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LUDOVICO ARIOSTO - LA VITA, LE OPERE MINORI

letteratura italiana



LUDOVICO ARIOSTO

1. LA VITA

Ariosto fu un intellettuale cortigiano; proveniva da un nobile famiglia, il padre era un funzionario dei duchi d'Este a Reggio Emilia, dove Ariosto nacque nel 1474. Successivamente il padre si stabilì a Ferrara, dove Ludovico intraprese studi di diritto contro la propria volontà. Così lasciò gli studi e si dedicò alla formazione umanistica. A Ferrara soggiornò Pietro Bembo con cui fece amicizia e ne subì l'influenza, indirizzandosi verso la poesia volgare entrando nella cerchia dei letterati stipendiati. Alla morte del padre, dovette o 212c22c ccuparsi del patrimonio famigliare e sostenere i fratelli minori. Nel 1503 prese servizio presso il cardinale Ippolito e per aumentare i guadagni divenne chierico. Nel frattempo si occupò degli spettacoli di corte scrivendo la Cassaria e i Suppositi. I primi del 500 l'Italia era sconvolta dai conflitti con Francia e Spagna, così Ariosto dovette recarsi come ambasciatore a Roma, cominciando poi a stringere rapporti con gli ambienti fiorentini stringendo legami con una donna sposata, Alessandra Benucci, il marito morì nel 1515 ma Ariosto costretto al celibato non la potè inizialmente sposare, lo fece in segreto alcuni anni più tardi. Nel 1516 scrisse l'Orlando Furioso che dedicò al cardinale Ippolito. Nel 1525 scrisse le commedie, la Lena e il Negromante. Morì nel 1533 per complicazioni polmonari. Nelle Satire lasciò l'immagine di sé come uomo amante della vita sedentaria. Dimostra un atteggiamento capace di indagare nella vita sociale del tempo.



2. LE OPERE MINORI

2.1.LE LIRICHE LATINE E LE RIME VOLGARI

La lirica latina di Ariosto risale alla giovinezza, sono 67 componimenti tra il 1494 e il 1503, non furono mai raccolti in forma organica né pubblicati. In questi si rivela la formazione umanistica di Ariosto con i modelli di Orazio, Catullo, Virgilio e Ovidio. L'autore però mantiene un'intonazione realistica, come denuncia della durezza quotidiana e l'aspirazione all'otium. Le rime volgari non sono mai state raccolte organicamente e pubblicate solo dopo la sua morte. Troviamo anche componimenti di occasione legati ad avvenimenti contemporanei come il funerale di Eleonora d'Aragona. In molte rime si ritrova il tema amoroso e la figura dell'amata Alessandra, giungendo quasi a produrre un canzoniere per lei. Compose anche dei capitoli, componimento in terzine dantesche di una certa ampiezza, con argomenti variamenti mescolati di carattere morale o politico con riferimenti autobiografici, usa un tono colloquiale e un linguaggio medio. L'Obezzeide, è un frammento di un poema epico, composto per esaltare la casa d'Este ma interrotto per la composizione del Furioso.

2.2.LE COMMEDIE

Si occupò di teatro, allestendo gli spettacoli per la festa di corte, utilizzando per i testi le traduzioni dei testi comici latini, successivamente elaborò due commedie la Cassaria e i Suppositi, per soddisfare le richieste del pubblico, si ispirò a Plauto, mirando all'intrattenimento, scegliendo però la prosa. Le sue due prime commedie a schema platina parlano del conflitto tra i giovani e i vecchi che li ostacolano, i servi aiutano i giovani e a ciò si aggiunge il motivo dell'industria boccacciana. La trama è complicata ma ha sempre un lieto fine. La scena è collocata in ambienti borghesi e cittadini. La Cassaria si svolge in una città greca ed è caratterizzata dalle trovate astute dei servi. I Suppositi si fondano su scambi di persona ed equivoci, con la novità che la scena è Ferrara. Dopo queste commedie lasciò la prosa per il verso. Nel 1520 inviò a Papa Leone X il Negromante, dove al centro della vicenda troviamo un mago imbroglione (Ariosto ironizza sulle credenze irrazionali della magia). Un'altra commedia fu la Lena, di carattere realistico, dove insiste sul tema amoroso di due giovani e sul tema dell'interesse economico della ruffiana (la Lena). Troviamo molti riferimenti a Ferrara con satire sulla disonestà e sulla corruzione. Abbozzò un'altra commedia, gli Studenti, ambientata nel mondo universitario, ma rimase interrotta, e dopo la sua morte fu ripresa e completata dal fratello Gabriele e il figlio Virginio. Ariosto ritornò sulle due commedie iniziali riscrivendoli in versi. Accanto ai testi teatrali può essere collocato la cicalata in prosa, l'Erbolario, che tratta di un ciarlatano che esalta la virtù magiche delle sue erbe.

2.3. LE SATIRE

Tra il 1517 e 1525 Ariosto scrisse 7 satire in forma di lettere in versi a amici e parenti, che furono pubblicate dopo la sua morte. Ha come modello le Satire di Orazio, il che permetteva di toccare vari argomenti senza un ordine, infatti Orazio usava la satira come libera conversazione su argomenti diversi con spunti autobiografici. Ariosto è molto vicino all'ideale di vita quieta e modesta ma indipendente da ogni servitù di Orazio. Nei capitoli delle satire usa la forma delle terzine dantesche. Argomenti delle satire: I) indirizzata al fratello Alessandro, dove spiega le ragioni il rifiuto di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria; II) per il fratello Galasso, contiene una critica alla corte papale; III) dedicata al cugino Annibale, spiega la sua condizione di poeta in autonomia dalla corte; IV) a Malaguzzi, dove descrive la nostalgia della sua città e della sua donna; V) a Annibale, spiega i vantaggi e gli svantaggi della vita matrimoniale e da consigli sulla scelta della moglie; VI) a Pietro Bembo, dove chiede consigli per l'educazione del figlio Virginio; VII) a Bonaventura Pistofilo, spiega il rifiuto di andare a Roma come ambasciatore volendo rimanere a Ferrara. La struttura segue il modello di Orazio, quella della chiacchierata senza connessioni, mescolando riflessioni e autobiografia. Troviamo una struttura dialogica, il poeta dialogo con se stesso, coni destinatari, con altri interlocutori, creando un intreccio di voci. I temi centrali sono la condizione dell'intellettuale cortigiano con i suoi limiti alla libertà, l'aspirazione a una vita quieta, le attività pratiche del suo ruolo (ambasciatore), la follia degli uomini. L'atteggiamento è ironico e raramente polemico, è tollerante con gli uomini capendone la loro pazzia, ha una visione pessimistica della vita e di quel tempo. Lo stile e il ritmo è colloquiale in prosa e spesso disadorno. Le Satire sono la chiave per capire il Furioso, in quanto si trova l'atteggiamento riflessivo e ironico sulla realtà, che nel Furioso è la caratteristica principale.

2.4. LE LETTERE

Ci sono 214 lettere raccolte in un epistolario di modello petrarchesco, la lettera di Ariosto è un documento non scritto per la pubblicazione, si tratta dunque di lettere private, relazioni diplomatiche, rapporti ai signori. Hanno uno stile semplice e immediato che riflettono il realismo di Ariosto.

L'ORLANDO FURIOSO

3.1. LE FASI DELLA COMPOSIZIONE

Interrotta l'Obizzeide nel 1505 Ariosto compose il poema cavalleresco l'Orlando furioso, la materia cavalleresca era molto amata nella corte ferrarese. L'opera di Ariosto di ricollega a quella boiardesca partendo dal punto in cui questa si interrompe. Sono state fatte tre edizioni dell'opera, la prima nel 1516 di 40 canti, poi una seconda nel 1521 con qualche aggiustamento e una revisione linguistica, insoddisfatto tuttavia fece una seconda revisione linguistica,nel 1532 abbandonando la lingua cortigiana toscana delle prime due, adeguandola ai canoni classicistici codificati da Bembo. Notiamo un'evoluzione in Ariosto tra la prima e la terza edizione, da un poeta cortigiano municipale a poeta inserito nella letteratura nazionale. Le aggiunte sono interi episodi(come quello di Olimpia), con più fitti riferimenti a fatti della storia contemporanea. Queste aggiunte crearono nuove simmetrie e un clima diverso, più cupo e pessimistico a causa della Fortuna, e con tematiche negative come violenze e tradimenti. In questo clima rientrano anche i Cinque canti(1518), composti con l'intenzione di inserirli nella seconda edizione, ma vi rinunciò in quanto avrebbe alterato profondamente l'equilibrio compositivo dell'opera. I Cinque canti furono pubblicati postumo dal figlio Virginio.

3.2. LA MATERIA E IL PUBBLICO DEL POEMA

Con i numerosi rimandi a episodi e testi romanzeschi Ariosto dimostra una grande conoscenza della tradizione romanzesca. Anche nel Furioso,come in Boiardo, troviamo una fusione tra materia carolingia e artuariano; i personaggi sono carolingi, il motivo amoroso e del meraviglioso sono bretoni e la scena è artuariana.[es. Rinaldo(carolingia)nella selva(artuariana)affronta vicende di amori e tradimenti (bretone)]. Alla materia romanzesca si aggiungono reminiscenze classiche di Virgilio e di Ovidio, ciò vuol dire che la materia medievale e romanzesca si riveste di forme classiche; il parere dello studioso Rajna spiega che l'opera ariostesca è originale in quanto le fonti sono solo spunti che vengono assimilati nelle visione della vita del poeta. Il poema è pensato come opera di intrattenimento, indirizzato ad un pubblico di cortigiani e persone colte, presenta i caratteri della trasmissione orale, come in Boiardo, questo rappresenta un ammiccamento dell'autore verso i suoi lettori. Il Furioso è un opera pensata per la diffusione attraverso la stampa, il pubblico non è ristretto all'ambiente in cui l'opera è nata ma si estende in tutte le atri corti del paese.

L'ORGANIZZAZIONE DELL'INTRECCIO

Come in Boiardo anche in Ariosto si intrecciano le vicende di numerosi personaggi, il poeta riprende la tecnica dell'entrelacement di Boiardo per cui interrompe bruscamente la narrazione in un momento cruciale, per passare a narrare della vicenda di un altro personaggio. Il narratore porta avanti parallelamente più vicende contemporanee, troncandole e riprendendole. Oltre alle vicende cavalleresche ci sono episodi che profetizzano eventi futuri, che si traducono in celebrazioni encomiastiche e allusioni ad eventi politici e militari. Traendo spunto dai casi dei personaggi si abbandona a considerazioni morali sul comportamento umano. I tre principali fili narrativi del Furioso sono: 1) la guerra tra Mori e Cristiani; l'amore di Orlando per Angelica, la vana ricerca di essa che si conclude con la scoperta del suo tradimento, la follia dell'eroe ritrovata grazie al viaggio sulla Luna di Astolfo; le vicende di Ruggiero e Bradamante, che si conclude con le nozze e la conversione di Ruggiero al cristianesimo. La guerra costituisce il nucleo centrale dell'intreccio; il centro è però costituito di volta in volta dal personaggio che in quel momento è protagonista dell'azione.

3.4. L'INTRECCIO DELL'ORLANDO FURIOSO

Alla vigilia della guerra contro i Mori, Carlo Magno affida Angelica al vecchio Namo che per evitare il conflitto tra Rinaldo e Orlando la promette a chi dei due sarà più valoroso in battaglia. Angelica fugge e viene inseguita da Rinaldo, la ragazza incontra un eremita che con un incantesimo invia Rinaldo alla corte di Carlo Magno che gli comanda di andare in Inghilterra a chiedere aiuto. Bradamante è alla ricerca dell'amato Ruggiero che è tenuto prigioniero in un castello fatato dal Mago Atlante. La fanciulla viene gettata in una caverna e salvata dalla maga Melissa che la guida alla tomba di Merlino, dove viene a conoscere la sua discendenza, la famiglia d'Este. Melissa la informa che per poter salvare Ruggiero le occorre l'anello magico di Angelica, che al dito protegge dagli incantesimi, in bocca rende invisibili. L'anello prima rubato da Brunello viene recuperato da Bradamante, la quale sconfigge Atlante ma Ruggiero appena liberato scappa in groppa ad un Ippogrifo, giungendo nell'isola della maga Alcina che con le sue arti lo seduce facendolo suo prigioniero. La maga Melissa grazie all'anello libera Ruggiero. Intanto Rinaldo ottiene gli aiuti dall'Inghilterra e Angelica viene rapita e rischia la vita, ma in extremis viene salva da Ruggiero in sella all'ippogrifo e rimane affascinato dalla sua bellezza, ma la ragazza grazie al suo anello si dilegua. Orlando durante la sua ricerca riamane prigioniero nel palazzo incantato di Atlante insieme a Ruggiero, essi sono ingannati da un incantesimo del mago, inseguendo nel palazzo ciò che desideravano. Vi giungono anche Angelica, che si porta via l'elmo di Orlando, e Bradamante.; Astolfo giunge in Egitto dove uccide un mostro e incombe nelle donne omicide di uomini Intanto i Mori assaltarono Parigi, e Rinaldo si precipita in soccorso con le truppe inglesi e con l'arcangelo Michele. Il re dei Mori cade e Medoro, un fante pagano, cercando il corpo del suo sovrano rimane gravemente ferito. Angelica lo trova e si innamora di lui, e i due si sposano. Orlando capita per caso nel luogo degli amori di Angelica e Medoro e venendo a scoprire che i due si sono sposati diventa pazzo. Astolfo venuto in possesso dell'ippogrifo arriva sulla Luna dove ritrova il senno perduto di Orlando, glielo restituisce e lui rinsavisce. Bradamante diventa folle di gelosia pensando che Ruggiero ami un'altra invece scopre che quella era la sorella. Rinaldo beve di nuovo nella fonte dell'odio e si libera dell'ossessione per Angelica. Ruggiero viene battezzato, il matrimonio con Bradamante viene ritardato da una serie di complicazioni, essa è stata promessa ad un giovane ricco, Leone, dai genitori perché Ruggiero era troppo povero, dopo un duello tra i due, Bradamante si sposa con Ruggiero.

3.5. IL MOTIVO DELL'INCHIESTA E LA STRUTTURA DEL POEMA

Al centro del Furioso troviamo il motivo dell'inchiesta (ricerca), ciò che muove le vicende è infatti la ricerca di un oggetto. Mentre nei romanzi artuariano la queste (ricerca) ha un carattere mistico-religioso, qui ha un carattere profano e laico. Il desiderio è vano, l'inchiesta risulta sempre fallimentare, un esempio del carattere delusorio è Angelica, oppure l'episodio del palazzo incantato di Atlante, dove gli eroi sono attirati dal miraggio delle cose che cercano. Il motivo dell'inchiesta è sempre presente in Orlando e in Bradamante. L'inchiesta fallimentare si presenta come un movimento circolare, che indica il carattere ripetitivo della ricerca inappagata. L'inseguimento di questi oggetti delusori costituisce un errore (termine chiave del poema), che può essere materiale (l'allontanarsi fisicamente, errare) ma anche morale( il desiderio può trasformarsi in follia). La ricerca ha una funzione essenziale nell'organizzazione dello spazio che è vastissimo. Il termine di confronto per Ariosto è Dante; lo spazio nella Commedia è verticale (dal basso verso l'alto), anche il poema dantesco è in continuo movimento, ma questo è lineare perché voluto da Dio. Nel Furioso lo spazio è orizzontale nella dimensione terrena (può sembrare un eccezione il viaggio sulla Luna di Astolfo, ma essa rappresenta il luogo dove si radunano le cose perdute sulla Terra, quindi Astolfo non abbandona mai il piano orizzontale terrestre). Dante è destinato a raggiungere un'unica meta mentre in Ariosto i personaggi in ogni momento hanno diverse possibilità tra cui scegliere. Nel Furioso il movimento è circolare, ritorna sempre su se stesso, e plurimo, mentre nella Commedia si ha un solo movimento. Il personaggio di Aristo, a differenza di quello boiardesco, è completamente in balia della Fortuna, e questo ci suggerisce una visione pessimistica. La selva rappresenta una metafora dello spazio, rappresenta infatti la visione di un mondo labirintico. L'organizzazione del tempo è analoga a quella dello spazio. Nella Commedia il tempo è ben scandito e lineare come il movimento. Nel Furioso il tempo non è lineare ma anch'esso labirintico, molteplici sono i fili narrativi che si intrecciano e spesso sono contemporanei. Il tempo torna su se stesso perché il poeta torna continuamente indietro a riprendere i fili narrativi che aveva lasciati interrotti. C'è quindi un'omologia tra contenuti e forme.

3.6. LABIRINTO E ORDINE: LA STRUTTURA E VISIONE DEL MONDO

L'impressione che il poema rende non è quella del disordine ma di un cosmo perfettamente ordinato e armonico. L'entrelacement non da mai senso di casualità ma è inserito in un disegno organizzativo rigoroso, troviamo quindi una sapiente armonia tra i fili narrativi. C'è l'idea di un'armonizzazione concentrante delle varie vicende e delle varie materie, in quanto le intricate vicende sembrano geometriche simmetrie; le più evidenti sono quelle tra le due inchieste principali, la ricerca di Orlando e quella di Bradamante. Il primo ama Angelica secondo i canoni dell'amor cortese, la seconda ama Ruggiero per giungere al matrimonio, ed entrambi sono vittime della follia per i loro amati. Simmetrici sono anche i percorsi di Ruggiero e di Orlando: quello di Orlando è un percorso di degradazione, dal positivo al negativo, quello di Ruggiero di elevazione, dal negativo al positivo. Se la materia cavalleresca da l'impressione di estendersi all'infinito, in realtà tutti i filoni narrativi arrivano ad una conclusione, cosicché alla struttura aperta del romanzo si sostituisce quella chiusa e compatta dell'epica classica. Dopo la follia di Orlando l'entrelacement si fa più raro. L'esempio della trasformazione dalla struttura romanzesca a quella pica classica si ha con la conversione di Ruggiero che pone fine all'errare del personaggio. Se il mondo è caos per Aristo l'unico ordine è la letteratura, che consente un dominio simbolico del reale. Lo scacco pratico nella realtà trova un controllo nella finzione, dove l'uomo è come Dio, capace di esercitare un controllo sulla sua creazione.

3.7. LA MATERIA CAVALLERESCA E L'IRONIA

Ariosto non crede nell'attualizzazione del mondo cavalleresco, come per Boiardo, la civiltà cortigiana infatti è ormai in crisi. La cavalleria è un mondo remoto che può essere ricordato con nostalgia e con distacco. Le possibilità del disincanto del poeta sono due: il piacere di narrare, abbandonandosi nel meraviglioso e un'approfondita riflessione sui grandi temi rinascimentali: la molteplicità del reale, il capriccio della Fortuna, l'agire dell'uomo spinto dal desiderio di oggetti vani, l'amore platonico, cortese, ma anche carnale e coniugale. Un esempio può essere l'episodio di Atlante dove la materia romanzesca degli incantesimi è simbolo della realtà ingannevole. Il poema cavalleresco è trasformato in romanzo contemporaneo grazie alla moderna concezione delle vita dell'uomo. La volontà di riflettere sul reale e l'abbandono al piacere del meraviglioso non è totale in Ariosto, troviamo infatti un processo di straniamento, che consiste in un improvviso cambiamento della prospettiva da cui è presentata la materia, guardandola con distacco per costringere anche il lettore a riflettere. Un procedimento per ottenere lo straniamento è il continuo intervenire del narratore con giudizi e commenti, oppure il limitare la propria onniscienza (es. di Orlando che legge la scritta di Medoro che esalta l'amore con Angelica, e il narratore fa finta di non avere dati certi e formula ipotesi). Questi procedimenti di straniamento sono gli strumenti dell'ironia ariostesca, il distacco dalla materia. Un processo affine allo straniamento è l'abbassamento, per cui anche se i valori cortesi per Ariosto non sono praticabili, egli non li rovescia parodicamente, ma si limita ad abbassare la dignità eroica ed epica dei personaggi, portandoli ad un livello più familiare. Questo procedimento è attuato attraverso l'uso di paragoni e similitudini. L'ironia ariostesca non è indifferenza per la materia ma strumento per la riflessione del comportamento umano.

3.8. IL PLURALISMO PROSPETTICO E LA NARRAZIONE POLIFONICA

Ariosto ha un atteggiamento di critica nei confronti dei personaggi sublimi dell'opera, quelli fedeli ai loro ideali, come Orlando, eroe dall'animo nobile, fedele ad Angelica idealizzata secondo i canoni cortesi; il suo corrispettivo è Isabella sempre fedele al marito defunto. Ariosto li celebra ma spiega che la loro virtù vicina alla follia e destinata alla sconfitta per l'incapacità ad adattarsi alle situazioni. Per questo l'idealismo di questi personaggi è tragico. Diversamente da questi personaggi ne troviamo altri più spregiudicati, con un altro esempio di virtù più adattabile agli eventi (come per Machiavelli). Il realismo spregiudicato di questi personaggi si contrappone con idealismo di quelli sublimi, Ariosto non si identifica con nessuna delle due prospettive, in quanto ammirando quella idealista ne critica i limiti, ironizzando su quella realistica ne riconosce l'efficacia di tali comportamenti. Nel poema ogni certezza non è mai definitiva, essa viene sempre corretta continuamente formando un pluralismo prospettico, che è uno dei caratteri fondamentali del Furioso; un esempio è l'opinione sulla fedeltà delle donne, nell'episodio di Orlando diventato pazzo per Angelica troviamo un critica alle donne, mentre subito dopo con l'episodio di Isabella e Rodomonte una celebrazione. Nel poema troviamo varie voci, con vari interpretazioni del reale, quindi una narrazione polifonica.

3.9. LA LINGUA E LA METRICA DEL FURIOSO

La lingua e la metrica danno ordine e armonia al poema. Il criterio linguistico di Ariosto è dato dal modello bembesco, ispirato ad un ideale classicista di uniformità e equilibrio, cioè il modello dell'unilinguismo petrarchesco. In realtà la lingua è più varia e meno selettiva dell'unilinguismo petrarchesco, infatti troviamo sia termini aulici che colloquiali, nonostante ciò non troviamo mai grandi differenze di livello tra un episodio e l'atro, al contrario c'è sempre unitarietà. Il ritmo dell'ottava, tipica della poesia cavalleresca, da fluidità, ma al contrario dei cantari non è ripetitiva e monotona e neanche bizzarra come quella di Pulci, a seconda della materia trattata ha diverse impostazioni: con la riflessione diventa più prosaica e lenta, nelle parti epiche è solenne.




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