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Espressione vs comunicazione

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Espressione vs comunicazione

Espressione vs comunicazione :per una comunicazione garantita autenticamente è necessaria l'intersoggetività e la connotazione della figura dell'altro(portatore di valore e finalità autonome). De Saussure afferma che nel linguaggio vanno distinti due fattori: langue(abitudini linguistiche che permette di comprendere e farsi comprendere) e parole (atto individuale  fatto di combinazioni con cui il soggetto parlante utilizza il codice della propria lingua per esprimere il proprio personale pensiero). L'espressione (ausdruck)è intesa dunque atto individuale, soliloquio dell'anima (platone), verbum mentis (s. Agostino), momento individuale di spirito teoretico(Croce), luogo in cui il pensiero estrinseca a sé i propri contenuti e costituisce il significato. Per parlare propriamente di comunicazione era necessario s'affermasse:

Il modello strumentale del linguaggio di Buhler: è ciò che attribuisce al segno linguistico la funzione Rappresentativa \(è segno per la sua corrispondenza a oggetti e fatti; è l'essenza fondante del linguaggio); funz di Sintomo in rapporto alla sua dipendenza con l'emittente della cui interiorità è Espressione e funz di Segnale (appello-> auslösung, all'ascoltatore).A tal proposito si parla di Auslösung , che viene tradotto anche scatenamento, e della teoria dello scatenamento del significato nella quale si afferma ch 626d38g e può essere invertito il rapporto fra emittente e ricevente, ovvero, la ricezione stessa viene trasformata in segnale (perchè il significato è il risultato di uno scatenamento di risposte che si rendono disponibili nell'ambito del ricevente



) che pertanto diventa creativo di un nuovo significato. Per fare ciò bisogna però indispensabilmente assumere il punto di vista dell'ascoltatore e riconoscere l'Altro come valore autonomo. A queste conclusioni giunsero anche Peirce e de Saussure: si tratta dunque di un passaggio da una visione "sostanzialistica" della lingua a una di "pura forma" tramite una teoria del valore del segno linguistico, che è riconducibile al rapporto interno-arbitrario tra immagine acustica e concetto, ossia tra significante e significato, ma anche nel confronto con altre parole a questa opponibili.

Primato dell'espressione, soprattutto in Platone: il primato dell'espressione fa riferimento alla 1tradizione filosofica, 2fisiognomica e 3medico-scientifica che sono accomunate dall'interiorità del soggetto che si manifesta. I pilastri storico-teoretici di questo sono il sostanzialismo e il soggettivismo.

Della tradizione filosofica fanno parte Platone, gli stoici, sant'agostino, Husserl e Croce. Per  Platone il pensiero è come un discorso silenzioso, ovvero un ragionamento che l'anima fa con se stessa: il pensiero è dunque linguaggio interiore (ciò verrà ripreso poi dal cristianesimo). Gli stoici anche sostengono l'importanza del pensiero perchè tramite questo ci distinguiamo dalle belve, soffermandosi soprattutto sulla possibile complessità del nostro pensiero. L'interesse di Husserl si rivolge in particolar modo al mondo dei significati più che dei significanti e sostiene che il linguaggio non deve essere inteso come lingua empiricamente determinata, bensì come "linguaggio generale" di cui va studiata l'essenza. Croce servendosi della logica dei gradi distinti(spirito che conosce = grado individuale = arte e filosofia; spirito che agisce = grado universale = economia e morale)parla del primato dell'espressione come  del momento individuale del linguaggio o meglio di identificazione del linguaggio- espressione in quanto tale con l'arte che è poesia e dunque il manifestarsi dell'Assoluto nelle forme, in intuizione e individualità. (Croce introduce per primo la nozione di segno, cioè espressione perfettamente traducibile da una lingua all'altra) . La tradizione fisiognomica fa riferimento a quella aristotelica che come caposaldo ha il concetto di dipendenza reciproca di anima e corpo. Della prima fanno parte: 1Buhler che propone di delineare una teoria dell'espressione, ovvero la sistematicità della soggettività. Il  problema del pensiero si pone come un processo dinamico. 2Della Porta: (indicazioni sui gesti del retore). 3Lavater: l'uomo è un animale che s'isola dalla natura 4Goethe:l'uomo è simbolo delle forze divine. Importante per la fisiognomica è la mimica, studiata da engel e ripresa da buhler e si riflette su essa e i limiti che essa apporta alla parola, sulla distinzione tra rappresentazione e espressione mimica. Mimica è comunicazione e si distingue in mimica di imitazione(rappresentazione di ciò che l'anima pensa) e di espressione (rappresentazione sensibile del modo di sentire con cui essa la pensa).

Tradizione medico scientifica: l'espressione  passa a essere esame di studio degli scienziati. Ricordo Bell che studiò intreccio e funzioni dei nervi interessati all'espressione; Piderit studiò fisiologicamente i fenomeni della mimica facciale:essi soddisfano un fine; Gratiolet; Duchenne; Darwin. Darwin studiando  le condizioni mentali distingue tra emozione, semplice fatto ed espressione;quest'ultima è universale(esiste anche negli animali), inconscia. Buhler tenendo conto di ciò parla dell'interiorità del soggetto che si esprime: il primato dell'espressione si fonda sul Soggettivismo.: Sant'Agostino. Il primato dell'espressione si basa sulla sua scaturigine nella teologia trinitaria e sull'analogia tra antropologia umana e divina: uomo è imago dei, per tanto il suo verbum mentis, in quanto atto primo e fondamentale, sarà manifestazione del verbum trinitarium e dunque esprime tutto l'uomo.

Sostanzialismo: il Cratilo di Platone  presenta una fondazione ontologica del segno (linguistico) e a tal proposito Gadamer sostiene che il centro teorico del dialogo si concentra sulla distinzione tra parola di verità(logos apophanticos , Socrate) e parola significatrice (logos semanticos, Cratilo): la verità di un discorso deve essere distinta sostanzialmente dal significare proprio delle parole perchè è il logos a possedere la verità delle cose. Il linguaggio si fonda dunque sul logos , seconda la concezione che "è la stessa cosa pensare e pensare che è"; logos  è il portatore della verità, ciò che dà significato e un valore ad un puro segno. Il logos non ha però fondamento assoluto in sé stesso, ma la sua capacità di significare è data dalla realtà delle idee che gli donano anche quella di farsene immagine. In Platone dunque le parole trovano vero significato nell'unità del logos  che come conoscenza della verità di tutte le cose trova consistenza e fondamento solo nel quadro totale delle idee.(struttura ontologica linguaggio - logos-idee). Il valore del segno non sta dunque in sé stesso ma nell'essere relativo a qualcos'altro.

Segno vs Semiosi: la tradizione afferisce alla semiotica, come oggetto di studio, il semeion, connesso al tekmérion(sintomo).Con gli stoici si inizia a parlare di dottrina dei segni, la quale verrà indicata poi da Galeno semeiotiké. Nella semiotica contemporanea si parla di Morte e Crisi del segno, in quanto viene alternativamente: definita dottrina dell' érgon (cioè segno come prodotto compiuto) e intesa come semiosi,  ovvero enérgheia, ove l'interesse si sposta dal segno alle pulsioni produttive. Peirce in questo contesto offre  la concezione di segno non fondata sull'equivalenza tra espressione e contenuto(a≡b), bensì sull' implicazione, sull'interpretazione dunque secondo una concezione dinamica fondata sul modello "se a allora.." dunque non opposta alla semiosi (azione che implica una cooperazione fra segno, oggetto e interpretante) in quanto per lui il segno è: "qualcosa che sta a qualcuno  per qualcos'altro sotto qualche rispetto o capacità" dove il qualcosa è il segno; la cosa, significata dal segno,è oggetto; il qualcuno al quale viene significato l'oggetto è l'interpretante, ovvero la funzione segnica del segno, il significato; il sotto qualche rispetto o capacità indicala non coincidenza tra significante e significato. Il tutto va letto come un'apertura all'interpretazione possibile. Si passa dunque da una concezione diadica a triadica del segno, pertanto a quella di una comunicazione non fondata sulla semplice trasmissione di dati; Peirce considera come segno tutto ciò che induce a qualcos'altro a riferirsi a un oggetto nel modo in cui lo stesso segno si riferisce a questo. A tal assunto Habermas sostiene che la funzione rappresentativa sarebbe impossibile senza quella interpretante.

Morte del segno: A essa si arriva scandagliando diversi punti di vista che sono: A) tipologie del segno,  B) intensione ed estensione e C) struttura del segno, che portano a deludenti esiti.

A)    Fa riferimento all'uso della nozione di segno nel quotidiano che avviene nei modi più vari che viene riassunta nella frase: "troppe cose sono segno e troppo diverse fra loro". Vi sono dunque varie tipologie di segno; tra queste la prima è quella delle inferenze naturali che indica come segno qualsiasi evento naturale che sia accenno palese da cui trarre deduzioni di qualcosa di celato. Si basa sul meccanismo dell'implicazione. Altre tipologie: equivalenze arbitrarie:ne fanno parte i gesti emessi con pura intenzione di comunicare un qualcosa e che implica un codice conosciuto sia da emittente che da ricevente; diagrammi: segni per lo più arbitrari che contengono una motivazione in quanto portatori di corrispondenze fra contenuti ed espressione; disegni:procedimento visivo che riproduce oggetti concreti; emblemi: disegni iconici e arbitrari che riproducono qualcosa in forma stilizzata che trasmettono un contenuto altro: es. la croce per il cristianesimo; bersagli: si riferiscono al modo di procedere: es. passare il segno.

B)     Questione sull'intensionalità o estensionalità del segno; già nella classicità vi era la distinzione tra : comprensione(intensione)di un'idea, ovvero l'insieme totale(uomo =essere,vivente,maschio..) e l'estensione di un'idea quale insieme dei soggetti cui si riferisce (uomo =marco,gigi,inglesi,bianchi..). L'intensionalità è proporzionalmente inversa all'estensionalità:vi è una gerarchizzazione delle idee=dall'alto al basso per comprensione crescente e estensione decrescente. Ciò porta a rifletter sul ruolo di espressione,cosa e significato con non pochi problemi e concludendo che la significazione stessa e la sua natura sono processi indefinibili, per cui il segno ha un'unica possibilità, quella di trovare il proprio senso in virtù di quanto sta fuori di esso.

C)    Riguarda soprattutto quelle che sono dette "decostruzione del segno",ovvero i processi che tendono a dissolverlo. Hjelmslev: significati e significanti si articolano in figure, per tanto la lingua è un insieme di sistemi di figure atte a costruire segni; Buyssens critica la minutezza del segno, che piuttosto sarebbe un'entità che media fra le figure e la serie di espressioni cui è destinato (come unità semiotica indica il sema); il segno come differenza:significante e significato si costituiscono in un sistema di opposizioni per tanto l'intero sistema dei segni si identifica in una retta che costituendolo l'annulla; Lacan:l'inconscio è linguaggio e dunque parola, discorso dell'altro in quanto altro dal soggetto conscio. Eco parla dei testi come prodotto della catena significante che può generare svariate interpretazioni; Peirce offre la concezione del segno come istruzione per l'interpretazione, non come una somiglianza.



Segno come inferenza: le critiche ad A, B, C(sopra)confermano la crisi e morte del segno che portano a una duplice possibilità: 1assunzione teorica che ricostruisce la filosofia dell'uomo come quella di un animale simbolico  e 2assunzione della posizione aristotelica dove: la metafisica è "scienza dell'essere in quanto essere"; constatazione che l'essere si dice in molti modi e ha moltitudine di significati, per cui c'è da interrogarsi su cos'è l'essere.

Partendo dalla critica del nominalismo, a favore del realismo, e dell'intuizionismo, a favore di una conoscenza mediata, Peirce arriva a concentrarsi sul pensiero inferenziale.

Partendo dai sillogismi e dalle relazioni tra antecedente e conseguente, Peirce delinea tre tipi di ragionamento per la codifica del segno:

Deduttivo à nella sua forma più pura è un sillogismo perfetto in cui si inferisce il risultato dalle premesse, o, in altri termini il conseguente dall'antecedente.

Induttivo à si inferisce la regola dal caso e dal risultato, cioè si forma una proposizione e che si avvicina asintoticamente alla verità

Abduttivo à si inferisce il caso dalla regola e dal risultato, o, in altri termini, l'antecedente dal conseguente. Si tratta di una vera e propria predizione.

Peirce: Cambridge 1839-Milford 1914. Vita di eccentrica inaffidabilità. Poco idoneo all'insegnamento per poca costanza e chiarezza. Muore di cancro e forse alcolizzato.

Metaphysical club :coincide con la nascita del pragmatismo nel 1870, studio di un gruppo di filosofi di cui fecero parte anche Peirce, James e Wright; inizialmente si studia la critica della ragion pura di Kant; in riferimento a questo si parla di un primo sistema filosofico di Peirce basato su tre categorie (modi di pensare) derivanti da una rielaborazione della categorie kantiane, cioè dei concetti puri attraverso cui l'intelletto ordinava e unificava i fenomeni: Primità (representamen; qualità), Secondità (oggetto del representamen; relazione), Terzità (interpretante della relazione tra rapresentamen e oggetto; rappresentazione). Sono le categorie intermedie tra essere e sostanza.

La questione dei sillogismi : segna l'inizio del distacco dal sostanzialismo. Per Aristotele il sillogismo è un'inferenza mediata di tipo deduttivo. inferenza: dalle premesse si giunge alla conclusione; mediata: la conclusione viene tratta mediante la seconda premessa; deduttivo: le premesse contengono ciò che è necessario per raggiungere la conclusione. La proposizione è invece un' unione di termini che dà luogo al Giudizio, di verità o falsità (=proposizioni apofantiche): verità: una proposizione è vera quando congiunge ciò che nella realtà è congiunto;

falsità: una proposizione è falsa quando congiunge ciò che nella realtà è disgiunto. Le proposizioni del sillogismo si basano sulla formula AEIO (Affirmo, nEgo l'universale; affIrmo, negO il particolare), prediligendo la forme predicativa. Il sillogismo categorico si costituisce di3 proposizioni legate da legame inferenziale.(3poposiz=2premesse+1conclusione)

Le due premesse hanno in comune il Termine medio.

 Þ Il predicato della conclusione è contenuto nella premessa maggiore

 Þ Il soggetto della conclusione è contenuto nella premessa minore

In base alla posizione del termine medio nelle premesse, si distinguono 4 figure:

I.                    Soggetto nella maggiore - predicato nella minore

II.                 Soggetto in entrambe

III.               Predicato in entrambe

IV.              Soggetto nella minore - predicato nella maggiore

Per ogni figura ci sono 64 combinazioni differenti = modiÞ 256 Þ solo 19 validi.

La nuova lista della categorie e la prima semiotica: Peirce definisce dunque le tre forme di inferenza (Þ dette anche "principi guida delle argomentazioni") basate non sul "le cose su cui si ragiona" (soggetto, predicato, .) né sul "le cose che producono il ragionamento" (concepire, giudicare, .), ma sulla forma delle operazioni usate per porre le premesse e trarre conclusioni

 ->Peirce elabora il nuovo elenco delle categorie generali  basandosi sulla tesi kantiana secondo la quale "La funzione dei concetti è quella di ridurre le molteplicità delle impressioni sensibili in unità della proposizione". I concetti (idee) sono graduati in base alla loro universalità, secondo uno schema che vedrà ai capi opposti il concetto più vicino e più lontano alla molteplicità delle impressioni sensibili. A un capo(finale) troviamo la Sostanza unità alla quale l'intelletto riconduce le impressioni(connesione fra predicato e soggetto Þ "a è b" Þ la sostanza nomina il soggetto) Þ va intesa come "ciò che è presente in generale", priva di ogni determinazione"; all'altro capo c'è l'essere: si riferisce alla copula "É" Þ "a è b"Þ apri le via alla qualificazione della sostanza mediante un predicato. E' la pura presenza.  




La via della specificazione sempre maggiore delle circostanze concrete , dall'essere alla sostanza si attua tramite qualità, relazione e rappresentazione; qualificare la  sostanza significa che sostanza (sogg) e predicato(qualità) si accordano sotto un determinato ground, rispetto, area, punto di vista Þ la qualità dice che c'è qualcosa che si accorda con la sostanza sotto un rispetto.

In conclusione: l'essere indica la possibilità di determinazione della sostanza; la qualità è la prima determinazione attuata e prescinde da tutto meno che il ground. Relazione:accordarsi  sotto un rispetto(qualità) di un predicato o sogg è effettuabile solo in riferimento a un'altra qualità che vi somigli o contrasti; questo altro è detto Correlato(definisce e delimita il ground); il riferimento a questo è detto Relazione. Il riferimento al correlato comporta una rappresentazione comparativa intermedia che agisce come interprete. Interpretante è colui che afferma che una cosa equivale ad un'altra e dunque che esiste il terreno di comparazione.

 

Classificazione dei segni: viene determinata in base alla tabella delle categorie e si articola in riferimento a :1ground, 2ground e correlato e 3ground, correlato e interpretante (vedi sopra).

1Permette la concordanza degli oggetti in una qualità. Peirce chiama i segni di questo tipo Somiglianze.

2è il campo delle relazioni di differenza:si tratta di una relazione che consiste nella corrispondenza di fatto di due oggetti., detti Indici

3la rappresentazione si rapporta ai suoi soggetti per mezzo di un'altra.(Dà luogo al simbolo; sul piano della logica esso corrisponde al ragionamento, cioè al sillogismo).

Dato che le premesse del sillogismo fanno l'interpretante da cui si ricava la conclusione, esse stesse offrono la somiglianza(sillogismo ipotetico),l'indice(sill. Induttivo) o il simbolo(s. deduttivo) della conclusione.

RIFERIMENTO

SEGNO

conclusione

Atto fisiologico

ground

somiglianza

ipotesi

sensazione

ground e correlato

indice

induzione

abitudine

ground, correlato e interpretante

simbolo

deduzione

attenzione

La svolta del 1868: alla base vi sono tre grandi saggi;le conseguenze  di questa arriveranno 5anni dopo con quella che Peirce chiamerà massima pragmatica e nuovo concetto di realtà:

A) critica dell'intuizione: conclusione:è inconsistente perchè porta a dualismo contraddittorio fra mente che conosce e cosa conosciuta = ne consegue che ogni nostra conoscenza è data da un sapere anteriore: Peirce: non possiamo supporre della presenza in noi di potere intuitivo che distingua fra appreso per intuizione o per altra via. Ciò che ci pare intuitivo è in realtà una conoscenza talmente ben sedimentata in noi da non esigere riflessione. Confuta varie argomentazioni della logica classica (come autocoscienza) concludendo che l'unica maniera di indagare un problema psicologico è tramite inferenza da fatti esterni, non essendoci conferme del potere di introspezione.

B) Il Pensiero coincide col segno:è una sua manifestazione esteriore,colta tramite un'inferenza. E' impossibile risalire ad un primum, non può esistere un atto orginario di tutti i pensamenti: l'inconoscibile non esiste; si ha conoscenza solo in quanto essa è relativa (in relazione signica)

C) Peirce critica il cartesianesimo in quanto sinonimo di intuizionismo. E soprattutto: 1teoria dell'evidente:       Non esiste. Ci appare evidente ciò che in realtà tante volte abbiamo verificato.

2Teoria della verità pubblica .Ciò che è vero è creduto dall'intera comunità dei filosofi. La filosofia non è una catena di argomentazioni con anelli,ma un cavo intessuto di molte fibre(prove pubbliche). 3teoria del dubbio universale:Non dobbiamo dubitare ma avere solo dei pregiudizi. La filosofia deve mirare alla molteplicità e varietà e procedere per via ipotetica, senza ricercare a tutti i costi l'assoluta certezza. Da queste critiche sorgono 4 nostre incapacità: 1non abbiamo potere alcuno di intuizione; 2 non abbiam alcun potere di introspezione; 3non abbiamo potere di è pensare senza segni; 4 non abbiamo concetto dell'inconoscibile assolutamente. Le conseguenze si riflettono su tre ordini: concetto di realtà e conoscenza, natura dei segni, natura del pensiero.



Concetto di realtà e conoscenza: esse stanno all'interno dello stesso mondo, per cui le cose reali sono di natura cognitiva e perciò significativa. Tutta la realtà è dunque segno, fatto interno alle inferenze infinite ed è inconcepibile parlare di assolutamente inconoscibile.

 

Realismo di Peirce: La realtà sta negli universali e l'individuo è solamente un qualcosa di irreale. I nominalisti sostenevano che per poter parlare di immagini generale, bisogna avere a mente anche la stessa immagine nel particolare(uomo:penso a un bianco o un nero). Peirce per contro sostiene che un concetto singolare non esclude affatto il generale, perchè altrimenti nessuno avrebbe immagini d'alcun tipo (uomo: non penso al colore).  Il Realismo si oppone all'idealismo che pone tutta la realtà nel pensiero, negando l'esistenza di una realtà al di fuori dello spirito.

Idealismo di Peirce:le cose sono relative alla mente e tuttavia indipendenti da quella relazione; il pensiero si distingue in privato e generale: mio, tuo, ..Þprivato, soggetto ad idiosincrasia ed errore; generale Þ verità pubblica, affermata sempre (la comunità umana è depositaria, nel futuro, dell'ultimativa verità pubblica che noi definiamo reale.)La comunità sociale non fa che tradurre un universo di fatti in un universo di segni dotati di significato.

Regola pragmatica: è l'espressione del carattere anti-volontaristico/individualistico del pragmaticismo logico di Peirce: La massima pragmatica è un criterio regolativo dell'inferenza, strumento(criterio epistemologico) che permette di discriminare fra inferenze(termini) corrette o scorrette e definire la charezza delle nostre idee. Esso deve essere  tale perché  deve impedire di formulare ipotesi realmente impossibili. Dunque per Peirce il problema basilare era nel distinguere cosa è lecito pensare (James errò l'interpretazione delle parole di peirce e ridusse la max pragmatica a norma empirica di saggezza pratica, ovvero accettare come vera l'opinione verosimilmente migliore). Le conseguenze di qst max pragm. è dato dall'insieme di azioni e reazioni (mentali e pratiche) tramite cui diamo segno del riconoscimento di un oggetto. Un significato diventa reale quando la relazione tra qualità e fatti viene tradotta in un comportamento, in un abito(idea), in una risposta effettiva; se il significato sta nell'eseguire un'azione, diventa significato quando l'azione viene riconosciuta. In conclusione: è la relazione tra qualità e fatto che ci dà la percezione della connessione fra segno e il suo oggetto.

La natura dei segni: i segni hanno3caratteri: qualità materiale, pura applicazione dimostrativa e significato. Qualità: un segno è per se stesso, è indipendente da ciò che rappresenta. Applicazione dimostrativa: connessione fisica con l'oggetto che il segno rappresenta. Significato: ciò che il segno è in relazione a un pensiero; è la capacità simbolico -relazionale del segno. Come avviene la relazione?Ricorrendo alla max pragmatica: tramite un abito,un comportamento che trasmette il senso del segno: animazione simbolica delle qualità nei fatti. Le tre funzioni sono correlative e irriducibili : qualità e fatto non sono niente per sé stesse, si determinano solo nel significato; tuttavia non si risolvono interamente in esso.

La natura del pensiero(uomo): viene determinata alla luce di 3 fattori: concetto di realtà, teoria dei segni, principio che ritiene inconcepibile l'assolutamente inconoscibile. La conseguenza è che l'uomo è un segno; nel pensiero uomo ritrovaimo3elementi(categorie intermedie): 1funzione rappresentativa(egli è una rappresentazione); 2pura applicazione dimostrativa(connessione di un pensiero a un altro); 3qualità materiale(trasmette la qualità). A 1,2,3 corrisponde un atto di inferenza: 1comprensione(inferenza deduttiva), 2attenzione (inf. induttiva), 3sensazione (inf. ipotetica). Come ogni realtà l'uomo è segno e si identifica con il suo linguaggio; il linguaggio è la somma totale di un uomo: l'uomo e la parola si identificano nel significato, di conseguenza l'uomo e la parola si educano reciprocamente. L'uomo esiste soltanto secondo la realtà comunitaria, da solo è errore e ignoranza. Ne consegue che il significato della vita di un uomo appartiene agli altri, è dipendente dal pensiero futuro della comunità.

     

Equivalenza tra logica e semiotica:nella tradizione la logica è la scienza delle seconde intenzioni (oggetti dell'intelletto) applicate alle prime. La logica è la scienza di tutte le cose (in quanto tutto è riferito all'intelletto)Þ Tutte le cose sono segni. La logica equivale alla semiotica. Importante è di conseguenza la distinzione fra simboli interni (concetti) ed esterni (concetti potenziali).

Spiegazione dell'interferenza: Partendo dal fatto che la capacità dell'inferenza non appartiene all'intelletto umano Peirce sostiene che la teoria sociale della logica è una conseguenza della selezione naturale in quanto l'inferenza s'afferma sempre più come carattere sociale del pensiero in quanto atta alla preservazione dell'uomo: essa è il risultato di processi interpretativi, cioè di significati; di conseguenza la mente frutto di questa selezione è un significato.

Evoluzionismo e Polemica con Wright:il disaccordo con Wright nasce dall' apparente adesione di Peirce all'evoluzionismo di Darwin e del suo rifiuto del materialismo. La vera disputa riguarda il mondo di intendere il fatto e la forma, ma in essa intravediamo tutte le denunce al nominalismo. Peirce con il suo evoluzionismo intende qualcosa di più ampio rispetto a quello darwiniano, perchè P. tiene a mente il tichismo(caso), sinechismo(presenza del continuo), agapismo(amore cosmico) e la concezione organico - spirituale. Peirce semplicemente cercava di introdurre darwinismo e lamarckismo nel proprio sistema categoriale trovando corrispondenza in primalità, secondalità e terzialità.

Dall'essenza alla legge:da sostanza pura a regola della propria apparizione. Ogni classificazione in logica deve essere basata sulle operazioni impiegate nel porre premesse e trarre conclusioni, ovvero il principio della classificazione va ricercato nelle operazioni medesime:ciò porta alla revisione delle categorie e alla discussione sull'essere e la sostanza. Si passa così alla Faneroscopia:la sostanza non è più qualcosa che si esaurisce nell'apparire ma è la regola stessa delle sue apparizioni, l'essenza della cosa, legge che si incarna nei comportamenti. Revisione delle categorie: firstness che indica la qualità, simbolo di varietà; secondness che indica relazione, contrasto fatto; thirdness: mediazione della legge.

Il fissarsi della credenza: Peirce parla del dubbio e della credenza come di stadi dello spirito, distinti in3modi: sensazioni(distinguiamo immediatamente) , differenza pratica(le credenze formano azioni, il dubbio no) e sullo stato d'animo: la credenza porta calma, il dubbio insoddisfazioni  e lottiamo per liberarcene. Il dubbio avvia un processo che ha come scopo la propria  fine.

Peirce individua 4 metodi per  stabilire una credenza: della tenacia, dell'autorità costituita(volontà dell'individuo è sostituita dallo Stato), a priori (sistemi adottati perchè in accordo con la ragione)e della scienza(esistono cose reali i cui caratteri sono independenti dfalle opinioni).

Come rendere chiare le nostre idee (massima pragmatica): La massima pragmatica è un criterio regolativo dell'inferenza, strumento(criterio epistemologico) che permette di discriminare fra inferenze(termini) corrette o scorrette e definire la charezza delle nostre idee. Esso deve essere  tale perché  deve impedire di formulare ipotesi realmente impossibili. Dunque per Peirce il problema basilare era nel distinguere cosa è lecito pensare. La regola è: di considerare quali effetti, a livello pratico, pensiamo che abbia l'oggetto della nostra concezione: la nostra concezione di questi effetti è l'intera nostra concezione dell'oggetto.

 

Pragmatismo: a livello generale è la valutazione dei principi teorici in vista della riuscita pratica di questi. Per Kant la pragmatica era la legge che come movente aveva la felicità e si fondava sulle inclinazioni date dall'esperienza. Per Peirce che non tradisce Kant, pragmatica è l'espressione di una relazione con qualche preciso proposito umano.







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