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EBRAISMO - L'interpretazione della legge

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EBRAISMO - L'interpretazione della legge

EBRAISMO

                                                         L'interpretazione della legge                                                                                                Con la Torah scritta è stata trasmessa di generazione in generazione una cospicua tradizione orale, che ad un certo punto venne redatta e ordinata p 939i84j er timore che andasse perduta.La prima codificazione della Torah orale si chiama Mishna e raccoglie le principali opinioni degli scribi e dei rabbini sui problemi della legge. Iniziata nel II sec. d.C. e frutto di almeno quattro secoli d'interpretazione della Torah, essa fu caratterizzata soprattutto dall'insegnamento di una delle scuole del fariseismo, quella di Hillel. Gli argomenti che tratta sono agricoltura, feste, proprietà e affari legali, ruolo della donna, tempio e impurità.

Le feste principali

Le feste ebraiche si svolgono al ritmo delle stagioni, specialmente in primavera e autunno. Hanno un carattere storico, agricolo e religioso. Le più importanti sono quelle di origine biblica. Tra quelle austere e solenni anzitutto il Capodanno, che cade in autunno e ricorda la creazione e il giudizio di dio sul mondo. Nella sinagoga, ove per l'occasione prevale il colore bianco, si suona un corno di montone (shofar), a ricordo del sacrificio di Isacco, che per gli ebrei è il massimo segno umano di dedizione alla divinità. E' usanza mangiare mele immerse nel miele e augurare un felice anno nuovo agli altri.



I dieci giorni successivi vengono dedicati al silenzio, alla riflessione sul proprio passato e quindi al pentimento, fino al momento del Kippur (o espiazione), che è il più sacro del calendario ebraico, in cui si celebra il perdono di dio per il peccato del vitello d'oro. Coperto di una veste bianca, il fedele passa tutto il giorno nella sinagoga a confessare i propri peccati e a chiedere d'essere liberato dagli impegni o dai voti non rispettati l'anno precedente: normalmente resta a digiuno per almeno 25 ore. A volte, in quest'occasione, anche i meno praticanti si ritrovano in sinagoga.

Un'altra festa molto importante è la Pasqua, che si celebra per 7-8 giorni in marzo-aprile, a ricordo della liberazione dalla schiavitù egiziana. Alla vigilia si fanno grandi pulizie nelle case e si distrugge qualunque sostanza lievitata. Il significato agricolo di questa festa era quello dell'inizio della mietitura dell'orzo, di cui si portavano le primizie al tempio: festa degli azzimi, si chiamava. Vi si offrivano anche i primogeniti delle greggi. Oggi tende a prevalere il significato storico-religioso (nei kibbuz ** la si celebra ricordando anche la rivolta del ghetto di Varsavia e la guerra d'indipendenza d'Israele).

Sulla tavola viene preparato un vassoio con tre pani azzimi, una zampa di agnello in ricordo del sacrificio pasquale, un uovo sodo, segno di lutto per la distruzione del tempio, erbe amare intinte nell'aceto, in memoria della vita di stenti sotto il faraone, la marmellata di frutta, che ricorda la paglia mescolata all'argilla per fare i mattoni. La cerimonia, che ha pure un valore didattico, in quanto i genitori rispondono alle domande rituali dei bambini sul significato di queste pietanze, incomincia con la benedizione del vino e si chiude con la recitazione di alcuni salmi. E' tradizione lasciare un posto vuoto a tavola, la porta aperta e mettere da parte un bicchiere di vino per il profeta Elia, di cui si attende il ritorno in qualità di precursore del messia.

Alla Pasqua segue un periodo di 7 settimane di lutto, associato al fallimento della rivolta ebraica contro Roma nel II sec. d.C. Dopodiché si celebra la Pentecoste, festa agricola delle primizie e festa religiosa che commemora l'istituzione della legge sul Sinai. Le case e le sinagoghe (qui si leggono i Dieci comandamenti e il libro di Ruth) sono decorate con fiori e piante. Si consumano pasti a base di latticini.

Il ringraziamento per il raccolto avviene in settembre-ottobre con la festa delle Capanne (o tabernacoli), in memoria dell'esodo nel deserto, allorché gli ebrei vivevano in capanne di frasche e tende, oggi ricostruite, per l'occasione, sui balconi delle case o nei cortili. In sinagoga si cantano inni di lode, agitando verso i quattro punti cardinali dei rametti di palma, salice, mirto e cedro. Per quattro giorni si percorrono circa 40 km nei dintorni di Gerusalemme per ritrovarsi poi nelle vie del centro.

Allo scadere dell'ottavo giorno si celebra l'Esultanza della legge, una festa in cui, dopo aver preso i rotoli dal tabernacolo, si balla e si canta portandoli in processione. In questo giorno finisce la lettura annuale del Pentateuco e si ricomincia coi primi versetti del Genesi.

Tra le feste minori meritano d'essere ricordate i Purim (significa "sorte"), che cade in febbraio-marzo e che commemora il trionfo di Ester e Mardocheo su Aman. In sinagoga si legge il libro di Ester e ogni volta che ricorre il nome di Aman i ragazzi fanno rumore o giocano. Per i travestimenti usati la festa assomiglia al nostro carnevale. Vi si scambiano doni e si fanno elemosine ai poveri.

Infine la festa delle Luci (o Dedicazione), che si celebra in dicembre, a ricordo sia della vittoria di Giuda Maccabeo sui siriani che della conseguente purificazione del tempio. E' d'uso farsi dei regali e accendere su un candelabro con otto bracci una candela ogni sera, fino all'ottava, a immagine della fedeltà ebraica alla legge.

Importantissima è anche la festività del sabato, che inizia il venerdì al tramonto. Con essa si commemora il riposo divino del settimo giorno nella creazione dell'universo e la liberazione dalla schiavitù egizia. E' un giorno di meditazione e di riflessione sulla propria vita. Occorre astenersi da qualunque attività lavorativa (professionale, manuale, commerciale, ecc.), al punto che non si può neppure trasportare qualcosa o attivare circuiti elettrici o intraprendere lunghi viaggi. In casa si accendono candele, si recitano preghiere, si benedicono il vino e i pani rituali, che simboleggiano la manna del deserto. E' d'obbligo consumare carne.

Fra le nuove tradizioni la più importante è quella dell'Indipendenza d'Israele, che si festeggia circa 15 giorni dopo pasqua. Si fanno balli popolari, sfilate militari e la veglia sulla tomba di T. Herzl (creatore del movimento sionista e "padre" dello Stato d'Israele). Giornate celebrative sono dedicate ai martiri del nazismo e ai combattenti per l'indipendenza. A partire dal giugno 1967 nello spiazzo del muro del tempio i cadetti dell'esercito vengono a prestare giuramento all'atto della loro promozione.



Preghiere, riti e vita quotidiana

Secondo la legge ortodossa ebraica, ebreo è chi nasce da madre ebraica, anche se è possibile diventarlo mediante la conversione: la discendenza per via maschile non ha mai avuto per l'ebraismo alcun significato, né giuridico né morale. Ciò che conta è il legame di sangue. L'ottavo giorno dopo la nascita (può cadere anche di sabato), il maschio dev'essere circonciso (anche l'adulto che si converte). Qui gli viene imposto il nome. Il rituale purificatorio durerà di meno di quello riservato alla femmina, per la quale non sono previsti riti ammessi riti analoghi, tipo infibulazione o clitoridectomia.

Verso i cinque anni il bambino viene inviato a scuola di religione nella sinagoga, ove studierà l'ebraico e i testi sacri. All'età di 13 anni diventa "responsabile": il sabato successivo al compleanno leggerà per la prima volta in sinagoga un brano del rotolo della Torah. D'ora in poi dovrà adempiere tutti i doveri di un ebreo e potrà essere uno dei dieci uomini adulti richiesti per la recita di una preghiera pubblica. Le ragazze invece diventano maggiorenni a 12 anni e la loro educazione religiosa è più sommaria.

I precetti religiosi che gli ebrei dovrebbero seguire sono 613, provenienti dalla Torah scritta e orale: 248 in positivo (ciò che si deve fare) e 365 in negativo. Naturalmente nessuno li può rispettare in toto, per cui si suppone che sia il popolo nel suo complesso a farlo.

L'ebreo devoto prega tre volte al giorno: mattino, pomeriggio e sera, a casa o in sinagoga, in piedi o in ginocchio o prostrato col viso a terra, rivolto verso est (e se è uomo, col capo coperto). L'atto di fede, ovvero il primo e unico articolo della fede giudaica è lo Shemà, che inizia con le parole: "Ascolta Israele, l'Eterno è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze"(cfr Dt 6,4-9). Preghiera, questa, recitata ogni giorno dagli ebrei praticanti.

La preghiera pubblica, in sinagoga, è presieduta dal rabbino, che ha un'autorità magisteriale e giuridica, ma può essere diretta da un ministro officiante che abbia superato i 13 anni, che sappia leggere l'ebraico e che sia possibilmente intonato. La lettura della Torah, divisa in sezioni settimanali, viene fatta di lunedì, giovedì e sabato.

I rabbini sono dei maestri incaricati dell'insegnamento e della predicazione, possono anche spiegare, interpretare e reintegrare la legge, ma non hanno carattere sacerdotale. Da quasi duemila anni gli ebrei non hanno intermediari fra loro e dio: la confessione dei peccati, in questo senso, è simile a quella del mondo protestante. D'altra parte prima della diaspora avevano sacerdoti solo al tempio, con funzioni relative ai riti, alla cura dell'edificio, riscossione delle tasse e benedizione dei fedeli.

L'avvenimento più importante della vita familiare, visto quasi come un atto obbligatorio, è il matrimonio. Già il fidanzamento ha un valore legale civile. Lo scioglimento unilaterale ingiustificato del fidanzamento è punito con durezza. La cerimonia del matrimonio prevede prima la firma del contratto, in cui lo sposo s'impegna nei confronti della sposa, poi il rito religioso vero e proprio, durante il quale viene rotto un bicchiere di cristallo, per rievocare la distruzione del tempio (anche in un giorno così felice non bisogna mai dimenticare la sciagura che provocò la grande diaspora). Il divorzio è ammesso e consiste in un documento scritto e firmato da due testimoni che il marito consegna alla moglie liberandola da ogni obbligo coniugale verso di lui. Nella maggior parte dei Paesi bisogna prima ottenere il divorzio civile. L'ebraismo impedisce alla donna di prendere l'iniziativa del divorzio, ma i tribunali tendono a condannare l'uomo che rifiuta un giustificato consenso alla separazione.

Ultimo rito nella vita dell'ebreo è quello funebre. I parenti iniziano il lutto facendo l'atto di stracciarsi i vestiti e astenendosi dal culto pubblico. Dopo essere stata deposta sul pavimento, lavata e avvolta in un abito speciale, col volto coperto, la salma viene seppellita, entro 24 ore dalla morte, nella terra: vietati la cremazione, i loculi e le sepolture temporanee. Dopo un anno cessa il lutto e si pone la lapide sulla tomba. Il lutto stretto dura una settimana, durante la quale i parenti siedono su sedie basse o anche sul pavimento. Poco significativa nell'ebraismo la dottrina dell'immortalità dell'anima o della resurrezione dei corpi. Scarsissimi i riferimenti alla vita ultraterrena.




Il ruolo della donna

L'ebraismo non concepisce la donna in sé, ma nel suo ruolo di moglie e madre, soprattutto in quello di madre. La sterilità è considerata una maledizione, la castità un valore negativo. I rapporti prematrimoniali e la convivenza non formalizzata nel matrimonio sono malvisti. Vietati la prostituzione e l'uso commerciale del corpo femminile.

La Torah permette alla donna di consacrarsi al suo ruolo di madre, dispensandola da un certo numero di obblighi rituali. L'educazione morale dei figli e la protezione della famiglia intesa come ambiente sacro, sono affidate interamente a lei. Suo dovere è quello di salvaguardare la purezza religiosa della casa, garantendo ad es. che il cibo consumato sia conforme alle leggi alimentari. Nelle famiglie osservanti è sempre la donna ad accendere e benedire le candele del sabato. Il dovere della procreazione è maschile non femminile, ovvero l'iniziativa dei rapporti fisici è soggetta alla volontà della donna.

La tradizione biblica assicura alla donna diritti di proprietà e posizione sociale: essa fu banchiera nel Trecento, medico e artista nel Cinquecento, esploratrice e letterata nell'Ottocento. In Italia ha militato nelle file dei carbonari e dei partigiani. Dal 1969 al 1974 Israele ha avuto come primo ministro Golda Meir. A Tel Aviv, dal 1985, c'è un rabbino donna. La stessa Assemblea rabbinica d'America, che pur è una corrente conservatrice, ha deciso, dopo un sondaggio, di aprire il rabbinato alle donne. Da notare che l'ebraismo non ha mai conosciuto roghi e caccia alle streghe come l'occidente cattolico e protestante.

Prescrizioni alimentari

Le prescrizioni e i riti alimentari sono abbastanza complicati. L'ebreo osservante ha l'obbligo di mangiare carne solo di animali "puri", cioè di quelli dal piede biforcuto o, se mammiferi, che siano ruminanti. I pesci debbono avere scaglie e pinne (crostacei e frutti di mare sono proibiti). Assolutamente vietati il maiale, il cinghiale, il cammello, il cavallo, il cane, il gatto, la lepre, gli insetti..., il loro latte e/o le loro uova, nonché verdura e frutta ch'essi hanno toccato (elenco e disposizioni complete in Levitico 11 e Deuteronomio 14).

Gli animali "puri" (agnello, carne bovina e pollame) devono essere macellati con il taglio dell'esofago e della trachea: il sangue, il sevo e l'intera parte posteriore non vanno consumati. Dopo la macellazione, la carne viene immersa in acqua fredda e salata per eliminare il sangue rimasto. Il salame d'oca è fra gli alimenti più usati. E' vietato anche il consumo contemporaneo di carne e formaggio, latte e caffè. Il miele è consentito perché considerato sostanza vegetale che le api si limitano a trasformare. Il vino dev'essere a fermentazione naturale, non mescolato ad altro vino o altre sostanze. Regole severissime vigono anche al momento della preparazione e del lavaggio dei piatti.

Gli ebrei si diversificano tra loro soprattutto nell'osservanza di queste leggi alimentari: alcuni non le seguono per niente; altri si astengono dal cibo espressamente proibito, ma non si preoccupano di avere in cucina due servizi distinti di piatti (per la carne e per i prodotti caseari) e i due rispettivi lavandini. Solo gli ebrei ortodossi sono meticolosi anche in questo campo.

Il calendario

E' di tipo lunisolare, basandosi sia sulle fasi lunari (mesi) che sul ciclo solare (anni). L'anno ebraico può essere di due tipi: "comune", cioè di 12 mesi per un totale di 353-4-5 giorni, a seconda che sia corto, regolare, lungo; oppure "embolismico", cioè di 13 mesi, per un totale di 383-4-5 giorni. Dodici anni "comuni" s'intercalano con sette "embolismici", formando un ciclo di 19 anni che si ripete con le stesse alternanze. In pratica, per far cadere le feste nella stagione giusta si aggiunge ogni 19 mesi un mese supplementare. Il primo degli anni lunisolari corrisponde al 3760 a.C., era israelitica della creazione del mondo. Così, ad es., il 5747 è iniziato sabato 4 ottobre 1986.







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