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"Gioiosamente canto" Guido delle Colonne

letteratura


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"Gioiosamente canto" Guido delle Colonne

Guido delle Colonne nasce a Messina, probabilmente intorno al 1210. Fu attivo come giudice della curia della sua città dal 1243 al 1280. E' un esponente della Scuola siciliana nelle cui opere viene riscontrata una raffinata capacità metrico-retorica. Morirà a Messina intorno al 1287.

"Gioiosamente canto" è una sua canzone 242g69c di cinque stanze, che celebra la felicità dell'autore per aver finalmente ottenuto l'amore della sua donna. Lo schema metrico: stanze a fronte bipartita, abbc, abbc, con sirma DDEE.

I primi versi presentano la soddisfazione del poeta nell'aver finalmente conquistato il cuore della sua amata, la gioia di vedere realizzato un grande desiderio e la felicità di aver raggiunto il suo scopo dopo tante sofferenze. Ad esempio nei versi "S'eo travagliai cotanto,/ or aggio riposanza:" questo concetto si esprime al meglio: tante difficoltà da sopportare, ma alla fine l'appagamento è completo e ne era valsa la pena.

La seconda stanza cambia stile e si articola in una serie di figure retoriche nell'adorazione della sua donna, paragoni e aggettivi forti innalzano la bella sopra ogni cosa. Viene prima paragonata a fiori e rose, poi al sole, ad una pantera, che si credeva all'epoca capace di "ammaliare" le vittime con l'odore dell'alito, ad una fontana cha disseta, e il poeta si pone al suo fedele servizio.

Continua nella terza stanza il paragone della fontana, riferito questa volta al cuore del poeta che come una fontana piena trabocca obbligando quindi l'autore a cantare d'amore, poiché non può in nessun modo nascondere la sua gioia. Grazie a quella stessa gioia afferma di avere una maggior capacità compositiva rispetto ad un amante avvezzo a cantare per la propria donna.

La penultima stanza è quella dei ringraziamenti, infatti G. dalle Colonne ringrazia prima Amore per averlo "costretto" ad innamorarsi proprio di lei, e poi si sente in dovere di ringraziare la donna stessa, una specie di "grazie di esistere" alla siciliana: dice appunto che Messina stessa non avrebbe valore per lui se lei non ci fosse.

Arrivando alla quinta e ultima stanza riprende all'inizio i complimenti già elargiti alla sua bella e cortese, continua con il tema della terza stanza, non può fare a meno di cantare del suo amore, e conclude con un breve riferimento ad Amore e alle gioie della vita: il divertimento e il gioco, senza mancare di porsi nuovamente come suo servo. In qualche modo un riassunto generale, adatto a segnare il termine della canzone. In pochi versi: "La vostra gran bieltate/...lo vostro ben fare/...non poria ubrïare (non potrei dimenticare)/ di cantar la fredore (in inverno)./ Così mi tiene Amore - corguadente (con il cuore gioioso),/...solazzo e gioco mai non vene mino:/ così v'adoro como servo e 'nchino (mi inchino)."

Dal punto di vista stilistico posso far notare le ripetizioni di alcuni sostantivi, o per lo meno la presenza di molte forme di uno stesso ceppo, ad esempio con "gioia", "cantare" o "aulitoso (profumato)".

Bruno Cuzzi, III B, 26/11/1999







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