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GIOSUE' CARDUCCI - Letteratura Italiana - Letteratura latina: Orazio

letteratura


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TESINA MULTIDISCIPLINARE

- GIOSUE' CARDUCCI -

Indice:

Premessa



Letteratura Italiana: Giosuè Carducci

Letteratura latina: Orazio

Storia dell'atre: L'impressionismo

Filosofia: il positivismo e la filosofia di Comte

Schema del percorso multidisciplinare

Premessa dell'autore della tesina:

Questa tesina multidisciplinare è stata ideata in occasione degli esami di Stato dell'anno 1999/2000.    Le materie in essa trattate sono quelle dell'ultimo anno del magistrale normale ma, naturalmente con qualche cambiamento, si adatta ad ogni scuola ad indirizzo umanistico.    

Il primo argomento, a cui però troverete soltanto un piccolo cenno, è la seconda rivoluzione industriale. Per diversi motivi ho abbandonato questo tema per partire da uno dei miei poeti preferiti: Giosuè Carducci. Dall'opera "Giambi ed Epodi" si passa agli "Epodi" di Orazio di cui si analizza l'ode Lyricus Vates, il cui concetto di poesia eternatrice viene ripreso in Dante, Foscolo (Dei Sepolcri), in Manzoni (5 maggio) dal poeta italiano si passa all'idealismo tedesco poiché facevano entrambi riferimento a Napoleone. Tornando a Dante, si accenna al fatto che, nel Paradiso, fa riferimento alla tragedia di Fedra di cui trattano anche Seneca e D'Annunzio, dall'abruzzese si passa alla seconda guerra mondiale (per i suoi legami con il fascismo e quindi al filosofo Nietzsche), ma anche al musicista francese Debussy, definito impressionista e dunque all'Impressionismo in storia dell'arte. Tornando a Giosuè Carducci, si parla del Positivismo in filosofia e facendo il confronto con Leopardi (da cui si va a Schopenhauer), si passa alla matematica(geometria piana) poiché il poeta, da ragazzo a fine anno scolastico, scriveva dei saggi matematici. Dal periodo in visse Carducci, si passa alla storia italiana a lui contemporanea (il duello Crispi-Giolitti); a Thomson (fisica) che scoprì l'elettrone e, da qui, alle leggi di Newton e Coulomb; alla seconda rivoluzione industriale (geografia), all'autostima (ed. fisica) e all'inquinamento (scienze).

In queste pagine troverete solo alcuni degli argomenti che possono essere collegati con altri e ulteriormente approfonditi.

 

LETTERATURA ITALIANA: GIOSUE' CARDUCCI

 

La seconda rivoluzione industriale pone le sue basi nel pensiero positivista di cui Giosuè Carducci era un convinto sostenitore.Egli s'impone, nella fine dell'Ottocento, come autorevole punto di riferimento della cultura nazionale.

Nasce il 27 luglio del 1835 a Valdicastello, in provincia di Lucca, dove compie i primi studi e le prime letture, stimolato soprattutto dal padre, dotato di buona cultura classica e molto curioso della cultura contemporanea, di idee liberali, ma piuttosto autoritario nel contesto familiare (ogni volta che puniva Giosuè lo costringeva a

leggere i Promessi Sposi).Nel 1849 entra nel collegio dei padri scolopi di Firenze, quattro anni dopo vince un posto gratuito alla Scuola normale superiore di Pisa, dove si laurea in filosofia e filologia.Nello stesso anno della laurea (il 1856) fonda la "Società degli Amici pedanti", improntata al culto letterario della classicità.

Nel 1857, anno di pubblicazione della sua prima raccolta di poesie giovanili, il fratello Dante, cui era molto legato, muore in circostanze misteriose (forse suicida).Il padre 515e49f distrutto dal dolore e forse dal rimorso, muore un anno dopo. Giosuè si trova così a dover provvedere al sostentamento della madre e del fratello minore in condizioni molto difficili, anche perché il suo primo incarico come professore di retorica al ginnasio di San Miniato, ottenuto subito dopo la laurea, gli è stato revocato dopo un anno per condotta immorale e irreligiosa.

Comincia, allora, a dare lezioni private a Firenze.Nel 1859, sposa dopo un lungo fidanzamento la cugina Elvira Menicucci, dalla quale avrà quattro figli. Dopo un breve periodo di insegnamento al ginnasio di Pistoia, viene nominato professore di Eloquenza italiana all'università di Bologna. Qui il ribellismo giovanile di Carducci trova nutrimento nella lettura di scrittori illuministi e repubblicani e si va precisando il suo giacobinismo anticlericale e ateo che lo porta a scrivere l'"Inno a Satana".Tali posizioni ideologiche gli costano in procedimento disciplinare e il trasferimento dalla cattedra di latino all'università di Napoli, che tuttavia non ha corso grazie ad una battaglia legale intrapresa dal poeta.Nel 1868, pubblica con lo pseudonimo di Enotrio Romano la prima raccolta organica in quattro libri: Levia Gravia (titolo latino, ricavato da Ovidio, che indica un insieme di poesie leggere e di poesie gravi).I due gravi lutti del 1870 (la morte della madre e del figlio Dante che aveva solo tre anni) inducono nel poeta una profonda crisi  depressiva dalla quale lo riscuote la relazione,prima solo epistolare poi anche amorosa, con Carolina Cristofori Piva,chiamata Lina o Lidia nelle poesie.Nel 1871,esce un volume dal titolo "Poesie", in tre parti (di cui la prima "Decennalia", comprende le poesie politiche del decennio 1860-1870, la seconda si intitola ancora "Levia Gravia", la terza "Juvenilia" cioè poesie giovanili) in cui dimostra grande abilità nel comporre e conoscenze tecniche, senza rivelare, però, alcuna personalità: è come se fossero un laboratorio del poeta.Dopo il successo di questo volume pubblica, un anno dopo, le Primavere elleniche,dedicate a Lidia e basate su un elegante ripresa di modelli antichi.Diventa candidato alle elezioni parlamentari, ma il suo giacobinismo va progressivamente riducendosi e annacquandosi, e si avvia ad accettare il ruolo della monarchia di Savoia come garante dell'unità italiana.Giunge così ad uno spettacolare cambiamento di posizione:e la cosa è favorita dal fascino che suscita sudi lui la figura della regina Margherita e dall'apprezzamento che ella manifesta per la sua poesia e le dedica un'ode:"Alla regina d'Italia".Il 1877 è l'anno delle Odi barbare (seguite da due edizioni), versi costruiti secondo gli schemi della metrica classica in cui,basandosi sulla concezione che aveva della storia,prende in esame l'Italia pre-romana  e la Repubblica romana,in cui i Romani impongono la loro morale; esalta anche il Medioevo: il periodo dei Comuni in cui l'Italia che stava nascendo era in lotta con l'imperatore.In quest'opera, il poeta mette in luce una grande capacità rappresentativa e una lingua efficacissima: usa le parole come se fossero un pennello.Nel 1882 esce la raccolta intitolata "Giambi ed Epodi" che include gran parte delle precedenti poesie polemiche e giacobine (il titolo si riferisce a un verso e a un tipo di componimento usato dai classici per una poesia polemica e moralista).Carducci si scaglia contro la società in cui vive perché troppo corrotta ma si dimostra fiducioso in un cambiamento.La sua poesia nelle Odi barbare e in Giambi ed Epodi scende verso la retorica e l'enfasi, tra profetico e predicatorio, è per questo che non è un grandissimo; molta della sua tarda produzione è retorica e la poesia ne risente.Intanto aderisce alla politica forte del Crispi, nutrendo una crescente avversione per il socialismo e ponendosi come "vate" ufficiale dell'Italia umbertina.Nel 1887 escono le "Rime Nuove"(in cui confluisce il meglio della poesia non barbara  : la parola rime indica appunto che i componimenti si basano sui metri della tradizione romanza).Secondo Russo, questa è l'opera senza retorica ed enfasi, in cui è sincero e spontaneo poiché, pur cercando di nascondere la propria natura, resta sempre un sentimentale.Nelle Rime Nuove, dunque, si confessa e si lascia avvicinare.Nonostante la celebrità vive tetramente gli ultimi anni, con il suo carattere impetuoso che resta però dominato da desideri e malumori e attratto da nuovi sentimenti amorosi (come quello per la giovane poetessa Annie Vivanti).Il 1889 è l'anno della sua ultima raccolta:Rime e Ritmi, che include sia poesie basate sulla metrica latina che su quella barbara.Nel 1904, lascia l'insegnamento

e nel 1906 vede consacrata la sua posizione di poeta ufficiale della nuova Italia col premio Nobel per la letteratura,muore a Bologna per un attacco di broncopolmonite il26 febbraio del 1907.

 

LE PROSE

Oltre alle opere in versi, Carducci ha lasciato una fittissima produzione in prosa: essa si lega in gran parte alla sua attività di studioso della letteratura italiana, ma è anche rivolta a precisare le sue scelte letterarie e ideologiche, e si configura come intervento nel mondo politico e culturale contemporaneo.Le prose si possono distinguere in: celebratrici, critiche, polemiche e autobiografiche.Le prime sono scritte per diverse occasioni,per esempio in una celebra, da ex mazziniano, Garibaldi e lo fa molto bene anche se non è del tutto sincero, un'altra è scritta per l'anniversario della Repubblica di San Marino di cui celebra la libertà perpetua (sapeva parlare e sapeva scrivere,anche se era pieno di sé).Gli scritti critici sono legati più direttamente al lavoro di studioso e di professore, in un'analisi approfondita di autori ,testi, generi letterari di tutti i secoli.Egli non ha un metodo definito, ma è costantemente guidato da un senso preciso della concretezza dei testi, del loro aspetto linguistico, retorico e formale; è attento al fare dei poeti, al mondo con cui essi costruiscono le loro opere.Fondo anche una "Scuola storica "di derivazione positivista.Ammirava l'Umanesimo, il Rinascimento, Parini (a cui forse si sentiva legato perché entrambi consideravano la letteratura una missione),

l'ironia dell'Ariosto,la lingua del Tasso di cui,però non apprezzava la tematica.Gli scritti polemici sono in difesa della sua poesia.La prosa carducciana raggiunge le vette più alte tra momenti di rabbiosa aggressività, di acre ironia, di invettiva concitata.Sono lo specchio dell'autore.Furono raccolte inizialmente in "Confessioni e battaglie".Degli scritti autobiografici fa parte l'epistolario, uno dei più belli dopo quello del Foscolo, in cui si svela la varietà degli atteggiamenti umani del poeta.

PER SAPERNE DI PIU' SU GIOSUE'



a)      Reagisce al II Romanticismo rivolgendosi agli studenti perché a loro bisogna far capire i valori della vita.Sostiene che l'uomo deve essere perfetto e lo può diventare facendo appello alle virtù romane.

b)      Motivo d'ispirazione è il senso della vita che egli intende come costruzione degli uomini.

c)      La poesia della memoria è il motivo più romantico e moderno.Sente la nostalgia delle passate speranze non realizzate, delle cose che non ci sono più.TUTTAVIA LA SUA TRISTEZZA HA SEMPRE QUALCOSA DI FORTE: EGLI ACCETTA LE SOFFERENZE PERCHE' FANNO PARTE DELLA VITA!

d)      Avversò i veristi chiamandoli "spazzaturai" e "ridicoli nanerottoli" per il loro gusto di ritrarre la vita degli umili e i loro ambienti squallidi, e per la lingua sciatta e dialettale,tutte cose che egli riteneva assolutamente impoetiche,per il suo concetto aristocratico della poesia e dell'arte.

e)      La concezione materialistica della realtà portò il poeta a considerare la morte non cristianamente come l'inizio di una nuova vita, ma come vanificazione dell'essere nel nulla.

f)        Dalla fede nel progresso deriva il suo sano ottimismo, che, pur riconoscendo l'esistenza del dolore,non si abbatte di fronte agli aspetti negativi della vita, li accetta anzi li sopporta virilmente, e trova nell'impegno per la costruzione di un mondo migliore  lo scopo e il significato più alto dell'esistenza.Perciò la sua  sua malinconia è sempre virile , agonistica, costruttiva,  mai querula e deprimente.

 

 

LETTERATURA LATINA : ORAZIO

Quinto Orazio Flacco nacque a Venusia (oggi Venosa).Di suo padre,uno schiavo poi liberato, il poeta parla più volte, ricordandone la figura con accenti di profonda gratitudine: nulla invece ci dice della madre, che forse, perdette nella prima fanciullezza.Anche il motivo della umiltà delle origini ricorre frequentemente, in contrasto con quello della virtù e dell'ingegno a lui concesso dalla natura e dall'educazione.Suo padre, benché povero, volendo dargli una nobile educazione, non si contentò del maestro di scuola di Venosa, ma osò venire  a Roma, dove si adattò all'umile mestiere di coactor, e lo accompagnava egli stesso dai maestri.A 20 anni si recò ad Atene per un viaggio l'istruzione,preso dal desiderio di imparare il giusto dall'ingiusto.Si schierò tra le fila di Giunio Bruto, sognando la repubblica: ma il sogno svanì nella battaglia di Filippi, quando Bruto si uccise e Orazio si salvò con la fuga.Le disgrazie non erano finite: il padre era morto e i beni del poeta confiscati.La povertà lo spinse a far versi.Ma la fortuna gli venne incontro, facendogli stringere amicizia con Virgilio, che lo presentò a Mecenate.Dinanzi all'illustre personaggio, il poeta rimase impacciato e confuso,balbettando qualche parola, come fanciullo che si vergogna.Quella semplicità non dispiacque a Mecenate,divenne suo familiare: pieno di orgoglio che a ciò fosse giunto non per titoli di nobiltà ma per le virtù del suo animo.Qualche anno più tardi, ebbe in dono da Mecenate la celebre villa Sabina di cui si compiace di scrivere in vari punti delle sue opere: qui è racchiusa tutta la felicità del poeta.A Roma, abitava in una casa non sua: s'alzava tardi, leggiucchiava e scribacchiva quel che gli piaceva, o usciva un po', ma egli alla vita romana preferiva quella di campagna che lasciava più spazio al desiderio di libertà.Accanto all'amicizia affettuosa con Mecenate, va ricordata quella più riservata con Augusto.

L'attività poetica di Orazio comincia con le Satire e gli Epodi.Le Satire sono distribuite in due libri; il I (composto fra il 41 e il 33) ne contiene 10, il II 8 ( e fu scritto tra il 33 e il 30).La stira è sotto forma discorsiva, infatti la chiama sermones, ed è nei confronti di quella di Lucilio, meno mordace, si muove non nel campo politico ma in quello del costume.Ha un maggiore senso di pacatezza perché scritta in esametri.E' un interessante documento di società e di ambiente.A volte stimola una serie di riflessioni sull'organizzazione economica e giuridica della società di allora, sull'incontentabilità, sull'indulgenza reciproca.Ma in lui viè soprattutto la capacità di guardare in se stesso, di frugare nel fondo dell'anima che costituisce una nota fondamentale di Orazio uomo e poeta.Affronta anche problemi relativi al gener satirico, ove ci presenta il suo predecessore Lucilio duro nel comporre versi.Quindi passa a chiarire cosa intende per poesia: con molta modestia dice di togliersi dal numero di quelli ai quali vorrebbe concedere di essere poeti "non basta riuscire a mettere insieme un verso per vere nome di poeta, onore che spetta  a chi abbia genio, fantasia e linguaggio"In un'altra satira parla della brevità :"Non basta sganasciare dalle risa  chi ti ascolta, brevità ci vuole,sì che il pensiero scorra agile  e non si avvolga in paroloni che stanchino gli orecchi;ci vuole uno stile vario, ora severo ora giocoso".Ma il punto culminante è raggiunto nella satira 6 del libro II: il sogno del poeta è avverato, un po' di terra con un orto e una fonte perenne vicina alla casa, e, sullo sfondo un po' di selva .Il paesaggio ideale per il poeta che non chiede altro agli Dei e non invidia chi ha di più, ma il suo pensiero corre a Roma ov'egli è costretto a recarsi in tutte le stagioni.Da non dimenticare, poi, la famosissima "Favola dei due topi", dal significato e dal valore profondo.Allo stesso periodo delle Satire risale anche la composizione degli Epodi: 17 carmi in tutto che Orazio chiamò giambi.Occupano una posizione importante nella storia della poesia latina e in quella della formazione ed evoluzione umana e artistica di Orazioni.Essi furono cari anche a Mecenate e costituiscono un trait d'union tra la poesia neoterica e le Odi.Orazio si ricollega così ai poetae novi (pur allagando il campo a fatti politici), ma risale, nello stesso tempo, al grande maestro della poesia giambica,Archiloco.E' il momento dello sfogo, dell'inquietudine, dell'ira.Tra gli epodi più discussi è da ricordare il IX , dedicato a Mecenate e scritto per la vittoria di Azio, alla cui battaglia alcuni sostengono che abbia partecipato lo stesso poeta.L'epodo si apre con un invito a  Mecenate a bere e a festeggiare, tra i canti, la vittoria e si chiude con l'invito rivolto al puer di porgere in più capaci calici dell'ottimo vino.Con l'epodo IX siamo vicini all'atmosfera delle Odi, alla soglia delle quali ci portano più chiaramente il XIV (che ci presenta Orazio innamorato di Neera), ma soprattutto il XIII, che può già considerarsi una piccola ode : è un'esortazione a cogliere il momento che fugge e a fugare dalla fronte rannuvolata i pensieri e le rughe della vecchiaia, traendo fuori il vino. Le Odi possono considerarsi il centro dell'attività poetica di Orazio.Sono 103 carmi, distribuiti in 4 libri: il I ne contiene 38, il II 20, il III 30, il IV 15.Nelle Odi si pone sulla strada di un altro lirico greco, Alceo e dichiara Pindaro poeta inimitabile, dando prova, anche qui, di giusto senso di misura e di conoscenza delle proprie capacità di poeta.Nei carmi simposiaci introduce una note personale; il simposio è considerato come qualcosa di sacro, nel corso del quale si cantano le lodi agli dei, si celebrano gli eroi e la donna.Il motivo della primavera è seguito dalla riflessione malinconica della pallida Morte.Questa riflessione nasce da un episodio della vita del poeta sul cui capo stava per cadere un albero.Il motivo principale è la fugacità del tempo e l'ineluttabilità della morte.Solo la poesia può vincere la morte e dare l'immortalità.Accanto al motivo simposiaco, quello dell'amicizia.Primo tra gli amici Mecenate, al quale il poeta suggerisce di godere lieto il presente e scacciare i gravi pensieri.Il motivo viene ripreso in tono serio ed elevato: il poeta parla a cuore aperto al Cavaliere, al quale torna a dire che un dio nasconde sotto la notte gli eventi del futuro e ride se l'uomo di affanna oltre il lecito.Perfido è il gioco della Fortuna, che tramuta sempre gli instabili amori,"ora con me ora con altri benigna, sono contento se mi resta vicina ma se ll'improvviso mette in moto la ali, rinunzio a quanto ella mi ha dato e seguo la povertà"; affiora al nostro ricordo l'immagine dantesca di San Francesco e della Povertà.Dei poeti suoi amici ricordiamo Virgilio e Tibullo che Orazio esorta a non dolersi se la suya amata  gli preferisce un altro.

Orazio non ha sentito l'amore come passione o ardore , fuoco dell'anima.Più che dell'amore è stato definito poeta della femminilità.Ad una donna, Leuconoe, da consigli di saggezza :godi l'oggi e conta il men che puoi sul domani.Il mito e il motivo religioso hanno la loro parte ma la letteratura ha spesso il sopravvento,si può parlare di grazia, di armonia e perfezione formale, piuttosto che di sentimento profondo.Ad un senso religioso è ispirato il famoso Carmen seculare, composto su invito di Augusto che aveva dato la pace al mondo e celebrava i ludi seculares.Mostra invece di possedere vivo il sentimento di amor patrio.Assai frequenti sono gli accenni ai nemici dell'Impero.Dinanzi alla grandezza di Roma, il poeta non può non esprimere la sua gratitudine per Augusto che ne è stato in massima parte l'artefice e a cui ha dedicato un'ode.I temi donde sgorga più sincera e più perfetta la sua poesia sono: la dolcezza del paesaggio, il senso di gioia sana e serena, il vivere sobriamente accontentandosi di poco, la purezza di coscienza, la salda tenacia nei propri propositi.Sono questi gli elementi fondamentali rintracciate nelle famosi Odi romane, in cui al mito è sostituita la storia di Roma.

Le Epistole hanno un tono più pacato, più smorzato, più discreto e soprattutto un linguaggio più dolce e una maggiore perfezione formale.Sono distribuite in 2 libri (20 nel I, di contenuto prevalentemente filosofico, 3 nel II, ove sono trattati problemi di indole letteraria).Poche opere, come le Epistole, offrono la possibilità di cogliere un numero tanto grande di precetti, esposti spesso in forma lapidaria, quasi di sentenza..Nella I epistola, diretta a Mecenate, dichiara il suo proposito di lasciare i versi per indagare soltanto cosa sia il vero e l'onesto.Nella IV, invita Tibullo, colto in un momento di malinconia,a credere tra speranze e affanno, tra timori ed ire, che ogni giorno sia spuntato per ultimo.Dà poi una serie di consigli ad alcuni suoi amici sul modo di comportarsi con i potenti: tenendosi al giusto mezzo, non scendendo mai a basse adulazioni né mostrando un carattere rozzo e scontroso.L'epistola XIX, l'unica di carattere letterario, preannuncia i componimenti del II libro, che comprende 3 epistole: la I a Cesare Augusto, la II a Floro, la III ai Pisoni.Il titolo "De arte  poetica" si trova per la I volta in  Quintiliano e ebbe ed ha tuttora molta fortuna .L'epistola  a Floro può dividersi in 2 parti:la I di carattere letterario, la II di contenuto morale.Il poeta ricorda all'amico la sua pigrizia nella scrivere e si giustifica col dire che possiede ormai quanto basta a vivere e ritiene più bello dormire.Conferma il senso dell'umorismo e dell'arguzia.L'epistola al Augusto  ci fa conoscere le tendenze e il gusto letterario della sua epoca.C'è qui un'impostazione essenzialmente politico-sociale.Dice di indignarsi  quando ricondanna un'opera perché moderna.I Romani ora amano la poesia.Ad un tono piuttosto manualistico è    informata l'ultima epistola, la quale in alcuni punti richiama la precedente.Sono trattati in prevalenza problemi di carattere tecnico.L'autore deve scegliere un argomento adatto alla sue forze ed essere padrone della lingua.Fonte e principio dello scrivere bene è la sapienza.E' difficili raggiungere la perfezione: l'errore è insito nella natura umana.(Carducci, nelle Odi barbare,ha risentito delle forme e dello spirito della lirica più prppriamente civile del Venosino)




 

 "LYRICUS VATES":IL SIGILLO

 

Exegi monumentum aere perennius

regalique situ pyramidum altius,

quod non imber edax, non aliquo impotens,

possit diruere aut innumerabilis

annorum series et fuga temporum.

Non omnis moriar, multaque pars mei

vitabit libitinam : usque ego postera

crescam laude recens, dum Capitolium

scandet cum tacit virgine pontifex.

Dicar, qua viloens obstredit aufidus

et qua pauper aquae Daunus agrestium

regnavit populorum,Ex humili potens

princeps aeolium carmen ad Italos

deduxisse modus.Sume superbiam

quasitam meritis et mihi delphica

lauro cinge volens, Melpomene, comam.

 

Traduzione

 

Ho eretto un'opera più durevole del bronzo e più alta della mole regale delle piramidi, che non possa abbattere  né la pioggia che logora, né il violento Aquilone, o le innumerevoli serie di anni e il corso del tempo.Non del tutto io morirò ma anzi una parte di me eviterà Libitina: rinnovato di continuo, crescerò per gloria postuma fintanto che il pontefice e una vergine silente ascenderanno insieme al Campidoglio.Si dirà, là dove violento risuona l'Ofanto e là dove Daunio, povero d'acque, regnò su popoli contadini, che io da umile divenuto grande, ho per primo trasferito la poesia eolica in ritmi italici,Assumi l'orgoglio ricercato di meriti e al momento giusto cingimi la chioma d'alloro delfico,Melpomene.

 

STORIA DELL'ARTE: IMPRESSIONISMO

Nell'ultimo 30ennio dell'Ottocento, parallelamente al consolidarsi della Terza Repubblica anche Parigi consolida il proprio aspetto borghese arricchendosi  di teatri, musei, ristoranti e caffè.Proprio nella capitale francese, ricca di splendori ma anche di miserie, maturano i presupposti per la più grande novità artistica del secolo: l'Impressionismo.Questo movimento si sviluppa in modo totalmente diverso rispetto alle  precedenti ed alle successive correnti artistiche. Esso,infatti, non è organizzato ma nasce per una sorta di aggregazione spontanea, priva di manifesti o teorie atti a spiegarne le  tematiche  e le  finalità. Così, giovani artisti (spesso figli della borghesia) accomunati dalla voglia di fare e dalla insofferenza per la pittura accademica iniziarono a riunirsi in un locale parigino al numero 11 della Grande Ruedes Batignolles: il Cafè Guerbois. L'Impressionismo, contrariamente ad ogni altro movimento precedente, non ha una base culturale omogenea poiché i vari aderenti provenivano da esperienze artistiche e condizioni sociali fra le più disparate.La sostanziale diversità con gli altri movimenti è data dal diverso modo che essi hanno di porsi con la realtà: si rendono conto che ciò che percepiamo attraverso gli occhi di fatto continua al di là del nostro campo visivo, ecco perché nei loro dipinti non  esiste la prospettiva geometrica.Ciò che più conta è l'impressione che uno stimolo esterno suscita nell'artista che cerca di cogliere la sostanza delle  cose e delle situazioni.Gli Impressionisti tendono ad abolire i contrasti chiaroscurali e a dissolvere il colore locale in giustapposizioni di colori puri. Grazie ai progressi scientifici nel campo dell'ottica, teorizzano  l'assoluta inesistenza del colore locale  poiché ogni colore non esiste di per sé ma in rapporto  agli altri colori che ha vicino, infatti, è la luce a determina la percezione dei vari colori in quanto ogni colore ci appare più o meno scuro in base alla quantità di luce che lo colpisce a alla presenza o meno di altri colori che ne esaltino o ne smorzino la vivacità. La pittura impressionista vuole dimostrare l'estrema variabilità dei colori con la maggiore immediatezza possibile, cercando di cogliere la sensazione di un istante. Le pennellate sono date per veloci tocchi virgolati, per picchiettature, per trattini e per macchiette, con l'uso di pochi colori puri e con l'esclusione del bianco e del nero che sono, del resto, non-colori. L'artista, mentre dipinge, non rappresenta la realtà ma l'impressione da essa suscitata, per questo deve essere il più rapido possibile al fine di evitare che le condizioni che determinano in lui tali impressioni svaniscano. Ciò spiega perché  quasi tutti i pittori impressionisti dipingevano en plein air, cioè all'aria aperta. Secondo loro, la realtà è soggetta ad un continuo divenire e quindi cercano di rendere nei loro dipinti la mobilità delle cose. A tale riguardo, è abbastanza ricorrente il tema dell'acqua, che permette agli artisti di sbizzarrirsi con le sue mille possibili increspature di colore. Ciò   avviene con la giustapposizione di colori puri che pur diversificati sulla tela si fondono nella retina del nostro occhio consentendo al cervello di percepirli come colori omogenei.Tutti gli Impressionisti dimostrano una certa indifferenza al tema, dando alla propria opera qualcosa di molto oggettivo, cosicché non è importante ciò che narrano ma il come lo narrano.Anche se è sempre approssimativo stabilire la data di inizio di un movimento artistico, quella dell'Impressionismo  è il 15 aprile 1874, quando alcuni giovani artisti, che fino ad allora non avevano trovato posto nei Salon, decisero di organizzare una mostra dei loro lavori.La sede venne messa a loro disposizione dal celebre fotografo Felix Nadar che fu uno dei primi a credere in questo nuovo movimento.La mostra, però, non ebbe alcun successo, l'unica nota positiva  fu  che il gruppo ebbe il nome con il quale passò alla storia.Il noto critico d'arte Louis Leroy, mentre osserva un dipinto di Monet (Impressione, sol nascente) lo stroncò dicendo che "una carta da parati al suo stato iniziale è più rifinita di questa acqua marina" e concluse estendendo a tutto il gruppo il nome di "Impressionisti".L'Impressionismo non era certo un movimento destinato a fare scuola così la sua breve ed intensa stagione dura fino al 1881. Tra i maggiori esponenti: Monet, Manet, Degas, Renoir.                                                                     

FILOSOFIA: L'ETA' DEL POSITIVISMO E LA FIOLOSOFIA DI COMTE

Il contesto storico culturale

Lo sviluppo scientifico e la Rivoluzione industriale producono trasformazioni profonde non solo nelle strutture economiche e sociali, ma anche nella cultura e nella filosofia, con l'affermarsi del Positivismo.Una delle caratteristiche di questa filosofia è la consapevolezza della crisi storica che devono fronteggiare la società e la cultura europee dopo la Rivoluzione francese.Vi è, tra i Positivisti, la convinzione che la rivoluzione abbia comportato una frattura rispetto alla storia precedente, che un mondo sia crollato; ciò li porta a contrapporsi ai teorici della Restaurazione.Questa critica della cultura della restaurazione, però, non implica affatto, per i Positivisti, una scelta di segno opposto, a favore di una rivoluzione che ritengono,semplicemente, come l'ultimo atto di una fase di crisi.Il nuovo ordine va realizzato con riforme graduali.Il nuovo mondo non dovrebbe più porre le sue basi nella fede ma nella scienza, da cui dovrebbe scaturire una politica positiva in grado di garantire ordine e progresso.La trasformazione sociale deve collegarsi strettamente  ai processi di innovazione tecnico-scientifica che rappresentano la maggiore garanzia di progresso, di emarginazione dei ceti parassitari e di affermazione delle classi produttive. I Positivisti, poi, al contrario dei socialisti, dei comunisti e degli anarchici, ritengono la borghesia come l'espressione stessa della modernità e il momento più alto raggiunto dalla civiltà.La fiducia nella scienza e in una visione positiva diverranno un'arma contro lo spiritualismo e il tradizionalismo filosofico, trasformandosi in polemica anticlericale.Si afferma anche un nuovo modello di intellettuale, identificato nello scienziato, nell'ingegnere, nel medico e nel maestro: tutte figure impegnate a sradicate dalla società le malattie  e l'ignoranza, a creare nuove condizioni di sicurezza e salute.



La filosofia positivista

 Le caratteristiche principali sono:

a)  l'idea che solo il sapere ed i procedimenti delle scienze siano concreti e ricchi di risultati (positivi).

Il primato della scienza è frutto del suo grande sviluppo, sul piano sia teorico che pratico e dei successi.

      b)  una nuova divisione dei compiti fra scienza e filosofia, in cui alla scienza sia affidato il compito di fornire                       

la conoscenza empirica della realtà e alla filosofia quello di analizzare le leggi generali scoperte dalle

scienze.Il Positivismo nega alla filosofia un autonomo spazio di conoscenza e le attribuisce solo il compito di riflettere sui metodi e sui risultati della scienza, cercando di stabilire i principi comuni e di estendere l'ambito di applicazione della scienza stessa nella società nella società e nella cultura in modo che possa prevalere uno spirito scientifico.

c)      la convinzione che il sapere scientifico debba diventare anche modello e strumento per una                   

riorganizzazione della società.

      La filosofia positiva  vuole  che ci si attenga solo a ciò che è osservabile o che è deducibile da ciò che è 

      Osservabile o che è deducibile da ciò che è osservabile.La conoscenza può riguardare solo fenomeni e relazioni tra i fenomeni.Il primato della scienza è dovuto alla sua capacità  di guardare ai fatti, ai fenomeni, e di cogliere le leggi naturali.Ciò che pretendiamo di conoscere deve essere verificato empiricamente: ha valore solo la conoscenza dei fatti, solo essa è certa è premunisce dal verbalismo e dall'errore.Ne consegue un'aperta critica alla metafisica, da cui viene proclamato il definitivo superamento.Per i Positivisti l'arte è attività sentimentale, è fattore di progresso.Pur essendo diversa dalla scienza non è ad essa contrapposta.

Auguste Comte: la riorganizzazione spirituale della società

Nello spazio vuoto lasciato dall'ancien regime vuole porre l'edificio della scienza. Politica, morale e filosofia

debbono concorrere a creare la felicità sociale.La base di questa società è l'industria, ordine e progresso ne sono le caratteristiche principali.

La legge dei tre stadi

Ogni campo del sapere ha attraversato 3 stadi teorici: lo stadio teologico, quello metafisico e quello positivo.

Lo stadio teologico (o fittizio): in esso gli uomini hanno mostrato interesse per le questioni più inaccessibili.Hanno prodotto, grazie all'immaginazione, delle conoscenze assolute, concernenti l'origine e le cause prime della realtà.Prevalevano il potere spirituale del papato e il potere temporale di una casta feudale

o militare.I 2 poteri, costituiti nello stesso periodo, sono entrati in crisi contemporaneamente, a riprova del fatto che essi erano legati l'un l'altro.Con la loro crisi si è aperto un lungo periodo di transizione: quello dello stadio metafisico (o astratto):nel quale gli uomini hanno sostituito la fantasia con la ragione e gli agenti sovrannaturali

con entità e forze astratte, considerate generatrici dei fenomeni.In questa fase è prevalse più la capacità di argomentare che quella di osservare. I principi più importanti sono la libertà di coscienza e la sovranità del popolo.Solo entrando nello stadio positivo(o scientifico) l'umanità può costituire il nuovo.Positivo, secondo Comte, è tutto ciò che è reale, certo, preciso.Principio è la razionalità scientifica, cioè un sapere fondato sull'esperienza, ancorato a fatti osservabili e alle leggi invariabili che li collegano.

I compiti della filosofia

E' la scienza generale, di cui le scienze particolari sono parti.Non ha competenze specifiche ma il suo compito principale è comprendere il senso dello sviluppo scientifico e contribuire a promuoverlo.

La classificazione delle scienze

Vi sono 5 scienze principali: l'astronomia, la fisica, la chimica, la biologia e la sociologia.La matematica è considerata la scienza per eccellenza, costituendo uno studio base.Esistono due metodi di classificazione delle scienze: naturale e storico.Col I si dispongono le scienze nell'ordine del loro concatenamento naturale nei loro rapporti di dipendenza.Con il II si colloca ogni scienza secondo l'ordine storico di passaggio allo stadio positivo.Dal punto di vista naturale il criterio di classificazione è quello della semplicità decrescente e della complessità crescente. La logica non può essere una disciplina a sé in quanto non esiste un sistema di regole astratte.La psicologia viene negata e definita illusoria poiché è impossibile che il pensiero umano osservi se stesso.

La sociologia

Rappresenta il culmine del sistema delle scienze.Deve considerare i fenomeni sociali come se fossero naturali, cioè regolati da leggi necessarie.Si divide in statica (teoria dell'ordine sociale)                                        e in dinamica (teoria del progresso ) : la prima studia le relazioni che esistono tra le istituzioni, la seconda le evoluzioni delle stesse istituzioni.

Morale e politica

La morale è il legame della società e rappresenta il 7° grado del sistema delle scienze.La morale cristiana ha fatto il suo tempo.Deve cominciare l'era della morale terrena e positiva.A guidare la politica dovranno essere

Gli imprenditori , ai quali spetterà il potere temporale, mentre quello spirituale spetterà agli scienziati.L'antagonismo tra imprenditori e operai è considerato il più pericoloso dei vizi collegati all'evoluzione industriale.

L'umanità come Grande Essere

L'umanità è il Grande Essere in cui si raccolgono  le generazioni, è costituita più da morti che da vivi,in essa ogni individuo deve identificarsi superando i propri egoismi.


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