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Cranio - neurocranio, splancnocranio

anatomia


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Cranio


  • neurocranio (8)
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    • occipitale
    • etmoide
    • sfenoide

  • splancnocranio (14)
    • mascellari
    • zigomatiche
    • lacrimali
    • cornetti inferiori
    • ossa nasali
    • ossa palatine
    • vomere




Il neurocranio si compone di:

  • volta: è formata dall'osso frontale, dalle due ossa parietali e posteriormente c'è l'osso occipitale
  • base.


Base cranica, superficie esocranica

Anteriormente si trova il palato duro, che è formato nella parte anteriore dalle due ossa mascellari. Il palato duro è completato posteriormente dalle ossa palatine destra e sinistra. Indietro c'è il vomere, che entra a far parte del setto nasale. Ai lati del vomere ci sono le coane cioè le aperture posteriori delle cavità nasali. C'è poi lo sfenoide che è in posizione posteriore. Ci sono poi le due ossa temporali e la base cranica si completa con l'osso occipitale, dove si nota il grande forame occipitale: da questo foro il bulbo, che è la prima parte dell'encefalo, si continua nel midollo spinale. Al livello della base del cranio ci sono due fori: il foro carotico nel temporale, dove la carotide penetra nell'encefalo e il foro giugulare che è delimitato dall'osso temporale e dall'osso occipitale: a questo livello nasce la vena giugulare interna, assieme ai nervi.



Base cranica, superficie endocranica

Anteriormente c'è l'osso frontale, e successivamente lo sfenoide. Incuneato tra frontale e sfenoide c'è l'etmoide lungo la linea mediana. A completare la struttura c'è l'osso occipitale. A livello dello sfenoide, lungo la sua porzione centrale, c'è la sella turgica, una sorta di depressione che si trova sulla superficie superiore. Sulla sella turgica è adagiata l'ipofisi, un'importantissima ghiandola endocrina.



Occipitale, osso impari

  • grande forame occipitale
  • la faccia esterna dell'osso occipitale presenta due superfici articolari dette condili, che s'articolano con l'atlante (prima vertebra)
  • se osserviamo la faccia endocranica, notiamo che ci sono quattro porzioni divise da un rilievo a forma di croce
    • 2 fosse cerebellari delimitazione emisferi cervelletto
    • 2 fosse cerebrali delimitazione emisferi cerebrali, lobi occipitali.


Sfenoide

è formato da un corpo centrale dal quale si staccano delle formazioni dette piccole ali; poi sono presenti le grandi ali e altri due processi pterigoidei

i seni sfenoidali fanno parte dei seni paranasali, che sono delle cavità scavate nell'osso e sono rivestite di mucosa.


Ossa mascellari

Sono tappezzate di mucosa, e questo serve per aumentare la superficie di contatto tra aria inspirata e naso per il riscaldamento e l'umidificazione del gas, che passa da questo punto prima di giungere alle vie aeree. Servono inoltre per alleggerire il cranio e come cassa di risonanza per la voce.



Etmoide

Si trova incuneato tra osso frontale e sfenoide

lamina orizzontale (cribrosa): è detta cribrosa in quanto è bucherellata. Attraverso questi fori passano gli assoni dei neuroni olfattivi, che penetrano nel sistema nervoso centrale

lamina verticale: è separata in due porzioni dalla lamina orizzontale. La lamina perpendicolarmente forma parte del setto nasale, poiché l'altra parte è costituita dal vomere

masse laterali (cellette, cornetti): sono sospese alla lamina. Le cavità piccole dette cellette, comunicano con la cavità nasale. Le facce laterali delle masse laterali contribuiscono a formare la cavità orbitale. Nella superficie mediale che dà sulla cavità nasale, si staccano dei processi che sono detti cornetti: il cornetto superiore e quello medio sono prolungamenti delle facce laterali, quello inferiore è un osso a sé. I cornetti delimitano poi degli spazi che sono detti meati, dove si ha lo sbocco di tutti i seni paranasali.



Mascellare

  • seni mascellari
  • alveoli dentali
  • palato duro
  • cavità orbitaria e cavità nasali

Sono presenti i seni paranasali, che sono i più voluminosi.



Palatino

forma a L

porzione orizzontale: compone la parte posteriore del palato duro

porzione verticale: forma il setto paranasale.





Apparato respiratorio

Porzione di conduzione: convoglia l'aria dall'ambiente esterno fino al punto in cui avviene lo scambio gassoso

vie respiratorie

      • inferiori: trachea e bronchi
      • superiori: cavità nasali, faringe, laringe

Porzione respiratoria

bronchioli respiratori

alveoli.



Cavità nasale

La cavità nasale presenta un duplice scheletro: lo scheletro osseo è formato dalle due ossa nasali, che sono presenti sulla parte superiore del naso; lo scheletro cartilagineo è dato dalle cartilagini nasali che costituiscono il resto della struttura.

  • parete laterale: sulla superficie presenta tre cornetti che delimitano tre meati, nei quali si aprono i seni paranasali
  • parete mediale (setto nasale)
  • volta (lamina cribrosa dell'etmoide)
  • pavimento (palato duro): 2 ossa mascellari e 2 ossa palatine.


Mucose

Le pareti della cavità nasale sono rivestite da due tipi di mucosa.


Mucosa nasale

Di colorito roseo, è formata da:

epitelio batiprismatico cigliato con cellule caliciformi mucipare, che producono appunto il muco che ricopre la mucosa

membrana basale

tonaca propria, costituita da connettivo lasso riccamente vascolarizzato, con ghiandole mucose e sierose tubulo - acinose ramificate.


Mucosa olfattiva

Di colorito giallastro, si trova solo nella regione della volta. Oltre a cellule di sostegno, sono presenti dei neuroni bipolari olfattivi: sono bipolari perché un prolungamento va verso la superficie della mucosa e funziona come un dendrite, viene attivato in una struttura espansa con dei peluzzi, grazie ai quali sono riconosciute le molecole degli odori; l'altro prolungamento ha la funzione di assone. I neuroni si uniscono in fascetti e attraversano la lamina dell'etmoide, arrivano all'encefalo da cui poi parte il nervo.




Faringe


E' tratto comune anche all'apparato digerente, comunica con la cavità nasale attraverso le coane, e con la cavità buccale tramite l'istmo delle fauci. In basso comunica con la laringe e si continua con l'esofago. La parete posteriore corrisponde alle prime sei vertebre cervicali. L'estremità superiore o volta, s'inserisce alla base del cranio, a livello dell'occipitale e del temporale.

Viene divisa in tre porzioni:

  1. nasale (rinofaringe): tonsilla faringea e orifizi di sbocco delle tube uditive; è composta di tessuto linfatico diffuso (adenoide), e contiene linfociti B e T che possono essere attivati da uno stimolo antigenico. Gli orifizi di sbocco delle tube uditive fanno comunicare la faringe con l'orecchio interno. Si rendono necessari perché le tube uditive terminano a livello della membrana timpanica, che separa l'orecchio interno da quello esterno.
  2. buccale (orofaringe)
  3. laringea (ipofaringe).

La parete della faringe di divide in:

  • tonaca mucosa: è un epitelio colonnare cigliato (rinofaringe) e pavimentoso stratificato (oro e ipofaringe), poggiato sulla tonaca, proprio dove sono contenute le ghiandole mucose e il tessuto linfoide
  • fascia laringo - basilare: robusta membrana fibroelastica che si inserisce alla base del cranio
  • tonaca muscolare: muscoli costrittori ed elevatori della faringe, che sono striati.



Laringe


  • è situata nella regione anteriore del collo, compresa tra la IV e VI vertebra cervicale
  • è in rapporto anteriormente con la tiroide e posteriormente con l'ipofaringe e con l'esofago
  • è formata da uno scheletro cartilagineo, da cartilagine ialina, le cui componenti sono connesse tra loro.


Cartilagini della laringe

Sono in numero di nove, si dividono in:

impari

o       cricoidea

o       tiroidea

o       epiglottide

pari

    • aritenoidi.


Osso ioide

Ha la forma di un ferro di cavallo, si trova nella regione anteriore del collo. Non è articolato ad altre ossa, ma è legato da muscoli o anche legamenti, alle altre strutture (laringe, osso temporale). A livello di quest'osso, s'inseriscono i muscoli della lingua.


Cartilagine tiroidea

E' la più voluminosa, ha una particolare caratteristica, ovvero davanti è formata da due lamine che si fondono ad angolo (più prominente negli uomini e forma il pomo d'Adamo), aperte posteriormente. Si articola con la cartilagine cricoidea, con l'epiglottide ed è connessa all'osso ioide tramite un legamento.


Cartilagine cricoidea

Si trova al di sotto della tiroide e ha forma di anello che è più sviluppato nella parte posteriore. Si articola con le cartilagini aritenoidee superiormente (sono pari). E' connessa al primo anello cartilagineo tracheale tramite un legamento (inferiormente), cioè una struttura di tipo connettivale.



Epiglottide

Ha la forma di una foglia; è formata da cartilagine elastica ed è l'unica con questa caratteristica perché le altre sono formate da cartilagine ialina. Si articola con la cartilagine tiroidea; è responsabile della chiusura della glottide durante la deglutizione, perché la laringe si alza e l'epiglottide si piega all'indietro chiudendo la glottide.


Cartilagini aritenoidee

Sono cartilagini pari, hanno forma di una piramide triangolare e si articolano con la cartilagine cricoidea.



Legamenti

  • estrinseci: connettono le cartilagini della laringe (tiroide) con le formazioni vicine (trachea, osso ioide)
  • intrinseci: connettono tra loro le cartilagini della laringe.

Il legamento vestibolare e quello vocale sono intrinseci e connettono la cartilagine tiroidea alle aritenoidee; sono rivestiti da pieghe di epitelio, per cui ci sono due tipi di pieghe vestibolari: le corde vocali false che sono poco elastiche e servono da protezione per le pieghe vocali, che si trovano in posizione più interna e sono le corde vocali vere, che hanno maggiore elasticità e sono coinvolte nella produzione del suono per mezzo della loro vibrazione. L'intensità del suono prodotto dipende dal diametro e dalla lunghezza delle corde vocali, nonché dalla loro tensione. Quest'ultima dipende dalla posizione delle cartilagini tiroidea e aritenoidee: se la distanza tra loro è piccola, il suono è meno intenso. Grazie alla muscolatura viene variata la tensione della corda vocale.



Muscoli

  • intrinseci: regolano la tensione delle corde vocali, nonché l'apertura e chiusura della glottide (finiscono nella laringe)
  • estrinseci: mantengono la laringe stabile nella sua posizione, si inseriscono nelle formazioni vicine.

Trachea


Fa parte delle vie respiratorie inferiori, fa seguito alla laringe. E' di forma cilindrica, appiattita sulla faccia posteriore. Si estende dalla VI vertebra cervicale alla IV toracica, dove si biforca nei due bronchi principali (extrapolmonari di destra e di sinistra). La forma è dovuta dal fatto che la trachea presenta uno scheletro di cartilagine ialina, ed è costituito da 16 - 20 anelli aperti posteriormente. La parte posteriore presenta fasci di muscolatura liscia che formano il muscolo tracheale. Dietro la trachea c'è l'esofago. Sono aperte di dietro per fare in modo che l'esofago possa espandersi quando passa il cibo.


Porzione cervicale

La ghiandola tiroide si trova anteriormente e lateralmente la trachea.



Porzione toracica

L'arco aortico è a sinistra della trachea e a destra della vena cava superiore.

La trachea è formata da:

  • tonaca mucosa: rivestita da epitelio respiratorio; sotto si trova la tonaca propria, ricca di fibre elastiche e noduli linfatici
  • tonaca sottomucosa: formata da connettivo lasso con ghiandole tubulo - acinose composte
  • tonaca fibrosa: formata da connettivo denso con fibre elastiche, si sdoppia in corrispondenza delle cartilagini e forma i legamenti interanulari tra due cartilagini continue, stabilizzando la struttura. Serve per unire gli anelli cartilaginei
  • anelli cartilaginei



Polmoni


Sono contenuti nella cavità toracica ed hanno forma di cono con l'apice verso l'alto e base sul diaframma. Il colore è da rosa a grigio scuro, e sono rivestiti dalla pleura, che è una membrana sierosa.


Apice: va sopra la prima costa di 4 centimetri


Base: poggia sulla cupola diaframmatica e tramite interposizione, è in rapporto con il lobo destro del fegato per quanto riguarda il polmone di destra, e con il lobo sinistro del fegato, il fondo dello stomaco e la milza per quel che concerne il polmone di sinistra.

Siccome il lobo sinistro dello stomaco è voluminoso, la base del polmone di sinistra risulta essere più alta di quella di destra, per cui il polmone di sinistra è meno lungo del polmone di destra. Il polmone di destra ha capacità maggiore e pesa più del polmone sinistro perché a livello del sinistro v'è il cuore che imprime nella faccia mediale (una profonda incisura): il polmone di sinistra risulta essere di dimensioni minori di quello di destra.


Superficie costale: le superfici sono lisce e percorse da solchi. Nel polmone di destra ci sono due solchi, per cui di fatto è diviso in tre porzioni (i lobi). Il polmone di sinistra ha una sola fessura obliqua, perciò ha due lobi.


Superficie mediale: è la superficie che si affaccia sul mediastino. Nella parte inferiore è presente l'impronta cardiaca per il rapporto con il pericardio (nel polmone sinistro è più pronunciato), poi v'è l'ilo polmonare, dal quale si stacca il peduncolo polmonare. Esso è costituito da tutte le formazioni che entrano ed escono dal polmone (sono per esempio le arterie polmonari, le vene polmonari, le arterie e le vene bronchiali, i nervi e i vasi linfatici).


Interno: il parenchima polmonare è diviso in zone indipendenti tra loro, via via più piccole e separate da setti connettivali. Presentano un bronco (ventilazione indipendente tra loro) e sono indipendenti per l'irrorazione sanguigna.


  1. Lobi (2 a sinistra, 3 a destra)
  2. Segmenti o zone broncopolmonari (9 a sinistra, 10 a destra)
  3. Lobuli (1:100)
  4. Acini (1:10 - 15).

I lobi sono divisi in segmenti o zone broncopolmonari. Esse hanno circa la forma di una piramide tronca, che ha la base rivolta sulla superficie del polmone e l'apice è rivolto verso l'ilo (verso l'interno).Ulteriore suddivisione è il lobulo (rapporto segmenti lobuli è 1:100). Infine i lobuli presentano gli acini, e ciascun lobulo ne contiene da 10 a 15. I bronchi seguono la suddivisione del parenchima.


Pleura

E' una membrana sierosa al pari del pericardio, ed è composta da due foglietti: la struttura di base, ovvero il foglietto parietale (esterno) e il viscerale (interno), si continuano a livello dell'ilo polmonare l'uno con l'altro, e delimitano una cavità chiusa non comunicante con l'esterno, nella quale è presente il liquido che ha la funzione di diminuire l'attrito. La struttura è composta di cellule pavimentose monostratificate, fungendo quindi da rivestimento, e poggia su uno strato di collagene.



Vasi del polmone

Il polmone ha una doppia circolazione, nutritizia e funzionale. La nutritizia serve per portare nutrienti al tessuto polmonare, perciò il sangue ossigenato e venoso è portato dalle vene alle arterie bronchiali. La circolazione funzionale è responsabile dello scambio gassoso a livello degli alveoli ed è formata dalle arterie e dalle vene polmonari.



Nervi

Il polmone è innervato di rami parasimpatici del nervo vago e dal sistema simpatico. I due sistemi hanno effetti opposti: i parasimpatici determinano la broncocostrizione, il simpatico la broncodilatazione. La frequenza e la profondità degli atti respiratori, sono controllati dai centri respiratori del ritmo, presenti nel bulbo. Sono presenti altri centri nel ponte, che si trova dopo il bulbo, e modulano l'attività dei centri del bulbo: sono attivati o da centri superiori, o in base ad informazioni che vengono recepite a livello dei vasi.



Albero bronchiale

La trachea a livello della IV vertebra toracica si divide in due bronchi principali o extrapolmonari. Il tronco di destra è più corto e più grosso del sinistro, per il fatto che il destro è formato da 6 - 8 anelli, l'altro da 9 - 12. Si portano all'ilo del polmone e una volta dentro, si dividono in bronchi più piccoli, seguendo la suddivisione del parenchima polmonare. Si dividono in questo modo in bronchi secondari, che vanno a ventilare i lobi. Si suddividono poi in bronchi terziari che ventilano i segmenti polmonari. Successivamente ci sono rami più piccoli, i bronchioli (se il diametro è di 1,5 mm). Vi sono poi dei bronchioli lobulari che vanno ai lobuli, e si suddividono in terminali, e questi a loro volta in respiratori, che terminano con i dotti alveolari e la parete presenta espansioni (sacchi alveolari, dove avviene lo scambio gassoso).



Bronchi

I bronchi extrapolmonari hanno la stessa struttura della trachea. I bronchi del polmone sono formati da:

tonaca mucosa: con epitelio respiratorio, ovvero batiprismatico cigliato, contenente cellule staminali, caliciformi, mucipare e neuroendocrine che poggiano sul collagene

tonaca sottomucosa: formata da connettivo lasso contenente ghiandole sieromucose

tonaca muscolare: ha fibrocellule muscolari lisce a decorso circolare, e grazie alla contrazione di queste ottengo la broncocostrizione. A mano a mano che il condotto diminuisce, gli anelli cartilaginei si disgregano e si formano placche che diventano sempre più piccole e in numero minore, fino a che spariscono a livello dei bronchioli. Quando la componente cartilaginea diminuisce, aumenta quella muscolare che ha funzione di sostegno, nonostante sia meno rigida ma più flessibile.



Bronchioli

A questo livello scompare la porzione cartilaginea, e sono formati da:

  • tonaca mucosa: composta da epitelio respiratorio che poi diventa cubico, senza ciglia nei rami minori. Intervallate alle cellule epiteliali ci sono cellule che rilasciano sostanze tensioattive che hanno la funzione di tenere aperti i condotti
  • tonaca sottomucosa: priva di ghiandole sieromucose, scompare nei rami minori
  • tonaca muscolare: è formata da fibrocellule muscolari lisce, che mantengono la struttura del condotto. Hanno andamento elicoidale e sono assenti le placche cartilaginee.


Alveoli

Sono estroflessioni dei condotti alveolari e sono separati dai setti interalveolari e in comunicazione tra loro tramite pori. Sono circa 300 milioni e la superficie sviluppata è di 60 - 70 metri quadri.

Gli alveoli sono connessi da fessure (pori) e sono importanti perché la presenza di dotti di comunicazione fa sì che l'alveolo sia sempre ventilato, anche se il bronchiolo da cui deriva è ost 525b16f ruito. Nei setti interalveolari ci sono fibre di collagene, fibre elastiche e capillari sanguigni. I setti sono molto sottili.



Epitelio alveolare

Ogni alveolo presenta due cellule che fungono da rivestimento:

  1. pneumociti del tipo I: sono cellule appiattite e disposte in un unico strato. Essi rappresentano il 95% della copertura dell'alveolo. Formano un monostrato e sono legate da giunzioni occludenti (sono legate in modo continuo)
  2. pneumociti del tipo II: sono meno numerosi rispetto ai pneumociti di tipo I e si trovano inframezzati fra questi. Sono più voluminosi e hanno forma tondeggiante, con nucleo evidente. Nel citoplasma ci sono i corpi multilamellari (a lamelle parallele, formate da fosfolipidi e proteine) contenenti il sulfattante alveolare. Il sulfattante alveolare è una miscela complessa con fosfolipidi e proteine: proprio i fosfolipidi hanno la funzione di abbassare la tensione superficiale e permettono l'espansione dell'alveolo durante la respirazione, impedendo che gli alveoli collassino durante l'espirazione.

Macrofagi alveolari

Oltre ai pneumociti ci sono anche altre cellule sulla superficie degli alveoli. Sono chiamati anche cellule della polvere, poiché fagocitano particelle inalate e sfuggite ai meccanismi di rimozione presenti nelle vie aeree superiori. I macrofagi vengono allontanati con il muco e tornano verso l'alto, ma possono anche tornare nel connettivo e raggiungere i linfonodi.



Membrana respiratoria

Lo scambio gassoso avviene in zone precise, che costituiscono la membrana respiratoria. Essa è molto sottile (0,1 - 1,5 mm di spessore), poiché deve essere attraversata da gas per diffusione. E' formata da cellule endoteliali (membrana), pneumociti di I ordine e membrane basali (lamine) fuse tra loro, presenti tra la membrana endoteliali e la membrana del pneumocita.


Diaframma

E' un muscolo largo che separa la cavità toracica da quella addominale. Ha la forma a cupola e presenta una convessità superiore sulla cavità toracica. E' formata da una porzione centrale detta centro frenico, e da una porzione periferica detta parte periferica muscolare. Il centro frenico è di natura fibrosa, non formato da fasci muscolari e presenta l'orificio per il passaggio della vena cava inferiore. La parte muscolare si contrae perché formata da fasci muscolari e dalle porzioni sternale, costale e lombare, che indicano l'origine dei fasci muscolari.

Rispettivamente la porzione sternale presenta fasci muscolari che si originano nella faccia posteriore dello sterno, cioè dal processo xifoideo. La porzione costale è formata da fasci muscolari che si originano dalla faccia mediale delle coste, più precisamente dalle ultime sei coste. La porzione lombare è formata da più fasci muscolari con diversa origine. Vengono chiamati pilastri e sono tre:

  1. mediale: formato da fasci che si originano a livello delle vertebre lombari (III nella parte destra, II vertebra lombare sinistra)
  2. intermedio: ha origine anch'esso dalle vertebre lombari
  3. laterale: si origina su due arcate fibrose, una a destra e una a sinistra.

Le arcate sono sopra due muscoli che formano la parete addominale: sono il grande psoas e il muscolo quadrato dei lombi. Le porzioni tendinee dei due pilastri mediali incrociandosi delimitano l'orificio aortico sulla cupola diaframmatica, dove passa l'aorta discendente. Un altro orificio delimitato dai pilastri mediali è l'orificio esofageo, attraverso cui passa l'esofago e i nervi vaghi, che penetrano nella cavità addominale.

Il diaframma è un muscolo inspiratore, cioè quando si contrae, aumenta il volume della cavità toracica, mentre quando si rilassa il volume della cavità diminuisce.



Muscoli intercostali

Sono muscoli esterni quindi inspiratori, o interni con funzione espiratoria. Riempiono gli spazi tra le costole e sono inseriti sui margini delle coste, cioè dal margine inferiore di una costa al margine superiore della successiva. I muscoli intercostali esterni ricoprono gli interni, e quando i primi si contraggono, provocano il sollevamento delle coste e un conseguente aumento del volume della cavità toracica. I muscoli espiratori (interni), quando si contraggono fanno in modo che si abbassino le coste, con una conseguente diminuzione di volume. Durante il processo della respirazione, lavora anche l'addome.



















L'apparato digerente

E' un tubo muscolare lungo circa 9 metri, che si estende dalla cavità buccale all'ano. Presenta numerose funzioni:

  • ingestione del cibo
  • digestione attraverso processi meccanici e di secrezione, in quanto ci sono ghiandole che scindono le macromolecole
  • assorbimento e rimescolamento del cibo grazie alle tonache
  • compattazione
  • escrezione

E' diviso in tre porzioni:

  1. condotti di trasferimento: attraverso questi il cibo viene trasferito da una porzione all'altra e sono rappresentati da bocca, orofaringe, esofago e canale anale
  2. tratto con funzione digerente: si ha la digestione e la frammentazione di macromolecole in monomeri. Si ha l'assorbimento e comprende stomaco, intestino tenue e crasso
  3. organi secernenti: sono il fegato, il pancreas e le ghiandole salivari. Producono e secernono nel tratto con funzione digerente, enzimi e sostanze che aiutano la digestione.


Cavità buccale

Si estende tra l'apertura anteriore, ovvero la rima buccale delimitata dalle labbra, e l'apertura posteriore rappresentata dall'istmo delle fauci. Le arcate alveolo-dentali, che alloggiano i denti, dividono la cavità buccale in:

vestibolo: è più piccolo e delimitato da guancia, labbra e superficie esterna delle arcate alveolo-dentali

cavità buccale propriamente detta: si trova internamente alle arcate ed è più estesa del vestibolo. E' una cavità che diventa reale quando la mandibola è abbassata. Antero-lateralmente è delimitata dalle arcate, inferiormente dalla lingua e dal pavimento della bocca che è formato da uno strato muscolare, superiormente dal palato duro (in posizione anteriore) e dal palato molle che è uno strato di tessuto fibromuscolare, il cui margine posteriore presenta un processo di forma conica, l'ugola. Da ciascun lato si continua lateralmente con due archi che delimitano la loggia palatina, nella quale è contenuta la tonsilla palatina. La tonsilla è un accumulo di tessuto linfatico, e è posizionata in un punto dove è più probabile l'entrata di agenti patogeni.


La struttura è formata da:

tonaca mucosa: è ricoperta da epitelio pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato. Poggia sulla tonaca propria, che è fatta di tessuto connettivo. Lo spessore dell'epitelio varia da zona a zona nella cavità buccale: nel pavimento della bocca è più sottile. Nello strato connettivo c'è una rete vascolare ricca, perciò questo può essere un buon punto per ingerire farmaci perché passano velocemente l'epitelio e vanno direttamente nel sangue

tonaca sottomucosa: è formata da connettivo lasso con ghiandole sierose e mucose, che si trovano nello spessore della parete della cavità buccale, perciò sono intraparietali e compongono la saliva

fasci muscolari: si trovano sotto la tonaca sottomucosa.



Lingua


E' all'interno della cavità buccale, è un organo muscolare che è dotato di notevole mobilità. E' formata da fasci intrecciati di muscolatura striata, e presenta una superficie dorsale e ventrale. Sulla superficie dorsale c'è un solco profondo detto solco terminale o 'V' linguale, composto da 8 - 11 papille circumvallate, e la divide in:

  • radice (posteriore): è la porzione postero - inferiore e più piccola rispetto al corpo. E' la parte fissa della lingua ed è formata da muscoli estrinseci che collegano la lingua alla mandibola e all'osso ioide. Sulla superficie ci sono rilievi dati dalla presenza nella tonaca sottomucosa di follicoli formati da tessuto linfoide (follicoli linfatici della tonsilla linguale)
  • corpo (più esteso, anteriore): la superficie dorsale ha un aspetto più vellutato perché sono presenti formazioni dette papille. Ce ne possono essere di vari tipi: le più numerose sono le papille filiformi che sono diffuse su tutta la superficie dorsale. Queste sono rivestite da epitelio pavimentoso stratificato che è cheratinizzato e all'apice delle papille si ha una desquamazione: le cellule, terminato il loro ciclo vitale, sono ridotte a scaglie. Se sulla lingua è presente una patina di colore biancastro, allora significa che v'è una desquamazione scorretta.

Le papille filiformi servono per migliorare l'attrito, in altre parole la presa sul materiale ingerito. Un altro tipo di papille è rappresentato dal tipo fungiforme, che è grande e somiglia ad un fungo; contiene i calici gustativi.

I calici gustativi sono delle strutture formate da un numero variabile di cellule, e sono di forma rotondeggiante. All'interno ci sono cellule che funzionano da recettori, e riconoscono varie molecole responsabili del sapore dell'alimento che s'ingerisce. I calici gustativi sono presenti anche nelle papille foliate e circumvallate. Le papille foliate hanno forma larga, a foglia, e sono presenti negli animali e nell'uomo si trovano ai bordi della lingua. Le papille circumvallate sono di grandi dimensioni, infatti sono le più voluminose sulla superficie dorsale della lingua, sono in numero limitato (da 8 a 11) e sono localizzate lungo i bordi del solco terminale.

La struttura della lingua è data da:

  • tonaca mucosa: è formata da epitelio pavimentoso stratificato, non cheratinizzato nella superficie ventrale, cheratinizzato in quella dorsale
  • tonaca sottomucosa: presenza di ghiandole
  • fasci intrecciati di muscolatura striata: di tipo estrinseco ed intrinseco.


Ghiandole salivari

Sono divise in:

  • minori (intraparietali): secernono in modo continuo e si trovano nella tonaca sottomucosa
  • maggiori (extraparietali): secernono in risposta a stimoli meccanici, chimici e olfattivi. Secernono con un dotto escretore fuori della cavità boccale, per mezzo d'impulsi derivanti dal sistema autonomo.

Le ghiandole salivari producono la saliva che è formata da una parte sierosa contenente amilasi, un enzima che serve a scindere l'amido. Contiene anche lisozima e Ig A (immunoglobine A), grazie alle quali la saliva ha potere antibatterico. E' presente anche una mucosa contenente mucina e glicoproteine, che lubrificano e proteggono le pareti della cavità boccale e omogeneizzano il materiale ingerito.


Ghiandole salivari maggiori

Le ghiandole più grosse sono le parotidiche, che si trovano al di sotto e davanti il padiglione auricolare. Sono collegate tramite il dotto escretore, detto dotto di Stenone, al vestibolo della bocca di fronte al II molare superiore: sono queste che s'infiammano e provocano gli orecchioni. Le altre sono ghiandole sottomandibolari e sottolinguali: sono collegate da dotti escretori alla cavità boccale, e i dotti si aprono a livello del pavimento della bocca.




Esofago


Ha forma tubolare, si estende dalla IV vertebra cervicale alla XII vertebra toracica, discende nel torace e occupa il mediastino posteriore. L'esofago presenta due dilatazioni e quattro restringimenti:

  • cricoideo: entra in rapporto con le strutture vicine, la cartilagine cricoidea con la laringe
  • aortico: arco dell'aorta
  • bronchiale: tronco di sinistra
  • diaframmatico: col diaframma.

L'esofago attraversa il diaframma nell'orificio esofageo e si continua con lo stomaco nell'addome, per un brevissimo tratto. La superficie interna presenta pliche longitudinali dovute a sollevamenti della tonaca mucosa e sottomucosa. Quando l'esofago è vuoto, esso non esiste, diventa una cavità quando passa l'ingerito. La struttura della parete è formata da quattro strati, per tutti i rami dell'apparato digerente:

  1. tonaca mucosa: si affaccia al lume dell'esofago. E' formata da tre componenti:
    1. epitelio di rivestimento: poggia sulla tonaca propria, proprio sotto la quale c'è la muscolaris mucosae. L'epitelio è pavimentoso stratificato, che diventa colonnare dopo il diaframma. Si continua dopo la cavità buccale e dopo l'orofaringe. Nel diaframma sparisce bruscamente
    2. tonaca propria: composta da fibre di collagene e fibre elastiche, contiene linfociti
    3. muscolaris mucosae: le fibre muscolari sono lisce e sono disposte in due strati (longitudinale e circolare), sarebbe la muscolatura della mucosa
  2. tonaca sottomucosa: è formata da connettivo lasso, con ghiandole tubulo-acinose ramificate, mucose e numerosi vasi sanguigni e linfatici. Il secreto delle ghiandole forma uno strato protettivo sopra dell'epitelio
  3. tonaca muscolare: nel tratto superiore, ovvero il primo dell'esofago, è formata da muscolatura striata; inferiormente si compone di muscolatura liscia, disposta in due strati: esterno longitudinale e interno circolare. Tra la zona liscia e quella striata, ve n'è una di transizione che presenta caratteristiche intermedie
  4. tonaca avventizia: è sottile e composta da connettivo lasso con fibre elastiche; serve a collegare la struttura ad altre strutture vicine.


Addome

Viene suddiviso da due piani orizzontali e da due piani laterali in:


Ipocondrio destro

Epigastrio

Ipocondrio sinistro

Fianco destro

Mesogastrio

Fianco sinistro

Fossa iliaca destra

Ipogastrio

Fossa iliaca sinistra


I piani orizzontali si trovano uno sotto le coste e quello inferiore passa a livello della cresta iliaca. I piani sagittali passano a livello dell'inguine.

Il quadrante centrale superiore è l'epigastrio. I due quadranti a fianco, sono l'ipocondrio di destra e di sinistra, quello centrale è il mesogastrio e ai lati ci sono il fianco destro e il fianco sinistro. Il quadrante centrale inferiore è l'ipogastrio, con ai lati le fosse iliache destra e sinistra.

Peritoneo

E' la più estesa delle membrane sierose, come la pleura e il pericardio. E' formato da due foglietti, parietale e viscerale, che si continuano l'uno con l'altro e delimitano la cavità peritoneale, che contiene del liquido che impedisce l'attrito. Il foglietto parietale si affaccia sulla parete addominale, il foglietto viscerale è a contatto con gli organi dell'addome, entrambi sono rivestiti da epitelio pavimentoso monostratificato (mesotelio) che poggia su uno strato di collagene. Il foglietto viscerale forma delle pieghe, che sono i legamenti peritoneali. Tra le due lamine della piega è presente del tessuto connettivo nel quale decorrono vasi sanguigni, linfatici e nervi. I legamenti peritoneali possono collegare organi della cavità addominale: ancorano e collegano organi dell'addome con la parete addominale o con il diaframma, tenendoli fissi. I vasi sanguigni che decorrono nella piega sono diretti all'organo interessato dal piegamento peritoneale, che è mezzo d'entrata per i vasi sanguigni: quindi il peritoneo ha funzione trofica.

I legamenti peritoneali prendono nomi diversi:

  • mesi: uniscono i visceri alla parete addominale (mesoderma traverso, mesentere, mesocolon pelvio)
  • omenti: sono legamenti che uniscono segmenti viscerali tra di loro, tra due organi (grande e piccolo omento).

Gli organi addominali, in base al rapporto con il peritoneo, vengono divisi in:

  • intraperitoneali: completamente avvolti nel peritoneo
  • retro e sottoperitoneali: grandi vasi, rene, pancreas, duodeno, che non sono completamente avvolti dal peritoneo.

Le funzioni del peritoneo sono:

  • meccaniche
  • trofiche
  • di difesa: forma un rivestimento protettivo
  • di filtrazione: la membrana è sottile e si comporta come una membrana filtrante, e per questo al livello del peritoneo si possono somministrare farmaci.



Stomaco


Ha la forma a 'J' o a corno, si trova nell'ipocondrio sinistro e nell'epigastrio. E' la porzione più dilatata del tubo digerente, e può arrivare a due litri di capienza. La faccia anteriore dello stomaco è parzialmente ricoperta dal lobo sinistro del fegato. Nello stomaco il materiale ingerito viene rimescolato per mezzo della contrazione della tonaca muscolare robusta. Il cibo è poi trasferito nel duodeno dell'intestino tenue ad intermittenza, con la digestione chimica delle proteine, grazie alla produzione da parte della parete dell'enzima proteolitico, responsabile della scissione.

Lo stomaco è diviso in:

  • cardias: è una porzione molto piccola che si trova dopo l'esofago, di 3-4 cm di dimensione. Lo stomaco è quasi totalmente intraperitoneale, ma a livello del cardias è assente il peritoneo. E' presente un dispositivo sfintoriale a livello della giunzione tra esofago e cardias. Il dispositivo è formato da un ispessimento di muscolatura liscia, formata ad anello, che contraendosi chiude il lume. Il reflusso di materiale gastrico è impedito dalla presenza dello sfintere e dal fatto che, a livello cardiale, tra l'esofago e lo stomaco è presente un angolo accentuato che si spinge nel lume, e funziona da valvola. L'epitelio gastrico sopporta il pH acido del succo gastrico, l'esofago al contrario non riesce, perciò è necessario impedire il reflusso
  • fondo: è una porzione più piccola che si trova subito sotto il diaframma
  • corpo: è la porzione più estesa e occupa la maggior parte della superficie dello stomaco
  • parte pilorica: viene divisa da un solco profondo in antro pilorico e conale pilorico.

Lo stomaco continua con il duodeno tramite il piloro, provvisto di un dispositivo sfinteriale.

Lo stomaco è diviso poi in:

  • piccola curvatura (margine destro): da essa parte un legamento che è diretto all'ilo del fegato, che è detto legamento epato-gastrico. Dal duodeno parte un legamento peritoneale che giunge all'ilo del fegato (epato-duodenale): sono uno adiacente all'altro e il secondo parte dal duodeno; assieme i due legamenti formano il piccolo omento
  • grande curvatura (margine sinistro): da essa partono due legamenti: il primo connette lo stomaco con la milza, ed è il gastro-lienale; il secondo è il gastro-colico e connette lo stomaco con il colon. Adiacente si trova il duodeno dal quale parte il legamento duodeno-colico. Il gastro-colico e il duodeno-colico assieme, formano la parte iniziale del grande omento, che si estende fino al pube e ricopre tutta la parte intestinale
  • faccia antero-superiore (davanti): è coperta dal fegato. Ha rapporti con la cupola del diaframma e a sinistra, tramite l'interposizione del diaframma, con la pleura corrispondente del polmone sinistro; si collega inoltre con il pericardio (cuore). A destra è in rapporto con il lobo del fegato; al di sotto dello stomaco è presente un tratto dell'intestino crasso, il colon traverso: quando questo è vuoto, copre la faccia antero-superiore, che è rivestita dal peritoneo
  • faccia postero-inferiore (dietro): ha rapporto con il pancreas, che si trova dietro; con il rene di sinistra e con il surrene di sinistra. Anche questa faccia è rivestita di peritoneo, ma quasi completamente perché manca vicino la zona del cardias, che è a diretto contatto con il diaframma.


Parete gastrica

E' formata da:

tonaca mucosa: dà sul lume dello stomaco. Sono presenti delle pieghe dovute al sollevamento della tonaca mucosa e sottomucosa; quando lo stomaco è pieno esse scompaiono ma non spariscono i solchi permanenti, delimitando delle piccole aree, dette aree gastriche. All'interno delle aree ci sono dei fori, le fossette gastriche, che sono delle cavità della tonaca mucosa. Sul fondo delle fossette si aprono le ghiandole gastriche (6 - 7) che costituiscono con il loro secreto il succo gastrico. L'epitelio è il cilindrico monostratificato, e si continua con l'ultima parte dell'esofago: produce muco neutrico che forma uno strato protettivo dell'epitelio dall'acidità del succo gastrico. Sotto c'è del connettivo lasso che costituisce la lamina propria, contenente le ghiandole gastriche. Infine c'è la muscolaris mucosae, ovvero cellule muscolari lisce disposte in due strati con diverso orientamento: grazie alla sua contrazione, facilita l'espulsione del secreto delle ghiandole gastriche

tonaca sottomucosa: formata da connettivo più denso della tonaca propria

tonaca muscolare: a livello dello stomaco è più sviluppata che negli altri punti del tratto digerente; impasta e riduce il contenuto del cibo e lo porta ad uno stato semiliquido. A livello della parete gastrica si compone di tre strati: strato obliquo, strato circolare e strato longitudinale. A livello del piloro, lo strato circolare s'ispessisce e forma un dispositivo sfinteriale. Quando lo stomaco è vuoto lo sfintere è rilasciato e l'apertura viene aperta; quando lo stomaco è pieno, lo sfintere che è un anello di muscolatura liscia, si contrae: perciò non essendo chiuso del tutto, passa il materiale semiliquido e sminuzzato.

tonaca sierosa: è la tonaca avventizia ed è il foglietto viscerale del peritoneo.



Ghiandole gastriche

Producono succo gastrico formato da acqua, muco, acido cloridrico e pepsina che è un enzima proteolitico. L'acido cloridrico determina la caratteristica di acidità (pH 0,9 - 2) del succo. Al giorno viene prodotto da 0,5 a 1 litro di succo, principalmente durante i pasti. Dal punto di vista della produzione, le ghiandole si differenziano in vari tipi:

  1. del cardias: a livello del cardias appunto
  2. propriamente dette: a livello del fondo e del corpo dello stomaco
  3. piloriche: a livello del piloro.

Le prime e le terze sono comuni, tubulari e producono muco. All'interno sono inframmezzate da cellule che secernono muco: sono presenti delle cellule endocrine di tipo paracrino, cioè che agiscono vicino al luogo di produzione del secreto.

Le ghiandole gastriche propriamente dette, sono le più numerose, e sono le principali contribuenti della produzione di succo gastrico. Si aprono sulle fossette e sono tubulari semplici. Questo tipo di ghiandola è divisa in tre regioni:

istmo: regione iniziale e piccola, è in contatto con la fossetta

colletto

base: è la regione più profonda.


All'interno delle ghiandole ci sono le cellule:

mucose del colletto

staminali

ossintiche o parietali

principali

endocrine


Le prime si trovano a livello dell'istmo e del colletto, producono muco acido. A livello del colletto ci sono anche cellule staminali che differenziandosi, rimpiazzano le cellule epiteliali di rivestimento, o si trasformano in cellule ossintiche o parietali (elementi secernenti). Il ruolo delle cellule staminali è importante perché per esempio, le cellule di rivestimento ogni quattro giorni vengono rinnovate grazie alle staminali, e tutto ciò è indispensabile per il funzionamento dello stomaco. Le cellule ossintiche ed endocrine sono localizzate a livello della base, e le endocrine in particolare sono inframmezzate nei composti secernenti.


Cellule ossintiche o parietali

Queste cellule producono l'acido cloridrico e il fattore intrinseco gastrico (fattore antianemico). Questo fattore è indispensabile per l'assorbimento della vitamina B12, necessaria per la formazione dei globuli rossi e per questo il fattore è detto antianemico.

Le cellule ossintiche sono caratterizzate dal fatto che la membrana plasmatica, che si trova all'apice, ha invaginazioni profonde che formano il canalinico di secrezione, che si trova in comunicazione con il lume ghiandolare. C'è la presenza di tantissimi mitocondri perché la produzione di ioni H+ e il loro trasporto fuori dalle cellule richiede energia. All'interno del citoplasma ci sono vescicole delimitate da membrana: esse sono molto estese, e vanno a formare il sistema tubulo vescicale. Se la cellula è stimolata, il canalicolo di secrezione si allunga ed è più sviluppato; però il sistema tubulo vescicole quasi scompare in quanto le vescicole vengono a fondersi con la membrana del canalicolo: accade perché all'interno delle vescicole, dove si ha la produzione di ioni H+, le membrane del sistema tubulo vescicolare contengono l'ATPasi, responsabile del fatto che per ogni H+ rilasciato dalla cellula, viene importato un K+ con una pompa antiporto.


Cellule principali

Sono piene di granuli secretori che contengono il pepsinogeno, una forma inattiva della pepsina. Il pepsinogeno rilasciato in ambiente acido si trasforma in pepsina.


Cellule endocrine

Sono inframmezzate dagli elementi secernenti e sono cellule di vario tipo:

G: gastrina

EC: serotonina

D: somatostatina

ECL: istamina

A: enteroglucagone.


Sono denominate in un determinato modo perché vengono colorate con sali di argento o anche con sali di ciano. Le più importanti cellule sono quelle del tipo G, le quali producono gastrina, che aumenta la secrezione gastrica e la motilità dello stomaco. Le EC producono la serotonina, che influenza la motilità gastrica. Le cellule D producono somatostatina, che ha la funzione d'inibire la secrezione delle altre cellule, in particolare la produzione della gastrina, e quindi il processo di produzione avviene a stomaco vuoto. Le ECL producono istamina che stimola la produzione di succo gastrico. Le A producono l'enteroglucagone che aumenta i livelli di glucosio del sangue, stimola la demolizione del glicogeno a livello degli epatociti nel fegato, e quindi favorisce la glicogenolisi.



Vascolarizzazione

Il sangue arterioso dello stomaco viene fornito da arterie gastriche e gastroepiploiche; due sono i rami provenienti dal tronco celiaco. All'interno della tonaca sottomucosa, ci sono arteriole che si risolvono in una rete capillare tra le varie ghiandole. Dopo di che, la rete scarica il sangue venoso in venule nella sottomucosa. All'interno della rete capillare, il flusso sanguigno è ascendente e va verso la superficie. Quando le cellule producono H+ si forma il bicarbonato, che viene drenato dalla rete capillare, nella quale i capillari sono fenestrati, e va poi verso la superficie. Da qui gli ioni bicarbonato diffondono dal sangue alla superficie sottomucosa e tamponano gli effetti lesivi degli H+ sulle cellule che possono diffondere dal lume alla mucosa.



Innervazione estrinseca

E' formata da neuroni il cui corpo cellulare non si trova nella parete dello stomaco. L'innervazione è data dal sistema nervoso autonomo, tipo orto e parasimpatico, con quest'ultimo dato dal nervo vago. Se è attivo il sistema parasimpatico, si ha l'aumento della secrezione e della motilità gastrica.



Innervazione intrinseca

Formata da neuroni che sono contenuti nello spessore dello stomaco. Formano il sistema nervoso enterico e rappresentano nei neuroni di vario tipo che collegandosi tra loro, formano circuiti locali tali che, se vengono stimolati, producono risposte indipendenti dall'innervazione estrinseca. L'innervazione intrinseca controlla le contrazioni muscolari, la secrezione ghiandolare, l'assorbimento d'acqua ed elettroliti, la vasocontrazione e la vasodilatazione.

I neuroni del sistema nervoso enterico formano i plessi (reti) localizzati nella tonaca muscolare e nella tonaca sottomucosa. Il plesso della tonaca muscolare viene detto plesso mienterico di Auerbac, quello della sottomucosa è la sottomucosa di Meissner.



Intestino tenue


E' lungo circa 6-7 m, è la parte più lunga di tutto l'apparato digerente, e si estende dal piloro alla valvola ileo-cecale, che si trova nella fossa iliaca di destra. E' implicato nei processi digestivi e d'assorbimento dei monomeri, grazie alla produzione d'enzimi dal pancreas e dall'intestino.

E' diviso in:

duodeno

intestino mesenterico


Il duodeno è la porzione fissa dell'intestino tenue, perché è retroperitoneale ed è schiacciato nella parte posteriore. L'intestino mesenterico è la parte più estesa, ed è avvolto dal mesentere che è una grande piega del peritoneo.



Duodeno

E' esteso dal piloro alla fessura duodeno-digiunale. E' localizzato nell'epigastrio e ha forma di 'C', presenta una parete concava dove c'è la testa del pancreas. E' retroperitoneale ed è avvolto completamente dal peritoneo solo a livello del bulbo, che è il livello iniziale. E' una piccola porzione (di circa 30 cm). Il peritoneo forma due legamenti, che sono l'epato-duodenale (piccolo omento) e duodeno-colico.

E' divisibile in quattro parti:

parte superiore o bulbo (I vertebra lombare)

parte discendente: presenti la papilla duodenale maggiore e minore

parte orizzontale (IV vertebra lombare)

parte ascendente (II vertebra lombare).


Le papille sono rilievi della parete del duodeno a livello delle quali si aprono i dotti escretori che provengono dal fegato e dal pancreas, attraverso cui vengono riversati la bile e il succo pancreatico. A livello delle papille maggiori, si aprono due dotti: il primo proviene dal fegato ed è denominato coledoco, che trasporta la bile; il secondo, il dotto pancreatico principale, proviene dal pancreas e scarica il succo pancreatico. A livello della papilla duodenale minore si apre il dotto pancreatico accessorio, che è più piccolo di quello principale.



Intestino mesenterico

Esteso dalla fessura duodeno-digiunale alla valvola ileo-cecale, ai lati è incorniciato dall'intestino crasso ed è ricoperto dal grande omento (piega peritoneale).

Si divide in:

digiuno: nell'addome è vuoto

ileo


Il confine tra digiuno ed ileo non è netto. E' formato da anse intestinali a forma di 'C', la cui posizione varia durante i movimento peristaltici. Le anse sono rivestite completamente da una larga piega peritoneale, a forma di ventaglio che è detta mesentere, il quale è ancorato tramite una radice alla parete addominale. Il mesenterico è mobile in quanto le anse, seppur ancorate, sono in movimento durante i movimenti intestinali.

L'intestino è formato da una superficie interna, aumentata da pieghe circolari costituite sia dalla tonaca mucosa che dalla sottomucosa: iniziano a 5 cm dal piloro e sono presenti fino al primo tratto del digiuno, poi diminuiscono sia in numero che in dimensione. Ci sono poi i villi, che sono estroflessioni a livello del digiuno: all'interno di ciascun villo penetra un'arteriola che si risolve in una parete di capillare, che è drenato in una venula. Nel villo è presente anche un vaso linfatico detto vaso villifero: i grassi presenti vengono assorbiti tramite la via linfatica, mentre gli zuccheri passando nel sangue. I villi sono ricoperti da cellule epiteliali di rivestimento che si chiamano enterociti. Questi nella superficie del lume, sono dotati di un orletto striato (estroflessioni della membrana plasmatica), per mezzo dei quali viene aumentata la superficie assorbente. Oltre a ciò esistono delle cavità della mucosa alla base dei villi, che vengono chiamate cripte di Lieberkühn, o ghiandole intestinali.



Struttura

Si compone di quattro tonache:

tonaca mucosa

tonaca sottomucosa

tonaca muscolare

tonaca sierosa.




Tonaca mucosa

E' formata da epitelio di rivestimento, di tipo cilindrico monostratificato, composto da enterociti caratterizzati da lunghi microvilli e uniti da giunzioni occludenti. Sono presenti anche delle cellule caliciformi mucipare e delle cellule endocrine, che producono secretina e colecistochinina, responsabili della formazione del succo pancreatico. Hanno il glicocalice sviluppato sulla superficie degli enterociti, perché gli enzimi vengono adsorbiti e la digestione di molecole complesse avviene a livello della membrana, quindi il glicocalice fa da supporto. Sono presenti gli orsetti striati.

Le sostanze passano attraverso l'enterocita dalla superficie addominale, ed escono attraverso la superficie basale. Il tessuto è composto di tonaca propria, formata da connettivo lasso che include le ghiandole di Galeazzi- Lieberkühn, che sono tubulari semplici, formate da cellule di Paneth (contenenti lisozima con attività antibatterica), cellule secernenti enzimi e cellule staminali. Producono muco per lo strato protettivo dell'epitelio.

Vi sono poi noduli linfatici solitari o aggregati nelle placche del Peyer, presenti a livello dell'ilo, che svolgono funzione protettiva. Infine è presente la muscolaris mucosae, che presentano due strati di cellule muscolari lisce che hanno andamento diverso.


Tonaca sottomucosa

E' formata da connettivo lasso con vasi e nervi; nel duodeno si trovano le ghiandole di Brunner, che producono una secrezione mucosa alcalina (pH 8 - 9,5) e un polipeptide, che stimola la divisione cellulare e inibisce la secrezione gastrica. La secrezione alcalina serve per neutralizzare il chimo, perché altrimenti gli enzimi non potrebbero funzionare.


Tonaca muscolare

E' formata da due strati di fibrocellule muscolari lisce, con interno circolare ed esterno longitudinale. V'è la presenza di plessi nervosi anche nella sottomucosa.


Tonaca sierosa

E' rappresentata dal peritoneo. Nel duodeno è presente la tonaca avventizia.



Intestino crasso


E' esteso dalla valvola ileo-cecale all'ano, e fa da cornice all'intestino tenue. Assorbe acqua ed elettroliti ed anche alcune vitamine; nell'intestino crasso avvengono i fenomeni digestivi, quindi v'è la demolizione delle sostanze non c'è molto assorbimento. A livello dell'intestino crasso avviene la compattazione del materiale da espellere: è importante la secrezione e il chilo si trasforma poi in feci nel colon.

Nel colon è presente una flora batterica multiforme che si compone d'enterococchi, lattobacilli, coli, e che produce vitamina B12, la cui azione metabolica produce gas. Questi microrganismi vivono in simbiosi col nostro organismo, e la flora produce enzimi che degradano la cellulosa che non siamo in grado di produrre.

L'intestino crasso è diviso in tre porzioni:

cieco

colon: diviso in ascendente, traverso, discendente e sigmoideo

retto.


Nel cieco e nel colon, la superficie esterna presenta tre strie longitudinali chiamate tenie, che sono formate dall'ispessimento della tonaca muscolare, e vi sono inoltre solchi e gibbosità. Le tenie si assottigliano e diventano due: ci sono al loro livello delle appendici epiploiche formate da tessuto adiposo. La struttura dell'intestino crasso è a salsicciotto, a forma tubulare e con diametro minore del tenue, ma di fatto il diametro diminuisce andando verso la fine dell'intestino crasso.



Cieco

E' esteso dalla valvola ileo-cecale allo sfintere ileo-colico. E' localizzata nella fossa iliaca destra ed è avvolto dal peritoneo. Il cieco è piccolo ed è avvolto in una specie di tasca allungata; dalla faccia mediale si stacca l'appendice vermiforme che è a fondo cieco. La valvola ileo-cecale non previene il reflusso perciò il materiale del cieco va poi nell'intestino tenue. L'appendice è chiamata tonsilla intestinale perché all'interno ci sono numerosi noduli linfatici. E' un tubo sottile e perciò, essendo a fondo cieco, il materiale può depositarsi e ristagnare provocando infezioni.



Colon


Colon ascendente

Si porta in alto dalla fossa iliaca di destra fin sotto il fegato (ipocondrio di destra), dove piegandosi forma la fessura colica di destra, che è collegata alla faccia inferiore del fegato dal legamento epato-colito. E' retroperitoneale, e perciò si trova dietro il peritoneo. La fessura colica destra è completamente avvolta dal peritoneo.


Colon trasverso

E' esteso dall'ipocondrio di destra a quello di sinistra, dove piegandosi forma la flessura sinistra. E' orizzontale ed è interamente rivestito dal peritoneo, quindi è intraperitoneale. Dalla tenia postero mediale si stacca il mesocolon traverso che va alla parete addominale posteriore. Dalla tenia postero-laterale si stacca il grande omento.


Colon discendente

Discende verticalmente fino alla fossa iliaca sinistra dall'ipocondrio di sinistra, ed è retroperitoneale.


Colon sigmoideo

Descrive una curva e si estende fino al corpo della III vertebra sacrale dalla fossa iliaca sinistra. Si trova posteriormente alla vescica ed è completamente rivestito dal peritoneo.



Differenze tra intestino crasso e l'intestino tenue

L'intestino crasso presenta un diametro maggiore rispetto al tenue, ma ha una parete più sottile. L'intestino crasso non presenta i villi intestinali, ma le cellule caliciformi sono più abbondanti, per compattare il materiale e trasformarlo in feci. Inoltre sono presenti grandi e numerosi noduli linfatici, che si rendono necessari perché aumenta in questo punto il passaggio d'agenti patogeni.



Struttura dell'intestino crasso


Tonaca mucosa

E' formata da epitelio, composto di cellule cilindriche monostratificate, dotate di microvilli e con ampi spazi intercellulari laterali, che occorrono all'assorbimento d'acqua e sali. Inoltre sono presenti cellule caliciformi mucipare, staminali ed endocrine. Nella tonaca propria vi sono noduli linfatici e ghiandole che producono muco. La muscolaris mucosae è formata da un doppio strato di fibrocellule muscolari lisce.


Tonaca sottomucosa

E' formata da connettivo lasso in cui è presente il plesso nervoso di Meissner.


Tonaca muscolare

Presenta il plesso di Auerbach (controlla le contrazioni della muscolatura) e un doppio strato di cellule muscolari lisce (circolare e longitudinale).


Tonaca sierosa

E' sierosa se di natura connettivale, altrimenti è avventizia.




Fegato


E' di colore bruno-rossastro. E' la ghiandola più voluminosa dell'organismo, e ha un peso generalmente compreso tra i 1200 g e i 1800 g. Si trova sotto la cupola diaframmatica ed occupa tutto l'ipocondrio di destra, l'epigastrio e l'ipocondrio di sinistra. Il fegato si può dividere in due facce, quella superiore e quella inferiore, ed è diviso inoltre in quattro lobi:

lobo destro

lobo sinistro

lobo quadrato

lobo caudato.


Nella faccia diaframmatica sono visibili i lobi destro e sinistro e il fegato ha la forma di un cuneo appuntato a sinistra. Il lobo di destra è il più voluminoso e da un punto di vista chirurgico, si parla di segmenti, che sono territori vascolari e biliari, separabili come unità indipendenti tra loro: infatti possono essere rimossi dall'organo intero e la posizione di questi varia da individuo a individuo.



Faccia inferiore o viscerale

Prende rapporto con i visceri contenuti nella cavità addominale ed è percorsa da tre solchi: due sagittali a sinistra e a destra, che sono uniti da un solco trasverso, a forma di 'H'.

Nel solco sagittale di destra si trova anteriormente la fossa cistica, che accoglie la cistifellea e che non è rivestita dal peritoneo. La parte inferiore è occupata dalla fossa della vena cava inferiore, che raccoglie a questo livello le vene epatiche.

Il solco sagittale di sinistra è formato da due legamenti, che sono il legamento rotondo e quello venoso: sono formati da due vasi venosi che sono funzionali durante la vita fetale e dopo si trasformano in tessuto fibroso.

Il solco trasversale è rappresentato dall'ilo del fegato, a livello del quale si attacca il piccolo omento, e attraverso l'ilo entrano ed escono la vena porta, l'arteria epatica e il dotto epatico comune. La superficie del lobo destro è rivestita da depressioni causate dalla presenza d'organi vicini: v'è la depressione renale e surrenale dovuta al rene di destra, duodenale con il duodeno, ed infine la colica dovuta al rapporto con la flessura destra del colon. A livello del lobo sinistro c'è un'impronta gastrica dovuta al rapporto con lo stomaco, ed è presente anche quella esofagea, riguardante la piccola porzione di esofago della cavità addominale, che si trova sotto il diaframma.



Faccia posteriore

E' la continuazione delle due facce viste prima. La faccia posteriore è centralmente occupata dall'area nuda, denominata in questo modo perché non è coperta dal peritoneo. L'area nuda è delimitata tutt'attorno da una struttura nastriforme, ovvero un legamento coronario, un altro legamento peritoneale, formato da due foglietti.



Connessioni peritoneali

I legamenti sono:

falciforme

coronario

triangolare sinistro

triangolare destro

piccolo omento: epato-gastrico ed epato-anteriore.


Ad eccezione dell'ultimo, gli altri quattro servono a collegare il fegato al diaframma e alla parete addominale anteriore.


Il legamento falciforme divide la faccia diaframmatica in due lobi e connette il fegato al diaframma e alla parete addominale anteriore.


I legamenti coronario e i due triangolari, connettono il fegato al diaframma.

Il legamento coronario delimita l'area nuda.

I triangoli sono continuazioni a destra e a sinistra del legamento coronario. Il fegato, rivestito da peritoneo, è avvolto da una capsula fibrosa dalla quale partono i tralci (setti) connettivali che, seguendo le ramificazioni dei vasi all'interno del fegato formano la guaina perivascolare. La capsula accompagna le diramazioni dell'arteria epatica e della vena porta. Il connettivo nel fegato è limitato solo a questa funzione d'accompagnamento. Al fegato arriva il sangue dalla vena porta e dall'arteria epatica: la vena porta contiene sangue venoso ma è ricco di sostanze nutrienti assorbite a livello intestinale; l'arteria epatica contiene sangue ossigenato. Questi due dotti sanguigni nel fegato si dividono in rami, e quelli terminali decorrono negli spazi portali: attraverso piccoli vasi collaterali si continuano nei sinusoidi che contengono quindi sangue misto, in quanto v'è rimescolamento tra sangue arterioso e venoso, che viene scaricato nelle vene centrolobulari che sono vene di raccolta.



Spazio portale

Per spazio portale s'intende una zona in cui è presente connettivo, e all'interno della quale ci sono tre condotti ovvero un ramo terminale dell'arteria epatica, uno della vena porta e un dotto biliare per raccogliere la bile: questi tre rami compongono la triade portale. Di fatto qui decorrono anche altri vasi linfatici. Il fegato è formato da epatociti che svolgono quasi tutte le funzioni del fegato, rappresentato l'80% della popolazione cellulare e sono disposti in lamine. Tra gli epatociti decorrono sinusoidi e canali biliari: questi ultimi decorrono tra una cellula e l'altra, riversando la bile nel sotto biliare dello spazio portale. Il parenchima epatico è diviso in vari tipi di unità funzionali, cioè gli epatociti sono divisi in vari modi a seconda del punto di riferimento: sono presenti i lobuli classici, i lobuli portali e acini portali.

Il lobulo classico, visto trasversalmente, è simile ad un'area poligonale: presenta al centro la vena centrolobulare e alla periferia ci sono gli spazi portali; in quest'area gli epatociti sono disposti in file, a mimare i raggi della ruota di una bicicletta.

Il lobulo portale presenta centralmente uno spazio portale, mentre i vertici del poligono corrispondono a tre vene centrolobulari, dove ogni lobulo portale è formato da tre spicchi di lobulo classico. L'acino portale ha un'area di forma ellissoidale e sono presenti quattro vertici: a due vertici corrispondono due vene centrolobulari e agli altri due, corrispondono due spazi portali, mentre al centro ci sono rami dell'arteria epatica. Il sangue proviene dagli spazi portali perciò ci sono sia epatociti vicini agli spazi e altri vicini alla vena centrolobulare. Gli epatociti presentano funzionalità diverse perché in base al punto in cui si trovano, ricevono sangue con concentrazioni di soluto e d'ossigeno diverse. La funzione varia in base alla concentrazione di ossigeno e soluti presenti nel sangue che li irrora, e dipende da ciò anche l'ultrastruttura. Per esempio l'acino portale, presenta al centro diramazioni dell'arteria epatica e gli epatociti sono disposti in tre zone attorno all'arteria. Gli epatociti della prima zona sono a contatto con il sangue più ricco di ossigeno e soluto mentre nella terza zona v'è il minimo di ossigeno e soluto: quindi gli epatociti della prima zona sono più attivi, mentre quelli della terza sono praticamente in uno stato di riposo.



Epatociti

Sono stabili, ovvero sono longevi, con una vita media che arriva sino a 150 giorni. Presentano una grande capacità rigenerativa, ma in condizioni normali è difficile trovare epatociti in mitosi, ma nel caso in cui viene danneggiato il fegato, gli epatociti si attivano per riparare il danno. La superficie dell'epatocita è divisa in:

superficie laterale: è a contatto con gli epatociti vicini, per ancoraggio con l'epatocita adiacente

superficie canalicolare biliare

superficie sinusoidale



Superficie canalicolare biliare

Forma la parete canalicolo biliare, presenta una fessura tra gli epatociti adiacenti che formando un condotto: ci sono delle giunzioni occludenti in modo che la bile rimanga nel condotto. I canalicoli biliari si formano tra gli epatociti, che producono la secrezione esocrina, la bile, che è formata principalmente da acqua e contenente bilirubina, vari pigmenti e sali di acidi biliari. La bilirubina deriva dal catabolismo dell'emoglobina ed è portata al fegato legata all'acido, per far in modo di renderla solubile e per passare attraverso le vene; i sali degli acidi biliari sono prodotti dal colesterolo e intervengono nella digestione dei grassi: hanno un'azione emulsionante cioè il grasso viene ridotto in goccioline.


Superficie sinusoidale

La maggior parte della superficie degli epatociti si affaccia sui sinusoidi. E' presente lo spazio di Disse che è molto piccolo e s'interpone tra l'endotelio del capillare e la superficie dell'epatocita: qui si ha lo scambio bidirezionale e continuo di sostanze e di gas, dal sangue all'epatocita e viceversa. Al sangue arrivano le sostanze assorbite a livello intestinale che vanno poi agli epatociti. Le proteine plasmatiche vengono riversate dall'epatocita al sangue.

Sono presenti dei microvilli che aumentano la superficie di scambio: queste sono delle estroflessioni della membrana plasmatica. I sinusoidi decorrono tra le lamine degli epatociti, trasportano sangue misto, e sono dei capillari sanguigni che presentano caratteristiche particolari:

hanno diametro maggiore di un capillare normale

sono rivestiti da endotelio discontinuo, con fenestrature che facilitano lo scambio di sostanze

sulla superficie sono presenti dei macrofagi, utili per eliminare dal sangue il materiale corpuscolare, i microrganismi e gli eritrociti danneggiati.


Le funzioni del fegato sono:

regolazione metabolica: sintesi ed interconversione di sostanze nutritizie a basso peso molecolare, provenienti dall'intestino

o       accumulo di glicogeno e lipidi di riserva

o       deamminazione degli amminoacidi quindi scissione di un gruppo amminico e trasformazione in urea, eliminata a livello renale

o       sintesi di macromolecole

o       accumulo di vitamine liposolubili e riserva di ferro

o       inattivazione di tossine

o       trasformazione di farmaci liposolubili

controllo ematologico: sintesi di proteine plasmatiche e rimozione dal sangue di eritrociti invecchiati, detriti cellulari e microrganismi patogeni, funzione emopoietica limitata però al periodo fetale e sostituita poi dal midollo osseo. Gli epatociti eliminano sostanze tossiche grazie agli enzimi dell'ER liscio, che detossifica

sintesi e secrezione della bile, che è formata da acqua, ioni, bilirubina e sali acidi biliari. Produce un litro di bile al giorno, che viene riversata nei canalicoli biliari, poi in dotti più grandi ed infine viene convogliata nel dotto epatico di destra e di sinistra. A livello dell'ilo del fegato i due dotti si uniscono formando il dotto epatico comune, che decorre per un certo tratto e confluisce col dotto cistico, proveniente dalla cistifellea. Infine si forma il coledoco, che va ad aprirsi a livello della papilla duodenale maggiore.


La cistifellea è rivestita da epitelio assorbente, che ingloba sali e acqua. la produzione di bile è cospicua, ma di fatto la quantità liberata è bassa. Essa passa attraverso la cistifellea, dove avviene il processo di concentrazione, grazie all'epitelio assorbente; viene poi immessa nel duodeno in modo regolato: non è liberata a digiuno ma unitamente a stimoli come l'ingestione di grassi, o alla presenza di colecistochinina, che regola lo svuotamento della colecisti. A livello della papilla duodenale maggiore c'è un dispositivo sfinteriale di muscolatura liscia, che è chiuso nel digiuno e aperto quando la bile viene riversata nel duodeno (sfintere di Oddi).





Pancreas


E' un organo retroperitoneale, quindi non ricoperto da peritoneo e si trova nell'epigastrio e nell'ipocondrio di sinistra. Si estende dal duodeno e raggiunge la milza. Viene diviso in:

testa: voluminosa, è inserita nella concavità del duodeno; dietro alla testa del pancreas ci sono

coledoco

vena porta

vena cava inferiore

collo: stretto

corpo: ha decorso orizzontale e si trova posteriormente allo stomaco

coda: si spinge fino alla milza ed è compressa ad essa da un legamento peritoneale (il pancreatico-lienale).


E' una ghiandola che presenta una porzione esocrina ed endocrina.

La porzione esocrina produce il succo pancreatico, che è un secreto alcalino, nella quantità di 1200 ml al giorno e contiene enzimi per la digestione dei grassi, acidi nucleici e peptidi.

La porzione endocrina regola il metabolismo glucidico, per mezzo degli ormoni che produce: questa porzione è limitata a circa il 2%.



Porzione esocrina

Il pancreas è una ghiandola acinosa composta. E' formata da una serie di acini, che sono delle strutture rotondeggianti formate da una decina di cellule secernenti cubiche, che delimitano un lume (cavità) dove viene riversato il secreto. Presentano nel citoplasma numerosi granuli il cui contenuto, tramite esocitosi, viene riversato fuori dalla cellula e contengono enzimi (lipasi, proteasi) che vengono prodotti in forma inattiva e poi attivati all'esterno.



Dotti pancreatici

Il succo pancreatico viene raccolto nel dotto pancreatico principale, che si apre nella papilla duodenale maggiore e nel dotto accessorio che si apre nella papilla duodenale minore. Il controllo della secrezione esocrina avviene per:

via nervosa

via ormonale: è la più importante grazie alla secretina e alla colecistochinina, due enzimi che vengono prodotti a livello della mucosa duodenale: avviene ciò quando il chimo arriva alla parete duodenale e in questo modo la mucosa secerne gli ormoni. La secretina stimola la secrezione acquosa e alcalina, mentre la colecistochinina ha azione sulla produzione d'ormoni.



Porzione endocrina

E' formata dalle isole di Langerhans, che sono immerse nella parte esocrina. Sono formate da un gran numero di cellule, circa 2000 - 3000 diverse tra loro, per la secrezione d'ormone. E' presente una rete capillare per riversare gli ormoni, e le isole sono separate dalla porzione esocrina, da una rete sottile di tessuto connettivo.

Ci sono cellule come quelle dei tipi alfa, beta e D, che producono rispettivamente glucagone, insulina e somatostatina (e gastrina). Le cellule alfa sono localizzate alla periferia dell'isola. Il glucagone (iperglicimizzante) aumenta la concentrazione del glucosio ematico stimolando la demolizione del glicogeno, soprattutto a livello epatico. Le cellule beta sono le più numerose nelle isole, occupano la porzione centrale dell'isola e producono l'insulina, che ha effetto opposto al glucagone perché è ipoglicimizzante, diminuisce la concentrazione del glucosio all'interno del sangue stimolando le cellule ad utilizzare il glucosio a loro disposizione, sotto forma di glicogeno.

La secrezione d'insulina è controllata direttamente se il glucosio interagisce con i recettori delle cellule beta, che producono le secrezioni d'insulina; oppure è controllata indirettamente se la cellula beta è stimolata per via nervosa o da ormoni rilasciati a livello gastrointestinale, e prodotti dopo l'ingestione di alimenti.

Il sistema nervoso è il sistema autonomo che va ad agire, con la presenza d'antagonismo funzionale tra orto e parasimpatico (nervo vago). Il nervo vago stimola la secrezione d'insulina mentre l'ortosimpatico tende a diminuire la secrezione. Dopo la cellula beta è stata stimolata, c'è un aumento di calcio intracellulare, aumento di AMPciclico e rilascio d'insulina per esocitosi.

L'insulina si lega ai recettori presenti sulla membrana cellulare e il legame favorisce l'entrata di glucosio nella cellula. Sulla superficie della cellula il numero delle permeasi (proteine): esse si trovano nelle vescicole all'interno della cellula. Quando c'è il legame, le vescicole si fondono con le membrane e le permeasi si trovano sopra la membrana, perciò si acquista glucosio.

Il fegato, il tessuto muscolare e il tessuto adiposo sono importanti per la sintesi del glucosio: a livello del fegato il glucosio viene immagazzinato sotto forma di glicogeno; nel tessuto muscolare il glucosio viene utilizzato per produrre energia per la contrazione muscolare; nel tessuto adiposo il glucosio è necessario per la sintesi di altre molecole (amminoacidi e grassi).

Le cellule D si trovano alla periferia dell'isola e producono la somatostatina: essa una volta liberata, può essere riversata nel sangue e agire su strutture più o meno vicine, rallentando la motilità intestinale e conseguentemente l'assorbimento delle sostanze e questo rallentamento favorisce l'accumulo; in altri casi può agire sulle cellule alfa e beta, anche se maggiormente sulle alfa perché so trovano in posizione più periferica: c'è l'inibizione di sintesi e secrezione di insulina e glucagone.




Il sistema endocrino

E' formato da ghiandole e dal sistema endocrino diffuso. Le ghiandole sono:

  • ipofisi
  • tiroide
  • paratiroidi
  • surreni
  • ovaie (secrezione endocrina e gameti femminili).

Il controllo della secrezione ormonale è di due tipi: uno di tipo nervoso e uno di feedback.

Il sistema nervoso autonomo controlla le ghiandole, i fattori di rilascio o d'inibizione prodotti dal sistema nervoso centrale, e controllano anche la ghiandola endocrina. Il centro di controllo nervoso è l'ipotalamo che regola la liberazione di fattori di rilascio e l'attività delle fibre orto e parasimpatiche.

Il secondo tipo di controllo è a feedback, ed a questo livello la regolazione e l'alternanza tra attività ed inattività della secrezione è effettuata in base alla concentrazione dell'ormone del sangue e ciò avviene quando il valore non entra nei parametri di normalità: se la concentrazione è alta, l'ormone non viene rilasciato, se è bassa allora viene stimolata la secrezione. Si parla di feedback positivo quando c'è un aumento della secrezione per la bassa concentrazione e si ha feedback negativo quando viene inibita la secrezione ormonale a causa dell'alta concentrazione a livello ematico.




Ipofisi


Si trova alla base dell'encefalo, nella sella turcica, unita tramite un peduncolo alla porzione inferiore dell'ipotalamo. Produce un numero elevato d'ormoni diversi tra loro che regolano il metabolismo, la crescita e la riproduzione. L'ipofisi è divisa in due porzioni: una parte anteriore detta adenoipofisi e una parte posteriore detta neuroipofisi; le due strutture sono diverse e anche la loro produzione ormonale è diversa.



Adenoipofisi

E' rossiccia e produce:

l'ormone della crescita (GH) che stimola il metabolismo, producendo l'accrescimento del tessuto muscolare e scheletrico

la prolattina (PRL) che ha come organo bersaglio la ghiandola mammaria

l'ormone adrenocorticotropo (ACTH) che agisce sulla ghiandola surrenale per stimolare ormoni

l'ormone tireotropo (TSH) che stimola la ghiandola tiroide per la secrezione ormonale

l'ormone follicolo stimolante (FSH) e lutenizzante (LH) che agiscono sulle gonadi (testicoli e ovaie)

l'ormone melanotropo (MSH) che agisce a livello dei melanociti che regolano la cessione della melanina dai melanociti ai cheratinociti, e le endorfine.


La secrezione dell'adenoipofisi è controllata da fattori di rilascio o d'inibizione di natura ipotalamica: l'ipofisi è collegata all'ipotalamo da un peduncolo e da una connessione vascolare, e ciò permette il trasporto di fattori, che passano dall'ipotalamo all'adenoipofisi: infatti l'ipotalamo sintetizza fattori di rilascio o inibizione che raggiungono l'adenoipofisi tramite la connessione vascolare e stimolano il rilascio ormonale.

Neuroipofisi

E' bianca ed è formata da assoni (fibre nervose) di neuroni, il cui soma si trova nei nuclei sopraottico e paraventricolare dell'ipotalamo, ed è per questo motivo che si presenta di colore bianco. Produce ormoni come l'ossitocina e la vasopressina che vengono prodotti a livello del corpo cellulare dei neuroni con secrezione a livello ipotalamico, e vengono poi trasportati con gli assoni alla neuroipofisi, che è il punto di rilascio degli ormoni. L'ossitocina stimola le contrazioni uterine mentre la vasopressina aumenta il riassorbimento d'acqua e di sodio a livello dei tubuli renali (ormone antidiuretico).



Tiroide


E' posizionata anteriormente nella parte bassa del collo, tra la quinta vertebra cervicale e la prima toracica. E' avvolta da una guaina resistente e da questa partono tralci fibrosi di legamenti, che collegano la tiroide alle cartilagini cricoidea e tiroidea della laringe, e agli anelli tracheali. E' formata da due lobi, destro e sinistro, che sono congiunti anteriormente e centralmente dall'istmo. Un terzo degli individui possiede un lobo piramidale, che decorre verticalmente verso l'alto e giunge fino all'osso ioide. La tiroide è applicata sui primi cinque anelli tracheali e ai lobi laterali, posteriormente ha le paratiroidi, lateralmente c'è il fascio pascolo nervoso del collo.

La tiroide è una ghiandola endocrina follicolare: sotto la guaina c'è una capsula sottile da cui si dipartono setti di connettivo che dividono la ghiandola in lobuli. All'interno i lobuli presentano una determinata struttura follicolare poiché all'interno vi sono delle strutture sferiche. I follicoli sono attorniati da cellule follicolari, che sono cubiche e si dispongono in un unico strato, delimitando in questo modo il lume del follicolo: queste cellule poggiano su una membrana basale e sono responsabili in parte della produzione ormonale. All'interno del follicolo c'è il colloide tiroideo, una sostanza gelatinosa che serve per il deposito dell'ormone, ed è formata da una proteina iodata detta tireoglobulina. Esiste un secondo tipo di cellule: essere sono le cellule parafollicolari che producono gli ormoni. Tra i vari follicoli sono presenti spazi occupati da tessuto connettivo e all'interno di esso decorrono i capillari sanguigni, i vasi linfatici e le terminazioni nervose.



Cellule follicolari

Producono al triiodiotironina (T3) e la tetraiodiotironina (T4). L'ormone più potente ed attivo è il T3, che è dieci volte più potente del T4; il T4 può essere trasformato in T3 nel fegato per esempio.

Questi ormoni accelerano il metabolismo basale e svolgono un ruolo importante nella crescita somatica ed intellettiva. Le cellule follicolari assumono, tramite trasporto attivo, lo iodio sotto forma di ioduro. Nella cellula lo ioduro viene ossidato a iodio, che viene trasportato all'interno del lume del follicolo. Parallelamente la cellula follicolare produce la tiroglobulina (parte organica) e la riversa nel follicolo: qui lo iodio si combina con la tiroglobulina, venendo così a formare la tiroglobulina iodata. Quando le cellule vengono stimolate a produrre ormoni, la tiroglobulina iodata viene trasferita nella cellula con l'endocitosi. Poi si ha l'intervento dei lisosomi con l'idrolisi di questo precursore, che scindono la tiroglobulina iodata con la formazione di T3 e T4, i quali passano attraverso il torrente circolatorio per raggiungere i tessuti bersaglio.

Nella tiroide il deposito degli ormoni avviene fuori la cellula, anche se in genere l'ormone viene immagazzinato in vescicole interne alla cellula. La secrezione di T3 e di T4 è controllata dall'adenoipofisi, dall'ormone tireotropo TSH e dal sistema nervoso simpatico: quest'ultimo stimola la liberazione degli ormoni tiroidei, ma lo fa in misura minore rispetto al TSH. Negli effetti a lungo termine, il controllo è dato dall'ormone ipofisario.

Due sono le patologie associate: per quanto riguarda l'ipersecrezione c'è la tireotossicosi; per l'iposecrezione c'è il mixedema nell'adulto e il cretinismo nel bambino.



Cellule parafollicolari

Si possono trovare isolate o in piccoli gruppi all'interno del follicolo, più precisamente all'interno della membrana basale, senza mai raggiungere il lume del follicolo. Ci sono granuli secretori dove è immagazzinato l'ormone prodotto, che è un polipeptide chiamato calcitonina. La secrezione è controllata dai livelli di concentrazione dello ione calcio: per esplicare la sua funzione ipocalcemica, la calcitonina promuove il deposito di calcio nell'osso, inibisce l'escrezione renale di calcio e stimola quella dei fosfati, attiva gli osteoblasti quiescenti e in questo modo v'è la formazione di una matrice mineralizzata. Inoltre inibisce la secrezione gastrica e pancreatica, anche se di fatto il controllo maggiore sulla concentrazione di calcio nel sangue è dato dal paratormone.




Paratiroidi


Producono il paratormone e sono situate sulla superficie posteriore dei lobi della tiroide (sono quattro, una per ogni lobo tiroideo).

Il paratormone ha effetto opposto alla calcitonina perché è ipercalcemico, e quindi aumenta la concentrazione di calcio nel sangue; questo ormone attiva gli osteoblasti che demoliscono la matrice ossea e si ha la mobilizzazione dello ione calcio.




Ghiandole surrenali


Sono retroperitoneali e si trovano in posizione anteriore e superiore di ciascun rene, sono addossati alla parete addominale posteriore e non presentano un involucro peritoneale). Presentano un rivestimento di tessuto connettivo adiposo, che si trova anche nel rene. Sono in rapporto 1:30 per quanto riguarda la dimensione rispetto al rene nell'adulto, mentre nel neonato il rapporto è 1:3. Il valore cambia perché il rene si accresce mentre il surrene, almeno in parte, subisce un processo involutivo.

Il surrene ha la forma di una piramide appiattita frontalmente. Ciascun surrene è avvolto da una capsula fibrosa in collagene, robusta e spessa.

All'interno della ghiandola c'è una zona più esterna (corticale) e una più interna (midollare).
La zona corticale è la più estesa e rappresenta l'80%-90% della massa ghiandolare, mentre la midollare centrale occupa la restante porzione. Nella corticale vengono prodotti gli ormoni steroidei, mentre nella midollare vengono prodotte le catecolamine. Il controllo della secrezione ormonale è diverso nelle due zone.



Zona corticale

Sono presenti ormoni steroidei che sono prodotti dal colesterolo. La produzione degli ormoni è data dall'ormone adrenocorticotropo, prodotto dall'ipofisi anteriore. Sono prodotti ormoni che regolano il metabolismo del glucosio (carboidrati), delle proteine, del bilancio idrico salino.

La zona corticale è divisa in tre porzioni:

zona glomerulare (15%): è la più esterna, sotto la capsula

zona fascicolata (78%): è la più vasta

zona reticolare


I nomi delle diverse zone derivano dal modo in cui si organizzano le cellule al loro interno: nella glomerulare le cellule formano gomitoli; nella fascicolata ci sono cordoni rettilinei che s'intrecciano tra di loro.


Zona glomerulare

Le cellule producono mineralcorticoidi (ormoni), tra cui il più abbondante è l'aldosterone: controllano il bilancio di acqua e sodio e ne aumenta il riassorbimento a livello renale. Lo stimolo per la produzione di mineralcorticoidi è dato dall'ormone adrenocorticotropo, dall'ormone natriuretico atriale, dall'angiotensina II. L'angiotensina II si forma in seguito alla liberazione di secrezione da parte del rene.


Zona fascicolata

Produzione ormonale: glucocortisoidi (cortisolo).

Funzione: metabolismo di zuccheri, proteine e grassi, azione anti-infiammatoria.

Controllo della secrezione: ACTH.

Formata da cellule a cordoni, composte o da un'unica cellula o da una coppia di cellule affiancate. Nel citoplasma ci sono tante gocce lipidiche e qui vengono prodotti i glucocorticoidi, tra i quali il più abbondante è il cortisolo. La secrezione è controllata dall'ipofisi anteriore, dall'ipotalamo grazie ai fattori d'inibizione e rilascio (adenocorticotropo). I glucorticoidi favoriscono la glucogenesi, ovvero la sintesi del glucosio, mentre diminuiscono la sintesi proteica ed inoltre è svolta un'azione sui grassi, che vengono scissi in glicerolo e acidi grassi. Il glicerolo che si viene a formare, è utilizzato per la formazione di glucosio. Anche in terapia sono utilizzati, perché stabilizzano le membrane dei lisosomi, e impediscono la liberazione da parte del lisosoma d'enzimi litici che provocano l'infiammazione.


Zona reticolare

Le cellule qui formano dei reticoli, e la produzione ormonale è caratterizzata da piccole quantità di androgeni.


Zona midollare

La produzione ormonale è di adrenalina e noradreanalina, che sono contenute nei granuli delle cellule. Queste due sono le catacolamine surrenaliche.

Il controllo della secrezione è dato dal sistema nervoso simpatico, dove a livello della midollare, giungono le fibre simpatiche che stimolano la produzione della catecolammina, tramite i nervi splancnici. La funzione degli ormoni è di aumentare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa; aumenta il metabolismo e perciò la mobilitazione degli zuccheri e degli acidi grassi, che prepara l'organismo a far fronte a situazioni di emergenza.

All'interno della midollare sono presenti cellule che producono adrenalina e noradrenalina, per le quali ci sono due tipi di cellule: entrambe le due sostanze vengono prodotte dalla tirosina. L'adrenalina è prodotta in maggiore quantità, nella percentuale del 75% rispetto alla noradrenalina.

Esiste una differenza qualitativa sull'azione delle sostanze: l'adrenalina aumenta la frequenza e la gittata cardiaca, oltre a ciò raddoppia il metabolismo, mentre la noradrenalina determina una forte vasocostrizione e perciò aumenta la pressione arteriosa. Non viene prodotto solo nella midollare ma anche a livello del sistema nervoso, dove è un neurotrasmettitori.




Ovaie


Si trovano ai lati dell'utero, nella piccola pelvi vicino alle pareti laterali. Producono i gameti femminili e gli ormoni, quindi hanno funzione endocrina. Il controllo ormonale è dato da FSH e LH, che sono ormoni dell'adenoipofisi: sono rispettivamente lutenizzante e follicolo stimolante, e sono controllati a loro volta dall'ipotalamo, da fattori di rilascio e di inibizione.

Le ovaie sono connesse tramite le tube uterine all'utero, che si trova in posizione centrale. I due ormoni di controllo vengono chiamati gonadotropine, e sono quindi l'FSH e l'LH. Le ovaie sono retroperitoneali, quindi di trovano dietro il peritoneo e sono collegate alle strutture vicine da legamenti formati da peritoneo, e questi mantengono un grado di mobilità elevato. Essi sono:

il largo, che abbraccia l'utero ed è una piega peritoneale, che collega l'utero e le ovaie alle pareti pelviche (inferiori e laterali della piccola pelvi)

il legamento sospensore dell'ovaio, che è una piega peritoneale, ovvero una porzione di peritoneo parietale che si piega, e collega l'ovaio al connettivo presente a livello del bacino

il mesovario, che si stacca dal legamento largo ed è una piega peritoneale che si continua nel legamento sospensore dell'ovaio

il legamento proprio dell'ovaio, che è fibroso e collega l'ovaio con la porzione superiore dell'utero.

Grazie ai legamenti, le ovaie non sono fissate ma sono mobili.

L'ovaio è rivestito da epitelio che è formato da cellule cubiche e delicate. Infatti i calcinali uterini si sviluppano qui per degenerazioni delle cellule epiteliali. Sotto all'epitelio c'è una tonaca fibrosa abbastanza robusta e poi v'è l'interno, diviso in una porzione corticale più estesa, e midollare che è più interna. Il confine tra le due zone non è netto, il passaggio è graduale.

Nella zona corticale ci sono follicoli in vari stadi di maturazione, e nei follicoli vengono prodotti i gameti femminili. Fra i follicoli c'è lo stroma, costituito da un intreccio di fibre di collagene e cellule fusiformi. La zona midollare è formata da connettivo e dentro sono presenti vasi arteriosi e venosi.



Follicoli

Ne esistono di quattro tipi:

primordiali: sono presenti fin dalla nascita

primari: derivano dai primordiali che si evolvono

secondari o antrali: nel periodo dopo la pubertà, dopo la secrezione dell'ormone follicolo stimolante, ogni mese i primari si dividono in questo tipo di follicoli

maturi o di Graaf: derivano dai follicoli secondari e liberano il gamete femminile. In questo processo di maturazione le dimensioni del follicolo aumentano.


Follicoli primordiali

Sono gli unici presenti al momento della nascita e sono circa 400.000. All'interno presentano l'oocita o cellula uovo, che è bloccata nella profase della I divisione meiotica. Ciascun oocita è rivestito da cellule piatte disposte in un unico strato.


Follicoli primari

Hanno una dimensione maggiore dei follicoli primordiali. Le cellule di rivestimento cambiano di dimensioni, da piatte diventano cubiche e si ha un'ipertrofia; c'è iperplasia da uno strato esse poi si dividono in più strati e prendono il nome di cellula granulosa. Nel follicolo primario le cellule fusiformi si organizzano intorno al follicolo stesso per formare due rivestimenti: la teca interna e quella esterna. Attorno all'oocita v'è la zona pellucida che è formata da glicoproteine, ed è un rivestimento protettivo. Quando inizia la pubertà, ad ogni ciclo c'è la secrezione d'ormone follicolo stimolante e si conseguentemente si formano follicoli secondari ogni mese.


Follicoli secondari

La loro dimensione aumenta rispetto ai precedenti. Le cellule della granulosa producono il liquor follicoli, un liquido formato da acido ialuronico e fattori di crescita, all'inizio la quantità è piccola. Nel follicolo si forma un antro che contiene il liquor follicoli, ed è per questo motivo che i follicoli secondari sono anche denominati antrali. Attorno all'oocita si forma un addensamento di cellule della granulosa, che viene chiamato cumulo ooforo: quando c'è ovulazione la cellula uovo viene espulsa dal follicolo, in parte assieme al cumulo. Le cellule della teca producono gli estrogeni, indispensabili per spingere il processo verso la formazione del follicolo maturo.


Follicolo maturo

Un solo follicolo secondario, a cadenza mensile, diventa un follicolo maturo mentre tutti gli altri degenerano. Una grossa entità sporge dall'ovaio, l'antro si allarga e l'oocita si trova alla periferia.

L'oocita termina la I divisione meiotica, che come risultato produce due cellule: una grande che rimane in vita, ed una più piccola che è detta globulo polare, destinata a degenerare. La grande cellula arriva alla metafase della II divisione meiotica, e qui si ferma in quanto essa sarà completata dopo la fecondazione. Mensilmente si ha un picco dell'ormone luteinizzante (LH) il follicolo maturo si rompe per l'assottigliamento della sua parete, e da esso viene espulsa la cellula uovo (ovulazione). La cellula uovo in questa fase e porta con sé le cellule del cumulo ooforo, con il versamento di una quantità di liquor follicoli. Il follicolo collassa, le teche si rompono e in quanto vascolarizzate, si ha una piccola emorragia: qui si troverà anche un coagulo contenente anche liquor e cumulo, che sarà costituito da tessuto fibroso e in questo modo si forma il corpo luteo.

All'interno del corpo luteo le cellule della teca e della granulosa si riempiono di gocce lipidiche e diventano cellule luteiniche della granulosa che producono progesterone, e cellule della teca interna che producono estrogeni. Il progesterone agisce sulla parete uterina e la modifica per accogliere l'uovo fecondato: se c'è fecondazione il corpo luteo permane a causa del progesterone e successivamente è soppiantato dalla placenta (corpo luteo gravidico); se non c'è fecondazione, il corpo luteo va incontro ad un processo degenerativo, viene infiltrato da macrofagi che fagocitano resti cellulari e viene trasformato in tessuto fibroso e si forma una cicatrice detta corpus albicans.

La produzione ormonale delle ovaie è varia:

estrogeni, prodotti a livello del follicolo, e servono per stimolare la proliferazione della cellula della granulosa, quindi favoriscono la maturazione del follicolo e rendono sensibili le cellule dell'adenoipofisi all'azione delle gonadotropine, prodotte dall'ipotalamo

progesterone, è una proteina regolatrice follicolare, che viene prodotta dal follicolo maturo (dominante) e va ad inibire la maturazione di tutti gli altri follicoli

estrandiolo, che è un'inibina che limita l'azione degli ormoni dell'adenoipofisi

relaxina, la quale viene prodotta a livello del corpo luteo gravidico, che rilassa il collo dell'utero ed è importante durante il parto.

















L'apparato urinario

Rene


E' un organo retroperitoneale, addossato alla parete posteriore dell'addome. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale.

Hanno il compito di controllare la concentrazione dei soluti all'interno dei fluidi corporei, quindi controllano il volume complessivo di fluido. Nei reni il sangue viene filtrato e viene eliminata l'acqua in eccesso e le sostanze inutili o dannose, come per esempio i prodotti finali del catabolismo, soprattutto quello proteico (vedi urina, composta di urea e acido urico). I reni svolgono anche una funzione di tipo endocrino, in quanto producono l'eritropoietina che stimola la produzione di globuli rossi, e la renina che controlla la pressione arteriosa.

Il rene destro si trova leggermente più in basso del rene di sinistra in quanto, sul rene di destra, c'è il lobo destro del fegato che è voluminoso. Rispetto alla linea mediana, il rene di sinistra è più vicino alla linea rispetto al rene destro. I reni si estendono dalla XII vertebra toracica alla III vertebra lombare.



Superficie anteriore

Il rene di destra ha un rapporto con il surrene di destra e presenta una vasta area che è in rapporto col lobo destro del fegato; è in rapporto anche con la parte discendente del duodeno ed inferiormente con la flessura colica di destra.

Il rene di sinistra ha rapporto con il surrene di sinistra, con la milza, col pancreas, con lo stomaco e con la flessura sinistra del colon, nonché con le prime anse del digiuno, e tutto ciò grazie all'interposizione del peritoneo. Il duodeno è in rapporto tramite il peritoneo parietale. Per l'area pancreatica non c'è contatto col peritoneo parietale.



Superficie posteriore

Prende rapporto con i muscoli della parete addominale posteriore.



Margine mediale

C'è una flessura profonda detta ilo, da cui entrano ed escono dotti importanti. V'è l'arteria renale che entra, la vena renale che esce e un condotto dove viene raccolta l'urina (pelvi renale) che si continua con l'uretere, che veicola l'urina alla vescica. L'ilo si continua in una cavità ampia detta seno renale, dove troviamo la pelvi renale che ha una forma scollegata, nella quale confluisce l'urina prodotta da ciascun rene. Alla pelvi poi confluiscono i calici maggiori e minori dove, anche in questi viene convogliata l'urina. I calici maggiori si formano dalla confluenza dei calici minori. Ciascun rene è rivestito da tre strati concentrici di tessuto connettivo:

capsula renale o tonaca fibrosa: più interna, è a contatto con la superficie del rene ed è sottile

capsula adiposa: attornia la capsula renale, è di tipo strutturale ed un rivestimento protettivo

fascia renale: è più esterna, ancora il rene alle strutture circostanti. E' formata da un foglietto anteriore e posteriore: essi si fondono a livello del polo superiore del rene ma sono aperti inferiormente, e si continuano col tessuto connettivo sottostante. Il foglietto anteriore unisce il rene con il peritoneo parietale, mentre il posteriore lo unisce ai muscoli del dorso, in pratica della parete addominale posteriore. Conseguentemente il rene può abbassarsi rispetto alle posizioni normali.


L'interno del rene è diviso in due zone: midollare e corticale.

La zona midollare è formata dalle piramidi renali o di Malpighi, e sono in un numero compreso da 5 a 14 in ogni rene: presentano la base verso la superficie del rene, l'apice è rivolto verso il seno renale (interno). L'apice è detto papilla renale e a questo livello è presente un'area, detta cribrosa, che ha dei forellini attraverso i quali, dei dotti raccolgono l'urina e la riversano nei calici minori. Le piramidi sono divise in una parte più esterna (verso la base) e una parte più interna, che volge verso le papille renali.

La zona corticale circoscrive la zona midollare e viene divisa nelle colonne renali e negli archi corticali. Le colonne sono zone di corticale interposte tra due piramidi. Gli archi rappresentano la zona corticale che si trova sotto la capsula fibrosa e copre la base delle piramidi. All'interno degli archi sono presenti i raggi midollari che sono formati da tubuli per la raccolta dell'urina, che presentano andamento rettilineo. Tra i raggi è presente la parte convoluta, chiamata in questo modo perché al suo interno si trovano tubuli che non hanno andamento rettilineo e corpuscoli renali.

All'interno della corticale e della midollare ci sono i tubuli uriniferi, e sono nel numero di 1,5 milioni all'interno di ciascun rene. Ogni tubulo è separato dall'altro da una piccola quantità di tessuto connettivo dove decorrono vasi sanguigni e nervi.

Ciascun tubulo è formato da due porzioni: nefrone e tubuli collettori. Il nefrone è l'unità filtrante, inoltre è secernente i poiché proprio in questo punto si produce l'urina. I tubuli collettori sono condotti dentro ai quali l'urina viene convogliata: passa dai calici minori ai maggiori, attraverso la pelvi renale giunge poi all'uretere, per arrivare alla vescica.

Ciascun nefrone è composto dal corpuscolo renale e dal tubulo renale. A livello del corpuscolo renale c'è la filtrazione del sangue e si forma un'urina molto diluita, detta pre-urina, che si presenta in quantità molto elevate. Dopo essa passa nel tubulo dove viene concentrata per mezzo dell'assorbimento di acqua e sali, che ne riducono il volume.



Struttura del rene


A. Nefrone

Corpuscolo renale

glomerulo

capsula glomerulare

Tubulo renale

tubulo prossimale

tubulo intermedio

tubulo distale

B. Tubuli collettori



A. Nefrone


Corpuscolo renale: si trova a livello della corticale e fa parte del nefrone. Il corpuscolo renale è formato dal glomerulo e dalla capsula glomerulare. Il glomerulo è un groviglio di capillari, e questo è avvolto dalla capsula. A livello di ciascun corpuscolo ci sono un polo vascolare e un polo urinifero, che si trovano in posizioni opposte.  Il polo vascolare è il punto del corpuscolo in cui penetra l'arteriola afferente che fuoriesce a livello del polo vascolare. A livello del polo urinifero parte il sistema dei tubuli.


o       Glomerulo: è formato da una rete di capillari che originano da un'arteriola afferente, e si risolvono in un'arteriola efferente. E' rivestito da endotelio fenestrato, con fori del diametro di circa 70 nanometri, quindi il sangue viene filtrato in maniera grossolana. L'endotelio poggia sulla membrana basale, ovvero una lamina basale formata da tre strati. La lamina rappresenta il filtro più importante perché presenta particolari caratteristiche: è molto spessa poiché formata da tre strati, ed è ricchissima di proteoglicani carichi negativamente, perciò funge da barriera elettrostatica.

Il glomerulo poi è formato dal mesangio, che è un tessuto connettivo che si trova interposto tra i vari capillari ed è composto dalla matrice e da una parte cellulare che è costituita dalle cellule mesengiali. Esse producono la matrice perciò hanno una funzione di sostegno per il groviglio di capillari, hanno inoltre attività contrattile e assomigliano ai periciti, che contraendosi regolano il flusso all'interno dei capillari e conseguentemente regolano la filtrazione; hanno un'attività di tipo fagocitario perché si ha una pulizia della membrana basale, poiché rimuovono i detriti che si depositano sulla superficie esterna della membrana basale.


o       Capsula glomerulare: va a contornare il gomitolo dei capillari. E' formata da due foglietti: uno esterno chiamato parietale e uno interno detto viscerale. Il foglietto viscerale è a stretto contatto con le anse dei capillari. Tra i due foglietti è compreso uno spazio urinifero, all'interno del quale viene versata la pre-urina, e si continua con i tubuli a livello del poro urifinifero.

Il foglietto parietale è rivestito da cellule appiattite, il viscerale è formato dai podociti che presentano estroflessioni protoplasmatiche chiamate pedicelli, i quali si adagiano sulla membrana basale. Tra un pedicello e l'altro ci sono spazi detti fessure di filtrazione che sono parzialmente chiusi con dispositivi a diaframma, e lasciano passare solo sostanze di piccolo calibro. La barriera di filtrazione è formata da endotelio, membrana basale e fessure di filtrazione, che rappresentano un altro dispositivo dove passano sostanze con peso molecolare basso. Le proteine plasmatiche infatti non passano e rimangono nel sangue.


Tubulo renale: qui v'è il riassorbimento d'acqua e di sostanze. E' diviso in tre porzioni:


tubulo prossimale: è rivestito da epitelio cubico con orletto a spazzola, che aumenta la superficie grazie alla presenza di fessure intercellulari. La superficie è rivestita di solchi e quando la cellula è vicina ad altre, le superfici ci compenetrano tra loro e si formano fessure tra una cellula e l'altra. A livello del tubulo prossimale viene riassorbita la maggior parte delle sostanze: il 70% di sodio e acqua, con glucosio e amminoacidi


tubulo intermedio: a questo livello c'è la formazione di un gradiente osmotico tra l'interno del tubulo e l'esterno, quindi tra ultrafiltrato ed interstizio renale. Il tratto discendente è permeabile all'acqua e il tratto ascendente è impermeabile: infatti nel primo tratto c'è diffusione d'acqua e nel secondo c'è diffusione di sodio e trasporto attivo di cloro. Nel discendente si ha maggior concentrazione di sali nell'intestino rispetto al tubulo, e l'acqua segue in gradiente osmotico abbandonando il tubulo e andando nella midollare. Aumenta la concentrazione del soluto nei tubuli e nell'ascendente l'interno del tubulo è iperosmotico rispetto all'esterno: in questo tratto il sodio diffonde nel tubulo all'interstizio verso gradiente, e insieme c'è un fenomeno di trasporto attivo di cloro verso l'esterno del tubulo. C'è perciò riassorbimento di acqua, con la sua diffusione fuori dal tubulo


tubulo distale: c'è diffusione d'acqua e riassorbimento di sodio. Le membrane delle cellule che rivestono il tubulo sono ricche di pompe per il sodio.


Il tubulo prossimale fa da seguito al corpuscolo renale ed è formato da una porzione contorta, poiché è sinuoso, e da una porzione rettilinea.

Il tubulo intermedio, che fa seguito al prossimale, è detto anche ansa di Henle, perché è formato da un braccio discendente che curva verso l'alto e si continua in un tratto ascendente (forma di U). L'ansa si porta fino alla zona più interna della midollare, per poi salire verso la midollare esterna. A quest'ansa, fa seguito il tubulo distale che ha una porzione rettilinea, poi una contorta e si riporta in prossimità del corpuscolo renale, e sale poi all'interno della corticale.

B. Tubuli collettori

Servono per trasportare l'urina verso i calici minori. Alla fine del tubulo distale c'è un piccolo tratto chiamato tubulo di connessione, che serve da raccordo tra il tubulo distale e il dotto collettore, che raccolgono l'urina proveniente da più nefroni e all'interno dei dotti si ha secrezione di potassio e acidificazione delle urine. Alla fine i dotti collettori confluiscono per formare i dotti papillari che si portano all'apice delle piramidi, a livello della papilla renale, nell'area cribrosa e scaricano il contenuto nei calici minori.



Interstizio renale

E' presente tra i tubuli uriniferi, è più abbondante nella midollare. E' formato da una matrice contenente fibre di collagene e glicosaminoglicani: in questa porzione organica ci sono disperse le cellule simili ai fibroblasti e producono la medullipina, che ha un'azione vasodilatatrice e quindi agisce sul flusso sanguigno all'interno del rene.



Controllo ormonale

La produzione d'urina e il riassorbimento di sodio e acqua, sono controllati da:

aldosterone, prodotto nella corticale del surrene: promuove il riassorbimento di sodio e acqua

vasopressina, prodotto dalla neuroipofisi: aumenta il riassorbimento di sodio e acqua

peptide natriuretico atriale: stimola la produzione di acqua e aumenta la diuresi

che agiscono a livello del tubulo distale. 



Vascolarizzazione

Il parenchima è costruito attorno alla rete vascolare. Il rene è irrorato dall'arteria renale che penetra nell'ilo. Dopo essere entrata, si divide in:

arterie interlobari, che decorrono tra le piramidi. Dopo che arrivano alla base della piramide formano le arterie arcuate

arterie arcuate, che sono a decorso trasversale alla base delle piramidi e parallele alla superficie renale; da queste si originano le arterie interlobulari

arterie interlobulari con decorso verticale, ovvero verso la superficie della corticale, che danno origine a due reti capillari.


C'è una prima rete capillare che costituisce il glomerulo, la quale si origina dall'arteriola afferente e finisce nell'arteriola efferente: in questa prima rete avviene la filtrazione del sangue e la formazione della pre-urina. Dall'arteriola efferente si origina la seconda rete capillare che si trova vicino al sistema tubulare e drena le sostanze riassorbite dal filtrato (acqua, sali, amminoacidi e glucosio).

Dalle arteriole efferenti si possono originare altri vasi detti vasa recta della midollare, che normalmente si formano da arteriole efferenti dei corpuscoli della corticale vicino alla midollare, cioè da glomeruli iuxtamidollari. Hanno un diametro non molto superiore a quello dei capillari e decorrono all'interno della midollare. All'interno dei vasa recta c'è il drenaggio di sostanze.



Apparato iuxtaglomerulare

La funzione ormonale del rene, oltre alla produzione d'eritropoietina, è legata a quest'apparato. E' un insieme d'elementi vascolari e tubulari che si trovano in prossimità del polo vascolare del corpuscolo renale. Questo controlla la pressione arteriosa sistemica e la filtrazione glomerulare, grazie alla produzione dell'apparato.

E' formato da varie cellule: le prime sono quelle della macula densa, che si trovano a livello del tubulo distale e giunge in prossimità del polo vascolare del glomerulo: qui diventano più sottili per formare la macula densa, e presentano un nucleo colorato. Poi vi sono cellule iuxtaglomerulari, che si trovano soprattutto lungo le pareti dell'arteriola afferente. Il terzo tipo di cellule sono le extraglomerulari e si trovano nel triangolo compreso tra le due arteriole e il tubulo distale.

Il secondo e il terzo tipo di cellule funzionano da recettori perché sono sensibili alle variazioni del flusso e della concentrazione del liquido contenuto nei tubuli; trasmettono poi le informazioni alle cellule iuxtaglomerulari, che producono l'ormone renina, ad effetto locale o sistemico: localmente agisce sul nefrone con effetto vasocostrittore, a livello sistemico attiva l'angiotensina II. La renina ha azione enzimatica, l'angiotensina II è un potentissimo vasocostrittore e stimola anche la produzione d'aldosterone, quindi aumenta il riassorbimento d'acqua e sodio, aumentando la pressione arteriosa.

































Il sistema nervoso

Il sistema nervoso è formato da un'unità centrale, collegata per mezzo dei nervi alla periferia. Qui vengono raccolte le informazioni provenienti dall'ambiente esterno, quali la sensibilità tattile, tecnica e dolorifica; dall'ambiente interno vi sono gli stimoli provenienti dai recettori sui tessuti.

Le informazioni raccolte vengono convogliate attraverso i nervi periferici nel sistema nervoso centrale, che è la porzione elaborata: qui vengono integrate, elaborate le risposte, vengono poi portate alla periferia grazie ai nervi periferici. Le risposte che giungono, per la maggior parte sono di tipo motorio e vengono trasmesse alla muscolatura scheletrica liscia e alle ghiandole. La porzione afferente trasporta le informazioni dalla periferia al sistema nervoso centrale, la porzione centrale è di lavorazione, e la porzione efferente elabora le risposte in uscita.

Il sistema nervoso viene diviso in:

o       sistema nervoso centrale (SNC)

o       sistema nervoso periferico (SNP)

o       sistema nervoso autonomo (SNA),

che lavorano il correlazione.

I primi due sono detti sistemi della vita di relazione, in quanto controllano le nostre risposte in seguito a modificazioni dell'ambiente esterno.

Il sistema nervoso centrale è formato dall'encefalo e dal midollo spinale, che sono contenuti in astucci ossei: l'encefalo nella scatola cranica, e il midollo spinale nel canale vertebrale.

Il sistema nervoso periferico è formato dai nervi cranici e spinali. I nervi cranici emergono a livello dell'encefalo, i nervi spinali si originano a livello del midollo spinale.


I nervi possono essere:

  • motori: trasportano le risposte alla periferia, quindi sono informazioni in uscita che vengono convogliate su fibre efferenti
  • sensitivi: trasportano informazioni dalla periferia alla porzione centrale, quindi sono informazioni in entrata che viaggiano su fibre afferenti
  • misti: sono i più comuni e sono composti da entrambe le componenti, sensitiva e motoria, quindi sono formati sia da fibre afferenti ed efferenti.

Il sistema nervoso autonomo regola la funzione dei visceri e mantiene una situazione d'equilibrio, controllando i parametri interni dell'organismo, per il buon funzionamento dello stesso. Il SNA interviene nel caso i parametri siano fuori dal range prestabilito.




Tessuto nervoso


Il tessuto nervoso è formato da neuroni e nevroglia: quest'ultima è costituita da cellule di sostegno che sono più numerose dei neuroni e che li aiutano a svolgere la propria funzione.



Neurone

Le caratteristiche del neurone sono:

  • irritabilità: è la capacità di rispondere a stimolazioni d'intensità adeguata, che siano di natura chimica e fisica, generando di conseguenza un impulso elettrico. Il potenziale, grazie alla conduttività, viene trasmesso lungo il neurone e l'informazione passa agli altri neuroni
  • conduttività: è la capacità di condurre l'impulso nervoso non solo lungo la sua lunghezza, ma anche agli altri neuroni.

I neuroni presentano caratteristiche strutturali che si ripetono, anche se ne esistono di vari tipi: dal corpo cellulare, che tiene in nucleo, da cui si dipartono i dendriti, che rappresentano la parte recettrice del neurone, nella quale sono percepiti gli impulsi elettrici.Vi sono poi gli assoni, che durante il loro decorso possono emettere delle fibre collaterali e terminano alla fine in ramificazioni, che possiedono all'estremo il bottone sinaptico. Sull'assone viene trasmesso l'impulso fino alle terminazioni sinaptiche.

Il soma (corpo cellulare o pirenoforo) rifornisce i dendrite e il neurite di granuli e di macromolecole. Nel citoplasma sono presenti i corpi di Nissl e dei granuli di pigmenti. I corpi di Nissl sono degli aggregati ribosomiali, di reticolo endoplasmatico rugoso, che impartiscono al corpo cellulare un colore grigiastro.

I dendriti rappresentano la porzione recettrice del neurone e la loro superficie è rugosa, per la presenza di spine.

L'assone (neurite o cilindrasse) emerge dal soma con una sporgenza detta cono di emergenza o monticolo massonico. Durante il suo decorso emette rami collaterali e termina in numerose ramificazioni terminali (telodendro), ciascuna delle quali presenta un bottone sinaptico. Quindi con assone noi intendiamo tessuto nervoso.


Le sinapsi possono essere:

elettriche: sono poco diffuse nel sistema nervoso

chimiche

o       asso-dendritiche: tra dendrite e assone

o       asso-somatiche: corpo cellulare

o       asso-assonica: membrana assone.


Nel trasporto assonico (anterogrado e retrogrado) si ha il movimento d'organelli, nutrienti, neurotrasmettitori e sostanze di rifiuto, tra il corpo cellulare e i terminali sinaptici. La velocità di conduzione aumenta all'aumentare del diametro dell'assone.

La guaina mielinica serve per aumentare la velocità di conduzione e funziona come isolante, impedendo la dispersione della corrente elettrica. Il rivestimento è fornito da alcune cellule della nevroglia: dalle cellule di Schwann nel SNP, dagli oligodendrociti nel SNC. Le cellule di Schwann rivestono un solo assone, gli oligodendrociti rivestono più assoni.

Per coprire un assone non basta una sola cellula, quindi tra due cellule ci sono due zone non rivestite, che prendono il nome di nodi di Ranvier: sono molto importanti perché permettono una conduzione saltatoria, per cui le fibre conducono più velocemente.

La depolarizzazione:

  1. nei neuroni senza guaina mielinica, l'apertura dei canali sodio avviene progressivamente, con un processo che si ripete più volte nella fibra
  2. nei neuroni con guaina mielinica, l'apertura dei canali sodio avviene solo in corrispondenza dei nodi di Ranvier, quindi la conduzione è veloce.

In base al numero di prolungamenti, i neuroni si possono classificare in tre categorie:

unipolari: sono dotati di un unico prolungamento che funziona sia da assone che da dendrite

bipolari: sono dotati di 2 prolungamenti, un assone e un dendrite

o       oppositopolari: prolungamenti ai poli opposti del soma

o       pseudopolari: dal soma si diparte un prolungamento che si biforca formando una 'T'

multipolari: sono dotati di assone e numerosi dendrite

I tipo: assone molto lungo, per collegamenti a grandi distanze

II tipo: assone abbastanza corto, sono neuroni a circuito locale.




Da un punto di vista funzionale si dividono in:

  • sensoriali o afferenti: trasportano il segnale ai centri superiori
  • motori o efferenti: trasportano le risposte motorie in uscita
  • interneuroni: sono neuroni di collegamento, hanno assoni non molto lunghi.


Sostanza grigia

La sostanza grigia è formata dai corpi cellulari dei neuroni, e sono i nuclei nel SNC, mentre sono i gangli nel SNP.



Sostanza bianca

La sostanza bianca è formata dagli assoni dei neuroni, si distribuiscono in modo che i neuroni con funzione simile, si raggruppino nello stesso nucleo. E' formata da assoni, quindi da fibre nervose e si organizza in formazioni dette fascicoli o fasci.




Nevroglia o glia


Letteralmente significa "colla del sistema nervoso" in quanto è formata da un insieme di cellule che sono molto numerose e forniscono non solo sostegno meccanico, ma aiutano a svolgere la loro funzione ai neuroni. Sono da cinque a dieci volte più numerosi dei neuroni del sistema nervoso, e si dividono in diversi tipi:

cellule di Schwann

oligodedrociti

microglia: s'ingrandiscono e fagocitano

cellule ependimali: rivestono le cavità cerebrali

astrociti.


Gli astrociti hanno forma stellata, e svolgono parecchie funzioni:

a.       costituiscono la barriera ematoencefalica, c'è un controllo più stretto rispetto al resto dell'organismo, che viene mantenuto stabile dalla barriera

b. all'esterno il rivestimento endoteliali fa passare sostanze con elevato carattere idrofilo e molecole liposolubili

c.       sono in grado d'eliminare sostanze potenzialmente tossiche come potassio in alte concentrazioni, ma anche altri neurotrasmettitori che accumulati, possono essere tossici

d. immagazzinamento del glicogeno, che è fonte di glucosio per i neuroni.










Sistema nervoso centrale



Midollo spinale Encefalo



Meningi

Sono tre membrane connettivali che avvolgono il sistema nervoso centrale e il tratto iniziale dei nervi, anche quelli spinali.


  1. Dura madre: è la membrana più spessa, è fatta di connettivo fibroso denso. A livello del midollo spinale è separata dal periostio per mezzo di tessuto adiposo. Nell'encefalo:
    1. è formata da due lamine, quella più esterna aderisce alla superficie dell'osso
    2. si solleva in pieghe che sono quattro:

i. falce del cervello: a livello pianomediano, è la piega interposta tra i due emisferi cerebrali

ii. falce del cervelletto: è interposta tra i due emisferi del cervelletto

iii. tentorio del cervelletto: è una piega perpendicolare rispetto alle altre due, divide gli emisferi cerebrali che si trovano sopra, rispetto a quelli del cervelletto che si trovano sotto

iv. diaframma della sella: è a coprire la sella turcica, dove è ancorata l'ipofisi. Le logge attribuiscono gli spostamenti delle varie parti dell'encefalo


  1. Aracnoide: nei seni venosi forma delle sporgenze dette villi aracnoidei, che drenano il liquido cerebro-spinale. E' una membrana più sottile della dura madre e lo spazio subdurale lo separa proprio da questa. Il liquido cerebro-spinale circola nello spazio subaracnoideo, ma lo fa in maniera limitata, poiché la quantità di liquido è controllata

  1. Pia madre: è la più sottile delle meningi, è riccamente vascolarizzata e avvolge intimamente il sistema nervoso centrale, seguendo solchi e fessure. In qualche punto è scollata, e forma due strutture:
    1. plessi corioidei: producono liquido cerebro-spinale, sono ciuffi di capillari rivestiti da cellule ependimali che sporgono a livello dei ventricoli cerebrali
    2. tele corioidee



Il midollo spinale


E' la porzione di sistema nervoso centrale contenuta nel canale vertebrale; è un cordone cilindrico compatto, appiattito posteriormente.

Limite prostrale (superiore, dove inizia): a livello del piano trasversale e sotto al forame occipitale (si continua con il bulbo).

Limite caudale (estremità inferiore): al livello della seconda vertebra lombare termina, assumendo una forma conica da cui si diparte un filamento fibroso che s'inserisce al livello del coccige posteriormente.


centralmente percorso dal canale ependimale

esternamente percorso da solchi

o       mediano posteriore

o       laterale anteriore

o       laterale posteriore

esternamente percorso dalla fessura mediana anteriore.


Dai solchi laterali anteriori e posteriori emergono le radici anteriori dei nervi spinali, formate da assoni. Gli assoni delle radici che emergono dal solco laterale anteriore sono tutte fibre motrici che veicolano gli impulsi effettori diretti alla muscolatura. Mentre gli assoni delle radici che emergono dal solco laterale posteriore sono fibre sensitive attraverso cui giungono al midollo informazioni sensitive dall'esterno.

Le due radici si fondono per formare il nervo spinale di tipo misto. Prima che si origini il nervo spinale lungo la radice posteriore è presente un piccolo rigonfiamento detto ganglio spinale, agglomerato di soma presente al di fuori del sistema nervoso centrale, all'interno del quale sono presenti neuroni a T (o pseudounipolari) che costituiscono i primi neuroni delle vie sensitive.


Nervi spinali

8 paia di nervi cervicali

12 paia di nervi toracici

5 paia di nervi lombari

5 paia di nervi sacrali

1 paio di nervi coccigei.


Sulla base di questa suddivisione, il midollo spinale può essere diviso in tratti detti metameri o mielomeri, dove ogni tratto costituisce una porzione di midollo che corrisponde ad un paio di nervi spinali.

Il midollo spinale in sezione trasversale è formato da:

  • internamente da sostanza grigia che ha una struttura a forma di H
  • esternamente da sostanza bianca, composta di assoni. Sulla superficie esterna del midollo sono presenti solchi e fessure che dividono la sostanza bianca in 3 cordoni:

o       anteriore

o       laterale

o       posteriore, che a sua volta si divide in due cordoni secondari

fascicolo gracile

fascicolo cuneato.

Al loro interno sono presenti fibre sensitive che trasportano informazioni di tipo tattile e informazioni provenienti dalla muscolatura liscia.



Sostanza bianca

E' costituita da fibre nervose ed è suddivisa in cordoni (anteriore, laterale e posteriore). All'interno dei cordoni, le fibre sono raggruppate in fascicoli.


Sostanza grigia

Ha la forma di H e presenta al centro un foro, una cavità che divide a metà le due semilune della sezione trasversale detta canale ependimale che si continua con altre cavità. La sostanza grigia è composta da unità simmetriche unite dalla connessina grigia. Contiene poi i corpi cellulari dei seguenti neuroni, che si possono distinguere in tre tipi in base alle loro funzioni:

  1. neuroni radicolari
  2. neuroni funicolari o colonnari
  3. interneuroni.

  1. Neuroni radicolari: sono neuroni motori e le loro fibre formano le radici anteriori dei nervi spinali:

somatomorori: muscolatura scheletrica volontaria

o       gamma: piccoli e in numero minore

o       alfa: più numerosi e voluminosi

      • tonici - lenti: innerva fibre ricche di mioglobina
      • fasici - veloci: innervano fibre povere di mioglobina, quindi non durano nel tempo

visceromotori: muscolatura liscia e ghiandole


  1. Neuroni funicolari o colonnari: ricevono informazioni sensitive da neuroni del ganglio spinale

somatosensitivi: informazioni dalla periferia corporea

viscerosensitivi: informazioni dagli organi interni.


Struttura della sostanza grigia

Ciascuna semiluna di sostanza grigia è divisa in tre zone:

corno anteriore (somatomotore): neurone somatomotore, innerva la muscolatura scheletrica

corno posteriore (sensitivo): neuroni somatosensitivi e viscerosensitivi, il quale assone fuoriesce dal midollo spinale, si fa ascendere trasportando informazioni ai centri superiori; forma la parte dei cordoni di sostanza bianca e si divide in:

a.       base

b. collo

c.       testa

grigio intermedio (visceromotore): innervano la muscolatura liscia e le ghiandole. L'assone fuoriesce dal midollo spinale attraverso la radice anteriore fibre motrici.


In ogni zona, i neuroni svolgono la stessa funzione e sono organizzati in nuclei che estendendosi per più metameri formano colonne.

La testa del corno superiore è ricoperta da:

sostanza gelatinosa di Rolando (sostanza grigia)

strato zonale di Waldeyer (sostanza grigia)

zona marginale (sostanza bianca).




Encefalo

tronco encefalico

    • bulbo
    • mesencefalo
    • ponte

ü cervelletto


ü cervello

    • diencefalo
    • telencefalo.

Cavità del Sistema Nervoso Centrale dell'Encefalo

  • IV ventricolo: si continua con il canale ependimale ed è compreso tra il cervelletto in posizione posteriore, e in posizione anteriore tra il bulbo e il ponte
  • acquedotto mesencefalico di Silvio
  • III ventricolo: si affaccia quasi tutto il diencefalo
  • ventricoli laterali: sono le più grandi cavità dell'encefalo


Tronco encefalico

  • è in continuazione con il midollo spinale a livello del forame occipitale
  • si compone di
    • bulbo
    • mesencefalo
    • ponte
  • facce
    • ventrale: porzione inferiore
    • dorsale: porzione superiore, si rivolge a cavità e ventricoli


Bulbo o midollo allungato

  • si estende fino al solco del bulbo pontino (nervo adducente VI)
  • anteriore alle cavità del IV ventricolo
  • continuazione del midollo spinale

Faccia ventrale

  • fessura mediana anteriore: ai lati sono presenti le piramidi
  • piramidi: sono due rilievi formati da fibre discendenti somatomotrici, che innervano la muscolatura scheletrica. Ad un certo punto la fessura è interrotta, ed avviene l'incontro delle fibre motrici: quelle di destra vanno a sinistra e viceversa e in tale punto avviene la decussazione delle piramidi
  • solco laterale anteriore
  • nervo ipoglosso (XII)

Faccia laterale

  • solco posteriore laterale
  • nervi

o       accessorio (XI)

o       vago (X)

o       glossofaringeo (IX)

o       acustico (VIII)

o       faciale (VI)


Faccia dorsale

  • la metà superiore forma la parte del pavimento del IV ventricolo
  • la metà inferiore presenta il solco mediano posteriore, ai lati del quale si trovano il fascicolo gracile e il fascicolo cuneato, e i peduncoli cerebellari inferiori.


Sostanza bianca

E' formata da tratti ascendenti e discendenti che connettono l'encefalo al midollo spinale. Le fibre nervose sono ascendenti e discendenti.



Sostanza grigia

E' formata da:

  • stazioni intermedie (nucleo gracile e cuneato)
  • nuclei dei nervi cranici (dal XII al VIII)
  • nuclei autonomi che regolano le funzioni autonome vitali (centri cardiovascolari, del ritmo respiratorio).


Ponte

  • esteso dal solco bulbo - pontino
  • è posto anteriormente al IV ventricolo
  • è connesso al cervelletto dai peduncoli cerebellari medi

Faccia ventrale

  • solco basilare
  • nervo trigemino (V)

Faccia dorsale

Metà superiore del pavimento del IV ventricolo.


Sostanza grigia

E' formata da:

  • nuclei di nervi cranici (dal V al VIII)
  • nuclei che modificano l'attività dei centri respiratori del bulbo.



















Mesencefalo


connesso al cervelletto dai peduncoli cerebellari superiori

esteso dal solco pontino al limite posteriore del corpi mammillari

percorso dall'acquedotto di Silvio

interposto tra ponte e diencefalo.



Faccia ventrale

formata da due cordoni di sostanza bianca, detti peduncoli cerebrali,in quanto si continuano negli emisferi cerebrali

nervo oculomotore (III).



Faccia dorsale o lamina quadrigemina

E' caratterizzata dalla presenza di 4 protuberanze:

  • 2 tubercoli quadrigemini superiori, collegati ai corpi genicolati laterali (vie ottiche)
  • 2 tubercoli quadrigemini inferiori, collegati ai corpi genicolati mediali (vie acustiche).

Dai quattro tubercoli partono dei rilievi affusolati detti bracci quadrigemini superiori ed inferiori. Sono costituiti da sostanza bianca e assoni, e servono a collegare ciascun tubercolo ad altre strutture dette corpi genicolati.



Sostanza grigia

  • nucleo rosso
  • nuclei di nervi cranici (dal III al IV)
  • sostanza nera: presenta all'interno dei corpi cellulari un accumulo di melanina.


Tronco cerebrale

Rispetto al midollo spinale, la sostanza grigia è frammentata e vi sono zone in cui è inframmezzata alla sostanza bianca.

  1. base o parte ventrale: è formata dalle piramidi nel ponte: è costituita dalla parete ventrale
  2. tegmento o parte dorsale: è formato da fibre discendenti, motrici, ma anche ascendenti, sia motrici che sensitive. Vi sono anche nuclei dei nervi cranici e sostanza reticolare
  3. sistema ventricolare
  4. volta o tetto.


Sostanza reticolare

  • è estesa dal midollo spinale al diencefalo
  • è formata da una densa rete di fibre all'interno delle quali si trovano neuroni sparsi o raggruppati in nuclei
  • elevato numero di sinapsi, quindi ampia diffusione e propagazione dell'impulso
  • contiene centri che regolano le funzioni vegetative
  • controlla l'attività dei nuclei dei nervi cranici, modula le attività motrici riflesse ed è coinvolta nel ritmo sonno-veglia.

Cervelletto


E' posto in posizione posteriore rispetto al tronco encefalico ed è separato dal esso tramite interposizione della cavità del quarto ventricolo.


2 emisferi, destro e sinistro

1 verme

2 flocculi, che sono adagiati sulla superficie superiore dei due emisferi


Faccia inferiore

E' alloggiata nelle fosse cerebellari dell'osso occipitale.


Faccia superiore

E' separata dagli emisferi cerebrali dal tentorio del cervelletto.


Ilo

Dall'ilo emergono le tre coppie di peduncoli cerebellari: quelli superiori sono uniti dal velo midollare superiore, tra quelli inferiori è teso il velo midollare inferiore.

I veli midollari formano la volta del IV ventricolo. Il cervelletto è rivestito della corteccia cerebellare (sostanza grigia) e all'interno vi si trova la sostanza bianca, che contiene quattro paia di nuclei:

  1. nucleo del tetto
  2. nuclei globoso ed emboliforme
  3. nucleo dentato.

Corteccia cerebellare

  • strato profondo granulare, formato da piccoli neuroni nei quali terminano le fibre afferenti al cervelletto
  • strato delle cellule del Purkinje, i cui assoni sono le uniche vie efferenti alla corteccia
  • stato superficiale o molecolare, costituite da cellule e fibre d'associazione.

Le afferenze possono arrivare al cervelletto e quando giunge un impulso alla corteccia cerebellare, questo viaggia per mezzo degli assoni e può:

  1. scaricarsi sulle cellule del Purkinje, con una stimolazione di tipo eccitatorio
  2. scaricarsi sulle cellule dei granuli e queste riconducono l'impulso alle cellule del Purkinje, con uno stimolo di tipo inibitorio.

Funzioni:

  • regola le attività motorie e il tono muscolare
  • coordina l'azione dei muscoli volontari
  • mantiene l'equilibrio: riceve informazioni da diverse parti del corpo, soprattutto dalla muscolatura, quindi sono informazioni propriocettive; riceve anche informazioni sulla posizione e movimenti della testa nello spazio.

Dal punto di vista funzionale, il cervelletto si divide in:

  1. archicerebello: connesso all'apparato vestibolare (nervo del tetto), regola l'equilibrio controllando la posizione e gli spostamenti della testa nello spazio
  2. paleocerebello: regola il tono muscolare e la postura, riceve informazioni propriocettive, nucleo globoso ed emboliforme
  3. neocerebello: funzione legata alla corteccia cerebrale, controlla i movimenti dei muscoli volontari e semivolontari, e la coordinazione; presenta nucleo dentato.

Cervello


ü diencefalo

ü telencefalo


Diencefalo

E' costituito da formazioni grigie separate da scarsa sostanza bianca. E' quasi completamente avvolto nel telencefalo, solo alcune parti, come l'ipotalamo, si possono osservare sulla faccia inferiore del cervello (corpi mammillari, ipofisi, chiasma ottico).


Presenta cinque porzioni:

  1. subtalamo: si trova in diretta continuazione con il mesencefalo, contiene formazioni come il nucleo rosso e la sostanza nera
  2. metatalamo: è localizzato all'estremità postero-inferiore del talamo, ed è formato da
    1. corpi genicolati mediali (vie acustiche)
    2. corpi genicolati laterali (vie ottiche)
  3. epitalamo: è in corrispondenza della parete posteriore della volta del III ventricolo. Contiene l'epifisi o ghiandola pineale, che produce la melatonina
  4. talamo: è una delle porzioni più importanti
  5. ipotalamo: forma il pavimento e la parte inferiore delle pareti laterali del III ventricolo.


La sostanza grigia è raggruppata intorno alla cavità del III ventricolo ed è organizzata in tre strati:

a.       periventricolare: fattori che regolano la secrezione dell'adenoipofisi

b. mediale: ipotalamo vegetativo propriamente detto, contiene i nuclei sopraottico e paraventricolare

c.       laterale: regola appetito e sete.


Ipotalamo

E' il centro regolatore delle funzioni vegetative:

  • secrezione d'ormoni
  • controllo attività ormonale degli organi endocrini
  • controllo dell'attività dei neuroni orto e parasimpatici
  • controllo dell'attività dei centri del tronco encefalico (cardiaco, respiratorio)
  • produzione d'emozioni e condotta comportamentale
  • regolazione della temperatura corporea.

Talamo

Sopra il solco ipotalamico v'è una formazione grigia pari, di forma ovoidale, le cui facce mediali formano le pareti del III ventricolo.

Faccia superiore: si trova al di sotto del corpo calloso.

Faccia inferiore: si continua con l'ipotalamo.

Faccia laterale: confina con la capsula interna.

Faccia mediale: ponte di sostanza bianca.

Polo anteriore: delimita assieme al fornice il forame interventricolare, e serve per far comunicare il ventricolo con i ventricoli laterali.

Polo posteriore-Pulvinar: sporge sopra i corpi genicolati.


E' una stazione d'arrivo per le vie sensitive.



Telencefalo

E' costituito dai due emisferi cerebrali, che sono separati dalla fessura interemisferica. La superficie è caratterizzata da scissure che delimitano i lobi:

  • frontale
  • parietale
  • temporale
  • occipitale
  • limbico
  • dell'insula.

I solchi, meno profondi, invece delimitano delle zone più limitate dette circonvoluzioni o giri.


Faccia laterale

In questo punto sono presenti tre scissure:

  1. la scissure di Silvio (laterale)
  2. la scissura centrale di Rolando (centrale)
  3. la scissura parieto-occipitale esterna.

Divaricando i margini della scissura di Silvio, è possibile vedere il lobo dell'insula. All'interno dei lobi ci sono delle circonvoluzioni che assolvono diverse funzioni, e tra le più importanti abbiamo:

  1. circonvoluzione precentrale: appartiene all'area motrice primaria, esegue comandi motori per la muscolatura scheletrica (area motrice I)
  2. circonvoluzione postcentrale: appartiene all'area sensitiva primaria, e pervengono tutte le informazioni legate alla sensitività (area sensitiva I).

Faccia mediale

E' presente il lobo limbico, formato dalla circonvoluzione ippocampica e da quella cingolata. Sono presenti inoltre le scissure limbica, parieto-occipitale interna e calcarina. 

Effettuando una sezione frontale degli emisferi, possiamo distinguere tre parti:

1. corteccia cerebrale, la parte più esterna formata da sostanza grigia

2. centro semiovale, che è più interna della corteccia, ed è composta di sostanza bianca

3. nuclei della base, che sono immersi nella sostanza bianca.


Nuclei della base

Sono delle formazioni pari di sostanza grigia e possiamo distinguere:

  1. nucleo caudato: è interposto nelle vie extraparietali ed è composto da

o       testa, abbastanza espansa

o       corpo, che contorna il margine superiore del talamo

o       coda, parte terminale che si forma dall'assottigliamento del corpo

Il nucleo caudato si unisce al talamo per mezzo di filamenti di sostanza bianca.


  1. nucleo lenticolare: è formato da putamen e pallido, ed è interposto nelle vie extrapiramidali

  1. claustro: è un nucleo nastriforme, ed è in posizione laterale rispetto al nucleo lenticolare

  1. amigdaloideo: interposto nelle vie olfattive.

Questi nuclei sono separati dalla sostanza bianca organizzata in capsule, che possono essere:

  • capsula interna: divide il talamo dal nucleo lenticolare e caudato, che si divide in due porzioni dette bracci anteriore e posteriore, unite dal ginocchio
  • capsula esterna: divide il claustro dal lenticolare
  • capsula estrema: divide il claustro dalla corteccia cerebrale e dal lobo dell'insula.

La corteccia cerebrale che riveste i due emisferi, può essere divisa in:

  • neopallio: è l'area delle funzioni superiori, qui arrivano tutte le informazioni e partono risposte elaborate. Regola la vita di relazione e le risposte alle modificazioni esterne
  • archipallio: può essere suddiviso in archicortex e paleocortex, controlla i comportamenti istintivi ed è connesso alle vie olfattive.

La corteccia cerebrale è inoltre suddivisa in altri 6 strati:

  1. strato molecolare: connessioni intercorticali
  2. strato granulare esterno: ricezione da altre zone della corteccia
  3. strato delle piccole piramidi: piramidale esterno, emissione verso le altre aree corticali
  4. strato granulare interno: ricezione da zone extracorticali
  5. strato delle grandi cellule piramidali: piramidale interno, emissione verso strutture sottocorticali
  6. strato delle cellule puntiformi: strato fusiforme, connessioni interemisferiche.

Tra gli strati decorrono fibre nervose con andamento parallelo alla superficie (strie). In base alla presenza degli strati, si possono avere tre tipi di corteccia:

  1. allocortex: è formata da 2 o 3 strati a struttura elementare
  2. isocortex: è formata da 6 strati ben distinti, ed è suddivisa in

o       omotipica: gli strati sono in uguale proporzione tra loro; questo tipo di corteccia si trova nelle aree associative, nelle quali arrivano un gran numero di informazioni, e che hanno il compito di ricevere informazioni e di integrarle tra loro

o       eterotipica: si trova nelle aree sensitive o motorie; è definita eterotipica perché dei 6 strati presenti, alcuni predominano su altri

granulare: strati con granuli predominanti (II e IV)

agranulare: predominanti negli strati le cellule piramidali, quindi è tipica delle aree motrici.

  1. mesocortex: tipo misto.

Sostanza bianca

E' formata dal centro semiovale e dal sistema di capsule. Contiene fibre:

  • di protezione (afferenti ed efferenti)
  • d'associazione (intraemisferiche)
  • commessurali (interemisferiche), che decorrono nelle formazione interemisferiche e restano all'interno dello stesso emisfero

    • corpo calloso: la faccia superiore è ricoperta da un sottile strato di sostanza grigia (indisium griseum), che fa parte dell'ippocampo dorsale

    • fornice: posto sotto al corpo calloso, è formato da un corpo centrale dal quale si staccano posteriormente due pilastri (ippocampo ventrale) e due colonne (corpi mammillari dell'encefalo)

    • commessura anteriore: come il fornice, connette aree corticali che fanno parte dell'archipalio. Si presenta con misure minori rispetto a fornice e corpo calloso, è un cordone teso fra i due emisferi.




Il sistema nervoso: sistema somatico e il sistema viscerale


Funzioni del sistema nervoso


Il sistema nervoso presenta due funzioni principali:

  1. somatiche: servono a regolare le reazioni dell'organismo in risposta alle modificazioni, soprattutto a livello dell'ambiente esterno ed interno
  2. viscerali: controlla tutti i parametri interni all'organismo, ed è cioè adibito al mantenimento dell'omeostasi, ovvero al mantenimento all'interno dell'organismo delle condizioni adeguate alla vita.

Per esplicare queste due funzioni, si utilizzano due tipi di sistemi:

  1. somatico
  2. viscerale.

Entrambi i sistemi contengono poi:

  1. vie efferenti (sempre motrici), che trasportano i comandi in uscita dall'encefalo
  2. vie afferenti (sempre sensitive), che trasportano segnali in entrata dall'encefalo.


Sistema somatico


Vie motrici, in uscita: dette vie somatomotrici, inviano i comandi di movimento alla muscolatura scheletrica

Vie sensitive, in entrata: dette vie somatosensitive, trasportano due tipi di informazioni:

esterocettive: legate alla sensibilità esterocettiva, che è superficiale, raccolta a livello della cute, che fornisce informazioni di tipo tattile, termico, e dolorifico

propriocettive: legate alla sensibilità propriocettiva, che è profonda, poiché le informazioni vengono raccolte a livello dei muscoli e delle articolazioni.

Tutte queste informazioni riguardano la posizione del corpo nello spazio.



Sistema viscerale


L'insieme delle vie visceromotrici e viscerosensitive, va a formare il sistema nervoso autonomo.


Vie motrici, in uscita: dette vie visceromotrici, sono vie efferenti che trasportano i comandi di movimento alla muscolatura liscia (parete organi interni, vasi sanguigni) e alle ghiandole



Vie sensitive, in entrata: dette vie viscerosensitive, trasportano informazioni legate alla sensibilità enterocettiva, poiché le informazioni vengono raccolte a livello dei visceri (p.e. estensione della parete di un organo).


Ciascuna delle vie, sia del sistema somatico che del sistema viscerale, è formata da una catena di neuroni, il cui numero va da un minimo di due ad un numero indefinito. Essi decorrono in parte all'interno del sistema nervoso centrale e in parte anche all'interno dei nervi periferici.

Esempi sono la sensazione dolorifica, raccolta a livello cutaneo, decorre all'interno di un nervo spinale, entra nel midollo e da qui giunge all'interno del nevrasse. Il comando motorio invece, viene elaborato a livello della corteccia cerebrale, viene poi trasportato per mezzo di assoni all'interno del sistema nervoso centrale, e innerva il muscolo con un nervo spinale.



Il sistema somatico


Vie somatomotrici


Si possono dividere in due sistemi:

piramidale

extrapiramidale.



Sistema piramidale


Il sistema piramidale è costituito da fibre che terminano a livello della muscolatura striata e vanno a comandare i movimenti volontari. Le vie che lo costituiscono, collegano la corteccia motrice con i neuroni somatomotori che possono essere localizzati nel midollo spinale o nel tronco encefalico.

In base a questa distinzione si possono individuare due vie:


  1. via cortico spinale: se i neuroni somatomotori sono localizzati nel midollo spinale. E' anche detta fascio piramidale perché le sue fibre passano attraverso le piramidi, che sono dei rilievi a livello del bulbo. La radice cortico deriva dal fatto che parte dalla corteccia

  1. via cortico nucleare: se i neuroni somatomotori si trovano a livello del tronco encefalico, nei nuclei dei nervi cranici. E' anche detta fascio genicolato perché le sue fibre passano attraverso il ginocchio della capsula interna, che divide il talamo dal nucleo caudato e lenticolare.

Tutte le vie del sistema piramidale sono bineuroniche, cioè formate da due neuroni:


Primo neurone: ha una localizzazione comune per entrambe le vie, si trova nel 5° strato della corteccia prerolandica, dove sono presenti le cellule piramidali giganti, i cui assoni proiettano le informazioni al di fuori dell'encefalo

Secondo neurone: ha una localizzazione diversa a seconda della via. Anche in questo caso, tanto più fine è la prestazione motoria che il segmento corporeo può eseguire, tanto maggiore è il numero di neuroni che controllano questo segmento a livello della corteccia.



Via corticospinale

L'assone del primo neurone fuoriesce dalla corteccia cerebrale passando per il braccio posteriore della capsula interna. Successivamente decorre lungo il mesencefalo a livello dei peduncoli cerebrali (che contengono tutte le fibre motrici), attraversa il ponte e decorre nel bulbo a livello delle piramidi. Le piramidi sono separate da una fessura che s'interrompe in un certo punto: tale interruzione è detta decussazione delle piramidi, e a questo livello le fibre s'incrociano, facendo passare quelle di destra a sinistra e viceversa. Infine la fibra scende del midollo spinale, dove entra in sinapsi con il secondo neurone. L'assone del primo neurone è molto lungo, può arrivare fino a 1m.

Il secondo neurone si trova nella sostanza grigia del midollo spinale, a livello del corno anteriore. L'assone del secondo neurone fuoriesce dal midollo spinale attraverso la radice anteriore e raggiunge il territorio d'innervazione. Qui l'assone termina con un dispositivo detto placca motrice a livello del quale, al giungere dell'impulso, vengono liberate delle sostanze.





Via corticonucleare

L'assone del primo neurone fuoriesce dalla corteccia passando attraverso la capsula interna a livello del ginocchio, e s'interrompe a livello del tronco encefalico, nei nuclei somatomotori dei nervi cranici, dove v'è il secondo neurone. Infine l'assone del secondo neurone raggiunge il territorio d'innervazione decorrendo in un nervo cranico.



Sistema extrapiramidale


Affianca il sistema piramidale e ha la funzione di controllare e modulare la sua attività:

regola la motilità volontaria, cioè tutti i quei movimenti comandati dal sistema piramidale

è responsabile dell'esecuzione dei movimenti automatici e semivolontari, cioè quei movimenti d'accompagnamento del gesto volontario, che molto spesso sono più numerosi del movimento volontario stesso.



A differenza del sistema piramidale, è formato da vie polineuroniche, formate da un numero non precisato e non fisso di neuroni.


Nel nevrasse ci sono vari centri extrapiramidali:


Aree corticali extrapiramidali

Sono molto più estese rispetto all'area piramidale a livello della corteccia (9:1), e ciò è dovuto al fatto che i movimenti che accompagnano un gesto volontario sono molto più numerosi rispetto al movimento volontario stesso.

Funzioni:

modulano l'attività delle cellule piramidali e di conseguenza anche l'attività della corteccia prerolandica in cui si trovano. Le aree extraparietali che svolgono tale funzione sono dette aree soppressorie.

Esempio: dall'area soppressoria 4s parte un impulso che viene trasportato da varie fibre nervose e passa attraverso il nucleo caudato pallido per giungere infine al talamo. A livello di ognuna di queste strutture c'è una sinapsi tra la fibra nervosa e il neurone, questa sarà perciò una catena polineuronica formata da 4 neuroni. L'impulso dal talamo viene trasmesso all'area motrice primaria ( 4), su cui avrà un'azione inibitoria. Tale via è detta cortico perché parte dalla corteccia, strio perché passa per il nucleo striato e corticale perché termina a livello della corteccia.

Dall'area motrice primaria si dipartono delle fibre dette parapiramidali, perché decorrono affiancate alle fibre piramidali (sia spinale che nucleare). Esse andranno a trasmettere l'impulso ai neuroni somatomorori nel corno anteriore


alterare l'attività dei motoneuroni inferiori, cioè il secondo neurone delle vie corticospinale e corticonucleare) direttamente, o tramite stazioni intermedie sottocorticali.


Perciò i messaggi che partono dalle aree extrapiramidali o agiscono sulla corteccia motrice primaria (a livello del primo neurone) o agiscono sul secondo neurone.


o       Strutture sottocorticali extrapiramidali

Sono nucleo striato (formato da nucleo caudato e una porzione del lenticolare), sostanza nera, nucleo rosso e nuclei reticolari bulbari e pontini (cioè sostanza reticolari che si trovano sia a livello del ponte che del bulbo).

Le aree corticali extrapiramidali che alterano l'attività del secondo neurone, sono dette aree del sistema cortico-sottocorticale. Da queste aree partono fibre che fuoriescono dalla corteccia e si portano alle formazioni sottocorticali extrapiramidali (nucleo striato, sostanza nera..), dove entrano in sinapsi con un altro neurone. Da queste formazioni si dipartono poi altre fibre raggruppate in fasci, che prendono il nome dal punto di partenza e di arrivo delle fibre. P.e. se ha inizio nel nucleo rosso sarà rubico spinale, che andranno a scaricarsi direttamente nei neuroni somatomotori.



Circuito nervoso tra corteccia cerebrale neocerebello corteccia extrapiramidale


La funzione del neocerebello è quella di controllare la motilità volontaria. Esso svolge questa funzione perché ad esso giungono vari tipi d'informazione che provengono tutte da zone corticali:

o       dalla corteccia frontale: giungono informazioni sui movimenti previsti

o       dalla corteccia parietale e temporale: giungono informazioni di tipo sensitivo (acustiche, visive) sulla rappresentazione del nostro corpo nello spazio.


Il meccanismo di questo circuito è il seguente: dalla corteccia cerebrale parte una fibra diretta al cervelletto, in particolare al neocerebello, che elabora una risposta allo stimolo ricevuto. Attraverso delle fibre delle cellule del Purkinje, l'unica via efferente del cervelletto, tale risposta viene inviata ai nuclei profondi del cervelletto, a livello dei quali avviene la sinapsi. Successivamente dai nuclei profondi si origina un'altra fibra che fuoriesce dal cervelletto attraverso i peduncoli cerebellari e trasporta l'informazione al talamo e alle aree corticali extrapiramidali, che possono essere aree soppressorie, o aree del sistema cortico-sottocorticale, che vanno ad agire sui neuroni somatomotori.




Vie somatosensitive


Trasportano informazioni legate a due tipi di sensibilità:

  1. esterocettiva
  2. enterocettiva.


Sensibilità esterocettiva


La sensibilità esterocettiva è di tipo superficiale, viene raccolta a livello della cute. La cute raccoglie a sua volta le informazioni sensitive in maniera differenziale: nelle varie parti della cute ci sono diversi tipi di recettori che captano diverse informazioni:

  • a livello dell'epidermide, vengono recepiti stimoli tattili e dolorifici
  • a livello del derma sono presenti recettori che captano informazioni legate alla temperatura, vi è un recettore sensibile al caldo e uno al freddo
  • a livello dell'ipoderma, sono presenti recettori che vengono attivati dal stimoli pressori abbastanza sostenuti.

Nella sensibilità esterocettiva vengono distinte due vie:


  1. via protopatica: trasporta informazioni di tipo tattile, termico e dolorifico. E' una sensibilità di tipo grossolano perché non è ben localizzata, e le informazioni vengono trasportate ai centri superiori attraverso fibre molto sottili, dotate di guaina mielinica molto scarsa, e ciò comporta una lenta trasmissione dei segnali

  1. via epicritica: è una sensibilità più fine, più discriminata, bel localizzata. Le informazioni vengono trasportate attraverso fibre più grosse, dotate di guaina mielinica, perciò il segnale giunge ai centri superiori molto più velocemente.

Entrambe le vie esterocettive sono formate da una catena di tre neuroni:


1) Primo neurone o protoneurone: il suo corpo cellulare si trova sempre in un ganglio, un ammasso di cellule nervose che si trova fuori dal nevrasse

o       se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo spinale, allora il soma si trova in un ganglio spinale, che si trova lungo la radice posteriore del nervo spinale

o       se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo cranico, allora il soma si trova in un ganglio sensitivo.


Il protoneurone è sempre un neurone a T:

o       un ramo raccoglie lo stimolo dalla periferia

o       l'altro entra all'interno del nevrasse e decorre o in un nervo spinale o in un nervo cranico.


2) Secondo neurone: l'assone del primo neurone entra successivamente in sinapsi con il secondo neurone, detto anche deutoneurone, che è sempre all'interno del nevrasse, il cui soma può trovarsi:

o       nel corno posteriore della sostanza grigia del midollo spinale, se la via decorre parzialmente in un nervo spinale

o       in un nucleo del tronco encefalico, se la via decorre parzialmente in un nervo cranico.


3) Terzo neurone: l'assone del secondo neurone ascende lungo il nevrasse ed entra in sinapsi con il terzo neurone, che si trova sempre nel talamo, che è una stazione d'arresto delle vie sensitive. Successivamente l'assone del terzo neurone si proietta nelle aree sensitive della corteccia cerebrale.

Le vie esterocettive possono essere:

o       midollari: se decorrono parzialmente in un nervo spinale

o       troncali: se decorrono parzialmente in un nervo cranico.



Tre delle vie midollari esterocettive sono:

  • via spinotalamica laterale
  • via spinotalamica anteriore
  • via dei cordoni posteriori.

Via spinotalamica laterale

E' una via protopatica, detta anche via della temperatura e del dolore, poiché veicola la sensibilità termo-dolorifica.

Il primo neurone si trova nel ganglio spinale, è un neurone a T, in un cui un prolungamento termina in un territorio cutaneo e l'altro, attraverso la radice posteriore del nervo spinale, giunge al corno posteriore della sostanza grigia del midollo.

Entra così in sinapsi con il secondo neurone, che si trova appunto nel corno posteriore. L'assone del secondo neurone si fa controlaterale, e passa nella metà opposta del midollo spinale, posizionandosi a livello del cordone laterale: si forma un fascicolo, detto fascicolo spinotalamico laterale, che ascende lungo il nevrasse e termina in sinapsi con il terzo neurone, che si trova nel talamo.

Il terzo neurone successivamente si proietta a livello della corteccia cerebrale.


Via spinotalamica anteriore

E' una via protopatica tattile. Il decorso dei tre neuroni è praticamente uguale a quello della via spinotalamica laterale, con l'unica differenza che l'informazione è tattile.


Via dei cordoni posteriori

E' una via epicritica ma anche propriocettiva. Presenta delle analogie con le altre due vie per quanto riguarda la localizzazione del primo e del terzo neurone, ma cambia la localizzazione del secondo neurone.

Il primo neurone si trova sempre in un ganglio spinale ed è a T, il cui prolungamento centrale, una volta entrato nel midollo spinale, non si arresta ma ascende lungo questa struttura attraverso il cordone posteriore, che si divide nei fascicoli gracile e cuneato.

L'assone giunto a livello del bulbo, entra in sinapsi con il secondo neurone, che si trova appunto nel bulbo e in particolare a livello del nucleo gracile e cuneato. Il suo assone giunge poi a livello del talamo, dove si trova il terzo neurone, il cui assone si proietta a livello della corteccia cerebrale.


A livello della corteccia cerebrale, le aree sensitive sono localizzate nel lobo parietale:

  • area sensitiva primaria: corrisponde alla circonvoluzione postrolandica, a questo livello giungono tutte le informazioni sensitive
  • serie di aree associative: ricevono informazioni dall'area sensitiva primaria e da altre aree della corteccia. Hanno la funzione di interpretare le informazioni ricevute.

Grazie a queste aree, l'organismo è in grado di riconoscere un oggetto ad occhi chiusi o conoscere la posizione del corpo senza l'ausilio della vista. A livello della corteccia sono rappresentati i vari segmenti corporei. La grandezza dell'area della corteccia destinata a ricevere segnalazioni (interpretare stimoli) da un determinato segmento corporeo, dipende dal numero di recettori (esterocettori) presenti in quella determinata zona dell'organismo. P.e. la mano e la faccia, essendo zone più sensibili dell'organismo rispetto alla gamba, hanno una rappresentazione a livello corticale molto elevata.



Sensibilità propriocettiva


La sensibilità propriocettiva è una sensibilità profonda, raccolta a livello dei muscoli e delle articolazioni, che raccoglie informazioni riguardo la posizione o il cambiamento di posizione di un determinato segmento corpo, in generale riguardo le variazioni statico-dinamiche dell'apparato locomotore.

Vi sono vari tipi di recettori che raccolgono queste informazioni, che in generale vengono detti propriocettori:

  • possono essere recettori abbastanza semplici, sensibili alle variazioni di pressione, come quelli presenti nell'ipoderma
  • possono essere recettori specifici come:

fusi neuromuscolari: si trovano a livello delle fibre muscolari scheletriche e vengono attivati quando il muscolo si rilassa

corpuscoli organo-tendinei: si trovano nel punto di confine tra muscolo e tendine, e vengono attivati quando il muscolo si contrae, quindi lo stimolo è opposto a quello dei fusi neuromuscolari.


Le vie propriocettive si dividono in due categorie:

  1. coscienti: inoltrano la loro informazione alle aree corticali e sono rappresentate dalla via dei cordoni posteriori, formata da tre neuroni

  1. incoscienti: non giungono a livello corticale ma inoltrano la loro informazione alla corteccia del cervelletto: tali vie sono bineuroniche perché formate da due neuroni:

Primo neurone, si trova:

    • in un ganglio spinale se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo spinale
    • in un ganglio sensitivo se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo cranico.

Il primo neurone è sempre a T, in cui il prolungamento periferico raccoglie lo stimolo dalla periferia, e il prolungamento centrale penetra o a livello del midollo spinale o nel tronco encefalico, dove entra in sinapsi con il secondo neurone.

Secondo neurone, si trova:

o       nel corno posteriore del midollo spinale se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo spinale

o       nel nucleo di un nervo cranico contenuto nel tronco encefalico, se la via decorre parzialmente all'interno di un nervo cranico.

L'assone del secondo neurone attraverso i peduncoli cerebellari entra nel cervelletto e va a finire a livello del paleocerebello, dove l'informazione viene elaborata e trasmessa attraverso l'assone delle cellule del Purkinje. Esistono due vie:

a.       spinocerebellare dorsale: trasporta le informazioni propriocettive che provengono dal tronco

b. spinocerebellare ventrale: trasporta le informazioni propriocettive che provengono dagli arti.

Perché tale risposta giunga alle strutture esterne del cervelletto, l'assone delle cellule del Purkinje entra in sinapsi con un altro neurone a livello dei nuclei profondi del cervelletto. Successivamente l'assone di questo neurone fuoriesce dal cervelletto attraverso i peduncoli cerebellari e si arresta a livello del nucleo rosso del mesencefalo, dove entra in sinapsi con un altro neurone. Dal nucleo rosso, l'informazione può seguire due vie:

a.       può essere trasmessa al midollo spinale, e da qui ai neuroni somatomotori, che determinano la contrazione muscolare, infatti il paleocerebello ha la funzione di controllare il tono muscolare

b. può essere rimandata al talamo e da qui rimandata alla corteccia.






















Il sistema viscerale


Il sistema viscerale è detto anche autonomo o vegetativo, e ha il compito di mantenere all'interno dell'organismo una condizione d'equilibrio, cioè di mantenere entro un determinato intervallo certi parametri, ovvero mantenere l'omeostasi. P.e. la temperatura corporea deve essere mantenuta intorno ai 37° C; se per qualche motivo dovesse aumentare o diminuire troppo, v'è un sistema che in via automatica (cioè senza passaggi coscienti) e velocemente, la riporta al valore di 37°C. Come la temperatura, vi sono altri parametri che devono essere mantenuti costanti come il pH, la concentrazione dello ione calcio, la concentrazione di glucosio nel sangue.


Il sistema viscerale è composto da:

  1. vie afferenti
    • viscerosensitive o enterocettive

  1. vie efferenti
    • visceromotrici, che vanno ad agire sulla muscolatura liscia e sulle ghiandole, e si dividono in

vie che appartengono al sistema ortosimpatico

vie che appartengono al sistema parasimpatico.



Struttura generale di un meccanismo omeostatico


Il meccanismo omeostatico è formato da tre componenti principali:

  1. rivelatore: misura un determinato parametro, e una volta compiuta la misurazione invia l'informazione al centro di controllo
  2. centro di controllo: svolge due azioni
    1. confronta l'informazione con i valori prefissati e se i due parametri coincidono, allora non succede nulla
    2. se il valore misurato si discosta da quello ideale, allora elabora una risposta che viene inviata all'effettore
  3. effettore: elabora un'altra risposta che si oppone allo stimolo ricevuto (che l'ha provocata).

Anche il sistema viscerale ha questo tipo di funzionamento:


  1. rivelatore: è costituito da
    1. recettori, che misurano il valore del parametro
    2. vie viscerosensitive

Le vie viscerosensitive trasportano le informazioni legate alla sensibilità enterocettiva, e sono vie polinucleate, formate da un numero imprecisato di neuroni, sicuramente superiore a tre. Le informazioni enterocettive sono raccolte a livello dei visceri (organi interni) e a livello della parete dei vasi sanguigni. Gli stimoli sono abbastanza vari:

o       insufficiente apporto di ossigeno agli organi

o       distensione o contrazione eccessiva della parete di un organo

o       aumento dell'acidità gastrica

o       dilatazione di un vaso sanguigno.

Tali stimoli non vengono recepiti da recettori, ma da terminali liberi generati dallo sfioccamento della fibra nervosa in periferia. Tali terminali hanno una soglia di eccitazione elevata, perché vengano attivati lo stimolo deve essere di forte intensità.



I primi tre neuroni di queste vie polineuroniche si trovano:

1) Primo neurone: si trova sempre in un ganglio spinale, lungo la radice posteriore del nervo spinale. E' un neurone a T, un ramo raccoglie lo stimolo dalla periferia, l'altro entra nel midollo spinale attraverso la radice posteriore

2) Secondo neurone: si trova sempre nel corno posteriore della sostanza grigia del midollo spinale. Il suo assone ascende lungo il midollo spinale per pochi mielomeri, e rientra nella sostanza grigia a livello del corno posteriore, dove entra in sinapsi con un altro neurone. Ciò si ripete più e più volte lungo il midollo spinale, dando origine ad una via polisinaptica che si continua a livello della sostanza reticolare, arriva fino al diencefalo, ed infine l'informazione viene proiettata:

o       nella maggior parte dei casi nell'ipotalamo, che costituisce il centro vegetativo per eccellenza

o       raramente alla corteccia cerebrale, e lo stimolo assume così uno stimolo cosciente.

Essendo vie costituite da un gran numero di sinapsi intermedie, l'informazione viene trasportata abbastanza lentamente.


centro di controllo: è formato dal sistema limbico, che è composto da varie formazioni:

o       lobo limbico (formato da due circonvoluzioni)

o       alcuni nuclei del talamo

o       ipotalamo

o       regioni della sostanza reticolare e del tronco

o       formazioni interemisferiche archipaliali (fornice e commessura anteriore)

o       nuclei amigdaloidei (nuclei della base)

o       vie olfattive

o       ippocampo.


Tale sistema ha la funzione di centro di controllo, svolge anche quella di controllo dei comportamenti istintivi: per questo tale sistema è molto più sviluppato negli animali.


Ippocampo

E' detto anche archicortex perché a questo livello è presente questo tipo di corteccia, formata solo da due o tre strati. Circonda la porzione centrale dell'emisfero, detta ilo dell'emisfero, ed è un anello formato per la maggior parte da sostanza grigia, ma anche da una piccola porzione di sostanza bianca. In esso si possono distinguere due zone:

ippocampo dorsale: formato da sostanza grigia, ricopre la faccia superiore del corpo calloso

ippocampo ventrale: è molto più sviluppato e più spesso del dorsale, forma un rilievo detto corpo di Ammone.

L'ippocampo riceve informazioni provenienti da varie regioni, ed è connesso all'ipotalamo tramite in fornice, una struttura costituita da due pilastri anteriori e due posteriori.









Vie visceromotrici


Le vie visceromotrici si dividono in:

  1. vie che appartengono al sistema ortosimpatico
  2. vie che appartengono al sistema parasimpatico.

Entrambe le vie sono composte da due neuroni, quindi sono bineuroniche

1) Primo neurone: detto anche neurone pregangliare, si trova sempre all'interno del nevrasse

o       a livello del midollo spinale

o       a livello del tronco encefalico


2) Secondo neurone: è detto anche neurone postgangliare, si trova sempre in un ganglio, che a sua volta si trova al di fuori del nevrasse.


Le due vie, presentano delle differenze:

  • normalmente esercitano effetti opposti, per questo quasi tutti gli organi interni presentano una doppia innervazione: sono cioè innervati sua da fibre del parasimpatico che dell'ortosimpatico. P.e. a livello del cuore, il sistema ortosimpatico determina un'accelerazione della frequenza del battito cardiaco, il parasimpatico viceversa ne determina il rallentamento
  • in via del tutto generale possiamo dire che

il sistema ortosimpatico innesca processi per cui è necessario un dispendio d'energia

il sistema parasimpatico è un sistema che fa risparmiare energia, favorisce cioè processi anabolici che portano alla produzione di molecole di riserva

  • i neuroni pregangliari ortosimpatici, si trovano solo a livello del midollo spinale; quelli parasimpatici possono trovarsi sia nel midollo spinale che nel tronco encefalico
  • i gangli ortosimpatici si trovano quasi tutti vicini al nevrasse, in prossimità del midollo spinale; i gangli parasimpatici si trovano in prossimità dei visceri, che poi vengono innervati


Sistema parasimpatico


Localizzazione dei neuroni:

  1. il neurone pregangliare si può trovare

o       nel tronco encefalico a livello dei nuclei visceromotori. L'assone di questo neurone fuoriesce dal nevrasse decorrendo lungo un nervo cranico corrispondente (possono essere il III, VII, IX, X, XI), e raggiunge in ganglio

o       nel grigio intermedio del midollo spinale. Questa localizzazione è limitata però solo ad alcuni mielomeri, quelli tra il 2° e il 4° mielomeri sacrale (2S e 4S): infatti questo sistema è detto anche parasimpatico sacrale. L'assone di questo neurone fuoriesce dalla radice anteriore e raggiunge il ganglio decorrendo all'interno di un nervo spinale


  1. il neurone postgangliare è situato in un ganglio che si trova in prossimità dei visceri.


Sistema ortosimpatico


Localizzazione dei neuroni:

  1. il neurone pregangliare è situato nel grigio intermedio del midollo spinale e la sua localizzazione va dal mielomero cervicale VIII al mielomero lombare II (C8, L2). L'assone di questo neurone fuoriesce dal midollo spinale tramite la radice anteriore e si porta ai gangli ortosimpatici

  1. il neurone postgangliare si trova in un ganglio ortosimpatico, che a sua volta può essere, in base alla sua localizzazione

o       prevertebrale (4 paia) se si trova nella cavità addominale

o       laterovertebrale se si trova ai lati della colonna vertebrale. I gangli laterovertebrali formano due colonne ai lati della colonna vertebrale, una a destra e una a sinistra, e sono uniti tra loro da fasci di fibre di sostanza bianca. Le due colonne s'incontrano alla fine della colonna vertebrale e a questo livello sono unite da un ganglio impari, detto coccigeo. L'assone del primo neurone fuoriesce dal midollo spinale attraverso la radice anteriore, entra in un nervo spinale che poi abbandona per portarsi al ganglio laterovertebrale di pari livello; a questo punto può seguire tre strade:

può entrare in sinapsi con il neurone postgangliare di pari livello

la fibra può ascendere o discendere per lunghezze variabili, ed entrare in sinapsi con un neurone postgangliare presente in un ganglio, sovrastante o sottostante il ganglio di pari livello

può attraversare il ganglio senza interrompersi, cioè senza entrare in sinapsi con il neurone postgangliare, e in questo caso forma i nervi splancnici, e raggiungono i gangli prevertebrali. I nervi splancnici sono fibre ortogonali ortosimpatiche che si portano ai gangli della cavità addominale.


Le fibre postgangliari che si originano dai gangli laterovertebrali:

o       possono rientrare nel nervo spinale corrispondente e raggiungere il territorio d'innervazione, decorrendo nel nervo spinale

Per i gangli cervicali e i primi gangli toracici, le fibre possono

o       decorrere seguendo le ramificazioni dei vasi arteriosi che vanno ad irrorare la testa (formando dei plessi intorno a tali vasi) e andare ad innervare i visceri della testa

o       formare i nervi cardiaci e polmonari, andando ad innervare cuore e polmoni.





Il sistema nervoso periferico

ü nervi spinali

ü nervi cranici


Nervi spinali

Sono 33 paia di nervi, la maggior parte di loro sono misti e si formano dall'unione delle radici (posteriormente si trovano le fibre sensitive). Le radici emergono dal forame intervertebrale e sono connessi al tronco del simpatico tramite i rami comunicanti.

I nervi spinali si dividono in 2 rami:

1. ventrale: forma plessi ad eccezione dei toracici, innerva la parte anteriore del tronco e gli arti. I rami ventrali dei nervi spinali formano plessi, e quindi reti di fibre nervose

2. dorsale: il ramo più sottile è quello che innerva la parte posteriore del tronco.


Ogni paio di nervi spinali presenta un territorio d'innervazione specifica. Il dermatomero è la specifica zona d'innervazione, e quindi la presenza o l'assenza di sensibilità in determinate zone del corpo, diventa indice di lesione di un determinato nervo spinale.



Nervo vago (X)

Per origine reale di un nervo s'intende il punto in cui si forma il nervo, in cui hanno origine le fibre nervose che danno vita al nervo ( nuclei o gangli).


  • componente somato-motrice: nucleo ambiguo (corpo cellulare dell'assone del II neurone somato-motore), che si trova nel bulbo a livello del pavimento del IV ventricolo. Quindi si ha controllo della muscolatura volontaria della faringe e della laringe

  • componente somato-sensitiva: ganglio giugulare, si trova lungo il decorso del nervo e contiene i corpi cellulari degli assoni della componente somato-sensitiva del nervo vago. I neuroni delle vie sensitive sono a T, e controllano il condotto uditivo esterno

  • componente viscero-motrice: nucleo cardio-pneumoenterico, agisce sul sistema nervoso centrale a livello del parasimpatico e controlla i visceri toracico-addominali

  • componente viscero-sensitiva: gangli nodoso e giugulare, controlla i visceri toraco-addominali e l'epiglottide

Per origine apparente s'intende il punto del tronco encefalico dove emerge il nervo. Il nervo vago emerge dal solco laterale posteriore del bulbo e per il passaggio dalla base cranica, si serve del forame giugulare. Per raggiungere il luogo d'innervazione, deve uscire dalla scatola cranica e ha un decorso molto lungo: infatti innerva anche i visceri dell'addome e forma vari rami (cervicali, toracici).










Occhio e vie ottiche

Il globo oculare è rivestito da tre tonache:

  1. sclera o sclerotica
  2. uvea
  3. retina.


Sclera

E' il primo strato, è la tonaca più esterna ed è anche la più resistente. In poche parole è quella che forma la parte bianca dell'occhio ed è formata da connettivo fibroso con fibre elastiche e collagene. Ha una funzione protettiva ma non solo, in quanto a livello di questa tonaca, s'inseriscono i muscoli estrinseci dell'occhio che permettono di muoverlo all'interno dell'orbita.

Anteriormente si ha la cornea, che è il segmento anteriore di questa tonaca, che assolve la funzione di una lente e possiede la particolarità d'avere fibre ordinate, per conferire una struttura trasparente. La cornea è anche particolare in quanto non è vascolarizzata, e di fatto le cellule sono nutrite dall'umor acqueo, ma nonostante ciò è innervata.



Uvea

Questo secondo strato è vascolarizzato e le funzioni che gli sono proprie sono il controllo della quantità di luce, e la produzione dell'umor acqueo, un liquido di composizione simile al liquido cerebro-spinale, che nutre la cornea. L'uvea è responsabile della messa a fuoco degli oggetti. Quest'ultima funzione e il controllo della quantità di luce possono essere effettuati grazie alla presenza dell'iride (diaframma) e del corpo cigliare, che si trovano in posizione anteriore.


Iride

E' una sorta di diaframma, è una struttura che delimita una cavità centrale, ovvero la pupilla. La regolazione del diametro della pupilla è dovuta alla presenza di due muscoli lisci, il muscolo dilatatore e il muscolo costrittore della pupilla.


Corpo cigliare

Si dipartono dei legamenti che sostengono il cristallino, subito dietro l'iride.


Cristallino

Ha un raggio di curvatura variabile, grazie alla tensione o alla distensione dei legamenti tensori.


Coroide

Si trova in posizione posteriore.


Nell'occhio sono presenti tre camere:

  1. anteriore: si trova nello spazio compreso tra la cornea e l'iride, e comunica con la seconda camera
  2. posteriore: è più piccola dell'anteriore, ed è compresa tra l'iride, il corpo cigliare ed il  cristallino
  3. vitrea: occupa tutta la parte posteriore al cristallino, contiene una sostanza gelatinosa che è chiamata corpo vitreo.

La seconda e la terza camera contengono l'umor acqueo, che occorre per nutrire le cellule della cornea. La quantità di umor acqueo deve essere limitata perché altrimenti si verifica un aumento della pressione, con conseguente lesione dei nervi. L'umor acqueo è prodotto e drenato in continuazione dal canale di Schlemm, un forellino che si trova al margine della cornea. Il glaucoma è provocato da un accumulo di umor acqueo, che innalzando la pressione, provoca lo schiacciamento delle fibre nervose e nella quasi totalità dei casi, si verifica a causa di un'occlusione del canale di Schlemm.



Retina

E' divisa in una porzione posteriore fotosensibile e un'anteriore cieca. A livello del polo posteriore ci sono:

papilla ottica (cieca): è il punto nel quale le fibre del secondo assone della via ottica si riuniscono e formano il nervo ottico

fovea: ha caratteristiche opposte alla papilla, la maggiore concentrazione di fotorecettori si trova proprio in questo punto.


La porzione fotosensibile della retina contiene dei fotorecettori e i primi due neuroni della via ottica. Fatta eccezione per la fovea, ci sono 10 strati (ma noi consideriamo i primi due):

  1. il primo strato presenta epitelio pigmentato, e la sua prima funzione è trofica, ovvero alimenta coni e bastoncelli. I pigmenti assorbono in parte la radiazione luminosa: se questo strato pigmentato si scolla dal sottostante, v'è il distacco della retina con i recettori in atrofia e in ultima analisi la cecità
  2. il secondo strato presenta i coni e i bastoncelli (fotorecettori), che sono dei neuroni modicicati, sensibili alla radiazione

a.       coni: sono sensibili alle variazioni d'intensità  e di lunghezza d'onda, quindi discriminano i colori

b. bastoncelli: sono sensibili solo alle variazioni d'intensità della luce.

Coni e bastoncelli presentano dei pigmenti, e quando arriva lo stimolo luminoso, i pigmenti vengono degradati: così facendo la reazione chimica viene trasformata in potenziale elettrico.



Via ottica


I neurone: cellula bipolare (retina)

II neurone: cellula gangliare (retina)


La fibra della cellula gangliare converge a livello della papilla ottica: le fibre perforano le tonache oculari e formano il nervo ottico, che penetra nella scatola cranica e decorre nel sistema nervoso centrale. I due nervi ottici s'incontrano nel chiasma ottico, che è una struttura ad arco.

Grazie a quelle che chiamiamo area 18 e area 19, siamo in grado di dare significato agli oggetti. 



Miosi o riflesso di costrizione pupillare

E' mediato da fibre parasimpatiche.


Braccio afferente:

fotorecettori

I e II neurone della via ottica.


Collegamento: nuclei pretettali.


Braccio efferente: neurone pregangliare.

Midriasi o riflesso di dilatazione pupillare

E' mediato da fibre ortosimpatiche.


Braccio afferente:

ü fotorecettori

ü I e II neurone della via ottica.


Collegamento: tubercolo quadrigemino superiore.


Braccio efferente:

neurone pregangliare del midollo spinale (grigio intermedio, C8-T1)

neurone postgangliare del ganglio cervicale superiore (laterovertebrale): muscolo dilatatore della pupilla.







































Orecchio e via acustica

L'orecchio si può dividere in tre porzioni:

  1. esterno: raccoglie le onde sonore, ed è la parte visibile
  2. medio: amplifica le onde sonore e ci permette di percepire anche suoni deboli
  3. interno: contiene organi di senso per la percezione dei suoni e della localizzazione del corpo nello spazio.

L'orecchio esterno e l'orecchio medio si trovano all'interno dell'osso temporale.


Orecchio esterno

E' la porzione visibile, è formato dal padiglione auricolare di cartilagine elastica che delimita il meato acustico esterno. Il canale uditivo esterno conduce alla membrana timpanica, molto sottile e composta di collagene (connettivale), che è abbastanza delicata. Sono anche presenti le ghiandole ceruminose, che producono appunto il cerume, che è antibatterico e protegge l'orecchio e la membrana timpanica.


Orecchio medio

E' costituito dalla cavità timpanica, che è piena d'aria, nella quale sono contenuti gli ossicini uditivi: sono le ossa più piccole del corpo umano e sono responsabili dell'amplificazione del segnale.

L'orecchio medio comunica con la rinofaringe tramite la tuba uditiva, che è detta tromba d'Eustachio: è un condotto corto, ed ha la forma di un imbuto. Nei bambini questa porzione allargata è relativamente grande, ed è predominante: con le infezioni respiratorie, l'infezione passa dalla rinofaringe e giunge all'orecchio, generando così le otiti medie nel bambino. 

Questa porzione dell'orecchio è importante perché eguaglia la pressione ai due lati della membrana timpanica.


Ossicini uditivi:

  • martello
  • incudine
  • staffa.

Una porzione della membrana timpanica s'articola con il martello, che è articolato con l'incudine, che a sua volta s'articola con la staffa. La staffa si appoggia ad una finestra di natura connettivale, detta finestra ovale, dove si verifica un'interruzione dell'osso.

L'onda sonora è convogliata al condotto uditivo esterno, dove mette in vibrazione il timpano, che muove il martello: in questo modo il movimento è trasmesso agli altri due ossicini e in questo modo l'onda sonora è trasformata in movimento meccanico. Il movimento della staffa sulla finestra ovale, comprime dei fluidi contenuti nell'orecchio interno: ve ne sono due tipi di fluidi nella cavità chiusa. La membrana in questo modo amplifica il segnale: se il segnale è debole, non crea problemi; nel caso in cui il segnale che giunge sia forte, posso essere lese le strutture del timpano e degli ossicini. Per limitare i rischi di danno sono presenti due muscoli: il tensore del timpano (branca mandibolare del nervo trigemino) e lo stapedio (nervo faciale), che si contraggono e limitano il movimento della catena degli ossicini.


Orecchio interno

Si compone del labirinto osseo che è esterno, e del labirinto membranoso, che contiene l'endolinfa. Tra i due labirinti scorre la perilinfa. Il labirinto membranoso si trova all'interno dell'osseo, e funziona come un astuccio protettivo.

L'endolinfa presenta un'elevata concentrazione di potassio e bassa di sodio: ciò è importante perché i recettori funzionano solo con un fluido che presenta queste caratteristiche.

La perilinfa scorre tra i due labirinti, ed è simile al liquido cerebrospinale.


Il labirinto è diviso in:

  1. vestibolo (otricolo e sacculo)
  2. canali semicircolari
  3. chiocciola o coclea.

Le prime due raccolgono sensazioni legate all'equilibrio, la terza raccoglie i suoni.


Chiocciola o coclea

Si compone di:

  • dotto vestibolare (perilinfa)
  • dotto coclearie (endolinfa)
  • dotto timpanico (perilinfa).

All'interno dell'orecchio sono presenti delle fenestrature: la finestra rotonda, localizzata alla base del condotto timpanico, separa la perilinfa dall'aria dell'orecchio medio. Queste finestre sono formate da materiale estensibile:

  1. finestra rotonda: alla base del condotto timpanico
  2. finestra ovale: alla base del condotto vestibolare, è riempita dalla base della staffa.

La staffa preme sulla finestra ovale, quindi esercita una pressione sulla perilinfa, che è contenuta nel labirinto osseo. I liquidi sono incomprimibili, pertanto il liquido si muove e quando c'è il movimento meccanico della staffa, questa preme sulla perilinfa, che trasmette all'orecchio interno.



Organo del Corti

E' contenuto nel dotto cocleare, ed è formato da una membrana basilare, che è adiacente al dotto timpanico e quindi è a contatto con la perilinfa. Sulla membrana basilare ci sono delle cellule di sostegno ed anche delle cellule capellute, che sono quelle più interessanti in quanto la porzione cellulare, presenta delle ciglia. V'è poi la membrana tectoria, di consistenza gelatinosa, che è inserita fissamente nell'osso. Con la differenza di pressione, la membrana basilare comincia a muoversi, le ciglia toccano la membrana tectoria e si deformano; viene così a crearsi una differenza di potenziale elettrico: da un movimento meccanico otteniamo un segnale elettrico, che viene trasmesso alla fibra nervosa, che trasmette il segnale ai centri superiori.



Via acustica o cocleare


Il recettore è l'organo del Corti, che è localizzato nella chiocciola e contiene le cellule capellute.

  • I neurone: è un neurone a T del ganglio spinale, con un prolungamento che prende contatto con le cellule capellute, e l'altro che forma la componente cocleare del nervo acustico. Il nervo cocleare entra nel tronco
  • II neurone: nuclei cocleari ventrali
  • III e IV neurone: tubercoli quadrigemini inferiori, corpi genicolati mediali, che portano alle aree acustiche del lobo temporale.

Le informazioni sono legate ai movimenti della testa nello spazio. I recettori che accolgono queste informazioni si concentrano in determinati punti:

  • canali semicircolari: si concentrano sulle ampolle e sulle creste ampollari e ricevono stimoli dai movimenti rotatori del capo
  • utricolo e sacculo: macula, ricevono informazioni su gravità e accelerazione lineare.

Le ciglia delle cellule capellute sono inglobate in una membrana che ha una diversa composizione a livello del vestibolo, ed è presente la membrana otolitica composta di materiale gelatinoso.







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