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CARTESIO (René Descartes) 1596 - 1650 - La vita

filosofia



CARTESIO (René Descartes)




La vita

Cartesio nacque il 31 marzo 1596 a La Haye nella Touraine.

: fu allievo di una delle migliori scuole in Francia, un collegio di gesuiti, il collegio di La Flèche. Studiò lingue, storia, eloquenza, poesia, matematica, teologia, filosofia. Gli interessi principali di Cartesio sono di tipo filosofico-matematico-scientifici. Da questo ambiente uscì molto deluso, tranne per quanto riguardava la matematica per la sua certezza e la sua evidenza. Pensava che la scuola gli avrebbe lasciato un metodo per distinguere il vero dal falso, e da qui cominciò la sua ricerca. Viaggiò molto con la speranza di trovare il metodo presso altri popoli, ma invano. Quindi decise di cercare quel metodo dentro di sé.


Scrisse molto ma pubblicò poco e negli ultimi anni della sua vita.

La prima opera in cui disse di avere in parte individuato il metodo l'ha scritta tra il 1627/1628 ed è stata pubblicata dopo la su 333f57d a morte: "Regulae ad directionem ingenii", scritta in latino.




: trascorse questi anni in Italia.


Fu arruolato come soldato in eserciti mercenari che combattevano in Germania nella Guerra dei 30 anni sperando di guadagnare senza dover essere quotidianamente impegnato in un'attività: infatti studiava, non combatteva sempre.


: si trasferì in Olanda fino alla morte, perché essa era il paese in cui si poteva godere di più libertà in Europa.


: (anno in cui Galilei fu processato) Cartesio stava per pubblicare "Le Monde ou Traitté de la Lumière" quando venne a sapere che a Roma il Sant'Uffizio aveva condannato Galilei. Prese paura e non pubblicò mai più quest'opera. Pubblicherà soltanto delle parti nel 1637 togliendo quelle pericolose: "Diottrica", "Meteore" e  "Geometrie" (-> erano la prova delle grandi scoperte che si potevano realizzare seguendo quello che c'era scritto nel Discorso).

Nello stesso anno, a Leida, pubblicò anche il "Discorso sul metodo", raccontando alcune vicende personali molto importanti per la comprensione della sua filosofia.

Pubblicando il Discorso Cartesio ci fa capire che trovò il metodo, la verità.


: pubblicò a Parigi per la prima volta "Meditationes de prima Philosophia" in latino. Scrisse 6 riflessioni su varie tematiche, ognuna seguita da obiezioni di altri filosofi suoi contemporanei a cui aveva fatto pervenire l'opera.


: pubblicò per la seconda volta l'opera con altre obiezioni e risposte alle obiezioni, ma questa volta in francese: "Méditation Metaphysique".


Era consapevole di dire cose nuove, rivoluzionarie, per questo le presentava come se avessero un valore limitato. Diceva di considerare queste cose valide solo per sé, per paura di fare la stessa fine di Galilei (in una lettere ad un amico Cartesio disse di "procedere mascherato", cioè senza rivelare ciò che pensava veramente).


Cartesio era convinto di avere le forze per rifondare da solo la scienza nuova. Voleva evitare in tutti i modi le polemiche, non aveva tempo da perdere, doveva ricostruire quel sapere che era andato in rovina su basi nuove e solide.


Ma nel marzo del 1642 le dottrine filosofiche di Cartesio vengono condannate dall'università di Utrecht (Olanda). In aprile entra anche nel mirino dei gesuiti.

Nel 1644 pubblicò un'opera in latino, "Principia Philosophiae". In quest'opera c'è la prima esposizione sistematica della sua filosofia. Scrisse questo libro convinto che avrebbe sostituito i testi di Aristotele.


Nel 1647 le dottrine di Cartesio vennero accusate di pelagianesimo (-> eresia religiosa: l'uomo può salvarsi con le sue sole forze senza l'intervento della grazia divina)


Nel 1649 pubblicò a Parigi in francese la sua ultima opera, "Les passions de l' me", in cui analizza le passioni, gli istinti e i sentimenti dell'anima.


Nel 1650 muore a Stoccolma. Vi si trovava perché era stato assunto come maestro dalla regina di Svezia. Morì di broncopolmonite.


Pochi anni dopo la morte di Cartesio, la sua filosofia divenne la filosofia ufficiale di Francia e Olanda.




La filosofia

Cartesio non fu soddisfatto da quello che ricevette dalla scuola. Non gli era stato fornito il metodo, lo avrebbe trovato successivamente dentro di sé. La definizione del metodo si trova sull'opera "Discorso sul metodo", pubblicata nel 1637 a Leida.

Ha pubblicato l'opera così tardi perché non era sicuro prima di ciò a cui era pervenuto. Considerava le regole valide solo per sé. Aveva estrapolato queste regole dalla matematica, l'unica materia che non l'aveva deluso nella scuola. Le regole sono ispirate al metodo della geometria di Euclide. Cartesio non volle applicarle alla religione e alla politica, ma non perché ci credeva, bensì perché aveva paura.


Regole del metodo:

dobbiamo accettare come vero solo ciò che alla nostra personale ragione risulti essere vero in modo evidente, chiaro, distinto, intuitivo, immediato ( -> regola rivoluzionaria perché all'epoca si considerava vero solo ciò che avevano scritto gli antichi). L'unica autorità a cui gli uomini devono dare ascolto è la propria ragione, che è presente in egual misura in tutti gli uomini. Sapeva di dire cose rivoluzionarie. Ha molta fiducia nella ragione degli uomini e per questo è considerato uno dei padri dell'illuminismo (= movimento razionalista che esalta la ragione come maggiore facoltà dell'uomo);

quando ci troviamo dinanzi a un problema vasto e complesso, dobbiamo dividerlo in piccole parti e poi applicare a ciascuna di esse la regola n°1;

procedere in modo ordinato nella costruzione degli elementi, partendo da quello più semplice sino ad arrivare a quello più complesso, evidenziando il legame tra ogni elemento/ragionamento/passaggio;

fare attenzione a non dimenticare nulla, non omettere nulla (= non lasciare dei pezzi per strada!).


Per Cartesio questo metodo ha un valore universale: può essere applicato a tutte le materie.

Vuole obbedire alle leggi e ai costumi del suo paese conservando inflessibilmente la religione nella quale Dio ga ha dato la grazia di essere istituito sin dall'infanzia.

Voleva costruire una scienza nuova che andasse a sostituire l'antico sapere che era andato in rovina.

Vuole passare in rassegna tutto il sapere scartando tutto ciò che non è conforme al principio dell'evidenza.



CRITERIO: Criterio dell'Evidenza (regola n°1)

Con questo criterio Cartesio considera solo ciò che è vero. Le conoscenze pervenute attraverso i sensi non sono da considerare vere (es: sogno, siamo certi che la vita che viviamo non sia anch'essa un sogno?).


CONOSCENZE MATEMATICHE: potrebbe esserci un genio maligno che si diverte a burlarsi di noi facendoci crede vero che 2+2=4 ->potrebbe essere così! Bisogna così scartare anche le conoscenze matematiche, in quanto non possiamo essere sicuri che non esista il genio maligno.

Anche le conoscenze contenute nei libri devono essere scartate. Esiste solo una verità che non si può contestare: di tutto posso dubitare fuorché del fatto che dubito. Il dubitare è una manifestazione del pensare. Poiché dubito, penso. Poiché penso, esisto come pensiero. COGITO ERGO SUM.


DUBBIO METODICO: la decisione di Cartesio di sottoporre al dubbio tutte le sue conoscenze.

DUBBIO IPERBOLICO: dubbio al massimo grado che dubita anche delle scienze matematiche. In questo si può trovare l'atteggiamento scettico di Cartesio che ha come scopo cercare la verità talmente sicura e certa da poter poi costruire su di essa una nuova scienza. Vuole esercitare il dubbio su tutto, ma pensa che non dobbiamo dubitare della nostra esistenza come pensiero.


L'atteggiamento scettico che si stava sviluppando in Francia aveva invece come scopo dimostrare che non esiste nessuna verità, l'uomo non può arrivare a nessuna verità.


PENSARE: avere idee. Non è possibile concepire il pensiero privo di idee.

Cartesio divide le idee in:

innate: appartengono al pensiero in quanto pensiero;

avventizie: provengono dall'esterno ma si formano nel pensiero;

fattizie: sono il risultato di una commistione di diverse idee tra di loro.


Le idee più importanti sono le idee innate. Tra di esse ce n'è una che si impone nella mente, cioè l'idea di una sostanza perfetta, assoluta: l'idea di DIO. Dal momento in cui dubitiamo siamo sostanze imperfette, quindi non possiamo generare cose perfette. E' stato Dio a metterci in testa questa idea perfetta. Dio deve necessariamente esistere perché abbiamo dentro di noi questa idea perfetta, che non abbiamo creato noi perché siamo sostanze imperfette. --> prova dell'esistenza di Dio

se Dio è perfetto deve essere anche buono. E' il creatore di tutte le cose, compresi noi. Se Dio è il mio creatore ed è buono, può consentire che io mi inganni quando considero vero qualcosa per la sua evidenza? Se è buono può tollerare che esista un genio maligno che si prende gioco di me? NO, DIO NON PUO'.

Dio assume il ruolo di garante del principio dell'evidenza: assicura che ciò che mi appare vero in modo evidente lo sia. Quindi ciò che mi appare vero in modo evidente è vero, e Dio è il garante che me lo assicura. Con la certezza dell'esistenza di Dio, cade l'ipotesi dell'esistenza del genio maligno. Dio mi assicura che ciò che mi appare vero è vero.---> CIRCOLO VIZIOSO: Cartesio vuole dimostrate che qualcosa è vero ma che considerava già vero all'inizio del ragionamento.


Cartesio inoltre individua due tipi di realtà (dualismo ontologico):

res cogitans: pensiero

res extensa: materia


La realtà superiore è la Res Cogitans.

Una realtà o è materia o è pensiero, non esiste una via di mezzo, e per questo Cartesio è un dualista dal punto di vista ontologico. Le caratteristiche della RC sono antitetiche a quelle della RE:

RES COGITANS: incorporea, cosciente, libera

RES EXTENSA: corporea, inconsapevole, determinata.


Natura: unica realtà che è solo materia (prima di Cartesio alla natura veniva attribuita una spiritualità)

Dio: unica realtà che è solo Res Cogitans

Uomo: unica realtà in cui c'è compresenza di RC e RE


Nell'uomo RC e RE interagiscono: è evidente che il nostro pensiero condiziona il nostro corpo e viceversa. Esse comunicano, secondo Cartesio, mediante la ghiandola pineale (epìfisi).

Tutto ciò che è corporeo è costituito di materia in movimento. L'universo è una enorme macchina. Noi facciamo parte della natura, e quindi anche noi siamo macchine. L'uomo è una macchina pensante, perché dentro di noi sono presenti sia RC che RE.


Cartesio è il fondatore del meccanicismo moderno: nella natura non opera nessuna forza di tipo spirituale.


La natura è una realtà meccanica composta da materia e movimento. La materia è in movimento, ma non nel vuoto. Cartesio non crede nell'esistenza del vuoto, non può esistere il vuoto.

Egli assimila la materia allo spazio Euclideo (estensione). Una sua caratteristica è essere omogeneo, cioè senza spazi di vuoto.





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