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NEOCLASSICISMO e PREROMANTICISMO

letteratura italiana



NEOCLASSICISMO e PREROMANTICISMO


Con il termine NEOCLASSICISMO e PREROMANTICISMO ci riferiamo all'età napoleonica. Nel 1796 - 1799 Napoleone aveva cercato di ristabilire l'equilibrio in Italia e svecchiare gli antichi sistemi politici: crea una fitta rete di collaboratori molto eruditi, favorisce l'istruzione pubblica e creare scu 222c25c ole per impiegati, favorisce la creazione di strade, abolisce le tasse doganali, confisca tutti i beni ecclesiastici e li distribuisce alla popolazione e fa si che tutti i terreni dello stato vengano distribuiti ai privati. Tutte queste riforme creano un clima di ottimismo tra gli italiani. L'atteggiamento dei letterati è di sostegno alla figura di Napoleone -Foscolo combatte negli esercii napoleonici per buona parte della sua vita, convinto che fosse il grande liberatore -.

Foscolo scrive un ode nella quale esalta la figura di Napoleone. I suoi sentimenti erano sinceri.

Altri letterati - i cortigiani -, invece, esaltarono Napoleone nel momento di massima gloria per abbandonarlo nel momento della sconfitta (per es. Monti) per iniziare a esaltare gli austriaci.

Foscolo e Monti per questo spesso entrarono in disputa. Foscolo era un grande amatore, bellissimo, in ogni città dove combatteva aveva avuto un amore. Monti aveva scritto "il Prometeo" in terzine con tono elevato dove paragona Napoleone a Prometeo: come Prometeo aveva dato il fuoco alla civiltà così Napoleone dava la libertà agli italiani.



In questo periodo nasce il NEOCLASSICISMO che prende spunto dai ritrovamenti archeologici di metà '700 di Pompei e Ercolano, inizia in Europa a diffondersi questo amore per il mondo antico, grazie agli studi di un archeologo tedesco Winckelmann che studiò arte greca e romana. L'arte greca era la migliore di tutti i tempi e quella insuperabile, chi la imitava aveva grande successo.

Lui aveva notato come i grandi scultori e artisti non cercavano la riproduzione di un individuo reale ma riproducevano una bellezza ideale, queste stature esprimono un senso di calma, dolcezza e armonia: nessuno è più riuscito a esprimere queste sensazioni. Si diffonde, così, in tutta Europa questo amore per i classici e per l'aspetto informale.

I poeti neoclassici cercano di cogliere l'aspetto più esteriore dei classici, per questo vengono chiamati neoclassicisti e non classicisti. Gli uomini politici diventano CONSOLI, le donne vestono secondo lo stile "IMPERO". Nella scultura Canova esprime la bellezza delle statue greche; un tipico esempio dell'architettura neoclassica e la Scala di Piermarini che ricorda molto il tempio greco come i numerosi archi di trionfo sparsi per Milano; la pittura in Italia non vede grandi artisti, in Francia, invece, il più importante è Jaques Louis David con "L'incoronazione di Napoleone" o il "Giuramento degli Orazi": le sue opere sono definite di neoclassicismo rivoluzionario poiché esprime valori rivoluzionari: Napoleone è forte come una statua.

Si cerca di trasmettere valori con questi quadri; David cerca di trasmettere la forza di Napoleone, unico signore d'Europa.

Nella letteratura si esprime nella ricerca di quell'eleganza e dominio delle passioni tipico di Petrarca, si cerca una poesia che sia molto equilibrata dove le passioni non sono esasperate e il linguaggio sia elevato; dal punto di vista del contenuto sono opere dal contenuto mitologico prevalentemente. Il valore più importante è l'esaltazione della poesia, l'arte suprema, la poesia infatti, può consolare e elevare gli animi umani. La poesia ha anche la finalità di ingentilire gli animi umani, di eternare gli uomini. L'opera più importante in Italia oltre a quelle di Monti è "le grazie" di Foscolo.

Sempre in questo periodo nasce il PREROMANTICISMO, opposto al neoclassicismo,di gusto opposto, già anticipato da Alfieri -molto passionale- contrapposto a Parini -molto razione-.

Questa corrente esalta la passione e il sentimento, quelli personali dell'individuo, l'utilizzo non più della mitologia ma delle leggende medievali come contenuti con riferimento soprattutto al tempo presente. Questo gusto preromantico che attribuisce nuova importanza alla natura, ha i suoi precursori in un gruppo di poeti inglesi -i sepolcrali-, i quali avevano cantato la morte, la notte e tutte le tematiche lugubri e negative -Thomas Grey "L'elegia scritta sopra un cimitero equestre" e James Mc Pherson "i canti di Ossian", tradotti in italiano, dove l'autore immagina di aver ricopiato antichi manoscritti scritti da Ossian, un immaginario poeta antico, ricchi di immaginazione e tutto quello che riguarda il mistero. In Italia questo filone sepolcrale viene ripreso da Ippolito Pindemonte che scrisse "i cimiteri" e Foscolo con "i carme de sepolcri".

Nasce anche il romanzo epistolare: mentre i neoclassici riprendevano il mondo antico, i neoclassici scelgono una maggior libertà e creano questo nuovo tipo di romanzo sul modello inglese di Richrdson con "Pamela" e Rosseau con "La novelle Elouise".



UGO FOSCOLO


Ugo Niccolò Foscolo nacque a Zante, oggi Giacinto, nel 1778 da madre greca e padre veneziano. Zante era possedimento veneziano al tempo. Foscolo mantenne vivo nel suo cuore l'amore per la Grecia ma anche per Venezia dove si trasferì da piccolo alla morte del padre. Da giovane si avvicinò alle idee giacobine e per questo fu perseguitato dagli austriaci, si rifugiò sui colli Euganei dove incominciò a scrivere.

Nel 1796 si arruolò nelle armate napoleoniche (dedicò a Napoleone un ode). Nel 1797 con il trattato di Campoformio Napoleone cede Venezia e Foscolo si sente tradito ma continua comunque a combattere nelle sue schiere.

Inizia così un pellegrinaggio per tutta Italia, stringe amicizia con Monti a Milano e conosce Parini: per i critici Parini e Foscolo si sono davvero incontrati ma, a loro parere, non hanno avuto un amicizia molto intensa.

Si trasferisce quindi a Bologna per poi allontanarsi in Francia, seguendo il suo impegno. Qui conosce Sofia Emeryt e con lei ebbe una figlia, Floriana, che lo accudì nel momento del bisogno; il legame con Sofia durò poco, come tutti i suoi legami d'amore.

Dopo il viaggio in Francia tornò a Milano fino al 1814 quando, all'ingresso delle truppe austriache, decide di abbandonare l'Italia e andare in esilio volontariamente prima a Zurigo e poi a Londra, dove, nel 1827 , muore in povertà. Le sue ossa, dal 1871, sono nella chiesa di Santa Croce a Firenze (scelta non casualmente poiché vi sono molte tombe di grandi autori cantate da Foscolo stesso -Galileo, Machiavelli, Alfieri, Michelangelo-).

L'opera di Foscolo fu un opera ampia. L'ode a Napoleone fu scritta in età giovanile; scrisse altre due odi ai suoi amori e 12 poesie (4 sonetti maggiori e 8 minori). Scrisse anche il romanzo epistolare "Ultime lettere di Jacopo Ortis"; "De sepolcri", un carme (cioè un lungo componimento in versi); "Le grazie", poemetto neoclassico incompleto e numerose traduzioni, da Catullo in latino "La chioma di Berenice" tradotta in italiano, opere inglesi di Sterne, "Il viaggio sentimentale dalla Francia all'Italia". Scrisse anche molte opere di saggistica, soprattutto di critica su Petrarca e Dante; scrisse, infine, alcune opere drammatiche, "Tieste" e "Aiace". Nonostante questa ampia produzione di opere terminò la sua vita in miseria.


ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

E' un romanzo epistolare, genere che aveva avuto molta fortuna nel '700. i caratteri del romanzo epistolare: è un tipo di romanzo dove non i prevede un narratore esterno ma il narratore è uno dei personaggi. Esistono due diversi tipi di romanzo epistolare: uno dove la storia si evince in uno scambio di lettere fra scrivente e destinatario (Jacopo Ortis che scrive a Lorenzo Alderani) e uno dove la trama si evince tra il carteggio di più personaggi; le conseguenze: se è solo uno il personaggio che scrive il punto di vista della storia è solo uno, se vi sono diversi personaggi i punti di vista saranno molteplici; nel caso che sia solo uno il personaggio che scrive noi viviamo le situazioni come le vive lui conoscendo passato, presente ma non futuro, stessa cosa succederà se i personaggi che scrivono sono diversi.

Tutti gli argomenti sono raccontati senza nessun filtro, il sentimentalismo è molto forte e non c'è mediatore tra lettore e protagonista.

Per la sua opera si ispirò sicuramente a "I dolori del giovane Verter" di Goethe, la storia è la stessa, tanto che Foscolo venne accusato di plagio ma lui era già a conoscenza dei romanzi che circolavano in Europa. I personaggi e i loro nomi rispecchiano quelli di molti personaggi famosi: Jacopo = Jean Jaques, Lorenzo = Lorence (Sterne), Teresa = Teresa Monti (moglie di Monti, sua amante).

È un romanzo autobiografico, rispecchia la sua vita e per questo modificò spesso l'opera, abbiamo infatti diverse edizioni: il primo abbozzo è del 1796 col titolo "Laura lettere", si trovava sui colli Euganei, vicino alla casa di Petrarca, richiama l'idea di romanzo d'amore, sappiamo poco di questo testo. Nel 1798 a Bologna esce "La vera storia di due infelici amanti", prima edizione ufficiale: sono una serie di lettere dove si racconta la storia fra uno studente padovano, Jacopo, che ha dovuto abbandonare Venezia e si rifugia sui monti Euganei dove conosce Teresa, amante della letteratura e dell'arte. I due si innamorano ma le è promessa sposa a Odoardo, uomo freddo. I due vivono comunque felici e contenti fino a quando Jacopo deve allontanarsi da Venezia. Inizia quindi a viaggiare per l'Italia: a Milano incontra Parini, a Firenze visita la chiesa di Santa Croce e giunge a Ventimiglia dove, osservando un forte temporale, rifletta sulla debolezza della vita umana. Torna quindi sui monti Euganei dove viene a sapere che Teresa è sposa di Odoardo, crolla così la sua ultima speranza e, dopo la delusione politica, si aggiunge quella amorosa. Decide, quindi, di suicidarsi e di scegliere la libertà piuttosto che la tirannide.

Questa prima edizione rimane interrotta nel 98' poiché deve tornare a combattere; l'editore per non lasciare incompleta l'opera affidò a Sassoni, letterato sconosciuto, il compito di portare a termine l'opera ma questo eliminò alcune parti di riflessione e ne introdusse alcune di passione. Foscolo nel 1802 scrive l'edizione moderna milanese eliminando le parti inserite da Sassoni e reinserendo le sue: sono 68 lettere. Cercò di caratterizzare i personaggi in modo particolare: Teresa è una fanciulla tenera, da proteggere; Odoardo è grezzo e meschino.

È il primo romanzo della nostra letteratura odierna; Foscolo dovette cercare di creare una prosa ideale: lui ne scelse una fortemente drammatica - soprattutto la prima lettera - o tacitario - stile essenziale, riduttivo, ricco di elisioni (frasi brevi ma incisive), con parole fondamentali, con forte connotazione drammatica -.

Nel 1816 a Zurigo esce un'altra edizione, con struttura uguale alla precedente ma alla fine viene introdotta una notizia bibliografica dove si giustifica per l'originalità della sua opera, per esser stato accusato di plagio all'opera di Goethe ma lui ha inserito diverse cose: quella di Goethe è un opera d'amore, non sappiamo ciò che accade dal punto di vista politico, si sa solo che era borghese; sono drammi intellettuali del mondo borghese cioè drammi strettamente materiali.

Verter però non condivideva questi valori, credeva nei valori morali, coerenza, dignità e onestà. Diventa vittima di una società dove si preferisce la ricchezza di Albert; il padre di Lotte sceglie Albert a discapito del buon Verter. Verter si suicida perché non riesce più a vivere in una società dove i suoi ideali sono calpestati. Il suicidio di Jacopo è dettato da un illusione e tradimento politico. Nel 1827 esce a Londra un ultima edizione, uguale strutturalmente. Il suicidio di Jacopo, atto eroico, ricorda quello di Catone che si era suicidato pur di non diventare servo di Cesare, simbolo di eroe che ha lottato per la libertà. Anche Albert aveva sostenuto che per un uomo libero vivere sotto la tirannide era impensabile, di conseguenza doveva privarsi della vita, suicidarsi. C'e molto di Albert nell'opera di Foscolo tanto che Fubini l'aveva definita una tragedia alferiana in prosa. Jacopo, come i personaggi alferiani, combatte contro personaggi esterni e contro la tirannide interna, il suo animo magnanimo. Le tematiche trattate sono: quella della patria, del bisogno di lottare per la libertà della propria patria (Parini parlava quasi solo di Milano, Foscolo ha una visione più ampia, lotta per la libertà dell'Italia, nasce così il concetto di patria), della "lacrima sepoltura": in quasi tutte le sue opere c'è il bisogno di essere sepolto nella terre della sua patria perché non è ateo anche se comunque si chiede se per l'uomo una volta terminata la vita non ci sia più nulla per lui: per lui ognuno di noi se lascia un'eredità di affetti vivrà idealmente anche dopo la morte nel ricordo di parenti e amici, quando esiste questa eredità d'affetto si instaura una corrispondenza d'amorosi sensi fra il defunto e il vivo che lo ricorda; affinché esista questa corrispondenza, è necessario che ci sia una tomba dove materialmente si può andare per onorare la persona cara. Un'altra tematica trattata è quella dell'amore: è una delle gioie della vita (l'amore per Teresa, fanciulla debole che ha bisogno di protezione = tema della bellezza femminile creata per placare tutti i dolori degli uomini).

In tutta l'opera c'è la duplice prospettiva tra amore e ragione, rappresentazione tra quello che cuore vuole e ragione.

Importante è la descrizione paesaggistica: il paesaggio è vivo, partecipa alle azioni.




LE POESIE

Foscolo scrisse soltanto 14 poesie, in particolare 12 sonetti più 2 odi. I sonetti minori vennero pubblicati a Pisa -sonetti pisani- nel 1802, mentre l'anno successivo vennero pubblicati gli 8 sonetti piani più i 4 sonetti maggiori -sonetti milanesi- più 2 odi.

Durante tutto il '700 era fiorita una produzione copiosa di poesie, soprattutto nell'età dell'arcadia -scarse di valore-; Foscolo, invece, cerca un connettivo: scrive poche poesie ma di grande contenuto, ricercate nel punto di vista del contenuto, della tematica e della raffinatezza.

Per i sonetti pisani il modello è Alfieri, l'autoritratto è la ripresa di quello di Alfieri mentre per l'amore riprende Petrarca. I sonetti milanesi riprendono, oltre ad Alfieri, Parini.

I sonetti pisani sono detti minori perché sono autobiografici e basta, quelli maggiori sono detti così sia per lo spunto autobiografico sia per le tematiche universali -in "A Zacinto" introduce le tematiche della lacrimata sepoltura, dell'esilio, della bellezza femminile consolatrice per gli uomini, la poesia eterna-.

Le Odi sono scritte per due amanti: una è stata scritta durante il soggiorno a Genova, "Luigia Pallaridini caduta da cavallo", l'altra, "All'amica risanata", è stata scritta a Milano durante il soggiorno da Antognetta Fagnani Arese. Queste odi sono sicuramente neoclassiche: vi è grande ricercatezza linguistica, molti costrutti tipici della lingua latina (il modello anche qui è Parini), il tema della bellezza e della poesia. Segue una descrizione delle attività tipiche di Antognetta: ballare, suonare la cetra, cantare e il suo proposito di cantarla in eterno attraverso la poesia.


"DEI SEPOLCRI"

Questo carme venne scritto nel 1806 e pubblicato l'anno successivo. È molto lungo e ricco di riflessioni. Prendendo spunto dall'editto di Saintclou che, riprendendo un decreto già presentato, sanciva che tutte le tombe dovessero essere posizionate al di fuori delle cinte murarie, prive di nome e se possibili poste in fosse comuni per motivi prevalentemente egualitari; dovevano essere poste lontani dalla città anche per motivi igienici, quindi nelle lontane campagne. Questo provvedimento suscitò molte problematiche: il rispetto per un defunto è uno dei principi basilari della civiltà e proprio per questo molti letterati di corte si occuparono di questo problema. Anche nel salotto di Isabella Teutocchi Albizzi si parlerà di questo problema: Pindemonte -"I sepolcri"- sosteneva la necessità di una lapide per il riconoscimento affinché cristianamente tutti potessero pregare per i propri cari. Foscolo da queste riflessioni prende spunto per il suo carme.

Il poeta si chiede quale ristoro può darci una pietra con il nostro nome o senza nome; per lui non serve avere il nome. Però aggiunge che forse a qualcuno potrebbe servire, potrebbe servire a chi ha lasciato "un buon ricordo di se" -eredità di affetti-; il cuore gli dice che è vero, può servire a istaurare una corrispondenza di amorosi sensi.

I defunti possono ancora far qualcosa per noi, trasmetterci valori importanti; noi, vivi, possiamo prolungare idealmente la loro vita. Questa è un illusione poiché sappiamo che non è vero ma all'uomo serve crederci.

Inizia così a disquisire sull'importanza di avere una tomba e l'incuria che spesso hanno avuto gli uomini nei loro cari defunti. Ci fa l'esempio di Parini, sepolto dai milanesi in una fossa comune.

Inizia poi una serie di descrizioni sulla tomba e amplia i discorsi, facendoli diventare più profondi.

Presenta i grandi sepolti nella chiesa di Santa Croce in Toscana: se è vero che la tomba di una persona comune ha un valore morale, le tombe dei grandi hanno un valore più profondo (Michelangelo, Alfieri, Machiavelli, Galileo). Le tombe hanno una funzione civile e politica, poiché iscrivano gli uomini a esser grandi (differenza tra la riflessione di Thomas Gray e quella di Foscolo). Il discorso di riferisce al valore della sepoltura nell'antica Grecia per riflettere sull'amor di patria degli Ateniesi e sui valori di antichità per trovare un nuovo aggancio con il mondo classico. La parte finale contiene un inno alla poesia e alla possibilità della poesia di vincere il silenzio, e termina con l'immagine di Omero che eterna vincitori e vinti e con quella di Ettore che viene reso immortale grazie alla poesia -la poesia può superare la fuga del tempo.

Lui stesso in una lettera all'abate Guillon rivendica l'originalità della sua opera, affermano che era si vero che i sepolcrali inglesi avevano riflettuto sull'importanza della sepoltura per i cristiani e in maniera filosofica ma lui afferma di esaminare la sepoltura sotto il valore civile e politico che questa ha. L'opera è ricca di transizioni ovvero cambi brushi di toni, registri e argomenti; passa da uno stile elevato a uno più semplice -lavoro disorganico-. Lui si giustifica affermando che la sua opera è varia poiché le diverse tematiche necessitano di diversi toni.





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