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RELAZIONE DI RELIGIONE - Descrivo i vari comportamenti dei personaggi

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RELAZIONE DI RELIGIONE

Descrivo i vari comportamenti dei personaggi.

Il figlio minore

Il figlio minore non presenta un'unica identità nel corso di tutta la parabola, ma durante il suo viaggio riflette e cambia dentro di sé. Il passo finale della sua "metamorfosi" è l'esatto istante in cui il figlio ".rientra in sé e capisce.". Quel momento rappresenta esattamente il culmine del cambiamento del figlio.

Si può dire che l'attimo divide il comportamento del figlio:

Prima della sua comprensione è ovvio che il figlio non si pone 252i87c le domande ultime dell'esistenza: il suo sguardo non va oltre ai "confini dei campi"  del padre che rappresentano per lui una "barriera" da cui non vede uscita. Invece di cercare di capire che la sua vita è lì, il suo lavoro, suo padre e tutti i valori che necessità sono intorno a lui, il figlio decide di cercare la libertà nel "paese lontano", lontano appunto da sé. Il figlio chiede al padre l'eredità che gli spetta e parte.

Il figlio nega le domande ultime sin dal principio della loro esistenza e questo comporta di conseguenza una rottura con il passato in modo radicale e definitivo.

Ma il figlio non si ferma qua. Passa il tempo e sperpera ogni ricchezza. Crede di essere finalmente libero e quindi non si ferma davanti a niente. Quando finì tutte le ricchezze arrivò una carestia che è il primo passo della conversione. Quando si rende conto che è costretto alla fame ed è ridotto alla schiavitù capisce il suo errore ed ha la forza di rientrare in sé e pentirsi.



Lontano da suo padre e dalla sua casa si sente solo e abbandonato nel paese lontano, e subito vuole tornare dal padre.. Tornare a casa!

Il ritorno a casa del figlio minore è molto evidente. si colgono subito tutti i suoi peccati ed è facile puntare il dito contro dicendo che ha sbagliato. Ma il figlio non vuole il perdono, vuole solo tornare a casa ed è anche disposto a essere considerato loro servo, servo del suo stesso padre, pur di essere a casa. Infatti l'autore J. M. Nouwen  calca molto su questo ritorno a casa dei due figli sottolineando le loro differenze e le loro somiglianze.

Il figlio maggiore

Il figlio maggiore è un peccatore tanto quanto suo fratello minore.

A differenza del fratello però, lui non presenta un cambiamento né radicale né minimo durante l'arco dell'intera parabola, il suo comportamento non muta.

Il figlio maggiore guarda con sdegno e superiorità il figlio minore, accusandolo e disprezzandolo nello stesso tempo. Il figlio maggiore pecca di un peccato più interno a sé, lui fisicamente non si allontana mai di casa, non chiede l'eredità al padre né vuole essere libero e sperperare ricchezze. Eppure, nonostante è l'esatto opposto del fratello ripete il suo stesso errore: si allontana da casa.

Il figlio maggiore si comporta secondo le regole del padre per dimostrare a tutti che lui è il figlio perfetto, che non pecca e che rispetta la famiglia e i valori, eppure dentro di lui le cose non sono così. Si capisce solo alla fine che il figlio maggiore è invidioso del figlio minore sebbene lo disprezzi. Il figlio maggiore si domanda cm il padre possa perdonare suo fratello dopo tutto quello che ha fatto e non possa elogiare lui anche se si è comportato secondo le regole.

Il figlio maggiore non pecca di atteggiamenti irragionevoli, ma bensì di invidia, questo lo porta a non sentirsi libero. In conclusione si può dire che anche il figlio maggiore si allontana dal padre e dalla casa perché non rispetta più la sua famiglia  e i suoi valora, anche lui ha bisogno di tornare a casa e chiedere il perdono del padre e tornare nella "luce", cioè nel perdono.




Il padre

Il padre è l'unica figura positiva dell'intera parabola, non commette mai peccati, viceversa accoglie tutti i figli nella sua "casa" (con il doppio significato) a braccia aperte senza applicare pregiudizi e preconcetti. Esso incarna in modo chiaro ed esemplare il perdono e la giustizia divina. Il pittore lo rappresenta leggermente a sinistra della tela, in contrapposizione a tutte le altre figure del quadro. Il padre dietro a sé ha un alone  scuro, ma lui è perfettamente illuminato da una luce calda che avvolge tutta la figura padre-figlio. Partendo dalla rappresentazione del padre ad opera di Rembrandt si può descrivere, senza tralasciare niente, tutto il carattere del padre, come ha fatto lo stesso autore Nouwen. Partendo dalla faccia si capisce che il padre è vecchio, vuol dire che ha sulle spalle molti anni di vita e magari ha sopportato tante sofferenze, in primis "la morte del figlio minore". Scendendo con lo sguardo si nota il rosso acceso del mantello, che avvolge il vecchio con tutto il suo calore. Questo rosso circonda la luce bianca e con essa crea un'unica figura staccata dal resto del gruppo delle persone accanto. Le mani del padre poggiano sul figlio in modo molto differente tra loro. La mano destra è leggera ed a dita chiuse, poggia al corpo del figlio tenendolo vicino a sé, mentre la mano sinistra è più grande rispetto all'altra, è più larga perché le dita sono aperte e sembrano quasi premere sul corpo.

Il padre poi non presenta preferenza alcuna tra i due. Lui va incontro al figlio minore e ordina di allestire una festa in suo onore, ma successivamente, vedendo che il figlio maggiore non partecipava, lo incontra sui campi e gli spiega il perché di tanta gioia. Il padre vuole che entrambi i figli partecipano alla festa e la gioia di rivedere uno, non esclude la voglia di festeggiare con l'altro.

Si può quindi dire che il padre rappresenta Dio, o se non altro è in lui lo spirito santo perché si comporta esattamente secondo le regole di Dio e di Gesù.







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