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LA FIGLIA DEL CAPITANO, PUSKIN

letteratura




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LA FIGLIA DEL CAPITANO, PUSKIN


Il protagonista è Pjotr Grinjov, figlio di un maggiore dell'esercito e di una figlia di un nobile decaduto: riceve un' educazione da un precettore francese col quale si trova benissimo ma che viene cacciato per via del suo vizio per alcool e per belle donne; da qui finisce l'istruzione di Pjotr Grinjov che viene mandato a compiere il servizio militare a Orenburg dove vede tale servizio come noia e fatica che lo assale, sensazione originatagli dal fatto che egli invece sognava di andare a Pietroburgo, visto come luogo della vita mondana di società e di felicità.

Durante il viaggio verso Orenburg, incontra Zurin, capitano di reggimento col quale perde dei soldi giocando a biliardo, e una volta ripreso il viaggio, si imbatte in una tempesta di neve ( sintomatica del tema romantico della forza della natura e del sublime) dalla quale si salva grazie all'aiuto di un cosacco che lo porta in un rifugio dove passare la notte 555f54f : qui il cosacco parla col padrone della rivolta, dello Jaik ( 1772 ) e di una nuova insurrezione che si stava preparando, e, successivamente, abbiamo un sogno profetico ( tema romantico che si ripete ) in cui il protagonista torna a casa per errore, dove viene accolto dalla madre triste perchè il padre è in fin di vita, ma sul letto al posto suo c'è un vecchio contadino che con una scure lo insegne per tutta la stanza, che nel frattempo si è popolata di sangue e cadaveri, dunque c'è qui la presenza del tema romantico dell'horror e del macabro; il mattino Grinjov regala un pelliccia al cosacco per ringraziarlo dell'aiuto prestatogli, ed arriva ad Orenburg, dove il comandante tedesco, amico di suo padre, lo invia a Belogorsk ( luogo inventato ) al servizio dei capitano Mironov: qui il paesaggio è rusticano più che militare, difatti è qui che vengono mandati tutti i soldati rei di atti di insubordinazione o reati, un posto che, dunque, genera in Pjotr Grinjov tristezza, malinconia ed angoscia.



Il capitano Mironov è un vecchio arzillo, semplice, ma incapace nel suo lavoro, mentre e la moglie la vera anima della casa, dove c'è anche Mar'Ja Ivanovna Mironova, (Masa) la figlia del capitano, la quale è bionda, timida, paurosa, ma anche saggia, verso la quale Pjotr Grinjov prova indifferenza, per poi arrivare alla pietà; man mano che il tempo passa, Pjotr Grinjov trova il soggiorno sempre più piacevole, diventa un ufficiale, e scopre qui la sua voglia di lesinare la compagnia e la sua vena poetica ispirata da Mar'Ja (= Evgenij Onegin, ma anche la poesia " k ***" in cui Puskin canta questa donna-genio di immensa bellezza che suscita in lui la capacità poetica), tutte tipiche tematiche dell'eroe romantico, tant' è che Pjotr Grinjov arriva a scrivere dei versi per Mar'Ja che farà erroneamente a Svabrin un ufficiale mandato a Belogorsk per aver ucciso un tenete, il quale è anch'egli innamorato di Mar'Ja e che, ingelosito, lo sfida a duello, altro tema romantico, dove Pjotr ha la peggio e viene ferito: ripresosi, il protagonista dichiara tutto il suo amore a Mar'Ja chiedendole la sua mano, ma l'opposizione del padre di lui, che è venuto a sapere del duello, e perciò gli nega il permesso di sposarla, gli fa perdere la serenità, diventando infelice e smarrendo lo spirito poetico ( = eroe condannato a non amare nessuno, tema romantico).

La vicenda è qui scossa da un fatto storico realmente accaduto, la ribellione di Pugacjov, il quale ci viene adeguatamente spiegato da Puskin stesso che interviene nel racconto per fornirci delle necessarie delucidazioni storiche: tale notizia arriva, anche a Belogorsk tramite un dispaccio arrivato a Mironov, che capisce di essere prossimamente interessato dagli attacchi dei ribelli, nei confronti dei quali è in netta inferiorità di forze, decidendo comunque di difendere la fortezza anche a costo di essere ucciso pur di non unirsi alle idee dei ribelli, restando cosi fedele a sua maestà la carina; viene presa la decisione di inviare lontana Mar'Ja per salvarle la vita, fatto che genera in Pjotr Grinjov profonda tristezza, agitazione e paura, anche se la figlia del capitano non farà in tempo a fuggire, perchè Pugacjov attacca e conquista il forte di Belogorsk, grazie anche al tradimento di alcuni cosacchi che prestavano servizio per Mironov, passati dalla parte dei ribelli: Mironov e la moglie non riconoscono Pugacjov come imperatore e vengono perciò impiccati, Svabrin giura fedeltà al ribelle e diventa per questo capo delle forze di Pugacjov a Belogorsk. Mar'Ja viene nascosta a casa del pope mentre Pjotr Grinjov viene graziato da Pugacjov che lo riconosce in quanto quel giovane nobile che poco tempo prima gli aveva regalato un pelliccia, si perché Pugacjov è il cosacco che ha aiutato il protagonista a salvarsi dalla tempesta di neve e dunque per sdebitarsi il ribelle gli salva la vita, cercando poi di convincerlo ad unirsi alle sue idee ma invano, dunque decidendo di lasciarlo libero incondizionatamente, dimostrandosi cosi non un barbaro sanguinario e spietato ribelle (come invece le cronache ufficiali ce lo dipingono), bensì un uomo clemente, umano e riconoscente anche verso chi gli è nemico come Pjotr Grinjov, il quale lo ha colpito per la sua sincerità, e per la sua fedeltà per la patria e per la corona. Mir'Ja nel frattempo si e ammalata, e il protagonista decide di andare a Orenburg per organizzare la liberazione di Belogorsk in tempi rapidi, ricevendo addirittura come regalo da Pugacjov il suo pelliccia ed un cavallo, ma i militari di Orenburg però non gli accordano la liberazione del suo ex- forte, perchè devono far fronte all'assalto delle truppe di Pugacjov che li è arrivato in tempi brevi, e, dunque, Pjotr Grinjov decide di combattere anche questa volta, decisione quanto mai azzeccata perchè, durante i combattimenti incontra un suo vecchio commilitone passato dalla parte dei ribelli, il quale gli consegna, una lettera scritta da Mar'Ja, nella quale gli comunicava che Svabrin l'avrebbe costretta di li a poco a sposarlo, altrimenti sarebbe stata uccisa ; Pjotr è disperato e si reca da solo a Belogorsk ma durante il tragitto viene catturato dalla guardia di Pugacjov, presso il quale è condotto e al quale racconta tutto l'accaduto, ottenendo dal ribelle un invito a cena e, sebbene l'opposizione dei suoi consiglieri, la promessa di aiutarlo.



Pugacjov dunque, si reca a Belogorsk con Pjotr Grinjov, e durante il tragitto si assiste al colloquio tra i due, dove il "sanguinario ribelle" ci è ancora una volta presentato come fedele all' amicizia col protagonista, leale, sognatore (ha come modello Grìska Otrep'ev, e comunica al protagonista di voler marciare su Mosca ), ma anche realista e profetico quando afferma di esser conscio del fatto di possedere un esercito composto da gente inaffidabile e di varie etnie (briganti, contadini, servi della gleba, tatari, cosacchi, vecchi ritualisti ecc.), pronto a consegnarlo alle forze zariste non appena le sorti militari avessero cominciato ad essergli sfavorevoli; arrivati a Belogorsk, Pugacjov libera Mar'Ja e grazia comunque Svabrin, dimostrando tutta la sua magnanimità e amicizia, anche perché permette ancora una volta, a Pjotr Grinjov di andarsene in campagna insieme alla sua amata, venendo cosi visto dal protagonista come "'suo benefattore" al quale deve la vita.

Nella strada di ritorno però, il protagonista incontra l'esercito di Zurin (il comandante che all'inizio del romanzo aveva tatto perdere a Pjotr Grinjov un sacco di danaro al biliardo), il quale lo convince a restare a combattere in nome della Russia, mentre Mar'Ja e il suo servo sono inviati in campagna; Pugacjov è sconfitto da un altro reparto, ma in Siberia crea un nuovo esercito di rivoltosi che prende Kazan' ma col quale non riuscirà a raggiungere Mosca perchè alcuni suoi commilitoni lo consegneranno al comandante Sudorov, ponendo così fine alla guerra ma non ai guai di Pjotr Grinjov che solo ora hanno inizio, si perchè il protagonista viene processato a Kazan' per essere stato accusato da Svabrin (a sua volta fatto prigioniero dall'esercito imperiale) di essere una spia agli ordini di Pugacjov mandata ad Orenburg; da tali accuse il protagonista può scagionarsi chiamando a testimoniare Mar'Ja, ma non volendo turbare la sua amata rifiuta di coinvolgerla nel processo e si fa condannare all'esilio in Siberia.

Qui si interrompe la narrazione di Pjotr Grinjov ed inizia quella dell'editore che descrive la delusione del padre ed i sensi di colpa, di Mar'Ja che, per salvare la situazione, cerca disperatamente di ottenere una grazia dalla corte recandosi a Pietroburgo, dove, durante una passeggiata in un parco, incontra una signora vestita di giallo con un cagnolino che si finge nobildonna e alla quale la figlia del capitano racconta tutta la storia di Pjotr Grinjov ed il perchè è stato ingiustamente condannato; la donna si rivelerà essere niente di meno che la carina Caterina II la quale, convinta da Mar'Ja, concede la sua grazia che libera dall'esilio il protagonista il quale ritorna in Russia dove assiste all' esecuzione di Pugacjov, e si sposa con la figlia del capitano, facendo finire il romanzo con un lieto fine.










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