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L’ermetismo-G.Ungaretti e l’esperienza della guerra

letteratura




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Italiano


L’ermetismo-G.Ungaretti e l’esperienza della guerra



Storia


La prima

guerra mondiale


SOMMARIO:




1.    L’ERMETISMO

2.    GIUSEPPE UNGARETTI

LA VITA

LE RADICI DELLA POESIA

LA POETICA

LE OPERE

L’ALLEGRIA

ANTOLOGIA POETICA:

SAN MARTINO DEL CARSO

VEGLIA

FRATELLI

SOLDATI

SONO UNA CREATURA



1-  L’ERMETISMO


L'Ermetismo è stato uno dei più importanti movimenti letterari del ‘900, ma per la sua stessa natura non produsse né capi né ideologie. Il nome "ermetico" fu applicato al movimento, nel saggio di un critico avverso, Francesco Flora (La poesia ermetica, 1936), per indicare una poesia caratterizzata da una voluta oscurità dovuta ad un procedimento analogico esasperato. Il termine affermatosi finì col denotare una poesia che rifiuta il grande pubblico, è destinata a pochi eletti ed è concepita come rivelazione. L'Ermetismo esordì negli anni Venti e si sviluppò negli anni tra il 1935 ed il 1940.

Più che una scuola, fu un modo di intendere la letteratura. Con "ermetico" si indicò un modo apparentemente oscuro di far poesia e quegli scrittori che si mostravano non impegnati e privi di riferimenti alla realtà. Il legame tra gli ermetici è costituito dalla ricerca di una nuova poesia, gli ermetici restarono estranei alla cultura genericamente idealista del tempo e furono accusati di non essere impegnati, e di essere astratti. Si è distinto un ermetismo spirituale e uno intellettuale: il primo ebbe un atteggiamento religioso, il secondo un atteggiamento indifferente. Proprio per queste sue caratteristiche l'ermetismo assunse l'idea di una letteratura intesa come invenzione perpetua.

L'ermetismo fu un fenomeno essenzialmente fiorentino, l'organo ufficiale fu la rivista Campo di Marte, diretta da Alfonso Gatto e Vasco Pratolini. Quasimodo anticipò l'Ermetismo con la raccolta di poesie Oboe sommerso del 1932, usando un linguaggio evocativo, oscuramente analogico (= che procede per associazioni di idee) e consegnò all'ermetismo i sostantivi assoluti ( = senza l'articolo), i plurali indeterminati (es. mansueti animali), immagini del sogno, evocative ed analogiche (es. le pupille d'aria). Con l'Ermetismo il testo esce dal quotidiano e diviene astorico (= senza tempo), poiché la letteratura non deve avere scopi pratici. La poetica dei cosiddetti ermetici si può così articolare:ripetizione del vocabolo che diviene talvolta ossessiva come in molte liriche dei vociani e dei futuristi: tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c'è - nel cuore della sera c'è - sempre una piaga rossa languente (Campana).Il tema centrale della poesia ermetica è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli antichi valori, nei miti della civiltà romantica e positivistica e non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente. Egli vive in un mondo incomprensibile sconvolto dalle guerre e offeso dalle dittature per tanto il poeta ha una visione della vita sfiduciata, priva di illusioni. Altri temi della nuova poesia che ci fanno accomunare gli ermetici a Pirandello e Svevo sono: l'incomunicabilità, l'alienazione (la coscienza di essere ridotto ad un ingranaggio nella moderna civiltà di massa), frustrazione (deriva dal contrasto fra realtà quotidiana che è sempre deludente e i nostri sogni).I loro temi sono desolati e intimistici, i poeti ermetici rifiutano il linguaggio e le forme della poesia romantica e positivistica a scopo celebrativo, in quanto il poeta dell'800 aveva miti e certezze da porre e celebrare. Il nuovo poeta non ha più miti e certezze in cui credere, perciò va alla ricerca di parole essenziali, scabre e secche che meglio descrivano il loro stato d'animo; per poter far questo ricorrono all'analogia e alla sinestesia. L'analogia si può considerare una metafora in cui è stato soppresso il primo termine di paragone (es.: da "accarezzo i tuoi capelli neri come la notte" a "accarezzo la tua notte"). La sinestesia è l'accostamento di parole appartenenti a diverse aree sensitive (es.: "l'urlo nero"). Uso frequente di trasposizioni analogiche, per effetto delle quali il poeta abolisce nella similitudine il termine intermedio per dare all'immagine una efficacia più immediata. Contrazione della sintassi che produce varie interpretazioni di una stessa frase tutte accettabili. Gli Ermetici propugnavano una letteratura come modello di vita assoluto ed atemporale, che fosse, quindi, rivelazione integrale dell'umano, colto in una dimensione assoluta mediante il completo distacco dalla realtà contingente una poesia concepita come intuizione – rivelazione, comunicabile solo mediante labili analogie. Come Ungaretti e Montale, gli ermetici ricercarono l'originaria purezza della parola si opposero all'enfasi retorica dannunziana e agli aspetti più convenzionali di Giovanni Pascoli, rifacendosi invece alle esperienze del simbolismo, in particolare a Stéphane Mallarmé e Paul Valéry, cercando di riconsegnare alla parola poetica una carica espressiva assoluta e rifiutando gli aspetti comunicativi del linguaggio così e l'effusione sentimentale diretta. Cercarono di fare della parola poetica un momento "puro" e "assoluto", in cui culminassero le tensioni esistenziali e conoscitive di ciascuno e il senso della vita, con valenze religiose più o meno accentuate.

In sintesi si può dire che, pur con mille aspetti e soluzioni diverse, gli ermetici cercano di restituire al linguaggio della poesia una sua dimensione essenziale, scabra, talvolta volutamente oscura (di qui il termine) al fine di restituire alla parola abusata verginità e novità. Così riscattate le parole tornano a essere specchio della realtà e consentono all'uomo di percepire l'inesprimibile sostanza di quel mondo apparentemente privo di senso che lo circonda.




2-  GIUSEPPE UNGARETTI


LA VITA


Giuseppe Ungaretti, considerato il fondatore dell'Ermetismo, nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori italiani di origine lucchese. Il padre, che lavorara come operaio al Canale di Suez, morì quando il poeta aveva due anni. Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove studiò alla Sorbona senza mai laurearsi e dove frequentò i maggiori esponenti delle avanguardie artistiche e letterarie, tra cui Apollinaire, Picasso e Martinetti. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, rientrò in Italia; acceso interventista, l’anno successivo partì per la guerra, combattendo prima sul Carso e poi sul fronte francese. Dal 1918 al 1921 visse ancora a Parigi, dove sposò Jeanne Dupoix, da cui ebbe due figli: Ninon e Antonietto. Si trasferì poi a Roma, lavorando presso il Ministero degli Esteri e svolgendo attivitò di giornalista. Nel 1936 accettò l’incarico di insegnare letteratura italiana all’ Università di San Paolo del Brasile, dove rimase fino al 1942. nel 1939 fu colpito da un grave lutto: la morte del figlio Antonietto, di doli 9 anni. Rientrato i Italia, fu nominato Accademico d’Italia ed ebbe la cattedra di Storia della letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma. Morì a Milano nel giugno del 1970.

LE RADICI DELLA POESIA


Il soggiorno a Parigi, tra il 1912 e il 1914, fu di fondamentale importanza per la formazione di Ungaretti. Nella capitale francese, infatti, mentre frequentava i corsi della facoltà di Lettere, egli potè venire a contatto con gli ambienti dell’avanguardia artistica;divenne amico del poeta Apollinaire e conobbe Picasso, Braque, Breton, Modigliani e Boccioni, De Chirico e Savinio, con i quali condivideva lo spirito di avventura e il senso di sradicamento (il cui grande interprete fu Arthur Rimbaud). Nel 1914, inoltre, in occasione della mostra futurista, ebbe modo di incontrare Palazzeschi, Soffini e Papini, attraverso i quali l’anno successivo potè pubblicare, sulla rivista “Lacerba”, le sue prime prove poetiche; 16 liriche, alcune delle quali non furono mai recuperate dal poeta nelle successive raccolte. In questi primi componimenti è dato cogliere l’influsso dei crepuscolari e dei futuristi, ma anche una ricerca formale in direzione simbolista ( sulla linea della grande poesia francese che va da Baudelaire a Rimbaud fino a Mallarmè) ed espressionista. L’esperienza del giovane Ungaretti nasce quindi in un clima di grande fervore innovativo.



LA POETICA


La poetica di Ungaretti è incentrata sul senso del limite umano, l'incombere irrazionale delle passioni, il dramma degli affetti.Le astrazioni "ungarettiane" sono sempre, ancora, disposte a trovare alimento nelle urgenze della mai rassegnata vicenda della vita. Il viaggio del nomade senza patria si conclude pur sempre in un cammino perpetuo verso la patria: quello che si autodefinisce "il matto" perché si innamora ad ottant'anni è sempre capace di tramutare le cose in apertura verso l'infinito. Mentre si sigilla in perfetta figura il cerchio del linguaggio in grado di ottenere in ogni caso il trionfo della forma sulle disarmonie dell'esistenza.Il valore essenziale della poesia di Ungaretti è da ricercarsi non solo nello studio di un nuovo metro e di una nuova sintassi, ma anche nella ricerca di un nuovo valore della parola, ridotta ai termini essenziali. Il poeta distrugge il verso, crea nuovi ritmi, mira all'essenzialità della parola, tende alla parola nuda, aderente alle cose, ad uno stile essenziale libero dalle incrostazioni letterarie ed ironiche dei Crepuscolari e dal semantismo approssimativo dei futuristi. Dei Crepuscolari rifiuta l'ambiguità della parola, dei futuristi rifiuta la mancanza di stile, ma ne preserva la purezza della parola e certe disposizioni grafiche dei versi. Se nel ripudio della punteggiatura, della sintassi e della metrica tradizionale e nell'attribuire funzioni liriche ad espedienti grafici e tipografici, il poeta pare accostarsi ai modi del futurismo, da esso si differenzia per la coscienza dell'infinito e per l'ansia che anima il canto ed insiste nei versi brevissimi, quasi uno stillicidio di parole e pensieri sul bianco del foglio. La novità di Ungaretti è nel senso ritrovato della parola essenziale, anche se già nel '29, il poeta mira ad un ritorno alla tradizione dell'endecasillabo, verso peculiare dell'italiano, pur restando intensamente analogico. Nell'opera di Ungaretti, infatti, sono presenti due costanti: la parola essenziale e l'analogia (rapporto di comparazione tra cosa e cosa. La poesia analogica mette in rapporto immagini distanti mediante la giustapposizione, eliminando il come. Ungaretti cerca l'analogia come suggestione e la parola chiara, spiegata che fa emergere il sentimento, intessendo un discorso che continua di lirica in lirica. L'aggettivo è ricco di risonanze e le analogie nulla tolgono all'incisività del discorso. L'eloquenza delle ultime prove è invece priva della vibrazione intensa ed umana delle prime raccolte. La guerra fu per Ungaretti il tempo della scoperta dell'umanità povera, dolente quotidiana. La consapevolezza della fragilità dell'uomo di fronte alla morte gli consente la conquista di una nuova autenticità e di una rinnovata fusione con i propri simili e con la natura. La guerra gli fa provare bisogni materiali e psicologici elementari, i sentimenti essenziali: fragilità, paura, speranza, amore, orrore, disperato attaccamento alla vita e lo pone di fronte ai limiti stessi della condizione umana. Il poeta, nel silenzio delle veglie, nella desolazione delle macerie, nell'orrore della guerra, cerca il significato della propria esistenza, della propria precarietà e transitorietà. Ungaretti si accosta alla poetica simbolista ed ermetica, mirando all'essenzialità, alla purezza della poesia ed esordisce quindi con un impressionismo scarno e rarefatto, quasi un rapido riepilogo di sensazioni e ricordi, folgorante come un'esclamazione, gradualmente , attraverso la maturazione artistica, supera la fase iniziale e giunge ad esprimere il proprio trasalimento in seno all'universo mediante forme analogiche più ricche e sostenute, con un linguaggio che, pur ancora sensibile alla suggestione musicale dei nessi sillabici, tenta di ridare alla parola la forza lirica del suo significato e crea rime e metri di rinnovata classicità, giungendo ad una poesia di più alto tono ed ampio respiro, pur se, a tratti, ancora viziata da un compiaciuto tecnicismo.Sentimento del tempo, segna il ritorno alla tradizione poetica (Petrarca, Leopardi) ed alla religione. Da tale momento in poi, la produzione di Ungaretti è legata alla sua rivisitazione della poesia italiana e straniera. Ungaretti è stato, infatti un ottimo lettore, un critico innovatore ed un traduttore esemplare. L'evoluzione artistica di Ungaretti segue un itinerario che va dal paesaggio, all'umanità, alla riscoperta religiosa, all'impatto con la poderosa natura brasiliana, al dolore per la morte del figlio ed al ritorno a Roma allo scoppiare della seconda guerra mondiale. Gli ultimi due avvenimenti, la tragedia personale della la morte del figlio e la tragedia universale della guerra, generano il terzo libro basilare di Ungaretti: IL DOLORE(1937 - 1946). Il Dolore parla di morte e di guerra, nei versi in memoria del fratello, nello strazio per il bimbo perduto, nella tragedia della seconda guerra mondiale e di Roma occupata, prorompono una furiosa sofferenza, un dolore smisurato. Morte e distruzione biblicamente imprimono le liriche della raccolta con la violenza di chi fa della parola l'unica arma. La poesia dilata la dolente esperienza personale in quella di un'umanità straziata. La figura figlioletto morto (tu ti spezzasti) evoca la Silvia leopardiana, simbolo di tutte le creature strappate alla vita prima di poterne assaporare le promesse e le speranze. Il grido di dolore del padre ha una dimensione epica che collega il dramma privato a quello storico.La disperazione conduce il poeta alla piena coscienza della responsabilità umana e della fragilità delle ambizioni umane tuttavia, Ungaretti, nel pessimismo con cui contempla la tragica condizione umana, trova un messaggio di speranza per gli uomini, perciò tenta di legare indissolubilmente le storia dell'uomo alla poesia, intesa come conoscenza, passione e fede del vero. L'impegno della sillabazione (scandiva le parole), il bisogno di riportare la musica nella parola, anche se il verso tende alla prosa, la coscienza dell'impatto e del peso della frase poetica, sono gli elementi del suo primo lavoro dove ciò che poteva apparire come povertà espressiva era in realtà un proposito di rinnovamento. Per sessant'anni egli cerca la purezza poetica, che resta ideale, poiché ogni testo può essere ulteriormente trasformato, infatti, per Ungaretti la poesia è nella possibilità di arrivare ad un testo sempre nuovo, è estrema metamorfosi. Il primo atto di Ungaretti è stato la dichiarazione di non poter accettare il modo discorsivo della poesia e di rifiutare l'eredità dannunziana. Per Ungaretti, però, il riferimento alla tradizione, l'innesto sul tronco della grande poesia italiana, sono inevitabili per giungere alla ricchezza finale di un discorso poetico pari a quello dannunziano, ma totalmente nuovo.



LE OPERE


L’ESPERIENZA DELLA GUERRA E IL PORTO SEPOLTO

Il porto sepolto, pubblicato nel 1916 a cura dell’amico Ettore Serra (cui è dedicata l’ultima lirica dell’opera, Comminato), è la prima raccolta organica di Ungaretti. Essa un valore determinante non solo all’interno della storia poetica e umana dello scrittore, ma anche nell’evoluzione dell’intera poesia italiana del Novecento. Superando lo sperimentalismo che caratterizzava la prima fase della propria ricerca, con Il porto sepolto Ungaretti già individua il nucleo portante della propria poetica, basata essenzialmente sulla riscoperta della parola poetica, “scavata” e valorizzata nella sua essenzialità. A favorire tale scelta, decisamente innovativa nel panorama poetico italiano ancora dominato dall’esuberanza dannunziana, contribuì senza dubbio la drammatica esperienza di Ungaretti come soldato nelle trincee del Carso. Lo dichiarerà lo stesso poeta nella Vita d’un uomo: « Incomincio Il porto sepolto, dal primo giorno della mia vita in trincea, e quel giorno era Natale del 1915, e io ero nel Carso, sul Monte San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto ed era cento volte meglio armato di noi…Il porto sepolto racchiude l’esperienza di quell’anno...Nella poesia non c’è traccia dell’odio per il nemico, né per nessuno: c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione ».



DAL PORTO SEPOLTO ALL’ALLEGRIA

La seconda edizione de Il porto sepolto uscirà nel 1923, con la prefazione di Mussolini, a La Spezia, in una versione ampliata. Ma già nel 1919 vi era stata un’edizione più ricca, pubblicata a Firenza con il titolo Allegria di naufragi.  Questa sarà quella che, con ulteriori interventi, diventerà nel 1931 L’Allegria. La raccolta, contrassegnata dall’indicazione cronologica 1914-1919, si articola in cinque sezioni: Ultime, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago, Prime. Il titolo vuole esprimere, in modo paradossale (più esplicito nel precedente Allegria di naufragi), il senso di vitalità, di disperata e « allegra » resistenza dell’uomo nella desolazione circostante. L’essenzialità di questa poesia nasce prorpio dall’esperienza quotidiana della morte che il poeta aveva sperimentato al fronte (Non sono mai stato/tanto/attaccato alla vita), dal senso di precarietà e di fragilità dei soldati (Si stà come/d’autunno/sugli alberi/ le foglie), aggrappati ad una esistenza fatta di bisogni e di sentimenti elementari. La guerra, paradossalmente, consente aUngaretti di individuare anche i valori positivi: il senso di fraternità nella comune sofferenza ( si pensi in particolare alla lirica Fratelli), la ricerca della purezza e dell’originaria innocenza (una sorta di regressione al grembo materno, al porto sepolto cui allude il titolo), l’armonia con la natura (si pensi a I fiumi), l’immedesimazione col tutto fino a sentirsi una «docile fibra/ dell’universo».In questo contesto, rappresentativo di una condizione universale di cui il poeta-soldato si fa interprete, grandissimo rilievo, quasi sacro, è dato alla parola, valorizzata al massimo grado anche da innovazioni di carattere formale (superamento del verso libero attraverso l’utilizzazione degli a-capo, degli spazi bianchi e della stessa pagina come pausa e silenzio; abolizione della punteggiatura; scardinamento della sintassi), che favoriscono una estrema sintesi dei temi, presenti attraverso accostamenti analogici e fissati in forma di frammento, di improvvisa folgorazione.


  • 1916 - Porto Sepolto (il cui nome primigenio era Allegria di naufragi – 1919) stretto legame tra poesia e vicenda autobiografica (drammatica esperienza bellica,bellissima in particolare la poesia I fiumi, diversa dalla retorica di D'Annunzio). Scopre la precarietà della condizione umana ed il sentimento di fraternità. La parola diviene sentimento immediato, istintivo, estrema lucidità e tensione, enunciazione essenziale , fulminea che emerge dalla meditazione per esprimere il tumulto dei sentimenti. La scomposizione del verso («m'illumino \ d'immenso» in "Mattina", unito è un settenario) evidenzia il valore delle parole, dei significati, dei valori analogici, elimina il discorsivo e la tradizionale musicalità del verso (anche Parini aveva scardinato,la musicalità con inversioni e durezze).
  • 1919 - Allegria di Naufragi. Nei temi è presente l'elemento autobiografico (luoghi, date etc.). Ungaretti racconta la vitalità dei sopravvissuti al naufragio (guerra) e parla della propria vicenda esistenziale.
  • 1933 - Sentimento Del Tempo. Liriche composte dal 1919 in poi la condizione di Ungaretti Come uomo diviene paradigma della condizione dell'umanità. Emerge la religiosità nel conflitto con dolore e male. Ungaretti torna alla metrica tradizionale.
  • 1947 – Il Dolore. Due sezioni: giorno per giorno (1940 - 1946) in memoria del figlio morto a nove anni, nel 1939, in Brasile: rievocazione del bambino morente, il ricordo, perenne affetto e il dolore che il tempo non lenisce, malinconia paesistica; Roma occupata (1943 - 1944) trae motivo di meditazione dalle vicende storiche, scoramento, rinnovata fiducia in Dio. Dolore individuale e tragedia collettiva sono due momenti del destino umano.
  • 1939 - La Terra Promessa. Poema scenico incentrato su Enea (recupero del mito)
  • 1977 - Vita Di Un Uomo. Raccoglie tutta la produzione di Ungaretti, è quasi un diario poetico.

L’ALLEGRIA





LE EDIZIONI

La raccolta L’Allegria si articola in cinque parti (Ultime, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago, Prime), poesie nate in momenti diversi, comprese in un arco cronologico che va dal 1915, quando le prime apparvero sulla rivista Lacerba, alla breve raccolta Il porto sepolto, pubblicata a Udine nel 1916, all successive poesie di guerra raccolte nel volume Allegria di naufragi, pubblicato a Firenze nel 1939. L’allegria, edita nel 1931, raggiunse la forma definitiva nell’edizione del 1942.



LE INNOVAZIONI STILISTICHE E TECNICHE

Nate nel clima della prima guerra mondiale, le poesie dell’Allegria sono un diario di guerra ( in ogni lirica vengono indicati luogo e data di composizione), brevi frammenti poetici fatti di intuizioni fulminee, impressioni colte nella loro essenzialità e caratterizzate da un linguaggio scarno, che mette in evidenza il valore della parola, caricandola di significati e suggestioni,distanziandosi dalla magniloquenza dannunziana o dai toni dimessi dei crepuscolari. «Mi apparve subito» dice Ungaretti «come la parola dovesse chiamarsi a nascere da una tensione espessiva che la colmasse della pienezza del suo significato».Per Ungaretti la poesia è forma di conoscenza pura e immediata della realtà più profonda delle cose; in questa concezione si inseriscono le sue originali soluzioni tecniche e stilistiche, cui si aggiungono gli influssi del Simbolismo: abbandono del verso tradizionale per versi brevissimi, spesso di un solo vocabolo; abolizione dei nessi sintattici e della punteggiatura; frequenti pause e spazi bianchi caricano di significato, isolandole, le paole, che sembrano così emergere dal silenzio. L’essenzialità della parola è tuttavia per Ungaretti il risultato di una faticosa ricerca e di un’assidua esofferta mediazione, che concentra un intero mondo di affetti: «Quando trovo/ in questo mio silenzio/una parola/scavata è nella mia vita/come un abisso». Dai simbolisti Ungaretti derivò anche l’uso dell’analogia e della sinestesia, che congiungono immediatamente oggetti e stati d’animo apparentemente lontani.



I TEMI

I temi ricorrenti nella poesia di Ungaretti sono la caducità della vita, la solitudine, il dolore, il senso di fratellanza che unisce gli uomini esposti al medesimo destino la consapevolezza di sentirsi parte dell’universo (Mi riconosco/immagine/passeggera/Presa in giro immortale) e lo sradicamento vissuto in modo doloroso (In nessuna/parte/ di terra/mi posso accasare). Ungaretti, nel cantare gli slanci vitali che si affermano in mezzo alla morte e alla distruzione, alla forza allegra della sopravvivenza nel vuoto e nel naufragio ( da cui il titolo Allegria) avverte la sua specifica condizione di uomo di pena (Ungaretti uomo di pena/eppure ti basta un’illusione/per farti coraggio). Ma la vita è anche possibilità di illusioni, che danno la forza e il coraggio di vivere. È questo anche il messaggio di tutta l’opera; l’umanità deve ritrovare se stessa e i propri spazi vitali anche e soprattutto nel nulla e nella distruzione.





ANTOLOGIA  POETICA


SAN MARTINO DEL CARSO



La zona del Carso (nelle alpi orientali delimitate dal fiume Isonzo), dove si trova appunto il paese di San Martino, fu uno dei teatri più duri e cruenti della Prima guerra mondiale: qui combatté Ungaretti dal dicembre del 1915 alla fine dell’anno successivo, e affidò la propria terribile esperienza a una serie di brevi ed incisive liriche (pubblicate una prima volta nel 1916 col titolo di Porto sepolto e infine nel 1931 col titolo di L’allegria), da leggersi come una sorta di diario. Il poeta si trova di fronte ad un paesaggio desolato e sconvolto: delle case del paese non rimane in piedi che qualche misero muro, mentre gli amici e i compagni sono tutti morti in combattimento. Ma il dramma più straziante non è all’estero, bensì all’interno di chi è sopravvissuto e, rimasto solo, non può che guardare impotente gli effetti di una inutile guerra.



Valloncello dell’Albero isolato il 27 agosto 1916


Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro


Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto


Ma nel cuore

nessuna croce manca


È il mio cuore

il paese più straziato

Il paese e il cuore del poeta. Nella lirica è assente la punteggiatura e le pause sono determinate dalle spaziature che separano ciascun gruppo di versi. Il testo è costruito su di un’equilibratura e calcolata simmetria: la corrispondenza tra il paesaggio eseterno e il paesaggio interiore trova espressione formale nei parallelismi e nella disposizione delle riprese. Lo stretto parallelismo tra le due quartine (Di queste…non è rimasto; Di tanti….non è rimasto) e i due finali (nel cuore..;il mio cuore…) evidenzia come la guerra abbia lasciato i propri effetti devastanti sia all’esterno (le case distrutte) sia, soprattutto, all’interno, nel cuore del poeta, divenuto come un cimitero pieno di croci, ossia del ricordo di tutti i compagni morti. Il rapporto tra paesaggio esterno ( che viene così umanizzato) e paesaggio interiore (che assume i connotati di un cimitero) è basato sull’analogia cuore-paese, che consente di riferire il termine “brandello” sia di muri che ai compagni morti ( i tanti che corrispondevano col poeta). L’analogia viene resa esplicita nei versi conclusivi, dove appare chiaro che l’esperienza più lacerente delle guerra è proprio quella vissuta nell’animo del protagonista.


VEGLIA


Il contrasto tra le immagini «violente di morte» offerte dalla realtà e il rinnovato attaccamento all vita costituisce il nucleo della lirica. Con un linguaggio essenziale e scarno, in cui la parola isolata nel verso si carica di significati e suggestioni, Ungaretti parla di una dolorosa esperienza: per una notte intera è stato accanto ad un compagno morto, col volto deformato nell’atroce spasimo della morte, con le mani «congestionate» nell’ultimo gesto convulso, che è penetrato nel profondo dell’animo del poeta; eppure egli non grida invettive, non maledice, non odia, mascrive «lettere piene d’amore»; accanto all’atrocità della morte si fa più profondo l’istintivo attaccamento alla vita.



Cima Quattro il 23 dicembre 1915


Un’intera nottata         

buttato vicino

a un compagno


Massacrato

con la bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle mani

penetra

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore


Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.



Con frasi brevi, dense di significato ed un linguaggio essenziale, in cui le parole isolate nel verso si caricano di profonde verità e suggestioni, Ungaretti ci rappresenta la veglia accanto al corpo del compagno ucciso; la crudezza delle immagini, rese più rilevanti dalle parole-chiave costituite dai participi buttato, massacrato,digrignata,penetrata, attaccato, intensificano il senso di angoscia, rendendo la descrizione fortemente espressionistica. La poetica di Ungaretti si basa, nella sua parola, pura, illuminate, carica di significato, che nasce da una ricerca faticosa e insieme da improvvisa «folgorazione».

La sintassi. La costruzione della lirica è basata su immagini legate da una sintassi disarticolata, che si appoggia sui participi prima menzionati e sulla petizione dei costruttori: «con al bocca/digrignata»;«con al congestione/delle sue mani/penetrata», che trova una conclusione improvvisa nell’affermazione «ho scritto lettere piene d’amore», sintatticamente slegata dai versi precedenti. Viene introdotto il verbo di modo finito e la dimensione personale: dal possessivo suo (sua bocca, sue mani) sia passa a mio (mio silenzio).

Il lessico. Le scelte lessicali privilegiano i suoni aspri, in cui prevalgono le dentali (nottata, buttato, massacrato, penetrata, scritto…) che contribuiscono a dare rilievo alla disumanità della situazione. La testimonianza di attaccamento alla vita, presente simbolicamente nella parola plenilunio, viene confermata dal poeta nella conclusione della lirica «Non dono mai stato/tanto/attaccato al vita».


FRATELLI


La lirica ha come tema la solidarietà, la ricerca di un punto fermo che permetta di superare l’angoscia provocata dalla violenza della guerra, scoprendo la fraternità degli uomini nella sofferenza, nella fragilità della vita. La guerra non è vista come eroismo e patriottismo, ma come momento tragico in cui l’uomo acquista coscienza della precarietà dell’esistenza e sente il bisogno di unirsi agli altri. Nella domanda iniziale, rivolta da soldati ad altri soldati, «fratelli», parola chiave che apre e chiude la lirica, allude alla solidarietà che unisce gli uomini accomunati in guerra allo stesso destino di morte e risuona dolce nella notte, tremante di commozione, come una foglia appaena nata, vibrante di nuova vita e speranza. Nell’aria spasimante, tutta tesa nell’angoscia della guerra, la parola «fratelli» si carica di istintiva ribellione contro la violenza.



Mariano il 15 luglio 1916


Di che reggimento siete

fratelli?


Parola tremante

nella notte


Foglia appena nata


Nell’aria spasimante

involontaria rivolta



dell’uomo presente alla sua

fragilità


Fratelli



L’evocazione della parola. La lirica è u esempio della carica suggestiva della “folgorazioni” di Ungaretti, essenziali e fulminee, che emergono da una profonda mediazionee, attraverso rapidi rapporti analogici, rivelano significati profondi; la parola chaive fratelli  esprime un delicato rapporto analogico con foglia appena nata e stabilisce un paragone tra la fragilità delle foglie e quella dell’uomo, acquistando maggior risalto grazie agli aggettivi tremante-spasimante, che concorrono a rendere l’atmosfera di intensa drammacità. La parola fratelli, isolata nell’ultimo verso da una spaziatura, racchiude il messaggio profondo del poeta. Per Ungaretti l’amore, la solidarietà, la fratellanza nascono dall’istintiva reazione dell’uomo all’odio, alla violenza ed alla precarietà della vita. La ricerca dell’essenzialità e del potere evocativo della parola, che racchiude nuovi e più profondi significati, è evidenziata dalla ripetizione di parole-chiave, dall’uso delle analogie, dall’abolizione dei nessi grammaticali e sintattici e della punteggiatura, dalla frantumazione dei versi, tipici della poesia del primo Ungaretti.



SOLDATI


La vita dei soldati in guerra è fragile e provvisoria come le foglie che il vento d’autunno da un momento all’altro staccherà dal ramo. In quattro brevissimi versi il poeta condensa lo stato d’animo del soldato, il suo sentirsi sospeso tre la vita e la morte. La forma impersonale trasferisce l’esperienza autobiografica a quella di tutti gli altri uomini, costretti a sentire la violenza della guerra. La similitudine è espressa in pochi versi, brevi, dal tono epigrammatico, che mettono in risalto l’inesorabile destino di morte che grava su ogni soldato


Bosco di Courton 1918


Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie



SONO UNA CREATURA


In questa lirica la personale esperienza del poeta divenne testimonianza assoluta: la guerra appare come una sofferenza cosmica che accomuna tutti gli esseri viventi. Il poeta paragona il proprio animo, desolato e indurito dal dolore, all’aridità del monte San Michele del Carso. Il suo doloreè chiuso, interiore, senza lacrime,proprio di chi impietrito dalla sofferenza e dal dramma della guerra. In questo clima, l’essere scampato alla morte si può sconatre solo vivendo e soffredo giorno per giorno. A differenza di quanto testimoniano altre liriche, l’orrore della guerra non fa nascere nel poeta un istintivo impulso alla vita, perché egli è insensibile ormai al dolore ed è incapace di illudere e reagire. Anche alla base di questa lirica c’è la poetica che Ungaretti definì della «parola»: «poesia/ è il mondo l’umanità/la propria vita/ fioriti dalle parole»: parole che, emerse da un fondo di meditazione, concentrano nella loro essenzilità tutto un mondodi sentimenti.



Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916


Come questa pietra

del S.Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disaminata


Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede


La morte

si sconta

vivendo.

Parole essenziali. Aridità e morte, temi della lirica, contrastano con il titolo; l’affermazione “sono una creatura” allude all’essere un uomo immerso nel dolore del mondo. La poesia si apre con un luogo paragone costituito da termini asciutti, essenziali, fortemente cadenzati, che sottolineano l’estrema aridità del paesaggio, ed evidenziando lo stato d’animo impietrito del poeta. La prima strofa si apre con il secondo termine di paragone, come questa pietra, mentre solo alla fine appare il proprio termine. L’aridità dei sentimenti è resa dalla serie dia aggettivi (fredda,dura,prosciugata,refrattaria,disanimata), scanditi dalla costruzione anaforica ( così….così….così…così…), disposti secondo un ritmo ascendente (climax), che raggiunge l’apice nell’aggettivo disanimata, isolato in un solo verso e preceduto dall’avverbio totalmente, che ne intensifica il significato. I tre versi finali, scanditi ritmicamente, racchiudono il nucleo tematico della poesia, «la morte/si sconta/ vivendo»: fulminea apparizione della verità quale in quel momento appare. Come nella lirica Veglia, l’aridità del vivere è sottolineata anche dalla prevalenza di suoni dentali; entrambe terminano inoltre con un’affermazione lapidaria.


RIASSUNTO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il periodo che precedette il primo conflitto mondiale fu caratterizzato da unperiodo relativamente stabile e pacifico, che degenerò a partire dal 1914: il mondo intero fu letteralmente sconvolto in proporzioni fino allora ancora sconosciute.

Sono molte le ragioni per cui la Prima Guerra Mondiale, conosciuta anche con il nome di “Grande Guerra” si differenziò nettamente da tutte quelle che la precedettero. Per la prima volta furono coinvolte in un conflitto nato nel cuore dell'Europa anche le potenze extra-europee, come Giappone e Stati Uniti. Inoltre la 1 Guerra Mondiale fu caratterizzata dall'utilizzo da parte di tutte le nazioni coinvolte di uno spiegamento di forze senza precedenti e dall’utilizzo di nuove armi: gli aerei, inventati pochi decenni prima, i carri armati e sottomarini. Fu introdotto anche l’utilizzo delle più devastanti armi chimiche. Ma il motivo principale che differenzio la Prima Guerra Mondiale da tutti gli altri conflitti antecedenti furono gli effetti: si trattò proprio di una guerra “totale”, che coinvolse tutta la compagine degli Stati belligeranti: non solo a livello bellico, ma anche economico, amministrativo e politico. Notevole, inoltre, l’utilizzo di mirate campagne propagandistiche.

Le cause del conflitto sono da ricercarsi, da una parte, nella crisi dei rapporti internazionali europei, dall’altra, nella rapida e significativa ascesa della Germania a potenza navale, con conseguenti ripercussioni sul mondo coloniale. Inoltre, nei movimenti nazionalisti e irredentisti, specie nelle seguenti zone strategiche dell’Europa: Balcani, Alsazia, Lorena, Trentino e Trieste.

Il pretesto fu dato dall’attentato a Sarajevo, ai danni dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando, da parte di un indipendentista slavo. L’Austria mandò immediatamente un ultimatum alla Serbia, la quale, rifiutandosi di scendere a patti, emise la dichiarazione di guerra il 28 luglio del 1914.

Il sistema delle alleanze fu presto stabilito. Da una parte si schierarono l’Austria e la Germania, dall’altra l’Inghilterra, la Francia e la Russia, mobilitate in difesa della Serbia.

La Germania invase quindi la Francia, passando attraverso il Belgio e violandone così la neutralità, cosa che suscitò molto scalpore soprattutto in Inghilterra, che per questo motivo scese in campo al fianco delle truppe francesi.

L’intenzione tedesca era di portare avanti una “guerra di movimento”, rapida e veloce, ma il tentativo fallì: il conflitto si rivelò lungo ed estenuante, in quel che fu definita una “Guerra di Trincea”.

Dopo l’avanzata tedesca in Francia ed il blocco continentale operato dalla flotta inglese, nel 1915 anche l’Italia entra in guerra. In quel periodo l’opinione pubblica era divisa i due fazioni, da una parte c’erano i “neutralisti”, dall’altra gli “interventisti”.

Il 26 aprile del 1915, il governo italiano si alleò segretamente con la Triplice Intesa (Inghilterra, Francia, Russia), stipulando il Patto di Londra. Attraverso tale accordo, l’Italia si impegnava nella guerra contro l’Austria ed, in caso di vittoria, avrebbe dovuto ottenere le terre irredente di Trentino, l’Alto Adige, Trieste, Istria e della la città di Valona, in Albania.

Il 23 maggio le truppe italiane entrarono in guerra.

Sul fronte italo-austriaco, il conflitto si presentò subito estremamente lento, combattuto nelle trincee scavate nelle montagne del Friuli da soldati reclutati tra le fasce più povere della popolazione.

Nel 1917, si ribaltò la situazione, con l’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti a fianco della Triplice Intesa ed il ritiro della Russia, impegnata entro i propri confini con la Rivoluzione.

L’offensiva austriaca divenne sempre più pressante, finché l’esercito italiano subì la famosa sconfitta di Caporetto, il 24 ottobre del 1917, con gravi ripercussioni anche sulla vita economica e sociale del Paese. Ebbero infatti inizio una serie di scioperi e di manifestazioni, tali da costringere il governo a fare grandi promesse ai soldati, al fine di risollevarne il morale, evitando defezioni ed ammutinamenti.

Il 1918 fu l’anno decisivo del conflitto, che ne segnò anche la conclusione della Prima Guerra Mondiale con la vittoria della Francia.

Sul fronte italo-austriaco, l’esercito italiano, guidato dal un nuovo generale Armando Diaz, riuscì a conquistare Trento e Trieste, stipulando un armistizio con l’Austria e giungendo finalmente alla pace.

La Conferenza di Pace di Parigi penalizzò duramente i paesi perdenti, in particolar modo la Germania, facendo prevalere gli interessi delle due potenze europee: Francia ed Inghilterra. All’Italia furono concessi i territori di Trentino, Alto Adige, Trieste ed Istria. Dallo smembramento dell’impero austro-ungarico nacquero quindi nuove realtà territoriali e politiche: l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia.

Rimase però sospesa la questione della città di Fiume, poiché non ne venne prevista l’annessione all’Italia. Fu così che, nel settembre del 1919, un gruppo di volontari guidato dal poeta Gabriele D’Annunzio, prese possesso della città, instaurandovi un governo definito “Reggenza del Carnaro”. In seguito, la città di Fiume venne liberata con il trattato di Rapallo, stipulato tra Italia e Jugoslavia.

A livello internazionale, ad ogni modo, le soluzioni dei diversi trattati di pace si dimostrarono poco rispettose nei confronti delle varie identità nazionali, alimentando le cause che spinsero le potenze mondiali a scontrarsi in un novo e devastante conflitto mondiale.









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