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LETTERATURA E COMUNICAZIONE

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LETTERATURA E COMUNICAZIONE


La pubblicità cerca continuamente di rinnovarsi, si basa su una serie di strategie espressive e spesso viene consumata come un messaggio indipendentemente dal prodotto che si dovrebbe comprare. Qualsiasi sia il modo in cui l'operatore economico si rivolge al pubblico, egli mette in atto un "processo comunicativo" che può essere di tipo simbolico, verbale o visivo con il preciso scopo di attirare il consumatore verso 555e41f l'acquisto di un determinato prodotto. Per fare questo ci si rivolge in molti casi all'arte o alla letteratura che si presentano come i due vettori privilegiati della comunicazione.

Ad esempio, ci vengono proposte delle frasi leopardiane per pubblicizzare reggiseni e cioccolatini, oppure delle opere di grande valore artistico come "Le Bagnanti" di Courbet o "La Gioconda" di Leonardo per pubblicizzare prodotti anti-cellulite o acqua, o ancora una versione moderna dell'Otello per il lancio sul mercato di un nuovo cellulare, delle parodie mitologiche per esaltare la bontà di alcuni cibi surgelati oppure ci si basa su musiche famose come "La Traviata" di Verdi per pubblicizzare dei cioccolatini.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle pubblicità che vengono costantemente diffuse dai mass-media; esse divertono, attirano l'attenzione e restano impressi nella memoria della gente.

Lo scopo di questi accostamenti tra pubblicità e cultura non è certo quello di insegnare o di far avvicinare la gente all'arte o alla letteratura, ma è quello di suscitare delle associazioni emozionali con l'intento di fare acquistare un determinato prodotto piuttosto che un altro. Infatti, tali richiami servono a suscitare e stimolare emozione che siano in grado di spingere il consumatore all'acquisto. Questo può avvenire solo attraverso la realizzazione di una pubblicità creativa, stimolante, accattivante e soprattutto persuasiva, che faccia leva sull'emozione.




Essa non ha come scopo la verità ma l'efficacia, per questo motivo spesso la pubblicità manipola la credenza, e nello stesso tempo manipola le nostre ragioni e le nostre emozioni.

Di conseguenza, l'uso dell'arte e della letteratura nella comunicazione pubblicitaria è di fondamentale importanza per la sua efficacia, ma molti critici, come Giulio Ferroni, lo hanno definito un atteggiamento "dissacrante". Egli, infatti, sostiene che "la pubblicità travolge tutto e manipola la sacralità della letteratura, non solo stravolgendone il significato, ma utilizzando immagini che, accompagnate al testo, danno un risultato ripugnante".

Io non sono d'accordo con il pensiero di Ferroni in quanto credo che la pubblicità abbia il diritto di fare questi tipi di accostamenti e credo che essi, se utilizzati accuratamente, possano risultare molto efficaci e di grande aiuto per incrementare le vendite.

Per difendersi dalla accuse dei critici letterali, l'agenzia Klaus Davi, che ha ideato l'inconsueto abbinamento tra Leonardo e i reggiseni, si è difesa sostenendo che "la pubblicità è un metodo efficace e sicuro per veicolare frasi poetiche verso i giovani che non conoscono Leopardi".



Penso che, dal momento che la letteratura e la comunicazione hanno leggi proprie e non devono essere confuse, non si possa certo pretendere che i giovani conoscano Leopardi solo attraverso la pubblicità in quanto essa s basa su poche frasi e su concetti brevi ma diretti che hanno l'intento di invogliare all'acquisto e non quello di insegnare.

Inoltre, credo che la letteratura possa essere conosciuta solo attraverso un'accurata e spontanea lettura delle opere di un autore dal momento che si tratta di uno studio che non riguarda la contemporaneità, ma che si basa sulla ricerca di valori e simboli di comunicazione del passato.

Quindi si può affermare che letteratura e comunicazione possono influenzarsi tra loro ma devono viaggiare su binari distinti in quanto hanno scopi e leggi ben diversi: il pubblicitario, infatti, gioca d'effetto e pensa prima di creare a vendere, mentre l'artista è anche preoccupato di vendere, ma innanzitutto si esprimeva.







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