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BION E LA TEORIA DELLE FUNZIONI - Funzione Alfa e Reverie

psicologia


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BION E LA TEORIA DELLE FUNZIONI

Bion considera il pensare come una funzione della personalità, che nasce dall'interazione di una varietà di fattori.

Termini come funzione e fattori sono di largo uso nelle scienze matematiche mentre prima di Bion non trovavano sp 656j98g azio in quelle psicologiche.

Bion usa questi termini per definire funzioni della personalità, quindi non nell'accezione ristretta in cui essi sono usati nelle scienze matematiche, infatti sia la teoria delle funzioni, che in particolare quella della funzione alfa debbono essere considerate come strumenti dell'elaborazione psicoanalitica che permettano all'analista di lavorare senza la necessità di proporre prematuramente teorie nuove .

Infatti la teoria delle funzioni , associata con l'utilizzazione di modelli può essere applicata a situazioni analitiche di diverso tipo conferendo alla teoria e alla pratica analitica una maggiore flessibilità.

Funzione Alfa e Reverie

Area d'indagine in cui si applica il concetto di funzione alfa, include i processi di pensiero così come si manifestano nei loro prodotti finali.

In pratica la funzione alfa, è una funzione della personalità che agisce sulle impressioni sensoriali e sulle esperienze emotive percepite trasformandole in elementi alfa, questi ultimi sono quindi queste impressioni sensoriali e le esperienze emotive trasformate in immagini visive o in immagini corrispondenti a modelli uditivi, olfattivi, etc che nel dominio della mente sono usati per la formazione di pensieri onirici del pensare inconscio della veglia, di sogni e ricordi.

In contrapposizione con la funzione alfa Bion postula l'esistenza degli elementi beta che sarebbero le impressioni sensoriali e le esperienze emotive non trasformate che quindi non risultano idonei a pensare, sognare, ricordare, o ad esercitare le funzioni intellettuali generalmente ascritte all apparato psichico.

Perché possa  instaurarsi la funzione alfa, è necessario che il bambino stabilisca con la figura materna un buon rapporto, infatti essendo ancora immaturo egli è incapace di discriminare gli stimoli e li proietta nella madre affinché essa possa raccoglierli e comprenderli.

 Quindi nella coppia madre - figlio come in quella paziente ed analista avviene uno scambio definito da Bion come rapporto fra contenitore (  ) e contenuto (  ) in cui  elementi beta vengono proiettati nella madre- contenitore per poi essere reintroiettati  una volta che abbiano perso gli aspetti angoscianti.

Questa capacita materna di fornire amore e comprensione al bambino, collegata alla sua capacità contenitiva consente la strutturazione della funzione alfa nel bambino.

Tale capacità materna viene definita da Bion Reverie.

Nella pratica psicoanalitica, il terapeuta deve svolgere nei confronti del paziente la funzione che la madre svolge nei confronti del bambino, deve quindi essere il contenitore di tutte quelle emozioni o esperienze sensoriali che il paziente non riesce ad elaborare o digerire da solo, questo per poi restituirgliele prive di significati angoscianti solo così il paziente ristruttura la propria funzione alfa.

Questa viene definita funzione alfa o Reverie del terapeuta

In riferimento al gruppo Corrao, parla di una Funzione Gamma che non sarebbe altro che una funzione Alfa non individuale ma gruppale, infatti nell'analisi di gruppo il contenitore degli elementi beta non è solo l'analista ma il gruppo stesso considerato come un elemento unitario.

Concluderei con un affermazione di Bion a riguardo

Nella cura del singolo la nevrosi è spiegata come problema individuale. Nella cura del gruppo deve essere spiegata come problema del gruppo.







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