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Morfologia esterna dell'ape - La geometria delle api, La costruzione dei favi

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Premessa
Gli insetti costituiscono un gruppo zoologico immenso che i naturalisti stimano in più di un milione di specie. Gli insetti hanno un corpo composto da tre parti; la testa formata da sei o sette segmenti, il torace formato da tre segmenti, l'addome formato di undici segmenti. Hanno tre paia di zampe due paia di ali, un sol paio di antenne, il loro sviluppo comporta una metamorfosi.
L' alimentazione è variabile e l'apparato boccale presenta un'adattamento al loro regime alimentare.
Le ghiandole salivari sono ben sviluppate e possono presentare delle specializzazioni. L'escrezione avviene tramite organi speciali noti con il nome di tubi di Malpighiani.
Il sistema nervoso comprende una parte centrale, il cervello e una diramazione nervosa ventrale.
Gli organi sensoriali sono molto sviluppati.
Il sistema circolatorio è formato da un cuore contrattile e un vaso sanguigno, l'aorta. Il sistema respiratorio è costituito da sacchia erei e di trachee che si ramificano all'estremità.
La riproduzione presenta numerose varianti, in generale i sessi sono separati, i maschi hanno un aspetto esteriore diverso dalle femmine.
Il ruolo principale degli insetti è l'impollinazione dei fiori, detta entomofila, a differenza dell'impollinazione anemofila dovuta al vento.
 Classificazione

 Gli insetti più conosciuti si classificano in imenotteri, coleotteri, lepidotteri, ditteri.
L'ape cosiddetta domestica appartiene all'ordine degli imenotteri. I caratteri essenziali degli imenotteri sono la metamorfosi completa, ali membranose, dimorfismo sessuale accentuato, cervello ben sviluppato.
La famiglia degli Apidae, si suddivide nei generi Melipona, Bombus, Trigona e Apis a cui appartiene l'ape domestica. Al genere Apis appartengono quattro specie l'Apis cerana, l'Apis florea, l'Apis dorsata, e l'Apis mellifica.



  • L'Ape cerana - o ape indica - è diffusa in gran parte dell'Asia Cina, Giappone, India, gran parte della Siberia, in Afghanistan a ovest arriva in contatto con l'ape mellifica. Le colonie d'api sono poco popolose e non propolizzano, sono oggetto di allevamento.
  • L'Ape dorsata, ape gigante dell'India, la si trova nel Sud-Est asiatico fino alle Filippine è molto aggressiva e costruisce un solo favo all'aperto, non è un ape propriamente domestica.
  • L'Ape florea ha la stessa distribuzione dell' ape dorsata è un ape di piccola taglia e costruisce un solo favo.
  • L'Ape mellifica - o ape occidentale - pare che si sia sviluppata nella regione dell'Himalaya e derivi dall'ape cerana. L'ape mellifica è la più diffusa del genere Apis, questa specie popola l'Europa,l'Africa, l'Asia Occidentale e dopo l'esplorazione dei nuovi continenti è stata introdotta nelle Americhe, in Australia, in Nuova Zelanda.

La specie apis mellifica conta numerose razze che si distinguono per i caratteri morfologici dovuti alla loro diffusione geografica. Le principali razze sono:

  • l'ape mellifica mellifica, ape nera che popola l'Europa occidentale e settentrionale, ape con sviluppo primaverile tardivo ma con buone capacità di svernare con temperature molto basse. Sottospecie dell'ape mellifica mellifica sono l'apis mellifica sylvarum diffusa in Scandinavia, l'apis mellifica lehzei diffusa in Olanda.
  • l'ape mellifica ligustica -o ape italiana- diffusa in quasi tutto il territorio italiano, dalle zone pedemontane del Nord fino alla Calabria, in Sicilia si trova l'ape mellifica sicula di colore scuro. L'ape ligustica si differenzia dalle altre razze perchè le operaie hanno i primi segmenti dell'addome di colore giallo chiaro, le regine sono gialle dorate, con enorme capacità di ovodeposizione, la coloniaè opero 848d38i sa e docile e poco portata alla sciamatura. Di negativo le colonie hanno la tendenza al saccheggio. Le regine di razza ligustica vengono esportate in tutto il mondo, ceppi puri di api ligustica si trovano ormai solo in un isola di fronte l'Australia.
  • l'ape mellifica carnica l'area di diffusione di questa razza copre le Alpi centro orientali, l'Austria, la Slovenia e la parte meridionale dell'ex-URSS. Il colore è scuro e la taglia è più grande della ligustica e della mellifica. Si sviluppa rapidamente in primavera, ma registra una forte propensione alla sciamatura.

Morfologia esterna dell'ape


Il corpo dell'ape operaia adulta è rivestito da uno strato protettivo, provvisto di setole e peli ed è formato di tre parti, la testa, il torace, l'addome. La testa e il torace sono nettamente distinti dall'addome.

La testa dell'ape operaia è grossolanamente triangolare, agli angoli superiori si trovano gli occhi composti, due, di grosse dimensioni. Sono costituiti da migliaia di piccoli elementi che permettono la formazione dell'immagine dell'ambiente circostante.
Oltre gli occhi composti l'ape possiede tre occhi semplici o ocelli, disposti sulla fronte, la loro funzione sembra sia di vedere gli oggetti molto vicini, funzionano più come celle foto-elettriche che come occhi.
L'angolo visuale delle api è vicino a 360°, vedono male i dettagli degli oggetti, ma distinguono bene le forme. L'ape riesce a percepire alcuni colori a differenza dell'occhio umano che percepisce i colori dal rosso al violetto. Il campo di visione è contratto verso il rosso e dilatato verso l'ultravioletto (invisibile all'occhio umano) per le api è un vero e proprio colore.

Le antenne. Le antenne sono di forma cilindrica, ripiegate a L, con la base inserita entro due fossette membranose. Sono composte da migliaia di sensilli i quali sono di tipo tattili, olfattoriali, termorecettoriali, igrorecettoriali.
Le api ripuliscono le antenne dal pulviscolo atmosferico, affinchè la percezione sensitiva sia ottimale.

L'apparato boccale, si trova all'angolo inferiore della testa ed è costituito dal labbro superiore, due mandibole, due mascelle, labbro inferiore.
Il labbro superiore provvisto di sensilli gustativi è molto ridotto.
Le due mandibole disposte ai lati della bocca modellano la cera che fuoriesce dalle ghiandole mandibolari e con essa costruiscono i favi.
Le due mascelle, mobilissime, costituite da articoli distinti servono per afferare insetti avversari, per difesa, per masticare e aprire gli opercoli alle api nasciture.
Il labbro inferiore è originato dalla fusione di un secondo paio di mascelle, formato di vari articoli tra essi la ligula. La ligula è una specie di proboscide, l'ape la inserisce nel calice florale per la raccolta del nettare che viene aspirato.
Nella regina e nei fuchi l'apparato boccale è meno sviluppato e i fuchi non hanno le ghiandole mandibolari.

Il torace è ricoperto di peli che ne mascherano la segmentazione. È formato da tre segmenti, prototorace, mesotorace, metatorace, nei segmenti si evidenziano una lamina dorsale, una ventrale e due laterali.
Il prototorace reca ai lati l'attacco del primo paio di zampe ed il primo paio di ali. Nel mesotorace sono attaccate il secondo paio di zampe. Il metatorace è il terzo segmento, che porta lateralmente il terzo paio di zampe.

Le zampe servono sia per la deambulazione che per la raccolta del polline e per la pulizia del corpo da eventuali particelle estranee. Le zampe sono costituite da una serie di segmenti articolati e ricoperti di peli.
Le zampe presentano caratteristiche particolari: le anteriori sono più corte e possiedono una stregghia (spazzola) in cui l'ape inserisce le antenne per pulirle dal polline, così le stesse hanno i sensilli sempre ben funzionanti.
Le zampe medie, sono più robuste e nella tibia si trova uno sperone che serve all'ape a staccare il polline dalle cestelle. Le zampe posteriori presentano all'esterno della tibia una concavità detta cestella, luogo di accumulo del polline bottinato sui fiori, delle spazzole, setole rigide con cui l'ape si pulisce il corpo imbrattato di polline.

Le ali sono membranose e costituite da due sottili lamine, sovrapposte e ravvicinate e di forma 'subtriangolare'. Allo stato di riposo le ali sono poste orizzontalmente sopra l'addome. Le posteriori sono più piccole delle anteriori, la particolare attaccatura delle ali permette durante il volo di vincere la resistenza dell'aria e aumentare la velocità.

L'addome è costituito morfologicamente da 10 segmenti. L'addome è peduncolato e presenta il primo segmento, chiamato propodeo, incorporato al metatorace. Gli altri segmenti sono nella parte dorsale e i quella ventrale. Gli urosterniti presentano internamente delle formazioni ovoidali corrispondenti alle ghiandole ceripare.
La cera viene prodotta solo dalle operaie tra il decimo e diciottesimo giorno di vita. L'ultimo anello dell'addome, a eccezione del fuco, è provvisto di pungiglione.

Il pungiglione è uno stiletto dentellato con i denti rivolti all'indietro, è collegato all'apparato velenifero il veleno è un liquido che ha proprietà antisettiche. Quando l'ape punge la punta del pungilione si conficca nei tessuti della vittima e il pungiglione rimane attaccato e nello sforzo di ritirarlo l'addome si strappa, in breve tempo l'ape muore. Al veleno d'ape è riconosciuta una funzione terapeutica nei casi di forme reumatiche.
I fuchi sono di dimensioni più cospicue dell'ape e sono più tozzi, le loro ali superano l'addome e hanno occhi composti più grandi e contigui. La ligula è molto corta, e quindi non possono raccogliere il nettare. Non hanno il pungiglione.
La regina ha la lunghezza del corpo maggiore dell'operaia e del fuco e anche la larghezza del torace è maggiore, la lunghezza della ligula è più corta dell'operaia, e il pungiglione è liscio.



La geometria delle api


Le api in natura costruiscono i favi dove depositano, in celle, il raccolto e allevano la covata. La costruzione avviene con cera prodotta dalle api che viene secreta da otto piccole ghiandole situate sotto l'addome. Viene secreta in forma di fluido che solidifica rapidamente, forse per reazione chimica. Un favo è composto di due facce con celle a sezione esagonale.

Non costruiscono le celle a sezione circolare, come fanno i bombi, perché sprecherebbero cera, invece risparmiano cera in modo che ogni parete serva ogni volta per dividere due celle.

Ci sarebbero altre possibilità per costruire le celle affinché una parete divida due celle, sezione triangolare e quadrata. Tra queste possibilità, (triangoli, quadrati, esagoni) qual è quella più economica?

La quantità di cera occorrente è minima quando il perimetro di un poligono, di superficie assegnata,è il più piccolo possibile.

Calcolo il perimetro di un triangolo, di un quadrato e di un esagono con superficie assegnata.Sia la superficie uguale a 1 (S=1) e rispettivamente L3, P3, L4, P4, L6, P6, lati e perimetri del triangolo del quadrato e dell'esagono.

Per il quadrato L4=1; P4=4; S=1.
Per il triangolo P3=3*L3; S=(L3*L3*RADICE QUADRATA DI 3)/4.
Per l'esagono P6=6*L6; S=(6*L6*L6*RADICE QUADRATA DI 3)/4.

I valori numerici, a partire dalla superficie uguale a 1 (S=1), sono P4=4 e con tre cifre decimali P3=4.559 e P6=3.722.

Il perimetro più piccolo è P6, dunque si consuma meno cera costruendo le celle a sezione esagonale.
Le api conoscono la soluzione del problema? Da dove viene la capacità a costruire celle esagonali?
Ma dove l'istinto delle api fa qualche cosa di meraviglioso è nella costruzione del fondo delle celle, perché corrispondente a un minimo di superficie e quindi di cera. Infatti il fondo delle celle non è piatto ma è cuspidato.
La sezione delle celle è esagonale, ma la cella stessa è a forma di prisma cavo con fondo cuspidato. Il fondo di ciascuna non è un piano perpendicolare ai lati delle celle, il fondo è costituito da tre losanghe uguali formanti una superficie concava.

 

La costruzione dei favi


Il favo naturale è una costruzione delle api all'interno dell'arnia in cui viene deposto il miele ed il polline per il sostentamento delle larve che nasceranno dalle uova. E' sempre costruito in pura cera, secrezione ghiandolare delle api operaie, dello spessore di circa 25 mm e l'interspazio è di 35-38 mm, rimane così per le api un passaggio di circa 10 mm tra un favo e l'altro.
La cera impiegata , nella costruzione dei favi, è quella appena secreta dalle api, dal colore bianco acqua. A volte viene impiegata cera più scura , ottenuta rosicchiando favi più vecchi.
La cera sotto forma di esili scaglie, del peso medio di 0.6 mg con punte fino a 1.2 mg, fuoriesce dalla regione ventrale dell'ape operaia tra il quarto e il settimo sternite.Le scaglie vengono raccolte dalle operaie con le spazzole delle zampe del terzo paio e successivamente afferrate
dalle zampe del primo paio, vengono inumidite con la saliva e lavorate.
La composizione chimica della cera è una miscela di oltre trecento sostanze;gli idrocarburi, gli esteri e gli acidi sono prevalenti. Per produrre la cera l'ape consuma enormi quantità di zuccheri, fruttosio, glucosio e saccarosio;costituiti da elementi chimici (C,H2,02) che combinati insieme si ritrovano nella cera.           

La costruzione del favo naturale ha inizio di solito dall'alto e si origina in due-tre punti diversi mentre gli angoli inferiori pendono liberamente e si restringono a forma di U.
Nella costruzione, le api, formano catene a gruppi compatti , all'interno la temperatura si mantiene sui 35° necessaria per modellare la cera.

La costruzione comincia a partire da una base a forma di cuspide con tre losanghe inclinate, su cui le api premendo contemporaneamente ai lati innalzano le pareti cellulari a forma esagonale,con un inclinazione sufficiente a impedire il deflusso del miele liquido immagazzinato                                                                                                                                         nelle celle.

I favi sono costituiti da due tipi di celle, di grandezza diversa, celle per le api operaie e celle per i fuchi. Le celle costruite, per decimetro quadro,sono variabili a seconda della razza di api.Le razze italiana, carnica e caucasica costruiscono approssimativamente 850 celle per decimetro quadro.

Nella costruzione, regolare delle celle, le api percepiscono il campo gravitazionale ed il campo magnetico terrestre.In natura le api costruiscono i favi in serie parallele secondo una direzione costante, questo modo di costruire sembra per l'influenza del campo magnetico terrestre.


 

IMPIEGO DEI PRODOTTI DELLE API


 
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare , l'uomo ha utilizzato fin dai tempi più antichi sostanze antisettiche estremamente efficaci. Pensiamo per un momento alle gravi ferite ed alle amputazioni che venivano spesso riportate durante episodi bellici .
Entrambi descrivono medicazioni di ferite ed ustioni molto gravi utilizzando una amalgama di miele e latte coagulato applicata sulle lesioni con una benda di cotone. Una mistura simile fu impiegata da diverse popolazioni dell'antichità :

- dai Romani 

-dalle tribù africane         

-dagli Indiani d'America   

-dalle popolazioni rurali del Sud degli Stati Uniti Pure il Corano riconosce le qualità terapeutiche del

-dalla moderna ed antica farmacia cinese (Durante la II guerra mondiale , per esempio, la popolazione di Shangai utilizzò una mistura di miele e lardo per trattare ulcere e piccole ferite con eccellenti risultati)

-dagli Aztechi del Messico che guarirono molte ferite con del miele salato. Essi prepararono pure uno sciroppo fatto con il concentrato di linfa di una particolare agave (maguey) che ha una altissima percentuale di zuccheri. Questo estratto ha dimostrato di avere una potente attività antimicrobica.

-dall' Inghilterra che per generazioni si è raccomandato di usare il miele per trattare le ustioni e ulcere infezioni dell'orecchio , del naso, della gola ,della pelle , degli occhi e delle vie urinarie

-dai medici tedeschi, i quali scoprirono che il miele mescolato con un anestetico locale ,la procaina, era estremamente efficace nel trattamento dell' Herpes Zoster.
 
Chirurghi russi e tedeschi scoprirono inoltre che gli organi da trapiantare , quali vasi sanguigni, ossa e cornee , potevano essere conservati nel miele . Essi definirono questa metodica "MELITTIZZAZIONE" , dal latino "mel" che significa per l'appunto miele.
Dalla fine degli anni '70 l'uso del miele per le medicazioni era piuttosto comune a tal punto che nella farmacopea degli ospedali britannici era incluso il "miele con olio di ricino".



Efficacia antisettica di un preparato a base di miele (1/3) e burro (2/3) , secondo una antica ricetta egizia. Gli stafilococchi sono rapidamente uccisi


Straordinariamente interessante era la rapidità di guarigione dei pazienti curati con il miele e lo zucchero. Anche ferite che si erano infettate, dopo alcuni giorni di terapia con questa metodica alternativa , divenivano sterili;questo perché l'alta concentrazione di zucchero crea una elevata pressione osmotica che non consente la sopravvivenza dei germi. Per capire che cos'è la pressione osmotica basti pensare che gli zuccheri ed il sale assorbono acqua. Tutte le cellule utilizzano la pressione osmotica per regolare il loro contenuto d'acqua. Se però si verifica che al loro esterno vi è una elevata concentrazione di sale o di zuccheri, l'acqua verrà assorbita dal loro interno disidratandole e provocando in tal modo la morte cellulare.
Tutto ciò può essere sfruttato in medicina poiché i microbi , che pure sono cellule , avvolti da una amalgama di miele e zucchero si disidratano e muoiono.
Ci si potrebbe aspettare che anche le cellule del nostro corpo che vengono in contatto con alte concentrazioni di zuccheri o di sale , si disidratino e muoiano, ma ciò non avviene perché le cellule dei nostri tessuti sono in stretto contatto l'una con l'altra ed a loro volta con i vasi sanguigni e linfatici. Queste cellule , che fanno parte di un più vasto e complesso sistema , compensano le alterazioni della pressione osmotica assorbendo in continuazione acqua da altre zone del corpo.

Per molti di noi è difficile credere che con un metodo così semplice si possano guarire gravi lesioni incurabili con le tecniche della medicina ufficiale . Ma quest'ultima è soltanto una forma limitata di conoscenza che si deve confrontare senza pregiudizi con la cosiddetta "medicina popolare" , frutto della secolare lotta dell' uomo contro la malattia e della attenta osservazione dei fenomeni naturali.

Apiterapia: una medicina alternativa.



Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad uno slittamento progressivo e sempre più massiccio della medicina verso forme di terapia definite "alternative".

Questo antico, ma tutt'oggi ampiamente praticato, metodo di curare, unito ai successi della chimica prima e della biologia poi, ha dato risultati conoscitivi e terapeutici di evidente importanza nella medicina, ma ora si sta ponendo un freno davanti alle sfide come il cancro o l'AIDS.

L'apiterapia è una pratica terapeutica plurisecolare, il suo impiego è testimoniato dalle fonti storiche da almeno due millenni presso le forme di civiltà più diverse e lontane, nel tempo e nello spazio.
Oggi in alcuni Paesi, quali l'Unione Sovietica, l'apiterapia è compresa fra le terapie riconosciute dallo Stato..
L'apiterapia può essere definita come trattamento terapeutico di alcune malattie con i prodotti raccolti, elaborati e secreti dalle api: miele, polline, propoli, pappa reale e veleno.
Questi ultimi, infatti, oltre al principio attivo contengono anche tracce di sostanze considerate a lungo prive di importanza, ma che hanno dimostrato recentemente di svolgere un'importante azione sull'effetto prodotto dall'ingrediente attivo principale. Tali sostanze consentono all'organismo di limitare la propria reazione, eliminando il rischio di effetti collaterali indesiderati. Inoltre, le sostanze allo stato naturale mostrano spesso la straordinaria proprietà di inibire la moltiplicazione batterica, evitando quindi le mutazioni e le formazioni di ceppi resistenti all'azione del principio attivo, problema ben noto, ed compreso in qualsiasi terapia antibiotica.
Ad un'analisi ravvicinata, l'apiterapia si presenta come un mondo terapeutico complesso: copre il campo della nutrizione e delle scienze alimentari, attraverso l'impiego di miele, polline e pappa reale, ma anche l'ambito farmacologico vero e proprio (desensibilizzazione, terapie antiinfiammatorie e contro malattie autoimmuni), fino ad arrivare, attraverso particolari modalità d'utilizzo degli stessi prodotti (propoli, veleno, miele).

 Livello nutrizionale

POLLINE

E' un alimento cosiddetto completo perchè è una miscela perfettamente bilanciata di aminoacidi, vitamine, sali minerali, enzimi ed acidi grassi.
Esso è pertanto fondamentale nelle diete, soprattutto nell'alimentazione vegetariana, essendo il suo apporto proteico sovrapponibile a quello della carne, privata però di tutti i grassi. E', pure ricco di vitamine e di flavonoidi. (6,7,8,9).
La sola vitamina mancante è la D, per cui possiamo ritenere una alimentazione che comprenda il polline edi prodotti del latte come una dieta perfettamente equilibrata e naturale, soprattutto in un'epoca in cui vengono eccessivamente pubblicizzati i cosiddetti integratori alimentari sviluppati dall'industria chimica.
L'unico inconveniente legato all'assunzione del polline è rappresentato dalla possibilità che il suo sapore non incontri il favore del consumatore, fattore quest'ultimo fondamentale per la riuscita di un regime dietetico.
Un'ultima non trascurabile caratteristica di questa sostanza è il suo impiego come aiuto nelle terapie di desensibilizzazione ai pollini stessi, attraverso l'assunzione giornaliera per via sublinguale di piccole quantità di prodotto (2-3 granuli).

PAPPA REALE

E' nutrizionalmente importante almeno quanto il polline per l'elevata quantità di vitamine della crescita, gruppo B, in particolare di acido pantotenico (B5), la cui concentrazione in questo alimento ne supera qualsiasi altra.
E' attiva a dosi ponderali (2-3 cucchiaini da caffè al giorno) nelle lesioni della pelle, contro la caduta dei capelli, per incrementare la crescita del neonato prematuro, nell'affaticamento fisico ed intellettuale, nei disturbi intestinali e digestivi, e può essere d'aiuto nell'insonnia e nell'agitazione di origine nervosa.
 

MIELE

E' il dolcificante per eccellenza. Rispetto allo zucchero presenta il vantaggio di essere, a parità di peso, decisamente meno calorico e più efficace, per cui può essere utilizzato in minori quantità.
Dal punto di vista organolettico si presenta in una ricca varietà di gusti. Ricco di fruttosio e sali minerali, soprattutto nelle qualità "scure", è tradizionalmente ritenuto un buon ricostituente. Se questa credenza tradizionale può essere scientificamente avallata, da sfatare sono le opinioni diffuse circa le proprietà "curative" specifiche dei singoli tipi di miele, in cui il principio attivo (responsabile di presunte azioni sedative, diuretiche, antipiretiche, antivirali, ecc.) è contenuto in quantità pressocchè inosservabili, troppo basse, insomma, per essere efficaci.

Livello farmacologico

Desensibilizzazione

VELENO

Nel caso di allergia al veleno degli imenotteri si utilizza il veleno specifico della specie, che ha causato la reazione, ad alte diluizioni progressive fino ad arrivare alla puntura dell'insetto vera e propria.

MIELE

In associazione al polline il miele è utile nel trattamento desensibilizzante delle pollinosi.


Terapia antinfiammatoria

VELENO

 
L'efficacia del veleno d'ape nella cura della sclerosi multipla  è attualmente al esame di più di un importante organismo scientifico internazionale. Il trattamento di tutte le patologie indicate fino ad ora è pressoché standard e prevede l'applicazione di una media di 4-5 punture d'ape per seduta, 2-3 volte a settimana per circa 1 0 sedute (nella sclerosi multipla il trattamento dura anni). I risultati spesso si hanno a distanza di una quindicina di giorni dal termine della terapia, una volta risoltasi l'irritazione locale provocata dal veleno.

MIELE

In caso di ustioni l'applicazione di garze sterili imbevute di miele è di grande aiuto nella rigenerazione del tessuto cutaneo evitando la formazione di infezioni.

PROPOLI

E' un rimedio eccellente nelle infezioni infiammatorie dell'apparato respiratorio, utilizzata come componente nell'aerosolterapia.
Trova altrettanto utilmente impiego nel trattamento di affezioni ginecologiche.
Ben noto è l'uso del prodotto come componente di unguenti e creme.

 

 Installazione di un apiario


Regole da rispettare

Per gli apiari eccedenti 50 alveari bisogna rispettare le norme di legge stabilite dall'art.14 del r.d.l. 23/10/1925 n.2079 che autorizza i prefetti a regolamentare le distanze tra apiari della stessa provincia.

  1. Per più di cinquanta alveari le distanze, in linea d'aria, devono essere di 3 km.
  2. Nel calcolo numerico due nuclei devono essere calcolati come un alveare.
  3. In caso di controversia il primo che ha impiantato l'apiario ha diritto prevalente in confronto di un altro apicoltore.
  4. Sempre in caso di controversia ha diritto prevalente il proprietario del fondo dove è ubicato l'apiario.

Queste norme valgono per l'apicoltura stanziale, per l'apicoltura nomade viene stabilita una distanza minima di 2 km, rispetto a una postazione fissa con più di 50 alveari.
 Per le distanze dalle strade, autostrade, ferrovie, proprietà altrui, vigono i regolamenti regionali che prescrivono distanze minime di 15-20 metri.
 Tutti gli anni bisogna denunciare il possesso di alveari al comune e ai servizi veterinari.
Evitare di posizionare gli alveari vicino ai vigneti, per non avere liti con i viticoltori. L'ape non ha un apparato boccale capace di rompere l'acino d'uva, ma raccoglie il succo d'uva che fuoriesce in seguito alla perforazione dovuta ad altri insetti.

Scelta del luogo

Per l'ubicazione di un apiario considerare più fattori per fare una attività redditizia.
La scelta prioritaria va per i posti ricchi di flora nettarifera scalare e fonti di polline nelle vicinanze. Il raggio di bottinamento delle api è inferiore al chilometro, ma possono arrivare anche a distanze di 3-4 chilometri in caso di scarsità di fonti.


L'ambiente circostante, per apiari stanziali, non deve essere ad agricoltura intensiva, monocolture frutticole e cerealicole.
Prestare attenzione al microclima della zona, evitare zone umide perché favoriscono lo sviluppo di funghi nelle famiglie.
Scegliere una postazione lontana da rumori, vibrazioni, da elettrodotti e da campi elettromagnetici, perché diminuiscono la vivibilità delle famiglie.
La sistemazione ideale deve essere non esposta ai venti perché i venti caldi o freddi ostacolano il volo delle api e riducono la disponibilità di nettare.
Accertarsi della disponibilità di acqua corrente nelle vicinanze, altrimenti predisporre degli abbeveratoi con ricambio frequente
dell'acqua. L'acqua serve in primavera per l'allevamento della covata, e in estate per la regolazione termica dell'alveare. In primavera le api abbandonano la raccolta d'acqua quando le fioriture sono massime, ad esempio durante la fioritura dell'acacia.
Nelle valli posizionare gli alveari in basso, in modo che il volo in discesa viene fatto a pieno carico.
L'ombra è indispensabile  in estate per facilitare la regolazione termica dell'alveare e soprattutto l'apicoltore lavora meglio quindi
gli alberi nelle immediate vicinanze sono doppiamente utili anche perché durante la sciamatura vi si posano gli sciami.
Le arnie devono essere sollevate dal terreno per evitare l'umidità ma sopratutto per evitare le formiche che sono dannose perché si cibano del legno delle arnie. Le arnie vanno anche sistemate con leggera pendenza in avanti per agevolare l'uscita dell'acqua di condensa che si deposita nel fondo. Evitare la sistemazione in file, se possibile fare gruppi di 5-10 alveari, oppure distanziare le file di 5-6 metri, gli alveari estremi diventerebbero più forti per il fenomeno della deriva a discapito di quelli centrali. Per orientare le api si possono colorare le arnie con colori ben distinti, giallo, bianco, blu, verde bluastro.

Attrezzi per l' apiario


Quando si visitano gli alveari è necessario essere vestiti in modo adeguato, avere con sé l'affumicatore a portata di mani, una leva, una spazzola.

La maschera da apicoltore è l'accessorio più essenziale, deve svolgere una funzione protettiva per il volto. Le api quando vengono disturbate reagiscono usando il pungiglione, il veleno è comunque sempre fastidioso anche per gli apicoltori.
I requisiti essenziali di una maschera devono essere la leggerezza, la praticità e buona visibilità. In commercio ne esistono di vari tipi, ma tutte hanno una reticella nella parte frontale. Vi sono maschere quadrate, rotonde con il cappello o senza, ma anche maschere a camiciotto e a tuta. Il colore della maschera è in genere chiaro, bianco o giallo perché riflette i raggi solari.

I guanti sono una protezione per chi non è abituato alle punture delle api, ne esistono di vario tipo corti o lunghi fino al gomito. La caratteristica principale deve essere la sensibilità e praticità nell'estrarre i telaini durante le visite, vi è chi usa i guanti di gomma ma per lo più si usano guanti di pelle.

L'affumicatore già dall'antichità si usava per affumicare i nidi e procurarsi il miele, da una pittura rupestre in Rhodesia si ha un esempio di raccolta risalente a migliaia di anni fa. L'affumicatore è costituito da una caldaietta cilindrica della capacità di uno o due litri nella quale viene introdotto il combustibile, da un beccuccio e da un mantice in legno e pelle. Il mantice serve per insufflare aria alla base del cilindro tramite un foro.
I combustibili che si usano per produrre il fumo sono quelli che ne favoriscono la persistenza. Il fumo prodotto deve essere denso e freddo azionando il mantice si dirige il getto sui telaini per calmare l'aggressività delle api che si precipitano verso il basso e si ingozzano di miele. L'uso del fumo deve essere moderato, l'obiettivo è calmare le api e non farle reagire in modo violento. I migliori affumicatori sono quelli con protezione esterna metallica, di diversa conducibilità termica, per evitare accidentali scottature.

La leva è necessaria per sollevare i coprifavi e ispezionare le famiglie. I coprifavi, parte mobile dell'arnia, sono fissati al corpo dell'arnia dalle api con la propoli e la cera. La leva deve avere un estremità piatta e affilata per incunearsi tra coprifavo e nido o melario, l'altra estremità è incurvata ad angolo retto per estrarre i telaini. Altra leva usata è quella cosidetta a raschietto, utile per staccare la propoli e la cera tra i telaini e raschiare la cera sotto il coprifavo.
La spazzola è costituita da un pezzo di legno, a un'estremità sono inserite delle setole lunghe circa 5 cm. In genere è usata dagli hobbisti quando prelevano i favi dai melari, comunque è sempre utile averla con sé.

La cassetta porta-attrezzi è un contenitore con tutto l'occorrente che può essere utile per ogni evenienza, materiale per piccole riparazioni, puntine, pennarelli,scotch, pinze ecc. In alternativa alla cassetta porta-attrezzi è consigliabile un portasciami con alcuni telaini.

Bibliografia


-programma di ecologia applicata del 4°anno

-internet

-riviste di apicoltura

-libro: La natura chiama ancora

-altre informazioni da un apicoltore castellano

A cura di Bonin Alessandro.



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