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Il "grande crollo" del '29

storia


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Il "grande crollo" del '29


I titoli di Wall Street raggiunsero i livelli più elevati all'inizio del settembre 1929, ma dopo alcune settimane di incertezza, arrivò il cosiddetto "giovedì nero" (ottobre). La corsa alle vendite determinò una precipitosa caduta del valore dei titoli.

Effetti: Il crollo del mercato azionario colpì in primo luogo i ceti ricchi e benestanti; ma finì con l'avere conseguenze disastrose sull'intero sistema eco 444b13e nomico mondiale.

Gli effetti della crisi furono aggravati dal fatto che gli Usa cercarono di difendere la loro produzione inasprendo il protezionismo e contemporaneamente ridussero, fino a sospenderla, l'erogazione dei crediti all'estero. Il protezionismo americano indusse gli altri paesi ad adottare misure analoghe.

Altri effetti furono:

Il valore del commercio mondiale si ridusse di oltre il 60%.

I prezzi caddero bruscamente sia nel settore industriale sia in quello agricolo.



I disoccupati raggiunsero il numero di 14 milioni in Usa e 15 milioni in Europa.

Un consistente impoverimento colpì la massa dei lavoratori urbani e rurali, generando uno stato di generale incertezza, una crisi di sfiducia.




La crisi in Europa


Crisi finanziaria: Al declino delle attività produttive e commerciali si sovrappose una crisi finanziaria, che ebbe le sue prime manifestazioni in Austria e Germania, dove si giunse al collasso del sistema bancario.

Alla crisi bancaria seguì una crisi monetaria, che culminò nella sospensione della convertibilità della sterlina (dovuto all'esaurirsi delle riserve auree della Banca d'Inghilterra), e nella sua svalutazione.

Scuola liberale: quando la crisi ebbe inizio, tutti i governi dei paesi industrializzati ritennero di potersi affidare ai principi della scuola economica liberista, primo fra tutti il pareggio del bilancio. Per ottenere questi risultati, la spesa pubblica venne drasticamente tagliata, e furono imposte nuove tasse. Questi provvedimenti compressero ulteriormente la domanda interna, aggravando la recessione e la disoccupazione.

Nella maggior parte dei paesi la ripresa fu molto lenta, e fu solo con il riarmo e la guerra che l'Europa e il mondo uscirono dalla grande depressione.

Germania: le conseguenze della crisi si fecero sentire di più, a causa della stretta integrazione che il sistema dei prestiti internazionali aveva creato tra l'economia statunitense e quella tedesca. Nel 1930 la guida del governo passò al leader del Centro cattolico Bruning, che attuò una severissima politica di sacrifici. La conferenza internazionale del '32, ridusse sensibilmente l'entità delle riparazioni e le sospese per 3 anni. Intanto, però, la politica di Bruning aveva prodotto ben più tragici frutti: 6milioni di disoccupati.

Francia: anche qui la politica di austerità fu applicata con estremo rigore. La crisi economica coincise con un periodo di grande instabilità della situazione politica francese: fra ottobre '29 e giugno '36, si succedettero ben 17 governi di centro-destra, centro-sinistra.

Gran Bretagna: il ministero guidato dal laburista Mac Donald, cercò di fronteggiare la crisi con un programma che prevedeva un drastico taglio del sussidio ai disoccupati. Questo programma incontrò la ferma opposizione delle Trade Unions. A questo punto, Mac Donald ruppe col suo partito e si accordò con liberali e conservatori per la formazione di un governo nazionale. Fu sotto questo Governo che la Gran Bretagna svalutò la sterlina e abbandonò la sua tradizione liberoscambista, adottando un sistema di tariffe doganali che privilegiava gli scambi commerciali nell'ambito del Commonwealth. L'Inghilterra usciva dalla crisi con notevole anticipo rispetto agli altri paesi.

Roosevelt e il "New Deal"

Nel 1932, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti, videro Herbert Hoover sconfitto e Franklin Delano Roosevelt vincitore.

Roosevelt non aveva un programma organico da contrapporre ai repubblicani, ma fin seppe instaurare con le masse un rapporto basato su notevoli doti comunicative.

New Deal (nuovo patto/corso): è un nuovo stile di governo che si sarebbe caratterizzato per un più energetico intervento dello Stato nei processi economici. Fu avviato immediatamente, nei primi 100 giorni:

Fu ristrutturato il sistema creditizio.

Fu svalutato il dollaro per rendere più competitive le esportazioni.

Furono aumentati i sussidi di disoccupazione.

Furono concessi prestiti per consentire ai cittadini indebitati di estinguere le ipoteche sulle case.

Furono introdotti originali strumenti d'intervento come:



AAA (Agricultural Adjustment Act):si proponeva di limitare la produzione del settore agricolo, assicurando premi in denaro a coloro che avessero ridotto coltivazioni e allevamenti. Questo arrestò la caduta dei prezzi, ma causò l'espulsione dalle campagne di vaste masse di contadini senza lavoro.

Nira (National Industrial Recovery Act): imponeva alle imprese dei codici di comportamento volti ad evitare le conseguenze di una concorrenza troppo accanita. Suscitò le perplessità dei piccoli-medi operatori.

Tva (Tennessee Valley Authority): aveva il compito di sfruttare le risorse idroelettriche del bacino del Tennessee, producendo energia a buon mercato a vantaggio degli agricoltori.

Per combattere la disoccupazione, il governo potenziò l'iniziativa statale, varando vasti programmi di lavori pubblici e allargando il flusso della spesa pubblica.

Parallelamente, s'intensificò l'impegno del governo nel campo delle riforme sociali. Furono varate una riforma fiscale, una legge sulla sicurezza sociale e una nuova disciplina dei rapporti di lavoro. Con questa politica progressiva Roosevelt si guadagnò l'appoggio del movimento sindacale.

Opposizione: la novità del New Deal e i suoi risultati non sempre brillanti diedero spazio al formarsi di un'ampia coalizione antirooseveltiana. Persino la Corte suprema, cercò di bloccare le riforme di Roosevelt dichiarando incostituzionale la Nira e l'Aaa.

Limiti: l'azione di Roosevelt, se da una lato smentì i principi liberisti dimostrando che l'intervento statale era indispensabile, dall'altro non riuscì a conseguire completamente il fine ultimo che si era proposto, ovvero ridare slancio all'iniziativa economica dei privati.


Nuovo ruolo dello Stato

In Europa e negli Stati Uniti, l'intervento pubblico in economia era già attuato per favorire i processi di industrializzazione, per temperare i conflitti di classe e per organizzare la produzione in tempi di guerra. La crisi del '29 fece però sorgere un complesso di nuovi problemi. Ovunque fu lo Stato ad assumersi nuovi e importanti oneri.

Negli Stati Uniti: si agì attraverso il potenziamento della domanda interna mediante l'espansione della spesa pubblica.

In Italia: si giunse all'assunzione diretta da parte dello Stato di imprese industriali in difficoltà.

In Gran Bretagna e nei paesi scandinavi: si puntò sull'elaborazione di programmi di sviluppo che si proponevano di orientare l'attività economica verso obiettivi fissati dal potere politico.

Capitalismo diretto: gli schemi di sviluppo del capitalismo liberale (fondati sull'iniziativa di soggetti individuali), furono modificati e sostituiti da nuove forme di capitalismo diretto, che comportavano alcune limitazioni alle scelte dei privati. Ma queste limitazioni, che ebbero per contropartita l'aiuto statale per fronteggiare le difficoltà della crisi, non intaccarono il principio de profitto.

Keynes: la crisi del '29 e la susseguente depressione gli fornirono gli elementi per contestare alcuni concetti della teoria economica classica, in particolare quelli secondo cui il mercato tenderebbe spontaneamente a produrre l'equilibrio fra domanda e offerta e a raggiungere la piena occupazione.

Keynes criticò tutte le politiche deflazionistiche, che aggravavano le difficoltà della domanda.

E attribuì allo Stato il compito di accrescere il volume della domanda effettiva, manovrando la spesa pubblica. Condizione preliminare di questa manovra era l'abbandono del mito del bilancio in pareggio: la spesa pubblica poteva essere finanziata anche col ricorso ai deficit di bilancio.

Gli effetti inflazionistici di queste procedure sarebbero stati compensati dai benefici che le spese statali avrebbero arrecato al reddito e alla produzione.

Le linee di intervento proposte da Keynes rispecchiavano quelle di Roosevelt stava attuando negli Stati Uniti del New Deal.


Nuovi consumi

Urbanizzazione: La popolazione delle città non smise di accrescersi a scapito di quella delle campagne. Il processo di urbanizzazione si accelerò ulteriormente a causa della grave crisi in cui versava il settore agricolo.



Settore Edilizio: La crescita della città significava sviluppo del settore edilizio. Le case di nuova costruzione erano di solito fornite di acqua corrente e di elettricità; inoltre, dato che si trovavano per lo più in zone periferiche, resero necessario uno sviluppo dei trasporti pubblici e della stessa motorizzazione privata.

Consumi di massa: Si deve inoltre tener presente che la grande crisi, se per un verso aveva accentuato le distante fra ricchi e poveri, dall'altro aveva determinato un miglioramento nelle retribuzioni reali e nei consumi di quei lavoratori che avevano mantenuto la loro occupazione e a cui il calo dei prezzi aveva consentito di ridurre la quota di reddito destinata ai consumi alimentari. Tutto ciò aiuta a spiegare come mai, la società europea conobbe per la prima volta la diffusione di un consumo di massa.

Motorizzazione/elettrodomestici: cominciarono a comparire le prime vetture popolari. Gli elettrodomestici più costosi, come frigorifero e scaldabagno, continuarono ad essere considerati beni di lusso, ma il loro uso si andò ugualmente estendendo. Più ampia diffusione ebbero altri apparecchi domestici, come il ferro da stiro, la cucina a gas e la radio.


Comunicazione di massa

Radio: la tecnica radiofonica aveva fatto continui progressi, il grande salto si ebbe dopo la fine della guerra, quando la radio si trasformò da mezzo di comunicazione a mezzo di informazione e svago. I primi programmi regolari si ebbero negli Stati Uniti e furono organizzati da compagnie private che si finanziavano con gli introiti pubblicitari. In Europa, le trasmissioni si svilupparono successivamente e imponevano agli utenti un canone di abbonamento.

A causa della radio, lo sviluppo della stampa subì un netto rallentamento, così cominciò a puntare sull'immagine: di qui lo sviluppo delle riviste illustrate.

Cinema: con l'invenzione del sonoro, il cinema, divenne uno spettacolo completo, come lo erano l'opera lirica e il teatro. Con la differenza che la proiezione di un film aveva costi più bassi rispetto ad una rappresentazione teatrale. Il cinema non era solo un mezzo di svago, ma anche un veicolo attraverso cui imporre immagini e personaggi. Attraverso il cinema si potevano anche divulgare messaggi ideologici e visioni del mondo. Una forma di propaganda più diretta era quella affidata ai cinegiornali d'attualità che venivano proiettati nelle sale cinematografiche in apertura dello spettacolo.

Politica: furono soprattutto i regimi autoritari a sfruttare appieno le possibilità dei nuovi mezzi di comunicazione, ma anche nelle democrazie la radio, il cinema e la stampa illustrata contribuirono a spettacolarizzare la competizione politica e a concentrare l'attenzione sulle figure leader.


La scienza e la guerra

Bomba atomica: Negli anni '20 e '30 vennero fatte alcune scoperte scientifiche destinate a segnare la storia del '900: un gruppo di fisici (Fermi, Dirac, Chadwick, Joliot, De Broglie.) portò avanti gli studi e gli esperimenti sul nucleo dell'atomo. Si scoprì che dalla scissione, di un nucleo atomico di materiale radioattivo era possibile liberare enormi quantità di energia. Da questa nuova fonte di energia, sarebbe stato possibile ottenere un'arma più potente. Ma solo nel 1942, un'equipe di scienziati americani guidata da Enrico Fermi realizzò il primo rettore nucleare, lo spettro della guerra atomica si materializzò, inducendo i due schieramenti in una lotta affannosa e segreta verso la costruzione della nuova bomba.

Aeronautica: compì in tutti i paesi industrializzati progressi notevoli; gli aerei divennero più sicuri, rapidi e aumentarono la loro capacità di carico e la loro autonomia. L'aviazione civile conobbe un decennio di considerevole incremento, pur restando, a causa dei suoi alti costi, un servizio accessibile solo a poche categorie privilegiate. I progressi dell'aviazione civile, furono superati dagli sviluppi dell'aeronautica militare. Tutte le grandi e medie potenze intensificarono, la costruzione di aerei militari.


La cultura della crisi

Si accentuarono i fenomeni di disgregazione e di perdita dell'unità. Le maggiori scuole di pensiero sorte dopo la guerra avevano metodologie e interessi molti distanti fra loro e procedettero ciascuna per proprio conto.

Un discorso analogo si può fare per la letteratura, per le arti e per la musica.

Avanguardia: Continuo la stagione delle grandi correnti d'avanguardia.

Ai movimenti già affermatisi prima della grande guerra (l'astrattismo, il cubismo, il futurismo, l'espressionismo) se ne aggiunsero altri come il surrealismo, che vedeva nell'arte l'espressione delle tendenze profonde dell'inconscio e predicavano la lotta contro ogni forma di convinzione borghese. Ma nessuna di queste correnti giunse ad affermarsi, infatti le maggiori personalità dell'epoca, come Picasso e Stravinskij, non si identificarono con una sola corrente.

Narrativa: i grandi capolavori della narrativa hanno tra loro poco di simile, salvo il fatto di rappresentare i problemi e le angosce dell'uomo.

Divisioni ideologiche: letterati e artisti furono fortemente coinvolti nelle grandi contrapposizioni fra liberismo borghese e comunismo marxista, fra fascismo e democrazia. Gli intellettuali furono chiamati sempre più spesso, non solo a testimoniare, ma a partecipare apertamente, a prendere posizioni su singoli problemi. Parve a molti che gli intellettuali, lasciandosi coinvolgere così a fondo nelle contese politiche, tradissero la loro missione, abdicando al loro ruolo di guida delle coscienze per adattarsi a quello di propagandisti.

Emigrazione: se la dittatura staliniana provocò la scomparsa fisica di una parte non trascurabile dell'intellettualità russa, il regime nazista in Germania costrinse all'esilio centinaia di intellettuali, soprattutto ebrei. Molti si rifugiarono in Francia, Gran Bretagna e Svizzera, ma i più scelsero gli Stati Uniti.

Dopo quello economico, anche il centro culturale del mondo industrializzato cominciava a dislocarsi al di là dell'Atlantico.







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