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Maria Grazia Profeti, L'Ottocento - IL TEATRO

letteratura spagnola


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Maria Grazia Profeti, L'Ottocento.


IL TEATRO: Nella Spagna di Fernando, la crisi postbellica, l'esilio di numerosi letterati e la diffusa censura impedirono lo sviluppo di una vita culturale indipendente, in grado di rinnovare il panorama teatrale. L'amnistia che consentì il ritorno degli esiliati, e la progressiva liberalizzazione dell'attività politica all'inizio del regno di Maria Cristina, favorirono la rapida espansione delle nuove idee e del movimento romantico. I primi vent'anni del secolo, segnati da eventi bellici, furono di grande povertà, per lo scarso numero di opere originali e per il basso livello di cultura teatrale (lo stato dei teatri, la formazione degli attori e le rappresentazioni delle opere). L'intervento del francese Grimaldi, a partire dagli anni '30, fu cruciale: egli, grazie alle sue doti manageriali, riuscì a provvedere alla preparazione di una maggiore offerta di opere e a migliorare la professionalità degli attori e le caratteristiche tecniche dello spettacolo. Alcuni passi importanti per migliorare la formazione degli attori vennero fatti con la fondazione, nel 1830, del Real Conservatorio di Maria Cristina. L'impostazione verso una maggiore naturalezza di interpretazione era stata data dal celebre Isidoro Máiquez, uno dei migliori attori del secolo. La lingua spagnola, i gesti, gli affetti e le passioni diventarono oggetto di vero studio.

Nel 1847 si costituì una società spagnola di autori drammatici. Altri aspetti della produzione teatrale subirono netti miglioramenti, tanto che alla fine della stagione romantica a Madrid il numero di teatri era passato a sette. Era ormai possibile una migliore intesa fra i componenti del mondo teatrale: autori, attori, registi e tecnici collaboravano nel portare in scena con maggior fedeltà il testo e ne sfruttavano al meglio le potenzialità rappresentative.





LA TRAGEDIA: La tragedia classica, fedele ai canoni aristotelici, è un genere che in Spagna ha avuto poco successo durante la seconda metà del XVIII secolo, ma che tuttavia era ancora presente alla vigilia del romanticismo e negli anni centrali dell'Ottocento. Durante il periodo fernandino venivano ancora scelti i temi nazionali, che ponevano al centro dell'attenzione drammatica un personaggio storico e leggendario, portatore spesso di ideologie liberali. Tra i maggiori rappresentanti di questo genere va ricordato il liberale Manuel José Quintana: egli pone l'azione in un clima di imminente invasione e rende politica la tragedia facendo dell'eroe della Reconquista un patriota che lotta contro il minaccioso dispotismo francese. I nessi fra tragedia e dramma risultano ancora più stretti in quegli autori che evolvono dal classicismo al romanticismo durante le loro carriere teatrali. Caratteristica in comune è l'arricchimento psicologico dei personaggi tragici, che si esprimono ancora con un linguaggio enfatico, tuttavia più attento ai moti dell'animo. Il genere tragico però, con le eccezioni di pochi lavori originali e le traduzioni dei testi di Alfieri e Voltaire, è stato coltivato solo saltuariamente durante il romanticismo. Vanno comunque segnalati alcuni tentativi negli anni Quaranta di Zorilla e Avellaneda.

Superata la metà del secolo si scrivono delle vere tragedie, come Virginia di Manuel Tamayo y Baus e La muerte de César di Ventura de la Vega.


IL DRAMMA: Finito il periodo assolutista fernandino la vita culturale spagnola si fece più vivace. Le prime rappresentazioni di drammi romantici diedero un grande impulso all'attività teatrale e una notevole schiera di autori portarono in scena le loro numerose opere. Una volta superato da un lato il precettismo classico e dall'altro gli eccessi d'impronta francese, si pervenne alla realizzazione di alcune delle opere più importanti della drammaturgia spagnola. Nel 1850 venne inaugurato il Teatro Español. Le attività teatrali della vigilia del romanticismo toccavano numerosi generi ed erano di diversa tendenza: accanto alla tragedia neoclassica c'era la tragedia moderna, quindi il dramma storico e quello romantico, infine la commedia e altri nuovi sottogeneri che attiravano molto il pubblico, come il melodramma. Risaltava però una forte presenza di opere tradotte nei confronti di quelle originali. Fra le traduzioni (anche se più spesso si trattava di adattamenti) si distingueva il melodramma: si trattava spesso di opere truculente e patetiche, piene di morte e di suicidi, di incesti, con personaggi riconoscibili nel rappresentare il vizio, oppure la virtù e la sua ricompensa. Un ruolo notevole nell'ambito del nuovo dramma romantico ebbero le reposiciones (nuove messe in scena) di opere antiche, come quelle di Lope de Vega, Tirso de Molina, Calderón, e la refundición, dove un autore rifaceva il lavoro di un altro. Campione di quest'ultimo genere fu Dionisio Solís, e nel periodo romantico sarà seguito da Bretón. Il nuovo testo così ottenuto approfondiva la caratterizzazione del protagonista, ne snelliva il linguaggio rifiutando gli eccessi, le sottigliezze e le ingegnosità barocche, potenziando di conseguenza la funzionalità drammatica. Le opere erano così adeguate alle esigenze estetiche e politiche del momento e purificate dall'immoralità, quindi con un maggior contenuto pedagogico.

Vi è inoltre da segnalare che si intensificò notevolmentevl'abitudine di frequentare i concerti e l'opera.

In questo panorama, dunque, si inserisce il dramma romantico, che rappresenta la nuova sensibilità ed è il centro dell'attenzione degli autori e della più vivace contesa culturale. Generato dalla commedia antica rimaneggiata dalla tragedia, dal dramma sentimentale e dal melodramma, assunse dal teatro francese una forte carica ideologica rinnovata dallo spirito liberale. Il dramma romantico metteva in scena eroi ed eroine idealizzati, generalmente di origine sconosciuta, semistorica o leggendaria, appartenenti a ceti diversi, il cui amore è ostacolato da diverse circostanze storiche e sociali; personaggi in conflitto con il mondo e con il fato, che si ribellano in nome della coscienza e delle libertà individuali. Spesso il pessimismo invade i loro animi e il sentimento della felicità appena intravista mette in maggior risalto la fugacità del tempo, l'angoscia esistenziale e il finale tragico. Il ricorso alla storia nazionale fu un pretesto per mettere in scena i conflitti politici e sociali più attuali scaturiti dallo spirito liberale. Con il passare degli anni la storia nazionale diventerà soprattutto motivo di orgoglio o di semplice ambientazione, e le risorse romantiche perderanno la loro funzionalità. Finì così per prevalere la via del "giusto mezzo", che doveva quindi essere rappresentativa della idealizzazione dei valori culturali nazionali, e lontana tanto dai sussulti passionali quanto dalle freddezze classiche.


I GRANDI DRAMMATURGHI

Francisco Martínez de la Rosa

Politico, scrittore e romanziere, fu uno degli artefici della transizione dall'assolutismo monarchico al liberalismo moderato. Autore di formazione neoclassica, mise in scena La conjuración de Venecia. Drama histórico en cinco actos en prosa, la cui data della prima a Madrid (22 aprile 1834) viene frequentemente indicata come l'inizio del movimento romantico in Spagna. In quest'opera il libero impiego delle unità di tempo e di luogo, la prosa, il carattere misterioso del protagonista, come certi aspetti relativi allo scenario veneziano e carnevalesco, ne fanno un dramma di transizione, nell'avanzata insicura del movimento. E' un dramma politico con trama amorosa e spunti melodrammatici, dove non mancano lunghi discorsi tragici che consentono all'autore di esporre le sue opinioni sulla rivoluzione. Martínez de la Rosa coltivò il genere della tragedia con La viuda de padilla (1812) e con Morayama (1818), questa ancora di taglio classico, ma meno rigida nell'impostazione dei personaggi e con il movimento e i colori che risulteranno tipici del dramma romantico. Il suo Edipo (1832) riflette una marcata tendenza verso l'utilizzo di elementi romantici, come la presentazione di un individuo angosciato dalle domande trascendentali sull'esistenza.


Ángel de Saavedra, duque de Rivas

Noto per la sua produzione tragica, riuscì a portare in scena un dramma che soddisfa la maggior parte dei requisiti del nuovo gusto, e che possiamo considerare come uno dei capolavori della letteratura spagnola: Don Álvaro o la fuerza del sino (1835). Liberale, fu condannato a morte e quindi dovette partire per un esilio lungo più di dieci anni. Tornato in patria fece rappresentare Don Álvaro, che può essere considerato il primo e forse il migliore dramma romantico spagnolo (Verdi si ispirerà a quest'opera per "La forza del destino"). Don Álvaro è un dramma originale, in prosa e in versi, non seguendo i criteri tradizionali sui valori lirici e prosastici. Si svolge in un ampio lasso di tempo e le numerose azioni, che vedono coinvolti ben 56 personaggi, sono ambientate in vari luoghi. Il destino (il sino) avverso di Don Álvaro - nobile delle indie - gli faranno uccidere per una sfortunata circostanza il padre della sua amata Leonor, che si opponeva al loro matrimonio. Credendo che anche la sua amata sia morta si rifugia in Italia, ma questa si è rifugiata in un convento. Il destino porterà anche il protagonista nello stesso convento, e Don Alfonso, fratello di Leonor, trovandoli insiem 333g69d e cerca la sua vendetta. Don Álvaro è costretto ad ucciderlo, ma Don Alfonso in punto di morte riesce comunque a pugnalare la sorella, che muore. Perduta la sua amata, stavolta davvero, anche il protagonista decide di togliersi la vita, gettandosi da una rupe nel vuoto. L'opera ebbe un buon successo di pubblico e la critica dell'epoca sottolineò sia il valore di novità che la presenza di un doppio modello teatrale, quello barocco e quello francese. Anche dal punto di vista ideologico, l'opera è stata interpretata come denuncia dell'emarginazione o monito per chi si colloca al margine delle leggi e delle norme sociali stabilite. Il duque de Rivas compose anche tragedie, ricordiamo ad esempio Ataúlfo (1814), Aliatar (1816), El duque de Aquitania (1817), Lanuza (1822). L'autore coltivò anche la poesia, dedicandosi soprattutto alla forma epico-lirica del romance.


Antonio García Gutiérrez

Autore di un buon numero di drammi storici, si mise in luce con El trovador (1813). Grazie all'amicizia con Espronceda riuscì ad introdursi nel mondo del teatro. El trovador è un'opera originale che raccoglie già una certa tradizione drammatica. Con versi eccellenti il dramma, in prosa e in versi, è diviso in cinque atti e dodici quadri che danno una notevole complessità scenica a un intreccio, argomento più da romanzo che da dramma. La soluzione si ha su un doppio piano: quello dell'amore e quello della vendetta. E' appunto un dramma di intrighi e di passioni scatenate dall'amore e dalla vendetta, che presenta nella figura di Leonor una vera eroina romantica: questa ignorando la differenza di classe, spinta dalla sua profonda e colpevole passione, farà di tutto per unirsi allo sconosciuto trovatore. Sarà sempre lei a sentire il contrasto con la religione, e da vera eroina romantica, la sua tragica fine rappresenta la rivalsa del soggetto con le sue passioni su un ordine sociale ingiusto e prevaricatore. Tra le altre opere di Gutiérrez ricordiamo El paje (1837), El rey monje (1837), El encubierto de Valencia (1840), Simón Bocanegra (1843), Venganza catalana (1864).


Juan Eugenio Hartzenbusch

Poeta, drammaturgo e commediografo, fu filologo e presidente della Real academia española. La sua opera più importante è Los amantes de Teruel (1837), storia popolare di origine tradizionale, rielaborazione della novella del Boccaccio "Girolamo e Salvestra". Hartzenbusch ne fece un dramma in cinque atti, in prosa e versi, arricchito da numerosi episodi nuovi e da elementi esotici. Come altri drammi romantici, anche questo propone il tema dell'amore, inesorabilmente unito a quello della morte, come unica dimensione esistenziale possibile. L'autore, con grande abilità scenica, rimanda l'incontro degli amanti e trasforma il tempo in protagonista del dramma, riuscendo a fare accettare dallo spettatore la finzione e il finale, in fondo tradizionale, con la morte per amore. Accanto a questo Hartzenbusch produsse un considerevole numero di opere teatrali di diverso genere, tra cui spiccano i drammi storici: Doña Menica o La boda en la Inquisición (1838), Alfonso el Casto (1841), La jura en Santa Gadea (1845), e altri.


L'originalità e la forza di rottura del teatro romantico andò, in seguito, quasi naturalmente scemando: l'accusa di essere immorale e truculento, rivolta al dramma romantico, spinse diversi autori a tentare di recuperare il patrimonio teatrale nazionale, inserendo nelle opere nuovi valori più consoni al tradizionale spirito spagnolo. A quelli come Durán, che già alla vigilia del romanticismo aveva indicato questo cammino per la letteratura spagnola, si uniranno tra gli altri anche Eugenio de Ochoa, Juan Eugenio Hartzenbusch, Martínez de la Rosa, García Gutiérrez, il duque de Rivas e José Zorrilla. L'influsso di quest'ultimo risulterà decisivo fin dalle sue prime produzioni, per culminare nelle celebri pièces Don Juan Tenorio (1844) e Traidor, inconfeso y mártir (1849), opera, quest'ultima, che chiuderà la produzione del ciclo drammatico iniziato vent'anni prima.


José Zorrilla

Assai stimato in Spagna per la sua produzione, passò qualche tempo all'estero. Al suo ritorno in Spagna proseguirà con una produzione teatrale piuttosto mediocre, in mezzo a mille difficoltà materiali. Verrà incoronato poeta nazionale a Granada nel 1889. Zorrilla, già noto come poeta, svolse un'intensa attività teatrale tra il 1836 e il 1849, anni in cui scrisse buona parte del suo repertorio drammatico che comprende una trentina di opere. Egli propone un tipo di dramma storico consono al conservatorismo ideologico che si stava instaurando nella società spagnola. Nei suoi drammi l'interesse dello spettatore viene suscitato dagli intrecci di sapore storico-leggendario, spesso risolti in maniera ottimistica e gratificante. La nuova formula teatrale sfugge problematiche di attualità ed è caratterizzata da un'ottica patriottica e cristiana. Tra i drammi storici che hanno avuto più successo ricordiamo El zapatero y el rey (1842), El eco del torrente (1842), El caballo del rey don Sancho (1843). In una produzione in cui troviamo più tragedie, abbondano pure i drammi ambientati nei secoli XVI e XVII, epoca di splendore per la Spagna. Il rapporto con i fatti storici risulta marginale in Don Juan Tenorio, il dramma più popolare tra quelli mai apparsi sulla scena spagnola e ispano-americana: qui il linguaggio arcaizzante usato da Zorrilla ricorda la commedia del Siglo de Oro. Nel Don Juan l'autore utilizza molti espedienti drammatici, come il travestimento carnevalesco, il rapimento, il festino macabro e soprattutto, in riferimento al Don Álvaro, si può valutare il tentativo di Zorrilla di capovolgere lo scetticismo e il fatalismo romantici: il suo Don Juan, infatti, si salverà grazie alla misericordiosa redenzione dell'amore, che è anche il tema fondamentale dell'opera. Questa è divisa in due parti simmetriche, ma distinte. La prima in quattro atti sviluppa la storia del libertino, seguita dal rapimento di Inés dal convento e la fuga a Siviglia. La seconda parte si divide in tre atti, Don Juan cammina fra i sepolcri in cui è sepolta anche la sua Inés, morta di dolore. Fra vita e morte, fantasia e realtà, i sepolcri si aprono, Don Juan assiste al suo funerale e quando interviene Inés può optare per la contrizione salvatrice - senza dover affrontare la forza del fatale destino come Don Álvaro. L'opera, fin dalla prima rappresentazione, ebbe un immediato successo di pubblico e ancora oggi la sua ricorrente rappresentazione nel giorno dei defunti costituisce quasi un rituale per il pubblico spagnolo. Nel rispetto del tema tradizionale, Zorrilla riesce a fare di Don Juan un personaggio romantico che nell'esaltazione dell'amore raggiunge la salvezza. La fortuna del dramma è legata alla viva presenza del mito nella cultura ispanica, oltre che all'abilità con la quale è costruita la semplice azione drammatica e alla facilità della rima. Nell'ultima opera drammatica, Traidor, inconfeso y mártir, l'autore crea un grande mistero intorno al personaggio, riuscendo ad insinuare nello spettatore il dubbio sulla sua identità. Zorilla, rispondendo al mutato clima culturale, costituisce un nuovo tipo di personaggio che non si ribella al destino, ma reagisce con grande dignità umana.


LA COMMEDIA: Il genere comico, in linea col gusto dei decenni precedenti, era assai apprezzato dagli spettatori del XIX secolo. Leandro Fernández de Moratín, che produsse durante i primi anni dell'Ottocento gran parte delle sue commedie (ma che per formazione appartiene alla corrente neoclassica del secolo precedente) servì da guida alla generazione comica di buona parte della prima metà del XIX secolo. Il suo esempio, rinnovato da Bretón de los Herreros, fu preso come punto di riferimento dagli autori comici del periodo romantico. In anni politicamente bui, fra i vari temi suggeriti dal commediografo, quelli del matrimonio e della famiglia furono i più utilizzati; in particolare erano presi di mira gli eccessi sentimentali e le passioni amorose di stampo romantico, che in realtà potevano socialmente disgreganti. La scuola moratiniana, che si forma durante gli anni '20, si contraddistingue per il pessimismo col quale vengono dipinte le vicende amorose.

Malgrado la loro importanza sociale, risultano oggi abbastanza marginali per lo studio della commedia i sottogeneri della satira storico-politica e anticlericale, frequentati da versanti opposti di assolutisti e liberali, che si appuntarono su temi come la costituzione o l'Inquisizione.


Manuel Bretón de los Herreros

Raccolse l'eredità moratiniana, è l'autore che meglio rappresenta l'epoca in cui il gusto teatrale subì un mutamento, in sintonia con i nuovi costumi sociali e politici di una Spagna che dall'assolutismo si avvia verso la democrazia liberale. Poeta, giornalista e critico teatrale, fu autore di 103 opere drammatiche originali e di oltre settanta traduzioni e adattamenti. Al servizio di Grimaldi tradusse Scribe, Delavigne, de la Touche, Racine e Voltaire, e fu rifacitore di Lope, Calderón e Alarcón. Contribuì inoltre alla rinascita della zarzuela. La commedia di costume con Bretón raggiunse l'apice della fama: questa deriva fondamentalmente dall'opera di Moratín. Fine osservatore della società spagnola, Bretón la racconta attraverso la messa in scena di rappresentanti della media borghesia. I suoi personaggi, presentati solitamente nella quotidianità (meno approfonditi nella loro psicologia di quelli moratiniani), sono più comunicativi e si esprimono con un linguaggio ricco e naturale in versi sorprendentemente fluidi. Difensore del giusto mezzo, nella vita come nell'arte, egli attaccò in numerose occasioni il romanticismo esasperato di origine francese. Tra le sue opere ricordiamo A la vejez viruelas (1824), Marcela o, ¿A cuál de los tres?(1831), Todo es farsa en este mundo (1835), Me voy de Madrid (1836), El pelo de la dehesa (1840)

Secondo Ottocento


Il Romanzo

Scomparso nel '700, si riaffacciò nel XIX , dopo la rivoluzione borghese del 1868 tornò terreno fertile. Questo forse perché prima non c'era un retroterra sociale adatto alla nascita del romanzo borghese proprio perché in Spagna non si era costituita una classe media che ambisse ad essere protagonista di un nuovo genere letterario.

Senza condizioni storiche adeguate si capisce perché in Spagna arrivò in ritardo il realismo. 20 anni dopo che in Francia.

Dopo una notevole crescita demografica,, la Spagna fu costretta a rilanciare l'economia; l'industria si sviluppò solo nel 1840.

Effetti immediati furono l' inurbamento dei braccianti e la creazione di ricchezza necessaria al decollo del settore commerciale.

Risultato: operai, proletariato e nascita di una classe agiata che avrebbe preteso il potere politico→ fattori che danno vita alle due grandi correnti narrative della seconda metà del secolo, il romanzo realista, che trae linfa dalle aspirazioni della borghesia e naturalista che ritrae le classe meno agiate.

Da sottolineare che il realismo e naturalismo spagnoli hanno un corredo genetico diverso rispetto a quelli europei.

La nascita del realismo si ha con la Gloriosa, rivoluzione liberale del 1868 che mise in evidenza le cause della povertà sociale e provocò uno spaccamento nella politica tra liberali e conservatori. Ovvio che la narrativa si fa portatrice dello scontro politico; la prima forma della narrativa realista fu il romanzo a tesi, che poi lasciò il posto a una espressione più libera della realtà, parlano dei piccoli centri di provincia, del conflitto ideologico tra un liberale e un cacique conservatore.

Anche il naturalismo sarà molto di campagna e poco di città, ma sembra comunque filtrato da dalle circostanze politiche e sociali.

I romanzieri sono portavoce della borghesia ma la disprezzano, i suoi valori, il capitalismo, la vita materialistica che ne deriva. A differenza però dei romantici che in simile contesto si sarebbero rifugiati nell'interiorità, nel passato, cambiando ciò che non accettano.

Il retroterra letterario come già detto era stato preparato da una serie di fenomeni di rilevanza culturale come il costumbrismo, che aveva spianato la strada della narrativa allo stile basso del realismo con la sua attenzione per la gente comune e per la lingua di tutti i giorni.

Gli autori del '700 e '800 francesi come Balzac, Flaubert, Stendhal mostrarono il cammino da seguire a Galdos (1^opera "La fontana de oro") e altri. Ma gli autori spagnoli stavano assimilando tecniche narrative che non erano estranee alla loro tradizione, perche riconoscevano il loro debito nei confronti della narrativa del Siglo de Oro. C'era così un ponte di due secoli tra realisti e naturalisti e i classici del Siglo de Oro.


I destinatari del Romanzo realista.

La borghesia al potere non aveva un modello culturale proprio e si vedeva costretta a ricalcare usi e gusto dell'aristocrazia.

La borghesia segue l'aristocrazia ed esagera fino all'esaltazione le nuove forme di vita.

Un caso speciale, un tipo di parvenu è quello dell'indiano, emigrante che torna dall'America arricchito, nasce così la categoria del cursi parola non traducibile che definisce la tendenza all'ostentazione del codice di comportamento altrui.

La borghesia dell'800 vorrebbero essere ciò che non è e rimpiange ciò che non è più, quindi il borghese dopo il fallimento della Gloriosa e l'avvio della Restaurazione scopre le sue piccole dimensioni da soddisfare.

C'è maggiore libertà dell'individuo, La società cambia, non è più ordinata secondo gerarchia di potere che va dall'alto al basso legittimata da Dio, ma sono individui che hanno stessi diritti e doveri. Propone 2 archetipi: il produttore e consumatore, Dio non c'è più, l'assenza di Dio si vede nel romanzo attraverso la distanza tra le azioni dei personaggi e la loro anima.

La crisi del rapporto uomo- realtà esige nuove forme di rappresentazione, il romanzo è il genere nato come espressione di questa crisi, come desiderio di riappropriazione della realtà, di fissazione.

L'universo senza Dio è diventato ostile all'uomo, l'uomo percepisce sé stesso come estraneo all'accadere dei fatti, la sua interiorità non trova corrispondenza nell'esteriorità, cerca di appropriarsi del mondo.


Il realismo secondo i teorici della letteratura

Il realismo deve essere inteso non come movimento letterario, ma come tendenza generale dei diversi momenti della storia dell'arte, come effetto di senso delle strategie della rappresentazione.

In questa ricerca dei fondamenti del realismo→si prescinde dal fatto di riprodurre la realtà ma si sottolinea la sua specificità letteraria.

Jakobson nel suo articolo fece puntualizzazioni sul termine "realismo":

definiamo realiste le opere che ci sembrano verosimili, fedeli alla realtà

corrente letteraria con il fine di riprodurre la realtà nel modo più fedele possibile


Caratteristiche:

Scopo primario è raccontare la realtà così come è, senza che la presenza del narratore posa costituire un ostacolo, senza attenzione all' estetica;

Senza timore di semplificare: il realismo è la manifestazione artistica del positivismo. I romanzieri realisti partono dal presupposto che la realtà sia immediatamente conoscibile per mezzo della ragione e che le cause dei fenomeni possano risultare evidenti a una semplice osservazione, da qui il miglior mezzo per raccontare la realtà sia una lingua quotidiana e trasparente, semplificata al massimo.

Fugge da tempi passati come invece non facevano i romantici, lo spazio raramente valica i confini della spagna, si narrano invece futili vicende di andalusia, asturia

Vero protagonista è l'ambiente sociale, pulsione verso la realtà, ambiente sociale rispecchia la gente comune.

I personaggi sono caratterizzati da una qualche anomalia, che li definisce li costringe all'interno di certe azioni, sarà poi il contesto sociale a mettere alla prova il loro marchio caratteriale. Le eccezioni sono nei romanzi a tesi, in cui il narratore si serve della conversione finale del protagonista per dare maggior risalto alla tesi. L'inizio della trama ci presenta di solito un personaggio con le sue scelte di vita che per amore o rimorso è costretto ad accettare il punto di vista opposto. Come in Pepita Jimenez di Valera che finisce per accettare l'amore di Pepita .



Il romanzo realista però non è ancora il romanzo della quotidianità, ha ancora bisogno dell'evento eccezionale intorno a cui costruire il mondo. X esempio prete innamorato in: Pepita, Dona Luz di Valera, Rosalia e Tormento di Galdos.Il romanzo sconta ancora l'influenza dell'eroe romantico..

La lingua letteraria si arricchisce con gli apporti della parlata quotidiana colloquiale e ancora di più con le parlate regionali: Pereda per Santander, Valera per l'Andalusia, .ma colui che si avvicinò di più fu Galdos con la sua capacità di riprodurre il dialetto sociale dei bassifondi madrileni. (romanzo regionalista). E' un modo per annullare le distanze tra autore e lettore, senza mediazione


Evoluzione del romanzo realista

Periodizzazione della critica: anni '70 realismo, '80 naturalismo e spiritualismo '90. Come tutte le periodizzazioni deforma la realtà, i limiti di queste decadi non coincidono esattamente con la fine dei movimenti.

La prima fase della narrativa si caratterizza per il predominio del romanzo a tesi, non da tutti considerato realista.

L'autore è sempre presente, presenza sempre corredata da commento

La sua autorità non viene messa in discussione dal lettore

Frequente il dialogo tra lettore - autore, allo scopo di pervenire le sue domande, stati d'animo, dubbi.

Romanzo diventa astratta costruzione morale il cui fulcro è costituito dalla religione con ricorso all'ironia, iperbole,

All'autore non interessa la realtà quanto l'interpretazione di essa, non l'oggetto , ma il punto di vista del soggetto.

È un romanzo lontano dalla realtà, solo a metà degli anni '70 gli autori si avvicinano all'ideale di obiettività del realismo. Da qui i romanzi assimilano i presupposti formali del realismo, e si basano sulla possibilità dell'autore di costruire un discorso ordinato su un mondo caotico, grazie ad una lingua trasparente che riproduce in modo fedele la realtà e nasconde la presenza del mittente.

Quindi il romanzo a tesi muta in realista e poi in naturalista solo con il semplice spostamento dell'attenzione del narratore dal discorso all'oggetto. Passaggio astratto ma concreto.

L'impersonalità del lettore è importante, Valera ricorre al romanzo epistolare, Galdos a quello dialogato. Le descrizioni abbondano, I personaggi diventano rappresentanti di tutta la classe sociale, sono un'entità in evoluzione attraverso l'interazione sociale. Si avvicina così alla quotidianità, allontanandosi dagli schematismi del costumbrismo.


Quando poi le opere di Zola arrivano in Spagna, il termine "naturalismo" divenne un fenomeno culturale di grande eco; tutta una nuova generazione di scrittori si infervorò per Zola, erano giovani seguaci del Krausismo: Munilla, Bazan, Clarin.

In sostanza il naturalismo non introduce grandi novità rispetto al realismo, infatti i 2 termini vengono spesso accostati.

Forse di diverso c'è che il romanzo naturalista ha una visione del rapporto romanzo - realtà, che non è più trasparente e descrivibile come prima, ma bisogna interpretarla.

Il narratore ha molti strumenti di analisi, presi dalla medicina, antropologia.che gli consentono di affrontare il discorso sul mondo come se si trattasse di un esperimento scientifico. Non deve limitarsi a descrivere ciò che accade nella società ma deve inserire i casi della vita nella macchina sperimentale che gli permette di svelare che esistono fenomeni sociali.

Determinismo: non c'è ambito umano che non vi rientri, tutti siamo condizionati dall'eredità biologica, dalla società e dalla malattia. Compito del romanzo sarà quello di osservare direttamente la vita del gruppo sociale che gli interessa e riprodurla fedelmente.

Oggetto prediletto: bassifondi della società, perchè è proprio qui che si manifesta il determinismo.

Padri ispiratori del naturalismo :Bernard, Darwin..

Naturalisti rompono con la borghesia e scelgono come oggetto il proletariato, questo cambia di classe comporta lo spostamento dell'attenzione dall'individuo al gruppo, sconfitto l'individualismo borghese. Volontà di distacco che va di pari passo con l'incapacità di portarlo a termine, i naturalisti non riescono a esprimere la visione del mondo del nuovo soggetto, il proletariato, perché l'unico canone adeguato a rappresentare la nuova realtà è un'emanazione della mentalità borghese.

Ulteriore limitazione del punto di vista del narratore si passa dall'indagine sulle cause dei fenomeni al loro specchiarsi nella mente dei personaggi: si arriva al romanzo spiritualista, psicologico, simbolista ("la quimera", "la sirena negra" di Bazan, "Morsamor"di Valera)


Quindi l'evoluzione del rom. Realista è causata dallo spostamento dell'attenzione del narratore verso ciò che viene considerato di volta in volta l'essenza della realtà.

Si compie in questo modo un percorso cronologico che porta il racconto dall'astratto al concreto, dall'esteriorità dei personaggi all'interiorità.



Pedro Antonio de Alarcon


Autore di difficile classificazione, la critica lo ha definito un romantico in ritardo, primo scrittore realista, trait d'union di due movimenti. L'oscillazione infatti dei critici tra le due tendenze rispondono al Romanticismo, realismo prima maniera. I suoi scritti sono l'espressione di un conflitto tra la sua indubbia sensibilità romantica e le dichiarazioni realistee+.

La sua opera sembrava dimenticata, ma è da considerarsi come iniziatore del romanzo realista con "el final de Norma" del 1855, 2El sombrero de tres picos", "El escandalo", tra le massime realizzazioni del realismo '800.



Juan Valera

Prima avviato alla carriera ecclesiastica, poi universitaria fu da subito attratto all'antichità greco - latina, dalla letteratura classica spagnola.

Persona influente e ricercata negli ambienti dell'alta società, visse permanentemente all'estero, non gli impedì di prendere parte attiva alla vita culturale spagnola, come con la Bazan sul naturalismo, sulla metafisica, poesia.

E' tra i più vecchi esponenti della generazione del'68.

Conobbe il Romanticismo di persona ma le sue opere rispondono alla matrice culturale del neoclassicismo.

Settore fondamentale dell'opera di Valera è la saggistica e la critica letteraria.

Le sue recensioni erano attese con ansia: saggi nel cervantismo, sul romanzo naturalista. Nel 1879 Valera pubblica "Tentativas dramaticas" con alcuni suoi drammi.

La sua poesia invece poco considerata dalla critica ha continui riferimenti al mondo classico, è la sua narrativa la parte fondamentale: "Parsondes", "El pajaro verde".. In tutti questi romanzi si riscontra il suo grande interesse per l'Oriente e per l'occulto, luoghi e tempi sono esotici, mitici; narra l'eccellenza della virtù, nobiltà culturale che deve molto alle opere di Cervantes.

Le sue eroine portano il titolo della protagonista, sono esseri eccezionali, al centro della sua narrativa ci sono donne bellissime, con doti naturali uniche. Racconta casi decontestualizzati, atemporali, ma dà un'ambientazione andalusa, eccessiva con indulgenza costumbrista. Anche se hanno un marcato regionalismo, le sue storie non sono localizzabili.

Tema centrale di quasi tutti i suoi romanzi sono le difficoltà amorose di una coppia che in genere è costituita da un uomo maturo e giovane 20enne (Pepita, El comendador, Juanita la larga).

I suoi personaggi sono esseri perfetti rappresentanti idee pure, con linguaggio poco quotidiano molto lontano dai romanzi realisti.

I romanzi sono classificabili cronologicamente in due serie ma tutti corrispondono a una sola impostazione teorica:

1^ TAPPA: "Pepita Jimenez", "Las ilusiones del doctor Faustino", "El comendador Mendoza", "Dona Luz".

2^TAPPA dopo 16 anni: "Juanita la larga", "genio e figura", "morsamor".



Pepita Jimenez

Romanzo che combina la tecnica epistolare con la narrazione con la narrazione tradizionale onnisciente.

La prima parte è costituita dalle lettere di Don Luis de Vargas, ricco ereditiere andaluso, a suo zio vicario capitolare.

Don Luis arriva al paese natio per trascorrere un periodo di vacanza accanto a suo padre, lì si innamora di Pepita, un tempo amata da suo padre, Don Pedro ...

Nel romanzo assistiamo all'esposizione del conflitto fra individuo e società, dettato dall'impossibilità di coniugare le pulsioni individuali con le norme sociali.

L 'amore rivela il conflitto, l'amore è elemento nuovo che sconvolge l'equilibrio , spinge la persona verso un'evoluzione alla ricerca dell'equilibrio con la società.

Nel prologo Valera rivela che Pepita nacque dal proposito d'intervenire nella polemica sul krausismo.


Valera

Juanita la larga.

1895, Valera torna a raccontare la storia del conflitto fra l'amore e l'ordinamento sociale con una diversa prospettiva rispetto a quella in Pepita jimenez, sarà in gioco la possibilità si riscatto sociale si un'emarginata senza che l'autore sfrutti le potenzialità critiche dell'argomento.

Le mire della protagonista, le sue ambizioni di ascesa sociale sarebbero la trasposizione delle aspirazioni della moderna borghesia che vuole diventare soggetto attivo della storia contemporanea acquisendo i modi raffinati e la cultura.

Il romanzo è ambientato in Andalusia, dal sapore costumbrista, come le pagine sulla festa di Villalegre, luogo dove si svolge la vicenda della processione religiosa.

Juanita la lunga diventa donna e i ragazzi di Villalegre se ne sono accorti, in particolare Don Paco, 50enne del paese. Juanita è la figlia di Juana e di un ufficiale di cavalleria passato dal paese. Entrambe le donne pagheranno il peccato della madre della gioventù. Don Paco inizia a frequentare la loro casa. Sarà scandalo nel momento in cui lui regalerà alla ragazza uno scampolo di seta e lei glielo cucirà. Inoltre Ines la figlia di Paco sarà gelosa di una futura spartizione dell'eredità.

Don Paco decide di mettere a tacere i maldicenti chiedendo con lettera a Juanita di sposarlo. Lei ha solo un interesse economico verso Don Paco e inizia la sua crociata personale alla ricerca del riscatto sociale.

La sua strategia consiste nel nascondere l'arroganza, e guadagnare la fiducia di Ines grazie alle sue doti di simpatia e intelligenza e così avviene .......


La trama parte dall'emarginazione sociale di Juanita dal suo conflitto con la società, dal suo condizionamento dell'ambiente, sembrerebbe un romanzo naturalista, ma Valera ne dà uno sviluppo diverso, in bilico tra le due tendenze, da una parte il didattismo neoclassico alla Moratin e dall'altra il naturalismo appunto.

Sfugge ad entrambi perche mette in scena l'amore come nel Siglo de Oro con un po' di parodia.

Per meglio comprendere il Romanzo bisogna tener presente che per Valera è il periodo della cecità e della vecchiaia perciò si ha un tono nostalgico e benevolo accompagnato da una vena umoristica e ironica che caratterizza tutta la sua produzione .


Morsamor

Unico romanzo di Valera interpretato come testamento intellettuale, la somma della sua arte e pensiero.

"Morsamor" era il nome di battaglia di frate Miguel de Zuheros quando ancora era conosciuto come avventuriero verso la fine del '400 all'epoca delle grandi scoperte.

Alla fine dei suoi anni si rene conto di non aver realizzato nessuno impresa significativa che lo possa render immortale, decide di ricorrere alle arti magiche di frate Ambrosio che gli restituisce la giovinezza affinchè possa correggere il corso della sua vita.

Parte per Lisbona, dando inizio ad avventure, incontra Vasco de Gama, Gil Vicente..lotta contro gli infedeli.il racconto è un duplice modello di romanzo di viaggi e storico.

Tiburcio ha il ruolo del gracioso del Siglo de Oro, che Morsamor porta con sé.

Decide di circumnavigare il Globo ma una tempesta fa naufragare la nave e il suo sogno. Era stato indotto da Ambrosio.

All'inizio è arrabbiato ma dopo capisce la lezione morale che Ambrosio ha voluto dargli e riconciliatosi con Dio muore.

Lo stesso Valera deve tracciare un bilancio della sua vita.

La questione del genere di Morsamor è stata oggetto di dibattito tra i critici , lo stesso autore lo definisce romanzo cavalleresco in chiave moderna, ma per gli stessi motivi può anche essere bizantino dal quale riprende la serialità delle avventure, viaggio del mare, il meraviglioso..


In "Pepita Jimenez" l'autore ci presenta l'opera come se fosse un manoscritto che lui incontrò tra varie carte in una cattedrale. Ci spiega che cambiò i nomi dei protagonisti, alcuni vivi. Questa tecnica chiamata del manoscritto incontrato ha la sua origine nel Quijote, l'autore per dare credibilità alla sua opera dice di non essere l'inventore ma che la incontrò già scritta.

Valera è un autore difficile da classificare, attaccò sia il Realismo che il Naturalismo, considerò che l'arte non doveva tenere nessun obiettivo eccetto a servire alla bellezza.

Il suo Realismo è moderato, rifiuta gli eccessi fantasiosi o sentimentali della novella romantica, le sue opere hanno un luogo e tempo preciso, i personaggi sono reali, elimina gli aspetti più brutti della realtà, si potrebbe dire che dà un tocco estetico.

Punto importante è l'analisi psicologica che fa alle sue protagoniste femminili.


José Maria de Pereda


Massimo esponente del romanzo regionalista, di cui fu anche teorico nel suo discorso di ingresso nella RAE.

Nei suoi romanzi racconta la vita della classe operaia di Santander, infatti per lui era importante mantenere gli usi e costumi di un luogo che stava per essere travolto dalla rivoluzione industriale.

Le tradizioni, la religione, il matrimonio, il patriarcalismo sono i pilastri su cui poggia il fragile mondo perediano.

Nella progressione letteraria di Pereda non c'è una evoluzione tecnica e tematica.

I quattro momenti della sua narrativa corrispondono alla diversa importanza concessa a un argomento:

Costumbrismo. Nei suoi articoli sui giornali di Santander, racconta i tipi e gli usi della zona, con un punto di vista a tratti idealista ma senza nascondere l'asprezza e le brutture della vita in campagna. Questi articoli vengono chiamati costumbristi perché si vede la sua vena realista nell'osservare la realtà, rispecchiando la parlata popolare , il casticismo, la genuità.



Periodo in cui predomina la tesi nei romanzi, tradizionalismo come in Los hombres de pro, 1872, El buey suelto , 1877, Don Gonzalo Gonzalez de la Gonzalera, 1878, De tal palo, tal astila, 1880. Il messaggio è unico per tutti i romanzi e si ritrova nelle narrazioni:il liberalismo rompe l'equilibrio del mondo perché propone la ribellione dei meno abbienti, la vera via per raggiungere la felicità è quella della rassegnazione, della bontà sottomessa e dell'obbedienza. Sono romanzi senza peripezie, con trama esile, come supporto alle scene costumbriste che presentano l mondo puro e armonico.

Maggiore apertura verso il naturalismo, l' "antimadrilenismo" di Pereda, che si basa sulla sua esperienza nella capitale: corruzione politica, la miseria morale, usi e costumi troppo libertini nei salotti alla moda. "Pedro Sanchéz" è il primo romanzo, poi "La Montalvez", 1888. In Pedro Sanchez, narra di un giovane della provincia di Santander che va a Madrid in cerca di fortuna e trova l'insuccesso e l'infelicità. Dopo numerose sfortunate peripezie, vedovo 2 volte decide di tornare nella sua terra natia. Attraverso questo personaggio, L'autore manifesta una certa comprensione per gli ideali di chi come Pedro, partecipò alla riv. Liberale, ma allo stesso tempo critica la corruzione della politica, le apparenze.., l'alternativa sarà il ritiro alla vita di campagna e la conseguente esaltazione.

Egloghe realiste, romanzi del ciclo idealista "El sabor de la tierruca", "Sotileza", "La puchera" e "Peñas Arriba". L'egloga realista presenta una visione idillica del rapporto tra uomo e natura vista quasi sempre nel suo doppio aspetto di madre e matrigna (da una parte il loecus amenus, dall'altra bufere di neve.). L'uomo si sottomette alla natura e ritrova il dominio su di essa.

L'ascesa sociale qui è impossibile, I poveri sono buoni, rassegnati e felici, i ricchi posso ambire a tutto e sono felici.


Benito Perez Galdós

Nacque a Las Palmas nel 1843, la sua produzione letteraria è molto vasta, dalle poesie al dramma storico in versi "Quien mal hace, bien no espere"..conobbe gli intellettuali più famosi quando andò a vivere a Madrid. La sua produzione letteraria si sviluppa senza censure e proprio per la varietà di interessi che spazia in diversi generi letterari vien considerato lo scrittore più rappresentativo della seconda metà dell'800.

Ma gli spetta anche per essere il Romanziere di Madrid, luogo delel dispute tra ideali progressisti e conservatori...

Scrittore realista, ricerca nella sua organizzazione urbana la materia strutturale per la finzione romanzesca: sottoproletariato, piccola e media borghesia, nobili decaduti, descrive quartier alti e bassi, discorsi colti e parlate popolari.

Il giovane Galdós dopo il suo soggiorno a Parigi ha già chiaro il suo senso romanzesco della vita che per il suo essere mutevole, relativa, si propone ogni volta come "realtà" parziale in rapporto all'ideale astratto.

Rivolge il suo interesse alla classe sociale media, attento ad osservare il funzionamento di certi suoi meccanismi socio- culturali.

L'opera di Galdos comprende 99 titoli, esclusi articoli, discorsi.., si distinguono 4 epoche.

La prima epoca che comprende i romanzi tra il 1870-1880, "La fontana de oro", "La sombra", "El audaz", "Doña Perfecta", "Gloria", "Marianela". In queste opere non volle dimostrare nessuna tesi filosofica, né religiosa, perche secondo lui per fare questo non si scrivono romanzi ma si"propone un fatto drammatico verosimile e possibile".

La sua polemica epistolare con Pereda sostiene l'obbligo di prendere partito in rapporto ai conflitti della società del tempo. Pereda accusa Galdòs di partito preso anticattolico, invece lui risponde con la sua propensione per la libertà di culto. Il problema però non è di ordine religioso ma politico, perché per Galdos la pretesa unità cattolica procede in simbiosi con l'assolutismo contro ogni forma di libertà dell'uomo.

In una delle lettere a Pereda dice che se ci fosse stata la libertà di culto in Spagna, il cattolicesimo si sarebbe innalzato a prodigiosa altezza, gli spagnoli sarebbero stati più credenti.


La nota dominante di questa epoca è il suo radicalismo ideologico che costruisce mondi fittizi basati sul costante asse tematico del conflitto tra individuo e società. Da questo la definizione di romanzi a tesi.

Di ambientazione storica sono "La fontana de Oro" e "El audaz", "Doña Perfecta"invece è forse il testo esemplare perché la protagonista di tutta la vicenda è l'espressione più compiuta del conservatorismo politico, è una persona ipocrita, intransigente e dura.

Nella "novella di tesi" mostra le conseguenze negative della intolleranza. Il lettore può osservare la opposizione tra una ideologia liberale e una conservatrice. Queste novelle non erano del tutto realiste perche si notava molto la sua ideologia liberale; presentava una visione del mondo estrema, bene o male.


Episodios nacionales, distribuiti in 46 volumi, comprendono gran parte della storia della Spagna(1805-1898).


Iniziano con la sconfitta di Trafalgar che riportava alla memoria le grandiose imprese della Spagna. La terza serie affronta la storia degli anni 1834-1845, la quarta 1848-1869, la quinta non conclusa riguarda la storia degli anni 1870- 1898.


Le novelle spagnole contemporanee, " Fortunata y Giacinta", "Miau", "La de bringas", "La deseheredada", "Tormento".

comprendono i 24 romanzi scritti dal 1881 al 1915, ambientati a Madrid.

Il sociale è ancora importante per Galdos, ma va liberandosi dallo schematismo astratto del primo periodo. La frammentazione ideologica, la Restaurazione, il diffuso senso di fallimento, le nuove speranze e illusioni risultano essere la materia sociale dalla quale Galdos non può prescindere.

Egli ritrae una società complicata, in fermento, con questi romanzi si rivela una evoluzione di coscienza narrativa, supera la moralistica astrazione dei romanzi a tesi e registra di più i dettagli e la vita interiore dei personaggi. Si varia quindi di tema e i personaggi sono molto influenzati dall'ambiente in cui vivono. Sono connessi all'ambiente in cui agiscono che stentano ad acquistare una vita propria →realismo e naturalismo che si riflette anche nella scrittura;per lui il Romanzo deve essere la rappresentazione del sociale, il progetto di uno scrittore realista è quello di costruire un testo in modo da produrre l'"effetto di reale" sul lettore.

Inoltre affinché il messaggio possa essere recepito dal lettore senza interferenze, il discorso deve risultare leggibile. Non si tratta quindi di costruire un testo copia del reale, bensì di uno che sia esso stesso realtà in virtù del grado di coerenza che si stabilisce tra le sue diverse componenti per creare appunto l'effetto reale.

L'autore realista osserva, registra, annota, si documenta, amplia le sue conoscenza, si pone come onnisciente e conferisce autorevolezza al narrato, rassicura il lettore che riconosce luoghi, situazioni, avvenimenti, personaggi del quotidiano.

Anche per Galdos spazio, tempo, personaggi vengono esaltati dal procedimento descrittivo e fanno parte della finzione narrativa.

Un esempio sulla funzione della descrizione si trova nelle prime pagine di Tristana rapide e significative qualifiche dello spaccato urbano, delle figure maschili e femminili che entrano in gioco nel reale narrativo.

In generale il personaggio galdosiano pensa, agisce, esiste come prodotto naturale dell'ambiente sociale e culturale nel quale si muove, quasi tutti i protagonisti aspirano alla libertà di scelta e di coscienza ma nessuno persegue l'idea primaria fino a tradurla in progettazione di sé nel mondo.

Le molte eroine Galdosiane sono simbolo di una società da cui deriva la loro malattia, sono impazienti, eccitate piene di idee e finiscono per ripiegare su sé stesse prive di strumenti idonei per vincere le resistenze.

Tristana è emblematica, la sua aspirazione a una vita autonoma e attiva in libertà rappresenta il germe di un malessere diffuso. Con i suoi modi Don Lope asseconda i suoi capricci sicuro di rafforzare il suo dominio sulla bambolina, concedendo poco per cogliere molto..E riesce anche ad avere vantaggio su Orazio, il giovane pittore di cui Tristana si innamora.

L'entusiasmo e la forza di Lei sono oggetto del desiderio per entrambi, il suo disagio affonda nei difetti della società tra cui quello di non farsi carico di educare ala vita attiva il genere femminile..   è femminista, non vuole essere solo un'amante, vorrebbe essere educata a fare qualcosa.

La soluzione sarà l'amputazione della gamba come simbolo dell'estirpazione del male del corpo a simboleggiare il male morale, intellettuale, quindi la sua aspirazione a vivere il libertà onesta si realizzerà, sposerà Don Lope, familiarizzerà con le suore della Chiesa, suonerà l'organo nelle funzioni. Diventerà la senora coja, zoppa cioè.


Drammi e commedie. L'attività teatrale di Galdos procede in parallelo ai Romanzi, e con la produzione narrativa condivide l'interesse nei confronti del sociale, delle interrelazioni fra individuo e società,, come materia prima del prodotto artistico.

La sua scrittura drammatica ha inizio nel 1892 con"Realidad".

Clarìn rilevava nelle sue opere teatrali l'assenza di tecnica drammatica, ma esiste invece un preciso impianto drammatico nei testi per il teatro. Il suo teatro rappresenta uno scarto significativo nei confronti di quello del suo tempo, di schema classico. Il suo interesse è rivolto a quella classe media che è il terreno idoneo alla sviluppo di innovazione.

Componente base di Galdos son i due giovani innamorati e il conflitto che sorge tra loro e altri personaggi autoritari, moralmente corrotti.


Leopoldo Alas detto Clarín.


Leopoldo Alas (pseudonimo di Leopoldo Enrique Garcìa Alas y Urena, detto anche Clarín) (Zamora, 25 aprile 1852 - Madrid, 13 giugno 1901) è stato un romanziere, drammaturgo e critico letterario spagnolo.

Dopo gli studi all'università si trasferì a Madrid per il dottorato dove incontrò i suoi amici di Oviedo, Tuero, Palacio Valdés e Rubín. Il gruppo venne subito conosciuto come "quelli di Oviedo".

Anni addietro era entrata in Spagna la teoria del "krausismo", portata dal giurista e filosofo spagnolo Julián Sanz del Río, che era stato discepolo di Karl Krause in Germania. Sanz del Río fu professore di filosofia del diritto ed influenzò i suoi alunni, i quali applicarono il krausismo mettendo in marcia un movimento ideologico intellettuale che culminò con una grande riforma dell'educazione libera e con la creazione nel 1876 della Institución Libre de Enseñanza (ILE), non solo in Spagna ma anche in America Latina.

Durante i momenti liberi lasciatigli dall'impiego all'Università, Clarín scriveva articoli per i periodici "El Globo", "La Ilustración" e "Madrid Cómico". I suoi scritti satirici e mordaci gli procureranno qualche nemico addizionale.

Nella scrittura giornalistica di Alas, si distinguono due aree tematiche, la politica e la letteratura, e due registri espressivi, satirico- burlesco e umoristico e quello serio.



Nel 1881 venne pubblicato il libro "Solos de Clarín" che raccoglieva gli articoli di critica letteraria. Il prologo è di José Echegaray. Lo stesso anno, nel mese di ottobre, pubblicò ne "La Ilustración Gallega y Asturiana" un articolo intitolato «La Universidad de Oviedo» nel quale elogia il corpo insegnate rinnovato e formato tra gli altri dai professori Buylla, Aramburu, Díaz Ordóñez.

In questi articoli recensisce la produzione nazionale con attenzione al romanzo, in genere i suoi commenti hanno schema fisso: analisi dei personaggi, azione, linguaggio, stile, metodo comparativo tra autori.

Per quanto riguarda il Romanzo sfugge ad uno schema prefissato, rivelando una riflessione aperta ai mutamenti storici e culturali,, l'idea costante è che ogni espressione letteraria deve fondarsi sulla realtà, adeguandosi alle circostanze sociali del momento. Clarin sostenne sempre le teorie di Zola, il metodo della sperimentazione diventa il fondamento della nuova tecnica narrativa, i personaggi devono essere immersi in situazioni concrete, che li spingano a reagire.


All'età di 31 anni, Leopoldo scrive la sua opera principale "La Regenta". Nel 1886 viene pubblicato il suo primo libro di racconti con il titolo "Pipá". Nel 1889 finisce un saggio biografico su Galdós, inserito in una serie intitolata "Celebridades españolas contemporáneas". Alla fine di giugno 1891 l'editore Fernando Fe porta alla luce il secondo romanzo di Clarín: "Su único hijo".


Nel 1892 Clarín attraversa una crisi religiosa e di personalità nella quale, secondo le sue parole, cerca di incontrare il suo "io" e Dio. Poco dopo riprende questa crisi nel racconto "Cambio de Luz", il cui protagonista Jorge Arial rappresenta l'autore e le sue preoccupazioni ed i suoi dubbi religiosi.


Nel 1894 si risvegliò la sua passione per il teatro grazie all'influenza dei suoi amici, l'attrice María Guerrero e il drammaturgo Echegaray. La sua prima opera teatrale "Teresa" (saggio drammatico in un atto e in prosa) è una pagina reale della sua vita. I critici argomentarono che l'opera aveva tutti i difetti imputabili ad uno scrittore novellino e mancava di architettura scenica.


Durante gli ultimi anni della sua vita, Clarín ricevette una grande quantità di offerte per collaborazioni, nel 1900 la Casa Maucci di Barcellona lo incaricò di tradurre il romanzo Lavoro di Émile Zola.

Era un grande estimatore dei romanzi brevi e dei racconti, forme che si svilupparono nella letteratura europea a partire dalla metà del XIX secolo. Tra le opere più famose di Clarín si possono segnalare cronologicamente i romanzi brevi Pipá, soprattutto Doña Berta, una delle più apprezzate, Cuervo, Superchería, i racconti El Señor y lo demás son cuentos, Cuentos Morales, El gallo de Sócrates, obra póstuma, y Doctor Sutilis.




Emilia Pardo Bazán

La Coruña 1852 - Madrid 1921


Dopo essersi stabilita a Madrid, esercitò molta influenza sull'ambiente culturale con il suo salotto aperto ad artisti e letterati e con la rivista, da lei fondata e redatta dal 1891 al 1893, il Nuevo teatro crítico.

La vasta opera della contessa Bazan abbraccia un po' tutti i generi letterari, a cominciare dal teatro e dalla poesia, ma è nella narrativa saggistica che si esprime meglio.

Scrisse più di 1500 articoli, riguardanti diversi argomenti ma il segno più chiaro lo lasciò nel suo celebre saggio sul Naturalismo.

In questo movimento letterario sono divisi liberali e conservatori, e si contrapponeva alla letteratura in voga, la Bazan proponeva una letteratura seria, scientifica e sperimentale, capace di osservare il mondo con imparzialità e annullare il punto di vista dell'osservatore.

Nella narrativa i suoi racconti sono pubblicati a partire dal 1890, dopo la sua affermazione come romanziera.


Viaggiò a lungo in Europa e soprattutto in Francia, e venne a contatto con gli esponenti del naturalismo, indirizzo che difese in molti scritti critici e polemici (La questione palpitante, 1883) e seguì nei suoi romanzi più famosi, La casa di Ulloa (Los pazos de Ulloa, 1886) e La madre natura leza (1887).


Il naturalismo propugnato dalla scrittrice non era crudo come quello di Emile Zola, ma filtrato attraverso la tradizione culturale nazionale e la morale cristiana. Infatti dopo alcuni romanzi di transizione (Una cristiana, 1890; La prova, 1890) si andò evolvendo via via verso un cristianesimo di intonazione tolstoiana (La chimera, 1905; La sirena negra, 1908).


Ha lasciato pure un'abbondante produzione critica (La letteratura francese moderna, I poeti epici cristiana). Interessanti sono anche i racconti e i ricordi di viaggio (Ai piedi della torre Eiffel, 1889; Per la Spagna pittoresca, 1895; Per l'Europa cattolica, 1902).


Bazan femminista


Aunque Emilia Pardo Bazán se conoce más por su producción novelística y crítica literaria, muchos de sus ensayos son dedicados a la cuestión feminista. Emilia Pardo Bazán en estos ensayos demuestra su continua lucha por los derechos de la mujer en la sociedad española.

Si la mujer lograba obtener una educación, generalmente era de "una cultura de adorno" para las mujeres de familias pudientes-clases de pintura, música y francés. Emilia Pardo Bazá atribuye la carencia de feminismo en España durante esta época, en comparación con otros países europeos, a la falta de educación de la mujer española. Las mujeres intelectuales conscientes de este problema combatían por la necesidad de reformas educativas para las mujeres de todas las clases sociales. En la segunda mitad del siglo se establecen congresos y asociaciones dedicados a mejorar la educación femenina con el apoyo de la filosofía krausista , que representaba el inició del feminismo español. Emilia Pardo Bazán es una de las catalizadoras del feminismo en España.

Aunque el 91% de la población femenina en 1870 era analfabeta, sobresalen un gran número de mujeres escritoras-Cecilia Böhl de Faber, Concepción Arenal, Rosalía de Castro y otras.

Mientras que en Europa surgían movimientos feministas, España ni siquiera se enteraba del tema. Pardo Bazán, sin embargo, se emerge en ello. Una manera en que expresa sus sentimientos sobre el tema es a través de artículos y ensayos. Algunos de sus primeros artículos feministas se publicaron en inglés en la revista londinense Fortnightly Review y en España en la revista Nuevo Teatro Crítico. En este último escribió que era un error afirmar que el papel que le corresponde a la mujer en las funciones reproductivas determina las restantes funciones de su vida. Su mayor crítica consiste en que la sociedad ha proclamado los derechos del hombre pero no los de la mujer.

Para Emilia Pardo Bazán el medio para elevar la posición de la mujer en la sociedad española era a través de la educación. Escribe ensayos titulados La mujer española en La España Moderna sobre este tema. Describe la educación de la mujer aristócrata, la burguesa, la monja, y la del pueblo, y aunque ella reconoce que la condición social determina la educación, en realidad ninguna de estas mujeres tenía acceso a una educación semejante al que se ofrecía a los varones. En el Congreso Hispano-Luso-Americano Pardo Bazán leyó un trabajo titulado La educación del hombre y de la mujer. Ella insiste en que la educación de ambos sexos parte de principios opuestos, "Mientras la educación masculina se inspire en un postulado optimista-la fe en la perfectibilidad humana... la educación feminina derívase del postulado pesimista-del supuesto que existe una..contradicción palmaria entre la ley moral y la ley intelectual de la mujer." Una de las paradojas existentes en España era la existencia de leyes que permitían a la mujer conseguir una carrera pero luego ésta no podía ejercerla en dicha sociedad.



El interés de Pardo Bazán en la cultura europea le motivaba a escribir ensayos comparando a España con éstos países, especialmente con Francia y los países nórdicos. Las naciones más progresistas para ella, son aquellos en donde la mujer tiene una mejor posición en la sociedad y ha obtenido una mejor educación. Utiliza así Pardo Bazán el argumento de que el educar a la mujer española recíprocamente ayudaría el desarrollo y progreso del país. Uno de los obstáculos que tenía que vencer Pardo Bazán era el de la discriminación de la mujer dentro del campo académico. Dedica un ensayo, La cuestión académica a este problema señalando, "que la posición de la mujer literata a veces puede ser superior a la del hombre". Su exclusión de la Academia Real de la Lengua lo atribuye no por una falta de mérito sino por ser mujer. Pardo Bazán expone en sus artículos lo que hoy llamaríamos un doble estándar, en cuanto a las expectativas para ambos sexos. Por ejemplo, describe si un hombre no se confiesa ni va a misa la sociedad no le condena, pero si lo hace una mujer es intolerable. Según Pardo Bazán la mujer, sin embargo, "es superior al hombre moralmente."

En cuanto al matrimonio Pardo Bazán expresa sus ideas en el prólogo de la obra traducida al español de John Stuart Mill, La esclavitud femenina. Para ella resulta importante la compenetración del hombre y la mujer en el matrimonio. Ella pide que la relación sea no sólo sexual sino intelectual. Opina como Concepción Arenal que la mujer española se casa prematuramente, muchas veces sólo por encontrar un apoyo. Las dos también coinciden en pensar que la mujer ha progresado muy poco en el orden civil.

La preocupación de Pardo Bazán de que la mujer leyera y fuera más instruida le incitó a crear la Biblioteca de la mujer (1891), que englobaría todo lo tocante al conocimiento científico, histórico y filosófico de la mujer en todos los tiempos. El fracaso de esta obra, es decir, su escasa venta, apoya la creencia de Pardo Bazán de que el peor mal que sufre la mujer de su época es la ignorancia y la falta de interés por aprender.

Sus escritores contemporáneos opinaban tanto a favor como en contra de la producción literaria de Pardo Bazán. Algunos la envidiaban pues su fama se extendía por Europa. Una de las polémicas literarias que se iniciaron en España fue a causa de su obra La cuestión palpitante (1882) en donde explica el naturalismo. Clarín, tras haberle escrito el prólogo a dicha obra escribe luego que se arrepiente de haberlo hecho. Pardo Bazán tiene polémicas con Luis Alfonso, Pereda, y Valera-que pensaba que las mujeres no debían ser académicas. Nunca cede su posición y continúa luchando por los derechos de la mujer, y en su caso personal la mujer académica.

A pesar de la dificultades Pardo Bazá llegó a ser la primera mujer en presidir la sección de literatura del Ateneo de Madrid y la primera en ocupar una cátedra de literatura en la Universidad Central de Madrid.


Vicente Blasco Ibañez


Blasco Ibáñez (Valencia, 29 gennaio 1867 - Menton, 28 gennaio 1928) è stato uno scrittore spagnolo, molto conosciuto anche fuori dal suo paese, autore di romanzi e novelle.


Fu autore anche di sceneggiature cinematografiche (come nel caso del film Oltre ogni limite) e, talvolta, regista egli stesso.


In particolare è ricordato, oltre che per la sua condizione di esule a causa delle sue idee politiche, per essere l'autore di romanzi best-seller come "Sangue e arena" e "I quattro cavalieri dell'Apocalisse": dal primo fu tratto nel 1922 il film omonimo, del quale verrà girato nel 1941 un remake con lo stesso titolo; dal secondo, riguardante l'Argentina e la prima guerra mondiale, venne realizzato nel 1921 il celebre film omonimo che lanciò il mito di Rodolfo Valentino (lo stesso titolo verrà poi ripreso in un rifacimento - e adattamento all'epoca della seconda guerra mondiale - nel 1961).


Altri suoi lavori di una certa notorietà sono "La barraca"amara visione dei contadini dei latifondi e "Canas y barro" e "Arroz y Tartana" dove la narrazione segue feste e tradizioni popolari valenzane. Fa un ritratto satirico di questa società borghese frivola e superificiale, divisa in rigide caste.

Fu uno scrittore prolifico, la sua produzione comprende romanzi, racconti, articoli giornalistici, cronache di viaggio, traduzioni, prologhi, mise in scena una sola opera teatrale, "El Juez", 1894. E'considerato lo Zola spagnolo, in quanto fu un seguace del naturalismo francese,



Il teatro.

Dopo il successo del dramma romantico il teatro spagnolo attraversò una fase di transizione chiamata: del teatro post- romantico.

Fu un periodo determinato dallo sviluppo di forme drammatiche precedenti e dalla produzione di atre nuove. Il processo verso il realismo qui sarà più lento.

Gli autori teatrali di questo periodo imitavano i drammi romantici e la tradizione del teatro classico spagnolo non smise mai di farsi sentire attraverso le refundiciones.

Si continuò a rappresentare opere di autori romantici da una parte e dall'altra, si manteneva ancora viva l'eredità neoclassica grazie alla satira di costume messa in scena da autori come Bretòn.

Da questo calderone emerse l'alta commedia chiamata anche commedia di società, nata come espressione della borghesia che stava prendendo in mano le redini del potere politico.

L'alta commedia nacque dal desiderio di analizzare e di far sapere sui costumi di una società caratterizzata dall'immortalità pubblica.

L'attenzione si concentra su passioni oscure, curando in modo pignolo l'ambientazione scenica. Proprio allora ebbe origine l'idea che le opere teatrali potessero servire da documento veritiero per la conoscenza di un'epoca.

Il termine diventa popolare a partire da "Un hombre de mundo" di Ventura De La Vega, che dette inizio a un genere di commedia urbana.


Enrique Tamayo y Baus


Uno dei più celebri continuatori dell'alta comedia, conosciuta come la commedia de salón.

Benché fosse assai dotato che per il teatro, forse per la sua appartenenza a una famiglia di attori, la sua produzione venne introdotta intorno al 1870 dopo la prima di "Los hombres bien".

La sua produzione senza essere molto estesa, abbracciò vari generi, tra le sue opere spicca "Un drama nuevo", che ha contribuito alla fama del suo autore per la maestria con cui fonde il tema del teatro nel teatro con quello dell'adulterio.

Ambientata nell'Inghilterra del '600, l'azione si sviluppa attorno alle prove che la compagnia teatrale di Shakespeare prepara per portare in scena l'opera di un nuovo autore. L'attore Yorick, specializzato in personaggi comici si sente sottovalutato e pretende un ruolo diverso (marito tradito) per dimostrare il suo talento drammatico. Alicia la moglie ed Edmundo che considera come un figlio si sono innamorati.

Tamayo sdoppia la prospettiva della realtà, offrendo allo spettatore la visione di alcuni attori in scena che rappresentano un dramma e allo stesso tempo ne vivono uno personale.

L'intreccio carico di ambiguità sviluppato a partire dall'interdipendenza tra realtà e finzione tradotta nell'alternanza dell'uso della prosa e del verso è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti del dramma.


José Echegaray


Constatiamo nella seconda metà dell'800 una crescita della domanda di spettacoli da parte del pubblico grazie a :

Teatri indipendenti grazie alla liberalizzazione del sistema di produzione

Crezione di figure nuove→direttore di scena e

Elettricità che dà vita a montaggi scenici nuovi

Le rappresentazioni perciò aumentarono, dando luogo a una grande confusione di generi, tra questi:

Melodramma

Che si caratterizzò per un processo di complicazione dell'intreccio, si tentava di fare un teatro a tesi, che non sarebbe riuscito però emergere fuori Spagna.

Questo Teatro si identifica con Echegaray, che fu qualificato, influenzato dal naturalismo: "O locura o santidad"; dal simbolismo "La duda"; dal teatro delle idee "El gran galeoto".

Gènero chico

Il género chico (in italiano piccolo genere) è, insieme al género grande, uno dei due sub-generi della zarzuela -(La Zarzuela è un genere lirico-drammatico spagnolo, in cui si alternano scene parlate, altre cantate e balli concertati. Si suppone che il nome derivi dal padiglione di caccia omonimo, vicino a Madrid, dove nel XVII secolo si mettevano in scena questo tipo de rappresentazioni per la corte spagnola.


In Spagna il teatro musicale inizia con Juan del Encina. Questo nuovo genere chiamato zarzuela apportò l'innovazione di dotare i numerosi brani musicali di una funzione drammatica, cioè integrata nell'argomento dell'opera. Ulteriori novità furono la presenza di una grande orchestra e la incorporazione dei cori, delle canzoni e dei balli)- spagnola detta romantica (1850 - 1950). Il género chico si contraddistingue del género grande perché presenta solo un atto.


Echegaray introduce cambi formali e tematici che lo allontanano dal teatro precedente, come il ricorso alla prosa o a temi come: lotta tra tradizionalismo e modernità nella religione e nella scienza, la critica dei costumi sociali, l'eredità, critica della politica, attenzione alla psicologia femminile.


Joaquin Dicenta


Dette impulso a un teatro di tendenza sociale, la sua opera più conosciuta "Juan José"in realtà è ritenuta da molti più un dramma di passioni individuali che uno sociale nonostante l'ambientazione in contesto proletario.

L'innovazione sta nel fatto di aver trattato conflitti sempre presenti sulla scena spagnola come l'amore, la gelosia, l'onore portandoli però tra personaggi di ceti bassi, la gente de blusa.

Le soluzioni a questi conflitti sono sempre sentimentali.

Per rendere più realista la scena, Dicenta abbandonò l'uso del verso, si servì quindi di un linguaggio colloquiale, caratterizzato dalla presenza di espressioni comiche.

Impiegò proverbi, trovate lessicali che stanno a significare la nuova classe sociale protagonista.

Innovazione linguistica ≠ alta comedia riscosse successo.

Carica ideologica dei suoi drammi, per esempio "Juan Josè" veniva rappresentato ogni 1^maggio festa dei lavoratori.


Il dramma Juan Josè si sviluppa intorno a due motivi intrecciati, storia di amore da una parte tra il protagonista e Rosa la donna con cui vive e Paco il rivale; dall'altra parte il conflitto di classe, scatenato dalla condizione di operaio di Juan Josè che lavora sotto Paco.

Sviluppo degli eventi porta Juan a esser licenziato e finire in prigione come conseguenza della rivalità amorosa. Ha un significato sociale perché porta sulla scena lo denuncia dell'ingiustizia e dello sfruttamento della classe lavoratrice.



2.Il teatro minore o género chico.

Spesso identificato con la zarzuela, la sua diffusione si spiega con un sistema di produzione teatrale di carattere industriale per il quale la trama non era null'altro che una scusa che permetteva di unire melodie orecchiabili e sorprendere il pubblico con scenografie particolari.

Il genere nacque con la Rivoluzione del 1868 e durerà fino all'apparizione del género infimo, come teatro a ore. Questo nuovo genere consiste in atti brevi che lasciano allo spettatore libertà di scelta tra varie rappresentazioni. Rinasce il gusto per la "sainete" breve opera di carattere comico del'700.


Enrique Gaspar.


Scrive "commedie morali a tesi", altra tendenza che si affianca alle precedenti:

Qui viene eliminata la versificazione

Temi trattano di problemi esistenziali d'attualità

Secondo Gaspar il drammaturgo deve essere un fotografo, ritraendo i costumi della società.

L'intreccio a volte scompare. "El estomago", è un esempio

Non poté però essere l'equivalente del romanzo realista



La Lirica


Dal 1868 al1898 grave crisi politica, fu un periodo non favorevole al fiorire della lirica, che è produzione letteraria debole. Citiamo pochi autori:


Rosalia de Castro.

Tra i poeti della Restaurazione, pubblicò il suo più importante testo in castigliano " En las orillas del     Sar".

Ramon de Campoamor, famoso per la vasta produzione, autore di poemi come "Colon" 1853, "El drama universal"1862.

Gaspar Nuñez de Arce, il suo libro più famoso "Gritos del combate", serie di strofe che esaltano il lettore.












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