre da cellule e da matrice extracellulare: varia soltanto la composizione della matrice extracellulare (rispetto al sangue e al tessuto connettivo liquido in generale); nelle ossa la matrice extracellulare subisce un processo di mineralizzazione. Nel tessuto connettivo di sostegno vi è inoltre presenza di fibre come negli altri tipi tessuto connettivo, mentre la sostanza fondamentale contiene Ca in concentrazione molto alta, nonché altri minerali inorganici. Le fibre contenute in questo tessuto possono essere sia fibre elastiche che fibre collagene (queste ultime sono soltanto nella cartilagine).

La cartilagine è una parte del tessuto connettivo di sostegno, e si distingue in tre tipi diversi: la cartilagine ialina, la cartilagine elastica e la cartilagine fibrosa.

La cartilagine ialina, la più diffusa, è visibile nel setto nasale, nella laringe, nella trachea e come rivestimento delle ossa a livello delle loro articolazioni. Nella cartilagine ialina ci sono cellule dette condroblasti, che producono la sostanza fondamentale. Nella loro forma matura e totalmente differenziata i condroblasti (presenti per lo più nelle zone superficiali) prendono il nome di condrociti (che interessano le zone più profonde della cartilagine). Questi tipi di cellule, per svolgere meglio i loro compiti, si organizzano in gruppi che variano solitamente dalle 2 alle 5 unità, separate da una sottile matrice. Nella cartilagine ialina si trovano prevalentemente fibre collagene.



La cartilagine elastica è quella che deve sopportare le torsioni, quindi presenta una fortissima componente di fibre elastiche. La possiamo per esempio ritrovare nel padiglione auricolare e nell'orecchio interno.

Infine, la cartilagine fibrosa è caratterizzata da un'organizzazione pluristratificata: strati di cartilagine si alternano a strati di tessuto connettivo. Solitamente la troviamo interposta tra due ossa che si articolano, in modo da permettere il loro movimento (per esempio nella colonna vertebrale, tra le varie vertebre).

Inoltre, a completare il tessuto connettivo di sostegno, vi sono le ossa. Esse sono strutture in continuo rinnovo, che si rimodellano in continuazione. La matrice extracellulare che circonda le cellule ossee è formata da vari depositi inorganici, quali CaP, CaS, ecc.

L'osso, in sezione, si presenta diviso in tre parti fondamentali: due epifisi (prossimale e distale, i "vertici") e una diafisi (la parte centrale). All'esterno l'osso è circondato da un sottile strato (detto pereostio) formato da tessuto connettivo denso ma sottile, utile perché fornisce una superficie non perfettamente liscia per legare muscoli e tendini. Più all'interno troviamo uno strato (più spesso nella diafisi e più sottile nelle epifisi) di tessuto osseo compatto, con organizzazione ben ordinata di unità ripetitive una vicina all'altra e molto impaccate tra loro. Ancora più all'interno, a livello delle due epifisi, è possibile vedere tessuto osseo spugnoso, uguale al tessuto compatto come struttura ripetitiva, ma con diversa disposizione delle unità componenti (organizzate stavolta a lamelle disposte in base alle linee di forza che agiscono sull'osso).

A rivestire entrambe le epifisi vediamo la cartilagine ialina articolare.

All'interno della dialisi c'è la cavità midollare, mentre in mezzo alle trabecole (le lamelle) dell'osso spugnoso c'è il midollo osseo (poco nelle epifisi, che durante la vecchiaia scompare diventando a poco a poco tessuto adiposo, prendendo il nome di midollo giallo).

Le componenti ripetitive delle ossa spugnose sono dette osteoni (e sono disposti in cerchi concentrici). Un osteone è formato da una cavità interna (canale di Havers), lunga quanto l'osteone stesso, circondata dalle lamelle ossee, tra le quali troviamo le cosiddette lacune, dove si sviluppano le cellule caratteristiche dell'osso: osteoblasti, più immaturi, ed osteociti, la loro forma matura, che creano la matrice extracellulare dalla quale hanno origine le lamelle ossee (le quali sono peraltro in continuo rinnovamento e che, se degenerano, si interpongono tra un osteone e l'altro). Dalle lacune si dipartono (e vengono successivamente a comunicare con i canali di Havers) alcune diramazioni citoplasmatiche degli osteociti, che raggiungono i canali e prelevano gli elementi nutritizi per gli osteomi stessi.

Le ossa, soprattutto a livello embrionale, possono crescere e modificarsi notevolmente. All'inizio si ha una prima formazione di tipo cartilagineo che pian piano si ossifica, prima nel tratto della diafisi, dove si crea il primo centro di ossificazione, alimentato dai vasi ematici; contemporaneamente nelle epifisi si creano i centri di ossificazione che verranno poi conservati fino ai 18-20 anni circa. In certi stati patologici l'anello fibroso che c'è tra le vertebre può fuoriuscire e comprimere il nervo (caso di ernia al disco).


Il tessuto muscolare

Le cellule muscolari hanno la caratteristica di poter contrarsi, determinando il movimento. Negli organismi pluricellulari evoluti si è specializzato un apposito tessuto: il tessuto muscolare.

Il tessuto muscolare si distingue in tipi diversi in base al suo aspetto istologico e in base al tipo di stimolo che riceve. Ad esempio, la maggior parte del nostro tessuto muscolare è composta di tessuto muscolare scheletrico (striato di tipo volontario), nel braccio, nella gamba o in qualsiasi parte del corpo che muoviamo di nostra volontà. Questo tipo di tessuto è detto scheletrico perché si inserisce direttamente sulle ossa, è poi detto striato perché presenta striature regolari ed infine è definito volontario appunto perché lo possiamo muovere in base alla nostra volontà.

Un altro tipo di tessuto muscolare è quello liscio, o involontario, chiamato così perché non presenta le striature e perché la fibre che lo compongono si contraggono e si rilasciano indipendentemente dalla nostra volontà (lo troviamo ad esempio nello stomaco, nell'intestino, dove favorisce la peristalsi intestinale, o nella parete vescicale).

L'ultimo tipo di muscolo è quello cardiaco: involontario ma di aspetto striato; varia la frequenza cardiaca a seconda dell'attività che si sta svolgendo (questo è l'unico aspetto che possiamo in un certo modo controllare del muscolo cardiaco, visto che possiamo decidere di aumentare o diminuire lo sforzo).

L'organizzazione del tessuto muscolare è caratterizzata da tanti fascetti.

Attorno al muscolo striato c'è l'epimisio, tessuto connettivo di rivestimento; all'interno del muscolo ci sono i fasci o fascicoli muscolari. Ciascun fascio è rivestito dal perimisio (tessuto connettivo dalle stesse caratteristiche dell'epimisio). Ogni fascio all'interno ha le fibre muscolari, avvolte da un sottile strato di tessuto connettivo (endomisio). Ogni fibra è costituita da cellule con nucleo, citoplasma e proteine che costituiscono la miofibrilla, costituita da actina e miosina. Le cellule muscolari sono polinucleate, e i nuclei sono spesso ai lati delle cellule (soltanto nel muscolo lascio i nuclei sono al centro delle cellule). La fibra muscolare è molto estesa, voluminosa e talvolta può raggiungere tutta l'estensione del muscolo. La miofibrilla è una continua ripetizione di unità dette sarcomeri, piccole parti contratte. Durante le contrazioni le fibre si accorciano, mentre durante il rilascio esse tornano alla posizione originale. Actina e miosina sono filamenti paralleli e danno la divisione in strati (la miosina forma la banda chiara, mentre l'actina forma quella scura) che non si accorciano né si allungano, bensì si sovrappongono le une alle altre e sono circondate da ioni e ormoni (che scorrono nei tubuli attorno ai muscoli).

Il muscolo cardiaco è, come si è detto, una via di mezzo tra muscolo liscio e muscolo striato (è detto perciò striato involontario). L'intero tessuto è diviso in cellule muscolari piuttosto corte, binucleate (o al massimo trinucleate), e la disposizione particolarmente ordinata delle proteine fa sì che l'aspetto esteriore del muscolo sia striato. Le giunzioni tra le cellule lo uniscono molto tra loro e sono dette dischi intercalari e favoriscono la trasmissione delle contrazioni. Il cuore può variare la frequenza delle pulsazioni a seconda del momento in cui ci troviamo.


Il tessuto nervoso

La cellula principale che lo costituisce ha la caratteristica dell'eccitabilità (sottoposta a stimoli li trasferisce alle cellule vicine) ed è chiamata neurone. Quando c'è uno stimolo, esso viene raccolto dal primo neurone (ad esempio lo stimolo può essere calore, freddo, dolore, pressione, tattile, ecc.) che provvede a trasferirlo, tramite una catena, di neurone in neurone fino alla corteccia cerebrale che elabora le informazioni e fornisce una risposta diversa in relazione al tipo di stimolo (risposta che spesso diviene una contrazione muscolare).



Il neurone presenta un nucleo centrale circondato, come in tutte le cellule, dal citoplasma e dagli organuli. Dal citoplasma si dipartono i dendriti, diramazioni via via più sottili del neurone. Dal citoplasma parte anche un prolungamento più voluminoso (assone o neurite), sempre unico. La porzione terminale dell'assone (lungo a volte anche decine di cm) c'è una diramazione, e, all'apice di ogni "ramo" si trovano i bottoni terminali. Gli impulsi vengono raccolti nelle parti terminali dei dendriti, passano poi nel citoplasma ed infine attraverso i bottoni terminali (non possono mai andare nella direzione inversa).

Esistono poi vari tipi di neurone: multipolare (il tipo di neurone descritto prima, il più rappresentativo nell'intera popolazione); dipolare (cellula dotata di nucleo e citoplasma, con solo due diramazioni, che vanno in senso opposto - un dendrite e un assone), ritrovabili nei distretti precisi del tessuto nervoso, nell'occhio, nella lingua e nell'orecchio (soprattutto per l'equilibrio); pseudounipolari (nucleo, citoplasma ed una sola ramificazione, comune al dendrite e all'assone), evoluti perché le informazioni vanno molto più veloci se non devono attraversare il citoplasma; li ritroviamo nelle vie nervose, specialmente nelle zone in cui vengono raccolti gli stimoli.

In queste cellule il nucleo è molto voluminoso, a scapito del citoplasma; sono inoltre presenti dei fascetti che entrano in contatto con i dendriti e il citoplasma (i bottoni terminali degli altri neuroni, che trasferiscono le informazioni dall'assone ai dendriti, come già detto).

Nella porzione terminale dell'assone troviamo i bottoni terminali, avvolti anch'essi nella guaina mielinica, che contengono mitocondri ed altri organuli. Inoltre vediamo delle vescicole delimitate a membrana, le quali contengono i neurotrasmettitori, liberati all'esterno dal bottone terminale, che entrano in contatto molto velocemente con il dendrite del successivo neurone. I neurotrasmettitori possono avere sia funzione inibitoria che eccitatoria. I corpi cellulari dei neuroni si trovano tutti all'interno del sistema nervoso centrale, tranne un'eccezione: i gangli spinali, raggruppamenti formati da corpi di neuroni posti al di fuori del sistema nervoso centrale, ai lati della colonna vertebrale. Il neurone è collegato al muscolo tramite la sinapsi (che collega poi anche un neurone all'altro).

Al microscopio il tessuto nervoso si presenta pieno di neuroni ma anche di altre cellule, che riempiono gli spazi inevitabilmente creati dalla disposizione dei neuroni stessi e forniscono supporto strutturale e metabolico alla rete dei neuroni.

Dal punto di vista anatomico possiamo distinguere due tipi di tessuto nervoso: il tessuto nervoso centrale, che ritroviamo all'interno di strutture ossee (nella colonna vertebrale, che contiene midollo spinale e nella scatola cranica, che contiene l'encefalo, l'organo principale); il tessuto nervoso periferico, che ritroviamo al di fuori delle strutture ossee e che costituisce tutto il sistema di nervi (spinali, encefalici e cranici); i nervi spinali originano dal midollo spinale, mentre i nervi cranici trovano la loro origine da un tratto dell'encefalo.

Dal punto di vista funzionale possiamo poi dividere il sistema nervoso in altre due parti: sistema nervoso volontario o somatico (come per esempio la porzione che regola i movimenti peristaltici dell'intestino) ed il sistema nervoso autonomo o involontario (la parte di sistema che ci permette di muovere le mani).

I nervi sono fasci di assoni: in sezione trasversa possiamo vedere che sono circondati dal citoplasma di una cellula, il cui nucleo è centrale, che li contiene tutti, impedendogli di dividersi e di spostarsi. Questo tipo di cellula è detta cellula di Schwann, e la ritroviamo solo a ricoprire i nervi. Le fibre nervose provviste di questa copertura cellulare sono definite mieliniche, mentre le fibre che non sono sempre ricoperte dalle cellula di Schwann sono dette amieliniche. Può inoltre avvenire un processo di spiralizzazione, nel senso che il citoplasma delle cellule avvolge più volte i fasci nervosi, creando uno strato costituito da sole membrane (un sistema formato da sola membrana cellulare), strato che prende il nome di guaina mielinica. Questa risulta molto importante perché gli stimoli accelerano la loro velocità nel passare dalle cellule rivestite, perché la guaina stessa funge da isolante per l'assone. Quando la guaina mielinica presenta dei difetti si è vittime della sclerosi a placche (o multipla) e la trasmissione degli impulsi ne risulta alterata o interrotta. Questi tipi di cellule sono presenti nel sistema nervoso periferico. Nel sistema nervoso centrale l'unica differenza è che al posto delle cellule di Schwann ci sono gli oligodendrociti, che però non possiedono la caratteristica eccitabilità. L'organizzazione interna del nervo è simile a quella muscolare, con fascicoli e tessuto connettivo.

Nella trasmissione di un'informazione, l'ultimo neurone della catena prende contatto con l'organo effettore (solitamente un muscolo), liberando al suo interno le vescicole contenenti i neurotrasmettitori, che vengono automaticamente raccolte dalla fibra muscolare. L'insieme di questa struttura è della placca motrice.

Il gruppo di cellule dette della neuroglia è formato da tanti tipi cellulari: astrociti, le più numerose, che riempiono gli spazi tra i neuroni e intervengono nei danni al tessuto nervoso; cellule della microglia, meno numerose, che intervengono quando c'è bisogno di "pulizia" dalle sostanze inutili; cellule dell'ependimia, disposte come l'epitelio, rivestono le cavità del sistema nervoso centrale con un liquido detto cefalorachidiano che scorre tra loro; infine le cellule di Schwann e gli oligodendrociti, di cui abbiamo già parlato.

A rivestire il tessuto nervoso ci sono delle speciali protezioni (membrane) di natura connettivale, che vengono dette meningi. Avvolgono completamente il sistema nervoso centrale e si possono distinguere in tre tipi: la più esterna (a contatto con la struttura ossea) si chiama dura madre; la seconda, al centro, è detta aracnoide (perché ricorda la struttura di una ragnatela, poiché presenta spazi per far sì che possano passare i vasi sanguiferi e il liquido cefalorachidiano); la terza, la più interna, è detta pia madre, e viene a contatto con il sistema nervoso vero e proprio.

L'ultima porzione costituente il sistema nervoso è rappresentata dalle terminazioni nervose (gli elementi che raccolgono gli stimoli), le quali terminano liberamente nella cute oppure possono essere raccolte in gruppi di cellule che vengono costituire un recettore (possono ricevere e trasmettere stimoli dovuti al calore, al dolore, a forti pressioni, al freddo, ecc.) detto corpuscolo; altri tipi di recettori sono formati da cellule concentriche (che raccolgono pressioni più profonde, deformandosi). Infine esistono recettori in grado di percepire gli stimoli interni (come quelli dei muscoli, detti fusi neuromuscolari, disposti a spirale).







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