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Campanella: Premessa - L'enigma politico

filosofia




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Campanella                                                 



Premessa

Il pensiero e la biografia di Domenico Campanella - che si fa chiamare Tommaso nel prendere il saio domenicano, in omaggio a Tommaso d'Aquino esprimono le contraddizioni di una fase storica segnata da conflitti religiosi, politici e ideologici. Nemico del luteranesimo, dotato di un'acuta percezione della crisi delle potenze cattoliche di fronte alla potenza turca, sostenitore del superamento dell'aristotelismo, difensore di Galilei ma avverso a C 222b12c opernico, Campanella cerca di saldare queste tensioni all'interno di un sistema in cui metafisica, politica e filosofia si sorreggono a vicenda. Su questa tensione intellettuale domina la cupa ombra delle torture e del carcere, al quale - per ragioni non chiare - Campanella è sottoposto per 27 anni, senza che il suo duro e spigoloso carattere venga piegato: è proprio in carcere che il filosofo calabrese scrive alcune delle sue opere principali, con una capacità di riflessione sorprendente, considerate le condizioni.


L'enigma politico

Il 10 agosto 1599, insieme ad altri riformatori calabresi, Campanella è denunciato come cospiratore contro il Regno di Napoli, e accusato di aver complottato contro la Spagna addirittura in combutta con i turchi: è l'inizio di un calvario che, tra torture, accuse di eresia, condanne, appelli e richieste d'intercessione, si protrae tra le mura del Castel Nuovo di Napoli sino al 23 maggio 1626. Ma di quale complotto si tratta? Campanella è convinto della necessità di instaurare un'unica monarchia su tutta la cristianità, per far fronte alla minaccia turca, ed è persuaso che solo la Spagna può realizzare tale disegno autocratico e autoritario. Ma Campanella è anche persuaso (e non vede come l'utopia della prognosi sia in conflitto con il realismo della diagnosi) che l'imperatore spagnolo debba a sua volta sottomettersi all'autorità spirituale del papa. In che misura questo progetto politico, che non tiene conto del crescente conflitto tra Papato e Spagna, si sia concretizzato in una rivolta antispagnola da attuarsi a Napoli non è chiaro: sembra probabile che Campanella ritenga non solo possibile, ma anche proficuo separare il Regno di Napoli - perenne oggetto di contesa tra Francia e Spagna, dunque causa di lacerazioni in seno alla cristianità - dalla Spagna, per riportarlo sotto la diretta autorità papale. In questo fantastico progetto, Campanella si incontra con elementi riformatori, che tentano di reagire alla gravissima crisi economica e sociale in cui la Calabria si dibatte sul finire del secolo. Questo inconciliabile conflitto tra utopia politica e ragion di Stato si traduce in tensione intellettuale, senza mai giungere a una conciliazione.




L'utopia realistica della Città del Sole

La più nota delle opere di Campanella, la Città del Sole porta per intero i segni di delle contraddizioni irrisolte del suo pensiero. Opera appartenente al genere dell'utopia politica (sulla scia dell'Utopia di More), la Città del Sole delinea una comunità armonica, nella quale si deve probabilmente vedere una sorta di cristianesimo originario, pienamente in accordo con le leggi della natura: tema tipico di tutto il pensiero di Campanella, derivato da Telesio ed espresso nella metafora della doppia scrittura, quella divina (la Rivelazione) e quella naturale, secondo una metafora galileiana.

In quest'isola immaginaria gli abitanti (i solari) vivono dunque secondo l'ordine naturale. Ma quest'ordine non implica alcuna spontaneità di comportamenti e istituzioni: nella Città del Sole tutto è amministrato, diretto, ordinato e centralizzato, e qui l'utopia si rovescia nel più evidente realismo. Campanella pone agli ordini del governatore del Sole una comunità che rispecchia in modo palese l'enorme apparato burocratico e amministrativo con il quale l'imperatore spagnolo governa il proprio Impero, senza alcuna prefigurazione di mutamenti sociali o riforme politiche: l'unica novità è costituita dai futuribili macchinari inventati dai solari, grazie ai quali si saldano accentramento assolutistico e ingenuo utopismo tecnico.


Il sistema filosofico



Nella Città del Sole esistono i ministeri del Potere, del Sapere e dell'Amore, una suddivisione affatto casuale che corrisponde alla dottrina delle "primalità", chiave di volta della metafisica di Campanella. Nella sua concezione dell'ente, infatti, vi è una doppia dialettica. Ogni ente contiene tre elementi-base o "primalità": potenza, sapienza e amore. Queste elementi, di derivazione agostiniana, sono espressione della triade di posse, nosse e velle, nella quale l'ente si tripartisce internamente: in analogia con la Trinità cristiana, il rapporto tra le tre primalità non è di differenziazione, quanto piuttosto di mutua implicazione. Al tempo stesso l'ente ha, come proprio limite, il "non-ente", che si manifesta con l'opposta triade di stoltezza, impotenza e odio. Da qui il compito che Campanella si attribuisce: combattere contro tirannide (negatrice della potenza), sofismi aristotelici (nemici della sapienza) e ipocrisia (scaturita dal "dis-amore").

Anche qui, come in politica, l'eclettismo di Campanella si rovescia in un sistema di contraddizioni dalle quali il filosofo non sa districarsi: Campanella vuole fondare una filosofia cristiana, ma è avverso in modo radicale all'aristotelismo, e non vede come nel XVII secolo cristianesimo, aristotelismo e potenza spagnola si sostengano reciprocamente. Campanella difende Galilei, ma non ne condivide sino in fondo la dottrina, e non sa accettare l'astronomia copernicana, della quale dà una lettura radicalmente eliocentrica, in linea con la sua difesa dell'assolutismo, diametralmente opposta alla metafisica della libertà di Giordano Bruno.







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