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DIRITTO COMMERCILE 13/03/2007

economia


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DIRITTO COMMERCILE 13/03/2007

Rapporti di natura commerciale sono quei rapporti che attraverso la produzione e/o lo scambio, attengono alla predisposizione di beni o di servizi per il mercato per il mercato generale.

Sono quei rapporti diretti a soddisfare i bisogni e gli interessi generali, comuni all' intera collettività.

Il diritto commerciale è quel complesso di norme che regolano questi rapporti.

Nell' ambito di questi rapporti vanno compresi anche quei rapporti che realizzano una funzione intermediaria che nel gergo tecnico si dice settore terziario.

La predisposizione di servizi e beni per il mercato generale                           l'oggetto di un' attività professionale che si intrinseca in un apposita organizzazione, nel senso che vi è una organizzazione che si crea per predisporre i servizi e i beni per il mercato generale.

Quando si parla di disciplina, cioè di regolamentazione di rapporti commerciali, l' accento logico della disciplina può cadere sulla disciplina dell'organizzazione ovvero sui singoli atti.

Quando si vuole creare un complesso di norme che riguardano il settore per la predisposizione dei beni e dei servizi per il mercato generale, la disciplina può regolare l'attività professionale tendente ad organizzare questi beni o servizi oppure può e in questo caso si guarda al soggetto che esercita questo tipo di attività, quindi è una disciplina tendente a dettare regole a quelle persone che destinano la loro attività alla predisposizione di beni e servizi per il mercato generale.



La  disciplina può anche non guardare colui che si occupa della predisposizione dei bei e dei servizi per il mercato generale, ma può guardare ai singoli atti che sono destinati al soddisfacimento dei bisogni collettivi e quindi del mercato generale.

La disciplina può avere come fulcro il soggetto imprenditore oppure i singoli atti di impresa, ovvero ci si limita a regolare il contratto di appalto senza guardare se quel soggetto che esercita professionalmente quella attività, ma si limita a regolare i singoli atti che per loro natura hanno una funzione commerciale.

Come è nato il diritto commerciale.

Si parte dal diritto romano, che presenta un economia prevalentemente agricola, in cui non vi è una vera propria disciplina di rapporti commerciali non c'era in quanto era un economia statica, non c'era un agile circolazione della ricchezza.

Differenze tra diritto privato e diritto commerciale

 

*      Il diritto privato nasce ed è fondamentalmente un diritto che tenda a regolare rapporti che vanno inquadrato da un punto di vista statico: è il diritto di proprietà che è il fulcro del diritto privato.

*     Il diritto commerciale è un diritto che ha come caratteristica la dinamicità, tende ad avere come obbiettivo la circolazione della ricchezza, che quanto più circola la ricchezza più ci sono concetti economici, quanto più circolano beni più si crea ricchezza.

A volte il diritto commerciale si crea prima nella pratica e poi viene recepito nella legislazione.

Il diritto commerciale ha come principale caratteristica la dinamicità dei rapporti, la dove nel diritto privato vi è la staticità dei rapporti come caratteristica principale.

In epoca romana norme vere e proprie non vi erano, ma esisteva il Pretor il quale modellava, rispetta al caso singolo, la decisione,  giudicava secondo l'equità.

[In  pratica il diritto romano era simile all'attuale diritto anglosassone (Common Law)]

Con l'avvento dei barbari e la scomparsa del Pretor si creò un ordine incerto. Man mano che si incrementava lo sviluppo dei traffici nascevano mercanti, artigiani che si organizzavano tra loro in Corporazioni o Arti.

Queste organizzazioni cominciarono a farsi una sorta di arbitrario interno, cioè eleggevano un Console che doveva risolvere le questioni che nascevano tra i vari mercati.

Tutte le decisioni prese dal Console vennero raccolte nei cosiddetti Statuti, che erano riferimenti per risolvere casi singoli, finche non nacquero veri e propri Istituti.

In quanto queste regolamentazioni creavano modelli di definizione di controverse che poteva finire con il conseguire un vero e proprio Istituto.

Come si può immaginare i mercanti e gli artigiani iniziarono ad acquisire potere economico al quale prosegue un potere politico, questo perché si incominciò ad imporsi che se due soggetti erano in dibattito e uno dei due era iscritto alle Corporazioni e l'altro no, l'altro anche se non iscritto doveva assoggettarsi alla giurisdizione della Corporazione del soggetto iscritto.




Quindi se cresce il potere politico cresce anche il potere delle Corporazioni come Istituzioni e si va ad affermare il principio che chiunque svolgesse una attività che fosse oggetto di quella medesima Corporazione anche se non iscritto alla Corporazione se la materia riguardava la Corporazione anche se nessuno dei contendenti era iscritto, in ogni caso dovevano essere assoggettati alla giurisdizione del console di quella Corporazione.

Tutto questo si va a modificare dopo la rivoluzione francese che sancisce il "codice napoleonico",che regolamentano i rapporti di natura commerciale in modo oggettivo.

Vengono individuati 24 atti o categorie di atti, i quali chiunque compie questi atti vengono regolamentati da questo codice.

Questo codice viene recepito nella nostra legislazione nel 1865 e nel 1882, nel senso che esiste un doppio codice, ovvero un codice civile e un codice commerciale.

Quindi alcuni rapporti venivano regolamentati dal codice civile altri dal codice commerciale, ma vi erano rapporti che avevano apparentemente la stessa natura e quindi potevano essere regolamentari da entrambi i codici.

La compravendita era regolata da entrambi i codici. La differenza stava nel fatto che la compravendita pura e semplice per mantenere e conservare era disciplinata dal codice commerciale, la compra per la rivendita era disciplinata dal codice commerciale.

Vi era anche una diversa disciplina per le obbligazioni a seconda se erano obbligazioni civili o commerciali.

Il principio generale delle obbligazioni, se vi sono più obbligati che devono ad una persona una certa somma, è il principio di solidarietà.

Il fenomeno opposto alla solidarietà è la parziarietà (nel senso che se sono creditore di A e b, posso chiedere sia ad A che a B il 50% della somma che avanzo).

Questo principio costituiva la differenziazione, per quanto riguarda le obbligazione, del codice civile (principio della parziarietà) e del codice commerciale (principio di solidarietà).

La risoluzione dell'adempimento nel codice civile il principio era che se i rapporti obbligatori l'inadempimento provocava la risoluzione del contratto , ma questo non era vero nei rapporti commerciale, perché l'imprenditore aveva un margine per recuperare l'inadempimento.

Nel codice civile, gli interessi non maturavano se non nel momento in cui l'individuo che ne aveva diritto non facesse un atto di costituzione in mora.

Nel codice commerciale, gli interessi legali scattavano automaticamente nel momento in cui scadeva il termine.

Il codice civile e commerciale erano regolati da principi ispiratori.

Questa disciplina nel periodo della sua nascita creò qualche difficoltà applicativa, perché a volte non si capiva se un contratto era disciplinato da un o l'altro codice.

Per capire a quale codice fare ricorso si dovevano considerare fattori esterni.

Dopo la fine della prima guerra mondiale si pose il problema di come rimediare a questo inconveniente e la soluzione fu quella di abolire il codice commerciale, o meglio vi è stata una unificazione.

Nella nuova codificazione la modifica importante è stata il ritorno ad una concezione soggettiva della disciplina dei rapporti commerciali dove il fulcro della disciplina è l'imprenditore o meglio l'impresa.

Quindi oggi il diritto commerciale è il diritto d'impresa che regola tutti i rapporti di organizzazione e di attuazione dell'impresa.

Quindi il diritto commerciale detta le regole per garantire, facilitare ma anche controllare e indirizzare lo svolgimento dell'attività di impresa.

......continua ma non mi vada ascoltare.....







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