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Cosa studia la sociologia? - Quale metodo adotta?

sociologia


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Cosa studia la sociologia?


Il comportamento socialmente rilevante


I processi di interazione sociale (con se stessi, con l'altro, col gruppo, con gli elementi del sistema culturale)


La cultura come astrazione sociale fondata sulla condivisione dei simboli. Le norme sociali. I modelli di comportamento





Quale metodo adotta?


Applicazione del metodo scientifico allo studio dei fenomeni sociali (induttivo vs deduttivo).


Controllo dei "valori"


Fasi preliminari della ricerca:


formulazione delle ipotesi


individuazione delle variabili (dipendente e indipendente)


riferimento alla teoria


Risultati della ricerca


Individuazione del nesso di causalità (rapporto causa-effetto).


Formulazione di leggi di tendenza sulla base della reiterazione dell'esperienza. Validità "qui e ora" e "ferme restando alcune condizioni".


Controllo della teoria



Rapporti con le altre discipline 444j93e affini


filosofia, psicologia, antropologia



Due tappe fondamentali:



Rivoluzione francese


emergere di una nuova classe  (la borghesia) e di nuovi valori fondati sul riconoscimento dei diritti fondamentali dell'uomo




Rivoluzione industriale


invenzione della macchina a vapore


sorgere del capitalismo


rivoluzione dei sistemi di comunicazione


espansione delle attività commerciali


processi di urbanizzazione ed aumento della distanza città-campagna


trasformazione della struttura famigliare (da patriarcale a nucleare)


nuova divisione del lavoro


trasformazione e visibilità delle differenze di classe


alienazione



Marx

(filosofo, economista, sociologo)


Produzione notevole e di contenuto non sempre univoco


Molte e diverse interpretazioni da parte dei marxisti



Analisi della società capitalista nelle sue prime manifestazioni. Previsione dello sviluppo storico.


Divisione dicotomica della società: capitalisti e proletari (oppressori e oppressi).


La contraddizione fondamentale del capitalismo: all'aumento dei mezzi di produzione corrisponde la proletarizzazione e la pauperizzazione Dal carattere antagonistico della società alla autodistruzione del capitalismo.


Contraddizione tra le forze ed i rapporti di produzione. All'aumento progressivo della ricchezza ad opera della borghesia corrisponde il crescente impoverimento della maggioranza.

Le forze di produzione sono le capacità di produzione di una società.

I rapporti di produzione sono i rapporti di proprietà, la ripartizione del reddito.


La lotta di classe è al centro dell'evoluzione storica. Dalla "classe in sè" alla "classe per sè". Coscienza di classe e falsa coscienza.


Le classi intermedie (artigiani, piccoli borghesi, contadini-proprietari, ecc.) non hanno nè iniziativa, nè dinamismo e tenderanno ad essere schiacciate verso il proletariato.


Il potere politico è "il potere di una classe organizzato per opprimere l'altra". Lo Stato è lo strumento di dominio di una classe sull'altra (ribaltamento della concezione hegeliana). La soppressione delle classi comporterà la fine dello Stato.


Distinzione tra struttura e sovrastruttura.


Struttura = rapporti economici


Sovrastruttura = la politica, il diritto, le ideologie, la religione, ecc. sono razionalizzazioni a supporto della classe al potere.


Materialismo storico: interpretazione economica della storia


La storia della società è storia di  lotte di classe. L'antagonismo della società è la molla del movimento storico (mutamento)


Necessità storica delle rivoluzioni (che sono le levatrici della storia). Esse si producono quando le condizioni sono mature


In passato, le rivoluzioni erano fatte da minoranze a vantaggio di minoranze. La rivoluzione proletaria porterà alla fine delle classi e dell'antagonismo. La conseguenza logica sarebbe anche la fine dello Stato, espressione della classe dominante



Quattro modi di produzione divisi in due gruppi:


Modo di produzione nella storia dell'Occidente

* antico (schiavitù)

* feudale (servitù della gleba)

* borghese (salariato)


Al di fuori della storia occidentale si colloca il modo di produzione asiatico caratterizzato dalla subordinazione di tutti allo Stato


Diverse interpretazioni sul modo di produzione asiatico:


Sfruttamento ad opera dello Stato

Fine dello sfruttamento attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione (sbocco del capitalismo)

Collegamento con la società sovietica dopo la rivoluzione del 1917




"Il Capitale"

(Combina l'analisi della struttura sociale e la storia del capitalismo)


L'essenza del capitalismo sta nel profitto


Lo scambio basato sul baratto (da merce a merce) non crea profitto e si basa su un rapporto di uguaglianza


Lo scambio che va dal denaro al denaro, attraverso la merce, produce profitto (surplus) ed è tipico del capitalismo


Mercato: Il prezzo della merce oscilla al di sotto o al di sopra del suo valore in funzione della domanda e dell'offerta


Unico elemento quantificabile è la quantità del lavoro inserita nella merce (teoria del valore-lavoro)


Il lavoratore vende la sua forza-lavoro e ne riceve il salario corrispondente alle merci di cui ha bisogno (teoria del salario)


Un operaio lavora di più del tempo necessario a produrre il salario che riceve. Il plusvalore è la quantità di lavoro prodotta dall'operaio al di là del tempo di lavoro necessario (teoria del plusvalore)

pluslavoro                              plusvalore profitto

Ipotesi marxiana sul collasso del capitalismo basata sulla legge della "caduta tendenziale del profitto":

Rapporto tra capitale fisso (macchine e materie prime) e capitale variabile (forza lavoro impiegata e corrispettivo pagamento dei salari)

Il meccanismo concorrenziale in un'economia fondata sul profitto tende all'accumulazione di capitale (mezzi di produzione), alla meccanizzazione ed alla riduzione del capitale variabile. Ma, se il profitto deriva dal capitale variabile, ciò porterà ad una caduta progressiva del profitto. Le leggi stesse del capitalismo porteranno alla sua distruzione (necessità storica).

Questa ipotesi formulata da Marx viene contraddetta dallo sviluppo del capitalismo. Inoltre Marx non ha specificato i tempi della rivoluzione, limitandosi ad individuare un momento generico, "quando i tempi saranno maturi".


Spiegazioni alternative alla caduta tendenziale del profitto formulate dai marxisti:

Pauperizzazione del proletariato e quindi riduzione del potere d'acquisto. Ne deriva che le merci prodotte non sono assorbite dal mercato dei lavoratori

Formazione di un esercito industriale di riserva, con la conseguente eccedenza di manodopera disoccupata sul mercato del lavoro, che impedisce l'aumento dei salari

Alcuni sviluppi della società che hanno contraddetto la teoria di Marx:


La rivoluzione si è realizzata solo in paesi agricoli e non industrializzati (Russia, Cina, Cuba)


Il capitalismo si è trasformato e non è andato incontro al previsto collasso (capitalismo avanzato) (sviluppo delle società per azioni)


Nascita e riconoscimento delle organizzazioni dei lavoratori (sindacati)


Trasformazione ed espansione delle classi medie


Sviluppo tecnologico e trasformazione del rapporto uomo-macchina. Rivisitazione del concetto di alienazione


Aumento dei salari e sviluppo della società dei consumi


Integrazione delle classi lavoratrici nel modo di produzione capitalistico


Nascita del "Welfare State" (Stato assistenziale) tra le due guerre mondiali



Problemi aperti sul ruolo dello Stato:


La scomparsa dello Stato (in quanto espressione dei conflitti di classe) non si è realizzata nei Paesi dove vi è stata la rivoluzione


La durata della dittatura del proletariato, come fase di transizione verso la società senza classi



Alcuni sviluppi del marxismo:


Lenin, la rivoluzione russa del 1917 ed il partito bolscevico. Il problema della dittatura del proletariato e della sua durata (periodo stalinista)


Il revisionismo della socialdemocrazia tedesca all'inizio del XX secolo


La conciliazione tra pianificazione socialista e democrazia politica, tra uguaglianza e pluralismo (Europa Occidentale)


Durkheim (1858-1917)


Divisione del lavoro sociale


alla nuova divisione del lavoro che si associa al processo di industrializzazione si accompagna una trasformazione del sistema di solidarietà che lega gli uomini tra loro


rapporto individuo-società


problema del consenso (individuare il collante che tiene insieme la società)


coscienza collettiva



Il suicidio


confutazione delle teorie precedenti


spiegazione sociologica a partire dalla consultazione dei dati statistici sul suicidio



Società arcaiche "solidarietà meccanica"

Organizzazione segmentaria



solidarietà  "per somiglianza"

"diritto repressivo" e "sanzioni" per soddisfare e confermare la coscienza comune




Trasformazioni indotte dal processo di industrializzazione: esplosione demografica, urbanizzazione e movimenti migratori, aumento della densità della popolazione

Aumento della densità materiale (distribuzione della popolazione sul territorio) e morale (compresenza di modelli culturali diversi)


********


Società moderne "solidarietà organica"

individualismo

solidarietà "per differenza"

"diritto restitutivo" (amministrativo, commerciale, ecc.). Le "sanzioni" tendono a ristabilire lo stato di cose precedente

"anomia" come assenza relativa o disintegrazione delle norme sociali


Le società moderne sono caratterizzate:

dall'individualismo

dall'indebolimento dei valori

dall'anomia

dall'aumento del tasso dei suicidi


Il suicidio è il risultato di un'azione positiva o negativa. Esso può essere considerato come

fenomeno individuale

fenomeno sociale


Per Durkeim il suicidio è la risultante della predisposizione psicologica + la determinazione sociale


Il sociologo si interessa al suicidio come fenomeno sociale e si occupa delle correlazioni tra il suicidio e le circostanze in cui si produce. La variazione del tasso dei suicidi può essere rilevata statisticamente.


Durkheim

contesta la correlazione tra ereditarietà e suicidio (infatti egli rileva che il suicidio varia in relazione all'età)

contesta che il suicido si possa basare sull'imitazione




Tre fenomeni si nascondono sotto l'imitazione:


la fusione delle coscienze (es. folla rivoluzionaria come sentimento condiviso)


l'adeguamento agli imperativi sociali (es. la moda)


l'epidemia (fenomeno collettivo). Il contagio si distingue dall'epidemia perchè è un fenomeno interindividuale (es. la tosse per reazione alla tosse del vicino) e quindi si avvicina di più all'imitazione


Dallo studio delle statistiche Durkheim trae conferma per la confutazione della tesi dell'imitazione e di quella psico-patologica. La distribuzione geografica dei suicidi è, infatti, irregolare.

Tre tipi di suicidio:


suicidio egoistico (varia in rapporto al sesso, all'età, allo stato civile, alla religione, ecc.). Durkeim individua un "coefficiente di preservazione" ed un "coefficiente di aggravamento", come inibizione o incentivo al suicidio

suicidio altruistico (es. il sacrificio della vedova indiana, l'eroe)

suicidio anomico causato da fenomeni di disintegrazione sociale (es. la crisi economica o la improvvisa prosperità fanno aumentare i suicidi;  la guerra li fa diminuire)


suicidio egoistico = mancanza di attaccamento alla vita, apatia

suicidio altruistico = forte coinvolgimento emotivo

suicidio anomico = delusione


Le correnti suicidogene provengono dalla società e coinvolgono soprattutto i soggetti predisposti psicologicamente (più vulnerabili).

Il suicidio individuale si inserisce, pertanto, in fenomeni sociali.


Un certo tasso di suicidi è "normale"

Quando il tasso di suicidi aumenta rispetto alla "norma" (normalità), esso diventa un sintomo patologico della società. Ciò accade nelle società moderne per un difetto di integrazione dell'individuo nella collettività

Tenuto conto che le società moderne presentano un deficit di integrazione nella collettività, come favorire l'integrazione dell'individuo? Cosa può disciplinare la vita dell'individuo?


la famiglia?

la politica?

la religione?


Risposta di Durkheim: le corporazioni basate sul lavoro


Le regole del metodo sociologico


Il fatto sociale si distingue per la presenza di una costrizione esterna sugli individui. I "fatti sociali" preesistono agli individui e sono costrittivi, in quanto spingono l'uomo a conformarsi (es. credenze, usanze, diritto, moda, ecc.)


I fatti sociali vanno considerati come "cose", cioè svincolati da prenozioni e preconcetti

L'oggetto della ricerca deve essere definito in relazione a caratteri esterni precedentemente definiti

Un fatto sociale si distingue in "normale" e "patologico". E' "normale" quando lo si incontra, in generale, nelle società di un certo tipo in un dato periodo storico. E' patologico quando esorbita tale standard e di conseguenza provoca disorientamento nella società (disorganizzazione). Es. il reato: un certo tasso di reati può essere considerato un fenomeno normale.

La spiegazione di un fenomeno sociale va ricercata nella causa efficiente, cioè nel fenomeno precedente che necessariamente lo produce. La prova della spiegazione si ottiene attraverso il metodo delle "variazioni concomitanti". Ad una stessa causa corrisponde uno stesso effetto. La causa efficiente (cioè i fatti sociali antecedenti) va distinta dalla funzione che il fatto sociale assolve (es. i riti propiziatori della pioggia).

Distinzione tra "giudizi di fatto" e "giudizi di valore". La ricerca scientifica concerne solo i giudizi di fatto.

Max Weber (1864-1920))


La società moderna tende alla razionalizzazione, al "disincantamento del mondo".La ragione ed i mezzi tecnici sostituiscono le credenze metafisiche.




L'incompiutezza è il carattere fondamentale della scienza moderna (in continuo divenire).


La scienza deve evitare i giudizi di valore, ma non può fare a meno della relazione ai valori.

giudizi di valore: personali e soggettivi

relazione ai valori: selezione dei fatti e formalizzazione dei concetti (es. libertà, democrazia, ecc.)


La selezione dell'oggetto di ricerca avviene in base ad una scelta di valore, ma il procedimento conoscitivo deve garantire l'oggettività


La scienza è orientata verso il valore della verità universalmente valida. Il procedimento deve essere soggetto a verifica.


Rapporto proficuo tra storia e sociologia.




Le scienze della natura stabiliscono relazioni regolari e necessarie tra i fenomeni.


Le scienze dell'uomo stabiliscono relazioni di tipo probabilistico.


Rapporto tra storia (il sapere idiografico coglie il singolare, si sofferma sulla specificità del singolo accadimento) e sociologia (il sapere nomologico è generalizzante e formula "leggi" che presiedono al funzionamento ed al divenire della società, ma "di tipo probabilistico").


Le scienze storiche e sociologiche intendono spiegare i nessi di causalità, in entrambi i casi di tipo probabilistico.


"Causalità storica": relazione tra un evento (individualità storica) ed i dati anteriori. Risponde alla domanda: "Cosa sarebbe successo se un dato elemento non vi fosse stato o fosse stato diverso?". Es. la guerra tra Greci e Persiani e le conseguenze della battaglia di Maratona.


Distinzione tra "causa adeguata" e"causa accidentale".


Causalità sociologica: volta a scoprire le relazioni regolari tra due fenomeni. La relazione non è di necessità, ma di probabilità.




Weber sostiene che nessuna scienza potrà dire agli uomini come devono vivere (si contrappone a Durkheim) e nessuna scienza potrà dire agli uomini quale sarà il loro futuro (si contrappone a Marx).


Sostiene che, dal punto di vista della scienza, la filosofia marxista è falsa perchè l'uomo è libero di scegliere. Weber rifiuta il determinismo economico ed il determinismo storico.


Proprio perchè l'avvenire è incerto, viene rivalutato il ruolo del politico che, prendendo l'una o l'altra decisione, imprimerà una direzione allo sviluppo storico.


Il politico di professione (colui che ha la "vocazione" per la politica) contempera l'etica della convinzione (basata su un valore, es. pacifista, rivoluzionario, ecc.) con l'etica della responsabilità (attenta alle conseguenze dell'azione, al rapporto mezzi-fini).


Tipo ideale - consiste nell'isolamento e nell'accentuazione di alcuni tratti che esprimono le caratteristiche tipiche di una data fenomenologia. Non è un tipo medio e non si riscontra nella forma pura nella realtà.


E' uno strumento della ricerca scientifica, che serve da termine di paragone con la realtà per vedere quanto quest'ultima si avvicina o si discosta dal modello. Es.: l'avaro, l'italiano, il capitalismo, la burocrazia, ecc.


Tre tipi di potere (politico):

tradizionale: trae legittimità dal passato. La tradizione come fonte di legittimazione del potere (es. monarchia ereditaria)


legale-razionale: fondato sulle leggi (es. Stato di diritto, temporalmente successivo alla monarchia ereditaria). Tipica espressione di tale potere è la burocrazia


carismatico: fondato sulle dote eccezionali del capo e sul riconoscimento da parte dei seguaci. Non si colloca in un determinato periodo storico, ma si associa a situazioni di crisi grave (es. Gesù Cristo)




Quattro tipi di azione razionale (la razionalità è definita dal punto di vista dell'attore sociale):


azione razionale rispetto allo scopo, scelta dei mezzi idonei a raggiungere lo scopo e valutazione delle conseguenze delle proprie azioni (agire economico o utilitaristico). Questo tipo di azione, se diventa pratica, corrisponde all'etica della responsabilità


azione razionale rispetto ad un valore (es. eroe, rivoluzionario, ecc.). Questo tipo di azione, se diventa pratica, corrisponde all'etica della convinzione


azione tradizionale (in base alla consuetudine, alla logica dell'"eterno ieri")


azione affettiva o emotiva (es. la reazione immediata del genitore infastidito da una monelleria del figlio)


Nell'"Etica protestante e lo spirito del capitalismo", Weber:


Rifiuta il determinismo economico di Marx. La caratteristica della società moderna è la razionalizzazione burocratica


Ritiene che alla base dell'agire umano si trovano i valori e la stessa religione, che ricoprono un ruolo importante. In tal modo, contesta il determinismo economico di Marx


Contesta la concezione sovrastrutturale di Marx e considera l'etica protestante (il calvinismo, in particolare) alla base dello sviluppo del capitalismo (inteso come quella organizzazione del lavoro e della produzione finalizzata al massimo profitto ed all'aumento della produzione (l'"accumulazione indefinita)


Concezione del lavoro ("Beruf") come "vocazione"









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