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La figura dell'intellettuale nel Romanticismo italiano

letteratura


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La figura dell'intellettuale nel Romanticismo italiano

L'intellettuale nel contesto sociale del Romanticismo è l'uomo che meglio coglie le profonde mutazioni del periodo, in quanto dotato di una maggiore sensibilità e di una coscienza obiettiva, libera da pregiudizi di comodo.

Nel periodo Romantico decadono definitivamente le vetuste strutture che, seppur con parziali modifiche, avevano caratterizzato il pan 535e44f orama culturale europeo nei secoli precedenti. Ciò determina un profondo cambiamento della figura stessa dell'intellettuale. Infatti, se precedentemente l'uomo di cultura aveva operato all'interno della società aristocratica identificandosi con gli ideali della classe nobiliare, l'Ottocento romantico, figlio delle trasformazioni provocate dalla Rivoluzione francese, vede assurgere una nuova classe all'apice della scala sociale, quella borghese. Tale classe disdegna usi della tradizione aristocratica, ed imprime una matrice utilitaristica alla società. E l'intellettuale è privato dei privilegi passati, ed è costretto ad occupare un ruolo lavorativo che spesso ne mortifica l'estro, costringendolo quindi ad una situazione d'emarginazione. Da ciò il sistematico rifiuto della realtà da parte dell'intellettuale, il quale oltre a non condividere gli ideali borghesi, è offeso dal sistema che assegna un valore definito alla propria produzione artistica. Pertanto egli proietta nelle proprie opere il dissidio con la società, e s'identifica col tipico eroe romantico, teso alla perenne ricerca della libertà.



La situazione italiana in generale è diversa da quella europea, perchè l'intellettuale condivide le aspirazioni del ceto predominante, ed anzi in molti casi si erge a guida e promotore dei cambiamenti sociali ritenuti indispensabili.

I principali intellettuali italiani sono naturalmente Foscolo, Manzoni e Leopardi. 

E' possibile in generale delineare tre periodi comuni ai tre intellettuali: il periodo giovanile, influenzato dall' ardore, dall'educazione e dallo slancio emotivo; quello riflessivo, caratterizzato da delusione, amarezza e ricerca di certezze, e la maturità, in cui si placa lo spirito e si reclinano l'intelletto e la passione dinanzi alla concezione finale della vita e dell'esistere, che declinano verso la morte, la quale tutto appiana e cancella, ma allo stesso tempo esalta i valori e assegna a ciascuno i giusti meriti.

Il Foscolo vive nel periodo Napoleonico ed è costretto ad operare in un ambito a lui poco consono, teso ad esaltare l'imperialismo francese, che affligge le speranze patriottiche del poeta, il quale esprime il proprio amaro disappunto nella stesura dell'Ortis, ove traspare chiaramente l'intento di denuncia di un sistema che annienta la verve personale e le aspirazioni dei giovani, costretti ad adeguarsi ad un contesto imposto dalla necessità politica di mantenere equilibrio tra i poteri del tempo. Ma lo spirito fiero del poeta lo porta all'insofferenza per il limbo nel quale è costretto, e cerca liberazione nell'autodistruzione, nel suicidio, che non è più un atto eroico, ma la denuncia dolorosamente tetra dell'incapacità di adattarsi alle convenzioni ed al 'reo tempo' che umilia le vane azioni del poeta.

Il giovane Manzoni vive una situazione meno tormentata, e tuttavia è anche presente nelle sue opere un tono polemico con la realtà che lo circonda. Educato secondo le consuetudini classiche, prova avversione per l'aridità dell'insegnamento ricevuto, inadatto a valorizzare il suo spirito creativo, e ciò è epresso nel 'Carme in morte di Carlo Imbonati', ove l'incipit è un attacco alla realtà infima che lo circonda, ed è esaltata la figura dell'io intellettivo.

Leopardi vive la giovinezza chiuso nell'ambiente familiare. L'assenza di contatti con ambienti culturali più vividi non impedisce tuttavia al poeta di cogliere le mutazioni in atto nel periodo storico, e la ribellione alla volgarità del tempo si manifesta col titanismo, in cui il poeta dotato di uno spirito interno più nobile si oppone all'intera società.

Il secondo periodo intellettuale riconferma generalmente le aspirazioni del primo.

Il Foscolo compie un'analisi della figura dell'uomo di cultura nei 'Sepolcri', ove sono presentati in successione il Parini, poeta civile, che mira a correggere la società; Foscolo stesso, eroe privo di patria, propugnatore di ideali di libertà e indipendenza; Alfieri, intellettuale simile per molti versi al Foscolo, ma dotato di maggiore fermezza nelle sue convinzioni; infine Omero, poeta per eccellenza, il quale è depositario della vera missione dell'intellettuale: immortalare con la propria opera la memoria di un'intera civiltà, lasciando esempi di civiltà ed impegno morale.




Manzoni espone nell'Adelchi il tema di un intellettuale valido ma incapace di trasmettere il proprio messaggio nella società: come il principe longobardo non sa far valere le sue idee, ma è succube della realtà, così lo scrittore vive un dissidio tra il mondo ideale creatosi nella mente e la confusione determinata dalle contraddizioni della società che lo circonda. Tale periodo di sbandamento sarà superato grazie ad un maggior attaccamento alla fede cattolica.

Leopardi vive il secondo periodo soffrendo per l'impossibilità di integrarsi con la società dalla quale sembra essere l'unico escluso, e tali emozioni sono espresse ne 'Il passero solitario', opera giovanile che tuttavia fu rielaborata. Ciò è espresso anche nel 'Canto notturno di un pastore errante dell'Asia', in cui il pastore (ossia l'intellettuale) si scopre inerme di fronte ad una realtà oscura (la società) da cui si sente umiliato ed ignorato.

L'ultimo periodo intellettuale foscoliano si risolve nella creazione di Didimo Chierico, uomo colto ma d'ideali miti, frutto del disincanto e della delusione di una vita intensa ma che non ha visto il realizzarsi degli ideali tanto agognati.

Manzoni propone la figura dell'intellettuale civilmente impegnato, colui che ha il dovere di stimolare il pensiero della società (come espresso dalla figura del cardinale Borromeo ne 'I Promessi Sposi'), e assume un atteggiamento di critica ironica nei riguardi degli intellettuali pedanti e chiusi nella loro cerchia  limitata di sapere (Don Ferrante).

Infine, Leopardi, nell'ultimo periodo di produzione artistica supera l'isolamento creatosi negli anni precedenti, e riafferma il pensiero titanico, coinvolgendo stavolta l'intera umanità a cooperare per convivere in pace. E' questo lo scopo dell'intellettuale: diffondere agli uomini il vero, distruggere i miti e le false credenze, per arginare convinzioni deleterie e fuorvianti, e permettere alla giustizia e alla pietà di elevarsi dall'animo. Ciò si ricava dall'analisi del suo ultimo componimento, 'La Ginestra'.   







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