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Vita di Ivan Gončarov

letteratura


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Vita di Ivan Gončarov

Ivan Aleksandrovič Gončarov nacque il 6 giugno 1812 (secondo il calendario romano il 18 giugno) a Simbirsk (Ul'janovsk), una città della profonda provincia russa che si affaccia sul fiume Volga. La sua famiglia apparteneva al ceto mercantile, era piuttosto ricca e impegnata nella vita municipale. Rimasto orfano di padre quando aveva sette anni, fu allevato dalla madre Avdot'ja Matveevna Sachtorina, aiutata dal padrino Nikolaj Nikolaevič Trebu 545b17f gov, un ex ufficiale di marina, che riuscì a dare a Ivan e agli altri figli ( un fratello e due sorelle più piccole) una discreta educazione.

Ebbe la sua prima istruzione in un collegio, da un prete molto severo nella scelta delle letture. All'età di dieci anni, per volontà della madre, il piccolo Ivan fu mandato a studiare alla Scuola Commerciale di Mosca, dove trascorse ben otto anni.

Malgrado l'indirizzo dell'istituto che frequentava, Gončarov iniziò prestissimo a leggere poeti e scrittori russi di grande rilievo, come Derzavin, Cheraskov, Karamzin, Puskin, che fecero nascere in lui un profondo interesse per il mondo letterario. Fu così che nel 1831, superati gli esami di ammissione, si iscrisse alla facoltà di Lettere dell'Università di Mosca (Филологический факультет ), frequentata allora brillantemente da futuri letterati e da giovani di ispirazione occidentalista, come Lermontov, Turgenev, Herzen, Belinskij, Stankevič, ai cui dibattiti peraltro non partecipò mai attivamente.



Conclusi gli studi, nel 1834 Gončarov tornò a Simbirsk, dove però, rendendosi conto di quanto assonnata e provinciale fosse la propria città di origine, iniziò a sognare una vita diversa nella sfavillante Pietroburgo. Nel frattempo l'ex studente venne notato negli ambienti cittadini, e si ritrovò così a fare parte, sia pure solo fino al 1835, della burocrazia di Simbirsk, in qualità di segretario del governatore.

Nel maggio del 1835 Gončarov si trovava già nella sognata Pietroburgo e venne subito assunto al Ministero delle finanze, nel dipartimento del commercio estero con l'incarico di traduttore, impiego che terrà per circa vent'anni. L'esperienza inizialmente non si rivela positiva.

A Simbirsk, - come osserva il critico Pacini Savoj - il brillante segretario particolare aveva avuto posizione in vista e incombenze facili; e la giovanile irragionevolezza lo aveva spinto a raffigurarsi la capitale come una immensa, mitologica Simbirsk che lo avrebbe accolto con altrettanta e forse ancor più sollecita prontezza. (.) La capitale fece di lui soltanto una piccola "molla", una "ruota" nell'ingranaggio del macchinismo burocratico.[1]

Ed è in questi momenti di sconforto che Ivan rivaluta la provincia a scapito della grigia capitale e inizia a vedere la propria città di origine come un luogo dove l'uomo non viene snaturato né disumanizzato.

Disilluso dalla carriera lavorativa, Gončarov iniziò presto a partecipare alla vita letteraria, frequentando il salotto del pittore N.A. Majkov in qualità di precettore dei suoi due figli: Valerian, il futuro critico letterario, e Apollon, il futuro poeta.

Casa Májkov era frequentata da artisti e scrittori di orientamento occidentalista, vicini alla rivista di Belinskij e Nekrasov il "Sovremennik" (Современник); in questo ambiente Gončarov si trovò molto bene e prese anche a collaborare agli almanacchi del gruppo, pubblicando alcune poesie. Seguirono alcuni racconti, tra cui la novella Ivan Savvič Podzabrin, scritta secondo le regole della 'scuola naturale' (risalente al 1842, viene pubblicata nel "Sovremennik" nel 1848) ed altri due racconti La brutta malattia (Лихая болесть, 1838) e Il felice errore (Счастливая ошибка, 1839).

Ora, anche il bilancio di questa sua prima attività letteraria era considerevolmente negativo, e andava ad appesantire, a rendere più gravoso lo stato d'animo creatogli dall'insuccesso nella carriera (.). Al momento in cui aveva iniziato a scrivere Storia Comune, Iván Aleksándrovič Gončarov si era perciò trovato in una condizione simile a quella di Rájskij che si accinge a por mano alla storia della sua vita: nella condizione, vale a dire, di chi, fallita ogni altra via di affermarsi, si accinge a strappare validità al suo stesso fallimento con l'elevarlo a oggetto di epopea.[2]

E' così che nel 1844 Gončarov iniziò a scrivere il suo primo romanzo, in cui rifletté e rielaborò tutte le esperienze fino ad allora vissute. Terminatolo nel 1846, Una Storia Comune (Обыкновенная история ) venne pubblicato nel 1847 ancora una volta sul "Sovremennik".

L'opera venne presto accolta con entusiasmo dal critico Belinskij e dagli esponenti della scuola naturale e ciò spinse lo scrittore a continuare l'attività letteraria.

Nel marzo 1849 uscì, nella sopracitata rivista, un altro racconto intitolato Il Sogno di Oblomov (Сон Oбломова), uno dei momenti più felici dell'arte creativa dello scrittore, embrione del famoso romanzo che Gončarov inizierà a pensare più tardi: Oblomov.

Nell'aprile del 1851 la morte della madre, l'ultimo legame tra Ivan e la città nativa, simbolo del vecchio mondo patriarcale, lo fece cadere in una crisi depressiva. Ma il destino accorse in aiuto dello scrittore presentandogli un'ottima occasione per svagarsi e scoprire nuovi orizzonti. Nell'agosto del 1852 un tale si presentò in casa Majkov, per offrire ad Apollon Nikolaevič l'opportunità di partecipare ad un viaggio di circumnavigazione su una nave da guerra, la fregata "Pallada", con l'incarico di cronista e segretario dell'ammiraglio Putjatin.

Apollon rifiutò, ma fece il nome di Gončarov, il quale, forse spinto dal desiderio di sfidare il destino e dimostrare a sé stesso e agli altri che era capace di tali atti di coraggio, accettò.

Fu così che dall'ottobre 1852 fino all'agosto 1854 egli andò in viaggio in giro per il mondo, visitando l' Inghilterra, l'Africa Meridionale, la Cina, la Malesia, il Giappone, non senza ripensamenti e lamentele per la scomodità della vita a bordo della fregata, cui la sua natura borghese non era abituata. Durante la circumnavigazione scrisse l'interessante racconto di viaggio La fregata 'Pallade' (Фрегат 'Паллада'), che pubblicò una volta ritornato a Pietroburgo nel 1856.

Nel frattempo lo zar Nikolaj era deceduto e si preparavano grandi cambiamenti, Gončarov iniziò a lavorare come censore, divenne collaboratore del giornale "La posta del Nord" (Северная почта, 1862-1863), e poi membro del Consiglio per gli affari di stampa, incarico che tenne fino al 1867 e per il quale aiutò a preparare una riforma sulla censura.

La sua attività di scrittore non si era di certo interrotta: nel 1859 uscì il suo secondo famosissimo romanzo Oblomov (Oбломов), che ebbe un successo senza precedenti. Come è noto Gončarov ci aveva messo ben dieci anni a scriverlo, ma ancora più lungo fu il tempo dedicato alle stesura del terzo ed ultimo romanzo Il Burrone (Обрыв) che, pubblicato nel 1869, era stato iniziato vent'anni prima. L'opera è collegata all'episodio dell'accusa di plagio rivolta da Gončarov a Turgenev , che, secondo lo scrittore, nel suo Un nido di nobili, aveva copiato sia il personaggio di Rajskij sia altri elementi della trama. Il romanzo non piacque né alla critica né al grande pubblico.



Di questo triste episodio Gončarov racconta in un memoriale scritto in propria difesa intitolato Una storia non comune (Необыкновенная история), rimasto inedito fino al 1924.

Negli ultimi anni della sua vita Gončarov, ormai in pensione, continuò a scrivere racconti, memorie e qualche saggio letterario, ad esempio lo schizzo Servi dell'età antica (Слуги старого века) del 1888, il saggio autobiografico Meglio tardi che mai ( Лучше поздно чем никогда, 1979) una sorta di commento alle proprie opere, e quello che è il suo capolavoro critico, Un milione di tormenti (Мильон терзаний, 1872), un saggio sulla commedia Che disgrazia l'ingegno! (Горе от ума) di A.S. Griboedov, divenuto un classico nelle scuole russe.

Malato, angosciato dalla fissazione di essere circuito da nemici e da spie assoldate dal Turgenev, finisce, come Il'ja Oblomov, segregato in poche stanze alla periferia di Pietroburgo. Anche di lui e delle sue cose ha cura una donnetta, coi figli della quale giuoca, come Il'ja Il'ìč, nelle ore di ozio.[3]

Morì il 15 (27) novembre 1891, all'età di 79 anni.

Le opere

Nel saggio autobiografico Meglio tardi che mai ci sono interessanti considerazioni dello scrittore sulla propria opera:

"Io non vedo tre romanzi, ma uno solo. Essi sono legati da un loro filo comune, un'idea conseguente - quella del passaggio da un'epoca della vita russa che io ho conosciuto a un'altra - e il riflesso di questi fenomeni nelle mie descrizioni, ritratti, scene, dettagli, ecc." [4]

"Comunque - come osserva Lo Gatto - Aduev-Oblomov-Rajskij sono come tre anelli di una catena strettamente gončaroviana, nel senso dell'autobiografismo narrativo dello scrittore". [5]

Ed effettivamente sembra proprio così: i tre romanzi di Gončarov sono segnati da continui parallelismi e anche da riferimenti alla biografia dello scrittore.

Come vedremo, Obyknovennaja istorija, il romanzo che ho deciso di analizzare, ha davvero molti punti in comune con la vita del suo autore: le vicende del giovane Aleksandr ricalcano abbastanza fedelmente le esperienze giovanili di Gončarov, sia nel trasferimento dalla provincia alla capitale, sia per quanto riguarda le prime esperienze letterarie.

Esaminiamo più da vicino gli altri due romanzi di questa cosiddetta "trilogia".

Oblomov, il secondo romanzo scritto da Gončarov e pubblicato nel 1859, narra la storia di un "лишний человек" di origini nobiliari, che non si occupa di nulla e preferisce rinchiudersi in sé stesso, vegetando disteso a letto oppure avvolto dalla vestaglia, piuttosto che vivere una vita attiva e dinamica. Il romanzo è diviso in quattro parti. Nella prima parte viene presentato il protagonista Il'ja Il'ič Oblomov, avvolto nel bozzolo protettivo del proprio appartamento pietroburghese, in compagnia dell'indispensabile servo Zachar. Altro personaggio importante nell'economia del romanzo è l'amico fraterno Stol'c, che è esattamente l'opposto rispetto ad Oblomov: energico e dinamico, egli cerca sempre di smuovere l'amico dal suo immobilismo, convincendolo ad occuparsi della sua tenuta di Oblomovka.

Nella seconda parte viene raccontata la storia d'amore che ha il protagonista con Ol'ga, una donna bella, intelligente e dagli occhi vivaci, che tenta invano di far uscire Oblomov dal suo stato di apatia e pigrizia. Questa storia d'amore purtroppo fallisce non appena Il'ja deve assumersi la responsabilità dell'amore che prova per Ol'ga: ad un passo dal matrimonio, Oblomov si rifugia in campagna e spezza così il cuore della ragazza.

Nella terza parte del romanzo il povero Il'ja sprofonda nella propria indolenza e si lascia completamente andare; viziato dalle cure ancillari di Agafija Matveevna, la sua nuova padrona di casa, egli non si rende conto che, nel frattempo, i parenti di lei lo hanno ingannato.

Nella quarta parte l'amico Stol'c, che nel frattempo si è sposato con Ol'ga, continua ad occuparsi di Oblomov, ne cura gli affari e smaschera il complotto nei suoi confronti. Il'ja decide di sposarsi con l'affittacamere Agafija e insieme hanno un bambino. Purtroppo l'inerzia e l'infingardaggine hanno reso Oblomov un uomo appesantito e dalla salute poco cagionevole: muore di un colpo apoplettico tra le braccia della disperata Agafija. Tuttavia nel finale il fidato Stol'c decide di portare con sé il figlio di Oblomov per dargli un'educazione.

Il'ja Il'ič Oblomov è un personaggio che ha un'evoluzione, all'interno del romanzo, diversa da quella che compiono Aleksandr e Pëtr Aduev, i protagonisti di Una storia comune, subisce bensì un altro fenomeno: grazie alle vicissitudini della vita egli prende coscienza della propria natura intrinseca e della propria appartenenza ad un mondo, quello patriarcale, che è destinato a scomparire, capisce che non ha la forza e la capacità di adattarsi nel mondo che lo circonda. Egli da anche un nome al suo particolare complesso di caratteristiche: "oblomovismo" (обломовщиа), di cui il critico Dobroljubov esplora il significato nel suo famoso saggio "Che cos'è l'oblomovismo?". Nel momento in cui Il'ja Il'ič prende coscienza del proprio oblomovismo, rinuncia all'amore di Ol'ga e rinuncia al cambiamento: si lascia tragicamente morire, prima spiritualmente, poi fisicamente.




Oblomov è, secondo il parere dei critici (e anche secondo il mio modesto parere), il miglior romanzo di Gončarov, complesso, ben scritto, ricco di tematiche e di spunti, che offrono l'opportunità di riflettere sulla realtà russa precedente l'abolizione della servitù della gleba.

Il terzo romanzo di Ivan Gončarov è Il Burrone, pubblicato nel 1869 e scritto a fatica in una ventina d'anni. La lentezza di elaborazione sia di Oblomov, sia dell'ultimo romanzo, è caratteristica della creazione letteraria gončaroviana.

Il Burrone appare un'opera assai prolissa e di difficile lettura; è stata scritta con l'intenzione di fornire un affresco della realtà russa del tempo, come del resto anche gli altri due romanzi, ma a suo tempo incontrò il disappunto e lo sconcerto della critica, segnando così il declino di Gončarov come scrittore.

Boris Rajskij, il personaggio principale, è un idealista, un artista che cerca di realizzare se stesso attraverso l'arte e che vorrebbe scrivere un romanzo (che si rivela essere proprio Il burrone). Egli si innamora di Vera, l'eroina del romanzo, la quale però gli preferisce un tale Mark Volochov, nichilista da quattro soldi, che la trascina in un burrone di emozioni e perdizione. Infine Vera, riemergendo dal proprio smarrimento e ritrovando la retta via, decide di sposare Tusin, uno di quei uomini d'azione positivi, decisivi per il destino della Russia. Al di sopra di tutti i personaggi veglia la "бабушка" Tat'jana Markovna, incarnazione della mentalità patriarcale della vecchia Russia, che può essere paragonata a tutti gli abitanti di Oblomovka e di Grači.

Storia comune narrava la vicenda di un provinciale disceso a conquistare la città; Oblòmov quella di un altro provinciale che in città viveva da tempo, che aveva già perduto la sua battaglia, e sognava un ritorno alla campagna; Il burrone chiude il ciclo con un eroe che effettua questo ritorno, ma con la pretesa di essere da più del suo mondo di origine. E questo è l'errore fondamentale. Egli ci viene presentato come un fratello intellettualmente maggiore di Aleksandr Aduev, al quale è in un certo senso contrapposto come esemplare di perfetto idealista, decantato di ogni lato risibile, e troppo intelligente e maturo per nutrirsi ed essere vittima di una vacua e speciosa retorica verbale. (.) Il fatto è che Rajskij è, al contrario, un mediocre che, per accoppiare in sé mediocrità e sconfinata ambizione, finisce col risultare persino affaticante.[6]

Negli anni precedenti all'abolizione della servitù della gleba (1861) ferveva, nei circoli culturali e nelle riviste, un acceso dibattito sulla necessità di liberare gli schiavi e Gončarov ne è stato sicuramente influenzato. Egli ha descritto il mondo patriarcale in tutti i suoi romanzi perché ne era intimamente affascinato, tuttavia si rendeva conto che quel tipo di organizzazione sociale non poteva più esistere poiché si basava su di un sistema profondamente ingiusto, cioè sulla schiavitù. In seguito alla riforma, il vecchio mondo patriarcale non aveva più ragion d'essere, per questa ragione Gončarov propone nelle proprie opere dei personaggi positivi ed esemplari, come Stol'c, Pëtr Aduev e Tusin, che affrontano la vita dinamicamente e non hanno bisogno della servitù, ma cercano invece di andare incontro alla cultura europea, per poter migliorare la società russa.



[1] L. PACINI SAVOJ, Saggi di letteratura russa, pag. 18.

[2] Ivi, pagg. 22-23.

[3] L. PACINI SAVOJ, Saggi di letteratura russa, cit., pag. 68.

[4] E. LO GATTO, Il realismo di Gončarov e Oblomov, saggio introduttivo all'edizione del 1979, ora in GONČAROV, Oblomov, Torino, Einaudi, 2000, pagg. IX.

[5] Ivi, pag. X.

[6] L. PACINI SAVOY, Saggi di letteratura russa, cit., pagg. 65 - 66.







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