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L'economicità e le condizioni di equilibrio del sistema d'impresa

economia


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L'economicità e le condizioni di equilibrio del sistema d'impresa:


L'attività dell'azienda "crea valore" attraverso la fondamentale esigenza di sviluppare l'attività produttiva in modo tale che il valore economico della produzione(da collocare sui mercati di sbocco o da cedere agli utilizzatori) risulti sistematicamente superiore al valore dei fattori che vengono consumati nel processo produttivo. Le imprese vivono in equilibrio economico e retribuiscono adeguatamente i fattori produttivi se e quando la loro gestione si 252b19c sviluppa con economicità,intesa in termini di efficacia strategica ed efficienza operativa.

L'equilibrio economico a valere nel tempo ovvero quando l'azienda è riuscita a "produrre valore" (creare),attraverso la sua attività organizzata,il valore dei fattori produttivi che ha utilizzato e consumato.

Se il flusso dei ricavi riveniente dalla vendita sui mercati di collocamento di tutti i prodotti si delinea superiore al flusso dei costi di acquisto di tutti i fattori produttivi si realizzano i presupposti dell'equilibrio economico,identificabile nel flusso atteso di maggior ricchezza(profitto) atto a remunerare la funzione di imprenditorialità. (R>C = profitto)

Ma si realizza altresì l'equilibrio finanziario in quanto il flusso delle entrate che misurano i ricavi non può che presentarsi superiore al flusso delle uscite finanziarie che misurano i costi. Dunque l'equilibrio economico coesiste con quello finanziario realizzando cosi la correlazione tra il circuito degli investimenti e quello dei finanziamenti attinti. Nella relazione di economicità i ricavi debbono nel lungo andare reintegrare tutti i costi,compresi quelli derivanti dal graduale processo di recupero degli stessi per la progressiva acquisizione dei ricavi nella veste monetaria. Ma è da ricordare che questa condizione di equilibrio non può realizzarsi puntualmente nell'arco della vita dell'impresa. La cessione dei prodotti non sempre avviene attraverso vendite cosi come la ricerca dei fattori produttivi non sempre avviene attraverso operazioni di acquisto. Da ciò consegue che il valore creato dalla produzione non necessariamente corrisponde a ricavi conseguiti,traducendosi in entrate finanziarie,e il consumo dei fattori produttivi per ottenere la produzione non necessariamente corrisponde a costi sostenuti traducendosi in uscite finanziarie.




Il valore dei fattori consumati è formato dai beni o servizi ricevuti gratuitamente o a "prezzi politici";

Il valore delle produzioni ottenute è formato dai beni o servizi ceduti agli utilizzatori gratuitamente o a prezzi politici.

Prezzo politico:È il prezzo che lo Stato pratica quando l'interesse pubblico assume particolare rilievo. E' fissato ad un livello inferiore al costo di produzione del servizio offerto. La differenza tra il prezzo politico e il costo viene coperta dalle imposte.

Le condizioni che contraddistinguono l'equilibrio economico dell'impresa si legano alla capacità medesima di remunerare ad un livello adeguato tutti i fattori della produzione compreso il capitale di proprietà al fine di legarli stabilmente alla propria economia. Il flusso dei ricavi deve permettere di realizzare un saggio di profitto ritenuto congruo rispetto al rischio cui è sottoposta l'attività aziendale ed i rendimenti offerti da imprese similari o da investimenti alternativi di natura finanziaria o reale che siano. E' possibile dunque individuare una zona formata da valori di redditività che possono soddisfare le attese del soggetto economico. Nelle imprese private tale zona è racchiusa tra un limite inferiore,che corrisponde alle condizioni di equilibrio economico minimo o oggettivo,ed un limite superiore,che riguarda l'equilibrio economico ottimale o soggettivo.

Le condizioni di equilibrio oggettivo attengono a quelle relazioni tra ricavi e costi che permettono all'azienda di operare in modo da soddisfare le attese minime del proprio soggetto economico. Rappresentando a volte la base per il raggiungimento di obiettivi da tale soggetto ritenuti più soddisfacenti.

Le condizioni di equilibrio soggettivo sta a significare che la gestione oltre ad assicurare le condizioni di minimo,permette di remunerare congruamente anche il capitale e l'attività imprenditoriale.

Soggetto economico: è una persona o un gruppo di persone che esercita un potere di direzione aziendale e rappresenta il centro direzionale della gestione prendendo decisioni strategiche,determinando gli obiettivi generali e le attività per realizzarsi nell'ambito delle scelte più adatte per adeguare i suoi mezzi al soddisfacimento dei bisogni della collettività.

L'economicità (una delle caratteristiche che identifica l'azienda) consiste nella costante tensione all'efficacia strategica ed efficienza operativa o come produttività economica.

L'efficacia del'azione aziendale consiste nella capacità di cogliere scopi istituzionali,obiettivi vincenti perseguendoli con efficienza ovvero in modo da contenere il più possibile i consumi dei fattori utilizzati nella produzione concentrando la sua attenzione sul rapporto risultato-risorse ove l'attività aziendale appare volta al raggiungimento degli obiettivi prefissati con il minore costo possibile o con l'ottenimento dei massimi rendimenti dall'insieme delle risorse utilizzate. Per raggiungere i propri obiettivi con la massima efficienza, le aziende dovrebbero applicare il criterio fondamentale del" minimo mezzo o del massimo risultato" in tutte le loro scelte. Appare evidente che il criterio del rapporto risultato-risorse non può essere posto con riferimento ad ogni singola operazione ma all'insieme coordinato di operazioni,legate nello spazio e nel tempo da vincoli di complementarità economica che l'azienda compie in funzione degli obiettivi da realizzare. Appare evidente che efficienza ed efficacia si presentano come concezioni strettamente correlate ove la prima presuppone una cura particolare nello svolgimento di tutte del processo produttivo, al fine di ottenere prodotti che per qualità,quantità,tempi e costi siano in grado di soddisfare le esigenze di coloro ai quali sono destinati,e come condizione necessaria e sufficiente per consentire all'organizzazione produttiva di sopravvivere nel tempo in condizioni di equilibrio.



Capitolo 4: La valutazione dell'equilibrio economico:la redditività aziendale


Il capitale d'impresa può essere definito come un insieme finalizzato di condizioni(positive e negative) di produzione dato dal complesso delle utilità economiche di cui l'impresa dispone per lo svolgimento della sua attività produttiva(componenti positive,attività) e dal complesso delle obbligazioni che l'impresa ha assunto verso terzi(componenti negativi,passività). E' l'insieme dei valori dei beni a disposizione dell'impresa in un dato momento espresso in termini di valore(moneta di conto),mutevole nel tempo. Rappresenta una stima del valore dell'impresa come sistema capace di produrre reddito.

Utilità economiche: Attitudine di un bene a soddisfare un bisogno individuale.

L'attività aziendale: insieme coordinato di operazioni,produce una serie di trasformazioni successive nella composizione del capitale. Le operazioni tendono a trasformare:

attraverso gli approvvigionamenti, il fattore generico di denaro in fattori specifici di produzione (beni e servizi);

attraverso la combinazione produttiva, i fattori produttivi in prodotti;

attraverso le vendite, i prodotti nuovamente in mezzi monetari;

e modifica attraverso l'acquisizione di esperienze e conoscenza il livello delle potenzialità disponibili.

Ad ogni operazione il capitale si modifica nella sua composizione e nel suo valore.

Il valore del capitale di riferimento di un'impresa "in funzionamento" è determinabile in funzione della complementare utilità economica con tutte le condizioni positive e negative che considerate unitariamente riescono ad esprimere. E poiché tale utilità economica è il flusso atteso della nuova ricchezza che l'impresa è capace di generare,appare evidente che il valore del capitale di un'impresa in funzionamento(detto anche valore unitario del capitale o capitale economico) non può essere un valore unitario definito in funzione di tale flusso di nuova ricchezza(redditi futuri).


Il capitale di funzionamento si configura come:

- non è un valore unico come quello d'impresa ma di valori assegnati a classi di investimenti(attività,capitale lordo) e obbligazioni assunte verso terzi (passività,debiti di funzionamento e finanziamento non ancora pagati,ricavi anticipati) che costituiscono elementi dei processi produttivi ancora in corso di svolgimento alla fine di un determinato periodo. Dedotte le obbligazioni dal capitale lordo disponibile si determina l'entità del capitale netto cha rappresenta quella parte del valore delle attività che residua alla proprietà dell'impresa dopo aver soddisfatto gli impieghi(obbligazioni)assunti.



Esso è determinato per assegnare a ciascun periodo una porzione del reddito che l'impresa è capace di generare nel tempo,quindi quella proveniente dai soli processi produttivi compiuti nel periodo stesso. Se i calcoli sono fatti correttamente questo deve coincidere con il capitale netto di bilancio.(CNB).


Il capitale di liquidazione è il valore che può essere assegnato al capitale di un'impresa nella fase di cessazione dell'attività per liquidazione dell'attivo e del passivo.


Reddito totale: l'incremento o il decremento che il capitale conferito dalla proprietà ha subito per effetto di tutte le operazioni compiute. La differenza tra tutti i costi per acquistare i fattori produttivi utilizzati(investimenti) e tutti i ricavi rivenienti da tutte le vendite dei prodotti ottenuti con il concorso di detti fattori(recuperi) costituisce la misura del reddito totale. La sua determinazione non presenta utilità pratica ai fini della conoscenza dei risultati dell'attività dell'impresa ma rappresenta solo una idea guida per rendere comprensibile quello del reddito di periodo che rappresenta un parametro attraverso il quale verificare la validità delle strategie adottate.

La gestione aziendale si sviluppa grazie a ciascuna operazione interrelata con quelle precedenti e le successive.


I costi originari: sono quelli relativi all'acquisto dei fattori produttivi determinati moltiplicando le quantità dei fattori negoziate per i relativi prezzi di acquisto. Sono anche denominati costi-uscita in quanto sono misurati da uscite finanziarie.


I costi derivati: sono il risultato di ragionare riclassificazioni dei costi originari in funzione delle variabili tempo e spazio. Sono anche denominati costi-imputazione.

I costi di periodo derivano da una riclassificazione dei costi originari dei fattori nel tempo, mentre i costi di attività produttive o di prodotti derivano dalla riclassificazione dei costi originari prima nel tempo e poi nello spazio.


I ricavi originari: relativi alla vendita dei prodotti,sono determinati moltiplicando le quantità vendute per i relativi prezzi di vendita. Sono denominati anche ricavi-entrata in quanto misurati da entrate finanziarie.


I ricavi derivati: Sono il risultato di riclassificazioni dei ricavi originari in funzione delle variabili tempo e spazio. Sono anche denominati ricavi-imputazione.


La scissione per periodo dei costi e ricavi è indispensabile per ottenere la conoscenza del risultato economico conseguito in ciascuno dei differenti periodi che compongono la vita dell'impresa. Si impone quindi il problema dell'individuazione dei criteri che possono guidare l'operatore in tale compito e la logica da eseguire.

Il principio della competenza economica definisce le condizioni che vengono assunte come utili per individuare i costi ed i ricavi da considerare pertinenti ad un dato periodo, dalla differenza dei quali scaturisce la misura del reddito attribuibile al periodo medesimo.(ha la funzione di guidare l'attribuzione dei componenti di reddito ai diversi esercizi a cui essi spettano). E' la guida principale per determinare il reddito d'esercizio cioè la variazione del capitale attribuibile alla gestione svolta in ciascun periodo amministrativo in cui si suddivide la vita complessiva dell'impresa.



Con la prima logica del tema di competenza economica, definisce i costi e i ricavi di competenza di un definito periodo,dalla cui differenza emerge la misura del redito assegnato al periodo stesso,sono quelli relativi ai processi produttivi che sono stati avviati in virtù delle iniziative assunte dall'azienda anche se tali processi produttivi non sono ancora ultimati. Secondo tale logica bisogna integrare i ricavi già conseguiti ed i costi già sostenuti con i ricavi ed i costi che si prevede dovranno essere conseguiti o sostenuti in futuro per portare a compimento i processi già avviati.

Con la seconda logica,si possono definire di competenza dei differenti periodi i costi ed i ricavi relativi ai processi compiuti in ciascuno di essi,si ritengono compiuti i processi produttivi che si sono chiusi con il conseguimento dei ricavi,sempre che siano state effettuate nel periodo stesso,da parte dell'impresa,anche le relative prestazioni.



Sono di competenza del periodo i ricavi finanziariamente conseguiti,per i quali sia stata effettuata da parte dell'impresa la relativa prestazione (principio della realizzazione dei ricavi).

Sono di competenza del periodo i costi che si reputano relativi alle prestazioni effettuate (principio dell'inerenza dei costi).

Sono considerati "in corso di svolgimento"  i processi produttivi iniziati con l'acquisizione dei fattori e nei quali i ricavi non sono stati ancora conseguiti ed i processi nei quali pur essendo stati conseguiti i ricavi devono ancora essere effettuate dall'impresa tutte le prestazioni o parte di esse.

I costi e i ricavi relativi ai processi in corso alla fine di un periodo non competono al periodo considerato ma a quei periodi successivi nei quali i processi avranno compimento con il conseguimento dei ricavi o con il completamento delle prestazione ancora da effettuare. Costi e ricavi relativi ai processi in corso dovranno essere rinviati,ossia consegnati ai periodi futuri,ove le perdite sui processi in corso sono comunque di competenza del periodo nel quale emerge il rischio di doverle subire anche se i processi non sono stati ultimati.

(Costi e ricavi sostenuti o conseguiti significa che hanno avuto manifestazione finanziaria)

Non tutti i costi ed i ricavi rispettivamente sostenuti o conseguiti nel primo periodo sono di competenza ai fini della determinazione del reddito del periodo stesso,ma una parte più o meno ampia di essi deve essere consegnata al calcolo del reddito del/dei periodi futuri.

I fattori produttivi a fecondità semplice e ripetuta,ancora utilizzabili per ottenere prodotti vendibili,cosi come prodotti ottenuti ma non ancora venduti rappresentano l'insieme dei beni materiali e delle utilità economiche di cui l'impresa dispone per svolgere i processi produttivi che troveranno compimento nel/nei periodi futuri.



Crediti concessi ma non ancora incassati,denaro riscosso ma non ancora reinvestito costituiscono il capitale lordo di funzionamento che diventa capitale netto di funzionamento se vengono detratte le obbligazioni che l'impresa deve assolvere verso terzi.

Il reddito del primo periodo di vita dell'impresa non può derivare soltanto dalla differenza tra costi e ricavi sostenuti o conseguiti nel periodo ma deve includere anche le rettifiche di tali costi e ricavi relative alla parte di essi da consegnare alla competenza dei periodi futuri.

Risconti:Valori di natura economica connessi ad operazioni di acquisizione o di cessione di utilità economiche che presentano la caratteristica di essere fruibili per periodi più o meno lunghi definiti dalle clausole contrattuali in funzione esatta del tempo. Il pagamento o l'incasso sono anticipati alla stipula del contratto.

La distinzione tra risconti e ratei si basa sul fatto che i primi sono relativi ad operazioni regolate anticipatamente ed i secondi ad operazioni regolate posticipatamente.

Partecipazioni: azioni o quote acquisite e detenute allo scopo di costituire con tali aziende legami duraturi di natura operativa e/o di coinvolgerle in un unico disegno produttivo di gruppo.

Il reddito rappresenta l'incremento o il decremento che il capitale di proprietà iniziale ha subito per effetto della gestione al netto dei conferimenti di capitale di proprietà e al lordo dei prelievi effettuati nel periodo da parte degli aventi diritto.


Il valore dei beni (le attività materiali e immateriali)in rimanenza a fine periodo è strettamente correlato alle possibilità,alle prospettive di utilizzo degli stessi nelle future combinazioni produttive. Il loro valore è in funzione dei ricavi futuri che chiuderanno le combinazioni produttive consentendo o meno il recupero di tali investimenti. Il valore dei beni è legato al prezzo che si presume di poter realizzare dalla loro vendita(realizzo diretto) o dalla vendita dei prodotti all'ottenimento dei quali i beni in rimanenza contribuiranno(realizzo indiretto). Il valore di presumibile indiretto deve essere considerato per la valutazione dei prodotti in corso di lavorazione,dei semilavorati non destinati alla vendita come tali,dei ffr e dei ffs che partecipando alla combinazione produttiva si incorporano in un prodotto qualitativamente diverso.

Il prezzo di presumibile realizzo diretto è rappresentato da una quota del prezzo che l'impresa ritiene di poter realizzare vendendo direttamente il bene in rimanenza;tale quota è determinata in funzione del rapporto esistente fra il costo del bene in rimanenza e il costo totale della combinazione produttiva alla quale il bene partecipa.


Esempio

In un'impresa mercantile il costo totale della combinazione produttiva attivata per acquistare e vendere la merce A è di 80 composto da:

costo acquisto merce A e costi accessori d'acquisto   60

costi per vendere la merce:

- trasporti/assicurazioni 5

- provvigioni 5

costi per servizi vari             10


Costo totale 80


Il prezzo di presumibile realizzo diretto della merce A è determinato secondo il rapporto 60/80 da applicare al prezzo presunto di vendita che ipotizziamo essere 100:


60:80=x:100


X = 60x100 = 75

80


L'utile sulla merce è dato da 100 - 80 =20 (prezzo di vendita- costo totale)


Il prezzo di presumibile realizzo indiretto di un fattore produttivo corrisponde ad una quota-parte del presunto prezzo di vendita del prodotto realizzabile con il concorso di tale fattore. Tale quota è determinata in funzione del rapporto esistente tra il costo del bene in rimanenza ed il costo totale della combinazione produttiva alla quale il fattore è chiamato a partecipare.



Esempio

In un'impresa industriale il costo totale della combinazione produttiva attivata per produrre e vendere il prodotto B è di 150 composto da:

Costo acquisto materia α 50



Costo acquisto materia β 10

Costo lavoro                                                               30

Costo energia                                                   20

Costo di produzione                                                110

Costi per vendere il prodotto(trasporti,

assicurazioni,provvigioni) 30

Costi per servizi vari                       10

Costo totale                                                              150


Il prezzo di presumibile realizzo indiretto tramite la vendita del prodotto B della materia α è determinato secondo il rapporto 50/150 da applicare al prezzo presunto di vendita del prodotto B che ipotizziamo essere 120:

50:150=x:120


X = 50x120 = 40

150


La perdita sul prodotto è data da 150 - 120 = 30(costo totale - prezzo di vendita)


I valori di presumibile realizzo diretto e indiretto rappresentano in un'impresa di funzionamento i valori massimi che possono essere assegnati alle attività che costituiscono il capitale lordo di funzionamento.


Per assegnare il reddito al periodo è necessario valutare la logica del principio di prudenza in virtù della quale i valori da assegnare alle attività sono definiti scegliendo i più bassi(che di solito sono quelli di costo) tra quelli ragionevoli in quanto hanno maggiore probabilità di essere recuperati se il prezzo di presunto realizzo è superiore.

Gli utili futuri presunti rivenienti dalla possibilità di collocare i prodotti a prezzi superiori a quelli di costo non vengono anticipati a vantaggio del periodo appartenendo al periodo in cui saranno realizzati attraverso il reale conseguimento dei ricavi(principio della realizzazione dei ricavi).


Riserva occulta:Una riserva in una società è del denaro accantonato per uno specifico scopo: pensiamo alle riserve di capitale, che vanno a colmare eventuali mancanze di capitale, o la riserva stabilita per fronteggiare eventuali insolvenze della società nei confronti dei creditori in periodi di crisi. Diventa occulta quando la società non dichiara di avere istituito quella riserva, eppure il denaro c'è ma senza che i creditori o i terzi che entrano a far parte della società lo sappiano: in questo modo si lede la buonafede dei terzi e non si consente una comunicazione trasparente.


Prezzo di cessione: Complessivo ammontare netto dei valori definiti relativi agli elementi attivi e passivi del capitale dell'impresa oggetto della negoziazione.


Negoziazione del prezzo di cessione: E' un valore che non è il risultato di puri calcoli contabili ma è frutto di solito di una contrattazione tra le parti nella quale alle valutazioni dei componenti di natura strettamente patrimoniale si accompagnano stime economiche di più complessa natura che devono tenere conto di vari ed eterogenei punti di forza e punti di debolezza sia della parte cedente sia di quella cessionaria.


Ammortamento: strumento attraverso il quale si realizza l'imputazione delle quote di competenza economica dei costi pluriennali ai redditi dei vari esercizi. Consiste in un processo di riparto di costi anticipati sostenuti per l'approvvigionamento di fattori produttivi a fecondità ripetuta,ossia un processo di allocazione in più esercizi di quote di siffatti costi pluriennali. Per l'ammortamento delle immobilizzazioni immateriali si parla di avviamento.


Avviamento (goodwill): è la differenza tra il valore economico del capitale di un'impresa in funzionamento ed il valore del capitale netto. Esprime l'ammontare delle rettifiche di cessione,può essere negativo o non convenzionale(di segno opposto detto badwill). Ha origine simile a quella della riserva occulta e consiste in una plusvalenza di capitale netto che emerge in sede di cessione dell'impresa. In via diretta il suo ammontare è espresso dalla differenza positiva(surplus)tra il prezzo di cessione ed il capitale netto.








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