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GIOVANNI PASCOLI (1855-1912) - I TEMI DELLA POESIA PASCOLIANA

letteratura


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SOMMARIO:


LA VITA


DECADENTISMO : CONTESTO STORICO IN ITALIA


IDEOLOGIA


I TEMI DELLA POESIA PASCOLIANA


LO STILE: LINGUAGGIO, LESSICO, LA SINTASSI





LA POETICA PASCOLIANA












GIOVANNI PASCOLI



Giovanni Pascoli was born in San Mauro di Romagna in 1855. He was still a child when took place:August 10th 1867 his father, agent of the Princes of Torlonia , was killed by unknowns. For the poet this was the beginning of a period of familiar misfortunes : the following year his sister died, then his mother and later two brothers died. This premature experience of death remained for the poet an unhealed wound that left traces in all his works.

The first reaction of his fathers's murder, that remained unpunished and covered to say, was a sense of rebellion against injustice.

In 1873 the poet won a scholarsh 444c21e ip at university of Bologna where he had Giosuè Carducci as a lecturer. Here he was admitted at the Faculty of Letters but two years later his brother Giacomo died so he was inducted to neglect the studies to participate in the struggles of social claim beside socialist and anarchists.

Nacque a San Mauro di Romagna nel 1855, ma era ancora fanciullo quando il 10 agosto 1867 accade l'evento capitale della sua vita : il padre agente dei principi Torlonia , fu assassinato da ignoti. Questo per il poeta , fu l'inizio di un periodo di sventure familiari: l'anno seguente morì una sorella, poi, di seguito, la madre e, più tardi, due fratelli. Questa precoce esperienza di morte rimase per il poeta una ferita non chiusa, che lasciò tracce in tutte le sue opere.

La prima reazione all'assassinio rimasto impunito e coperto dall'omertà di chi seppe ma non volle dire, fu un senso di ribellione contro l'ingiustizia. Nel 1873 il poeta vinse una borsa di studio all'università di Bologna, dove ebbe come maestro Giosuè Carducci, dove s'iscrisse alla  Facoltà di lettere ma due anni dopo muore il fratello Giacomo ed lui viene indotto a trascurare gli studi per partecipare alle lotte di rivendicazione sociale a fianco dei socialisti e degli anarchici.

Nel 1879, in seguito a dimostrazioni connesse all'attentato dell'anarchico Passanante contro Umberto , subì alcuni mesi di carcere preventivo. Ne uscì assolto e con animo mutato non più disposto a dedicarsi per la politica e con più responsabilità a terminare gli studi. Laureatosi nel 1882, intraprese la carriera dell'insegnamento. Fu professore di latino e greco nei licei di Matera, Massa e Livorno dove riuscì a costruire il "nido" familiare con le sorelle Mariù e Ida verso le quali il poeta dimostrò un attaccamento morboso tanto che il matrimonio di Ida fu vissuto da lui come un vero e proprio tradimento, sentimento questo che, del resto, la stessa Mariù nutrì nei confronti del fratello quando si profilò all'orizzonte un possibile matrimonio (che sfumò) del poeta con una cugina. Poi, dal 1898 al 1902 insegnò letteratura latina all'università di Messina, dal 1903 al 1905 di grammatica greca e latina a Pisa, infine, dal 1906, successore del Carducci nella cattedra di letteratura italiana dell'università di Bologna. Morì nel 1912, a Bologna e fu sepolto nella casa di Castelvecchio presso Barga in Garfagna (Toscana) dove aveva abitato dal '95 in una villa di campagna assieme alla sorella Mariù ritrovando la gioia del contatto con la campagna e con le cose semplici.


DECADENTISMO

Il decadentismo fu un movimento culturale che nacque in Francia, verso il 1880, intorno alla rivista "Le Decadent", ma se ne erano avuti i presentimenti alcuni decenni prima, soprattutto nella sensibilità poetica di Charles Baudelaire che ne è considerato il precursore.

È molto difficile determinare un'area geografica preferenziale per l'affermarsi delle tematiche decadenti , perché le inquietudini , che si rivelano in Baudelaire e nei suoi seguaci francesi, si ritrovano negli artisti di tutta Europa ed esprimono ovunque un momento di profonda tensione culturale.

Il termine "decadente", che all'inizio espresse un giudizio dispregiativo nei confronti dei giovani poeti che si ponevano al di fuori delle norme comuni della vita e dell'arte , assunse più tardi il significato di razionale consapevolezza della "decadenza" della società e dei suoi valori , nel dilagante materialismo di quegli anni.


Siamo quindi in un'epoca in cui si manifesta vistosamente la divaricazione tra società e intellettuale che si sente estraneo ad un mondo in rapida trasformazione, dominato da interessi di carattere economico e materialista, dove le teorie ottimiste del Positivismo (conoscenza tramite la scienza ) si rivelano fallimentari a spiegare i misteri della vita e dell'uomo. L'uomo di cultura si sente lontano sia dalla classe dominante borghese, che prospetta nuovi miti aggressivi, come l'imperialismo e il razzismo, sia dalle masse popolari, che cercano l'emancipazione attraverso la lotta di classe, gli scioperi, la violenza.


CONTESTO STORICO.

Negli anni tra il 1880 e la fine del secolo continua l'affermarsi l'indirizzo politico : le grandi potenze europee (Germania, Inghilterra, Francia) proseguono la loro la loro ascesa politica, tutte le mosse dall'impegno di far fronte alle trasformazioni socio-economiche che il progresso industriale impone. È l'economia, infatti, la forza motrice della vita politica di questo periodo di fine Ottocento dominato :

da un forte sviluppo della grande industria che determina una crescente competizione economica tra le potenze più forti per il controllo dei mercati;

dall'intensificarsi dell'espansione coloniale che scatena pericolosi imperialismi;

dall'affermarsi dei partiti popolari e dei sindacati in cui convergono le masse operaie, sempre più coscienti del loro "peso" sociale e dei loro diritti.he

Le nuove fonti di energia, la rapidità dei nuovi mezzi di comunicazione, i primi esperimenti di volo, il telefono, il cinematografo.le numerosissime conquiste della tecnica applicate al mondo della produzione, accelerano lo sviluppo della grande industria che diventò sempre più l'asse portante di tutta l'economia europea.


IN ITALIA:



In Italia nel programma di governo della sinistra, che aveva preso il potere nel 1876, era contemplato anche un impulso all'industrializzazione, per dare alla nazione una svolta di modernità nel campo dell'economia . Purtroppo per incoraggiare le industrie fu necessario applicare una politica protezionista (che scoraggiasse l'importazione di prodotti stranieri) cioè di aiuto da parte dello Stato; questo sforzo fu utile allo sviluppo economico del Nord, ma accrebbe il divario con il Sud , ancorato ad una misera agricoltura (che non produceva neanche tanto di pagare le forti imposizioni fiscali) e sempre più afflito da disoccupazione e fame. Nacque perciò il fenomeno dell'emigrazione verso le Americhe, dove gli Stati Uniti, fortissimi economicamente dopo la conquista del Far West e l'espansione imperialista nel centro e nel sud, offrivano lavoro alla mano d'opera dei più poveri Paesi europei.

Anche l'Italia come il resto degli strati europei fu coinvolta nelle conquiste coloniali ma non ebbe fortuna soprattutto dall'acceso nazionalismo del governo di Crispi (1893-1896) e più tardi , con maggiore oculatezza, dal governo Gioliti.               

L'avventura imperialistica, dunque, fu un fenomeno di vaste proporzioni e generalizzato a tutte le grandi potenze mondiali, frutto di un sentimento nazionalista sempre più esasperato, spesso accompagnato da pericolose teorie di superiorità e di inferiorità razziale.

All'interno dei singoli Paesi europei erano nate le idee del socialimo . In Italia Filippo Turati nel 1892 a Genova fondò il partito socialista. Esso contribuiva a dare ai lavoratori una coscienza politica e una reale consapevolezza dei loro diritti all'interno della società industriale di cui erano propulsori e sempre più protagonisti.

Quando si manifestò la forte impennata dell'economia con l'ascesa dell'industria in seguito al colonialismo, si intensificarono anche le inquietudini sociali. Da una parte cresceva la ricchezza della classe dirigente e padronale perché diventavano sempre più numerosi i mezzi per produrla ; dall'altra aumentava la miseria degli operai , che restavano ai margini del processo innovativo, con nuovi bisogni, dato innalzamento dei livelli economici generali, ma con lavori senza garanzie e senza protezioni, alla mercè dello sfruttamento dei padroni. 



IDEOLOGIA PASCOLIANA


La concezione pascoliana della realtà è fondata sulla dominante presenza di un mistero insondabile al fondo della vita dell'uomo e del cosmo.

Mentre il positivismo, fiducioso nella scienza, aveva concepito l'inconoscibile come una sorta di territorio ignoto da sottoporre progressivamente a una ricerca condotta col metodo sperimentale, Pascoli ne fa il centro di una sofferta meditazione. La scienza, secondo lui, ha ricondotto la mente dell'uomo alla coscienza del suo destino inesplicabile, non ha assolutamente donato libertà all'uomo, ma, anzi, la società industriale, valorizzata dal positivismo, soffoca l'uomo, gli nega ogni piacere: viene così definito il "rifiuto della storia" secondo il quale la storia viene contrapposta al mondo campestre delle piccole cose.

L'uomo, secondo Pascoli, brancola nel buio, ignaro della sua origine e delle finalità del suo vivere, è un essere fragile mosso da impulsi ciechi che lo spingono spesso all'odio e alla violenza. Di conseguenza, l'atteggiamento del poeta di fronte alla realtà è caratterizzato dalla "vertigine" davanti al mistero dell'essere, da una perplessità davanti al problema insolubile del dolore, del male, della morte.

Bisogna ancora inserire Pascoli nel generale orientamento del tempo, il decadentismo, che rifiutava la civiltà contemporanea: mentre autori come Huysmans, Wilde, D'Annunzio concretizzano questo rifiuto con il vagheggiamento di un mondo di pura bellezza , Pascoli lo concretizza o con il ripiegamento intimistico, spesso vittimistico, oppure nel vagheggiamento della campagna e delle umili cose, di un paradiso perduto. Nel poeta, inoltre, il rifiuto della storia dà come conseguenza amara la solitudine, l'autocommiserazione, lo smarrimento di chi non riesce a vedere altro che la Terra come un atomo opaco del male. Ne deriva, quindi, la visione di una vita tutta raccolta nell'ambito della famiglia, gelosamente custodita e difesa.


"...Nascondi le cose lontane,

nascondimi quello che è morto!

ch'io veda soltanto la siepe

dell'orto,

la mura ch'ha piene le crepe

di valeriane.

Nascondi le cose lontane:

le cose son ebbre di pianto!

Ch'io veda i due peschi, i due meli,

soltanto..."


da: Nebbia



I TEMI DELLA POESIA PASCOLIANA


IL NIDO:


La famiglia viene concepita, da Pascoli, come famiglia d'origine chiusa ed esclusiva che si costituisce come alternativa al matrimonio.

In poesia il tema del nido simboleggia la famiglia e viene visto come un luogo caldo, protettivo e segreto. Tale protezione comporta però l'isolamento dalla realtà: si ha quella che viene definita "chiusura sentimentale". Questa è una situazione psicologica sofferta che lo conduce anche ad esasperare il tema dell'eros che verrà visto in maniera regredita.


I MORTI:


Collegato al tema del nido, ricorrente è il tema dei morti: la vita di Pascoli, infatti, scandita da lutti, ha influito molto sulla sua produzione. Il tema dei morti viene espresso, attraverso la tecnica del correlativo-oggettivo, che consiste nel proiettare i propri stati d'animo su oggetti della realtà che, così, si carica di significati simbolici.

Così avviene in Myricae e nei Canti di Castelvecchio. Ecco alcuni esempi:


Nella poesia L'assiuolo il motivo conduttore è il canto notturno e lamentoso di questo uccello, l'assiuolo appunto, che viene considerato, dalla tradizione popolare, come il simbolo della tristezza, della vita dolorosa che si protende verso la morte.




".veniva una voce dai campi:

Chiù.

.Sonava lontano il silgulto:

Chiù.

.e c'era quel pianto di morte.

Chiù."


da: L'assiuolo


In X Agosto viene ricordato, attraverso un lungo paragone con la morte di una rondine, l'assassinio del padre, avvenuto proprio il 10 agosto del 1867. Questo giorno è inoltre la festività di S.Lorenzo in cui si verifica il fenomeno delle stelle cadenti, simbolicamente viste come un pianto di stelle che inonda la Terra , definita atomo opaco del male.


"...Ritornava una rondine al tetto:

l'uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de' suoi rondinini...

Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero; disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono...

Ora là nella casa romita,

lo aspettano, aspettano invano..."


da: X Agosto


Nella poesia Il gelsomino notturno il tema preponderante è quello dell'eros che viene spesso accostato al ricordo ossessivo dei defunti.


".Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari...

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse..."


da: Il gelsomino notturno


Novembre viene descritta l'estate dei morti, o meglio il periodo iniziale di novembre. Con una serie di notazioni paesaggistiche viene richiamata l'idea della primavera; ma è un'illusione breve: i rami sono stecchiti, il cielo vuoto, la terra arida e compatta per il freddo; grava su tutto un silenzio sconfinato. Vi è, senz'altro, il contrasto dell'apparenza con la realtà: realtà che è tutta connotata da espressioni funeree.


"Gemmea l'aria, il sole così chiaro

che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,

e del prunalbo l'odorino amaro

senti nel cuore.

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante

di nere trame segnano il sereno,

e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante

sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

odi lontano, da giardini ed orti,

di foglie un cader fragile. E' l'estate,

fredda, dei morti."


da: Novembre


LA NATURA E LE PICCOLE COSE:

La Natura è concepita da Pascoli come una presenza misteriosa e complessa che il poeta deve interpretare attivando l'immaginazione e aguzzando i sensi. Inoltre, condividendo le posizioni antipositivistiche e negando l'idea che la scienza abbia portato la felicità, Pascoli crede che la società industriale soffochi l'uomo condizionandolo pesantemente. Per questo contrappone la società alla Natura, agli aspetti semplici e dimessi della campagna. Perciò egli assume uno stato d'animo tipicamente decadente in quanto evade dalla realtà misteriosa e ostile rifugiandosi in luoghi chiusi, circondandosi di piccole e semplici cose rassicuranti e protettive


IL TEMA DELL'EROS




Il modello dell'amore romantico, durante il periodo decadente, si scontra con le nuove realtà sociali, entra in crisi, ma non decade per lasciar posto ad un nuovo modello.

La crisi dell'amore romantico si rivela una crisi di approfondimento, di rifiuto del modello, che in alcuni casi sfocia nella violenza, nella voglia di scandalizzare; per lo più, però, si assiste a forme di dilatazione della sensibilità dovute anche alla caduta di molti tabù sessuali, con la conseguente legittimazione della sessualità spontanea, "diversa": l'amicizia maschile e femminile, la sessualità e l'amore diventano terreni di ricerca e di sperimentazione psicologica, e vanno a nutrire potentemente l'immaginario collettivo.

Per capire come Pascoli affronta il tema dell'eros, bisogna analizzare la sua vicenda personale: l'infanzia del poeta è segnata da molti lutti, dall'assassinio del padre alla morte della madre, mentre la maturità è caratterizzata dai vincoli affettivi che legano Pascoli alle sorelle, soprattutto Mariù.

Lentamente, quindi, matura la convinzione della famiglia concepita come famiglia d'origine ed esclusiva costituita in alternativa al matrimonio: egli non avrà mai relazioni amorose, né si sposerà in quanto concepisce questi eventi come impossibili nella propria vita.

Da studiosi, la sintomatologia di Pascoli è considerata tipica di una fase erotica infantile, e quindi una regressione dell'erotismo adulto, che attrae e insieme fa paura.

Nella poesia non c'è un filone esplicito dedicato all'amore: l'eros compare solo per vie indirette e trova espressioni simboliche, come i fiori de Il gelsomino notturno, che lo distanziano dall'io lirico dell'autore; il rapporto sessuale fra uomo e donna, a volte è stravolto in scena di violenza, in altri casi è solo accennato rapidamente, con l'utilizzo di un linguaggio evocativo ed indeterminato.


".Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento.

E' l'alba: si schiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova."


da: Il gelsomino notturno



LO STILE

IL LINGUAGGIO

Pascoli usa un linguaggio poetico lirico, con echi e risonanze melodiche, con ripetizioni talvolta di parole e di espressioni cantilenanti, arricchite di rapide note impressionistiche e di frasi spesso ridotte all'essenziale. È un linguaggio ricco di metafore, di sinestesie (l'odore delle fragole rosse; pigolio di stelle..), di onomatopee (gre gre di ranelle, don don di campane, chiù dell'assiuolo.) e di allitterazioni che contribuiscono a creare una fitta trama di corrispondenze goniche (anticipa quello di certi poeti del Novecento).


IL LESSICO.

È nuovo, con mescolanze di parole dotte e comuni, ma sempre preciso e scrupolosamente scientifico quando nomina uccelli (cince, pettirossi, fringuelli, assiuoli..) o piante (viburni, biancospini, timo, gelsomini, tamerici.). La parola spesso si carica di significati allusivi ; in essa il poeta proietta i suoi sentimenti, e le sue inquietudini, i suoi smarrimenti.


LA SINTASSI.

Preferisce periodi semplici composti di una sola frase, o strutture paratattiche con frasi accostate mediante virgole o congiunzioni.


LA POETICA PASCOLIANA.


Il Pascoli definì la sua poetica nella prosa de "Il fanciullino". Riprendendo un antico mito platonico, esposto nel "Fedone", il poeta afferma che, alla nascita, siamo due fanciulli (uno interiore, l'altro esteriore), non uno soltanto. All'inizio essi coincidono, perciò non notiamo la differenza. Il primo è destinato a rimanere innocente e a non crescere mai. Man mano che il secondo cresce, nell'uomo comune il primo si fa sentire sempre meno, finché si spegne. Il poeta, invece, mantiene vivo dentro di sè quel fanciullino ("il fanciullino musico") e gli dà voce, dando origine alla poesia. Quest'ultima, infatti, è l'espressione della visone primigenia e spontanea delle cose, fatta di stupore, meraviglia e sgomento, che è propria di un fanciullino, che vede ogni cosa come per la prima volta. Egli "parla agli alberi, alle nuvole, ai sassi, rimpicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare". Il fanciullino "musico" , naturalmente , è metafora dell'intuizione artistica. Ciò significa che la poesia coincide con una disposizione infantile e irrazionale dell'animo; E' capacità di stupore che l'adulto, ma non il poeta, ha perduto. Il fanciullino, infatti, vede cose che noi non vediamo, sente cose che noi non sentiamo, scopre rapporti inediti tra le cose. Come ai suoi occhi inesperti il mondo appare meraviglioso e stupefacente, così il poeta deve saper cogliere lo straordinario nell'ordinario. La poesia non ha a priori finalità etiche, politiche o sociali: attraverso una "meravigliosa" intuizione originaria, essa svela la sostanza nascosta della realtà, traducendola con un opportuno linguaggio. Il poeta - fanciullo rifugge dunque da ciò che può alterare la sua condizione di primitiva verginità sensoriale e intellettuale, non tollera costruzioni concettuali complesse, catalogazioni storiche e distinzioni spazio - temporali troppo strette; utilizza una lingua non ancora codificata, perciò "pre-grammaticale". In altri termini, si può parlare di una "regressione" nell'infanzia, che è anche fuga dalla realtà e dalla storia (in essa è tanta parte dell'ideologia pascoliana).

Di fatto, Pascoli utilizza sia il linguaggio che sta ancora "al di qua della grammatica (linguaggio pre-gramm.), ad esempio con le onomatopee, il cui valore non è semantico, bensì fonosimbolico, sia quello grammaticale, sia quello post-grammaticale dei termini gergali e delle lingue speciali e settoriali (al di là della grammatica). Egli è il primo ad esperire il linguaggio pre-grammaticale ed il primo a mettere i tre linguaggi sullo stesso piano. Numerose sono le tecniche attraverso le quali si manifesta









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