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L'ATTENZIONE - Interesse e tensione mentale

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L' A T T E N Z I O N E



Interesse e tensione mentale


L'attenzione esprime il grado di tensione mentale di un individuo. Siccome questa tensione è limitata, l'individuo non può orientarsi verso tutte le stimolazioni interne ed esterne, per cui egli opera necessariamente delle scelte sulla base di interessi o piaceri.

L'attenzione rivolta in una sola direzione può portare a migliorare l'azione ed implica anche l'inibizione di ogni altra attività divergente (che distrae). L'attenzione sel 545h74f eziona e specializza, anche se l'eccessiva specializzazione può inibire l'insieme della vita psichica (ad es. i casi di deformazione professionale, oppure il caso in cui 2-3 persone che compiono un medesimo viaggio turistico, descrivono al ritorno quello che hanno visto in maniera molto diversa, solo perché la loro attenzione è stata colpita da cose diverse).




Campo di coscienza e di attenzione


Mentre l'attenzione si concentra, la coscienza continua ad essere sollecitata da stimoli esterni (sensoriali), come ad es. i rumori, che se sono troppo intensi possono impedire l'attenzione.


La concentrazione


Mediante la concentrazione, le percezioni aumentano in intensità, le immagini acquistano maggiore chiarezza, le reazioni si fanno più rapide ed esatte (a volte addirittura sono anticipate, come ad es. nella gara dei 100 m., quando si parte prima del via).

Una concentrazione eccessiva (prolungata nel tempo, specie quella sottratta alle ore di sonno) può provocare lesioni al cervello e portare a effetti opposti. In ogni caso un'attenzione continuamente tesa è impossibile nell'uomo: in alcuni soggetti è massima durante il mattino, in altri durante la notte (nella quiete assoluta). Il tic-tac di un orologio, posto vicino all'udito, viene percepito ora più forte ora più debole, proprio perché la tensione mentale varia.

Come tipologia, l'attenzione può essere concentrata su un solo argomento, o distribuita su più argomenti. E può essere di vari caratteri: rapida/lenta, persistente/labile, profonda/superficiale, prolungata/breve, ecc.


Concentrazione attiva e passiva


Quella attiva o volontaria è determinata dagli interessi (scientifici, culturali, morali, estetici, ecc.), che determinano la scelta delle immagini e l'attuazione del processo attentivo. Questa attenzione implica un maggior consumo di energia e anticipa l'insorgere della stanchezza.

Quella passiva o involontaria è dettata da impulsi che si riallacciano direttamente agli istinti di conservazione, riproduzione, socializzazione, ecc., nel senso che non siamo noi a scegliere gli oggetti, ma sono gli oggetti che s'impongono di forza alla nostra attenzione (ad es. il fantasticare prima del sonno, il leader di un gruppo al quale apparteniamo ecc.). Questa attenzione è poco dispendiosa, può anche prolungarsi nel tempo senza dare l'impressione della fatica.

L'attenzione volontaria è posteriore a quella spontanea, dal punto di vista genetico, ma rappresenta una tappa superiore di evoluzione. L'attenzione attiva quando è molto intensa e prolungata può determinare un interesse biologico, che a sua volta è fonte dell'attenzione passiva (ad es. un accanito lettore di libri può essere indotto a leggere cose che non gli servono a niente se non compie uno sforzo di volontà orientando la propria attenzione altrove).


Unità dell'oggetto di attenzione


Non è possibile dedicare un'attenzione uguale, nello stesso momento, a due oggetti diversi. Chi crede ad es. di poter leggere e mangiare contemporaneamente s'illude. Un giocatore di scacchi può seguire più di una partita, ma la simultaneità assoluta è impossibile. È solo la rapidità del processo attentivo che fa cadere in questa illusione.

L'unità dell'oggetto di attenzione è data anche dal fatto che l'attenzione può sintetizzare i molti contenuti di un determinato oggetto, in modo da formare un tutto unico (ad es. in un incrocio col semaforo l'autista decide di passare non solo perché il verde lo autorizza ma anche perché ha la percezione globale di poterlo fare con sicurezza).


Condizioni dell'attenzione


Quali sono i fattori psico-fisici che regolano e facilitano l'attenzione?


stato di freschezza/riposo, che permette una maggiore disponibilità di energia (ad es. nell'ultima ora di lezione il rendimento di uno studente è più scarso);



isolamento dell'oggetto dagli stimoli perturbatori dell'ambiente (ad es. studiare con la radio accesa non favorisce la concentrazione);

cambiamento dello stimolo, per impedire l'assuefazione e preservare l'interesse (ad es. esaminando un oggetto/fenomeno/problema sotto varie angolazioni);

intensità dello stimolo, che può indurre, dall'esterno, un soggetto a interessarsi di un dato argomento, anche se, senza partecipazione attiva del soggetto, nessuno stimolo ha effetti duraturi;

novità dell'oggetto: cosa che desta sempre più facilmente l'attenzione, soddisfacendo la curiosità naturale del soggetto. Ma se la novità non viene fatta propria a livello di interesse personale, essa produrrà solo un'attenzione temporanea;

interesse, fondato su un'esigenza sentita, senza la quale tutti gli artifici escogitati per captare la curiosità del soggetto, sono destinati a fallire.


Concomitanti fisiologici dell'attenzione


Il processo attentivo è accompagnato da fenomeni di concordanza in tutto l'organismo (ad es. dovendo svolgere un compito difficile, si rinuncia ad ogni movimento per risparmiare energia e per eliminare elementi disturbatori, si contraggono i muscoli nella zona mimica oculare, specie il sopracciliare e il frontale, la circolazione del sangue accelera nel cervello, cresce la pressione sanguigna, il ritmo respiratorio e cardiaco si altera, si modifica la secrezione salivare: si è insomma in tensione). Ciò significa che la risoluzione del compito comporta uno stress psico-fisico.

Altri espedienti fisici che aiutano la concentrazione, tenendo lontano gli stimoli perturbatori, variano a seconda degli individui (ad es. leggere ad alta voce, seguire il testo col dito, appoggiare la testa alla mano, chiudere le orecchie, ecc.).

A volte la fissità/immobilità può comportare delle scariche di energia superflua, che possono anche turbare la concentrazione (ad es. tamburellare il tavolo con le dita, ritmare il piede sul pavimento, rosicchiare la penna...).


Educazione all'attenzione


L'attenzione del bambino, assai mobile e facilmente stancabile, si disperde con estrema facilità se l'educatore non riesce a rendere interessante l'argomento in modo da agganciarlo alle profonde esigenze interiori. La paura o la minaccia di un brutto voto non fanno studiare di più dell'interesse. Uno studente è più portato a studiare una materia che normalmente non gli interessa se l'insegnante è in grado di stimolarlo positivamente; viceversa, può sentirsi indotto a trascurare una materia che fino a quel momento gli piaceva solo perché l'insegnante non ha saputo stimolarlo positivamente.

Ovviamente, non tutte le forme di attenzione sono uguali: l'instabile deve essere sottoposto a periodi di regolarità, l'eccitato a periodi di moderazione, il lento a periodi di accelerazione... Inoltre, per facilitare la concentrazione, la fatica va distribuita nel tempo, alternando il lavoro al riposo. In sintesi: educare l'attenzione significa far leva sul sistema degli interessi ampliando di nuove prospettive il processo di concentrazione.


p.s. Di regola la curva d'attenzione di uno studente, nell'arco di 50' di lezione, raggiunge l'apice dopo i primi 7-8 minuti, poi ha un calo costante fino a raggiungere il minimo verso i 26-27 minuti di lezione, infine risale mantenendosi in maniera abbastanza costante sino alla fine dell'ora, sempre al di sotto comunque dell'apice iniziale.






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