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MICROECONOMIA - MERCATI, DOMANDA E OFFERTA

economia politica



MICROECONOMIA: Il problema economico fondamentale: scarsità. Mentre gli individui hanno desideri pressoché illimitati, le risorse disponibili per soddisfare tali desideri sono limitati e la loro produttività è finita. Si pone quindi il problema di come allocare le risorse scarse. La microeconomia studia il comportamento razionale di singoli individui posti di fronte a problemi di scarsità nell'ambito delle istituzioni e delle organizzazioni in cui vivono e cerca di rispondere a: cosa produrre, come produrlo e per chi produrlo. Il flusso circolare del reddito descrive le relazioni principali tra famiglie e imprese di una stessa economia: nel mercato dei beni le famiglie trasferiscono moneta alle imprese a fronte dell'acquisto di beni e servizi. Nel mercato dei fattori le imprese trasferiscono moneta alle famiglie a fronte dell'uso dei fattori di produzione da queste offerte.

MERCATI, DOMANDA E OFFERTA: i sistemi economici dei diversi paesi variano a seconda del grado di dipendenza dal mercato o dallo stato per l'allocazione delle risorse. A un estremo, in un'economia pianificata, lo stato prende tutte le 242b16c decisioni economiche, pianificando l'allocazione delle risorse. All'estremo opposto , nell'economia di mercato, le decisioni vengono prese da singoli individui che operano all'interno di istituzioni il cui funzionamento si esplica per mezzo di regole predeterminate. In una pura economia di mercato, tutti i mercati sono perfettamente competitivi o perfetti. In essi, tutti i venditori e gli acquirenti sono talmente piccoli rispetto al mercato che devono prendere i prezzi come dati e non possono influirvi. In tal caso, il mercato raggiunge presto una situazione di equilibrio in cui domanda e offerta coincidono, per via di aggiustamenti di prezzo. In caso di eccesso di offerta, il prezzo si riduce. In caso di eccesso di domanda, il prezzo aumenta. In entrambi i casi, il movimento dei prezzi permette di raggiungere l'equilibrio. Quando il prezzo di un bene aumenta, la quantità domandata diminuisce. Tale relazione è descritta dalla f. di domanda (si basa sull'effetto di reddito e di sostituzione), che graficamente è una curva decrescente, detta curva di domanda. Una variazione del prezzo comporta un movimento lungo la curva, una variazione delle determinanti della domanda diverse dal prezzo (gusti, prezzi di beni sostituti e complementari, reddito..) provoca uno spostamento della curva di domanda. Quando il prezzo di un bene aumenta, la quantità offerta aumenta. Tale relazione è descritta dalla f. di offerta e dalla sua curva di offerta che è crescente. Una variazione del prezzo comporta un movimento lungo la curva, una variazione delle determinanti dell'offerta diverse dal prezzo (costi di produzione, redditività dei prodotti alternativi o congiunti..) provoca uno spostamento della curva di offerta. L'equilibrio di mercato si raggiunge quando la D è uguale all'S. Il prezzo corrispondente è detto prezzo di equilibrio. Un aumento della domanda provoca un aumento sia del prezzo che della quantità scambiata. Viceversa, una diminuzione della domanda provoca una riduzione sia del prezzo che della quantità scambiata. Una diminuzione dell'offerta provoca una riduzione della quantità scambiata e un aumento del prezzo. Viceversa, un aumento della quantità offerta provoca una diminuzione del prezzo e un aumento della quantità scambiata.



Adam Smith: "teorema della mano invisibile": il perseguimento del guadagno personale garantisce il benessere collettivo": (economia di mercato).

DOMANDA INDIVIDUALE E DOMANDA DI MERCATO: la microeconomia descrive le decisioni di consumo del singolo individuo in un'ottica consequenzialista, cioè trascurando le azioni poste in essere per realizzare un determinato consumo e concentrandosi sul problema delle conseguenze della scelta tra diverse dotazioni di risorse che derivano da tali azioni. Il consumatore sceglie in un insieme di alternative le cui dimensioni sono definite dalla sua disponibilità di risorse o di reddito. Tale insieme è soggetto a due ordini di vincoli: quelli fisici e quelli economici. Nel caso si consideri un modello semplice, con due soli beni, l'insieme delle alternative del consumatore è delimitato dalla retta di bilancio. L'intercetta della retta di bilancio dipende dal reddito reale del consumatore, mentre la sua inclinazione dipende dal rapporto tra i prezzi, o prezzo relativo, dei beni. Il vincolo di bilancio si esprime con: [S = xp + xp <= m]. Un aumento del reddito reale del consumatore comporta uno spostamento verso l'esterno della retta di bilancio, a cui corrisponde un ampliamento dell'insieme delle alternative a disposizione del consumatore. In genere un aumento di prezzo di un bene comporta una rotazione verso l'origine della retta di bilancio con fulcro l'intercetta sull'asse sul quale si misura la quantità del bene il cui prezzo non varia. Secondo l'approccio microeconomico tradizionale il consumatore è razionale, cioè nelle sue scelte max il livello di soddisfacimento dei suoi obiettivi, definiti sulla base di un sistema di preferenze individuali (A>B, A~B, A>~B) che soddisfano requisiti di completezza, transitività e monotonicità. L'ordinamento di preferenze del consumatore è rappresentato da famiglie di curve di livello dette curve di indifferenza. Il consumatore è indifferente tra tutte le allocazioni corrispondenti ai punti che appartengono a ciascuna curva di indifferenza, mentre il suo benessere aumenta man mano che si passa a curve di indiff più lontane dall'origine. La pendenza delle curve di indiff è misurata dal Saggio Marginale di Sostituzione, che per ogni punto della curva di indiff ci dice quale quantità di uno dei due beni consente di compensare esattamente il consumatore per la rinuncia a una data quantità dell'altro bene. Il SMS è costante per curve di indiff rettilinee, mentre varia lungo curve di indiff convesse verso l'origine. La scelta ottima per il consumatore è costituita dall'allocazione in corrispondenza della quale la retta di bilancio è tangente alla curva di indiff più lontana possibile dall'origine. Tale allocazione, appartenendo alla retta di bilancio, è cmq disponibile al consumatore, ed essendo sulla curva di indiff più lontana possibile dall'origine, max il livello di soddisfazione del consumatore dato dal vincolo. Dal punto di vista algebrico, in corrispondenza dell'ottimo del consumatore il SMS è uguale al prezzo relativo dei beni. Si può mostrare quindi che il SMS è uguale al rapporto tra le utilità marginali dei beni, e la condizione di ottimo uguaglia altresì prezzi relativi e rapporto tra le utilità marginali. All'aumentare del reddito del consumatore la quantità domandata di un bene aumenta se si tratta di un bene normale, e diminuisce se si tratta di un bene inferiore. Rappresentazioni grafiche di come varia la domanda dei beni al variare del reddito del consumatore sono la curva di espansione del reddito e la curva di Engel. L'effetto di variazione dei prezzi relativi sulla quantità domandata dei beni è scomponibile in due parti: effetto di sostituzione ed effetto di reddito. L'effetto di sostituzione rappresenta la variazione della domanda di consumo dei beni determinata esclusivamente dalla variazione nel prezzo relativo che rende più conveniente di prima uno dei due beni e quindi meno convenienti gli altri beni suoi sostituti. L'effetto di sostituzione ha sempre segno negativo, poiché all'aumento del prezzo di un bene consegue una diminuzione della sua domanda. L'effetto di reddito deriva invece dal fatto che variazioni di prezzo comportano variazioni nel reddito reale del consumatore: aumenti di prezzo riducono il suo potere d'acquisto e quindi il suo reddito reale, viceversa per le riduzioni di prezzo. Il segno dell'effetto di reddito dipende dalla natura del bene considerato: sarà positivo per i beni normali e negativo per i beni inferiori. Sommando le funzioni di domanda individuali di tutti i consumatori presenti in un determinato mercato si ricava la funzione di domanda di mercato. Tale funzione esprime la quantità domandata di un bene in un mercato al variare del suo prezzo e può essere invertita per ottenere la funzione di domanda inversa, che invece per ogni quantità del bene considerato ci dice quale sia il prezzo al quale i consumatori sono disposti a domandare tale quantità. Con la funzione di domanda inversa possiamo elaborare un'importante misura del benessere che i consumatori ricavano dalla loro partecipazione al mercato: il surplus dei consumatori. Esso è la somma per tutti i consumatori delle differenze tra il valore che ciascuno attribuisce al bene considerato e il prezzo al quale lo può acquistare sul mercato, cioè la differenza tra beneficio privato e costo per l'ottenimento del bene.

ELASTICITA' E AGGIUSTAMENTO DEI MERCATI: l'elasticità della domanda è la misura della sensibilità della domanda al prezzo. Essa è data dal rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo (dello stesso bene). Data la relazione decrescente tra quantità domandata e prezzo, l'elasticità assume valore negativo. Se la quantità domandata varia proporzionalmente più del prezzo, il valore dell'elasticità in valore assoluto sarà maggiore di 1: la domanda è elastica. Se la quantità varia proporzionalmente meno del prezzo, il valore dell'elasticità è minore di 1: la domanda è anaelastica. Se la quantità e il prezzo variano proporzionalmente, l'elasticità ha valore unitario. L'elasticità della domanda al prezzo è determinata da: il num dei beni sostituti e il loro grado di sostituibilità, la quota di reddito spesa nel bene, l'orizzonte temporale. La spesa tot dei consumatori per un prodotto si ottiene moltiplicando la quantità venduta e il prezzo del prodotto [S = pQ = Rt]. Essa coincide con il ricavo tot delle imprese che producono il bene considerato. Quando la domanda è elastica, un aumento del prezzo porta alla riduzione della spesa tot per il bene e del ricavo tot dei produttori. Quando la domanda è anaelastica, un aumento del prezzo porta ad un incremento della spesa tot per il bene e del ricavo tot dei produttori. Casi particolari: 1)dom perfettamente anaelastica: indipendentemente dal prezzo la Q domandata rimane la stessa. 2)dom perf elastica: retta orizzontale. 3)dom a elasticità unitaria: prezzo e Q variano esattamente nella stessa proporzione. L'elasticità dell'offerta rispetto al prezzo misura la sensibilità dell'offerta al prezzo. Essa è data dal rapporto tra la variazione percentuale dell'offerta e la variazione percentuale del prezzo. Data la relazione crescente tra offerta e prezzo, essa assume valore positivo. Determinanti dell'elasticità dell'offerta: ampiezza dell'aumento ei costi in seguito all'incremento della produzione, orizzonte temporale. L'elasticità della domanda al reddito misura la sensibilità della domanda rispetto al reddito dei consumatori. Essa è data dal rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del reddito dei consumatori. L'elasticità incrociata della domanda: misura la sensibilità della domanda di un bene al prezzo di altri beni. Essa è data dal rapporto tra la variazione percentuale della domanda di un bene e la variazione percentuale del prezzo di un altro bene. Produttori e consumatori impiegano un certo tempo per reagire alle variazioni di prezzo, quindi l'offerta e la domanda a breve termine tendono ad essere meno elastiche di quelle più a lungo termine. Gli agenti economici prendono decisioni sulla base delle aspettative sull'andamento futuro di variabili rilevanti (es: i prezzi). Tale comportamento, finalizzato a max il guadagno individuale, viene chiamato speculazione. Se ci si aspetta che i mutamenti di prezzo siano solo temporanei, allora la speculazione tende a stabilizzare i prezzi. Nel caso contrario, la speculazione tenderà a destabilizzare il mercato. Lo stato potrebbe fissare prezzi minimi o massimi. Se un prezzo minimo è fissato al di sopra del prezzo di equilibrio, si avrà un eccesso di offerta. Se un prezzo massimo è fissato al di sotto del prezzo di equilibrio, si avrà un eccesso di domanda.

PRODUZIONE, COSTI, RICAVI E PROFITTI: la funzione di produzione è la relazione tecnica che lega tra loro le quantità di input e il max output realizzabile [ q = q(x, x..)]. Se si considera una funzione di produzione con un solo input variabile è possibile ottenere la produttività media e la produttività marginale di quel fattore. La prima è data dal rapporto tra output e input usato per ottenerlo [PME= q (L/L)]; la seconda rappresenta l'aumento di output dovuto ad un incremento unitario dell'input. La curva della PMG è dapprima crescente poi decrescente. L'andamento della curva della PME dipende da quello della PMG. La produzione nel breve periodo è soggetta alla legge della produttività marginale decrescente dei fattori di produzione: a partire da un certo livello ogni unità aggiuntiva di fattore variabile accrescerà la produzione in misura inferiore rispetto alle unità precedenti. Nel caso di due input variabili, capitale e lavoro, la funzione di produzione può essere rappresentata nel piano (L, K) tramite l'isoquanto. Esso rappresenta il luogo delle combinazioni dei fattori produttivi che permettono di ottenere la stessa quantità di output. La sostituibilità dei fattori è misurata dal Saggio Tecnico (marginale) di Sostituzione, che è pari al rapporto tra le produttività marginali dei due input. La presenza di fattoti fissi nel breve periodo giustifica l'assenza di costi fissi. I costi di produzione di un'impresa dipendono dalla produttività dei fattori e dal prezzo dei fattori. Il costo tot è dato dalla somma dei costi fissi (non variano con l'output) e costi variabili. Il costo variabile, e quindi il costo tot, è una funzione crescente della quantità prodotta. Esso ha un andamento dapprima concavo e poi convesso, per via della legge della produttività marginale decrescente dei fattori. Il costo marginale è l'incremento di costo dovuto alla produzione di un'unità aggiuntiva di prodotto, ed è variabile perché non ci sono costi fissi aggiuntivi quando la produzione aumenta. Il costo medio (costo per unità di produzione CME= CT/q), come il costo tot, è dato dalla somma di costo fisso medio (diminuisce all'aumentare dell'output) e costo variabile medio. La retta di isocosto rappresenta il luogo delle combinazioni di input che implicano lo stesso costo tot per l'impresa. Nel caso di due input variabili la scelta della combinazione dei fattori è data dal punto di tangenza tra isoquanto corrispondente al livello di produzione voluto e isocosto. In corrispondenza della scelta ottima il rapporto tra le produttività marginali dei fattori variabili è uguale al rapporto tra il loro costo. Nel lungo periodo un'impresa riesce a variare la quantità di tutti i fattori di produzione impiegati. Non esistono fattori fissi e perciò non esistono costi fissi. Se si aumentano tutti i fattori nella stessa proporzione, è possibile misurare i rendimenti di scala. Essi possono essere crescenti, costanti o decrescenti a seconda che la produzione aumenti più che proporzionalmente, in proporzione o meno che proporzionalmente rispetto ai fattori produttivi. Si hanno economie di scala quando il costo medio decresce all'aumentare della scala di produzione. La curva CMELP può essere decrescente, crescente o costante a seconda che vi siano economie di scala, diseconomie di scala o nessuna delle due. Le curve CMELP hanno solitamente un andamento a forma di U e costituiscono l'inviluppo inferiore delle curve CMEBP. Il ricavo tot è l'importo che un'impresa ottiene dalle proprie vendite in un determinato periodo di tempo (RT= pq). È dato dal prezzo per la quantità. Il ricavo medio rappresenta il ricavo per unità di prodotto (RME= RT/Q= p). Il ricavo marginale è l'incremento di ricavo ottenuto dalla vendita di un'unità in più di prodotto. La curva RME coincide con quella di domanda per il prodotto dell'impresa. Nel caso di un'impresa price-taker la curva di domanda, e quindi quella RME, sarà data da una retta orizzontale (e sarà anche uguale alla curva RMG). Un'impresa con potere di influire sul prezzo avrà una curva di domanda (ovvero una curva RME) decrescente. Anche il ricavo marginale avrà un andamento decrescente rispetto alla quantità prodotta e sarà sempre inferiore alla curva di domanda. Se la domanda è anaelastica il ricavo marginale sarà negativo e la curva di ricavo tot decrescente. Se la domanda è elastica allora il ricavo marginale sarà positivo e il ricavo tot crescente. Nel punto di max della curva di ricavo tot, il ricavo marginale è nullo e l'elasticità è unitaria in valore assoluto. Il profitto tot è uguale al ricavo tot meno il costo tot. Per definizione, quindi, i profitti di un'impresa saranno max quando vi è la max differenze tra ricavo tot e costo tot. Un altro modo per individuare il profitto max consiste nel trovare la produzione per la quale il ricavo marginale è uguale al costo marginale. Una volta identificata questa produzione, il livello di profitto max si può ottenere calcolando il profitto medio (RME - CME) e moltiplicandolo poi per la quantità prodotta. Il profitto normale è il livello di profitto minimo per il quale risulta conveniente continuare a mantenere il capitale investito nell'impresa. Esso viene considerato come parte dei costi dell'azienda. Se un'azienda non riesce a ricavare un profitto a nessun livello di produzione, il punto in corrispondenza del quale RMG = CMG individua la produzione che minimizza le perdite. Nel breve periodo un'azienda chiude se non è in grado di coprire i suoi costi variabili. Nel lungo periodo chiude se non è in grado di coprire tutti i costi.

FORME DI MERCATO: vi sono 4 forme fondamentali di mercato: in ordine crescente di potere di mercato delle imprese sono: concorrenza perfetta, concorrenza monopolistica, oligopolio e monopolio. Le condizioni necessarie per avere concorrenza perfetta sono: un numero molto grande di imprese, no potere di influenzare il prezzo, prodotti omogenei, perfetta informazione e libertà di entrata e di uscita. L'equilibrio di breve periodo per la singola impresa di concorrenza perfetta è dato dalla condizione secondo cui il prezzo, determinato dall'intersezione tra domanda e offerta di mercato, è uguale al costo marginale, in un punto in cui quest'ultimo è crescente. La curva di domanda è orizzontale. P= RME= RMG e l'impresa max il suo profitto quando RMG=CMG. L'equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta sarà realizzato quando il prezzo di mercato uguaglia il costo medio di lungo periodo. CMELP=CMEBP=CMG=RMG=RME. In tal caso ciascuna impresa non consegue extraprofitti. La presenza di notevoli economie di scala non è compatibile con la concorrenza perfetta. Le grandi imprese, avendo costi medi più bassi, spazzerebbero via dal mercato quelle piccole e il marcato diventerebbe o un oligopolio o un monopolio. Si ha monopolio quando l'industria è composta da una sola impresa. Per mantenere nel tempo un monopolio ci vogliono barriere all'entrata. Tali barriere possono essere dovute a economie di scala, economie di varietà, controllo sulle forniture di fattori produttivi o sugli sbocchi commerciali, diritti di sfruttamento di brevetti o diritti d'autore, strategie anticompetitive (acquisizioni di controllo o pubblicità aggressiva). L'equilibrio in un monopolio si ha quando il monopolista max il proprio profitto. La condizione che garantisce tutto ciò è: ricavo marginale = costo marginale. Se un certo prodotto può essere offerto alle stesse condizioni di costo da un'industria monopolistica o da un'industria di concorrenza perfetta, il monopolio offrirà una quantità inferiore a prezzi più elevati rispetto alla concorrenza perfetta. D'altra parte il monopolista può sfruttare le economie di scala, che potrebbero dar luogo a prezzi più bassi, meglio dell'industria di concorrenza perfetta. I profitti più elevati del monopolista potrebbero essere utilizzati per ricerca, sviluppo e investimenti, che a loro volta potrebbero portare a prodotti migliori, possibilmente a prezzi inferiori. La concorrenza potenziale potrebbe avere la stessa importanza di quella reale nella determinazione dei prezzi e della quantità. La minaccia della concorrenza potenziale è tanto maggiore quanto più bassi sono i costi di entrata e di uscita nell'industria. C'è concorrenza monopolistica quando vi è libertà di entrata nell'industria ed esiste un elevato numero di imprese che operano indipendentemente l'una dall'altra, ma con un certo potere di mercato dovuto al fatto di realizzare prodotti differenziati. Nel breve periodo, ( max profitti solo se CMG=RMG) un'impresa può ottenere extraprofitti, ma non nel lungo periodo, dove si ha equilibrio quando la curva di domanda è tangente alla curva del costo medio di lungo periodo. In oligopolio vi è un numero relativamente piccolo di imprese ed esistono barriere all'entrata. Le imprese sono legate reciprocamente da interazione strategica. In oligopolio ci può essere collusione tra le imprese sia palese che tacita, oppure competizione anche molto aggressiva. Un accordo formale di collusione viene definito cartello. Se comprende tutte le imprese dell'industria da luogo a un comportamento da monopolista. La collusione tacita si realizza, ad es, quando esiste una leadership di prezzo. Ciò avviene quando le imprese seguono i prezzi stabiliti da un'impresa dominante o da un'impresa che svolge funzioni di barometro. La collusione tacita può anche comportare il seguire semplici regole predeterminate da parte di tutte le imprese. È possibile studiare l'interazione strategica tra imprese, tipica degli oligopoli non collusivi, utilizzando la teoria dei giochi. Un semplice es della teoria dei giochi è dato dal dilemma del prigioniero che viene risolto mediante l'individuazione di un equilibrio con strategie dominanti, che è anche equilibrio di Nash. Le imprese oligopoliste possono avere di fronte una curva di domanda a gomito. In tal caso, esse avranno convenienza a tenere i prezzi fissi. Si parla di discriminazione di prezzo quando un'impresa vende il proprio prodotto a prezzi diversi sul mercato per cercare di max i profitti. La discriminazione di prezzo di terzo grado si ha quando un'impresa (monopolista) vende uno stesso bene a un prezzo diverso a diversi segmenti di domanda, individuabili mediante l'osservazione di una loro caratteristica esogena. La discriminazione dei prezzi non è mai contro gli interessi dell'impresa, che ha più gradi di libertà nella scelta dei prezzi. Tra gli acquirenti c'è chi guadagna e c'è chi perde.

FALLIMETI DEL MERCATO E INTERVENTO PUBBLICO: il benessere sociale è max, ovvero si realizza l'efficienza sociale, quando il Beneficio Marginale sociale = Costo Marginale sociale per tutti i beni prodotti. (per max il benessere sociale bisogna: produrre/consumare di più se BMGs>CMGs; produrre/consumare di meno se BMGs<CMGs; mantenere la produzione/consumo al suo livello se BMGs=CMGs). Nella realtà un'economia di mercato non riesce mai a raggiungere l'efficienza sociale. I motivi principali sono: l'esistenza di esternalità, il potere di mercato delle imprese che da luogo a mercati monopolistici e di concorrenza perfetta, agenti con informazioni incomplete e/o asimmetriche, presenza di inerzie. Le esternalità possono essere positive o negative, dovute all'attività di produzione o di consumo. Un'esternalità negativa porta ad una produzione (CMGs>CMG) o a un consumo eccessivo (BMGs<BMG) rispetto all'ottimo sociale; un'esternalità positiva a una produzione (CMGs<CMG) o a un consumo insufficiente (BMGs>BMG). I beni pubblici sono quei beni per cui valgono le proprietà di non-rivalità e non-escludibilità. Dal momento che le esternalità positive di questi beni sono predominanti rispetto ai benefici privati, un'economia di mercato tenderà a produrne in quantità subottimale, o addirittura nulla. Quando lo stato fornisce un bene pubblico, si pone il problema di evitare o almeno mitigare il free riding, vale a dire il comportamento di chi beneficia del bene pubblico gratuitamente. Anche il potere di mercato delle imprese, tipico di mercati monopolistici o di concorrenza imperfetta, costituisce una causa di inefficienza sociale. Con il monopolio si realizza una perdita secca in termini di benessere sociale. Tale perdita, dovuta alla determinazione del prezzo nel mercato monopolistico potrebbe essere compensata da guadagni potenziali del monopolio quali il migliore sfruttamento di economie di scala o il maggiore investimento in ricerca e sviluppo. Le tasse e i sussidi sono strumenti che permettono di correggere le distorsioni dovute alle esternalità o al potere di mercato delle imprese. Le esternalità negative possono essere corrette imponendo aliquote specifiche pari alla dimensione del costo marginale esterno; quelle positive assegnando sussidi pari alla dimensione del beneficio marginale esterno. Un sussidio specifico induce il monopolista ad aumentare la produzione e quindi porta l'economia più vicina all'efficienza sociale. Ci possono essere difficoltà nell'implementazione di questi strumenti, soprattutto perché essi dovrebbero spesso essere differenziati da individuo a individuo. Per disciplinare le attività che impongono esternalità negative o per regolamentare monopoli e oligopoli, possono essere emanate leggi e possono essere istituite agenzie di regolamentazione. L'estensione del contenuto del diritto di proprietà è un altro strumento che talvolta consente di eliminare le esternalità. Effetti negativi dell'intervento pubblico: eccessi di domanda o di offerta, burocrazia e inefficienza, assenza di libertà individuale.. Vantaggi del libero mercato: aggiustamenti automatici, vantaggi dinamici del capitalismo, elevato grado di concorrenza anche in monopolio e oligopolio.




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