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Eugenio Montale

letteratura


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Eugenio Montale

Eugenio Montale

La parola e il significato della poesia

Le poesie degli Ossi di seppia si segnalano per la notevole originalità che nasce da una rielaborazione della tradizione. Se Ungaretti parte dalla distruzione del verso tradizionale per riscoprire la forza della parola e fa di essa uno strumento di liberazione, capace di attingere alle fonti dell'assoluto. Secondo Montale, però, si tratta di una soluzione ottimistica, essendoci tra l'uomo e l'assoluto una realtà ineliminabile. La parola non può quindi aspirare a raggiungere direttamente l'assoluto, ma deve prima confrontarsi con il reale, che costituisce l'unica barriera in cui è impigliata. La parola di Montale indica con precisione oggetti indefiniti e concreti, stabilendo tra essi rapporti complessi.

La poesia di Montale è una poetica delle cose, e leggendo la prima poesia di Ossi di seppia è evidente l'atteggiamento polemico nei confronti dei "poeti laureati" che usano nomi astratti e un linguaggio ricercato. A differenza di Pascoli, però, non guarda gli oggetti con gli occhi del fanciullino, ma essi diventano degli emblemi in cui è già scritto il destino dell'uomo, nell'infelicità di una condanna esistenziale che non può offrire certezze o illusioni. Di conseguenza, la natura conserva quel senso di aridità e di paralisi che Montale attribuisce alla vita umana in genere.

A differenza dell'analogia ungarettiana, Montale utilizza il "correlativo oggettivo", in quanto anche gli oggetti più astratti trovano la loro definizione in oggetti concreti. Ad esempio, in Spesso il male di vivere ho incontrato, il male di vivere non viene rappresentato come una figura astratta, ma come un incontro che si fa lungo il cammino della vita e anche le immagini presenti nella poesia sono concrete. L'espressine è ripresa anche da T.S. Eliot. Il simbolismo di montale potrebbe anche essere visto come una forma nuova di allegoria, in cui elementi della natura rappresentano condizioni spirituali.



Per quanto concerne la dimensione religiosa Montale sostituisce alla Provvidenza di Manzoni e Dante la "divina Indifferenza" che resta passiva di fronte alle sofferenze degli uomini.

Il tono è sempre discorsivo e colloquiale, e presuppone la presenza di un lettore, dati i continui verbi alla 2°sing o i ripetuti "tu". Questo rapporto indica la volontà di trovare un'intesa, in modo da coinvolgere il lettore nelle sofferenze dell'autore. Però, proprio perché riflette queste realtà esistenziali inconoscibili, secondo Montale la poesia non può comunicare nulla à rifiuto dell'immagine del "poeta-vate" e di ogni concezione della poesia come forma di elevazione spirituale. La poesia viene invece proposta come conoscenza in negativo, priva di certezze. La sua funzione è quella di indagare la condizione dell'uomo del novecento, assumendo il valore di testimonianza. Questo ruolo deriva dall'atteggiamento assunto da Montale nel suo rapporto con la crisi di valori della società: anche se senza speranza, resta intatta la fiducia nella ragione.

Scelte formali e sviluppi tematici

Rifiutate le soluzioni d'avanguardia, Montale resta fedele ad una nozione di stile identificata con la lucidità della ragione e la dignità dell'uomo. Non viene rifiutato il verso libero, ma viene concesso spazio ai versi tradizionali e viene reintrodotto l'endecasillabo sciolto. La rima è formalmente rifiutata ma viene spesso usata, il linguaggio è  comune ma spesso si "eleva", con termini più rari e preziosi. La sua è una scelta plurilinguistica (Dante) che si oppone al monolinguismo  di Ungaretti (Leopardi-Petrarca). L'equilibrio cercato da Montale rappresenta l'esigenza di un controllo dell'intelligenza contro l'irruzione del caos. Tutte queste caratteristiche comuni le ritroviamo nelle 3 principali raccolte di Montale, che comunque presentano spiccati tratti distintivi.

Ossi di seppia: simboleggiano l'aridità dell'universo montaliano, attraverso la traccia che resta dopo l'azione di logoramento della natura; alludono al carattere volutamente povero dell'ispirazione, concentrata sul brullo e spoglio paesaggio ligure. Questo è arido, tormentato dal sole, che en rende quasi irreali i contorni, caricandoli di valenze metafisiche ed esistenziali. Le cose però non svelano il segreto della loro presenza e neppure la memoria riesce a recare conforto, cancellata dallo scorrere del tempo.




Le occasioni: il titolo allude a degli eventi che avrebbero potuto essere importanti per il poeta, ma che lui non è riuscito a sfruttare. A lui non resta che affidare a delle figure femminili la sua speranza. Ora la poesia, che prima si risolveva nel rapporto uomo-natura, abbraccia orizzonti più ampi. L'attesa è ancora deludente , in quanto, nel complicarsi delle relazioni umane, anche i simboli di vita gioiosa vedono offuscare la loro luce. Si approfondisce ancora di più il solco che la memoria ha scavato con il passato.

La bufera e altro: raccolta in cui si conclude la ricerca poetica montaliana. Il titolo allude allo sconvolgimento della guerra, che, pur distruttiva e quant'altro è stato sempre un avvenimento, tra i tanti che sconvolgono il destino doloroso dell'uomo. Il poeta conferma la visione pessimistica della storia e ritiene che essa non possa recare speranze di salvezza. Piccolo testamento esclude ogni compromesso con la partecipazione e l'impegno politico. La poesia non è  altro che testimonianza, la sola consentita nel mondo dominato dall'incertezza e dalla contraddizione.

In particolare, nelle ultime due raccolte abbiamo una sintassi che si complica ulteriormente in quanto deve accogliere i nessi sempre più difficoltosi tra le parole, la simbologia degli oggetti si fa oscura ed indecifrabile. L'oggetto si trasforma in un talismano a cui spetta il compito di mediare il rapporto tra il mondo sensibile e l'inconoscibile. Al "tu" generico interlocutore si sostituisce la figura femminile, che diventa il destinatario privilegiato della poesia, e assume quasi una connotazione divina.







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