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Il teatro del Novecento

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Il teatro del Novecento

Introduzione

La produzione teatrale del Novecento è ancora costituita in larga misura da commedie salottiere e drammi a sfondo morale. Il contributo più interessante al rinnovamento del dramma nella prima metà del secol 111c27b o fu quello tentato da William Butler Yeats e Thomas Stearns Eliot di ridare vita al "teatro di poesia". L'Irish Dramatic Movement diede vita a una ricca produzione di opere umoristiche o sentimentali, ispirate alla vita contemporanea della nazione. Nel secondo dopoguerra iniziò un vivace rinnovamento del teatro con John Osborne e i "giovani arrabbiati", che si sviluppò in modo più complesso con Harold Pinter, Arnold Wesker, John Arden: fu il teatro dell'assurdo e della violenza, di quello rituale e comunitario. L'opera autorevole di Samuel Beckett, con le sue astrattezze metafisico-linguistiche, interpretò la fine dei valori, l'esaurimento delle forme, la disintegrazione dei linguaggi e delle ragioni per vivere.


L'"Irish Dramatic Movement"

L'Irish Dramatic Movement, iniziato da W.B. Yeats e lady Gregory, ebbe come scopo principale quello di creare un teatro nazionale incoraggiando la produzione di opere di argomento irlandese, scritte da drammaturghi irlandesi. I soggetti erano derivati dal materiale leggendario e storico, oltre che dalla vita contemporanea, e il linguaggio doveva conservare la ricchezza e la qualità immaginativa del "linguaggio vivo del popolo". Tale programma sfociò nella creazione di un teatro al tempo stesso realistico e poetico, che, come disse lady Gregory, doveva "avere alla base il realismo e all'apice la bellezza". Oltre a Yeats, le due personalità più influenti del Movimento furono John Millington Synge e Sean O'Casey.




John Millington Synge

John Millington Synge (1871-1909), amico di Yeats, è famoso per la commedia amaramente ironica The playboy of the western world (Il furfantello dell'Ovest, 1907) e per l'intenso atto unico Riders to sea (Cavalcata a mare, 1904), opere scritte in un linguaggio poetico, nelle quali l'elemento realistico e quello fantastico si fondono perfettamente, realizzando le teorie dell'Irish Dramatic Movement. Nella prefazione l'autore scrisse di essere convinto che "sul palcoscenico bisogna avere la realtà", ma anche che il linguaggio doveva possedere tutte le molteplici sfumature della poesia. Anche gli altri lavori teatrali (In the shadow of the glen, Nell'ombra della vallata, 1903; The well of the saints, La fonte dei santi, 1905; Deirdre of the sorrows, Deirdre l'addolorata, 1910 postumo) mostrano la forza della sua immaginazione poetica e drammatica.

Sean O'Casey

Sean O'Casey (1880-1964) divenne famoso come il drammaturgo dei quartieri poveri di Dublino con Juno and the paycock (Giunone e il pavone, 1925) e The plough and the stars (L'aratro e le stelle, 1926), lavori che mostravano un realismo amaro e satirico. In opere successive O'Casey fece ricorso a tecniche espressioniste e simboliste, con risultati meno efficaci


La rinascita del dramma poetico

La tappa più interessante nella storia del teatro inglese, negli anni intorno alla seconda guerra mondiale, fu senza dubbio il tentativo di T.S. Eliot di far rivivere il dramma poetico, genere che conobbe un successo notevole benché breve.

Particolarmente interessante una nuova forma di teatro in versi che sembrò introdurre le prime commedie di Christopher Fry (1907); in realtà, il modo dello scrittore di presentare i personaggi e le situazioni appariva più una forma di elegante esibizionismo che una soluzione del problema di creare un teatro moderno nella sensibilità e valido artisticamente. A phoenix too frequent (Una fenice troppo frequente, 1946), The lady's not for burning (La signora non è da bruciare, 1949) e Venus observed (Venere osservata, 1950) colpirono gli spettatori per l'esuberanza e il brio del linguaggio. Fry è stato anche attore di teatro, direttore della Oxford Playhouse, traduttore, regista e sceneggiatore di film (Ben Hur, 1959; Barabba, 1962; La Bibbia, 1966).


Samuel Beckett

Samuel Beckett (1906-1989) fu la personalità più originale degli anni Cinquanta. Nato a Dublino, dal 1932 visse soprattutto a Parigi, divenendo amico e ammiratore di Joyce e scrivendo sia in francese sia in inglese, spesso traducendo le proprie opere da una lingua all'altra. Raggiunse la notorietà nei circoli letterari con alcuni romanzi: Murphy (1938), Watt (1953, ma scritta nel 1942) e la trilogia in francese composta da Molloy (1951), Malone meurt (Malone muore, 1952), L'innommable (L'innominabile, 1953), i racconti brevi raccolti in More pricks than kicks (Più punture che iatture, 1934). Tutta la produzione narrativa di Beckett ha un'inclinazione filosofica: egli non era tanto interessato a raccontare storie, quanto a presentare situazioni e personaggi emblematici, che mostrassero l'assurdità, la mancanza di significato della realtà e il tragico destino dell'uomo, "un qualcosa circondato dal nulla". Beckett non credeva in nessuna forma d'azione o salvezza: nel suo mondo non esisteva nulla per cui valesse la pena di lottare, nessuna fede, nessun ideale. I suoi personaggi sono generalmente imprigionati nel loro io, destinati alla solitudine, senza alcuna possibilità di comunicazione e di mutua comprensione, incapaci di vivere nel loro breve viaggio "dal ventre alla tomba".



Le opere teatrali

La medesima visione nichilistica della vita e il tema dell'insensatezza dell'agire umano sono riscontrabili nelle sue opere teatrali. Così, il dramma Waiting for Godot (Aspettando Godot, 1955, ma scritto in francese nel 1953), che ottenne un successo strepitoso, presenta due vagabondi, Vladimir ed Estragon, in attesa del misterioso Godot lungo una strada di campagna, tra chiacchiere, espressioni di sconforto e lazzi. Compaiono un vecchio carico di bagagli e il suo "padrone" che lo tiene al guinzaglio, secondo una relazione servo-padrone che si ripropone anche in Endgame (Finale di partita, 1957), dove un cieco, su una sedia a rotelle, affligge con domande e ordini una sorta di schiavo volontario e alle loro spalle, dentro due bidoni per l'immondizia, vivono i genitori del cieco. Altrettanto poco liberi d'agire sono i due vecchi coniugi di Happy days (Giorni felici, 1961): lei sepolta fino al busto in un monticello di terra, lui che, in preda agli ultimi guizzi di vitalità sessuale, tenta inutilmente di scalare il monticello per raggiungerla. Tra le altre opere, Act without words (Atto senza parole, 1957), Eh Joe (1967), Not I (Non io, 1973). Immobile e replicativo, ossessivo nella sua staticità, il teatro di Beckett dà corpo al sentimento dell'assurdo, segnando un'estrema, dissolvente conseguenza dell'esistenzialismo.

Il teatro dell'assurdo

Con Aspettando Godot Beckett venne subito considerato una delle figure principali del teatro dell'assurdo, un movimento che probabilmente trasse le proprie origini da una rappresentazione parigina del 1947 del Processo (1925) di Kafka e, soprattutto, da un'opera teatrale di Eugène Ionesco, La cantatrice calva (1950). Come in Ionesco, anche nei lavori di Beckett i temi dominanti sono l'assurdità della vita e la mancanza di qualsiasi di comunicazione fra gli esseri umani. E un mondo che appare illogico e assurdo può essere rappresentato solamente per mezzo di una nuova sintassi drammatica, sia scritta sia visuale. Il linguaggio, su cui si basa la comunicazione, ha le proprie basi nella logica e in una corrispondenza precisa fra la realtà e le immagini di essa che l'uomo si costruisce, ma una volta che la realtà appare illogica e arbitraria anche il linguaggio non è più in grado di assicurare la comunicazione e diventa solo un modo di riempire il vuoto che circonda l'uomo e si riduce a semplici formule ripetute incessantemente e inutilmente. Grande fu la sua influenza su molti drammaturghi, soprattutto americani.






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