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SCHOPENHAUER

filosofia




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SCHOPENHAUER:


Scrive i classici della filosofia, la sua opera è "Mondo come volontà e rappresentazione" del 1818;

ha concezione di un mondo sostanziale che va oltre a quello illusorio nel quale viviamo, in S. c'è influenza dell'illuminismo sulla concezione dell'uomo e sulla morale umana.

Per lui la coscienza e le facoltà conoscitive sono in relazione col corpo, troviamo in S. anche il tema dell'assoluto, per lui l'assoluto è vera sostanza, l'arte è conoscenza importante.

Vede la vita come sforzo e come conflitto, è i 747j93h nfluenzato oltre che dal romanticismo anche dalla cultura indiana e dai testi indù, Mayer era un professore che leggeva e interpretava questi testi, lui andava a cercare forme di sapienza più lontane nel tempo.

Veda è il testo sacro rivelato dagli dei agli uomini; upanishad sono testi che completano le rivelazioni grazie alle conoscenze dei saggi originari, i purana narrano le vicende e gli insegnamenti dati dai singoli dei agli uomini.

L'opera di S. è divisa in due sezioni: "il mondo come rappresentazione" e "il mondo come volontà", nella prima parte S. utilizza la distinzione fatta da Kant tra fenomeno e cosa in se, per Kant il fenomeno è la realtà conoscibile mentre per S. è semplice apparenza che si risolve in illusione, lo chiama "il velo di Maya".

Per Kant il noumero è il confine oltre al quale non si può andare, non si può conoscere mentre per S. è la realtà vera e propria, quella nascosta dietro il "velo di maya".

Per S. il fenomeno vive solo nella mia coscienza, la vita è un sogno e spesso l'uomo è animale metafisico perché cerca vie per andare verso il noumero, la nostra vita è volontà di vivere (wille zum leben).



S. è pessimista, per lui nulla ha senso ma è una lotta continua, non c'è armonia nella natura, va contro i razionalisti che pensavano che il mondo ha senso e può essere sempre migliorato.

Siccome S. è irrazionale afferma che non possiamo conoscere il mondo nella sua interezza ma possiamo solo intravedere la volontà, siamo un insieme di bisogni che lottano con quelli degli altri e un domani svaniranno.

Per S. ottimismo cosmico e storico non esistono perché nulla ha senso, possiamo sfuggire dal dolore solo se riusciamo a liberarci dalla schiavitù della volontà, e S. si inventa il neologismo noluntas.

Bisogna abolire qualsiasi desiderio, far venir meno la volontà di vivere, ma per fare ciò non serve il suicidio perché esso è una trappola, servono 3 vie:

-arte

-etica

-ascesi

Con l'arte ci si purifica tramite la tragedia che ci mostra gli archetipi della esistenza umana.

Kirkegard e S. si distanziano da Hegel perché non sono razionalisti, ma sono d'accordo sull'importanza di vivere.

Secondo loro il problema che deve affrontare la filosofia è sulla esistenza umana, K. Propone una vita religiosa mentre S. dice che bisogna sempre stare in piedi anche di fronte al nulla che ci circonda e alla mancanza di senso.

Per S. più si conosce la verità più ci si mette in pericolo perché ci mette davanti la realtà priva di senso.

Critica Hegel perché H. afferma che il destino dell'esistenza umana è quello di sottomettersi all'interesse comune, al destino.

S. cerca un criterio per distinguere realtà da sogno, scarta subito quella della maggior o minor chiarezza del sogno.

Il principio di causalità vale anche nei sogni, però quando ci si sveglia si perde la causalità, la continuazione, quindi c'è una rottura.

Alla fine ogni cosa esistente è manifestazione della volontà, la volontà è unica, eterna, indistruttibile, senza scopo.


S. afferma che alcuni esseri viventi sono creati per sopravvivere e basta, lottano tra loro per cercare di continuare a vivere.

La sua visione è ateista, afinalistica; il suo pessimismo è come quello che ha Leopardi, per S. la volontà si manifesta secondo gradi diversi, il primo grado sono le idee, il secondo quando si passa dalle idee agli individui, il terzo è il mondo con struttura gerarchica dei diversi enti che dal più semplice arrivano fino all'uomo, nell'uomo la volontà inizia a essere consapevole di se stessa.



L'uomo cerca stabilità della vita ma gli sfugge perché è sottoposto sempre al pericolo della morte, quindi il dolore è proprio della struttura dell'uomo; anche Hobbes diceva che l'uomo è in conflitto con i suoi simili per il dominio.

Per lui lo scopo dell'amore è il sesso, la riproduzione, tutte le creazioni culturali, i sentimenti, le istituzioni che valorizzano il rapporto uomo-donna sono cose false, ci sono per rendere più sopportabile una realtà brutale.

De Chirico rappresenta la volontà di vivere e quindi la lotta fra gli uomini con il tema dei gladiatori.












































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