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ESCHILO - Vita, Opere

letteratura


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ESCHILO



Vita


Nacque nel 525 a.C. a Eleusi, centro misterico ad una ventina di chilometri da Atene. Cominciò in giovane età a comporre per il teatro. Prese parte alle guerre contro l'invasione persiana nel 490 e nel 480, probabilmente combattè anc 747f53h he a Salamina. L'epigramma inciso sulla sua tomba, che la tradizione vuole composto da lui stesso, celebra il suo valore nella battaglia di Maratona, dove cadde suo fratello Cinegiro. Nell'epitaffio non si fa parola della sua produzione poetica; è un fatto singolare per i moderni, ma che esprime quell orgogliosa consapevolezza civica della generazione dei Maratonomachi.

La prima vittoria negli agoni risale al 484 con un'opera a noi ignota. Qualche anno dopo, invitato in Sicilia da Gerone, tiranno di Siracusa, compose una tragedia intitolata  per celebrare la fondazion della città di Enna, avvenuta nel 476. Questo dramma, oggi perduto, costituisce un caso rarissimo di rapianto del teatro fuori di Atene in età Arcaica. Conseguì altre vittorie, secondo le fonti tredici in vita e quindici postume, infatti gli Ateniesi per i suoi meriti concessero la rappresentazione delle sue opere anche dopo la morte. L'ultima vittoria durante la vita toccò all'Orestea nel 458.




In seguito tornò in Sicilia, e morì a Gela nel 456. Una bizzarra storia storia, probabilmente derivata dagli scherzi dei poeti comici, pretende che causa della sua morte fosse una tartaruga, che un'aquila avrebbe lasciato piombare dall'alto sul suo cranio calvo, scambiandolo per una roccia su cui rompere la corazza della preda.



Opere


Dai dati in nostro possesso si pensa che Eschilo abbia composta tra le settanta e le novanta opere teatrali, ma una scela formatasi nella tarda età imperiale, fra il III e il IV secolo d.C., ha conservato solo sette tragedie. Dell'imponente complesso rimangono la massima parte dei titoli e qualche centinaio di brevi frammenti giunti per tradizione indiretta di opere famose come Mirmidoni e Niobe; ci rimangono anche ampi frammenti di drammi satireschi come dei  (Pescatori) e dei  (Partecipanti ai giochi istmici).

Le opere a noi giunte sono:

Persiani (, con la cui tetralogia vinse nel472;

Sette contro Tebe (, è l'ultimo dramma della trilogia tebana con cui vinse nel 467;

Supplici (, primo dramma della trilogia delle Danaidi, ritenuta un tempo la più antica delle tragdie pervenute per i suoi tratti arcaici e la inearità dello sviluppo, oggi viene collocata nel 463;

Prometeo incatenato , di datazione incerta, si pensa faccia parte di una trilogia le cui orpere mancanti sono Prometeo portatore di fuoco  e Prometeo liberato (;

Orestea , unica trilogia giunta completa, risalente al 458, costituita da Agamennone , Coefore  e Eumenidi .



Lingua e stile


Eschilo si è rivelato un abilissimo drammaturgo, capace di suggestioni sceniche finalizzate alla partecipazione emotiva degli spettatori.

La lingua, di fortissima densità espressiva, nasce dalle cose e dalle passioni e si traduce in costruzioni metaforiche di grande efficacia.

Per quanto riguarda il lessico, l'impasto del linguaggio eschileo unisce termini provenienti dall'epica e dalla lirica a vocaboli più colloquiali del parlato comune e a neo-formazioni, soprattutto parole composte.





Il teatro di Eschilo


Eschilo introdusse molte novità nell'apparato scenico, nella coreografia e nell'abbigliamento degli attori. Aristofane riconosce all'autore tragico la grandiosità dei cori; Aristotele gli attribuisce l'introduzione del secondo attore e la prevalenza assegnata al dialogo recitativo rispetto al coro.

Sebbene l'introduzione del terzo attore venga attribuita a Sofocle, è evidente che Eschilo ne fece uso nell'Orestea.

Fu probabilmente un'innovazione di Eschilo la costruzione architettonica della trilogia tematica, costituita da tre drammi ciascuno dei quali rappreseta una vicenda mitica che ha seguito e conclusione negli altri.



In eschilo i personaggi riflettono in una sobria trasformazione del loro atteggiamento il mutarsi delle situazioni, per esempio, la Clitemnestra prostrata e piagata alla conclusione dell'Agamennone è iversa da quella dell'inizio, demonicamente invasata dalla smania di vendetta.



Il mondo di Eschilo


Eschilo si pone diversi problemi da rappresentare nelle tragedie:


PROBLEMA DEL MALE

A.     Peccato di : chi si fosse macchiato di questa    colpa imboccava la strada della rovina e richiamava si di sé la punizione degli dei. Cfr Persiani - Serse per eccesso di ambizione ha voluto soggiogare l'Asia e la Grecia, ha fatto mare dove c'era terra e ha fatto terra dove c'era mare.


B.Quando un uomo si è avviato sulla strada del male, la divinità collabora alla sua rovina, mandando  l'accecamento, il demone della vendetta, il  e le Erinni.


C.La colpa è ereditaria: i demoni continuano ad agire attraverso la stirpe. Il profondo radicamento del  nel terreno culturale dell grecità arcaica consentiva di realizzare la riparzione di un atto di empietà attraverso la stirpe. Il sangue versato, una volta bevuto dalla terra, genera una macchia che produce , cioè un'infezione che contagia. La maledizione che segna una stirpe crea un circuito infinito di colpa e condanna. Cfr Sette contro Tebe - il demone della stirpe di Laio i placa solo con la morte dei due fratelli e l'estinzione del ramo maschile della famiglia.


  • PROBLEMA DEL DOLORE

A.Conseguenza del male


B.Difficile via della saggezza assegnata da Zeus agli uomini. Il Tarditi sostiene che no negli eroi della tragedia, vittime della loro, dell'ereditarietà della colpa, ma negli uomini comuni, come i vecchi del coro dell'Agammenone che lo scoprono, va visto l'ammaestramento e l'efficacia del dolore, in quanto soffrono delle sventure che li circondano.


  • LA STORIA DEL MONDO DIVINO: in Eschilo non c'è solo la tragedia degli "eroi" ma anche la tragedia di dei, nello scontro tra le antiche divinità pelagiche e quelle nuove portate dagli invasori indoeuropei.

A.Eumenidi: vi è un conflitto tra le Erinni da una parte, Apollo e Atena dall'altra.


B.Prometeo: si svolge in un'età lontanissima alle origini stesse della civiltà. In contrasto tra dei rimane nell'ambito delle teogonie e titanomachie preelleniche.  Lo Zeus di Prometeo non è ancora la suprema divinità indoeuropea, ma l'ultimo sovrano di una successione teogonica: Zeus è il dio il cui potere può essere rovesciato, il dio nemico degli uomini, tiranno e crudele. Questo è lo Zeus delle teogonie. Di contro c'è lo Zeus di Eschilo, come compare nelle Supplici e nell'Agamennone, a cui il poeta si abbandona invocandone il nome: "Zeus, chiunque mai egli sia, se così gli piace essere chiamato, con questo nome lo invoco".


  • LA STORIA DELLA SOCIETA' UMANA

A.Il problema dell'origine della civiltà trova in Eschilo la sua soluzione nel mito di Prometeo, che rivendica a sé il merito di aver condotto gli uomini al progresso; ma la civiltà non viene fatta consistere solo nel possesso tecnico di molte conoscenze, bensì nella consapevolezza di sé che Prometeo ha dato agli uomini.


B.Nell'Eumenidi, Atena fonda l'Aeropago, il primo tribunale umano sottraendo l'amministrazione della giustizia all'ambito familiare dei per delegarla alla .











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