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IL ROMANZO E LA NOVELLA - APULEIO

letteratura latina


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IL ROMANZO E LA NOVELLA

·         Nel mondo classico rari, e comunque tardivi (solo a partire dall'età ellenistica) e di difficile definizione.

·         In realtà non è che l'età classica fosse un mondo senza storie. Infatti il romanzo fu assai vivo nella cultura orale.

·         Esso penetrò gradualmente nella letteratura scritta spesso sottoforma di digressioni inserite nell'ambito di alcuni generi maggiori (per esempio l'epica).



·         Solo con fatica il romanzo si sviluppò come genere autonomo ( prima era infatti considerato inutile). Prima nella Grecia ellenistica e poi nella Roma imperiale.

·         Si ipotizza una derivazione del romanzo greco dall'aggregazione di più novelle.

·         Lo sviluppo della novella greca si colloca nella Ionia tra la fine del II sec aC e l'inizio del I sec aC grazie all'opera di Aristide Mileto autore di "storie milesie" (fabula Milesia). Il narratore è omodiegetico (interno) e il racconto è in prima persona. Si trattava di novelle licenziose incentrate sul tema dell'amore, beffa, sesso. Spesso il linguaggio era crudelmente realistico e a tratti volgare.

·         La forma più diffusa era quella del romanzo erotico in cui l'amore appare fortemente idealizzato e che si conclude sempre con un lieto fine. Scarsa indagine psicologica. L'origine del romanzo greco è incerta.

·         Nel mondo latino il romanzo è rappresentato solo da due testi: il Satyricon di Petronio (I sec dC epoca neronia 535f52f na) e le Methamorphoses di Apuleio (II sec dC antonini). Novelle latine solo come digressioni all'interno di questi due romanzi.

·        Romanzo latino ha tratti in comune con la narrativa greca (carattere marcatamente realistico). Le uniche 2 fonti sono molto diverse tra loro tantoché è stato difficile considerarli come appartenenti ad un genere unitario. Tuttavia ci sono tratti in comune: intento di dilettare il lettore, commistione tra romanzo e novella e il protagonista coincide con il narratore, interno alla vicenda narrata secondo la tradizione della fabula Milesia.

APULEIO

·         Nacque a Madaura (Algeria) intorno al 125 d.C. Educazione filosofica prima a Cartagine e poi ad Atene. Interesse per filosofia, riti misterici, attività retorica.

·         Nel 158 d.C. fu processato per magia : si difese brillantemente e venne probabilmente assolto (" APOLOGIA"); tornata a Cartagine fu eletto per un anno sacerdos provinciae. Qui compone probabilmente "methamorphoses" e poi morì intorno al 170 d.C.

·         Opere minori: fu uno dei maggiori rappresentanti del medioplatonismo; si interessò di magia ("APOLOGIA" o prose de magia liber: è l'unica orazione giudiziaria di età imperiale giuntaci, sostanzialmente ciceroniana nella struttura ma caratterizzata da una brillate oratoria di gusto neosofistico); compose inoltre numerosi discorsi epidittici (tra cui "FLORIDA" 23 declamazioni che fece come conferenziere itinerante nell'ambito del movimento della seconda sofista soprattutto a Cartagine); scrisse anche opere di natura erudita scientifica e poetica.

·        CRISTIANESIMOLE METAMORFOSI: unico romanzo che abbiamo per intero. 11 libri. Doppio titolo: metamorphoseon libri XI e Asinus aureus. Struttura unitaria affidata alla voce di un io narrante (il protagonista). L'autore ha tratto spunto da una vicenda in sé non originale per costruirne attorno ad essa una narrazione di fatto personalissima. L'autore ha attinto da diversi generi: Fabula Milesia, romanzo erotico greco, componente misterica isiaca. TRAMA: 1 macrosequenza-- Lucio si interessa di magia e a Hypata viene ospitato a casa di Milone e moglie Panfila. Scopre che Panfila è una maga e un giorno decide di sperimentare su di se una metamorfosi, solo che per errore si trasforma in asino anziché in un gufo, potrà tornare soo cibandosi di rose; 2-dei briganti rapiscono Lucio ma anche Càrite a cui Lucio per confortarla narra la storia di Amore e Psiche (occupa esattamente il centro del romanzo). Il fidanzato di Càrite viene a riprendersi la sua fidanzata, ma qualche tempo dopo Lucio viene a sapere della loro tragica morte. 3-Lucio cambia continuamente padrone, ma va di male in peggio. Un giorno viene destinato a tenere uno spettacolo e a congiungersi a una donna condannata ad bestias. Atterrito fugge e si addormenta spossato. 4-Lucio sogna la dea Iside, che gli suggerisce il modo per recuperare le fattezze umane. Il giorno dopo torna uomo e diventa sacerdote di Osiride. STRUTTURA E SIGNIFICATO DEL ROMANZO: l'intelaiatura di narrazione è data dal racconto cornice che prevede un antefatto (viaggio in Tessaglia) un episodio chiave (trasformazione), diverse peripezie, un momento di massima tensione o Spannung (minaccia congiungimento con donna ad bestias) e uno scioglimento (fine). All'interno poi narrazioni più o meno ampie dalla favola di Amore e Psiche ad altre novelle.  2 chiavi di lettura: romanzo realistico di ispirazione milesia ma poi si rivela come una storia di iniziazione religiosa. Le 2 chiavi di lettura si contemperano e si integrano. L'autore intende probabilmente anche giovare i lettori attraverso un messaggio di salvezza spirituale cui senza dubbio la sua epoca aspirava. LA LINGUA E LO STILE: lo stile benché originale era in linea con lo stile dell'epoca. Influenzato dal predominio della retorica conia un linguaggio ibrido ed elaborato. Piano sintattico variato. Apuleio prende marcatamente le distanza dall'ideale di concinnitas classico e ciceroniano per preferire uno stile mosso ed evocativo, che sfrutta la musicalità della lingua attraverso le figure di suono.



CRISTIANESIMO


·         CRISI DEL TERZO SECOLO: dissesto politico, economico e sociale. Indebolimento senato; strapotere dell'esercito. Incursioni barbariche frequentià crollo demografico e crescita pressione fiscale. 193-211 Settimo Severio: governo militare, sviluppo province, guerra vittoriosa contro i Parti. 211-217 Caracalla (constitutio Antoniniana, nuova moneta antoninianus). 218-235 fine dinastia dei Severi. 235-284 periodo di anarchia militare (il governo è nelle mani dell'esercito, crisi economica-sociale. L'imperatore Decio (249-51)  persecuzione dei cristiani che prosegue con Valeriano (253-60). Gallieno (260-68) politica di tolleranza per i cristiani. Vittorie romane sui barbari grazie all'imperatore Claudio (268-70), Aureliano fa edificare a Roma le mura aureliane. Infine Probo (276-82) vince i goti in Asia minore e i Germani in Gallia.

·         Epoca complessa e composita, e fu un periodo di radicale pessimismo che nell'antitesi tra mondo celeste e mondo terreno finiva per svalutare la condizione umana. Quindi sviluppo di culti di salvazione. Fu proprio in questo disagio che si diffuse il cristianesimo

·         CRISTIANESIMO. Nato in Palestina nel I sec d.C. e vide le sue forme letterarie solo tra il II e III sec. Nato tra i movimenti del giudaismo (resistenza contro Roma che sfociò nella guerra giudaica in cui si distrusse il Tempio di Gerusalemme (66-70), e poi in una nuova rivolta sotto Adriano (132-135) che si era conclusa con la distruzione di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei. Riferimento essenziale per il cristianesimo è la predicazione del profeta galileo Gesù (Cristo: messia) a distinguerla dalle altre religioni cristiane è la fede nella resurrezione di Cristo.

·         Il messaggio cristiano fu portato dagli apostoli e dai seguaci di Gesù da Gerusalemme, Giudea, Galilea e Samaria. Da predicazione si traevano anche indicazioni di comportamento. Profeti itineranti: si diffondevano in varie regioni del Mediterraneo, soprattutto tra le classi più umili. Nel I sec d.C. vennero composti in greco i Vangeli (evangelio= buon annuncio) e gli Atti degli apostoli, cioè il Nuovo Testamento. Fondamentale per diffusione fu  Paolo di Tarso folgorato sulla strada per Damasco.

·         Questa diffusione provocò violente reazioni. L'ostilità popolare nei confronti dei cristiani era dovuta probabilmente ad alcuni aspetti della loro fede come: rifiuto del culto degli dei e dell'imperatore, tendenza a superare le distinzioni sociali, preferenza per una vita appartata oltre che a false dicerie, furono infatti accusati di delitti contro la morale.

·         Fino a Decio ci furono solo misure di polizia dettate da movimenti di furore anticristiano da parte della popolazione. L'opposizione tra cristianesimo e paganesimo era dovuta alla diversa concezione della religione, che dai pagani era intesa come una funzione statale, inseparabile dalla grandezza dell'impero. Al fine dunque di impedire che la varietà dei culti disgregasse l'impero furono attuate le persecuzioni: prima con Decio nel 250 e poi con Valeriano nel 257.

·         CRISI LETTERATURA PAGANA E NASCITA LETTERATURA LATINA CRISTIANA: nell'età severiana ci fu infatti il periodo della decadenza (una dimunuzione dell'attività letteraria pagana. Parallelamente nacque la letteratura latina cristiana verso la fine del II sec in ritardo quindi rispetto alla letteratura greca cristiana. L'attività di trasposizione dal greco in latino cominciò dai testi sacri: ci furono quindi una varietà di versioni bibliche (Vetus Latina).

·         La prima letteratura cristiana si distingue dalla pagana per: impegno nella difesa della nuova religione; nell'evangelizzazione; nella lotta contro le eresie, nella divulgazione della dottrina. Contenuto religioso. I cristiani mirano alla ricomposizione con il mondo pagano e le sue istituzioni.




·         Nacque quindi il genere APOLOGETICO, cioè lo scritto di difesa. Le origini dell'Apologetica si hanno già con Platone, Senofonte e Apuleio, Giustino, Taziano e Atenagora ed era caratterizzata da una varietà di interessi. Il fondatore della apologetica latina è Tertulliano (155,60-220 circa), ci furono poi anche Minucio Felice, Cipriano, Lattanzio e Arnobio. Si potrebbe pensare che l'editto di Milano o Costantino (313 che concedette libertà di culto ai Cristiani) abbia posto fine all'apolegetica, anche se grazie alla varietà di interessi essa continua a sopravvivere.

·         VERSO LA DISGREGAZIONE DELL'IMPERO: tarda antichità tra il 284 d.C. (regno Diocleziano) e il 476 (fine impero occidente). Disgregazione lenta delle strutture portanti dell'impero: Diocleziano instaurò la tetrarchia (governo a quattroà Roma priva di importanza politica. D aumentò il numero delle legioni per la difesa di impero, dovendo attuare quindi una riforma tributaria che portò anche ad una depressione economica. Ci fu un ribaltamento dei gruppi sociali e D attuò persecuzioni cristiani con 4 editti tra il 303 e 304 (distruzione chiese, arresto clero,..). dal 306 abbiamo Costantino che si distinse per la politica di tolleranza nei confronti dei cristiani (editto di Milano 313), ma su piano amministrativo inasprì le tasse, aumentò la burocrazia, e incrementò l'esercito mobile. Successivamente c'è Giuliano detto l'Apostata per aver ripudiato la religione cristiana nella quale era stato educato: attuò una serie di riforme contro i cristiani. Suo successore fu Valentiniano I che divise l'impero con il fratello Valente a cui venne affidato l'oriente che fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Adrianopoli, in Tracia, nel 378 d.C. in Oriente sale al trono Teodosio che stipulò un patto con i barbari. Teodosio e Graziano  emanarono l'editto di Tessalonica del 380 che proclamò il cristianesimo come religione ufficiale dell'impero. Un nuovo editto del 392 vietò il culto pagano. Mentre alla guida di Occidente c'era Onorio i Goti marciarono su Roma e la saccheggiarono (sacco di Roma). In occidente dopo Valentiniano III l'impero passò nelle mani di vari imperatori finché nel 476 la deposizione di Romolo Augusto segnò la fine di impero romano d'occidente. Oriente durerà ancora fino alla presa di Costantinopoli per mano dei Turchi nel 1453.

·         In questo contesto le numerose controversie teologiche stimolarono lo sviluppo della PATRISTICA (letteratura ecclesiastica da parte di Padri della Chiesa) tra la fine del IV e l'inizio del V sec. Nella patristica latina: l'apologetica passò dalla forma della difesa a quella dell'attacco. La storiografia si estese grazie a Girolamo alla biografia e alla storia di letteratura; la forma del trattato servì alla sistemazione teologica e dottrinale la predicazione utilizzò l'oratoria; l'esegesi pubblica usata anche in predicazione. Soprattutto genere epistolare di esegesi.

·         S. AMBROGIO: (339- fine sec) nobile famiglia romana. Nato in Germania. È stato proclamato vescovo ancora prima di ricevere il battesimo. Grande intellettuale che influenza la conversione di S Agostino. Impone un'umiliazione pubblica dell'imperatore Teodosio nel 388 e 390 che poi proclamò il cristianesimo come religione di stato. Vasta produzione letteraria (importante è l' HEXAMERON un commento al rocconto biblico dei 6 giorni della creazione)

·        S. GIROLAMO: (347- 419) gli si deve la " VULGATA" ovvero la traduzione in latino di tutte le sacre scritture (per la prima volta tutte).

S AGOSTINO


·         Nato nel 354 a Tagaste. Lesse l'Hortensius di Ciceroneà aderì al manicheismo. Nel 375 ottenne una cattedra di retorica a Cartagine. Si trasferì poi a Milano dove avvenne l'incontro con Ambrogio e con i circoli neoplatonici e scoprì la ricchezza delle Sacre Scritture (prima rifiutate per la lontananza dallo stile ciceroniano). Nel 386 sopraggiunse la conversione. Nel 395 divenne vescovo di Ippona. Morì nel 430.

·         Produzione sterminata: scritti autobiografici (importanti le Confessioni *); filosofiche e pedagogiche; opere polemiche, esegesi bibliche; scritti teologici e dottrinali; scritti morali e scritti apologetici ( De civitate Dei in 22 libri scritti tra il 413- 427: nel ribattere le accuse dei pagani che attribuivano ai cristiani la responsabilità di aver provocato la vendetta degli dei, culminata nel sacco di Roma di Goti: contrappone città terrena infernale, la Babilonia con la città celestiale).



·         Nelle Confessioni: conflitto tra il reale e l'ideale, tra la carne e lo spirito; in essa ha rinnovato radicalmente i criteri e la sensibilità della memorialistica antica: egli racconta la vita di un uomo tra molti non di un eroe, con le sue ansie, i suoi dubbi. Nel De civitate rei: egli sottopone a una spietata verifica e critica la cultura e la civiltà pagana nelle quali è cresciuto

·         LE CONFESSIONES: 13 libri dal 397 al 401. i primi nove sono di taglio autobiografico fino alla conversione e al ritorno in Africa; il 10 momento in cui scrive l'opera e lunga riflessione sulla memoria e sulla relatività del concetto di tempo. 11-12 e 13 contengono un commento biblico al racconto della creazione.

·         Polivalenza del titolo: confessio peccati (confessione dei peccati), confessio fidei (professione di fede) e confessio laudis (lode a Dio). È unico perché combina la narrazione autobiografica con la meditazione della preghiera, scava nella propria interiorità, rivisita ogni esperienza con attenzione. L'originalità delle confessioni comporta dei problemi interpretativi, è difficile definirne il genere letterario.

·         Stile delle Confessiones: esigenza di uno stile immediato e quindi stile libero e franto dalla prosa neosofistica arricchito da molteplici apporti: parallelismo antitetico, il sermo humiilis della Bibbia e il vocabolario tecnico del latino cristiano, uso dell'immagine come espressione del linguaggio spirituale; e infine prevalenza della paratassi.

·         Da " il racconto della conversione" VIII 12, 29 : questo dicevo, e piangevo in tutta l'amarezza del mio cuore contrito. Ed ecco, odo una voce come di fanciullo o fanciulla, non so, dalla casa vicina che cantando diceva e più volte ripeteva: "prendi, leggi". Subito mutai volto e cercai intensissimamente di ricordare se non vi fosse qualche gioco infantile in cui si ripetesse qualcosa di simile a quel ritornello, ma non mi sovvenne d'averlo mai udito, e, soffocato l'impeto delle lacrime, mi alzai interpretando che nient'altro mi si ordinasse dall'alto se non di aprire il libro e leggere il primo capoverso in cui m'imbattessi. Avevo infatti sentito dire di Antonio ch'era stato ammonito da un passo del Vangelo, durante la cui lettura era casualmente sopraggiunto interpretando come rivolto a se stesso ciò che si stava leggendo: Va', vendi tutto ciò che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi, e subito per tale oracolo s'era a te convertito. Così, tutto eccitato, tornai al luogo in cui sedeva Alipio: li infatti avevo lasciato il libro dell'Apostolo quando m'ero alzato. L'afferrai, aprii e lessi in silenzio il primo versetto su cui caddero i miei occhi: non nelle gozzoviglie e nelle ubriacature, non nelle alcove e nelle lascive, non nella contesa e nell'invidia, ma rivestitevi del signore Gesù Cristo e non prendetevi cura della carne nelle sue concupiscenze. Oltre, leggere non volli, né occorreva. Perché con la fine di questa frase, come se la luce della certezza fosse penetrata nel mio cuore, all'istante tutte le tenebre del dubbio si dissiparono.

·         DE CIVITATE DEI: nato come ripensamento al sacco di Roma del 410 per mano dei Goti: accuse contro i cristiani. Agostino avverte la necessità di difendere la fede cristiana e di mostrarne la superiore universalità di fronte a una storia drammaticamente lacerata. Scritto dal 413 al 427: opera matura, bilancio del suo mondo. 22 libri. Importante è lo studio delle due città di cui gli uomini fanno parte (tradizione lunga di città ideali) : Babilonia e Gerusalemme (la materia e lo spirito, l'amore di sé spinto fino al disprezzo di dio, e l'amore per dio fino al disprezzo di sé). Nel mondo le 2 città sono mescolate tra loro. Anche la chiesa è una realtà storica mista (non tutti buoni sono nella città di Gerusalemme e in chiesa). La perfezione si avrà solo dopo il giudizio universale.

·         L'ultima delle apologie: Agostino però non poteva usare l'apologia come era stata usata da Tertulliano. Egli mette in discussione i miti della sua stessa cultura, primo fra tutti il mito di Roma. A parte quale riconoscimento positivo (virtù di antichi romani, a cui Dio aveva dato in dono vasto impero), l'impero è per Agostino espressione della superbia e dell'avidità del potere. Agostino nega che lo stato romano abbia realizzato la giustizia perché esso, in quanto terrena civitas, non rientrava in un piano provvidenziale. Dopo Agostino l'apologetica tacque perché con la crisi dell'impero romano veniva meno l'obbiettivo stesso della polemica.

De Ruvo Cristina 5H, F Lussana







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